{"id":3430,"date":"2015-04-11T07:46:17","date_gmt":"2015-04-11T07:46:17","guid":{"rendered":"http:\/\/www.valorelavoro.com\/?p=3430"},"modified":"2015-04-30T11:51:33","modified_gmt":"2015-04-30T11:51:33","slug":"third-person","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/2015\/04\/third-person\/","title":{"rendered":"Third Person"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/www.valorelavoro.com\/wp-content\/uploads\/2015\/04\/3p.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-full wp-image-3431\" src=\"https:\/\/www.valorelavoro.com\/wp-content\/uploads\/2015\/04\/3p.jpg\" alt=\"3p\" width=\"129\" height=\"180\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>di Maria C. Fogliaro<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Niente \u00e8 come sembra nell\u2019ultimo film di Paul Haggis. In una camera avvolta nella penombra e immersa nel silenzio, un uomo, ripreso di spalle, siede davanti a una scrivania. Preda dei suoi pensieri, la figura sulla scena \u2013 che ha di fronte a s\u00e9 lo schermo di un <em>computer<\/em>, nel quale si intravede una pagina bianca \u2013 sembrerebbe intenta a svolgere un compito, che tuttavia non riesce a svolgere. Inaspettatamente la voce fuoricampo di un bambino, che gli sussurra \u00abGuardami\u00bb, la induce a voltarsi e a guardare <em>indietro<\/em>.\u00a0 Intanto, la macchina da presa cattura l\u2019immagine di un bicchiere d\u2019acqua, nel quale, da l\u00ec a poco, l\u2019uomo affonder\u00e0 cinquanta centesimi di euro. Cos\u00ec inizia il film: prima si precisano i contorni; poi, pian piano, il soggetto \u2013 inizialmente una sagoma in ombra, calata in un \u00abeterno ma non immobile\u00bb tempo \u2013 emerge alla luce e lo spettatore intuisce di trovarsi di fronte a una realt\u00e0 complessa, cui allude l\u2019avanzare della macchina da presa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se partiamo da ci\u00f2 che sembra, <em>Third Person <\/em>(USA, Regno Unito, Germania, Francia, Belgio, 2013, 137\u2019) \u2013 presentato in anteprima mondiale nel 2013 al <em>Toronto International Film Festival<\/em> e uscito negli Stati Uniti nel 2014 \u2013 \u00e8 un racconto corale in cui si intrecciano diverse storie, che si sviluppano in tre citt\u00e0 differenti: Parigi, Roma e New York. A Parigi Michael (un intenso Liam Neeson), scrittore americano, vincitore con il suo primo lavoro del premio Pulitzer, si \u00e8 rifugiato nella camera di un albergo per cercare \u2013 pare \u2013 di scrivere il suo nuovo romanzo. Qui viene raggiunto dalla sua amante Anna (Olivia Wilde), giornalista con ambizioni da scrittrice, donna ancora acerba, apparentemente fredda, ma, in realt\u00e0, profondamente fragile. Michael tiene un diario, nel quale annota frasi scritte in terza persona, che Anna riuscir\u00e0 in parte a leggere e che provocher\u00e0 una scossa dolorosa nella loro relazione. Contemporaneamente, a Roma, Scott (Adrien Brody), ambiguo uomo d\u2019affari americano \u2013 che si procura da vivere rubando modelli di abiti di alta moda \u2013 fa la conoscenza di Monika (Moran Atias), una gitana, che racconta \u2013 a quello che crede essere un ricco americano \u2013 la storia del rapimento della sua bambina. Scott, mosso in realt\u00e0 da suoi segreti demoni, decide di seguire la donna alla ricerca della figlia, in un\u2019avventura che li condurr\u00e0 nell\u2019Italia del Sud, in Puglia, e che li vedr\u00e0, alla fine, innamorarsi e pronti a iniziare una vita insieme. A New York Julia (Mila Kunis) \u2013 un\u2019ex attrice di <em>soap opera<\/em>, ormai lontana dai privilegi dello <em>star system<\/em> e costretta a lavorare come cameriera in un <em>hotel<\/em> di lusso per poter sopravvivere \u2013 \u00e8 impegnata in una difficile battaglia legale contro il suo ex compagno Rick (James Franco), un affermato artista newyorkese. Assistita dal proprio avvocato Theresa (Maria Bello) \u2013 l\u2019unica figura al suo fianco da quando \u00e8 iniziata la sua caduta in disgrazia \u2013, Julia deve combattere per poter vedere suo figlio, dopo esserne stata allontanata per via di un incidente \u2013 secondo Rick volontariamente provocato, ma la cui intenzionalit\u00e0 in realt\u00e0 non \u00e8 stata mai dimostrata \u2013, che avrebbe potuto causare la morte del bambino. Infine, a tutte queste storie si affianca la vicenda di Elaine (Kim Basinger), la moglie di Michael. Tormentata da un rapporto doloroso con un marito che sa infedele e pronto, forse, a lasciarla per sempre, e che ama \u2013 e da lui \u00e8 riamata \u2013 con tutta l\u2019anima, Elaine \u00e8 una donna segnata dal dolore straziante e inconsolabile per la perdita del loro unico figlio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo \u00e8 ci\u00f2 che, a prima vista, pu\u00f2 apparire nella vibrante e intricata trama pensata e messa in scena dal regista canadese. Ma, come sempre nel suo cinema \u2013 come in <em>Crash &#8211; Contatto fisico<\/em> (<em>Crash<\/em>, USA, Germania, 2004), vincitore di tre premi <em>Oscar<\/em> nel 