{"id":39185,"date":"2015-11-23T19:04:24","date_gmt":"2015-11-23T18:04:24","guid":{"rendered":"http:\/\/www.valorelavoro.com\/?p=39185"},"modified":"2015-11-24T00:23:04","modified_gmt":"2015-11-23T23:23:04","slug":"parigi-europa-dopo-il-massacro-del-13-novembre","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/2015\/11\/parigi-europa-dopo-il-massacro-del-13-novembre\/","title":{"rendered":"Parigi, Europa: dopo il massacro del 13 novembre"},"content":{"rendered":"<p><strong>\u00a0di Amina Crisma<\/strong><\/p>\n<ol>\n<li><strong><em> Parigi, Europa. Place de la R\u00e9publique, un anno fa<\/em><\/strong><\/li>\n<\/ol>\n<p>A fine dicembre di un anno fa, chi passava per Place de la R\u00e9publique poteva vedere, poco distante dal grande monumento, una piccola giostra, <em>man\u00e8ge gratuit<\/em>, una di quelle che la municipalit\u00e0 di Parigi mette a disposizione dei bambini durante le feste di Natale, e intorno una folla multicolore &#8211; di genitori e figli, di nonni e nipoti \u2013 un caleidoscopio di parigini della pi\u00f9 varia ascendenza, senegalese, maghrebina, vietnamita, cinese, askenazita, sefardita, rumena, tailandese e quant\u2019altro, tutti ugualmente presi dalla seriet\u00e0 del gioco, tutti insieme a godersi il lusso imprevisto di uno sprazzo di sole invernale. Tutti insieme offrivano ai passanti una scena di quello straordinario spettacolo che \u00e8 la vita quotidiana della citt\u00e0 e della sua gente.<\/p>\n<p>Di tante cose diverse che \u00e8, e delle quali ciascuno ha il suo personale catalogo, <em>Paris tel qu\u2019on l\u2019aime<\/em> credo sia soprattutto momenti e spazi come questo, in cui la grande metropoli si fa festa paesana, scena condivisa di vita familiare, pluralit\u00e0 cordiale e corale.<\/p>\n<p>Soltanto pochi giorni dopo, dopo il 7 gennaio, la semplice normalit\u00e0 di quella piccola scena sembrava appartenere a un racconto d\u2019altri tempi, a una favola diventata ormai irreparabilmente lontana. A poca distanza, la strage nella redazione di <em>Charlie Hebdo<\/em>, e poi nella strada Ahmed massacrato, e poi ancora strage a Porte de Vincennes nel negozio kosher. A colpi di kalashnikov si faceva fuoco sugli inermi.<\/p>\n<p>Cos\u00ec cominciava per la citt\u00e0, per la sua gente, e anche per tutti noi, un\u2019altra storia.<\/p>\n<p>E la piazza diventava il luogo del lutto collettivo. Nella manifestazione dell\u201911 gennaio si poteva intravedere ancora, in mezzo alla grande folla, la piccola giostra diventata ormai minuscola, come un giocattolo travolto da un uragano.<\/p>\n<p>La si guardava come si guardano i giocattoli appartenuti ai bambini rastrellati nella rafle du v\u00e9l d\u2019Hiv del 1942. Come si guardava il pianoforte che c\u2019era nella casa di Meudon della mia amica Janine Cahen, appartenuto a suo cugino finito ad Auschwitz.<\/p>\n<p>Ieri come oggi, c\u2019\u00e8 la fragilit\u00e0 inerme delle creature viventi di fronte alla proterva prepotenza degli assassini che vogliono soffocare voci, risate, canzoni, per far sentire soltanto il rumore delle loro armi, il loro chiassoso sbraitare.<\/p>\n<p>La vita inerme si scopre \u201ctremante come un bambino al buio\u201d, come dice dell\u2019amore un verso di Jacques Pr\u00e9vert.<\/p>\n<p><em>Sed non prevalebunt\u2026<\/em>ma la fragilit\u00e0 inerme delle creature viventi il giorno dopo la bufera di nuovo rispunta, viene fuori dalle macerie, riprende e piano piano ricomincia.<\/p>\n<p>Esile come un filo d\u2019erba, rispunta nella citt\u00e0 pietrificata. Altrettanto forte e tenace della morte e dell\u2019inferno.<\/p>\n<p>E\u2019 un pianoforte che uno sconosciuto suonatore ha portato, il 14 novembre, il giorno dopo il massacro, davanti al Bataclan, e senza dire una parola si \u00e8 messo a suonare. Dopo la devastazione, la citt\u00e0 ha ricominciato, sottovoce, da una canzone.