{"id":1592,"date":"2013-06-01T09:29:25","date_gmt":"2013-06-01T09:29:25","guid":{"rendered":"http:\/\/www.valorelavoro.com\/?p=1592"},"modified":"2013-06-21T09:30:43","modified_gmt":"2013-06-21T09:30:43","slug":"fare-il-pd","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/2013\/06\/fare-il-pd\/","title":{"rendered":"Fare il PD"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/www.valorelavoro.com\/wp-content\/uploads\/2013\/06\/fassina-bersani-670x223-1371735855.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-1593\" title=\"fassina-bersani-670x223-1371735855\" src=\"https:\/\/www.valorelavoro.com\/wp-content\/uploads\/2013\/06\/fassina-bersani-670x223-1371735855.jpg\" alt=\"\" width=\"670\" height=\"223\" srcset=\"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/wp-content\/uploads\/2013\/06\/fassina-bersani-670x223-1371735855.jpg 670w, https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/wp-content\/uploads\/2013\/06\/fassina-bersani-670x223-1371735855-300x99.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 670px) 100vw, 670px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Il prossimo Congresso dovr\u00e0 anzitutto rispondere alla domanda se e in che modo il progetto del Partito Democratico possa ancora essere utile all&#8217;Italia. Noi siamo convinti che dalla scelta di fare il PD non si possa tornare indietro e che anzi il compito di fare davvero il PD e di esprimerne tutte le potenzialit\u00e0 sia ancora davanti a noi. Nei sei anni trascorsi dalla sua nascita, il PD si \u00e8 radicato nel Paese, ha consolidato responsabilit\u00e0 rilevanti nel governo degli enti locali e oggi, anche se a seguito di un esito elettorale e un percorso post-voto diversi da quelli auspicati, esprime con un proprio esponente la guida del governo nazionale. Pur nel pieno di una convulsa trasformazione della struttura politica del Paese e della pi\u00f9 grave crisi economica dal dopoguerra, siamo giunti a essere la prima forza politica del Paese e quella con le maggiori responsabilit\u00e0 di governo a livello nazionale e locale. Tuttavia \u00e8 indubbio che il processo di crescita e assestamento del partito non sia arrivato a un esito compiuto.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<pre>Il Congresso dovr\u00e0 riflettere a fondo sul cammino fin qui percorso e sulle rilevanti novit\u00e0 dello scenario post-elettorale. La nostra convinzione \u00e8 che quanto avvenuto renda ancora pi\u00f9 necessario rilanciare un grande soggetto politico di ispirazione popolare e riformista, che investa con ancora maggiore decisione e spirito innovativo sulla sintesi delle sue culture politiche fondative, orgoglioso della sua originalit\u00e0 ma saldamente ancorato alla famiglia dei progressisti europei. Un partito che alle sempre pi\u00f9 forti spinte di cambiamento, semplificazione e di partecipazione diretta dei cittadini sappia offrire una risposta alternativa al populismo qualunquista e alla personalizzazione esasperata.\r\nFare il PD per ricostruire la democrazia italiana nel cuore del processo di formazione dell'Europa federale: questa \u00e8 l'altezza della sfida storica a cui collocare la nostra riflessione e la nostra iniziativa con il Congresso.\r\nLe note che seguono vogliono essere un primo contributo in questa direzione, sulla base della convinzione che il confronto sui contenuti politici debba essere prioritario rispetto a quello sulle candidature. Il testo, che in quanto prima traccia di discussione \u00e8 privo di ogni pretesa di esaustivit\u00e0 e si propone anzi di stimolare altri contributi anche su temi qui non affrontati, si articola attorno a quattro nuclei tematici: l,analisi del voto di febbraio in una prospettiva europea, la riforma dello Stato e delle istituzioni, la proposta economica e il radicamento sociale del partito, il rilancio del PD come soggetto politico collettivo fondato sulla partecipazione consapevole e non sulla delega plebiscitaria.\r\n1. Il voto italiano nel contesto europeo: ricongiungere moneta e sovranit\u00e0 democratica.\r\nNon si riesce a individuare neppure lontanamente l,epicentro del terremoto elettorale italiano del 24-25 febbraio 2013 se non lo si inquadra nel contesto della crisi dell'euro e dei suoi poderosi effetti politici. Una crisi che in Europa ha potentemente acuito quel processo di svuotamento delle democrazie nazionali verificatosi nell'intero Occidente lungo il trentennio della globalizzazione neo-liberale e del gigantesco riassetto economico e geopolitico tuttora in corso.\r\nL,esplosione di consensi per il MSS e la rottura dello schema bipolare difficilmente possono essere spiegati in una chiave angustamente domestica, come \u00e8 finora prevalentemente avvenuto nel dibattito pubblico e anche nella nostra discussione interna. Ci\u00f2 non significa affatto cancellare il peso delle scelte e anche degli errori politici che sono stati compiuti, e neppure sottovalutare una condizione gi\u00e0 esistente di sofferenza dell'economia e della societ\u00e0 italiana. La pesante perdita di competitivit\u00e0 del sistema produttivo e la mancanza di dinamismo sociale avevano gi\u00e0 precise cause interne: i mancati investimenti in ricerca e tecnologia, il collasso del sistema formativo, le liberalizzazioni frenate, il ritardo nel campo dei diritto individuali, l,inefficienza burocratica, il pi\u00f9 alto tasso di corruzione e di evasione fiscale in Europa dopo la Grecia, la presenza pervasiva della criminalit\u00e0 mafiosa.