{"id":39804,"date":"2016-04-20T15:35:16","date_gmt":"2016-04-20T13:35:16","guid":{"rendered":"http:\/\/www.valorelavoro.com\/?p=39804"},"modified":"2016-04-27T17:43:58","modified_gmt":"2016-04-27T15:43:58","slug":"dialogo-su-ritorno-a-confucio11","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/2016\/04\/dialogo-su-ritorno-a-confucio11\/","title":{"rendered":"Dialogo su Ritorno a Confucio\/11"},"content":{"rendered":"<div class=\"shareaholic-canvas shareaholic-ui shareaholic-resolved-canvas ng-scope\"><\/div>\n<div id=\"shr_canvas2\" class=\"shareaholic-canvas shareaholic-ui shareaholic-resolved-canvas ng-scope\"><strong>di CHIARA GHIDINI e PAOLO SCARPI<\/strong><\/div>\n<div class=\"shareaholic-canvas shareaholic-ui shareaholic-resolved-canvas ng-scope\">(a cura di Amina Crisma, in collaborazione con www.inchiestaonline.it)<\/div>\n<p><a href=\"http:\/\/www.inchiestaonline.it\/culture-e-religioni\/chiara-ghidini-e-paolo-scarpi-dialogo-su-ritorno-a-confucio11\/attachment\/chiara-2\/\" rel=\"attachment wp-att-38421\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-38421\" title=\"CHIARA\" src=\"http:\/\/www.inchiestaonline.it\/wp-content\/uploads\/2016\/04\/CHIARA1-225x300.jpg\" alt=\"\" width=\"225\" height=\"300\" \/><\/a><\/p>\n<p><a href=\"http:\/\/www.inchiestaonline.it\/culture-e-religioni\/chiara-ghidini-e-paolo-scarpi-dialogo-su-ritorno-a-confucio11\/attachment\/paolo\/\" rel=\"attachment wp-att-38419\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-38419\" title=\"Paolo\" src=\"http:\/\/www.inchiestaonline.it\/wp-content\/uploads\/2016\/04\/Paolo.png\" alt=\"\" width=\"200\" height=\"200\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Prosegue con questo intervento di<strong> Chiara Ghidini e Paolo Scarpi<\/strong> il dibattito a cura di Amina Crisma sul libro di Maurizio Scarpari,\u00a0<em>Ritorno a Confucio, <\/em>in collaborazione con www.inchiestaonline,it), I precedenti interventi di Umberto Bresciani, Marco Fumian, Ester Bianchi, Attilio Andreini, Giangiorgio Pasqualotto, Paola Paderni, Luigi Moccia, Ignazio Musu e Guido Samarani sono stati pubblicati nella rubrica \u201cOsservatorio Cina\u201d di questa rivista.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Chiara Ghidini<\/strong> \u00e8 ricercatrice all\u2019Universit\u00e0 di Napoli \u201cL\u2019Orientale\u201d, dove insegna Religioni e Filosofie dell\u2019Asia orientale e Lingua e Letteratura giapponese. Ha conseguito il PhD all\u2019Universit\u00e0 di Cambridge, con una tesi sul <em>Libro dei Morti di <\/em>Orikuchi Shinobu. Ha scritto due monografie e diversi articoli sulla Storia culturale dell\u2019Asia orientale in italiano, inglese e giapponese.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Paolo Scarpi<\/strong> insegna storia delle religioni, religioni del mondo classico e cultura e simbologia dei cibi all\u2019Universit\u00e0 di Padova. I suoi campi d\u2019indagine principali sono le religioni antiche, la mitologia e le sue persistenze nel pensiero moderno e contemporaneo, l\u2019ermetismo, la simbologia dei cibi, le abitudini e le tradizioni alimentari, i tabu e le scelte dei cibi. Ha pubblicato <em>La fuga e il ritorno. Storia e mitologia del viaggio <\/em>(1992) e <em>S<\/em><em>i fa presto a dire Dio. Riflessioni per un multiculturalismo religioso <\/em>(2010). Ha curato,per la Fondazione Valla \u2013 Mondadori, Apollodoro, I miti greci (Biblioteca) (1998), Le religioni dei misteri, 2 voll. (2002), La rivelazione segreta di Ermete Trismegisto 2 voll. (2009, 2011).