{"id":3689,"date":"2015-05-24T08:21:33","date_gmt":"2015-05-24T06:21:33","guid":{"rendered":"http:\/\/www.valorelavoro.com\/?p=3689"},"modified":"2017-01-30T17:28:28","modified_gmt":"2017-01-30T16:28:28","slug":"la-corda-del-boia-dellausterita-che-sta-strangolando-leconomia-europea","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/2015\/05\/la-corda-del-boia-dellausterita-che-sta-strangolando-leconomia-europea\/","title":{"rendered":"La \u201ccorda del boia\u201d dell&#8217;austerit\u00e0 che sta strangolando l&#8217;economia europea"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">Prosegue lo scontro fra la strenua difesa dell\u2019austerit\u00e0 da parte della Buba e del governo tedesco, che ha portato al congelamento dell\u2019economia europea e alla crisi della Grecia e dei \u201c<em>pigs<\/em>\u201d, e gli ormai numerosi fautori d\u2019una ripresa di stampo keynesiano, sostenuta in primo luogo da Stati Uniti e Cina, ma ora anche dal FMI e dalla BCE, che ha avviato la \u201c<em>facilitazione monetaria<\/em>\u201d, e persino da una parte della sinistra e del sindacato tedesco, che possono vantare i primi positivi risultati d\u2019una ripresa che per consolidarsi, esige per\u00f2 un maggiore coordinamento internazionale e l\u2019adozione d\u2019una politica economica espansiva anche nell\u2019Eurozona.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Molti economisti hanno cercato di scoprire le radici di tale ossessiva austerit\u00e0 tedesca. Alcuni l\u2019hanno spiegata col ricordo dell\u2019iperinflazione degli anni \u201920, ma l\u2019economista Fabian Lindner, di D\u00fcsseldorf, ha chiarito che a portare Hitler al potere \u00e8 stata invece la feroce politica deflattiva del governo di Heinrich Br\u00fcning, il \u201c<em>cancelliere della fame<\/em>\u201d, che ha tagliato i salari pubblici, le pensioni e l\u2019assistenza sociale, approfondendo la crisi. Infatti sono proprio le politiche di austerit\u00e0 deflattiva che provocano una risposta populista di estrema destra, come appunto sta avvenendo anche oggi nella maggior parte dei paesi europei. Altri ancora hanno cercato una spiegazione nella cultura popolare tradizionale, ricordando che in tedesco \u201c<em>Schuld<\/em>\u201d significa s\u00ec \u201c<em>debito<\/em>\u201d, ma anche \u201c<em>colpa<\/em>\u201d, da cui deriva la convinzione che le politiche keynesiane indurrebbero a un peccaminoso lassismo di bilancio di cui sarebbero dunque colpevoli i paesi debitori. Ma la colpa deve essere espiata ed esige una punizione per evitare che si propaghi. Per questo i paesi debitori non devono ricevere prestiti dalla Bce al tasso del 2%, ma devono essere sottoposti al \u201c<em>giudizio<\/em>\u201d e alla \u201c<em>vendetta dei mercati<\/em>\u201d, pagando anche, come la Grecia, un tasso usurario fino al 38% annuo, evidentemente impossibile da restituire. Non a caso Carli chiamava il rialzo dei tassi la \u201c<em>corda del boia<\/em>\u201d. Ma i \u201c<em>mercati<\/em>\u201d, che dovrebbero giudicare la virtuosit\u00e0 o colpevolezza dei paesi sono governati da quella decina di grandi banche internazionali (statunitensi, inglesi, tedesche e francesi), che negli anni \u201830 erano state soprannominate \u201c<em>banksters<\/em>\u201d (ovverso <em>bankers \u2013 gangsters<\/em>) dal New York Time e guadagnano cifre gigantesche dalla speculazione finanziaria a danno delle condizioni di vita delle popolazioni. Sono state costrette a pagare multe miliardarie per l\u2019attivit\u00e0 di riciclaggio di denaro sporco, le truffe sui mutui \u201c<em>subprime<\/em>\u201d, le manipolazioni sui prezzi delle materie prime e preziose, sui tassi di interesse (<em>Libor<\/em> ed <em>Euribor<\/em>, usati per definire i prezzi dei mutui in tutto il mondo) e cinque di loro (JP Morgan, Citigroup, RBS, UBS), definite il \u201c<em>cartello<\/em>\u201d, hanno dovuto ammettere ufficialmente la colpa di aver alterato il mercato dei cambi e sono state ora costrette a pagare una multa di 5,6 miliardi di dollari, ma ne avevano truffato molti di pi\u00f9. Si tratta della pi\u00f9 grande truffa finanziaria della storia, e proprio queste banche sono chiamate a giudicare il comportamento della Grecia, ridotta alla fame, e degli altri paesi debitori, forse in futuro anche l\u2019Italia!