\r\nLo sconvolgimento del panorama politico a cui abbiamo assistito \u00e8 dovuto all'intreccio di questa situazione interna con la circostanza che l\u201dItalia, nel pieno della crisi economica globale, si sia trovata intrappolata dentro i micidiali difetti di costruzione dell'architettura dell'euro. Un dispositivo economico e istituzionale che, se non corretto, \u00e8 inevitabilmente destinato a portare il sistema democratico-rappresentativo, non solo in Italia, alla paralisi e al definitivo discredito.\r\nIl nostro principale errore \u00e8 stato forse proprio quello di non essere stati del tutto conseguenti rispetto a questo punto cruciale. La critica delle politiche europee di austerit\u00e0 ha caratterizzato le posizioni del PD a partire gi\u00e0 dallo scoppio della crisi dei debiti sovrani dell'euro zona, in una fase in cui Berlusconi e Tremonti cercavano di contrastare la vertiginosa crescita dello spread, accelerata dalla totale perdita di credibilit\u00e0 del loro governo, accettando vincoli di bilancio palesemente insostenibili. La decisione di appoggiare la nascita del governo Monti, in qualche misura obbligata di fronte alla prospettiva di un imminente default finanziario del Paese, ha tuttavia portato a indebolire questa consapevolezza - l 'ineluttabilit\u00e0 di un processo di impoverimento e di crescita della disoccupazione all'interno dell'attuale assetto della moneta unica - nell'elaborazione della linea politica e del messaggio di fondo da trasmettere ai cittadini. Non aver fatto di questo il punto assolutamente centrale nel rapporto con l,elettorato durante la fase di sostegno al governo Monti e poi durante la campagna elettorale ha favorito la parziale ripresa del populismo berlusconiano, nel frattempo disinvoltamente riposizionatosi su una linea anti-austerit\u00e0 e anti-tedesca, e l\u201desplosione del voto anti-sistema di Grillo.\r\nA suo modo, una larga maggioranza degli elettori, al di l\u00e0 delle sue precedenti appartenenze, ha espresso la convinzione che dentro gli attuali meccanismi dell'euro zona nessuna proposta di cambiamento avrebbe avuto la forza di affermarsi e di arrestare la tendenza alla contrazione dell'economia italiana. In questo quadro, il sostanziale blocco delle misure di riforme della politica ha concorso a irrobustire il vento della contestazione alla politica e ai suoi costi. Questa contestazione ha raggiunto livelli tali da far perdere di vista, anche al PD, la distinzione tra la causa e l\u201deffetto. La cosiddetta antipolitica \u00e8 stata fortemente alimentata dall'emergere di vergognose ruberie ed episodi di corruzione, ma ha tratto origine anzitutto dalla percezione dell'impotenza dei partiti, del Parlamento e del governo. Una percezione, peraltro, non allucinata ma reale: quella di una politica che sempre di meno \u00e8 il potere di fare le cose, di trasformare la realt\u00e0, di decidere dell'allocazione delle risorse e della risoluzione dei conflitti (tutte attivit\u00e0 sempre meno possibili per e\ufb02etto della perdita di sovranit\u00e0 monetaria e della progressiva espropriazione della sovranit\u00e0 di bilancio, man mano che la crisi dei debiti pubblici si acuisce), e sempre di pi\u00f9 si riduce a pura rappresentazione mediatica. In un quadro in cui l\u201dunica funzione percepibile dei politici diventa quella di andare in televisione a parlare di cose che non sono riusciti a fare o che non si possono fare, e in cui settori crescenti della societ\u00e0 italiana subiscono processi di impoverimento impensabili fino a qualche anno fa, il rifiuto dei costi di un\u201dattivit\u00e0 avvertita come inutile perch\u00e9 ininfluente diventa un tema di massa e la domanda di cambiamento viene declinata in forme sempre pi\u00f9 rabbiose e radicali.\r\nIl PD ha provato a reagire investendo sull'apertura civica e sulla partecipazione con la sfida delle primarie per la premiership e per i parlamentari. Si \u00e8 trattato di una scelta coraggiosa, che \u00e8 riuscita tuttavia a dare una risposta solo \u201csoggettiva\u201d e \u201csovrastrutturale\u201d a una richiesta ben pi\u00f9 sostanziale di decisioni e riforme reali rivolta all'intero sistema politico. Le primarie hanno prodotto un effetto positivo nell'immediato, ma tutto \u00e8 cambiato nella stretta finale, quando il PD, per la doppia ragione di aver sostenuto fino alla fine con lealt\u00e0 il governo Monti e di presentarsi favorito alle elezioni su una linea di responsabilit\u00e0 e di un cambiamento rispettoso delle \u201ccompatibilit\u00e0\u201d europee, \u00e8 apparso come il soggetto pi\u00f9 governativo e istituzionale. Il coraggio e la credibilit\u00e0 personale di Bersani hanno arginato l'impatto di un voto di sfiducia e scontento, ma complessivamente l\u201deuropeismo responsabile del PD non \u00e8 apparso una risposta adeguata alla radicalit\u00e0 della richiesta di cambiamento.