{"id":39535,"date":"2016-02-27T18:22:16","date_gmt":"2016-02-27T17:22:16","guid":{"rendered":"http:\/\/www.valorelavoro.com\/?p=39535"},"modified":"2016-03-08T08:37:16","modified_gmt":"2016-03-08T07:37:16","slug":"religioni-patrimonio-e-identita-culturale-nella-cina-doggi-ritorno-a-confucio8","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/2016\/02\/religioni-patrimonio-e-identita-culturale-nella-cina-doggi-ritorno-a-confucio8\/","title":{"rendered":"Religioni, patrimonio e identit\u00e0 culturale nella Cina d&#8217;oggi. Ritorno a Confucio\/8"},"content":{"rendered":"<div id=\"shr_canvas2\" class=\"shareaholic-canvas shareaholic-ui shareaholic-resolved-canvas ng-scope\"><strong>di ESTER BIANCHI<\/strong><\/div>\n<div class=\"shareaholic-canvas shareaholic-ui shareaholic-resolved-canvas ng-scope\"><\/div>\n<div class=\"shareaholic-canvas shareaholic-ui shareaholic-resolved-canvas ng-scope\">(dibattito a cura di Amina Crisma, in collaborazione con www.inchiestaonline.it)<\/div>\n<div class=\"shareaholic-canvas shareaholic-ui shareaholic-resolved-canvas ng-scope\">\n<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter  wp-image-39588\" src=\"https:\/\/www.valorelavoro.com\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/Cina_sgno_lg.jpg\" alt=\"Cina_sgno_lg\" width=\"478\" height=\"270\" srcset=\"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/Cina_sgno_lg.jpg 547w, https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/Cina_sgno_lg-300x169.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 478px) 100vw, 478px\" \/><\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Prosegue con questo intervento di<strong> Ester Bianchi <\/strong>(Professore\u00a0associato di Religioni e filosofia della Cina e di Sinologia all\u2019Universit\u00e0 di Perugia), il dibattito a cura di Amina Crisma sul libro di Maurizio Scarpari, Ritorno a Confucio. I precedenti interventi di Attilio Andreini, Giangiorgio Pasqualotto, Paola Paderni, Luigi Moccia, Ignazio Musu e Guido Samarani sono stati pubblicati nella rubrica \u201cOsservatorio Cina\u201d di questa rivista . L\u2019immagine in alto \u00e8 \u201cSogno cinese\u201d (da I discorsi del cuore del Venerabile Xuecheng).<\/em><\/p>\n<p>\u201cRitorno a Confucio. La Cina di oggi fra tradizione e mercato\u201d di Maurizio Scarpari \u00e8 uno studio di ampio respiro che non si limita a spiegare la Cina attraverso la lente della sua tradizione, di per s\u00e9 impresa tutt\u2019altro che semplice. L\u2019altro merito del libro risiede nella capacit\u00e0 del suo autore di svelare anche ai non addetti ai lavori, con un linguaggio semplice e avvalendosi di esempi concreti e di immediata comprensione, implicazioni e retroscena delle politiche economiche e sociali della Cina contemporanea. Ho fatto personalmente tesoro di queste lezioni, contenute per la maggior parte nella prima met\u00e0 del libro, ma \u00e8 al tema del riflesso della cultura tradizionale sulla modernit\u00e0 che voglio dedicare le mie osservazioni, portando al dibattito lanciato da <em>inchiestaonline<\/em> il mio contributo di storica delle religioni.<\/p>\n<p>Come l\u2019autore, sono convinta che la Cina di oggi non possa essere compresa appieno prescindendo dai valori e dalle caratteristiche della sua civilt\u00e0 millenaria. Allo stesso tempo, il \u201critorno\u201d cui allude il titolo non implica un semplice ritorno al passato: la tradizione, come \u00e8 gi\u00e0 stato fatto notare in queste pagine (Andreini e Moccia), \u00e8 anche cambiamento e trasformazione, nella misura in cui si avvale del passato per veicolare l\u2019idea dell\u2019opportunit\u00e0 di un suo rinnovamento. In effetti, quella che si incontra