{"id":2834,"date":"2014-10-23T16:30:10","date_gmt":"2014-10-23T16:30:10","guid":{"rendered":"http:\/\/www.valorelavoro.com\/?p=2834"},"modified":"2015-02-08T18:40:17","modified_gmt":"2015-02-08T18:40:17","slug":"come-si-pensa-la-cina-la-dimensione-storica-contro-i-comparatismi-astratti","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/2014\/10\/come-si-pensa-la-cina-la-dimensione-storica-contro-i-comparatismi-astratti\/","title":{"rendered":"Come si pensa la Cina? La dimensione storica contro i comparatismi astratti"},"content":{"rendered":"<p>Amina Crisma esamina schemi e pregiudizi eurocentrici tuttora predominanti nelle rappresentazioni della Cina, e indica una prospettiva storica e critica da inscrivere nel dibattito pubblico e nella cultura condivisa (Inchiesta n. 185, luglio\/settembre 2014, pp. 36-41)<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.valorelavoro.com\/wp-content\/uploads\/2014\/10\/confucio.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-2836\" src=\"https:\/\/www.valorelavoro.com\/wp-content\/uploads\/2014\/10\/confucio-277x300.jpg\" alt=\"\" width=\"277\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/wp-content\/uploads\/2014\/10\/confucio-277x300.jpg 277w, https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/wp-content\/uploads\/2014\/10\/confucio-947x1024.jpg 947w, https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/wp-content\/uploads\/2014\/10\/confucio.jpg 1193w\" sizes=\"auto, (max-width: 277px) 100vw, 277px\" \/><\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<ol start=\"1\">\n<li>Un curioso paradosso.<\/li>\n<\/ol>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>E\u2019 un curioso paradosso, quello che si pu\u00f2 oggi constatare a proposito delle comuni percezioni della Cina al di fuori dell\u2019ambito degli studi specialistici. Se da una parte essa sembra essersi avvicinata negli scenari della globalizzazione, e suscita curiosit\u00e0 e interessi crescenti da parte di un vasto pubblico, dall\u2019altra appare per molti versi rimasta un\u2019area vaga, indeterminata e remota: la figura per eccellenza di un\u2019Alterit\u00e0 che si ama soprattutto configurare in chiave di esotica stranezza, e che si descrive prevalentemente attraverso schemi precostituiti. <a title=\"\" href=\"#_ftn1\">[1]<\/a> Sovente si rinvia a una presunta \u201cEssenza Profonda della Sinit\u00e0\u201d, che spiegherebbe ogni cosa, e a cui si attribuisce lo statuto autoevidente di un dogma indiscutibile, non bisognoso di essere in alcun modo dimostrato. Questo genere di discorsi finisce per mettere inevitabilmente in scena un teatrino alquanto scontato, fondato su un modello di opposizione dualistica che mobilita, in solenni evocazioni, le Grandi Entit\u00e0 <em>sub specie aeternitatis<\/em> &#8211; Occidente\/Oriente, Grecia\/Cina, Filosofia\/Saggezza\u2026insomma, le Civilt\u00e0 e le Culture, la loro Perennit\u00e0 e i loro metafisici e metastorici Destini.<a title=\"\" href=\"#_ftn2\">[2]<\/a><\/p>\n<p>Questi grandiosi scenari sono indubbiamente suggestivi, ma \u00e8 alquanto dubbio che tali astratte e magniloquenti generalizzazioni possano apportare contributi davvero significativi alla nostra conoscenza e alla nostra comprensione del mondo. E\u2019 quanto rileva, ad esempio, nella sua Lezione inaugurale della Cattedra di Storia intellettuale della Cina al Coll\u00e8ge de France Anne Cheng, nota in Italia soprattutto come autrice della <em>Storia del pensiero cinese<\/em>:<a title=\"\" href=\"#_ftn3\">[3]<\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Attualmente \u00e8 considerato di <em>bon ton<\/em> riempirsi la bocca di \u201cdialogo fra le culture\u201d, senza dubbio con l\u2019intento di contrastare i discorsi bellicosi sullo \u201cscontro di civilt\u00e0\u201d evocato dal noto e controverso libro di Samuel Huntington.<a title=\"\" href=\"#_ftn4\">[4]<\/a> Ma in fatto di dialogo, si assiste talora a un dialogo fra sordi, come nota il ricercatore cinese in scienze sociali Zheng Jiadong: \u201cPer molto tempo &#8211; egli osserva &#8211; l\u2019idea per cui solo i pensatori dell\u2019antichit\u00e0 pre-imperiale cinese potevano essere qualificati come filosofi \u00e8 prevalsa fra i sinologi occidentali (e i mutamenti di mentalit\u00e0 in proposito sono solo recenti). Tali pensatori erano allora accostati ai saggi della Grecia antica. Quest\u2019attrazione dei sinologi occidentali per il pensiero cinese antico contrastava fortemente con la seduzione esercitata sugli intellettuali cinesi dalla filosofia occidentale moderna. Mentre la Cina si innamorava di un Occidente post-illuministico, l\u2019Occidente vagheggiava una Cina antica, non ancora entrata nell\u2019et\u00e0 medievale, separata dall\u2019evoluzione moderna e dai suoi problemi.