{"id":39497,"date":"2016-02-21T17:02:29","date_gmt":"2016-02-21T16:02:29","guid":{"rendered":"http:\/\/www.valorelavoro.com\/?p=39497"},"modified":"2016-02-24T09:20:08","modified_gmt":"2016-02-24T08:20:08","slug":"filologia-e-demistificazione-ritorno-a-confucio7","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/2016\/02\/filologia-e-demistificazione-ritorno-a-confucio7\/","title":{"rendered":"Filologia e demistificazione. Ritorno a Confucio\/7"},"content":{"rendered":"<div id=\"shr_canvas2\" class=\"shareaholic-canvas shareaholic-ui shareaholic-resolved-canvas ng-scope\"><strong>di ATTILIO ANDREINI<\/strong><\/div>\n<div class=\"shareaholic-canvas shareaholic-ui shareaholic-resolved-canvas ng-scope\"><\/div>\n<div class=\"shareaholic-canvas shareaholic-ui shareaholic-resolved-canvas ng-scope\">(dibattito a cura di <strong>Amina Crisma, <\/strong>in collaborazione con www.inchiestaonline.it)<\/div>\n<div class=\"shareaholic-canvas shareaholic-ui shareaholic-resolved-canvas ng-scope\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter  wp-image-39507\" src=\"https:\/\/www.valorelavoro.com\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/atti_lio_lgm.jpg\" alt=\"atti_lio_lgm\" width=\"438\" height=\"292\" srcset=\"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/atti_lio_lgm.jpg 485w, https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/atti_lio_lgm-300x200.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 438px) 100vw, 438px\" \/><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Prosegue con questo intervento di<strong> Attilio Andreini <\/strong>(Professore di Lingua cinese classica all\u2019Universit\u00e0\u00a0 Ca&#8217; Foscari di Venezia), il dibattito a cura di Amina Crisma sul libro di Maurizio Scarpari, Ritorno a Confucio. I precedenti interventi di Giangiorgio Pasqualotto, Paola Paderni, Luigi Moccia, Ignazio Musu e Guido Samarani sono stati pubblicati nella rubrica \u201cOsservatorio Cina\u201d di questa rivista . Il prossimo intervento \u00e8 di \u00a0Ester Bianchi. Nella foto l\u2019autore con il figlio Cosimo che \u00a0ha frequentato per \u00a0due anni la scuola materna a Pechino.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tra le pubblicazioni di carattere sinologico affacciatesi sul panorama italiano, <em>Ritorno a Confucio. La Cina di oggi fra tradizione e mercato <\/em>(Bologna, il Mulino, 2015) di Maurizio Scarpari ha destato un interesse senza precedenti e un simile dato offre spunti di riflessione ricchissimi sull\u2019impatto che questo libro esercita e, sono convinto, continuer\u00e0 a esercitare sul dibattito relativo al modo in cui la Cina si pone nel contesto culturale e politico-economico contemporaneo. Nessun\u2019altra pubblicazione sinologica era riuscita a catturare cos\u00ec tanta attenzione presso giornalisti, politologi e politici, storici, filosofi, giuristi e anche imprenditori, studiosi del settore e semplici curiosi. Ritengo che la ragione prima di tanto clamore derivi proprio dal fatto che a <em>Ritorno a Confucio <\/em>sia stato riconosciuto un elemento di raro pregio: la capacit\u00e0 di parlare a chi sta dentro e a chi sta fuori della crescente, ma pur sempre circoscritta, comunit\u00e0 di sinologi. A ci\u00f2 si aggiungono coraggio e \u201cpersonalit\u00e0\u201d nell\u2019affrontare temi di scottante attualit\u00e0 adottando, per\u00f2, una chiave di lettura che ruota sull\u2019imprescindibilit\u00e0 di un approccio filologico nell\u2019analisi dei fenomeni storici e politici della Cina di oggi. \u201cFilologia, lucidit\u00e0 e accessibilit\u00e0\u201d: queste ritengo siano le caratterizzazioni che meglio riflettono il taglio di <em>Ritorno a Confucio. <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il grado di consapevolezza della centralit\u00e0 della Cina sta certamente crescendo in Italia; tuttavia, non poche difficolt\u00e0 emergono quando la comunit\u00e0 sinologica cerca di sensibilizzare e coinvolgere istituzioni, societ\u00e0 civile e anche lo stesso mondo universitario per un confronto sui temi cruciali e strutturali del \u201cpianeta Cina\u201d. Inutile nasconderlo: noi che ci riteniamo \u201cspecialisti\u201d siamo, in molte sedi, marginali. Non \u00e8 raro, allora, che voci estranee alla