<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Altri economisti hanno sottolineato l\u2019analogia rispetto a quanto \u00e8 gi\u00e0 avvenuto con l\u2019 \u201c<em>Anschluss<\/em>\u201d della Germania orientale, acquisita a prezzi fallimentari, che Berlino intenderebbe ripetere con l\u2019intera Europa, per competere poi alla pari con Cina e Stati Uniti nei futuri assetti politici e finanziari mondiali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Wolfgang Munchau sul Financial Times ha spiegato che questa cultura del rigore \u00e8 figlia dell\u2019 \u201c<em>ordoliberismo<\/em>\u201d, una teoria economica nata in Germania dalla coniugazione del darwinismo sociale neoliberista della scuola di Vienna (Von Hayek e Von Mises), con le teorie giuridico-istituzionali della scuola di Friburgo (Euken, B\u00f6hm-Bauwerk, R\u00fcstow, R\u00f6pke). Condivide con il liberismo classico l\u2019idea dello \u201c<em>stato minimo<\/em>\u201d e il rifiuto dell\u2019interventismo statale keynesiano, ma a differenza di quello ritiene che il mercato non sia in grado di autogovernarsi trovando autonomamente un punto di equilibrio, ma richieda una fissazione di regole, in particolare a sostegno della centralit\u00e0 della concorrenza, il controllo rigoroso dell\u2019inflazione attraverso il pareggio di bilancio e la completa liberalizzazione dei licenziamenti, intesa come norma antimonopolistica. Si tratta d\u2019una teoria olistica e rigida, inflessibile e inderogabile, un vero e proprio dogma che non ammette compromessi e intende imporre il primato delle regole economiche sull\u2019intera societ\u00e0. Gi\u00e0 Von Hayek affermava che \u201c<em>il controllo dell\u2019economia sulla societ\u00e0 \u00e8 un controllo globale totale, senza alternative<\/em>\u201d, non diversamente da ci\u00f2 che sosteneva la Tatcher con il motto \u201c<em>TINA<\/em>\u201d, ovvero \u201c<em>There Is No Alternative<\/em>\u201d, non c\u2019\u00e8 alternativa. \u00c8 il \u201c<em>pensiero unico<\/em>\u201d fondato sulla teoria della \u201c<em>austerit\u00e0 espansiva<\/em>\u201d, che persino il FMI ha abbandonato perch\u00e9 palesemente falsa, perch\u00e9 ha dimostrato che l\u2019austerit\u00e0 \u00e8 unicamente recessiva (e determina un \u201c<em>moltiplicatore negativo<\/em>\u201d sull\u2019economia), ma che continua ad essere proclamata, per motivi essenzialmente politici, dalla BCE e daslla Commissione europea.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma senza alternativa non esiste pi\u00f9 la politica, il sindacato, la societ\u00e0 civile e neppure le istituzioni elettive rappresentative che, per esistere, devono consentire la possibilit\u00e0 di scegliere fra soluzioni diverse, altrimenti comanda solo l\u2019imperativo economico di istanze tecnocratiche non elettive, come avviene appunto oggi con la Troika, che impone i propri vincoli neoliberisti contro il lavoro e lo stato sociale, e anche la stessa democrazia. La Frankfurter Allegemeine Zeitung ha sostenuto che in Europa non c\u2019\u00e8 alternativa alla Troika, ma il Financial Times ha definito la Troika \u201c<em>un gruppo di non eletti che amministra l\u2019Europa intera<\/em>\u201d. Ma anche la Troika \u00e8 divisa, con l\u2019FMI che ha sollecitato la BCE ad attuare la \u201c<em>facilitazione monetaria<\/em>\u201d (il \u201cQe\u201d, \u201c<em>Quantitative easing<\/em>\u201d, ovvero l\u2019acquisto di titoli sovrani sul mercato primario, vietato dallo Statuto della BCE) elogiando il coraggio di Draghi che, dopo l\u2019allarme di Jackson Hole dei governatori centrali rispetto alla minaccia della depressione, ha aggirato i vincoli statutari imposti dalla Germania, avviando, nonostante la forte ostilit\u00e0 della Buba, il \u201cQe\u201d in Europa e annunciato di volerlo mantenere fino a quando sar\u00e0 necessario.