{"id":39073,"date":"2015-10-30T13:12:28","date_gmt":"2015-10-30T12:12:28","guid":{"rendered":"http:\/\/www.valorelavoro.com\/?p=39073"},"modified":"2015-11-01T09:51:29","modified_gmt":"2015-11-01T08:51:29","slug":"una-nuova-filosofia-per-una-nuova-economia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/2015\/10\/una-nuova-filosofia-per-una-nuova-economia\/","title":{"rendered":"Una nuova filosofia per una nuova economia"},"content":{"rendered":"<p><em>di Maria C. Fogliaro<\/em><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.valorelavoro.com\/wp-content\/uploads\/2015\/10\/Pennacchi-2.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-39074\" src=\"https:\/\/www.valorelavoro.com\/wp-content\/uploads\/2015\/10\/Pennacchi-2-300x250.jpg\" alt=\"Pennacchi 2\" width=\"300\" height=\"250\" \/><\/a><\/p>\n<p>\u00abVolevamo cambiare una nazione, e invece abbiamo finito per cambiare un mondo\u00bb. Era l\u201911 gennaio del 1989, e Ronald Reagan, preparandosi a lasciare la presidenza degli Stati Uniti, si rivolgeva al popolo americano con queste parole, a significare il proprio successo nel contribuire a rovesciare il paradigma keynesiano \u2013 entrato in crisi all\u2019inizio degli anni Settanta \u2013 e a imporre una nuova visione del mondo. Forte di un apparato teorico-concettuale prodotto nel corso del Novecento, che ha visto in Hayek e nei membri della <em>Mont Pelerin Society<\/em> i suoi ispiratori, il neoliberismo si \u00e8 imposto \u2013 parallelamente al crollo dell\u2019URSS \u2013 come pensiero unico e totalizzante, divenendo la dottrina e, soprattutto, la pratica che ha trovato applicazione omogenea a livello globale, e finendo per essere accolto anche in Europa nella versione ordoliberale di matrice tedesca.<\/p>\n<p>Dopo un trentennio di dominio incontrastato \u2013 nel quale si \u00e8 imposta a tutti i livelli la logica che governa i mercati finanziari e che ha portato a una (forse) irreversibile disarticolazione dei rapporti fra economia, societ\u00e0 e Stato cos\u00ec come si erano configurati durante l\u2019et\u00e0 moderna \u2013, la crisi economica globale esplosa fra il 2007 e il 2008 ha portato il sistema vicino al collasso e ha rivelato il fallimento teorico e pratico della <em>doxa<\/em> neoliberale, mostrandone tutte le interne contraddizioni. Il meccanismo messo in piedi negli anni Ottanta da Thatcher e Reagan e poi impostosi a livello globale si \u00e8 quindi inceppato, e tuttavia \u2013 contrariamente a quanto sarebbe stato logico aspettarsi \u2013 la sua crisi non ha provocato una messa in discussione dei suoi postulati, che, invece, hanno continuato a ispirare, soprattutto in Europa, le politiche economiche e la visione a lungo termine degli Stati. Se la ricetta neoliberista ha cos\u00ec clamorosamente fallito, perch\u00e9 \u2013 viene da chiedersi \u2013 i suoi paradigmi sono ancora imperanti? Da dove trae origine la sua potenza irresistibile? Perch\u00e9 un\u2019alternativa teorica e pratica non riesce a emergere e a diventare egemone?<\/p>\n<p>Da questi interrogativi prende le mosse la riflessione che Laura Pennacchi sviluppa nel suo ultimo libro <em>Il soggetto dell\u2019economia. Dalla crisi a un nuovo modello di sviluppo<\/em> (Ediesse, 2015). Dopo una iniziale e approfondita analisi economica della crisi e, sicuramente, facendo tesoro del monito di Keynes per il quale quella economica \u00ab\u00e8 essenzialmente una scienza morale e non una scienza naturale\u00bb, Pennacchi si concentra su un problema indubbiamente nuovo per chi, come l\u2019Autrice, \u00e8 abituato a maneggiare professionalmente gli strumenti dell\u2019economia, e non quelli del pensiero filosofico-politico: ovvero il problema del soggetto, e quindi dell\u2019assoggettamento e della soggettivazione, col quale Pennacchi prova a confrontarsi andando a indagare i \u00abfondamenti concettuali e perfino filosofici dell\u2019ortodossia dominante\u00bb.