{"id":38962,"date":"2015-09-18T18:39:31","date_gmt":"2015-09-18T16:39:31","guid":{"rendered":"http:\/\/www.valorelavoro.com\/?p=38962"},"modified":"2015-10-20T23:49:08","modified_gmt":"2015-10-20T21:49:08","slug":"un-giusto-tra-le-nazioni-la-storia-di-armin-wegner","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/2015\/09\/un-giusto-tra-le-nazioni-la-storia-di-armin-wegner\/","title":{"rendered":"Un giusto tra le nazioni: la storia di Armin Wegner"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\"><em>di Maria C. Fogliaro<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"https:\/\/www.valorelavoro.com\/wp-content\/uploads\/2015\/09\/Lettera-a-Hitler.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-38963\" src=\"https:\/\/www.valorelavoro.com\/wp-content\/uploads\/2015\/09\/Lettera-a-Hitler-200x300.jpg\" alt=\"Save the date_v2.pages\" width=\"200\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/wp-content\/uploads\/2015\/09\/Lettera-a-Hitler-200x300.jpg 200w, https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/wp-content\/uploads\/2015\/09\/Lettera-a-Hitler-684x1024.jpg 684w, https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/wp-content\/uploads\/2015\/09\/Lettera-a-Hitler-1024x1533.jpg 1024w, https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/wp-content\/uploads\/2015\/09\/Lettera-a-Hitler.jpg 1656w\" sizes=\"auto, (max-width: 200px) 100vw, 200px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abQuando mi \u00e8 stato chiesto che cosa era il coraggio, io ho risposto con una battuta: la stoltezza\u00bb.<br \/>\nLe parole di Armin Theophil Wegner (1886-1978), riportate da Gabriele Nissim nella parte finale del suo ultimo libro, <em>La lettera a Hitler. Storia di Armin T. Wegner, combattente solitario contro i genocidi del Novecento<\/em> (Mondadori, 2015) , danno il tono della vicenda di un uomo che per tutta la vita, fra laceranti contraddizioni, \u00e8 stato un cercatore impavido di senso e di etica. Testimone eccezionale, mai neutrale, di due delle pi\u00f9 grandi tragedie del Novecento, Armin Wegner ha attraversato \u00abil male per poterlo raccontare\u00bb: ha fornito un contributo fondamentale, con centinaia di fotografie da lui stesso realizzate a costo di enormi rischi, alla conoscenza del genocidio degli armeni, pianificato e compiuto fra il 1915 e il 1916 dal Comitato Unione e Progresso, espressione del movimento dei Giovani Turchi, al potere nell\u2019Impero ottomano dal 1908; ed \u00e8 stato l\u2019unico tedesco che ha osato scrivere, nella Pasqua del 1933, una lettera aperta a Hitler, protestando contro la politica antisemita perseguita dal regime nazionalsocialista.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Della vicenda singolare, e poco nota, di questo rampollo di un\u2019antica famiglia prussiana, narra il romanzo biografico scritto da Nissim, che ha il merito di riportare alla memoria la storia di un grande testimone del Novecento, che seppe scegliere e non si pieg\u00f2 all\u2019orrore quando se lo trov\u00f2 di fronte. E di quest&#8217;ultimo lavoro di Gabriele Nissim si \u00e8 parlato, il 9 settembre scorso, a Bologna nell\u2019ambito di un incontro organizzato dalla Libreria Zanichelli in collaborazione con \u00abCasa dei pensieri 2015\u00bb, al quale hanno partecipato, insieme all\u2019autore, Luciano Casali (storico), Giuseppe Giliberti (giurista) e Davide Ferrari (fondatore della \u00abCasa dei pensieri\u00bb).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il dato di partenza del racconto \u00e8 offerto dall\u2019incontro a Roma, nel 1965, fra Johanna Wernicke-Rothmayer \u2013 una studentessa tedesca, trasformata da Nissim nella voce narrante del testo \u2013 e un vecchio poeta tedesco, in cerca di un\u2019assistente-dattilografa. Nasce di qui la progressiva scoperta da parte di Johanna di un uomo singolare e misterioso, che un giorno la sorprende: le chiede di ribattere a macchina una lettera che aveva scritto, nel 1933, a Adolf Hitler. Vengono cos\u00ec poste le basi per una collaborazione che, a partire dal 1976, impegner\u00e0 Johanna per tutta la vita e che far\u00e0 conoscere al mondo la storia di Armin Wegner.