\r\nSi tratta adesso non certo di rincorrere Grillo e Berlusconi sul populismo anti-tedesco, ma di affermare una linea di seriet\u00e0 e di verit\u00e0, a partire da un dato che l\u201desito delle consultazioni elettorali e le rilevazioni dei sondaggi stanno confermando in tutti i paesi della periferia meridionale dell'euro zona (una periferia che peraltro sempre di pi\u00f9 tende a inglobare al proprio interno la Francia). L\u201dunico europeismo democratico sostenibile \u00e8 oggi quello che afferma con chiarezza l,insostenibilit\u00e0 dello status quo e mette la Germania di fronte alla vera scelta che essa dovr\ufffd\r\ncompiere dopo le elezioni di settembre: un superamento delle politiche di austerit\u00e0 e di rigore monetario in cambio di un poderoso salto in avanti nella costruzione di un governo federale dell'euro zona. Le posizioni recenti di Hollande e Moscovici indicano che anche la Francia, il Paese culturalmente e storicamente pi\u00f9 restio a ragionare di trasferimenti di sovranit\u00e0, si sta predisponendo ad affrontare questo tema, di fronte alle ricadute sempre pi\u00f9 pesanti dell'attuale assetto dell'euro anche sull'economia francese.\r\n\u00c8 tempo di superare discorsi astratti e proiettati in un futuro indefinito sulla trasformazione dell'UE a 27 membri negli Stati Uniti d,Europa (in una situazione in cui nel Regno Unito si ricomincia a parlare seriamente di fuoriuscita da questa Europa a bassa intensit\u00e0.) e di accelerare invece con decisione nel dotare l'area dell'euro (quella per cui davvero, e non solo retoricamente, oggi l\u201dEuropa rappresenta una \u201ccomunit\u00e0 di destino\u00b0) delle istituzioni rappresentative e di governo economico in grado di fungere da embrione di una democrazia federale. Per un Paese nelle condizioni dell'Italia, ricongiungere moneta e sovranit\u00e0 democratica \u00e8 oggi un imperativo sia economico che politico: \u00e8 l 'unica via per rimanere nell'euro evitando che i livelli di benessere raggiunti nei decenni scorsi vengano progressivamente erosi dall'intreccio perverso fra gli e\ufb02etti della crisi e i vincoli insostenibili del Fiscal Compact, ma \u00e8 anche l 'unica strada per restituire potere decisionale e prestigio al processo democratico.\r\nRendere centrale questo tema nel dibattito pubblico italiano, affermarne la cruciale complessit\u00e0 di fronte alle scorciatoie populiste significa ricostruire la funzione di un gruppo dirigente che si legittimi in forza della sua visione storica e della sua autonomia culturale, evitando di rincorrere in modo subalterno la desolante povert\u00e0 e la nevrosi quotidiana di un dibattito mediatico in cui la politica rischia di certificare solo la sua definitiva superfluit\u00e0 e irrilevanza. Se il punto \u00e8 questo, se davvero il destino della democrazia e dell'economia italiana \u00e8 affidato al superamento delle politiche di sola austerit\u00e0 e all'evoluzione in senso federale dell'euro zona, bisogna fare di ci\u00f2 il punto di partenza della nostra iniziativa politica di fronte al Paese e della spiegazione dell'impegno di governo assieme ai nostri avversari politici della destra.\r\nPrima del voto, abbiamo lavorato per mettere definitivamente all'angolo il berlusconismo e per costruire le condizioni di una collaborazione con il centro di Monti, con l\u201didea che esso avrebbe sottratto al PDL la rappresentanza in Italia del popolarismo europeo e avrebbe consentito la nascita della coalizione europeista possibile nelle specifica situazione italiana. Questo disegno, anche per la debolezza del progetto politico di Monti, non \u00e8 riuscito, e, dopo la convulsa fase post-elettorale ci siamo trovati nella necessit\u00e0 di formare la gro\u00dfe Koalition nella sua versione pi\u00f9 indigesta, con una destra berlusconiana di nuovo in campo e rilegittimatasi agli occhi del popolarismo europeo in forza di una riconquistata influenza politica. A un po\u201d di distanza, si inizia a comprendere meglio (il risultato delle ultime elezioni amministrative dice anche questo) che aver perseguito con determinazione l\u201dobiettivo del governo del cambiamento attribuisce al PD presso un\u201dopinione pubblica larga, nonostante la pessima prova data durante l,elezione del Presidente della Repubblica, una riserva di credibilit\u00e0 ben maggiore di quanto appaia nelle rappresentazioni mediatiche correnti o anche nella nostra discussione interna. L'empasse e la possibile disarticolazione interna di fronte alla quale oggi il movimento di Grillo si trova conferma che una parte significativa dell'elettorato si \u00e8 sentito tradito rispetto a una richiesta di cambiamento, che deve per noi in ogni caso rimanere l,orizzonte strategico al quale tendere. Oggi, nelle condizioni date, la riserva di credibilit\u00e0 che abbiamo preservato su questo fronte \u00e8 una risorsa decisiva per spiegare al Paese il senso del nostro convinto sostegno alla missione del \u201cgoverno di servizio\u201d guidato da Enrico Letta.