\u201d<a title=\"\" href=\"#_ftn5\">[5]<\/a><\/p>\n<p>Ci\u00f2 che qui viene messo in causa \u00e8 un tipo di comparatismo tuttora molto in voga, che fra l\u2019altro si \u00e8 imposto come tema di ricerca prioritario a livello accademico, e che \u00e8 indubbiamente benintenzionato nel suo proposito di uscire dall\u2019eurocentrismo. Ma esso continua di fatto a inscriversi in una prospettiva di tipo \u201corientalistico\u201d, nella misura in cui tende a \u201cmuseificare\u201d il pensiero cinese e a ridurlo al ruolo dell\u2019\u201dAltro\u201d come termine di paragone per affidargli la risposta a domande che non gli appartengono. Si ha qui un\u2019insistenza sul registro dell\u2019alterit\u00e0 che irrigidisce le opposizioni\u00a0 al di fuori del tempo e dello spazio, e che non permette di riconoscere la pluralit\u00e0 e la diversit\u00e0 del<em>le<\/em> differenze l\u00e0 dove realmente si trovano. Ne consegue il rischio di cadere in una qualche forma di essenzialismo e di finire per suffragare, anche involontariamente, delle idee preconcette gi\u00e0 fin troppo diffuse.<a title=\"\" href=\"#_ftn6\">[6]<\/a><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.valorelavoro.com\/wp-content\/uploads\/2014\/10\/anne-cheng-pd.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-2848\" src=\"https:\/\/www.valorelavoro.com\/wp-content\/uploads\/2014\/10\/anne-cheng-pd-300x239.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"239\" srcset=\"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/wp-content\/uploads\/2014\/10\/anne-cheng-pd-300x239.jpg 300w, https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/wp-content\/uploads\/2014\/10\/anne-cheng-pd.jpg 438w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p>Le pacate considerazioni di Anne Cheng, studiosa che ha il privilegio di essere partecipe di una duplice cultura, cinese ed europea, mi sembra meritino attenzione anche al di fuori delle prestigiose sedi accademiche in cui sono state enunciate. Esse propongono una riflessione non scontata su problemi che non riguardano unicamente un settoriale ambito disciplinare, e neppure soltanto le specifiche e controverse questioni inerenti allo statuto della comparazione, che in anni recenti \u00e8 stata fra l\u2019altro addirittura dichiarata, provocatoriamente, defunta,<a title=\"\" href=\"#_ftn7\">[7]<\/a> ma chiamano in causa la capacit\u00e0 stessa della nostra cultura nel suo insieme di riferirsi autenticamente, e non solo sul piano di conclamate buone intenzioni dialogiche, a un diverso orizzonte di linguaggio e di pensiero.<\/p>\n<p>Siamo davvero capaci di accostarci alle espressioni di una diversa cultura, e di metterci al loro ascolto, o preferiamo soverchiarle con il fragore di retoriche dichiarazioni d\u2019intenti interculturali?<\/p>\n<p>Uso deliberatamente il plurale \u2013 \u201cle espressioni di una cultura\u201d, e non \u201cla cultura\u201d &#8211; perch\u00e9 non \u00e8, mi pare, con un\u2019entit\u00e0 astratta e generica quale la Cultura Cinese che noi ci rapportiamo, ma con delle individualit\u00e0 concrete e circostanziate: sono singole persone, singoli testi, singole parole, che non sono atomi isolati, ma punti di convergenza di insiemi di relazioni. E\u2019 attraverso di loro che entriamo in rapporto con i vasti ambiti di cui essi sono tramiti &#8211; una lingua, una tradizione\u2026 \u2013 e il compito arduo e paziente di chi li traduce e li interpreta non \u00e8 quello di ridurli all\u2019univocit\u00e0 e all\u2019uniformit\u00e0 di un paradigma gi\u00e0 noto e scontato in partenza, di irreggimentarli dentro una collettivit\u00e0 totalizzante, ma tentare di coglierne le peculiari, diverse, creative riformulazioni di quanto li accomuna. I loro stili caratteristici, di linguaggio e di pensiero, si giocano precisamente in questa dialettica fra <em>langue<\/em> e <em>parole<\/em>. La mia ricerca non si indirizza n\u00e9 sul versante dell\u2019uniformit\u00e0 astratta n\u00e9 su quello, altrettanto astratto, di un atomismo irrelato, ma su quello del rapporto fra uno sfondo comune e condiviso \u2013 una lingua, una tradizione, una tendenza di pensiero &#8211; e un\u2019irriducibile pluralit\u00e0:<a title=\"\" href=\"#_ftn8\">[8]<\/a> quella pluralit\u00e0 che \u00e8 \u201clegge della Terra\u201d, come ben ci rammentava Hannah Arendt.<a title=\"\" href=\"#_ftn9\">[9]<\/a><\/p>\n<p>Se davvero ci interessa tentare di instaurare un rapporto con le voci che ci giungono dalla Cina, e non limitarci a sovrapporvi i nostri pregiudizi, i nostri preconcetti, tutto l\u2019armamentario greve del nostro <em>pr\u00eat-\u00e0-penser<\/em>, quali possono essere le modalit\u00e0 pi\u00f9 adeguate per conseguire tale risultato?<\/p>\n<p>Sono queste le domande che propongo all\u2019attenzione del lettore. Su questo tema si sono avuti negli anni recenti, soprattutto in Francia ma non solo, dibattiti alquanto vivaci di cui in Italia sono giunte, in sostanza, solamente echi deformate e parziali, se si eccettuano alcuni seminari di filosofia interculturale<a title=\"\" href=\"#_ftn10\">[10]<\/a> e i convegni dell\u2019Associazione Italiana Studi Cinesi, ai cui atti rinvio chi fosse interessato a conoscerli nei dettagli.