{"id":39538,"date":"2016-02-29T23:56:37","date_gmt":"2016-02-29T22:56:37","guid":{"rendered":"http:\/\/www.valorelavoro.com\/?p=39538"},"modified":"2016-03-08T08:37:48","modified_gmt":"2016-03-08T07:37:48","slug":"the-end-of-the-tour-in-viaggio-con-david-foster-wallace","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/2016\/02\/the-end-of-the-tour-in-viaggio-con-david-foster-wallace\/","title":{"rendered":"The End of the Tour. In viaggio con David Foster Wallace"},"content":{"rendered":"<p><em>di Maria C. Fogliaro<\/em><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.valorelavoro.com\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/maxresdefault.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-39555\" src=\"https:\/\/www.valorelavoro.com\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/maxresdefault-300x169.jpg\" alt=\"maxresdefault\" width=\"300\" height=\"169\" srcset=\"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/maxresdefault-300x169.jpg 300w, https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/maxresdefault-1024x576.jpg 1024w, https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/maxresdefault-800x450.jpg 800w, https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/maxresdefault-600x338.jpg 600w, https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/wp-content\/uploads\/2016\/02\/maxresdefault.jpg 1920w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abNei rapporti sociali, David aveva il dono della caffeina: era di una vivacit\u00e0 affascinante, intensa, travolgente \u2212 agli interlocutori faceva l\u2019effetto di una sorsata di caff\u00e8: perci\u00f2 quelli sono stati i cinque giorni pi\u00f9 insonni che io abbia mai passato con qualcuno\u00bb. Cos\u00ec scrive David Lipsky in <em>Although Of Course You End Up Becoming Yourself: A Road Trip with David Foster Wallace<\/em> (2010) [trad. ita.: <em>Come diventare se stessi. David Foster Wallace si racconta<\/em>, Minimum Fax, 2011, pp. 443, euro 18,50]. Di quei giorni intensi e irripetibili racconta <em>The End of the Tour<\/em> (USA, 2015, 106\u2019), presentato in anteprima al <em>Sundance Film Festival<\/em> del 2015.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quando una telefonata comunica a David Lipsky (un sicuro Jesse Eisenberg) il suicidio di David Foster Wallace il 12 settembre del 2008, questi \u2212 prima incredulo, poi profondamente addolorato \u2212 si mette alla ricerca dei nastri di una sua vecchia (e mai pubblicata) intervista fatta al grande scrittore nel 1996, durante la fase finale del <em>tour<\/em> di presentazioni per <em>Infinite Jest<\/em> \u2212 il romanzo \u00abspiazzante e dirompente\u00bb che ha catturato \u00abil suono di una generazione\u00bb, e che ha reso celebre lo scrittore americano al grande pubblico \u2212. Inizia da qui il lunghissimo <em>flashback<\/em> sul quale \u00e8 incentrato tutto il film diretto da James Ponsoldt, e che Donald Margulies ha adattato dal libro-intervista di Lipsky.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 il 5 marzo del 1996, e David Lipsky \u2212 giornalista e scrittore newyorkese allora ancora agli esordi, autore di un romanzo, <em>The Art of Fair<\/em>, di scarso successo \u2212 viene inviato dalla rivista \u00abRolling Stone\u00bb a Bloomington (Illinois), dove vive \u2212 da solo, in una grande casa, con i due amatissimi cani \u2212 David Foster Wallace (un bravissimo Jason Segel). L\u2019incontro fra il giornalista in cerca di informazioni e di una storia da raccontare e lo scrittore, da poco diventato oggetto di culto al pari di una <em>rockstar<\/em>, si rivela un vero viaggio esistenziale, che, in quanto tale, \u00e8 dotato di una forza incomparabilmente superiore.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">David Lipsky non \u00e8 un banale intervistatore, ma si rivela un attento osservatore, con speciali doti di comunicazione e di penetrazione psicologica. Dal suo viaggio con Wallace &#8211; in macchina su una <em>Grand Am<\/em> verde bosco presa a noleggio o in volo da uno Stato all&#8217;altro del Paese, in stanze anonime di alberghi o in qualche caff\u00e8 di passaggio &#8211; il giornalista newyorkese riesce a comporre il ritratto di un genio empatico &#8211; mai scostante o incomunicabile -, dotato di \u00abun talento naturale per i rapporti umani\u00bb, un individuo \u00abche cerca di interpretare le persone\u00bb; del \u00abprofessore ideale, quello che uno spera sempre di incontrare\u00bb; di un uomo mite, divertente, innocente, ma intimamente fragile. Un&#8217;intelligenza vivacissima, capace di confrontarsi con problemi complessi &#8211; dalla letteratura al cinema, alla televisione, alla cultura, alla societ\u00e0 -, ma anche incline a soccombere alle proprie inquietudini e a precipitare nella notte della depressione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Sollecitato dalle domande di Lipsky, Wallace descrive il suo difficile rapporto con il successo, le sue angosce profonde e, in particolare, l&#8217;ansia che gli provoca il non potere gestire direttamente l&#8217;immagine che di lui viene veicolata dai <em>media<\/em>. Egli si vede sotto la minaccia della fama e dei meccanismi della macchina promozionale, la cui potenza sa esattamente valutare. Gli scrittori hanno infatti la licenza e la libert\u00e0 &#8211; afferma Wallace &#8211; di \u00abrendersi mostruosamente consapevoli delle cose che noi in genere percepiamo solo fino a un certo punto\u00bb. Lucido osservatore dell&#8217;anima pi\u00f9 profonda dell&#8217;America, David Foster Wallace vede nella \u00abdipendenza\u00bb la modalit\u00e0 principale con cui la cultura americana si relaziona a tutte le cose viventi, e naturalmente nella tecnologia il mezzo di seduzione pi\u00f9 potente &#8211; tratteggiando, insomma, il quadro di una societ\u00e0 infantile, cui toccher\u00e0 prima poi autodisciplinarsi, pena l&#8217;autodistruzione -. Quello che <em>The End of the Tour<\/em> porta in scena \u00e8 quindi la figura di un narratore estremo, in grado cio\u00e8 di pensare le estreme conseguenze sul piano logico degli schemi fondanti il mondo che tutti noi abitiamo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il film si regge interamente sulla capacit\u00e0 recitativa degli attori &#8211; che danno vita con bravura e credibilit\u00e0 a scene divertenti, intense e commoventi &#8211; e sulla emozionante colonna sonora curata da Danny Elfman. Inoltre, in alcuni passaggi &#8211; come quando stanno affrontando in auto serie riflessioni sull&#8217;intrattenimento, ascoltando i R.E.M., bevendo <em>Diet Pepsi<\/em> e mangiando <em>junk food<\/em> &#8211; riecheggiano i moduli di quel grande <em>topos<\/em> della vita americana che \u00e8 il viaggio <em>On the Road<\/em>. Come dichiara esplicitamente Lipsky: \u00ab\u00c8 facile dimenticare che sto lavorando; mi sembra pi\u00f9 di fare un viaggio in macchina con un amico\u00bb. E come in tutti i viaggi, alla fine \u00e8 difficile salutarsi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L&#8217;ultima sequenza ci mostra un David Foster Wallace che balla, felice, in una chiesa battista. \u00ab\u00c8 una chiesa battista nera &#8211; dice David nel libro di Lipsky -, ma ci viene un sacco di gente, perch\u00e9 i battisti neri ballano <em>da dio<\/em>\u00bb.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Maria C. 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