<\/p>\n<p>Pennacchi \u2013 rifiutando la lezione sul potere, di matrice nietzschiana, che viene da Foucault e che costituisce uno degli assi fondamentali sui quali viene impostato il problema del soggetto, nel dibattito filosofico-politico contemporaneo \u2013 abbraccia l\u2019idea, portata avanti da una parte della filosofia politica attuale, del carattere storicamente determinato della dottrina e delle politiche neoliberiste, e della loro discontinuit\u00e0 rispetto al razionalismo moderno.<\/p>\n<p>Il neoliberismo si afferma non soltanto come un insieme di ricette di politica economica \u2013 i cui pilastri, ricorda Pennacchi, sono la finanziarizzazione, la <em>deregulation<\/em> e la <em>commodification<\/em> (la mercificazione di ogni aspetto dell\u2019esistenza) \u2013 ma si configura come la pi\u00f9 grande riorganizzazione dell\u2019economia, della societ\u00e0 e della politica, fondata su assunti filosofici specifici intorno all\u2019uomo, inteso soltanto come agente razionale, una macchina calcolante che associa l\u2019utile individuale all\u2019agire strategico. Per Pennacchi, invece, il mondo non \u00e8 abitato soltanto dall\u2019<em>homo \u0153conomicus<\/em>, dal soggetto autointeressato, ma c\u2019\u00e8 un individualismo basato sulla socialit\u00e0, sull\u2019interdipendenza, sull\u2019ammissione della vulnerabilit\u00e0 e della fragilit\u00e0 umana, che contrasta con il delirio di onnipotenza del soggetto prometeico (dominatore in realt\u00e0 dominato) e che deve entrare nel pensiero economico, inducendolo a una svolta. Esiste per l\u2019Autrice una \u00abfondamentale forma di riflessivit\u00e0\u00bb da intendersi come la ricerca costante da parte dei soggetti di \u00abun equilibrio tra bisogni individuali e collettivit\u00e0, motivazioni autointeressate e motivazioni sociali, autoconsiderazione e cura degli altri, sfera privata e sfera pubblica\u00bb. \u00abIn questo ambito \u2013 afferma Pennacchi \u2013 la stessa distinzione tra morale e politica \u00e8 da respingere\u00bb. La sfida odierna, per l\u2019Autrice, sta nel rovesciamento del paradigma neoliberale \u2013 e anche del razionalismo individualistico moderno, a favore di altri filoni intellettuali della modernit\u00e0 come il romanticismo \u2013, in vista di un \u00abnuovo modello di sviluppo\u00bb che tragga ispirazione dalla \u00abcreativit\u00e0 istituzionale\u00bb e dalla radicalit\u00e0 \u00abdi <em>progettazione teorica<\/em> e di <em>critica ideologica<\/em>\u00bb del <em>New Deal<\/em> di Roosevelt.<\/p>\n<p>\u00c8 merito di Laura Pennacchi aver intercettato, in questo suo ultimo libro, un problema filosofico di primissima importanza \u2013 cio\u00e8 che il <em>mainstream<\/em> economico implica un\u2019antropologia e una filosofia, che cela al mondo e che forse ignora \u2013 e che la critica del neoliberismo non pu\u00f2 esimersi da una riflessione di largo respiro, che potr\u00e0 essere perfezionata e ampliata con il contributo di filosofi di professione.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Maria C. 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