dimensione sinologico-accademica riescano a catalizzare l\u2019attenzione del pubblico, che spesso riconosce quali interlocutori pi\u00f9 idonei e \u201caccessibili\u201d economisti, politologi, filosofi e giuristi di formazione \u201ctradizionale\u201d, ma anche imprenditori, ovvero figure ritenute maggiormente qualificate ad esprimersi su ci\u00f2 che la Cina <em>\u00e8<\/em> oppure <em>diventer\u00e0<\/em> in un futuro pi\u00f9 o meno prossimo. \u201cPresente\u201d e \u201cfuturo\u201d sono, ovviamente, gli scenari che destano interesse maggiore, sia presso il pubblico non specializzato sia tra gli studiosi, proprio perch\u00e9 si \u00e8 ormai rafforzata la convinzione che solo il recente affermarsi sullo scenario internazionale della Cina motivi un interesse profondo verso questo paese. Il passato, invece, \u00e8 passato. Se non proprio \u201cmorto\u201d, \u201cmoribondo\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ritengo che il volume di Scarpari dimostri, finalmente, l\u2019esistenza di uno spazio (e, quindi, di un\u2019effettiva necessit\u00e0, di un bisogno culturale, visto l\u2019interesse riscosso) dove profondit\u00e0 di analisi e accessibilit\u00e0 si conciliano per dare vita, come nel caso di <em>Ritorno a Confucio<\/em>, a un caso letterario capace di sollecitare un ampio dibattito sulla Cina che vada al di l\u00e0 di un coinvolgimento limitato agli addetti ai lavori. Sono convinto che una delle motivazioni pi\u00f9 solide che hanno determinato l\u2019interesse verso il lavoro di Scarpari dipenda, guarda caso, proprio dall\u2019aver dilatato l\u2019orizzonte d\u2019indagine oltre le dimensioni del presente e del futuro per rivolgere uno sguardo attento verso il passato: un passato cui riconoscere il significato di \u201corigine\u201d, di \u201cfondamento\u201d, talora anche di \u201cpretesto\u201d o \u201cfardello\u201d, ma comunque <em>necessario<\/em> perch\u00e9 potessero scaturire le condizioni attuali; un passato ineludibile perch\u00e9, altrimenti, la lettura dei fatti porterebbe a fraintendere dinamiche storiche che hanno, in molti casi, radici lontanissime. Consiglio la lettura del volume <em>Confucianesimo. I fondamenti e i testi <\/em>(Torino, Einaudi, 2010) dello stesso Scarpari, che magistralmente fissa i cardini del Confucianesimo delle origini e che, assieme a <em>Ritorno a Confucio<\/em>, contribuisce a definire un quadro chiarissimo di come \u00e8 nato, si \u00e8 consolidato e dei profili che ha assunto, nei secoli, una forma di pensiero tanto complessa e rilevante da identificarsi, secondo alcuni, con il nucleo stesso della <em>sinicit\u00e0<\/em>. Ma\u2026 sar\u00e0 vero?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Rispondere a questa domanda non \u00e8 semplice, ma \u00e8 innegabile che un approccio filologico sia essenziale in tutta la sua forza dissacratoria per capire cosa sia il Confucianesimo e per cogliere pienamente il senso di una canonicit\u00e0 perennemente in bilico tra derive strumentali, ibridazioni e tradimenti capaci di rendere questa dottrina un collante proteiforme che, per millenni, ha tenuto legato uno dei pi\u00f9 duraturi e potenti imperi della storia (e che oggi \u00e8 chiamata a rafforzare il potere di una <em>leadership<\/em> <em>socialista <\/em>con velleit\u00e0 di superpotenza economica, politica e culturale). Pi\u00f9 avanti spiegher\u00f2 meglio cosa intendo con \u201cforza dissacratoria\u201d. Per adesso mi limito a ribadire come, con <em>Ritorno a Confucio<\/em>, Scarpari non si sia discostato di un millimetro dalla propria vocazione di classicista e filologo per avventurarsi sul terreno sdrucciolevole della contemporaneit\u00e0. Nessuno scivolone: il rigore, la lucidit\u00e0 analitica, l\u2019accanimento nella raccolta dei dati e la simmetria della sintesi hanno garantito solidit\u00e0 all\u2019impianto argomentativo e perfetta tenuta di strada. Rispetto alle sue opere precedenti, l\u2019autore ha <em>solo <\/em>(si fa per dire\u2026) voluto dimostrare che un approccio filologico per lo studio della Cina odierna fornisce uno strumento di approfondimento ulteriore dell\u2019analisi critica e che il possesso di competenze robuste sulla civilt\u00e0 antica, pi\u00f9 che \u201cutile\u201d, risulta, pertanto, \u201cessenziale\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Qualcuno ha definito la filologia il processo di \u201cdisvelamento delle dinamiche dell\u2019imperfezione\u201d. I testi, essendo opere umane, non possono che essere imperfetti, ragion per cui la ricerca filologica tende non tanto al ripristino di condizioni di purezza assoluta, ma all\u2019avvicinamento asintotico di verit\u00e0 gi\u00e0 contraffatte e violate in partenza. Ecco, dunque, in cosa risiede la forza dissacratoria della filologia: sottrarre legittimit\u00e0 delle fonti \u201calla fonte\u201d, evidenziare le zone grigie di frammentazione di messaggi che, come fenomeni carsici, compaiono e scompaiono rivelando, nel tempo, tracce di continuit\u00e0 e discontinuit\u00e0 simultanee. A tal proposito ricordo che Scarpari ha scritto un seminale e influente articolo intitolato \u00ab\u2018The Master said\u2019\u2026or Didn\u2019t He?\u00bb (in A. Rigopoulus, a cura di, <em>Guru. The Spiritual Master in Eastern and Western Traditions: Authority and Charisma<\/em>, Venezia, Cafoscarina, 2004, pp. 437-470) in cui l\u2019autorit\u00e0 della figura di Confucio veniva prima smontata pezzo per pezzo e poi ricomposta all\u2019interno di una cornice ideologica che imponeva la creazione posticcia di un\u2019ortodossia a uso e consumo del potere. Non c\u2019\u00e8 da scandalizzarsi: per secoli e secoli la <em>leadership<\/em> politica cinese (e non solo\u2026) ha avvertito, nelle fasi storiche cruciali in cui era necessario ridefinire i valori identitari e, quindi, legittimanti per l\u2019esercizio dell\u2019autorit\u00e0, il bisogno di guardare al proprio passato e di dotarsi di strumenti (pseudo) filologici per orientarsi tra posizioni antagoniste che rivendicavano, ognuna, una propria consacrazione. Non c\u2019\u00e8 impero senza ortodossia e questa, in molti casi, viene costruita attraverso dinamiche (para\/pseudo)filologiche per addomesticare <em>uno dei tanti<\/em> \u201cpassati\u201d su cui si pretende che il presente debba trovare piena legittimazione. Si pensi all\u2019impatto del processo di canonizzazione del sapere sulla politica della dinastia Han (in particolare a partire dalla met\u00e0 del II secolo a.C.), cos\u00ec come alla ri-fondazione di una nuova classicit\u00e0 sotto i Tang (VI-X secolo), alla rilettura delle fonti antiche sotto i Song (960-1279) che port\u00f2 all\u2019arricchimento del messaggio \u201ctradizionale\u201d confuciano esposto alla contaminazione delle speculazioni cosmologico-metafisiche daoiste e buddiste \u2013 che dette vita al \u201cNeoconfucianesimo\u201d, meglio alla \u201cDottrina del Principio\u201d \u2013 e che stabil\u00ec nuovi criteri di arruolamento del personale burocratico perch\u00e9 era sulla base della conoscenza di <em>quelle<\/em> interpretazioni dei testi classici che dipendeva l\u2019accesso alle pi\u00f9 alte cariche della burocrazia. Come dimenticare, infine, gli eruditi del tardo periodo imperiale (XVII-inizio XX secolo) che, in opposizione all\u2019esegesi neoconfuciana, promuovevano gli <em>Hanxue<\/em> \u201cStudi Han\u201d (ovvero \u201cStudi classici\u201d o \u201cStudi tradizionali-nazionali\u201d), che miravano a una riappropriazione del senso pi\u00f9 autentico delle opere antiche, svelandone spesso la natura spuria e contraddittoria grazie all\u2019adozione di un approccio filologico volto alla \u201cverifica\u201d, al \u201criscontro\u201d testuale (<em>kaozheng<\/em>)\u2026<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Alla luce di questo sbrigativo <em>excursus<\/em>, non s\u2019intravede, forse, uno schema sostanzialmente omogeneo nel suo dipanarsi? Sta accadendo qualcosa di simile, oggi, in Cina? In che modo la legittimazione del potere passa attraverso l\u2019adesione della <em>leadership<\/em> politica a una tradizione gloriosa e longeva che va risuscitata attraverso pillole di antica saggezza debitamente decontestualizzate da esibire sui muri delle citt\u00e0? E cosa significano quei muri tappezzati da immagini edificanti accompagnate da citazioni magari non sempre comprensibili ai pi\u00f9, ma comunque fortemente evocative nel loro richiamo a dettami morali che solo pochi anni fa erano ritenuti dal Partito Comunista la vera causa dell\u2019arretratezza e della miseria della Cina? Cosa \u00e8 cambiato in un lasso temporale cos\u00ec breve? Davvero \u00e8 cambiato qualcosa?