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Va ricordato come la lingua italiana distingua nettamente la teoria politica del \u201c<em>liberalismo<\/em>\u201d, che \u00e8 il fondamento teorico della democrazia occidentale, dal \u201c<em>liberismo<\/em>\u201d economico, che di fatto vi si contrappone e sta svuotando la sovranit\u00e0 delle istanze elettive e delle rappresentanze sociali, imponendo una investitura tecnocratica legittimata non dal consenso ma da imperativi economici; un modello che Popper ha definito \u201c<em>il capitalismo del lavoro come merce<\/em>\u201d. Al contrario la lingua inglese, ma anche tutte le altre lingue (tedesco e francese comprese), non distinguono fra liberalismo politico ed economico, assimilandoli in un unico termine, sempre pi\u00f9 contraddittorio, ma ne consegue una maggiore difficolt\u00e0 a percepire la profonda contraddizione esistente tra questi due concetti, che viene celata sotto un velo di apparente omogeneit\u00e0 linguistica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La costruzione europea riflette esattamente l\u2019impostazione \u201c<em>ordoliberista<\/em>\u201d, dai \u201c<em>parametri di Maastricht<\/em>\u201d (giustamente definiti \u201c<em>stupidi<\/em>\u201d da Prodi), ai vincoli imposti statutariamente alla BCE (la sola lotta all\u2019inflazione), al trattato intergovernativo sul Patto di bilancio (<em>Fiscal compact<\/em>). Cos\u00ec il \u201c<em>decalogo neoliberista<\/em>\u201d del \u201c<em>Consenso di Washington<\/em>\u201d, ormai abbandonato negli Stati Uniti, si \u00e8 trasformato nell\u2019Eurozona, pressoch\u00e9 immutato, nel \u201c<em>Consenso di Berlino<\/em>\u201d. Alla base di quest<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una sorta di dogma per cui, nonostante la recessione, la Germania non intende cambiare strada, perch\u00e9 ritiene che il rispetto delle regole debba essere rigoroso, e che la crescita non si finanzi con il debito ma con i conti a posto, anche se ci\u00f2 ci sta portando verso la catastrofe e la dissoluzione dell\u2019Eurozona. In realt\u00e0 si tratta di norme datate, intrinsecamente recessive, create per lottare contro l\u2019inflazione, ma del tutto incapaci di sottrarci all\u2019incubo della deflazione che invece tendono ad aggravare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Inoltre le regole europee sono cogenti solo in ambito monetario e di bilancio ma non su quello sociale. Le riforme strutturali, chieste dalla Commissione europea riguardano essenzialmente la completa flessibilizzazione del mercato del lavoro attraverso la liberalizzazione dei licenziamenti, il taglio delle pensioni, del welfare e del pubblico impiego, ripetendo quella disastrosa esperienza di Br\u00fcning che ha spalancato le porte al nazismo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Secondo Jens Weidman della Buba, \u201c<em>se ogni paese facesse le necessarie riforme strutturali la crescita riprenderebbe<\/em>\u201d. Anche la Commissione europea propone ancor oggi, sia pure con qualche dubbio, il modello tedesco come esempio da seguire anche per gli altri paesi europei. Ma \u00e8 possibile fare come la Germania?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Secondo il Financial Times la Germania ha adottato una politica neomercantilistica aggressiva, la cosiddetta \u201c<em>politica rubamazzetto<\/em>\u201d (\u201c<em>b.t.n.<\/em>\u201d, <em>beggar thy neighbour<\/em>), fortemente concorrenziale, che cerca il proprio vantaggio, \u201c<em>riducendo in miseria i propri vicini<\/em>\u201d. In Germania viene definita il \u201c<em>principio di San Floriano<\/em>\u201d, dalla preghiera \u201c<em>Santo Floriano, risparmia la mia casa, brucia le altre<\/em>\u201d. \u00c8 chiaro che questa politica pu\u00f2 funzionare solo in un o due paesi, a danno degli altri e dunque non ha alcun senso di dire di \u201c<em>fare come la Germania<\/em>\u201d, perch\u00e9 non funziona e la Germania pu\u00f2 comportarsi come sta facendo solo a danno degli altri paesi . Infatti questa politica \u00e8 stata adottata da tutti i paesi dopo la crisi del \u201929, e ha contribuito ad aggravare la depressione fino alla Seconda guerra mondiale. L\u2019economista Alan Deardoff l\u2019ha spiegata col \u201c<em>dilemma del prigioniero<\/em>\u201d, della teoria dell\u2019equilibrio di Nash, in quanto ogni paese ha interesse singolarmente a perseguire tale politica aggressiva nei confronti dei sui concorrenti ma cos\u00ec peggiora la situazione di tutti, compreso s\u00e9 stesso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Inoltre nell\u2019Eurozona opera il cosiddetto \u201c<em>Ciclo di Frenkel<\/em>\u201d, perch\u00e9, in assenza d\u2019un Tesoro europeo in grado di compensare le divergenze fra i vari paesi, in una situazione di libert\u00e0 di movimento dei capitali e di esposizione alla speculazione internazionale, l\u2019euro funziona come una moneta straniera, al pari del \u201c<em>currency board<\/em>\u201d che ha provocato la crisi argentina.