\r\nTocca al PD caratterizzare la funzione storica di questo esecutivo nella fase cruciale che si aprir\ufffd\r\ndopo le elezioni tedesche. Si tratter\u00e0, da un lato, di contrastare, nella coscienza di vasti strati popolari, l,avventurismo isolazionista e anti-europeo del MSS e, dall'altro, di convogliare la posizione anti-austerit\u00e0 della destra su un terreno costruttivo. Il governo Letta \u00e8 chiamato a divincolare il nostro Paese dalla morsa dell'austerit\u00e0 non certo lisciando il pelo a suggestioni antieuropee, ma facendo dell'Italia un protagonista centrale della nascita del nocciolo federale dell'euro zona.\r\n2. L\u201dimpotenza della democrazia e la sfida del populismo: riconnettere partecipazione e decisione.\r\nL'altro compito decisivo a cui \u00e8 chiamata la legislatura che si \u00e8 aperta \u00e8 la riforma delle istituzioni.\r\nSu questo il gruppo dirigente del PD \u00e8 chiamato a parlare al Paese con forza e chiarezza. La riforma della seconda parte della Costituzione non \u00e8 il prezzo che dobbiamo pagare all'accordo di governo con la destra, ma \u00e8 una necessita storica ineludibile per rivitalizzare le istituzioni democratiche, nel momento in cui l'Italia \u00e8 chiamata a reggere la s\ufb01da di un salto qualitativo nell'integrazione europea.\r\nIl superamento del bicameralismo e l,istituzione del Senato delle Autonomie, la riduzione del numero dei parlamentari, il connesso ammodernamento dei regolamenti parlamentari, la correzione del Titolo V della Costituzione in direzione di un corretto equilibrio tra competenze statali e regionali, la necessit\u00e0 di una regolamentazione organica dei partiti e delle loro forme di finanziamento e, last but not least, la scelta coerente di una forma di governo e di una relativa legge elettorale sono esigenze su cui da anni si discute, senza essere mai riusciti a individuare le condizioni politiche per passare dalle parole ai fatti. I nostri avversari della destra hanno dimostrato in pi\u00f9 occasioni di saper galleggiare nel discredito della politica e delle istituzioni; per una forza come il PD, invece, reggere il peso delle larghe intese senza riuscire a corrispondere con i fatti a una richiesta di riforma della politica rischia di essere un colpo letale.\r\nL,inadeguatezza dell'attuale assetto istituzionale viene ormai percepita in un\u201dopinione pubblica larga, non pi\u00f9 solo tra gli esperti, come uno dei segni pi\u00f9 evidenti di paralisi e inconcludenza del sistema politico. Dobbiamo sapere che, in una situazione storicamente peculiare come quella italiana, un'ulteriore stasi del processo riformatore non \u00e8 certo destinata a rafforzare il consenso attorno all'impianto costituzionale, ma rischia di alimentare spinte di radicale semplificazione in senso populista e plebiscitario. \u00c8 evidente che, sulla base della tradizione politico-costituzionale del nostro Paese, la via maestra consisterebbe in un ammodernamento del sistema di governo parlamentare e in una conferma della funzione di garanzia del Presidente della Repubblica. E tuttavia l\u201desperienza ci insegna che solo un vasto consenso attorno a un disegno coerente \u00e8 in grado di garantire il successo di un tentativo riformatore e la certezza dei suoi tempi. Su un tema del genere non si pu\u00f2 pertanto trascurare l\u201desigenza di una ragionevole mediazione.\r\nSe allora \u00e8 vero che oggi il contenuto sociale e partecipativo della prima parte della Costituzione pu\u00f2 essere salvaguardato solo se si accetta la sfida di un deciso ammodernamento della sua seconda parte, a priori non si pu\u00f2 rifiutare di discutere nemmeno l\u201dipotesi di spingersi oltre le colonne d\u201dErcole del suo impianto parlamentare. La ragione di ci\u00f2 non risiede semplicemente nel fatto che il modello semi-presidenziale alla francese \u00e8 la forma di governo che consentirebbe di raggiungere un compromesso con la destra su una legge elettorale fondata sul doppio turno di collegio. Il punto \u00e8 piuttosto ragionare su un nuovo equilibrio dei poteri, che consenta di dare uno sbocco democratico e costituzionale a una spinta alla personalizzazione e a un\u201distanza di decisione diretta da parte dei cittadini che, se non riconosciuta e canalizzata entro forme regolate, rischia di accentuare le deformazioni plebiscitarie del ventennio berlusconiano e di travolgere ogni presidio istituzionale.\r\n\u00c8 peraltro da dimostrare che il rischio di un'uscita di tipo 'sudamericano' dalla crisi democratica sia maggiore con un sistema semi-presidenziale accompagnato da un forte ruolo di un 'assemblea legislativa composta da parlamentari scelti dai cittadini in un'elezione distinta, da una rinnovata funzione dei partiti sulla base di una legge di attuazione dell'articolo 49 della Costituzione e da una seria normativa su anti-trust e conflitto di interessi, piuttosto che con forme di premierato forte' non sufficientemente bilanciato, in cui il capo del governo disponga del potere di scioglimento delle Camere e magari anche, per e\ufb02etto di una legge elettorale come l'attuale, del potere di nomina di una buona parte dei parlamentari.