<a title=\"\" href=\"#_ftn11\">[11]<\/a><\/p>\n<p>Quello che qui mi importa non \u00e8 ripercorrere discussioni di cui si sono gi\u00e0 pi\u00f9 volte offerti circostanziati resoconti, ma la questione cruciale che esse pongono, e che Paul Ricoeur, ad esempio, formulava con grande nettezza gi\u00e0 diversi anni fa: la cultura dell\u2019Occidente \u00e8 davvero capace di <em>rendere giustizia alle grandi esperienze della Cina<\/em>?<a title=\"\" href=\"#_ftn12\">[12]<\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<ol start=\"2\">\n<li>La Cina perenne: fascino di un\u2019immagine persistente.<\/li>\n<\/ol>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Da sempre la Cina ha suscitato in Occidente una fertile attivit\u00e0 mitopoietica che volta a volta l\u2019ha celebrata o demonizzata, e che negli scenari d\u2019oggi conosce fasti rinnovati. E\u2019 un atteggiamento che si pu\u00f2 sinteticamente evocare nei suoi tratti essenziali ricorrendo, ancora una volta, alle parole di Anne Cheng, stavolta tratte dalla sua <em>Storia del pensiero cinese<\/em>:<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Che cosa percepiamo oggi della Cina? Un confuso frastuono, in cui si mescolano informazioni mirabolanti sulla sua economia, notizie allarmanti sulla sua politica, e interpretazioni pi\u00f9 o meno fondate sulla sua cultura. La Cina \u00e8 quella grande porzione di umanit\u00e0 e di civilt\u00e0 che resta ancora essenzialmente sconosciuta al mondo occidentale, senza aver cessato di suscitarne la curiosit\u00e0, i sogni, gli appetiti \u2013 dai missionari cristiani del XVII secolo agli uomini d\u2019affari di oggi, passando per i filosofi dei Lumi e gli zelatori del maoismo.<a title=\"\" href=\"#_ftn13\">[13]<\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Non \u00e8 il caso di soffermarsi qui nei dettagli sui miti e gli stereotipi che si sono via via proiettati sulla Cina, materia su cui sussiste un\u2019ampia letteratura, dai fondamentali lavori di Heiner Roetz<a title=\"\" href=\"#_ftn14\">[14]<\/a> alle ricerche di Lionel Jensen,<a title=\"\" href=\"#_ftn15\">[15]<\/a> e al cui proposito rinvio, ad esempio, al bel volume di Stefano Cammelli, <em>Ombre cinesi<\/em> (2006), che ne offre sinteticamente un vasto repertorio, dal Seicento fino ai giorni nostri.<a title=\"\" href=\"#_ftn16\">[16]<\/a> Mi interessa qui in particolare sottolineare un aspetto cruciale che sovente \u00e8 dato riscontrare nelle immagini stereotipate della Cina: l\u2019idea di una sua plurimillenaria immobilit\u00e0 e di una sua perpetua univocit\u00e0. Un\u2019idea che ha avuto una molteplice genealogia e che si \u00e8 codificata in una sorta di paradigma interpretativo, di <em>consensus view <\/em>a cui hanno concorso &#8211; e concorrono tuttora &#8211; tanti autorevoli protagonisti,<a title=\"\" href=\"#_ftn17\">[17]<\/a> ma la cui matrice fondamentale si pu\u00f2 riconoscere essenzialmente nelle hegeliane <em>Lezioni sulla filosofia della storia<\/em>, la cui icastica e memorabile rappresentazione della Cina come \u201cimmobile Uno, quanto v\u2019\u00e8 di pi\u00f9 estraneo all\u2019Europa\u201d, da allora sembra essersi prepotentemente impressa nell\u2019immaginario collettivo.<a title=\"\" href=\"#_ftn18\">[18]<\/a><\/p>\n<p>\u201cE\u2019 difficile uscire da Hegel\u201d, ha significativamente dichiarato una volta Fran\u00e7ois Jullien, e non si pu\u00f2 davvero dargli torto in proposito.<a title=\"\" href=\"#_ftn19\">[19]<\/a> Come osserva Anne Cheng in un saggio significativamente intitolato <em>Pour en finir avec le mythe de l\u2019alterit\u00e9<\/em> (2007), quell\u2019immagine risulta tuttora cos\u00ec seducente nonostante ogni smentita perch\u00e9 gratifica il narcisismo occidentale sul piano di quello che Edward Slingerland definisce un \u201corientalismo rovesciato\u201d,<a title=\"\" href=\"#_ftn20\">[20]<\/a> ossia l\u2019attribuzione di valore positivo a uno stereotipo che inizialmente aveva una connotazione accentuatamente denigratoria, senza peraltro modificarne la natura essenziale. Se la Cina appariva a Hegel il torpido e inerte contraltare orientale al dinamico Occidente, oggi quella medesima immagine stereotipata offre a un Occidente stanco un confortevole divano esotico su cui riposare. <a title=\"\" href=\"#_ftn21\">[21]<\/a><\/p>\n<p>E\u2019 la Cina perenne, insomma, la rappresentazione che continuamente si riaffaccia in questo gioco di specchi, in declinazioni diverse, orientate talora alla celebrazione talaltra alla denigrazione, ma la cui sostanza permane identica e immutata; che si tratti del Dispotismo Orientale da deprecare o della Perenne Armonia da esaltare, \u00e8 in ogni caso in questione la \u201cCina sempre eguale\u201d alla quale si negano le dimensioni della pluralit\u00e0, dei conflitti, delle disarmonie, dei mutamenti e delle trasformazioni: alla quale, in una parola, <em>si nega la dimensione costitutiva della storia<\/em>. <a title=\"\" href=\"#_ftn22\">[22]<\/a><\/p>\n<p>Non credo occorrano molte argomentazioni per mostrare la totale infondatezza di questo assunto, che gi\u00e0 molti anni fa Etienne Balasz in un suo libro famoso, <em>La burocrazia celeste<\/em> (1968), definiva senza mezzi termini \u201cuno sciocco <em>clich\u00e9<\/em> di cattivo gusto\u201d,<a title=\"\" href=\"#_ftn23\">[23]<\/a> e di cui Jack Goody ne <em>Il furto della storia<\/em> (2006) denuncia vigorosamente l\u2019arroganza eurocentrica.