{"id":38852,"date":"2015-07-19T11:05:33","date_gmt":"2015-07-19T09:05:33","guid":{"rendered":"http:\/\/www.valorelavoro.com\/?p=38852"},"modified":"2015-07-19T12:52:59","modified_gmt":"2015-07-19T10:52:59","slug":"la-de-democratizzazione-delleuropa-e-la-questione-tedesca","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/2015\/07\/la-de-democratizzazione-delleuropa-e-la-questione-tedesca\/","title":{"rendered":"La de-democratizzazione dell\u2019Europa, e la questione tedesca"},"content":{"rendered":"<p><em>di Maria C. Fogliaro<\/em><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.valorelavoro.com\/wp-content\/uploads\/2015\/07\/Uno.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-38853\" src=\"https:\/\/www.valorelavoro.com\/wp-content\/uploads\/2015\/07\/Uno.jpg\" alt=\"Uno\" width=\"230\" height=\"219\" \/><\/a><\/p>\n<p>Cresce un sentimento antieuropeo. Di esso si nutrono i movimenti euroscettici e i partiti antieuropeistici, affermatisi in molti Stati membri come risposta semplificata e, fino ad oggi, ineffettuale alla crisi economica, all\u2019erosione del modello sociale e alla debolezza della crescita nel Vecchio continente. Nel corso dell\u2019ultimo decennio, proprio a causa della crisi multiforme che vive l\u2019Europa, il sostegno dell\u2019opinione pubblica al progetto di integrazione europea si \u00e8 notevolmente affievolito. Oggi, per\u00f2, la violenza punitiva \u2013 entrata in scena tra il 12 e il 13 luglio scorso, nell\u2019ultima fase del <em>round<\/em> negoziale tra il Primo ministro greco, Alexis Tsipras, e gli altri 18 capi di governo dell\u2019euro, riuniti per decidere sul terzo programma di assistenza alla Grecia \u2013 ha percettibilmente aggravato la crisi di legittimit\u00e0 dell\u2019Unione, accentuando le crepe gi\u00e0 vistose nell\u2019edificio europeo.<\/p>\n<p>Implacabili come la Nemesi, i <em>partner<\/em> dell\u2019eurozona \u2013 per far partire il nuovo programma di salvataggio, che prevede un prestito di 86 miliardi di euro circa in tre anni dal fondo salva-Stati, e in cambio di una timida apertura sulla possibilit\u00e0 di una ristrutturazione del debito \u2013 hanno imposto ad Atene misure draconiane, da approvare in tempi strettissimi. Tra le \u00abriforme strutturali\u00bb il punto di maggiore scontro ha toccato l\u2019imponente programma di privatizzazioni, per realizzare il quale dovr\u00e0 essere costituito un fondo da 50 miliardi di euro, che \u2013 contrariamente ai <em>desiderata<\/em> tedeschi \u2013 avr\u00e0 sede legale ad Atene, e sar\u00e0 gestito dalle autorit\u00e0 greche, sotto la stretta sorveglianza delle istituzioni europee. Tenuto conto che \u2013 come ha affermato il FMI (Fondo Monetario Internazionale), e quindi, indirettamente, gli Stati Uniti, le cui pressioni sono state determinanti nel fallimento del piano per l\u2019uscita temporanea di Atene dall\u2019euro (<em>Grexit<\/em>) preparato da Sch\u00e4uble, il ministro delle Finanze tedesco \u2013 la Grecia non \u00e8 in grado di sostenere, senza un taglio consistente, il peso di un debito pubblico in aumento e che difficilmente riuscir\u00e0 a mettere insieme i 50 miliardi di euro di garanzia per il fondo, il popolo greco \u00e8 stato <em>de facto<\/em> espropriato di gran parte della propria sovranit\u00e0: tutte le future riforme del Paese \u2013 alla cui attuazione \u00e8 condizionato l\u2019effettivo esborso degli aiuti \u2013 saranno concordate con le istituzioni internazionali e la troika torner\u00e0 ad Atene.<\/p>\n<p>Con la crisi greca la storia dell\u2019Unione \u00e8 giunta a una svolta decisiva, e numerosi sono gli interrogativi e i nodi da sciogliere. In primo luogo, il perentorio <em>ultimatum<\/em> al governo di Atene \u2013 accettato da Tsipras, contro le proprie convinzioni pi\u00f9 profonde, per dare respiro immediato al Paese, in asfissia finanziaria per le decisioni, tutt\u2019altro che neutrali, della BCE \u2013 suggerisce, innanzitutto, che le forze che governano l\u2019Europa (soprattutto l\u2019<em>establishment<\/em> tedesco) non hanno mai avuto la reale intenzione di arrivare a un compromesso e che il loro vero obiettivo \u00e8 il cambio di governo in Grecia, secondo il medesimo copione dell\u2019autunno del 2011, quando due governi democraticamente eletti \u2013 quello di Papandreu in Grecia e quello di Berlusconi in Italia \u2013 furono costretti a dimettersi per le pressioni internazionali. Allo stesso modo, le vicende di queste ultime settimane e soprattutto le reazioni aggressive suscitate dalla decisione del Primo ministro greco di indire il referendum contro l\u2019<em>austerity<\/em>, chiamando il popolo \u2013 cio\u00e8 il titolare originario del potere sovrano, fondamento ultimo della legittimit\u00e0 politica dei governi \u2013 a decidere sulla propria politica economica, sono una preoccupante conferma della tendenza alla sospensione delle procedure democratiche in Europa.