{"id":38912,"date":"2015-08-31T22:44:08","date_gmt":"2015-08-31T20:44:08","guid":{"rendered":"http:\/\/www.valorelavoro.com\/?p=38912"},"modified":"2015-09-01T10:51:33","modified_gmt":"2015-09-01T08:51:33","slug":"la-campana-che-suona-per-leuropa","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/2015\/08\/la-campana-che-suona-per-leuropa\/","title":{"rendered":"La campana che suona per l&#8217;Europa"},"content":{"rendered":"<p><em>di Maria C. Fogliaro<\/em><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.valorelavoro.com\/wp-content\/uploads\/2015\/08\/images-2.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-full wp-image-38913\" src=\"https:\/\/www.valorelavoro.com\/wp-content\/uploads\/2015\/08\/images-2.jpg\" alt=\"images 2\" width=\"138\" height=\"131\" \/><\/a><\/p>\n<p>Secondo l\u2019Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati (UNHCR), sarebbero trecentomila le persone che, dall\u2019inizio del 2015, hanno attraversato il Mediterraneo per raggiungere l\u2019Europa, e si stima che saranno un milione entro la fine dell\u2019anno. Si tratta di movimenti \u2013 con pochi precedenti nella storia \u2013 di interi popoli, cui guerre, povert\u00e0, disperazione, forniscono l\u2019energia e le motivazioni necessarie per affrontare viaggi rischiosi e per affidare davvero (senza alcuna retorica, purtroppo) la propria vita al destino.<\/p>\n<p>\u00c8 evidente che questo fenomeno, per la sua vastit\u00e0 e complessit\u00e0, non pu\u00f2 essere interpretato solo in termini di allarme e di sicurezza, essendo esso il frutto, probabilmente inevitabile, di decisioni politiche e di circostanze storiche ben precise. Era il 1884, quando \u2013 con la Conferenza di Berlino \u2013 partiva ufficialmente lo <em>Scramble<\/em> per l\u2019Africa, cio\u00e8 la corsa alla colonizzazione del continente africano da parte delle potenze europee. Da allora, pur tenendo conto dei cambiamenti storici, economici e geopolitici intervenuti nel frattempo, il rapporto dell\u2019Occidente con \u00abil resto del mondo\u00bb \u00e8 stato improntato al dominio e alla rapina coloniale, e si \u00e8 tradotto nell\u2019appoggio irresponsabile a governi corrotti, repressivi e autoritari e, parallelamente, nel fomentare l\u2019odio nelle aree di primario interesse economico-strategico.<\/p>\n<p>Oggi, quasi per una sorta di vendetta della Storia, l\u2019Europa paga tutte, in un sol colpo, le proprie responsabilit\u00e0. Il Vecchio Continente si trova, infatti, a dover fronteggiare un evento epocale, che riporta il Mediterraneo e i Balcani (l\u2019altra rotta fondamentale per raggiungere il Nord-Europa, meta finale di questi viaggi della speranza) al centro del mondo, e che \u00e8 destinato a cambiare profondamente, o addirittura a destabilizzare, societ\u00e0 impaurite e incattivite dalla prospettiva del proprio declino.<\/p>\n<p>In realt\u00e0 \u2013 \u00e8 bene ricordarlo \u2013 quelle che oggi sono vissute, da una parte cruciale dell\u2019opinione pubblica europea, come minacciose migrazioni selvagge sono il frutto delle contraddizioni prodotte dalla diffusione planetaria di un capitalismo sempre pi\u00f9 aggressivo, da un lato, e delle guerre esportate dall\u2019Occidente in nome della democrazia o della \u00abguerra al terrore\u00bb inaugurata dopo l\u201911 settembre, dall\u2019altro. Gli interventi in Iraq, Libia e l\u2019atteggiamento ambiguo nei confronti della Siria di Assad sono, in questo senso, emblematici delle responsabilit\u00e0 dell\u2019Europa e degli Stati Uniti nel processo di destabilizzazione di un\u2019area fondamentale e in perenne equilibrio instabile come quella che va dal Nord Africa al Medio Oriente. \u00c8, infatti, da clamorosi errori strategici e da sciagurati calcoli cinici che nasce l&#8217;Isis \u2013 il sedicente Califfato islamico formato dai miliziani jihadisti in Iraq e in Siria \u2013, che a causa della distruzione dello Stato in Libia (soprattutto per l\u2019intervento di Francia e Inghilterra) e dello smembramento del Paese in fazioni in guerra fra loro sta arrivando a minacciare da vicino l\u2019Italia e l\u2019Europa.