\r\nCi\u00f2 a cui occorre tendere \u00e8, in ogni caso, un sistema equilibrato, che sia dotato di forza decisionale e insieme degli indispensabili contrappesi istituzionali. L,obiettivo deve essere quello di ricostruire un nesso tra partecipazione e decisione democratica, ridefinendo la funzione dei partiti e del Parlamento in un quadro in cui le trasformazioni sociali e culturali producono una forte istanza di protagonismo diretto dei cittadini. In questo senso, il nostro avversario non \u00e8 il semi presidenzialismo in s\u00e9, ma qualsiasi curvatura in senso populista sia del presidenzialismo che del premierato.\r\n3. Per una nuova creazione di valore oltre la crisi: uguaglianza, lavoro, diritti, impresa.\r\nL\u201dItalia giusta \u00e8 stato lo slogan centrale della campagna elettorale del PD. Si \u00e8 discusso della sua efficacia comunicativa, ma certo la scelta \u00e8 stata coerente con il tentativo compiuto durante gli anni della segreteria Bersani di fare dei temi del lavoro e dell'eguaglianza il baricentro dell'identit\u00e0 del partito dopo la lezione della crisi economica globale. La vittoria elettorale dimezzata di febbraio \u00e8 stata interpretata da alcuni come il segno che questo baricentro identitario vada rimesso in discussione. Il problema \u00e8 forse pi\u00f9 complicato e dovrebbe indurre a maggior cautela rispetto a sia pur legittimi desideri di rivincita nel confronto interno al PD.\r\nIn primo luogo, l'argomento che il pro\ufb02lo politico-programmatico del partito fosse non sufficientemente aperto alle istanze liberali \u00e8 stato adoperato ben prima del voto, soprattutto a partire dalla nascita del governo Monti e dalla celebrazione della sua famosa \u201cagenda\u201d. Per mesi \u00e8\r\nvissuta nella nostra discussione interna l,idea che l\u201dadesione a questa agenda sarebbe dovuta divenire il tratto centrale della nostra proposta al Paese, in quanto in grado di catalizzare un consenso trasversale e maggioritario. L'esito elettorale della lista Monti, lontanissimo dalle aspettative non solo dei suoi protagonisti ma anche di quanti nel PD sostenevano questa posizione, dimostra che il problema di andare oltre il recinto del tradizionale radicamento sociale della sinistra italiana \u00e8 decisamente pi\u00f9 complesso.\r\nQuesto problema certamente esiste, al di la della dimensione numerica insoddisfacente del risultato del PD. Tutte le principali analisi qualitative del voto del 24-25 febbraio 2013 segnalano che il centrosinistra ha tenuto decisamente meglio le posizioni tra i lavoratori del pubblico impiego, i pensionati e gli elettori con elevato livello di istruzione, mentre ha visto accentuarsi le sue d\ufb01colta tra lavoratori autonomi, lavoratori dipendenti del settore privato, piccoli e medi imprenditori, precari e disoccupati. \u00c8 stato acutamente osservato che l'accentuazione di questo dato nel voto di febbraio ha segnato l'affermazione di una sorta di bipolarismo sociale in luogo di un declinante bipolarismo politico. L'obiettivo di rompere la gabbia di questo bipolarismo sociale deve certamente essere uno dei temi centrali del prossimo congresso. Dovremo riflettere non sull'accantonamento, ma su una nuova e pi\u00f9 coinvolgente declinazione dei temi del lavoro e dell'uguaglianza, in grado di parlare a coloro che sono ai margini dell'attuale sistema di Welfare e che tuttavia non appartengono a quella ristretta area di fasce sociali privilegiate uscite ancora pi\u00f9 ricche dalla crisi.\r\n\u00c8 una frontiera difficile, ma irrinunciabile se non si vuole rinchiudere il PD in una condizione di minorit\u00e0 rispetto alla struttura reale della societ\u00e0 italiana e a un futuro in cui l,area del pubblico impiego e di coloro che beneficiano pi\u00f9 direttamente della spesa pubblica sar\u00e0 destinata a restringersi. Il cuore pulsante dell'economia italiana \u00e8 ancora il tessuto di piccole e medie imprese a carattere familiare, che affrontano le d\ufb01colta della crisi e della globalizzazione. Esse rappresentano un giacimento straordinario di competenze e passioni, oltre che un veicolo di mobilita sociale. Ma per parlare ad artigiani, commercianti, microimprenditori, precari e piccoli professionisti con partita IVA non bastano certo ricette un po' politiciste come lo spostamento al centro o l'assunzione di un pro\ufb02lo pi\u00f9 \u201cmoderato\u201d. Si tratta peraltro di ceti ormai che hanno subito drastici processi di impoverimento, piuttosto radicalizzati nel loro atteggiamento nei confronti della politica e a cui semmai bisogna offrire messaggi forti . La valorizzazione del lavoro e la lotta a sperequazioni ormai insostenibili nella distribuzione del reddito non sono di per s\u00e9 posizioni ostili o indifferenti a questi mondi, che non vanno vezzeggiati lisciando il pelo ai loro risentimenti, ma aiutati a superare gli ormai evidenti elementi di arretratezza del \u201cmicrocapitalismo italiano\u201d. La sfida \u00e8 quella di trovare un linguaggio e soluzioni concrete su temi come un nuovo patto fiscale fondato sull'alleggerimento della tassazione su imprese e lavoro, la riforma del Welfare, la semplificazione burocratica, il recupero del gap infrastrutturale, la difesa efficace contro le infiltrazioni e i condizionamenti criminali in aree sempre pi\u00f9 vaste del Paese.