oggi in Asia Orientale non \u00e8 certo una tradizione immobile e stantia, mero riflesso di un glorioso passato; al contrario, essa \u00e8 viva, dinamica, presente e profondamente \u2018moderna\u2019 e \u2018modernizzata\u2019. In altri termini, oltre a insegnarci, da buon classicista, che la modernit\u00e0 include aspetti del passato, Scarpari ci mostra come quegli stessi aspetti, rivisitati o plasmati per andare incontro alle esigenze del mondo contemporaneo, costituiscono una delle principali forze motrici del rinnovamento:<\/p>\n<p><em>\u00c8 infatti alla propria tradizione e a quei principi di governo che hanno mantenuto unito, pur tra alterne vicende, l\u2019impero per oltre due millenni che guardano oggi con rinnovato interesse i leader cinesi. Teorie e concezioni che sembravano abbandonate sono oggi rivisitate e riformulate nella consapevolezza che lo sviluppo dell\u2019economia non pu\u00f2 procedere ulteriormente senza il sostegno di quei valori, di quegli ideali e di quelle credenze religiose che hanno tenuto insieme cos\u00ec a lungo etnie e culture diverse<\/em> (Scarpari, p. 97).<\/p>\n<p>Degli antichi insegnamenti qui chiamati in causa, non sono solo i principi e le dottrine di Confucio a fungere da \u201cmodello di vita e di sviluppo per la Cina del futuro\u201d (Pasqualotto). Se il discorso politico attuale \u00e8 pregno di richiami alla classicit\u00e0 di matrice confuciana, non sono rari i riferimenti alle religioni della Cina, che sono in fase di grande rinascita su tutto il territorio e in ogni ceto sociale. Il <em>revival<\/em> delle religioni cinesi \u00e8 certamente un fenomeno popolare e per molti versi spontaneo, ma esso \u00e8 anche sostenuto, agevolato e sempre pi\u00f9 spesso alimentato dalla leadership del paese, soprattutto per quanto concerne il Daoismo e il Buddhismo istituzionali.<\/p>\n<p>Un \u201critorno\u201d che non si limita quindi al solo Confucio e alla sua scuola, ma che interessa anche quelle tradizioni culturali di natura religiosa che, assieme al Confucianesimo, sono dotate di un forte carattere identitario e hanno contribuito nei secoli a plasmare la \u201ctradizione cinese\u201d che si vuole oggi rinvigorire. Considerati pilastri della civilt\u00e0 cinese, Daoismo e Buddhismo hanno fatto la loro comparsa nei discorsi politici a partire dagli anni novanta in quanto elementi di stabilit\u00e0 sociale e, pi\u00f9 di recente, sono menzionati per il loro potenziale ruolo nella creazione della \u201csociet\u00e0 armoniosa\u201d tanto auspicata da Hu Jindao e per la realizzazione del \u201csogno cinese\u201d voluto da Xi Jinping.<\/p>\n<p>Nel marzo del 2014, ad esempio, Xi Jinping ha rilasciato una chiara dichiarazione sul ruolo e la responsabilit\u00e0 del Buddhismo e del Daoismo nel processo di rivitalizzazione della cultura cinese. A loro volta, i leader della chiesa buddhista e daoista sembrano avere accolto di buon grado l\u2019incarico loro affidato, come si evince dalle numerose affermazioni pubbliche al riguardo. Gi\u00e0 nel 2013, ad esempio, Shenghui, Vicepresidente dell\u2019Associazione Buddhista della Cina, rifletteva che solo comportandosi secondo modelli disciplinari adeguati i monaci e le monache avrebbero potuto \u201crealizzare il sogno cinese\u201d. Il tema \u00e8 stato ripreso in seguito dall\u2019attuale Presidente dell\u2019Associazione, il maestro Xuecheng, nonch\u00e9 da Li Guangfu, Presidente dell\u2019Associazione Daoista di Cina, nel discorso tenuto per la sua elezione (giugno 2015). Nell\u2019agosto del 2015, infine, autorit\u00e0 di entrambe le religioni si sono incontrate in occasione del Convegno per la creazione della cultura daoista e buddhista nazionale, ribadendo la propria identit\u00e0 come parti integranti del patrimonio culturale immateriale del paese. \u00c8 questa solo una selezione di alcune dichiarazioni ufficiali che, lungi dall\u2019essere esaustiva, pu\u00f2 comunque dare un\u2019idea del fenomeno in atto.