<\/p>\n<ol start=\"2\">\n<li><strong><em> Oggi, dopo il 13 novembre<\/em><\/strong><\/li>\n<\/ol>\n<p>Oggi, dopo il massacro del 13 novembre, come i bambini vittime del rastrellamento della rafle du vel d\u2019Hiv del \u201842, i bambini di Parigi hanno scoperto, con la nitidezza che solo i bambini sanno avere, che attorno c\u2019\u00e8 il buio, un buio minaccioso. Hanno scoperto che \u201dil y a les m\u00e9chants\u201d, come ha detto uno di loro, davanti ai fiori e alle candele di place de la R\u00e9publique, in una conversazione con suo padre raccolta dalla pagina Facebook di <em>Le Petit Journal<\/em> e universalmente rilanciata in rete.<\/p>\n<p>Come un anno fa, e ancor pi\u00f9 di allora, prima di ogni discorso e ogni ragionamento, c\u2019\u00e8 il senso dell\u2019intollerabilit\u00e0 di quel buio, dell\u2019 insostenibilit\u00e0 di quel male che abbiamo davanti agli occhi. C\u2019\u00e8 uno sgomento che si rifiuta di farsi tacitare dalle razionalizzazioni. C\u2019\u00e8 un eccesso in quella tenebra che non si lascia ricomporre in un\u2019ordinata rappresentazione. C\u2019\u00e8 una dismisura che resta tremendamente opaca, che sfugge alla comprensione: \u00e8 la tremenda sproporzione fra la tracotante potenza di fuoco messa in campo degli assassini e le inermi creature umane, le inermi creature viventi di fronte a loro che sono diventate le loro vittime. C\u2019\u00e8 la smisurata aggressione che si \u00e8 scatenata contro i semplici e inermi e sacri gesti di cui \u00e8 fatta la vita: il mangiare e il bere insieme, il ridere e il cantare, il camminare per strada insieme di figli e genitori, di amici e di morosi, quelle semplici e inermi cose di cui \u00e8 fatta la semplice e inerme condivisione della bellezza del vivere.<\/p>\n<p>Gli assassini possono ammantarsi finch\u00e9 vogliono di ostentati panni bigotti, \u00e8 quello che fanno che smaschera per quella che \u00e8 la sostanza unica e sola del loro credo: il loro solo credo, osceno e blasfemo, \u00e8 la morte. Come aveva denunciato con forza, con limpidissime parole, gi\u00e0 un anno fa l\u2019imam di Drancy.<\/p>\n<p>Certo, si \u00e8 visto altre volte e in altri luoghi questo opaco disprezzo per tutto ci\u00f2 che \u00e8 diverso dalla sua tenebra, che non coincide con l\u2019odiosa disumanit\u00e0 di cui esso si fa orrido banditore. Ma non per questo smette di essere uno scandalo insopportabile, questa volta come tutte le altre volte in cui si \u00e8 manifestato e si manifester\u00e0.<\/p>\n<p>Da tanti luoghi dell\u2019Islam si levano in migliaia a condannarne l\u2019atrocit\u00e0, a dichiararne la falsit\u00e0, a smascherarne l\u2019ipocrisia, a opporsi: \u201cpas en mon nom, not in my name\u201d quest\u2019orrore si compie, essi dicono. Dalla grande moschea di Parigi ai bambini di Gaza, ai musulmani italiani che oggi all\u2019insegna del \u201cnon in mio nome\u201d scendono in piazza, essi denunciano l\u2019empia profanazione dell\u2019autentica e vera <em>religio<\/em> che tutti ci accomuna: il vincolo solidale e fraterno che sotto il Cielo lega fra loro le creature umane.<\/p>\n<ol start=\"3\">\n<li><strong><em> Sullo sfondo: una duplice crisi, dell\u2019Islam e dell\u2019Europa.<\/em><\/strong><\/li>\n<\/ol>\n<p>Detto questo, di tanto altro ancora c\u2019\u00e8 bisogno. Oggi pi\u00f9 che mai, c\u2019\u00e8 bisogno di una riflessione capace di distinguere, e capace di farsi discorso condiviso con i nostri <em>fr\u00e8res humains<\/em>.