<a title=\"\" href=\"#_ftn24\">[24]<\/a> Gli sviluppi delle ricerche degli ultimi decenni ne hanno offerto abbondanti e puntuali smentite, rivelando quanto siano dinamiche e multiformi, complesse e articolate le vicende remote e recenti del Paese di Mezzo, e quanto siano segnate da drammatiche cesure e profonde lacerazioni.<a title=\"\" href=\"#_ftn25\">[25]<\/a> Chiunque voglia farsene un\u2019idea pu\u00f2 ricorrere, ad esempio, all\u2019opera collettanea di un team internazionale di studiosi che si intitola <em>Cina<\/em> (2009-2013) diretta da Maurizio Scarpari, polifonico affresco dell\u2019economia, della societ\u00e0, della politica, della\u00a0 cultura cinesi dalla preistoria ai giorni nostri ispirato al modello della <em>Cambridge History of China<\/em>.<a title=\"\" href=\"#_ftn26\">[26]<\/a><\/p>\n<p>Fra i tanti esempi che si potrebbero in questo senso addurre, mi limito a richiamare una confutazione di speciale pregnanza del dogma dell\u2019unit\u00e0 e della continuit\u00e0 della storia cinese attinta al volume di Kai Vogelsang, <em>Cina, una storia millenaria<\/em> di cui appare ora l\u2019edizione italiana.<a title=\"\" href=\"#_ftn27\">[27]<\/a> Vi si evocano cinque scene emblematiche, assunte a simboleggiare altrettante fasi irriducibilmente diverse: nella prima si rappresenta una divinazione dell\u2019epoca della dinastia Shang (1200 a.C.), accompagnata da un sacrificio cruento, nella seconda (510 a.C.) si evoca l\u2019umanesimo confuciano con il suo culto per la letteratura e per le antiche norme rituali, nella terza (873 d.C.) si raffigura il fervore entusiastico di una processione buddhista al tempo della dinastia Tang, nella quarta (1852) si evocano gli esami imperiali per il reclutamento dei funzionari sotto la dinastia Qing, nella quinta (1966) vi \u00e8 una manifestazione di massa della Rivoluzione Culturale in piazza Tian Anmen. Come l\u2019autore sottolinea, ognuna di queste scene segnala una radicale discontinuit\u00e0:<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Pi\u00f9 volte, nel corso della loro storia, i cinesi sono stati estranei a se stessi. Confucio non conosceva pi\u00f9 i riti degli Shang, e se vi avesse assistito ne avrebbe avuto orrore. Interi mondi, poi, separavano i cinesi del IX secolo dalla civilt\u00e0 di Confucio: i saggi del mondo antico erano caduti nell\u2019oblio, e perfino la loro lingua era divenuta incomprensibile. A loro volta, gli eruditi libreschi della tarda et\u00e0 imperiale avrebbero senz\u2019altro condannato la sregolata baraonda della processione buddista: essi cercavano la salvezza negli \u201cesami confuciani\u201d, esami che per\u00f2 Confucio stesso non sarebbe mai stato in grado di superare. Infine, alcuni intellettuali del XX secolo trascinano al macello tutta quanta la vecchia societ\u00e0, e le Guardie Rosse si mettono in marcia per estirpare definitivamente tutte le antiche consuetudini.<a title=\"\" href=\"#_ftn28\">[28]<\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Nondimeno, la Cina stessa ha amato sovente offrire di s\u00e9 una narrazione monolitica e compatta, sulla quale oggi in particolare enfaticamente insiste la sua classe dirigente, e sulle cui ambivalenze e contraddizioni ha, fra l\u2019altro, di recente proposto una riflessione a pi\u00f9 voci il dossier \u201cPassato e presente nella Cina d\u2019oggi\u201d di <em>Inchiesta<\/em> (n. 181, dicembre 2013; <a href=\"http:\/\/www.inchiestaonline.it\/\">www.inchiestaonline.it<\/a>). Significativamente, come ci mostra Marina Miranda ne <em>La Cina dopo il 2012<\/em>, oggi pi\u00f9 che mai nella RPC gli orientamenti storiografici prevalenti sono volti alla costruzione di un\u2019identit\u00e0 nazionale pi\u00f9 vasta dello Stato socialista, e tale da includere tutta l\u2019area sinica, superando la separazione fra le due Cine, RPC e Taiwan, che si \u00e8 consumata nel secolo scorso: in questa chiave hanno avuto luogo le solenni commemorazioni della rivoluzione del 1911.<a title=\"\" href=\"#_ftn29\"><em><strong>[29]<\/strong><\/em><\/a> Ma se da un lato si celebra e si rivaluta del passato tutto ci\u00f2 che \u00e8 funzionale al progetto di una <em>Greater China<\/em>, dall\u2019altra \u00e8 tuttora vigente quella che Simon Leys chiama \u201cla grande amnesia\u201d: la censura su tutti i capitoli tragici della storia recente, dalle purghe degli anni Cinquanta alla Rivoluzione Culturale al massacro di Tian Anmen:<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Questi quarant\u2019anni di tragedie storiche \u2013 dal 1949 al 1989 \u2013 sono stati inghiottiti in un \u201cbuco di memoria\u201d orwelliano: i cinesi che oggi hanno vent\u2019anni non dispongono di alcun accesso a tali informazioni, ed \u00e8 pi\u00f9 facile per loro scoprire la storia dell\u2019Europa o dell\u2019America di quella del loro Paese.<a title=\"\" href=\"#_ftn30\">[30]<\/a><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.valorelavoro.com\/wp-content\/uploads\/2014\/10\/han-arte-8-flying-horse.