<\/p>\n<p>Il recupero dei valori tradizionali di cui stiamo parlando, siano essi etici, filosofici, spirituali o religiosi, avviene in un processo generalizzato di rivendicazione delle proprie radici culturali e assume cos\u00ec anche la valenza di denuncia dell\u2019inadeguatezza del modello occidentale per la Cina. L\u2019inclusione delle religioni fra le componenti di una tradizione che si pone come suggello di identit\u00e0 culturale, ne ha indubbiamente favorito la rinascita, togliendole dall\u2019ombra in cui le aveva relegate il Maoismo e restituendo loro un ruolo attivo e positivo nella societ\u00e0 cinese.<\/p>\n<p>Il ritorno alla tradizione avviene su vari fronti e con diverse finalit\u00e0. Finora ne abbiamo visto il grande potenziale nella ricerca di un consenso interno, ma il suo utilizzo all\u2019esterno dei confini nazionali \u00e8 almeno altrettanto importante, anche se i tempi non sono forse ancora maturi per poterne apprezzare appieno i risultati. Di fatto, <em>la ricerca del consenso internazionale come fattore essenziale per la propria affermazione nel mondo \u00e8 diventata una priorit\u00e0 della politica estera cinese, e la cultura tradizionale \u00e8 ritenuta lo strumento pi\u00f9 efficace per conseguirlo<\/em> (Scarpari, p. 73).<\/p>\n<p>In questo contesto, Daoismo e Buddhismo possono tornare utili nella gestione dei rapporti bilaterali con Taiwan e, soprattutto per quanto concerne il Buddhismo, nelle relazioni diplomatiche con altri stati asiatici. \u00c8 indubbio inoltre che le rispettive ramificazioni anche nel cuore dell\u2019Europa o dell\u2019America aiutano a creare un\u2019immagine pi\u00f9 rassicurante della Cina in Occidente. Il fenomeno sta prendendo piede anche nel nostro paese, come dimostrano le attivit\u00e0 della Chiesa Taoista d\u2019Italia, collegata all\u2019Associazione Daoista di Cina, o del Tempio dell\u2019Associazione Buddista di Prato, che al momento \u00e8 in fase di trasformazione in vero e proprio monastero affiliato al Longquansi di Pechino, quartier generale del gi\u00e0 menzionato Xuecheng.<\/p>\n<p>Quanto tutto ci\u00f2 possa davvero essere efficace in un\u2019ottica di <em>soft power<\/em> \u00e8 difficile da stabilire. Scarpari riflette diffusamente sul tema in un capitolo <em>ad hoc<\/em>. Per quanto l\u2019ambito religioso, mi limito a osservare che, nonostante la grande attrattiva esercitata da pratiche meditative e valori spirituali gi\u00e0 tradizionalmente associati con la cultura cinese, finch\u00e9 sussisteranno conflitti e problemi relativi alla questione tibetana o alla chiesa cattolica sotterranea, difficilmente la Cina riuscir\u00e0 a proiettare un\u2019immagine positiva delle proprie politiche religiose. Il rischio \u00e8 quindi, in questo caso come in altri delineati da Scarpari (mi riferisco ad esempio alla polemica sugli Istituti Confucio), che le politiche messe in atto ottengano risultati opposti rispetto a quelli auspicati.<\/p>\n<p>Chiaramente, sarebbe inopportuno non menzionarlo, la religione pone delle problematiche sul piano ideologico che non emergono in riferimento al Confucianesimo. \u00c8 infatti noto come la politica di libert\u00e0 religiosa attuata in Cina dall\u2019inizio degli anni ottanta sia giustificata ideologicamente sulla base dell\u2019assunto che la religione scomparir\u00e0 spontaneamente con la maturazione della societ\u00e0 socialista. Ai membri del PCC \u00e8 ancora vietato di aderire a una qualsiasi fede, bench\u00e9 molti osservatori riferiscano di una crescita all\u2019interno del partito della percentuale di chi pratica forme di religione in privato, o bench\u00e9 non si faccia pi\u00f9 mistero della presenza di fedeli all\u2019interno delle rispettive famiglie.