\r\nIn fondo, a ben vedere, si tratta di figure sociali essenziali per sviluppare nuove forme di creazione del valore e di intrapresa economica dopo la crisi del capitalismo finanziario e della rendita. Su questo si giocher\u00e0 una decisiva sfida di innovazione, da cui non dipende solo la competitivit\u00e0 elettorale del centrosinistra, ma la possibilit\u00e0 di costruire un'alleanza sociale per il cambiamento delle forze del lavoro, dell'inventiva produttiva e commerciale, del sapere. Si tratter\u00e0 anche di ridefinire un ruolo economico dello Stato nel suo rapporto con le forze del mercato e dell'impresa, oltre le ingannevoli suggestioni neo liberali dello 'Stato minimo' e oltre l'idea altrettanto irrealistica di un'economia trainata solo dal settore pubblico. Si pensi, ad esempio, a quanto un approccio di questo tipo sia necessario per tornare ad affrontare, dopo la grande rimozione dell'ultimo decennio, la grande questione del Mezzogiorno, che appare, oggi pi\u00f9 che mai, come il segno pi\u00f9 macroscopico e drammatico dell'inadeguatezza della forma-Stato e dell'economia italiana rispetto alla sfida dell'integrazione europea. O a come questa innovazione culturale sia necessaria per ripensare il nostro Welfare con il concorso attivo di forze che da anni ormai agiscono tra il mercato e la Stato, come l\u201dimpresa sociale e il mondo del Terzo settore.\r\nUna moderna politica industriale, degli investimenti e della ricerca disegna il pro\ufb01lo di uno Stato che, con un uso accorto della spesa pubblica e con alcuni presidi economici fondamentali, aiuta la societ\u00e0 a riorganizzarsi, a fare rete e cooperazione, a valorizzare le energie della produzione, a mettere in circolazione i saperi, a contrastare illegalit\u00e0 e corruzione. \u00c8 un grande campo di riflessione e di innovazione, aperto nei partiti progressisti in diversi Paesi del mondo e su cui anche il pensiero ispirato alla dottrina sociale della Chiesa sta offrendo contributi di prim'ordine. Anche in Italia il centrosinistra pu\u00f2 oltrepassare i suoi confini non rinculando su posizioni rese anacronistiche dalla crisi economica, ma guardando ai nuovi bisogni e alle nuove potenzialit\u00e0 che la grande trasformazione in atto dischiude alle forze della produzione, del sociale, del sapere. Su questa nuova frontiera si colloca anche il tema di un allargamento e di una tutela pi\u00f9 efficace della sfera dei diritti individuali, in cui la dimensione sociale si intreccia con quella della libert\u00e0 individuale. Di qui passa un altro sentiero decisivo per il cambiamento della struttura economico-sociale del Paese e il superamento delle sue strozzature e arretratezze.\r\n4. Controcorrente: per un soggetto politico collettivo.\r\nLa riflessione sul partito deve essere condotta senza ipocrisie e toccare i punti di fondo, se vogliamo capire cosa non ha funzionato fin qui e soprattutto quale idea di partecipazione democratica abbiamo in testa. In questi anni \u00e8 enormemente aumentato il sovraccarico di richieste insoddisfatte che gravano sul sistema democratico. Ne \u00e8 derivata una spinta ancora pi\u00f9 forte alla semplificazione del linguaggio e dei tempi della politica. Questa spinta, non trovando alcuno sbocco in una riforma delle istituzioni e dei partiti, si \u00e8 tradotta in un ulteriore scivolamento verso il modello dell'uomo solo al comando, il primato della comunicazione e la riduzione della partecipazione a delega plebiscitaria al leader. Un modello di cui Berlusconi \u00e8 stato il principale interprete e che -lo abbiamo visto- porta consenso ma non soluzioni. Noi siamo convinti che fare davvero il PD significhi essere alternativi e non arrendersi a questo tipo di logica. Questa \u00e8 una discriminante di fondo che comporta delle conseguenze strutturali nel modo di intendere il partito.\r\nPer ristabilire un nesso tra partecipazione e decisione \u00e8 indispensabile che chi aderisce al PD sia consapevole di rimettere una parte della sua soggettivit\u00e0 decisionale a un confronto e a una deliberazione di tipo collettivo. Senza questo elementare principio d,ordine un partito non \u00e8 un soggetto collettivo e non \u00e8 in grado di assicurare quel grado di unit\u00e0 e affidabilit\u00e0 senza il quale esso diventa inutile per i suoi membri e per la societ\u00e0 intera. Solo cos\u00ec una ricchezza di partecipazione sociale pu\u00f2 pervenire a esiti di decisione. Agli albori della democrazia di massa i partiti sono stati inventati proprio perch\u00e9 il singolo individuo, senza associarsi con quanti condividevano i suoi interessi, non avrebbe contato nulla nel processo decisionale. Oggi la societ\u00e0 contemporanea ha frammentato appartenenze e convinzioni, ma quel punto di fondo permane, in una situazione in cui \u00e8 enormemente pi\u00f9 difficile aggregare \u201cparti politiche\u201dsulla base di interessi omogenei e in cui le nuove tecnologie dell'informazione, accanto alle straordinarie opportunit\u00e0 informative che offrono, rischiano di attutire la percezione del singolo di non avere alcune incidenza sulle decisioni che contano.