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-2845\" src=\"https:\/\/www.valorelavoro.com\/wp-content\/uploads\/2014\/10\/han-arte-8-flying-horse-300x258.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"258\" srcset=\"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/wp-content\/uploads\/2014\/10\/han-arte-8-flying-horse-300x258.jpg 300w, https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/wp-content\/uploads\/2014\/10\/han-arte-8-flying-horse.jpg 500w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<ol start=\"3\">\n<li>Ineludibilit\u00e0 del confronto con la dimensione storica.<\/li>\n<\/ol>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Con queste considerazioni, per quanto brevi, spero di aver sufficientemente motivato l\u2019ineludibilit\u00e0 del confronto con la dimensione della storia per chiunque voglia tentare di conoscere e di comprendere il mondo cinese \u2013 o meglio: i molteplici mondi cinesi. Non si tratta di un accessorio superfluo, come in tanti sembrano ritenere. Fra gli innumerevoli esempi di quest\u2019atteggiamento che potrei in proposito citare, mi limito a un episodio: qualche tempo fa, in uno studio Rai dove si svolgeva un dibattito sulla condizione femminile in Cina a cui ero stata invitata, mi sono sentita rivolgere un cortese ma fermo avvertimento preliminare: \u201cSoprattutto le raccomandiamo: niente nomi, niente date\u2026\u201d.<\/p>\n<p>Confrontarsi con la storia non \u00e8 la bizzarra esigenza di stolidi e stravaganti eruditi, dediti a rovistare in mezzo ad ammuffiti reperti alla ricerca di minuti e irrilevanti dettagli. E\u2019 confrontarsi con la corposa complessit\u00e0, irriducibile a esangui e disincarnate astrazioni, delle vicissitudini degli esseri umani nel <em>tianxia<\/em>, sotto il cielo.<a title=\"\" href=\"#_ftn31\">[31]<\/a> E\u2019 confrontarsi con la molteplicit\u00e0 e la pluralit\u00e0 di soggetti diversi, in ruoli diversi, con diverse e molteplici costruzioni, distruzioni, narrazioni. E\u2019 confrontarsi con memorie e rimozioni, e tanto altro ancora.<a title=\"\" href=\"#_ftn32\">[32]<\/a><\/p>\n<p>Ma soprattutto, confrontarsi con la storia significa non eludere il nodo denso del confronto con la violenza che, in varie modalit\u00e0, la attraversa da cima a fondo.<a title=\"\" href=\"#_ftn33\">[33]<\/a> Ce lo rammenta un celebre detto di uno dei pi\u00f9 grandi scrittori del Novecento, Lu Xun, che nel 1925 scriveva: \u201cLa nostra storia tanto celebrata non \u00e8 che un susseguirsi di banchetti di carne umana\u201d.<a title=\"\" href=\"#_ftn34\">[34]<\/a> \u00a0Oggi in Cina non sono pochi a storcere il naso di fronte a espressioni di questo tipo, ritenendole frutto di un \u201cestremismo radicale\u201d reputato obsoleto, e a prenderne le distanze in nome di una conclamata volont\u00e0 di conciliazione fra modernit\u00e0 e tradizione che oggi appare una tendenza diffusa, ancorch\u00e9 non priva di ambiguit\u00e0.<a title=\"\" href=\"#_ftn35\">[35]<\/a> Certo, quella di Lu Xun \u00e8 un\u2019estremizzazione deliberata, dal dichiarato intento provocatorio, polemicamente volta contro le monocordi celebrazioni di fasti sempiterni: essa contiene comunque un\u2019esortazione, che penso convenga tenere tuttora in debito conto, a non distogliere lo sguardo da tutto ci\u00f2 che non corrisponde alle rappresentazioni oleografiche delle \u201cmagnifiche sorti e progressive\u201d della Grande Armonia.<\/p>\n<p>Si \u00e8 avuta forse un po\u2019 troppa fretta, in un recente passato, di dichiarare definitivamente tramontate le grandi narrazioni; in questa fase, mi sembra, c\u2019\u00e8 una grande partita che si gioca precisamente sul terreno della storiografia, nella Cina post-maoista: essa non ha pi\u00f9 come fulcro il tema della rivoluzione, come \u00e8 avvenuto fino alla morte del Grande Timoniere, ma\u00a0 ha al suo centro il rafforzamento e la celebrazione della <em>zhonghuaxing<\/em>, ossia della <em>sinit\u00e0<\/em>.<a title=\"\" href=\"#_ftn36\">[36]<\/a> La ricostruzione attuale del passato appare in larga misura orientata alla definizione e alla rielaborazione dell\u2019identit\u00e0 nazionale, le cui peculiarit\u00e0 sono peraltro argomento quanto mai controverso,<a title=\"\" href=\"#_ftn37\">[37]<\/a> e di cui si riformulano i miti fondativi, in un atteggiamento che ben si presta ad esser letto nella chiave interpretativa a suo tempo suggerita da Benedict Anderson in <em>Imagined Communities<\/em> (1991).<a title=\"\" href=\"#_ftn38\">[38]<\/a><\/p>\n<p>Tale grandiosa narrazione equivale a tutt\u2019altro che a un esercizio antiquario, all\u2019esplorazione di cimiteri o al disseppellimento di fossili inerti e inanimati: \u00e8 un agire a cui inerisce un\u2019energica carica <em>progettuale e politica<\/em>, che riscrive, reinterpreta e rianima il passato secondo un disegno volto al presente e al futuro di una grande potenza.