{"id":39373,"date":"2016-02-01T14:30:19","date_gmt":"2016-02-01T13:30:19","guid":{"rendered":"http:\/\/www.valorelavoro.com\/?p=39373"},"modified":"2016-02-22T09:13:12","modified_gmt":"2016-02-22T08:13:12","slug":"confucian-shop-business-as-usual-o-del-paradosso-della-modernita-in-cina-ritorno-a-confucio4","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/2016\/02\/confucian-shop-business-as-usual-o-del-paradosso-della-modernita-in-cina-ritorno-a-confucio4\/","title":{"rendered":"Confucian shop: business as usual? O del paradosso della modernit\u00e0 in Cina. Ritorno a Confucio\/4"},"content":{"rendered":"<div class=\"shareaholic-canvas shareaholic-ui shareaholic-resolved-canvas ng-scope\">di\u00a0 <strong>LUIGI<\/strong> <strong>MOCCIA<\/strong><\/div>\n<div class=\"shareaholic-canvas shareaholic-ui shareaholic-resolved-canvas ng-scope\">(dibattito a cura di <strong>Amina Crisma,<\/strong> in collaborazione con www.inchiestaonline.it)<\/div>\n<p><a href=\"http:\/\/www.inchiestaonline.it\/cina-politica-lavori-diritti\/luigi-moccia-confucian-shop-business-as-usual-o-del-paradosso-della-modernita-in-cina-ritorno-a-confucio4\/attachment\/moccia\/\" rel=\"attachment wp-att-36245\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-36245\" title=\"Moccia\" src=\"http:\/\/www.inchiestaonline.it\/wp-content\/uploads\/2016\/01\/Moccia.png\" alt=\"\" width=\"226\" height=\"263\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Prosegue con questo intervento di Luigi Moccia (<strong>ordinario di <\/strong><strong><em>Diritto privato comparato<\/em><\/strong><strong> e titolare di cattedra Jean Monnet di <\/strong><strong><em>Diritto e istituzioni dell\u2019Unione europea <\/em><\/strong><strong>nell\u2019Universit\u00e0 Roma Tre),<\/strong> il dibattito a cura di Amina Crisma sul libro di Maurizio Scarpari, Ritorno a Confucio. I precedenti interventi di \u00a0Ignazio Musu e Guido Samarani sono stati pubblicati nella rubrica \u201cOsservatorio Cina\u201d di questa rivista . Il prossimo intervento \u00e8 di Paola Paderni.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Con il suo libro <em>Ritorno a Confucio. La Cina di oggi fra tradizione e mercato<\/em> (Il Mulino, 2015), Maurizio Scarpari ci invita a riflettere sul cosiddetto \u201cparadosso Cina\u201d; fornendo \u2013 attraverso un lavoro di sintesi che dal fondo di storia e di pensiero dell\u2019antica Cina arriva a cogliere tratti salienti dell\u2019attualit\u00e0 politico-sociale del paese \u2013 un ricco, articolato, documentato e suggestivo campionario di argomenti, informazioni e meditazioni, che ne fanno un testo davvero utile per (ri)conoscere, se non la diversit\u00e0, una certa originalit\u00e0 e specificit\u00e0 culturale del mondo cinese, tradizionale e contemporaneo insieme. Proviamo, dunque, a raccogliere questo invito, per una nostra breve riflessione, che non vuole commentare il \u00a0testo, ma piuttosto affiancarvisi, per condividerne l\u2019impostazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La Cina emersa alla superficie della contemporaneit\u00e0 si dimostra essere un paese in transizione, non solo rispetto al suo futuro, in gran parte gi\u00e0 presente, di potenza regionale e globale, ma anche e, forse, soprattutto rispetto al suo passato di civilt\u00e0 plurimillenaria. Chiarisco il punto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Qui non si tratta soltanto di richiamare l\u2019attenzione, banalmente, sulla complessit\u00e0 del mondo cinese contemporaneo, essendo la contemporaneit\u00e0 stessa divenuta, in tutto il pianeta, sinonimo, appunto, di complessit\u00e0; quanto piuttosto sull\u2019esigenza di evitare la superficialit\u00e0 di sguardi che pretendano di osservare e inquadrare quel mondo, dissociandolo dalla storia e dalla cultura del paese; ovverosia, da tutto ci\u00f2 che sta al di sotto e intorno alla superficie della contemporaneit\u00e0. In altri termini, si tratta non tanto di segnalare l\u2019importanza di un fondamentale canone metodologico, ma piuttosto di evidenziare uno scenario storico-culturale e politico-sociale caratterizzato da luci e ombre, al centro del quale si pone la questione\u00a0 (per dirla con parole di Anne Cheng) della \u201csopravvivenza\u201d della civilt\u00e0 cinese, legata in gran parte al problema: \u201c<em>che fare della sua tradizione?