\r\nIl populismo leaderistico appare in sintonia con lo spirito dei tempi anche perch\u00e9 ha un'affinit\u00e0 elettiva, forse neanche troppo segreta, con questa 'logica atomizzante' di un certo uso della rete: al singolo viene consentito di sfogarsi, lisciando il pelo alla sua rabbia e ai suoi legittimi risentimenti, ma in realt\u00e0 non gli si sta dando un potere reale, ma gli si sta togliendo il potere faticosamente costruito con la democrazia costituzionale dei partiti: quello di concorrere con le persone a lui affini per interessi e convinzioni a trovare le soluzioni collettive ai problemi. 0 il Partito Democratico si pone l 'obiettivo di ricostruire un rapporto tra l 'espressione della soggettivit\ufffd\r\nindividuale e il vincolo che la ricerca di decisioni collettive comporta, dando uno sbocco costruttivo anche alle nuove spinte partecipative che emergono dalla rete, oppure si consegna definitamente alla logica del suo avversario e a un terreno, quello della semplificazione populista, su cui \u00e8 difficile che possa mai vincere.\r\nL'alternativa che ha di fronte il PD \u00e8 quella di continuare a essere - al di l\u00e0 dei richiami retorici e statutari - un semplice \u201cspazio politico\u201d variamente frequentato nel periodo di tempo che intercorre tra un'elezione primaria e un'altra, oppure diventare un soggetto politico che ricostruisce un nesso tra partecipazione e decisione, facendo in modo che iscritti ed elettori possano davvero contribuire, attraverso una consultazione e un confronto di tipo deliberativo, alla discussione di programmi e scelte politiche, oltre che alla selezione di gruppi dirigenti e candidature.\r\nSe nel recente passato abbiamo perduto molto, forse troppo tempo, in una sterile discussione tra i fautori del \u201cpartito liquido\u201de quelli del \u201cpartito pesante\u201d, oggi si deve evitare il rischio di ripetere \r\n\r\nl'errore di dividersi inutilmente e strumentalmente sul tema \u201cprimarie s\u00ec\u201d - \u201cprimarie no\u201d.\r\nL'applicazione per la prima volta in Italia e in Europa di uno strumento di selezione delle candidature politiche pensato e attuato in un contesto culturale e politico cos\u00ec differente dal nostro come quello degli Stati Uniti rappresenta un incontestabile tratto innovativo del PD.\r\nNon si tratta, dunque, di negare il valore positivo e inclusivo dello strumento delle primarie, ma proprio per valorizzarlo ulteriormente \u00e8 necessario avviare una riflessione critica, alla luce dell'esperienza (con luci e inevitabili ombre) vissuta in questi anni. Ad esempio, c'\u00e8 da interrogarsi non tanto sulla giustezza di usare le primarie per il segretario nazionale quand'anche si modificasse la norma statutaria che unifica leadership di partito e candidatura alla premiership, ma se non sia stata una forzatura usare questo strumento per l'elezione dei segretari regionali e non sia meglio, invece, privilegiare una visione organizzativa e politica che affidi agli iscritti la selezione degli organismi territoriali di partito. Ci\u00f2 non deve implicare una chiusura all'interno delle strutture di partito, ma anzi la ricerca di forme nuove per coinvolgere in ruoli di elaborazione e direzione politica, oltre alla \u201cmilitanza\u201d tradizionale, la \u201cvicinanza\u201d di un civismo socialmente impegnato, di competenze e di saperi, che l\u201dapplicazione del metodo delle primarie alla vita interna di partito non sempre \u00e8 riuscita a valorizzare.\r\nDal canto suo, l'albo dei partecipanti alle primarie - cos\u00ec faticosamente costruito nell'autunno scorso - non pu\u00f2 continuare a essere una sorta di miniera di informazioni inesplorata e inutilizzata.\r\nBisogna rilanciare in termini credibili l\u201didea del PD come partito di elettori e di iscritti, in cui siano garantite ai primi forme di coinvolgimento che non si limitino al giorno delle primarie e ai secondi un ruolo decisionale effettivo non solo nella scelta degli organi dirigenti, ma anzitutto su grandi e dirimenti questioni politiche, attivando finalmente lo strumento del referendum interno.\r\nIl prossimo Congresso nazionale del PD, inoltre, dovr\u00e0 avviare un ripensamento sul modello organizzativo, dando attuazione a una riforma in senso federale del partito, sia per quanto attiene al delicato tema della ripartizione delle risorse economiche, sia in merito una revisione dei criteri di composizione degli organi nazionali (assemblea e direzione), per i quali \u00e8 necessario prevedere l'elezione di una quota non inferiore alla met\u00e0 direttamente da parte delle organizzazioni territoriali e una pi\u00f9 forte valorizzazione del ruolo degli amministratori locali. Anche da un'innovazione del genere passa l 'ormai indispensabile ridimensionamento del correntismo come forma primaria di selezione degli assetti dirigenti del partito. Ra\ufb02orzare l 'interazione fra centro, organizzazioni territoriali e amministratori locali \u00e8 la via per fare in modo che le diverse aree assumano non una configurazione correntizia verticale (che rende subalterna la vita politica dei territori alle dinamiche interne del centro del partito), ma una fisionomia politico-culturale.