<a title=\"\" href=\"#_ftn39\">[39]<\/a> Il comparatismo astratto, che a quanto pare si occupa soltanto dell\u2019iperuranio ed \u00e8 totalmente disinteressato a quanto avviene nel mondo sublunare, rifiutando di misurarsi con tale spessa dimensione inconsciamente o meno svolge l\u2019implicita apologia di un disegno imperiale.<\/p>\n<p>Di tale progettualit\u00e0 politica occorre essere consapevoli per poter far spazio a narrazioni plurali, che non coincidano con una forzata e dogmatica <em>reductio ad unum<\/em>. E in questo senso, credo sia importante riattingere oggi alle fonti di quelle che sono state in Cina le fertili stagioni di liberi dibattiti, di un passato recente &#8211;\u00a0 come quel primo Novecento, in cui erano presenti le idee pi\u00f9 varie e diverse,<a title=\"\" href=\"#_ftn40\">[40]<\/a> e c\u2019era ad esempio un grande scrittore, Ba Jin, che nel proprio nome d\u2019arte si richiamava\u00a0 a Bakunin e Kropotkin, e John Dewey veniva celebrato dai giovani innovatori come grande maestro, come \u201cnuovo Confucio\u201d, e Sun Yat-Sen leggeva Mazzini\u2026<a title=\"\" href=\"#_ftn41\">[41]<\/a> &#8211; o di un passato remoto, come quell\u2019epoca degli Stati Combattenti in cui apertamente contendevano i fautori di diverse ricette di governo \u2013 i <em>disputers of the Tao<\/em>, come li chiama Angus C. Graham nello splendido libro che vi ha dedicato<a title=\"\" href=\"#_ftn42\">[42]<\/a> \u2013 e dalle loro dispute emergeva un problema antico e sempre attuale ad ogni latitudine nel <em>tianxia<\/em>, sotto il cielo: che cos\u2019\u00e8 che legittima l\u2019esercizio del potere sovrano?<a title=\"\" href=\"#_ftn43\">[43]<\/a><\/p>\n<div>\n<hr align=\"left\" size=\"1\" width=\"33%\" \/>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref1\">[1]<\/a> Per un esame critico di questo tipo di rappresentazioni, cfr. Giacomo Marramao, <em>Passaggio a Occidente. Filosofia e globalizzazione<\/em>, Bollati Boringhieri, Torino 2003; Amina Crisma,<em> Conflitto e armonia nel pensiero cinese dell\u2019et\u00e0 classica<\/em>, Padova, Unipress 2004.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref2\">[2]<\/a> Amina Crisma, \u201cPensare la Cina in un orizzonte interculturale: prossimit\u00e0 e distanza di un Altrove\u201d, in Giangiorgio Pasqualotto (a cura di), <em>Per una filosofia interculturale<\/em>, Mimesis, Milano 2008, pp. 179-212; Ead., \u201cL\u2019indifferenza alla felicit\u00e0 nel pensiero della Cina antica. Dialogo con Fran\u00e7ois Jullien,\u201d <em>Cosmopolis<\/em>, 2, 2006, pp. 87-97 ( <a href=\"http:\/\/www.cosmopolisonline.it\/\">www.cosmopolisonline.it<\/a> ).<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref3\">[3]<\/a> Anne Cheng, <em>Storia del pensiero cinese<\/em>, tr. e cura di Amina Crisma, Einaudi, Torino 2000.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref4\">[4]<\/a> Samuel Huntington, <em>Lo scontro delle civilt\u00e0 e il nuovo ordine mondiale<\/em>, Garzanti, Milano 1997.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref5\">[5]<\/a> Zheng Jiadong, \u00ab\u00a0De l\u2019\u00e9criture d\u2019une histoire de la philosophie chinoise\u00a0\u00bb, <em>Extr\u00eame Orient- Extr\u00eame Occident,<\/em>n. 27, 2007, p. 129.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref6\">[6]<\/a> Anne Cheng, <em>La Chine pense-t-elle?<\/em> Coll\u00e8ge de France\/Fayard, Paris 2009, pp. 35-37 (traduzione di Amina Crisma).<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref7\">[7]<\/a> Cfr. Giovanna Lelli, \u201cComparatismi\u201d, <em>Parol-online <\/em>2000; Gayatri Chakravorty Spivak, <em>Morte di una disciplina<\/em>, Meltemi, Milano 2003.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref8\">[8]<\/a> Il metodo di ricerca di cui cerco qui di descrivere gli orientamenti essenziali si \u00e8 definito e concretizzato nelle mie ormai pi\u00f9 che ventennali frequentazioni delle fonti cinesi classiche e delle loro reinterpretazioni contemporanee: cfr. Amina Crisma, \u201cIl <em>Trattato sul Cielo<\/em> di Xunzi\u201d, in Massimo Ferrante, Paolo Frasson (a cura di), <em>Forme di fedelt\u00e0<\/em>, Panda, Padova 1996, pp. 147-163; Amina Crisma, <em>Il Cielo, gli uomini. Percorso attraverso i testi confuciani dell\u2019et\u00e0 classica, <\/em>Cafoscarina, Venezia 2000; Ead., <em>Conflitto e armonia, cit<\/em>.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref9\">[9]<\/a> Hannah Arendt, <em>La vita della mente<\/em>, Il Mulino, Bologna 1978.\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 I<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref10\">[10]<\/a> Tali incontri sono stati promossi al Dipartimento di Filosofia dell\u2019Universit\u00e0 di Padova da Giangiorgio Pasqualotto e Marcello Ghilardi, che colgo qui l\u2019occasione per ringraziare per tutte le preziose occasioni di confronto interdisciplinare da loro realizzate (cfr. Amina Crisma, \u201c<em>Dao<\/em>, ossia cammino. Note in margine al percorso di riflessione di Giangiorgio Pasqualotto\u201d, in Marcello Ghilardi, Emanuela Magno (a cura di), <em>Sentieri di mezzo tra Occidente e Oriente<\/em>, Mimesis, Milano 2006, pp. 15-32.