<\/p>\n<p>In conclusione, Daoismo e Buddhismo sembrano essere salvaguardati, quantomeno stando alle dichiarazioni ufficiali, non tanto come religioni in s\u00e9, quanto come componenti importanti del patrimonio culturale della Cina, perch\u00e9 in un paese comunista risulta meno sconveniente e pi\u00f9 facilmente accettabile parlare di \u201cculture tradizionali\u201d piuttosto che di credi religiosi. Una contraddizione, tra le tante, della Cina contemporanea, che tuttavia non deve portarci a formulare affrettati giudizi di valore, quanto piuttosto a comprendere, ancora una volta, la sfaccettata complessit\u00e0 della realt\u00e0 cinese. Una realt\u00e0 che, al pari di ogni civilt\u00e0, per essere capita anche solo in minima parte richiede adeguati strumenti conoscitivi e una certa dose di umilt\u00e0 intellettuale.<\/p>\n<p><strong>ESTER BIANCHI<br \/>\n<\/strong><\/p>\n<div id=\"post-main-37137\" class=\"post clearfix\">\n<div class=\"auth-bio clearfix\">\n<div class=\"bio\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"photo\" src=\"http:\/\/www.inchiestaonline.it\/wp-content\/uploads\/userphoto\/362.thumbnail.jpg\" alt=\"Ester Bianchi\" width=\"67\" height=\"80\" \/><em><strong>About Ester Bianchi<\/strong>: Ester Bianchi \u00e8 professore associato di Religioni e Filosofia della Cina e di Sinologia presso il Dipartimento di Filosofia, Scienze sociali, umane e della formazione dell\u2019Universit\u00e0 degli Studi di Perugia, ed \u00e8 ricercatrice associata esterna del Groupe Soci\u00e9t\u00e9s, Religions, La\u00efcit\u00e9s CNRS-EPHE. \u00c8 autrice di studi sulle religioni cinesi, che indaga con le modalit\u00e0 della ricerca filologica (traduzioni, edizioni critiche, studi sul lessico) e storico-religiosa (storia del pensiero, di pratiche, riti e dottrine). Le sue ricerche riguardano principalmente il Buddhismo sino-tibetano, il Buddhismo cinese e il Daoismo. Tra le sue pubblicazioni figurano i volumi: The Iron Statue Monastery. Tiexiangsi, a Buddhist Nunnery of Tibetan Tradition in Contemporary China, (Firenze 2001), Taoismo (Milano 2009) e Faxian: un pellegrino cinese nell\u2019India del V secolo. Con traduzione del diario di viaggio Gaoseng Faxian zhuan (Perugia 2011).<\/em>(<strong>dibattito a cura di Amina Crisma, in collaborazione con www.inchiestaonline.it)<\/strong><\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di ESTER BIANCHI (dibattito a cura di Amina Crisma, in collaborazione con www.inchiestaonline.it) &nbsp; Prosegue<\/p>\n","protected":false},"author":10,"featured_media":39588,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1],"tags":[],"class_list":["post-39535","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-primo-piano"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/39535","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/10"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=39535"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/39535\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":39590,"href":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/39535\/revisions\/39590"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media\/39588"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=39535"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=39535"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=39535"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}