{"id":38985,"date":"2015-09-29T23:54:11","date_gmt":"2015-09-29T21:54:11","guid":{"rendered":"http:\/\/www.valorelavoro.com\/?p=38985"},"modified":"2015-10-20T23:39:58","modified_gmt":"2015-10-20T21:39:58","slug":"paura-reverenza-terrore-carlo-ginzburg-presenta-a-bologna-il-suo-ultimo-libro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/2015\/09\/paura-reverenza-terrore-carlo-ginzburg-presenta-a-bologna-il-suo-ultimo-libro\/","title":{"rendered":"Paura reverenza terrore. Carlo Ginzburg presenta a Bologna il suo ultimo libro"},"content":{"rendered":"<p><em>di Maria C. Fogliaro<\/em><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-medium wp-image-39001\" src=\"https:\/\/www.valorelavoro.com\/wp-content\/uploads\/2015\/09\/IMG_3095-300x225.jpg\" alt=\"IMG_3095\" width=\"300\" height=\"225\" srcset=\"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/wp-content\/uploads\/2015\/09\/IMG_3095-300x225.jpg 300w, https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/wp-content\/uploads\/2015\/09\/IMG_3095-1024x768.jpg 1024w, https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/wp-content\/uploads\/2015\/09\/IMG_3095-600x450.jpg 600w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli scritti, densi e suggestivi, che danno forma all\u2019ultimo libro di Carlo Ginzburg, <em>Paura reverenza terrore. Cinque saggi di iconografia politica<\/em> (Adelphi, 2015) \u2013 e che inaugurano la collana \u00abImago\u00bb della casa editrice milanese \u2013 invitano a riflettere, andando oltre gli steccati disciplinari, ma con lo sguardo sempre attento dello storico, sulla stretta connessione fra arte, politica e religione, e, in particolare, sull\u2019intreccio, non sempre di immediata percezione, fra immagini e politica. Il libro \u00e8 stato presentato a Bologna dall\u2019Autore, in dialogo con Simona Cerutti (storica dell\u2019Ecole des Hautes Etudes en Sciences Sociales di Parigi), il 24 settembre, nella Sala dello <em>Stabat Mater<\/em> all\u2019Archiginnasio, nell\u2019ambito della rassegna \u00abLe voci dei libri\u00bb, organizzata dalla Biblioteca dell\u2019Archiginnasio in collaborazione con le Librerie COOP e con la Scuola di Teatro di Bologna \u00abAlessandra Galante Garrone\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questi saggi, che analizzano opere e temi molto diversi fra loro, sono, per l&#8217;Autore, da intendersi come degli \u00abesperimenti\u00bb e devono essere letti come un tentativo di \u00abelaborare una critica dei linguaggi della politica, e delle sue immagini\u00bb, dal quale scaturisce una lettura originale, con tratti di insospettata profondit\u00e0, del passato e del presente. Carlo Ginzburg parte dalla nozione di <em>Pathosformeln<\/em> (formule di <em>pathos<\/em>) proposta da Aby Warburg, uno strumento teorico-concettuale che gli consente di andare oltre il messaggio esplicito veicolato dalle immagini e di comprendere \u2013 attraverso ambivalenze, rovesciamenti di senso e somiglianze morfologiche \u2013 \u00able radici antiche di immagini moderne, e il modo in cui quelle radici sono state rielaborate\u00bb. Come nell\u2019analisi \u2013 affrontata nel primo dei saggi che compongono il volume \u2013 della coppa in argento dorato conservata nella <em>Schatzkammer<\/em> della <em>Residenz<\/em> di Monaco, nella quale lo <em>shock<\/em> culturale rappresentato dalla scoperta del Nuovo Mondo fu mitigato dal ricorso \u2013 da parte dell\u2019ignoto argentiere che realizz\u00f2 ad Anversa, nella prima met\u00e0 del Cinquecento, il prezioso oggetto \u2013 a immagini mutuate dall\u2019antichit\u00e0 classica e trasmesse dal Rinascimento italiano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel saggio su Hobbes l\u2019Autore si confronta con l\u2019importanza della paura nella costruzione politica hobbesiana