<\/p>\n<p>In secondo luogo, a Bruxelles, nell\u2019ultimo <em>summit<\/em> ad altissima tensione, c\u2019\u00e8 stata una franca chiarificazione sulla realt\u00e0 dei rapporti di forza all\u2019interno dell\u2019Unione, con un\u2019energica esibizione di egemonia da parte della Germania e dei suoi satelliti. Sono cos\u00ec venute alla luce le drammatiche divisioni e le incongruenze interne alla costruzione europea, nella quale il Paese pi\u00f9 forte tende a sovrapporre la propria volont\u00e0 a quella di tutti, dettando regole, stabilendo gerarchie, imponendo la propria narrazione e il proprio linguaggio, come indica chiaramente la velenosa distinzione tra \u00abnazioni creditrici\u00bb e \u00abnazioni debitrici\u00bb.<\/p>\n<p>Guardando ancora alla vicenda greca, vediamo emergere un\u2019altra grave questione: l\u2019estrema debolezza della socialdemocrazia europea. Questa, all\u2019ultimo <em>summit<\/em> di Bruxelles, si \u00e8 divisa, secondo linee di frattura nazionali, sulla questione fondamentale della permanenza della Grecia nell\u2019euro: fortemente voluta dal gruppo nordico con a capo la Germania (con l\u2019aggiunta della Slovenia e di Malta), la <em>Grexit<\/em> \u00e8 stata evitata anche grazie allo sforzo di mediazione del Presidente francese Hollande, appoggiato dall\u2019Italia.<\/p>\n<p>Ma l\u2019aspetto pi\u00f9 drammatico \u00e8 che, nonostante i catastrofici fallimenti, le ricette neoliberiste e ordoliberali continuano a essere imposte non soltanto con l\u2019adesione entusiastica delle forze conservatrici, ma anche con l\u2019appoggio attivo dei partiti di centrosinistra di tutta Europa, che hanno abbracciato con convinzione la <em>doxa<\/em> neoliberale, smarrendo cos\u00ec le proprie ragioni di fondo. \u00c8, infatti, diventato luogo comune, soprattutto fra le forze di centrosinistra, che i tedeschi siano riusciti ad affrontare senza troppe difficolt\u00e0 la crisi grazie al loro modello di economia altamente competitivo, frutto delle riforme del mercato del lavoro attuate fra il 2003 e il 2005 e ispirate al piano Hartz. E questo ha prodotto l\u2019idea che \u00e8 necessario trasferire la lezione tedesca al resto d\u2019Europa. Nella realt\u00e0, per\u00f2, le riforme imposte hanno portato al collasso l\u2019economia greca e hanno dimostrato che il modello tedesco non \u00e8 replicabile fuori dai suoi confini, essendo frutto non tanto delle riforme volute da Schr\u00f6der, ma della peculiarit\u00e0 della storia tedesca recente e del modo con cui Berlino ha usato l\u2019Europa per costruire la propria potenza \u2013 disattendendo, secondo la propria utilit\u00e0, i parametri europei e beneficiando di una valuta, l\u2019euro, congegnata esattamente come il marco \u2013.<\/p>\n<p>Ora, alla luce del quadro tracciato, possiamo dirlo: grazie al coraggio del popolo greco e alla dignit\u00e0 del suo Primo ministro \u2013 che dopo questa vicenda si afferma come vero leader nazionale, in senso gramsciano \u2013 \u00e8 finalmente chiaro che l\u2019energia politica che ha dato origine alla costruzione europea si \u00e8 esaurita. E gli Stati dell\u2019Unione rischiano oggi di retrocedere a un passato predemocratico che sembrava sepolto per sempre, non soltanto perch\u00e9 in Europa un Paese si impone egemonicamente sugli altri, ma per l\u2019evidente svuotamento dei processi democratici all\u2019interno dei singoli Stati. Perch\u00e9 l\u2019Europa solidale, democratica e aperta al mondo non rimanga soltanto un sogno \u00e8 necessaria una vera politica di sinistra, energica, padrona di s\u00e9 e delle proprie decisioni, che rivendichi il potere di orientare e governare l\u2019esistente seguendo la propria visione, e che questa sia radicalmente alternativa a quella oggi dominante. I greci hanno aperto la strada.<\/p>\n<p>Bologna, 19 luglio 2015<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Maria C. Fogliaro Cresce un sentimento antieuropeo. 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