<\/p>\n<p>Oggi occorre fare appello a tutta la capacit\u00e0 di discernimento di cui siamo capaci. Innanzitutto, certo, occorre respingere con forza le roboanti generalizzazioni, gli slogan clamorosi di cui si pasce la retorica populista della destra, che favoleggia di un Islam monolitico come Grande e Sempiterno Nemico, e mette in scena il trito teatrino dello Scontro di Civilt\u00e0, e proprio cos\u00ec favorisce lo sviluppo di reazioni vittimistiche e di dinamiche regressive all\u2019interno di quella pluralit\u00e0 irriducibile, polifonica e discorde che \u00e8 l\u2019universo musulmano <em>\u00e0 l\u2019ouest d\u2019Allah<\/em>, innescando una spirale perversa che rischia di alimentare al suo interno le tentazioni peggiori: la bigotteria fondamentalista, il ricompattamento regressivo, la chiusura ostile. Proprio quello che vogliono i lucidi strateghi del terrorismo fascista di Daesh, di cui non va mai dimenticato che le prime e numerose vittime, nei tanti teatri del terrore globale, sono musulmane.<\/p>\n<p>Ci vorrebbe oggi la lucidit\u00e0 di uno sguardo capace di uscire da una prospettiva ossessivamente eurocentrica. Il vieto schema che oppone <em>the West and the Rest<\/em> occulta la tragica realt\u00e0 di una spaccatura profonda che non da ora soltanto attraversa l\u2019universo dell\u2019Islam, e che ha fra l\u2019altro significato (ce lo siamo scordato?) un milione di morti, fra il 1980 e il 1988, nella guerra fra Iraq e Iran. L\u2019affrontarsi fra sciiti e sunniti, paragonabile alle guerre di religione che hanno straziato l\u2019Europa cristiana nel Seicento, \u00e8 indubbiamente parte cospicua della mortifera malattia di cui il totalitarismo di Daesh \u00e8 la tremenda metastasi.<\/p>\n<p>Se l\u2019esistenza di Daesh assomiglia oggi pi\u00f9 che mai a un incubo mostruoso, va ricordato sempre che alla sua gestazione hanno contribuito in molti, e alla sua persistenza continuano ad essere interessati in troppi. Non si pu\u00f2 in particolare dimenticare che Daesh \u00e8, specificamente, il frutto avvelenato della distruzione della compagine statale dell\u2019Iraq, ossia \u00e8 il risultato precisamente di quella guerra intrapresa da George W. Bush il cui proposito dichiarato era il riassetto e la stabilizzazione del Medio Oriente, e che ha invece gettato nelle braccia del jihad leadership e quadri del distrutto Baath iracheno: davvero un capolavoro di lungimiranza strategica, che ha poi trovato nel 2011 il suo complemento nell\u2019intervento militare in Libia, diventata quell\u2019incontrollabile deflagrazione che \u00e8 sotto gli occhi di tutti.<\/p>\n<p>Ma le radici del jihadismo non rinviano solamente a queste specifiche vicende e ai loro esiti disastrosi. A livello pi\u00f9 profondo, esse si inscrivono, come da tempo sostiene, ad esempio, Malik Bezouh, autore di <em>France-Islam: le choc des pr\u00e9jug\u00e9s<\/em> (2015),<a href=\"#_ftn1\" name=\"_ftnref1\">[1]<\/a> in una duplice crisi: da una parte, nella crisi del mondo arabo-musulmano, ossia in quella \u201cinfelicit\u00e0 araba\u201d che gi\u00e0 dieci anni fa fu lucidamente diagnosticata da Samir Kassir, assassinato a Beirut nel 2005, in un libro memorabile che converrebbe oggi rileggere (<em>Consid\u00e9rations sur le malheur arabe, <\/em>2004),<a href=\"#_ftn2\" name=\"_ftnref2\">[2]<\/a> dall\u2019altra, in una crisi dell\u2019Occidente. Il mondo arabo-musulmano nel suo insieme vive una drammatica <em>impasse<\/em> a cui non sono certo estranei la repressione e l\u2019imbavagliamento della societ\u00e0 civile attuati nella maggior parte degli stati islamici, e tale <em>impasse<\/em> si riverbera ovunque in spiccate tendenze al conservatorismo, al ripiegamento vittimistico, alla chiusura comunitaria, all\u2019intransigenza fondamentalistica, mentre invece una parte coraggiosa e significativa della sua <em>intellighenzia<\/em> rilancia l\u2019esigenza profonda di un\u2019autocritica e di una riforma dell\u2019Islam, che finalmente si confronti dialetticamente con il grande nodo irrisolto della laicit\u00e0 e della secolarizzazione. Nonostante vi siano molteplici manifesti e documenti di questo Islam riformatore (ne abbiamo tradotto e pubblicato alcuni su <em>Inchiesta<\/em> lo scorso gennaio), esso viene ben poco divulgato, appoggiato e sostenuto in Occidente, e curiosamente continua ad essere pressoch\u00e9 totalmente ignorato dai media del nostro Paese, sempre cos\u00ec pronti a raccogliere, rilanciare e amplificare qualsiasi esternazione populista o integralista.