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref11\">[11]<\/a> Poich\u00e9 qui mi interessa unicamente mettere in luce quella che mi pare la sostanza di tale discussione, mi astengo deliberatamente dal rievocarne gli svolgimenti, che ho gi\u00e0 pi\u00f9 volte rappresentato con dovizia di particolari: cfr. Amina Crisma, \u201cPer una <em>reconnaissance de l\u2019autre<\/em>: prospettive ermeneutiche su pensiero della Cina antica nel dibattito filosofico contemporaneo\u201d, in Guido\u00a0 Samarani, Laura De Giorgi (a cura di), <em>Percorsi della civilt\u00e0 cinese<\/em>, Cafoscarina, Venezia 2007, pp. 181-200; Ead., \u201cE\u2019 possibile pensare la relazione con il pensiero cinese al di fuori della dicotomia Oriente\/Occidente?\u201d, in Paolo De Troia (a cura di), <em>La Cina e il mondo<\/em>, Nuova Cultura, Roma 2010, pp. 396-410.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref12\">[12]<\/a> Paul Ricoeur, <em>Finitudine e colpa<\/em>, Il Mulino, Bologna 1970, pp. 26-29.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref13\">[13]<\/a> Cheng, <em>Storia,<\/em> cit., p. 5.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref14\">[14]<\/a> Heiner Roetz, <em>Mensch und Natur im Alten China<\/em>, Peter Lang, Frankfurt am Main 1984; Id., <em>Confucian Ethics of the Axial Age<\/em>, SUNY, Albany 1993.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref15\">[15]<\/a> Lionel Jensen, <em>Manufacturing Confucianism,<\/em> Duke University Press, Durham and London 1997. Cfr. Amina Crisma, \u201cIl confucianesimo: essenza della sinit\u00e0 o costruzione interculturale?\u201d, <em>Prometeo<\/em>, anno 30 n. 119, 2012, pp. 68-85.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref16\">[16]<\/a> Stefano Cammelli, <em>Ombre cinesi<\/em>, Einaudi, Torino 2006.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref17\">[17]<\/a> Fra questi va annoverato un grandissimo quale Marcel Granet, <em>Il pensiero cinese<\/em> (1934), Adelphi, Milano 1971, che ci offre una splendida e ammirata raffigurazione di una Cina ieratica, immersa in una dimensione atemporale.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref18\">[18]<\/a> G.W.F.Hegel, <em>Lezioni sulla filosofia della storia,<\/em>La Nuova Italia, Firenze 1947, vol. II, pp. 4-16, 32, 46-54.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref19\">[19]<\/a> Fran\u00e7ois Jullien, <em>Il saggio \u00e8 senza idee o l\u2019altro della filosofia<\/em>, Einaudi, Torino 2002. Cfr. Amina Crisma, recensione a <em>Il saggio \u00e8 senza idee<\/em>, <em>Asiatica Venetiana<\/em>, 6\/7, 2001\/2002, pp. 293-297.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref20\">[20]<\/a> Edward Slingerland, \u00ab\u00a0Reverse Orientalism\u00a0\u00bb, <em>lecture <\/em>al Coll\u00e8ge de France, 1 giugno 2010.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref21\">[21]<\/a> Anne Cheng<em>, <\/em>\u00ab\u00a0Pour en finir avec le mythe de l\u2019alterit\u00e9\u00a0\u00bb, in Ead., (a cura di), <em>La pens\u00e9e en Chine aujourd\u2019hui, <\/em>Gallimard, Paris 2007, pp. 7-18. <em>\u00a0<\/em><\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref22\">[22]<\/a> Amina Crisma, \u201cFra miti e stereotipi: la costruzione dell\u2019immagine occidentale del pensiero cinese\u201d, in Giusi Tamburello (a cura di), <em>L\u2019invenzione della Cina<\/em>, Congedo, Lecce 2004, pp. 101-111.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref23\">[23]<\/a> Etienne Balasz, <em>La burocrazia celeste<\/em>, Il Saggiatore, Milano 1971.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref24\">[24]<\/a> Jack Goody, <em>Il furto della storia<\/em>, Feltrinelli, Milano 2008.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref25\">[25]<\/a> Cfr. Amina Crisma, \u201cStudi sulle tradizioni del pensiero cinese\u201d, in Alberto Melloni (a cura di), <em>Dizionario del sapere storico-religioso del Novecento<\/em>, Il Mulino, Bologna 2010, pp. 1705-1729.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref26\">[26]<\/a> Maurizio Scarpari (a cura di), <em>Cina<\/em>, Einaudi, Torino 2009-2013.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref27\">[27]<\/a> Kai Vogelsang, <em>Cina, una storia millenaria<\/em>, Einaudi, Torino 2014. Per una recensione di quest\u2019opera, cfr. Amina Crisma, \u201cCinesi stranieri a se stessi\u201d, <em>alias<\/em>, suppl. de <em>il manifesto<\/em>, 24 agosto 2014, p. 3 (anche in <a href=\"http:\/\/www.inchiestaonline.it\/\">www.inchiestaonline.it<\/a>)<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref28\">[28]<\/a> Vogelsang, op. cit., pp. XV-XVII.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref29\">[29]<\/a> Marina Miranda, \u201cLa rivoluzione del 1911 cent\u2019anni dopo: le implicazioni politiche\u201d, in Ead. (a cura di), <em>La Cina dopo il 2012. Dal centenario della prima repubblica al XVIII Congresso del Partito Comunista<\/em>, L\u2019asino d\u2019oro, Roma 2013, pp. 32-50.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref30\">[30]<\/a> Simon Leys, <em>Le Studio de l\u2019inutilit\u00e9. <\/em><em>Essais, <\/em>Flammarion, Paris 2012, p. 219 (trad. di Amina Crisma).