<\/em>\u201d<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa domanda ha significato e significa per la Cina d\u2019oggi interrogarsi su una pluralit\u00e0 di fronti; tra cui quello dello sviluppo di una moderna societ\u00e0 civile, sulla base di principi di garanzia dei diritti individuali e collettivi e del rispetto dello Stato di diritto, appare come uno dei pi\u00f9 problematici (Moccia, <em>Il diritto in Cina, tra ritualismo e modernizzazione<\/em>, Bollati Boringhieri, 2009).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per capire di che tipo di problematicit\u00e0 si tratta, pu\u00f2 tornare utile l\u2019esempio di una legge cinese (del 2007) relativa alla risoluzione delle controversie in materia di lavoro, dove l\u2019enfasi sulla \u201cmediazione\u201d, quale punto di forza nella gestione \u201carmoniosa\u201d delle relazioni industriali, \u00e8 stata interpretata e giustificata come riflesso di una scelta di politica legislativa che si richiama a \u201ctradizionali preferenze culturali che derivano da principi confuciani e maoisti\u201d; con un ardito sincretismo, a dir poco, se guardato con occhi occidentali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tradizione e modernizzazione, infatti, sono termini che, da noi, almeno a partire dallo schock rivoluzionario di fine Settecento che segn\u00f2 in Europa l\u2019inizio della modernit\u00e0, vengono normalmente utilizzati in senso antagonistico, secondo uno schema mentale e logico-discorsivo dicotomico, che registra e riflette soprattutto lo iato semantico dell\u2019un termine rispetto all\u2019altro. La modernizzazione si afferma per contrasto con la tradizione e questa tende a definirsi come assenza di innovazione, se non proprio come volont\u00e0 di conservazione; per cui a nessuno verrebbe in mente di leggere \u201ctradizione e modernizzazione\u201d come una endiadi; come se i due termini fossero, cio\u00e8, espressivi di un unico concetto o, meglio, riferibili a un contesto tale, storicamente e culturalmente considerato, da comprenderli entrambi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel caso della Cina, dove vige la logica degli opposti complementari (<em>yin<\/em> e <em>yang<\/em>), pu\u00f2 dirsi, come nell\u2019esempio citato, che una legge si ispira a principi <em>sia<\/em> confuciani <em>sia<\/em> maoisti, insomma tradizionali e moderni insieme. Cos\u00ec come, del resto, si dice, senza che nessun cinese abbia a scandalizzarsene, che la Cina \u00e8 un paese comunista <em>ma anche<\/em> capitalista: tanto da accogliere persino qualche miliardario capitalista nel <em>sancta sanctorum<\/em> del Partito comunista, quale componente del suo Comitato centrale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Che cosa per\u00f2 si vuole cos\u00ec intendere? Si vuol forse dire che l\u2019originalit\u00e0 del modello cinese sta nella conciliazione perenne degli opposti, confucianesimo\/legismo, <em>li<\/em>\/<em>fa<\/em>, governo dell\u2019uomo\/governo della legge, tradizione\/modernizzazione?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una interpretazione del genere sarebbe fin troppo scopertamente semplicistica, se fosse a sua volta interpretata semplicisticamente: fuori cio\u00e8 del suo contesto storico-culturale, dove <em>li<\/em> e <em>fa<\/em>, governo dell\u2019uomo, fondato sulla forza delle virt\u00f9 regali (del gentiluomo: <em>junzi<\/em>), e governo della legge, fondato sulla forza delle leggi (e dei castighi corporali), insomma, il paradigma confuciano e quello legista di ordine normativo si presentano non come alternative opposte, ma come facce complementari di una stessa idea, appunto tradizionale e moderna insieme, di ordine normativo, definibile come <em>doppio binario<\/em> della legalit\u00e0, lungo il quale si \u00e8 venuto sviluppando, in maniera ambivalente, ma anche ambigua, tutto l\u2019attuale processo riformatore, inaugurato dalla stagione denghista dell\u2019<em>open door<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In questo stesso senso \u00e8 possibile osservare quello che chiamerei il \u201cdoppio paradosso\u201d della modernit\u00e0 in Cina, (Moccia, \u201cThe dual paradox oof modernity in China\u201d, <em>European Journal of Sinology<\/em>, 2012), per definire la correlazione tra <em>modernit\u00e0 della tradizione<\/em> e <em>modernit\u00e0 come tradizione<\/em>: paradosso apparente, s\u2019intende, perch\u00e9 figlio in realt\u00e0 di un mondo dove sia la tradizione confuciana del primato della morale sulla politica e dintorni (oggi particolarmente avvertito come risposta al perverso legame tra politica e finanza di ogni tipo), ovvero della radicalit\u00e0 sociale del diritto (sempre pi\u00f9 attuale in tempi di crescente pluralismo giuridico), e ancora della base meritocratica di organizzazione degli apparati governativi e selezione del loro personale, si saldano a formare un\u2019idea di fondo, tradizionale e moderna insieme, anche secondo i nostri parametri della cosiddetta post-modernit\u00e0, per cui l\u2019ordine sociale ha bisogno, per risultare effettivo, di tutti i fattori e livelli di normazione, tra loro in rapporto di integrazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Un discorso al riguardo sarebbe troppo lungo per poter essere, qui, anche solo accennato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Basti per\u00f2 osservare che, secondo la vista lunga di Confucio, o per dir meglio del confucianesimo a lui seguito come scuola di pensiero tenuta viva da una nutrita schiera di seguaci innovatori, la tradizione come struttura portante dell\u2019ordine sociale assolve o, meglio, pu\u00f2 assolvere un\u2019importante funzione politica, in quanto proiezione sul presente di un passato idealizzato (di fatto, re-inventato), consistente nell\u2019additare un modello ideale di buon governo: cos\u00ec da fare della tradizione una forza oggettiva di cambiamento\/rivoluzionamento, sotto mentite spoglie. Il motto confuciano per eccellenza \u201cIo tramando non creo. Stimo e amo gli antichi\u201d nasconde, dietro la metafora della continuit\u00e0 idealizzata, una forte carica pragmatica, incentrata sul valore normativo della tradizione come ortodossia del ben pensare, del ben agire e del ben governare, in s\u00e9 compatibile con qualunque regime, autoritario o democratico che sia. Valore che si dimostra, quindi, particolarmente funzionale, nel caso cinese, all\u2019esigenza dell\u2019attuale dirigenza comunista di costruire, in termini soprattutto di identit\u00e0 nazionale, un nuovo ordine basato sul rapporto di legittimazione che lega il passato al presente (di cui d\u00e0 esemplare testimonianza il Preambolo della Costituzione cinese del 1982, emendato nel 2004).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ci\u00f2 consente di guardare all\u2019altro versante dell\u2019apparente paradosso, appena richiamato, e cio\u00e8: la <em>modernit\u00e0 come tradizione<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gi\u00e0 presente in una nota formula di fine Ottocento, elaborata in ambito filosofico (\u201cil sapere cinese come sostanza, il sapere occidentale come strumento\u201d), questa tendenza a sciogliere la contraddizione nel suo opposto, l\u2019armonia, ha permesso, sia nella prima rivoluzione (del 1911, nazionalista), che nella seconda (del 1948, comunista), di imprimere al cambiamento il passo di una rottura <em>della<\/em> tradizione, pi\u00f9 che <em>con la<\/em> tradizione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non sembra affatto casuale, n\u00e9 retorico, dunque, che principi e valori confuciani di chiara impronta collettivistica o comunitaria, per via della loro origine socio-familiare, quali l\u2019amore per il prossimo, la solidariet\u00e0, il rispetto reciproco tra generazioni e l\u2019armonia sociale, siano oggi sempre pi\u00f9 evocati dai leader politici cinesi nei loro proclami pubblici. Come fece Hu Jintao, gi\u00e0 nel febbraio 2005, quando, citando proprio Confucio, dichiar\u00f2 che, per far avanzare il paese in modo ordinato ed efficiente: \u201c\u00e8 indispensabile perseguire l\u2019armonia sociale\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quale conclusione, allora, trarre da questo gioco degli specchi, dove sembra che tradizione e modernizzazione si riflettano l\u2019una nell\u2019altra?