<\/p>\n<p>Ora, di fronte a queste sfide, gli Stati cercano di difendersi. Immemori, forse, della propria storia e del coraggio di un tempo \u2013 quando erano i propri popoli a combattere per la libert\u00e0 o a cercare altrove una nuova speranza \u2013, i Paesi europei tendono a chiudersi nei propri egoismi nazionali: innalzano muri e barriere; respingono i migranti; si sottraggono al dovere di dare asilo a chi \u00e8 in fuga dalla guerra, costringendo i profughi ad avanzare fra blocchi delle forze dell\u2019ordine e filo spinato, come accade quotidianamente nei Balcani; cercano di porre limiti sempre pi\u00f9 stretti all\u2019accoglienza, arrivando addirittura \u2013 come ha fatto in questi giorni il ministro dell\u2019Interno britannico, Theresa May \u2013 a porre in questione anche uno dei pilastri dell\u2019Unione, il principio della libera circolazione delle persone nei Paesi dell\u2019UE.<\/p>\n<p>A fronte della paralisi decisionale a livello di istituzioni comunitarie, i singoli Stati, preoccupati per il proprio ordine interno, concedono spazio a ogni sorta di rivendicazione populista, dimenticando per\u00f2 che l\u2019istinto alla vita \u2013 come testimoniano le immagini quotidiane dei profughi che attraversano il Mediterraneo o il confine greco-macedone, o quelle dei migranti in attesa a Calais o bloccati a Ventimiglia \u2013 \u00e8 veramente una potenza irresistibile e che nessuno potr\u00e0 davvero fermare chi \u00e8 in viaggio alla ricerca delle condizioni necessarie per vivere in pace. Non \u00e8 possibile, pertanto, tornare indietro e illudersi che nulla sia successo. La situazione richiede un\u2019azione immediata, che non pu\u00f2 prescindere da un maggior coinvolgimento \u2013 a livello di cooperazione politica, militare, sanitaria \u2013 dei Paesi da cui ha origine la catastrofe umanitaria. Bisogna coinvolgersi: andare noi da loro, non per saccheggiare o asservire, ma per aiutare a ricostituire un ordine civile. \u00c8 giusto ed \u00e8 doveroso, nell\u2019interesse di tutti.<\/p>\n<p>Ma per far questo \u00e8 necessario \u2013 anche tenendo conto dell\u2019assenza politica delle Nazioni Unite \u2013 che l\u2019Europa si svegli dal suo ormai troppo lungo letargo e agisca, adottando una linea politica unitaria, in sintonia con la propria storia, ispirata al rispetto dei diritti umani e alla libert\u00e0 dell\u2019individuo. La Germania, intanto, si \u00e8 mossa e il 25 agosto \u2013 per decisione del suo Cancelliere, Angela Merkel \u2013 ha sospeso unilateralmente il regolamento di Dublino II (che obbliga chi richiede asilo politico a farlo nel primo Paese europeo in cui arriva) per i profughi siriani. \u00c8 una decisione che certamente avr\u00e0 importanti ripercussioni sugli equilibri europei. La qualit\u00e0 della soluzione che potr\u00e0 essere trovata sar\u00e0, inoltre, ulteriormente condizionata dalle prossime scadenze elettorali in Grecia, Portogallo, Polonia e Spagna. Siamo davanti a una grande occasione per l\u2019Europa. Se c\u2019\u00e8, \u00e8 ora che si desti: il suo onore, la sua storia, il suo destino glielo impongono.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Maria C. 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