<a href=\"#_ftn3\" name=\"_ftnref3\">[3]<\/a><\/p>\n<p>Un\u2019eloquente, limpida e appassionata espressione di tale istanza riformatrice \u00e8, ad esempio, la <em>Lettera aperta al mondo musulmano<\/em> pubblicata un anno fa da Abdennour Bidar (<em>Lettre ouverte au monde musulman<\/em>, 15 ottobre 2014)<a href=\"#_ftn4\" name=\"_ftnref4\">[4]<\/a> e riproposta in questi giorni all\u2019attenzione. Eccone alcuni passaggi salienti:<\/p>\n<p>\u201cIl mondo islamico si rifugia nel riflesso dell\u2019autodifesa senza assumersi la responsabilit\u00e0 dell\u2019autocritica. Non basta l\u2019indignazione rispetto al terrorismo: occorre che l\u2019Islam colga in questo momento storico la formidabile occasione di rimettersi in questione. In realt\u00e0 dietro l\u2019immagine del mostro si nasconde un immenso problema, quello delle radici del male, che sono in lui stesso (\u2026). C\u2019\u00e8 nell\u2019Islam una moltitudine di donne e uomini che sono pronti a riformare l\u2019Islam. Essi hanno ben compreso che le nascite di Al Qaida, dell\u2019AQMI (Al-Qaida nel Maghreb islamico, <em>n.d.T<\/em>.) o dello \u201cStato Islamico\u201d non sono che i sintomi pi\u00f9 gravi e visibili su un immenso corpo malato, le cui malattie croniche sono: l\u2019incapacit\u00e0 di istituire democrazie durature che riconoscano come diritto morale e politico la libert\u00e0 di coscienza nei confronti della religione; la prigionia morale e sociale entro una religione dogmatica e talora totalitaria; la difficolt\u00e0 cronica a migliorare la condizione femminile nel senso dell\u2019uguaglianza, della responsabilit\u00e0 e della libert\u00e0; l\u2019incapacit\u00e0 di separare adeguatamente il potere politico dall\u2019autorit\u00e0 della religione; l\u2019incapacit\u00e0 di istituire rispetto, tolleranza e riconoscimento del pluralismo religioso\u201d.<\/p>\n<p>Speculare rispetto alla crisi dell\u2019Islam di fronte al nodo irrisolto dell\u2019esigenza di un progetto riformatore, vi \u00e8 la crisi dell\u2019Europa: una crisi della cui entit\u00e0 e profondit\u00e0 non sembra esservi un\u2019adeguata percezione nel dibattito pubblico e nella coscienza collettiva. Che la centrale degli attacchi terroristici a Parigi fosse a Bruxelles, a poca distanza dalle sedi istituzionali della UE, appare una circostanza quanto mai significativa: un segno di debolezza inquietante, che non \u00e8 certo riferibile unicamente all\u2019ambito del controllo del territorio o a quello dell\u2019efficienza degli apparati di sicurezza e di intelligence.<\/p>\n<p>Si pu\u00f2 ricorrere, mi sembra, alla lucida diagnosi formulata da Paolo Prodi in <em>Homo europaeus<\/em> (agosto 2015) per evocare nella sua adeguata misura e nella sua effettiva proporzione l\u2019entit\u00e0 e la profondit\u00e0 della crisi che attraversa l\u2019Europa.<a href=\"#_ftn5\" name=\"_ftnref5\">[5]<\/a> Lungi dall\u2019essere definibile in termini meramente economici o geopolitici, essa si configura come una svolta antropologica che intacca alla radice e svuota di senso la sostanza stessa delle nostre democrazie:<\/p>\n<p>\u201cLa globalizzazione, come fenomeno complesso, che non si limita certamente a una diversa dimensione dei mercati, ha posto in crisi tutto l\u2019assetto dialettico e l\u2019equilibrio tradizionale fra i poteri (il sacro, il politico, l\u2019economico) con una supremazia assoluta di un potere che \u00e8 a un tempo sacrale, economico e politico.