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le regole europee non consentono oggi alcuna possibilit\u00e0 di riaggiustamento dei differenziali di produttivit\u00e0 e dei costi relativi di produzione che veniva realizzato in precedenza attraverso contenute svalutazioni competitive. Ci\u00f2 impone una \u201c<em>svalutazione interna<\/em>\u201d, ovvero una strategia deflattiva, sollecitata dalla Commissione europea, operata attraverso la riduzione dell\u2019occupazione e delle retribuzioni del pubblico impiego, delle pensioni e del welfare, per aumentare la competitivit\u00e0 favorendo una politica commerciale aggressiva ma, senza io contributo del mercato interno, che viene in tal modo tagliato per motivi di concorrenza, ci\u00f2 non \u00e8 sufficiente a rilanciare l\u2019economia, ma anzi porta ad una spirale depressiva e a una feroce guerra commerciale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le politiche restrittive di bilancio europee, imposte dai Trattati, sono intrinsecamente deflattive, costituiscono un \u201c<em>moltiplicatore negativo<\/em>\u201d e determinano una crescente divergenza strutturale fra i diversi paesi dell\u2019Eurozona, aumentando il rapporto debito\/pil e rendendo sempre pi\u00f9 difficile il rientro dei paesi in deficit, per cui l\u2019Eurozona \u00e8 sempre pi\u00f9 divisa fra creditori strutturali e debitori senza speranza. Nessun paese dell\u2019Eurozona pu\u00f2 rilanciare l\u2019economia da solo in termini keynesiani, in controtendenza rispetto alle politiche di austerit\u00e0 dell\u2019Eurozona, perch\u00e9 in tal modo creerebbe lavoro solo negli altri paesi, con la crisi della propria bilancia commerciale, come \u00e8 avvenuto nella Francia di Mitterrand.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019unico paese in grado di fare da locomotiva alla crescita europea, per la sua centralit\u00e0 economica nei confronti di tutti gli altri paesi, \u00e8 la Germania, che sta invece giocando anch\u2019essa a rubamazzetto attraverso la diffusione dei \u201c<em>kurzabeiten<\/em>\u201d a 450 euro al mese, creati dalla \u201c<em>riforma Hartz<\/em>\u201d del 2004 e il sostegno alle esportazioni extraeuropee, principalmente verso i mercati asiatici e, soprattutto, la Cina.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Con queste politiche deflattive, sta esportando recessione e disoccupazione in Europa, sottraendo domanda all\u2019economia reale degli altri paesi e, investendo fuori dall\u2019Eurozona il suo cospicuo avanzo commerciale, anzich\u00e9 impiegarlo per creare domanda aggiuntiva interna, che trainerebbe lo sviluppo in Europa. Ma una domanda sufficiente pu\u00f2 essere sostenuta solo dai salari (<em>wage-led<\/em> <em>growth<\/em>) e non pu\u00f2 reggersi unicamente sulle esportazioni extra Ue, specie in assenza d\u2019un paese \u201c<em>consumatore d\u2019ultima istanza<\/em>\u201d come sono stati, fino al 2008, gli Stati Uniti e in presenza d\u2019una flessione della crescita economica anche dei Brics. Per questo anche la Germania \u00e8 in crescente difficolt\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Summers e Krugman hanno avvertito del rischio d\u2019una \u201c<em>stagnazione secolare<\/em>\u201d e il pericolo \u00e8 accentuato dal fatto che l\u2019attuale spinta generalizzata ad una crescita della competitivit\u00e0, in una situazione di stagnazione della domanda globale, produce effetti depressivi irrecuperabili. Ogni paese reagisce perci\u00f2 accentuando la concorrenza trascinando il tutto in un circuito vizioso di svalutazioni interne. \u00c8 ci\u00f2 che assurdamente consiglia il patto di bilancio (taglio delle pensioni, del welfare, della spesa sociale, dei dipendenti pubblici, dei salari, ecc.). Le politiche B.T.N. sono costosissime