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Le domande che Scarpari si pone e la densit\u00e0 dei temi che affronta in <em>Ritorno a Confucio<\/em> sollevano questioni cos\u00ec cruciali da proiettare automaticamente il volume in una dimensione \u201ccalda\u201d, caldissima: in altri termini, direttamente nel cuore del dibattito internazionale sul senso autentico del Confucianesimo, della tradizione, dell\u2019ortodossia, del potere. E, perdonate l\u2019insistenza, anche della filologia.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La lettura del libro di Scarpari mi induce automaticamente a tracciare due connessioni che esprimono, da sole, la statura del volume che ispira il mio intervento nell\u2019appassionante discussione promossa da <em>Inchiesta<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La prima connessione lega <em>Ritorno a Confucio <\/em>all\u2019opera di Li Ling, docente presso l\u2019Universit\u00e0 di Pechino e, guarda caso, filologo. Tra il 2007 e il 2008 Li Ling ha pubblicato due libri su Confucio e sul rinnovato interesse da parte dell\u2019<em>establishment<\/em> nei confronti del Confucianesimo; la prima monografia, in particolare, ha sollevato un dibattito estesissimo, fuori e dentro la Cina, polarizzando su posizioni contrapposte accaniti detrattori e ferventi sostenitori delle posizioni espresse dell\u2019intellettuale cinese. Entrambi i testi, si noti bene, furono pubblicati prima dell\u2019avvento di Xi Jinping. Nell\u2019ormai celebre <em>Sanjiagou: Wo du Lunyu<\/em> (Un cane senza dimora: La mia lettura dei <em>Lunyu<\/em>, i.e. dei <em>Dialoghi di Confucio<\/em>, Taiyuan, Shanxi renmin chubanshe, 2007), Li Ling tenta \u2013 come il summenzionato \u00ab\u2018The Master said\u2019\u2026or Didn\u2019t He?\u00bb di Scarpari \u2013 di rivolgersi agli insegnamenti originari del Maestro, rimuovendo le sedimentazioni ideologiche posteriori che ne hanno deturpato il senso. Proprio per questo Li Ling manifesta forte preoccupazione e disagio verso quanti rivendicavano, gi\u00e0 pi\u00f9 di dieci anni fa, la necessit\u00e0 d\u2019ispirarsi a Confucio per guarire i mali della Cina, dato che <em>quel <\/em>Confucio cui le <em>leadership <\/em>politiche si sono, nel tempo, ispirate, in realt\u00e0 non \u00e8 mai esistito. Li Ling tenta di riportare alla luce con strumenti filologici il \u201cvero\u201d Confucio che, sepolto sotto una glorificazione costruita a tavolino, \u00e8 stato, al contrario, un \u201cperdente\u201d, un \u201ccane senza dimora\u201d, un reietto, incapace d\u2019incidere profondamente nella vita dei propri contemporanei. La metafora del \u201ccane senza dimora\u201d, badate bene, deriva direttamente dalle fonti di epoca Han, che gi\u00e0 nel II secolo a.C. dipingevano Confucio come un intellettuale apolide, radicalmente dissociato dal proprio <em>habitat<\/em> storico-culturale perch\u00e9 mosso da ideali etici troppo elevati per poter essere accolti. Ovviamente, \u201ccane senza dimora\u201d \u00e8 lo stesso Li Ling, intellettuale iconoclasta che si sottrae al clamore roboante prodotto da <em>slogan <\/em>confuciani plastificati, devitalizzati, massificati ma, a ben vedere, anche la peculiarit\u00e0 di <em>Ritorno a Confucio<\/em> fa del suo autore un \u201ccane senza dimora\u201d nel panorama italiano (e non solo). L\u2019altro volume di Li Ling, <em>Qu sheng nai de zen Kongzi<\/em>: <em>Lunyu<\/em> <em>zongheng<\/em> <em>du<\/em> (Apparir\u00e0 il vero Confucio solo quando lo si priver\u00e0 della saggezza. Una lettura trasversale dei <em>Lunyu<\/em>, Beijing, Sanlian), uscito nel 2008, si attesta sul medesimo livello di lucidit\u00e0 e disincanto. In buona sostanza, l\u2019interpretazione di Li Ling si contrappone a quella dei nuovi apologeti del Confucianesimo, tra cui spicca Yu Dan, professore di Scienze della Comunicazione della Beijing Normal University e autrice di una fortunata serie di lezioni televisive su Confucio, poi condensate nel volume <em>Yu Dan <\/em><em>\u00abLunyu\u00bb xinde <\/em>(L\u2019essenza dei <em>Dialoghi<\/em> [di Confucio] secondo Yu Dan, Beijing, Zhonghua shuju, 2006; in italiano <em>La vita felice secondo Confucio<\/em>, traduzione di Valentina Pot\u00ec, Milano, Longanesi, 2009).