2006, o come <em>Nella valle di Elah<\/em> (<em>In the Valley of Elah<\/em>, USA, 2007), del quale memorabile rimane l\u2019immagine finale dell\u2019alzabandiera \u00abcon le stelle e strisce rovesciate di un\u2019America che chiama aiuto\u00bb \u2013, ben pi\u00f9 profondo \u00e8 lo sguardo di Haggis. Maestro della sceneggiatura \u2013 sua \u00e8 la penna dietro i capolavori di Clint Eastwood <em>Million Dollar Baby <\/em>(USA, 2004) e <em>Lettere da Iwo Jima <\/em>(<em>Letters from Iwo Jima<\/em>, USA, 2006) \u2013, il regista d\u00e0 vita in questo suo ultimo film a una storia sofisticata, dal ritmo avvincente e dalla struttura narrativa complessa, impregnata di simmetrie e di ambiguit\u00e0. Fin dall\u2019inizio il regista, con la sua macchina da presa, dissemina con cura indizi e cattura dettagli, che creano unit\u00e0 nel flusso di immagini e parole, solo all\u2019apparenza incoerente e frammentato. Ben presto, infatti, si rompe la struttura lineare del tempo e si intuisce che le vicende narrate si svolgono in una dimensione temporale che non \u00e8 pi\u00f9 quella reale: vi sono quindi due temporalit\u00e0, una reale e una altrettanto potente che nasce dallo sforzo creativo dello scrittore. \u00c8 una sorta di racconto nel racconto, che prende vita dal mondo creativo del protagonista (Michael), che presenta se stesso come \u00abun uomo che prova emozioni solo attraverso i personaggi che crea\u00bb. Quest\u2019uomo, attraverso la scrittura, cerca di elaborare il suo grande lutto (la perdita del figlio) e trasforma la sua fuga da esso in un racconto polifonico, nel quale il suo personale dramma esistenziale prende forma. Quello di Michael \u00e8 il tentativo disperato di varcare un muro fino ad allora vissuto come insuperabile, fatto di sensi di colpa, di sentimenti e di pensieri spesso confliggenti. In questo intreccio di storie atemporali, che nascono da un fondo che \u00e8 temporale, il personaggio di Elaine \u2013 che rappresenta il rapporto di Michael con l\u2019ambivalenza della verit\u00e0 \u2013 \u00e8 quello che, nelle poche ma efficaci sequenze in cui appare, tiene insieme le due diverse temporalit\u00e0 del film. Attraverso i dialoghi telefonici con Michael, Elaine svela i due differenti livelli narrativi del racconto cinematografico, emergendo pian piano come l\u2019elemento chiave \u2013 insieme ai dettagli messi a fuoco nelle diverse sequenze del film \u2013 cui il regista si affida per consentire allo spettatore di decodificare la narrazione visiva. Tutti gli altri non sono veri personaggi: come i \u00abpupi\u00bb del teatro siciliano, sono maschere, creazioni strumentali nate dalla mente dello scrittore che non possiedono una reale profondit\u00e0 psicologica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Third Person<\/em> \u00e8 un film coinvolgente, che pretende di essere guardato con la stessa minuziosa cura con cui \u00e8 stato girato e che mette sicuramente in crisi chi non rinuncia a una visione affettata e sentimentale delle relazioni interpersonali; un film in cui \u00abBianco\u00bb \u2013 come scrive Michael \u2013 \u00e8 \u00abIl colore della verit\u00e0. Il colore dell\u2019onest\u00e0. E il colore delle menzogne che lui racconta a se stesso\u00bb. Haggis stesso mente sapendo di mentire: la storia d\u2019amore fra la scaltra gitana e lo sfuggente americano \u2013 forse un tributo al gusto per l\u2019assurdo della commedia all\u2019italiana contemporanea \u2013 \u00e8 alquanto improbabile e, infatti, l\u2019<em>happy ending<\/em> si stempera in una dimensione quasi onirica. Per tutto il film, la musica, curata da Dario Marianelli, trascina lo spettatore da una sequenza all\u2019altra e \u2013 sostenuta dal montaggio perfetto realizzato da Jo Francis \u2013 costituisce l\u2019altro filo invisibile che, insieme alla temporalit\u00e0 ordinaria scandita dalle telefonate e ai dettagli disseminati lungo tutto il racconto, lega fra loro le storie portate in scena. Splendida la fotografia, affidata a Gian Filippo Corticelli, e intensi i primi piani dei personaggi. L\u2019uso frequente dei campi lunghissimi, nelle riprese in esterno, \u00e8 un omaggio all\u2019Italia e alla citt\u00e0 di Roma in particolare \u2013 dove \u00e8 stato girato, fra il centro storico e gli <em>Studios<\/em> di <em>Cinecitt\u00e0<\/em>, la maggior parte del film \u2013. In un <em>cast<\/em> eccezionale, che pu\u00f2 contare sulla presenza di alcune fra le pi\u00f9 importanti stelle del firmamento hollywoodiano, brilla una splendida Kim Basinger, non pi\u00f9 il simbolo erotico che travolgeva Mickey Rourke in <em>9 settimane e <\/em><em><sup>1<\/sup><\/em><em>\/<\/em><sub>2<\/sub> (<em>9 <\/em><em><sup>1<\/sup><\/em><em>\/<\/em><sub>2<\/sub> <em>Weeks<\/em>, USA, 1986), ma qui ritratta come un\u2019intensa donna matura, sensualissima nei suoi tormenti e forte nel suo amore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Bologna 11 aprile 2015<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Maria C. 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