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Semplificando al massimo, Confucio aveva fatto della tradizione una sorta di cavallo di Troia del cambiamento, in una fase storica di turbolenze e conflitti in cui l\u2019appello alle virt\u00f9 degli antichi re saggi mascherava una sollecitudine ad agire in favore di una moralizzazione-innovazione di prassi e costumi; un modo, insomma, indiretto, ma efficace, per sollecitare e indirizzare il paese verso ideali nuovi di buon governo. Dal canto suo, l\u2019attuale dirigenza comunista cinese tende a fare della modernit\u00e0 del paese un fattore di eccellenza della tradizione, nel senso di perseguire obiettivi di modernizzazione, sul piano delle riforme in campo economico e giuridico, che abbiano caratteristiche cinesi; non solo e tanto di semplice conservazione di tratti identitari, quanto piuttosto di valorizzazione di elementi tradizionali, per adeguarli a esigenze di innovazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E tuttavia: mentre tradizione e modernizzazione continuano a scambiarsi i ruoli, in un rapporto di implicazione reciproca, l\u2019incognita o, piuttosto, la variabile che oggi occorre aggiungere a questo rapporto sembra essere rappresentata in particolare da uno sviluppo del \u201cmercato\u201d come dimensione affaristica e consumistica e, del pari, da una crescente richiesta di tutele e garanzie, vale a dire da aspettative, pretese e rivendicazioni in chiave \u201cindividualista\u201d \u2013 o, se si vuole, \u201cborghese\u201d\u2013 e di \u201cmaterialit\u00e0\u201d degli interessi implicati, capace d\u2019incidere su stili e abitudini di vita, modi comportamentali e di pensiero, difformi e contrastanti rispetto a pi\u00f9 tradizionali istanze \u201ccollettivistiche\u201d e \u201csolidaristiche\u201d di realizzazione individuale in ambiti relazionali ad alto tasso di conformit\u00e0, ritualit\u00e0 e moralit\u00e0, a base convenzionale. In questa chiave di lettura, l\u2019obiettivo di un livello medio di benessere diffuso per tutta la popolazione (<em>m<\/em><em>oderately prosperous society<\/em>), ossia il \u201csogno cinese\u201d da realizzare entro il 2020, viene evocato dall\u2019attuale dirigenza con il ricorso a un\u2019espressione (<em>Xiaokang<\/em>) attinta da testi dell\u2019antichit\u00e0 classica di matrice confuciana, bens\u00ec allusiva tanto al benessere quanto alla giustizia sociale (in termini di equa distribuzione della ricchezza), ma che pure lascia intravedere, in questa sua ambivalenza-ambiguit\u00e0 di senso, un processo di trasformazione-transizione destinato a caricarsi, sul piano socio-economico e culturale, di resistenze, contraddizioni \u2013 come lo scarto tra povert\u00e0 e ricchezza, con relative disuguaglianze, o tra individui e gruppi (dalla famiglia alla collettivit\u00e0 nazionale), con relativi conflitti inter-individuali e inter-generazionali \u2013 e, comunque, di tensioni tra scelte e concezioni alternative di vita, convivenza e, pi\u00f9 in generale, di modelli di societ\u00e0 (includendovi l\u2019opzione democratica di una rappresentanza politica degli interessi), alla lunga non pi\u00f9 facilmente componibili, anche per una mentalit\u00e0 e una \u201csaggezza\u201d come quella cinese, da sempre allenata alla conciliazione degli opposti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>LUIGI MOCCIA<br \/>\n<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>(dibattito a cura di Amina Crisma, in collaborazione con www.inchiestaonline.it)<\/strong><\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di\u00a0 LUIGI MOCCIA (dibattito a cura di Amina Crisma, in collaborazione con www.inchiestaonline.it) Prosegue con<\/p>\n","protected":false},"author":10,"featured_media":39389,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[195,105,75,1],"tags":[],"class_list":["post-39373","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-cultura","category-internazionale","category-osservatorio-cina","category-primo-piano"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/39373","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/10"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=39373"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/39373\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":39503,"href":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/39373\/revisions\/39503"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media\/39389"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=39373"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=39373"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=39373"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}