\r\nDifferenti matrici e prospettive per affrontare gli stessi problemi, non il modo per guardare a problemi e obiettivi diversi, come rischia di avvenire nel caso di una cristallizzazione correntizia.\r\nDa questo punto di vista, bisognerebbe prendere in considerazione l'idea di dotare il partito di una propria autonoma struttura dedicata all'analisi sociale e all'elaborazione culturale, anche per fare in modo che la pluralit\u00e0 oggi esistente di associazioni, centri studi e fondazioni riconducibili alle diverse aree e personalit\u00e0 del PD non si traduca in dispersione e incomunicabilit\u00e0 dei risultati, ma possa essere messa in rete e condotta a esiti di sintesi che rendano realmente fecondo il pluralismo di radici culturali del partito.\r\nI rischi di trasformazione del partito in una giungla di comitati elettorali, perfettamente oliati e funzionanti in occasioni di congressi e primarie e praticamente assenti nella vita quotidiana di circoli e organi territoriali di direzione politica, sono sotto gli occhi di tutti. Far finta di non vedere la realt\u00e0 in nome di un,acritica difesa del feticcio delle primarie non contribuisce certo a trovare soluzioni capaci di combattere gli effetti disgregativi del correntismo e delle affiliazioni puramente personali. Senza contare, inoltre, che la riduzione del partito a una mera confederazione di correnti e comitati elettorali, impegnati ciascuno in un 'autonoma raccolta di risorse e finanziamenti e in \r\n\r\nuna competizione sregolata tra loro, acuisce il rischio di fenomeni degenerativi sul piano della trasparenza e del rigore dei comportamenti. Contrastare la china involutiva del correntismo \u00e8\r\nanche la condizione per riproporre in termini non puramente declamatori la questione morale come tratto qualificante dell'azione del PD e della selezione dei suoi gruppi dirigenti e dei suoi candidati a tutti i livelli.\r\nI processi sociali di frammentazione e individualizzazione hanno messo in crisi i partiti di massa in tutta Europa. Da nessuna parte per\u00f2 \u00e8 avvenuta, come da noi, una delegittimazione dei partiti tale da contestare la loro stessa funzione democratica. Solo da noi -caso unico tra tutte le democrazie continentali- il principio del finanziamento pubblico dei partiti, pur se ridimensionato e soggetto a una regolamentazione rigorosa, viene contestato alla radice. A cosa ha condotto per\u00f2 la contrapposizione con la societ\u00e0 civile e il radicamento di una pervasiva ideologia anti-partito a livello popolare e di classi dirigenti? A un,incapacit\u00e0 di mediazione e di sintesi unificanti, a una maggiore disarticolazione territoriale e sociale, a una perdita di orizzonte nazionale di molti interessi settoriali che, ancor di pi\u00f9 in una fase di crisi economica come quella attuale, hanno rafforzato il loro carattere corporativo.\r\nPer contrastare tali fenomeni abbiamo bisogno di un partito che, da un lato, ria\ufb02ermi l'autonomia e l'essenzialit\u00e0 della politica, dall'altro, ne riconosca i limiti. Un partito che unisca orgoglio e umilt\u00e0, che sappia riconoscere i confini della sua azione e si ponga perci\u00f2 l 'obiettivo di un rapporto strutturalmente aperto con la societ\u00e0, un rapporto di affiancamento e collaborazione con movimenti democratici e civici, che pretendono politicita senza per questo pretendere di sostituirsi alla politica. La prospettiva di un grande partito popolare e riformista costituisce l'unica speranza per l'Italia. I recenti avvenimenti ci dicono che, se vogliamo realizzare questa speranza, dobbiamo lavorare ancora molto sul piano politico-culturale e su quello organizzativo,ma che il progetto del PD, in quanto legato a una necessita storica del Paese, rimane pi\u00f9 forte delle sue debolezze.\r\nFloriana Casellato Micaela Campana Alfredo D'Attorre Stefano Fassina Maurizio Martina<\/pre>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Il prossimo Congresso dovr\u00e0 anzitutto rispondere alla domanda se e in che modo il progetto<\/p>\n","protected":false},"author":5,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[30],"tags":[],"class_list":["post-1592","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-congresso-pd"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1592","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/5"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=1592"}],"version-history":[{"count":4,"href":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1592\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":1598,"href":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/1592\/revisions\/1598"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=1592"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=1592"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=1592"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}