\u201d<a href=\"#_ftn6\" name=\"_ftnref6\">[6]<\/a><\/p>\n<p>\u201cL\u2019aggravarsi attuale della crisi delle nostre democrazie di fronte alle nuove sovranit\u00e0 finanziarie sopranazionali, nelle quali potere sacrale, potere politico e potere economico sono di nuovo fusi, ci sta portando a un punto di non ritorno che rende necessario un nuovo patto politico per la salvezza delle nostre libert\u00e0.\u201d<a href=\"#_ftn7\" name=\"_ftnref7\">[7]<\/a><\/p>\n<p>Il saggio di Paolo Prodi \u00e8 uscito in agosto, ma la sua conclusione mi sembra ben si presti a definire in termini pregnanti la nostra attuale situazione, successiva al 13 novembre:<\/p>\n<p>\u201cParadossalmente \u2013 ma non troppo per chi ha coscienza storica \u2013 soltanto dalla coscienza di un pericolo che minaccia il centro stesso della nostra vita e non soltanto il nostro benessere pu\u00f2 nascere un nuovo patto politico, un patto cio\u00e8 che ci possa permettere una nuova alleanza\u201d.<a href=\"#_ftn8\" name=\"_ftnref8\">[8]<\/a><\/p>\n<p>Credo che la risposta pi\u00f9 efficace al terrorismo fascista di Daesh possa provenire solamente da questo genere di consapevolezza, e dal compito che essa configura: la costruzione di un\u2019identit\u00e0 politica collettiva in grado di restituire all\u2019Europa la sua anima, ossia di ridare corpo autentico alla democrazia, di restituire concretezza e densit\u00e0 a parole quali <em>libert\u00e9, egalit\u00e9, fraternit\u00e9<\/em>, di rilanciare la tensione progettuale e trasformatrice che vi \u00e8 implicata, di essere spazio ospitale e condiviso di pluralit\u00e0 e di un bel vivere da cittadini, di essere luogo di emancipazione per tutte e tutti. Insomma, ci vuole un\u2019Europa che torni a essere capace di pensare e progettare <em>altro<\/em> rispetto all\u2019esistente, ossia a un orizzonte prono ai diktat della finanza e del mercato.<\/p>\n<p>Ma dov\u2019\u00e8 il soggetto politico che possa e voglia farsene carico?<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Amina Crisma<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref1\" name=\"_ftn1\">[1]<\/a> Malik Bezouh, <em>France-Islam: le choc des pr\u00e9jug\u00e9s<\/em>, Plon, Paris 2015.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref2\" name=\"_ftn2\">[2]<\/a> Samir Kassir,<em> L\u2019infelicit\u00e0 araba, <\/em>Einaudi, Torino 2006.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref3\" name=\"_ftn3\">[3]<\/a> Cfr. il Dossier a cura di Amina Crisma \u201cCharlie Hebdo e dintorni\u201d, <em>Inchiesta<\/em>, anno 45, n. 187, gennaio\/marzo 2015, pp. 72-96, in cui sono riprodotti fra l\u2019altro il <em>Manifesto per la laicit\u00e0 <\/em>del 2004 e il <em>Manifesto per una riforma dell\u2019Islam di donne e uomini di cultura musulmana<\/em> del 2015.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref4\" name=\"_ftn4\">[4]<\/a> Abdennour Bidar, <em>Lettre ouverte au monde musulman<\/em>, 15 ottobre 2014, <em>Huffington Post Qu\u00e9bec<\/em> (trad. di Amina Crisma).<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref5\" name=\"_ftn5\">[5]<\/a> Paolo Prodi, <em>Homo europaeus<\/em>, Il Mulino, Bologna 2015.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref6\" name=\"_ftn6\">[6]<\/a> Ivi, p. 29.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref7\" name=\"_ftn7\">[7]<\/a> Ivi, p. 228.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref8\" name=\"_ftn8\">[8]<\/a> Ibidem.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>\u00a0di Amina Crisma Parigi, Europa. 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