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ribadisco che il disvelamento del senso politico e ideologico di un\u2019operazione di travestimento (o \u201crinascimento\u201d) del Confucianesimo classico pu\u00f2 avvenire solo grazie all\u2019adozione di strumenti filologici. Su questo punto, anche i contemporaneisti non possono non sentirsi chiamati in causa\u2026<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Concludo tracciando la seconda connessione: meno di un anno fa usciva <em>World Philology<\/em>, volume curato da Sheldon Pollock, Benjamin A. Elman e Ku-ming Kevin Chang (Cambridge and London, Harvard University Press, 2015). Si tratta di un contributo scientifico fondamentale nel processo di ridefinizione del senso della filologia e della sua capacit\u00e0 (o \u201cvolont\u00e0\u201d) di includere tradizioni intellettuali extra-europee. Il senso dell\u2019ambizioso e necessario progetto dei tre studiosi \u00e8 racchiuso in queste parole: \u201cHow coherent in fact is philology as a conceptual category across time and space, or is it impossible to unify without introducing serious distortion in any given tradition? How do we assess philology\u2019s relation to other forms of thought, such as scientific or legal thought, and explain the changes in its intellectual status? And\u2014 what is perhaps most important, if most elusive\u2014 how far may a reconstruction of philological practices in the past relate to a reconstruction of philological practices in the future?\u201d (<em>World <\/em>Philology, cit., p. 2)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019approccio filologico, dunque, definisce dimensioni concettuali e pratiche che legano indissolubilmente passato e futuro. Manca il \u201cpresente\u201d. In ci\u00f2, per\u00f2, risiede la centralit\u00e0 dell\u2019etica filologica: nell\u2019assenza di \u201cpresente\u201d, nell\u2019accanita aderenza a un principio di inattualit\u00e0, ovvero un principio di demistificazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non mi stupisce, dopo quanto esposto, che ci sia voluto un filologo e classicista come Maurizio Scarpari per convincere i numerosi e attenti osservatori della Cina del XXI secolo a concentrarsi su un tema apparentemente \u201cinutile\u201d \u2013 che parola meravigliosa! \u2013 ovvero il \u201cpassato\u201d visto (o \u201cintravisto\u201d) attraverso l\u2019intricata dimensione sociale cinese odierna.<\/p>\n<div id=\"shr_canvas2\" class=\"shareaholic-canvas shareaholic-ui shareaholic-resolved-canvas ng-scope\" style=\"text-align: justify;\"><strong>ATTILIO ANDREINI<\/strong><\/div>\n<div class=\"shareaholic-canvas shareaholic-ui shareaholic-resolved-canvas ng-scope\" style=\"text-align: justify;\"><\/div>\n<div class=\"shareaholic-canvas shareaholic-ui shareaholic-resolved-canvas ng-scope\" style=\"text-align: justify;\">(dibattito a cura di <strong>Amina Crisma, <\/strong>in collaborazione con www.inchiestaonline.it)<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di ATTILIO ANDREINI (dibattito a cura di Amina Crisma, in collaborazione con www.inchiestaonline.it) Prosegue con<\/p>\n","protected":false},"author":10,"featured_media":39507,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[195,105,75,1],"tags":[],"class_list":["post-39497","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-cultura","category-internazionale","category-osservatorio-cina","category-primo-piano"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/39497","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/10"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=39497"}],"version-history":[{"count":7,"href":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/39497\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":39510,"href":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/39497\/revisions\/39510"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media\/39507"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=39497"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=39497"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=39497"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}