<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref31\">[31]<\/a> Edward Slingerland, <em>What Science Offers the Humanities. Integrating Body and Culture<\/em>, Cambridge University Press, 2008.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref32\">[32]<\/a> Paul Ricoeur, <em>La memoria, la storia, l\u2019oblio<\/em>, Raffaello Cortina, Milano 2003.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref33\">[33]<\/a> Mark Edward Lewis, <em>Sanctioned Violence in Early China<\/em>, SUNY, Albany 1990.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref34\">[34]<\/a> Lu Xun, <em>Note sotto la lampada<\/em>, in <em>La falsa libert\u00e0<\/em>, tr. e cura di Edoarda Masi, Quodlibet, Macerata 2006, pp. 62-71. All\u2019immagine cruda del cannibalismo per denunciare la violenta prevaricazione esercitata sugli oppressi Lu Xun fa ricorso gi\u00e0 in <em>Diario di un pazzo,<\/em> del 1918 (cfr. James Reeve Pusey, <em>Lu Xun and Evolution<\/em>, SUNY, Albany 1998). Mi sembra non privo di interesse notare che l\u2019uso di questa metafora come dura denuncia di una feroce oppressione si riscontra nella letteratura pre-imperiale: l\u2019espressione \u201cdivorare carne umana pur di conquistare nuove terre \u00e8 un crimine\u201d si trova, ad esempio, nell\u2019opera di Mencio, grande pensatore confuciano del IV secolo a.C.\u00a0 (<em>Mengzi <\/em>4 A 14, in Maurizio Scarpari, a cura di, <em>Mencio e l\u2019arte di governo<\/em>, Marsilio, Venezia 2013, pp. 306-307).<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref35\">[35]<\/a> Chen Lai, <em>Tradition and Modernity<\/em>, Brill, Leiden 2009.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref36\">[36]<\/a> Zhang Yinde, \u201cLa <em>sinit\u00e9<\/em>: l\u2019identit\u00e9 chinoise en question\u201d, in Anne Cheng (a cura di), <em>La pens\u00e9e.., cit.,<\/em> pp. 300-322; Amina Crisma, \u201c<em>Zhongguo<\/em>, Cina: molteplicit\u00e0 del Paese di Mezzo\u201d; Ead., \u201cFra <em>sinit\u00e0<\/em> e <em>global philosophy<\/em>: voci di un dibattito, dalla Cina e sulla Cina\u201d, <em>Cosmopolis<\/em> 3, 1, 2008, pp. 1-4, 44-57 ( <a href=\"http:\/\/www.cosmopolisonline.it\/\">www.cosmopolisonline.it<\/a> )<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref37\">[37]<\/a> Wang Hui, <em>Impero o Stato-nazione? La modernit\u00e0 intellettuale in Cina<\/em>, Academia Universa Press, Milano 2009;<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref38\">[38]<\/a> Benedict Anderson, <em>Comunit\u00e0 immaginate<\/em>, Manifestolibri, Roma 1996.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref39\">[39]<\/a> Amina Crisma, \u201cIdee di futuro nelle tradizioni di pensiero cinesi\u201d, <em>Giornale critico di storia delle idee,<\/em> anno 2, n. 3, gennaio\/giugno 2010 ( <a href=\"http:\/\/www.giornalecritico.it\/\">www.giornalecritico.it<\/a> )<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref40\">[40]<\/a> Guido Samarani, <em>La Cina del Novecento, <\/em>Einaudi, Torino, 2008.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref41\">[41]<\/a> Amina Crisma, \u201cInterazioni intellettuali tra Cina e Occidente dal 1860 a oggi\u201d, in Guido Samarani, Maurizio Scarpari (a cura di), <em>Cina. Verso la modernit\u00e0<\/em>, Einaudi, Torino 2009, pp. 859-881.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref42\">[42]<\/a> Angus C. Graham, <em>La ricerca del Tao. Il dibattito filosofico nella Cina classica<\/em>, tr. e cura di Riccardo Fracasso, Neri Pozza, Vicenza 1999.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p><a title=\"\" href=\"#_ftnref43\">[43]<\/a> Cfr. Scarpari, <em>Mencio<\/em> <em>e l\u2019arte di governo<\/em>, cit.;\u00a0 Amina Crisma, \u201cAttualit\u00e0 di Mencio\u201d, <a href=\"http:\/\/www.inchiestaonline.it\/\">www.inchiestaonline.it<\/a> (5 luglio 2013).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Amina Crisma esamina schemi e pregiudizi eurocentrici tuttora predominanti nelle rappresentazioni della Cina, e indica<\/p>\n","protected":false},"author":10,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[11,75,1],"tags":[106,117,169,168,165,167,166],"class_list":["post-2834","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-dossier","category-osservatorio-cina","category-primo-piano","tag-cina","tag-cultura-cinese","tag-filosofia-cinese","tag-identita-culturale-cinese","tag-rappresentazioni","tag-stereotipi-sulla-cina","tag-storia-cinese"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2834","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/10"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=2834"}],"version-history":[{"count":11,"href":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2834\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":3158,"href":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/2834\/revisions\/3158"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=2834"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=2834"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=2834"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}