ed economicamente devastanti. Impongono un\u2019austerit\u00e0 che uccide la domanda interna non produce crescita europea, ma una uscita unilaterale dall\u2019euro aggraverebbe solo la situazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Secondo l\u2019economista Engelbert Stockhammer, dell\u2019Universit\u00e0 del Massachusset, la crescita dei paesi \u201c<em>export driven\u201d<\/em> fortemente mercantilistici, come la Germania, \u00e8 fondata sull\u2019aumento del deficit e della fragilit\u00e0 dei paesi a crescita \u201c<em>debt driven consumption<\/em>\u201d. Ha inoltre sottolineato che anche l\u2019attuale declino della forza organizzativa dei sindacati ha avuto un effetto pesantemente negativo sulla crescita economica globale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"text-align: justify; line-height: 1.5;\">Continuare sulla strada attuale ci porta al disastro, scatenando populismi xenofobi e guerra valutarie, economiche e per il controllo delle materie prime: come ha detto giustamente papa Bergoglio, \u00e8 gi\u00e0 oggi in atto una \u201c<em>guerra mondiale strisciante<\/em>\u201d, con attori inediti. Occorrerebbe dunque cambiare politica, realizzando rapidamente un coordinamento internazionale di politiche espansive. Cosa non facile, perch\u00e9 ci\u00f2 \u00e8 realizzabile solo cambiando la cultura economica tedesca, profondamente radicata non solo nelle istituzioni ma anche nella stessa opinione pubblica. Nell\u2019Unione europea occorrerebbe inoltre cambiare i Trattati, ma ci\u00f2 esige una unanimit\u00e0 che \u00e8 oggi assai difficile da raggiungere. Ma \u00e8 l\u2019argomento centrale da porre all\u2019ordine del giorno di una sinistra politica europea e mondiale ormai intrisa di neoliberismo e di sindacati fortemente indeboliti, se vogliono trovare una nuova energia proponendo una propria strategia economica e di riunificazione sociale oggi assente.Milano, 22 maggio 2015<\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sullo stesso tema Giancarlo Saccoman ha pubblicato un libro per i tipi di Punto Rosso di cui pubblichiamo, d&#8217;intesa con l&#8217;autore il pdf<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><span style=\"color: #ff0000;\"><a style=\"color: #ff0000;\" href=\"https:\/\/www.valorelavoro.com\/wp-content\/uploads\/2015\/05\/Saccoman-Austerita-Fluttuazioni-DossierUnico.pdf\">Saccoman-Austerita-Fluttuazioni-DossierUnico<\/a><\/span><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Chi fosse eventualmente interessato ad acquistare il libro cartaceo, lo pu\u00f2 fare sul sito di Punto Rosso, all\u2019indirizzo\u00a0<span style=\"color: #ff0000;\"><a style=\"color: #ff0000;\" href=\"http:\/\/www.puntorosso.it\/puntorosso-libro_job-act.html\">http:\/\/www.puntorosso.it\/puntorosso-libro_job-act.html<\/a><\/span>, o rivolgendosi a Roberto Mapelli, Cell.\u00a0<span style=\"color: #ff0000;\"><a style=\"color: #ff0000;\" href=\"tel:3341319518\">3341319518<\/a><\/span>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>Prosegue lo scontro fra la strenua difesa dell\u2019austerit\u00e0 da parte della Buba e del governo<\/p>\n","protected":false},"author":5,"featured_media":3737,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[105,15],"tags":[294,295,296,297,56,40,31],"class_list":["post-3689","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-internazionale","category-lavoro-ed-economia","tag-bce","tag-buba","tag-germania","tag-keynes","tag-ripresa-economica","tag-sviluppo","tag-unione-europea"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3689","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/5"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=3689"}],"version-history":[{"count":9,"href":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3689\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":3738,"href":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/3689\/revisions\/3738"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media\/3737"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=3689"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=3689"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=3689"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}