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Educato dal padre alla ferrea disciplina prussiana, Armin giunse in Anatolia come ufficiale paramedico dell\u2019esercito tedesco, al seguito del feldmaresciallo von der Goltz, nel corso della Prima guerra mondiale. Attraversando l\u2019Anatolia, la Mesopotamia e la Siria, si imbatt\u00e9 nelle sinistre carovane di armeni che, dalla Cilicia e dalla penisola anatolica, furono costrette a spostarsi verso il centro del deserto, in un luogo chiamato Deir el-Zor, durante quello che \u00e8 stato efficacemente definito \u00abun viaggio verso il nulla\u00bb. Wegner raccolse e scrisse lettere e appelli, document\u00f2 fotograficamente il genocidio e, una volta rientrato in Germania, continu\u00f2 \u2013 nonostante gli sia stata rinfacciata come tardiva questa sua presa di posizione pubblica e anche sia stato biasimato per l\u2019ammirazione verso l\u2019azione modernizzatrice dei Giovani Turchi \u2013 un\u2019attivit\u00e0 di aperta denuncia delle persecuzioni degli armeni da parte del governo turco, con il silenzio complice dell\u2019esercito tedesco. Testimone oculare di quei massacri, Armin tenne numerose conferenze in tutta la Germania portando con s\u00e9 centinaia di diapositive e, nel 1919, scrisse una lettera-appello al presidente americano Woodrow Wilson, nella quale distinse chiaramente \u2013 pur non ricorrendo all\u2019uso della parola \u2013 il genocidio degli armeni da tutti gli altri massacri compiuti nel corso della guerra, e chiese un impegno concreto a favore della creazione di uno Stato armeno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Impregnato dell\u2019idea, tutta interna alla cultura illuministica tedesca, che la formazione dell\u2019individuo (<em>Bildung<\/em>) sia il momento indispensabile di una vera emancipazione dell\u2019uomo e della societ\u00e0, Wegner intese il suo mestiere di scrittore come una missione pedagogica, sentendo profondamente la responsabilit\u00e0 di fare testimonianza e cercando un continuo dialogo con i propri lettori. Memore dell\u2019esperienza vissuta in Anatolia vent\u2019anni prima e spinto a una meditazione profonda dalla sensibilit\u00e0 della moglie, Lola Landau (una poetessa ebrea che il nazismo spinger\u00e0 ad abbracciare il sionismo), e della figlia Sibylle, egli intu\u00ec molto presto il disastro che si preparava per gli ebrei, e l\u2019onta che sarebbe ricaduta sulla Germania. Scrisse cos\u00ec la lettera al \u00abF\u00fchrer della nazione ridestata\u00bb, estremo tentativo di salvare non soltanto gli ebrei, ma il destino della sua patria. Pag\u00f2 questa decisione con la tortura e con l\u2019internamento in un campo di concentramento, e, infine, con il ritiro tra il 1937 e il 1938 in Italia, dove visse sempre come un esule, lontano dalla Germania, fino alla morte.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Assetato di fama e di gloria; insofferente alle ingiustizie e, per questo, facile preda di grandi illusioni; determinato a inseguire qualsiasi promessa di portare il cielo sulla terra, a entrare in crisi e a cambiare idea, avendo spesso intuizioni fulminanti; \u00abstolto\u00bb, perch\u00e9 solo gli stolti hanno \u00abfede e fiducia nel mondo e negli uomini\u00bb, Armin Wegner fu \u2013 nel ritratto che ci consegna Nissim \u2013 soprattutto un tedesco, fiero di esserlo, che non smise mai di esserlo, e che \u2013 sia pure nel travaglio di un difficile processo di autocostruzione, in un tempo ostile all\u2019uomo \u2013 am\u00f2 profondamente la sua patria, e che mai toller\u00f2 l\u2019oltraggio arrecatole dai suoi stessi figli. \u00c8 la via che lo port\u00f2, alla fine della Seconda guerra mondiale, a ragionare sul rapporto tra carnefici e vittime, e a insistere sulla questione della colpa \u2013 sulla punizione divina capitata in sorte alla Germania e ricaduta su tutti \u2013. Eppure, nonostante lo scoramento, Armin comprese l\u2019efficacia dell\u2019azione individuale nei confronti del Male e intu\u00ec \u2013 fra i primi \u2013 che le \u00abazioni degli uomini giusti hanno un grande peso sulla condizione umana\u00bb. Ricordato come \u00abgiusto tra le nazioni\u00bb nel memoriale dello Yad Vashem a Gerusalemme e anche nel \u00abGiardino dei giusti per gli armeni\u00bb a Yerevan, Armin Wegner rappresenta una figura di altissimo valore civile, che \u2013 \u00e8 l\u2019auspicio di Nissim e il nostro \u2013 dovrebbe, per la portata della propria testimonianza, entrare a far parte della nostra memoria collettiva.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Maria C. 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