e con il tema della secolarizzazione, della quale coglie uno degli aspetti nodali \u2013 che Ginzburg interpreta come una sorta di \u201cinvasione di campo\u201d della politica nei confronti della religione \u2013: ovvero la dipendenza storica dei concetti politici moderni da quelli teologici. Nell\u2019esaminare il frontespizio del <em>Leviatano<\/em> l\u2019intellettuale torinese suggerisce l\u2019ipotesi che a ispirare a Hobbes l\u2019immagine del \u00abDio mortale\u00bb potrebbe essere stata una frase di Tacito, riportata negli <em>Annales<\/em>: <em>fingunt simul creduntque<\/em> (\u00abcredono in ci\u00f2 che hanno appena immaginato\u00bb). Egli trova, inoltre, un\u2019analogia fra lo stato di natura hobbesiano e la descrizione della peste ad Atene del 429 a.C., narrata da Tucidide nella <em>Guerra del Peloponneso<\/em>. Il rapporto ineludibile fra politica e religione torna nel saggio dedicato al dipinto di Jacques-Louis David <em>Marat all\u2019ultimo respiro<\/em>, per Ginzburg un vero \u00abatto politico\u00bb, nel quale si intrecciano, all\u2019interno dell\u2019iconografia giacobina, attraverso passaggi complessi e una pluralit\u00e0 di cronologie, visioni classiche e virt\u00f9 cristiane.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Negli ultimi due ricchissimi saggi, dedicati rispettivamente al manifesto del 1914 di Lord Kitchner \u2013 ritratto nel suo famoso appello alle armi alla giovent\u00f9 inglese \u2013, e all\u2019analisi di <em>Guernica<\/em> di Picasso, il richiamo all\u2019antichit\u00e0 classica contribuisce a spiegare la portentosa efficacia delle due rappresentazioni. Nell\u2019immagine di Lord Kitchner, che punta un dito enorme verso lo spettatore ed esclama <em>Britons. Join Your Country\u2019s Army!<\/em>, Ginzburg ritrova, come origine, non come trasmissione diretta, l\u2019eco di un passo di Plinio che descrive un quadro perduto di Apelle che ritrae Alessandro Magno col fulmine in pugno, che sembrava balzare fuori dal quadro, e, allo stesso tempo, percepisce l\u2019immagine di Minerva \u2013 anch\u2019essa riportata da Plinio \u2013 \u00abche guardava sempre l\u2019osservatore da qualsiasi direzione lui la osservasse\u00bb. Similmente <em>Guernica<\/em> \u2013 secondo Ginzburg \u2013 mostra, nella sua \u00abviolenta giustapposizione di antico e contemporaneo\u00bb e attraverso una serie di trasmissioni, quanto complessa e stratificata sia, in realt\u00e0, la cronologia nella quale viviamo. Anche in questo dipinto, simbolo dell&#8217;opposizione alla guerra moderna e al totalitarismo, riecheggia, secondo Ginzburg (che segue in questo Otto J. Brendel), un modello classico: la donna che tiene la lampada somiglia a una maschera della tragedia. Parallelamente e, anche qui, in mancanza di derivazioni dirette, lo storico torinese arriva a individuare una forte vicinanza dell\u2019opera di Picasso con <em>La morte di Caio Gracco<\/em> di Topino-Lebrum, esposta al Salone di Parigi del 1798.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019indagine, ricca di suggestioni e di sorprendenti intuizioni, avviata da Ginzburg in questo suo ultimo libro, d\u00e0 conto della relazione storica e del rapporto solido e indistruttibile fra immagini e politica. Ben prima che fosse teorizzata l\u2019idea della politica come immagine, ogni epoca \u2013 ci ha mostrato efficacemente Ginzburg \u2013 ha prodotto le sue figure politiche. A questo punto, quindi, c\u2019\u00e8 da chiedersi: che figure produce la politica oggi? Qual \u00e8 l\u2019iconografia politica della nostra epoca? \u00c8 del tutto effimera e contingente o invece riesce a produrre forme che avranno senso anche allo sguardo degli storici del futuro?<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Maria C. 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