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">P.S. \u2013 La Cina \u00e8 lontana. Quella vicinanza a cui alludeva stranamente e utopicamente il film di Marco Bellocchio del 1967, <em>La Cina \u00e8 vicina<\/em>, dal titolo di un libo di Enrico Emanuelli in cui il giornalista aveva registrato le sue note di viaggio e le sue corrispondenze, si \u00e8 come dissolta con l\u2019utopia e le speranze di quegli anni. Per questo il libro di Scarpari mi ha fatto pensare e credo che far\u00e0 pensare chiunque abbia vissuto intensamente quel periodo ricco di attese e di cambiamenti che non sono mai arrivati, anche se della Cina questo qualcuno come me sa poco. Questo di Scarpari non \u00e8 un libro da recensire come si fa di norma negli ambienti accademici o sui giornali, ma \u00e8, io penso, un libro da cui partire per affrontare temi e problemi che oggi stanno travolgendo e passando sopra le teste dei normali cittadini, senza che essi riescano a capirne le ragioni. Insomma, anche se \u00e8 un libro con note e bibliografia, per fortuna non \u00e8 un libro destinato ai sinologi mentre pone davanti anche a chi non conosce la realt\u00e0 della Cina di ieri come di oggi la concretezza di una presenza che sta candidandosi a una leadership mondiale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">C.G. \u2013\u00a0Il film di Bellocchio parla certo molto pi\u00f9 dell\u2019Italia del tempo, tanto che in un\u2019intervista lo stesso regista confessa che il titolo \u00e8 piuttosto un pretesto (forse una provocazione) per parlare di giovani della provincia dai \u201cvolti consueti\u201d e formulare una critica della societ\u00e0 italiana. In ogni caso, la data che segnali, il 1967, riporta, in Cina, alla fondazione dell\u2019effimera Comune del Popolo di Shanghai, inizialmente progettata sul modello della Comune parigina, e dunque, inevitabilmente, ai primi anni della Rivoluzione culturale, di cui nella \u201cCina\u201d di oggi si rivedono segni. Vi \u00e8 una moltitudine di suoni e immagini, caricati su youku (youtube cinese), filtrati dalle campane dell\u2019orologio sul Palazzo della Dogana del Bund di Shanghai, che scandiscono la famosissima canzone\u00a0<em>L\u2019Oriente \u00e8 rosso<\/em> (<em>Dongfang hong<\/em>\u6771 \u65b9\u7d05), o serviti dall\u2019industria della ristorazione, con la nascita di ristoranti ricchi di piatti a tema, alcuni dei quali hanno filiali (paradossalmente) a Tokyo, quasi a suggerire il motto \u201csvuotare la testa, riempire la pancia\u201d\u2026. Sarebbe interessante capire il nesso, se esiste, tra il \u201critorno\u201d a Confucio, personaggio che effettivamente ricompare in modo pervasivo nella sfera dell\u2019educazione come in quella dello spettacolo, e l\u2019eco, forse nostalgica, di una Rivoluzione con una forte e collettivizzante dimensione \u201cestetica\u201d, che risuona oggi nelle arie musicali ancora familiari a molti cinesi anziani, ma quasi del tutto estranee alle generazioni pi\u00f9 giovani, che si ritrovano a cantarle senza capirne la sonorit\u00e0 politica. La strategia del consumo potrebbe costituire un\u00a0<em>fil rouge <\/em>importante, ma su questo possono rispondere con pi\u00f9 competenza gli studiosi che si occupano di Cina contemporanea e di <em>media studies<\/em> (mi viene in mente, tra questi, la collega Valeria Varriano).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">P.S. \u2013 Il 2016 si \u00e8 svegliato \u2014 era il 4 gennaio \u2014 con l\u2019ansia e la preoccupazione provocata dal crollo della borsa cinese, che aveva perso il 30%. Nei due anni precedenti era per\u00f2 salita del 150%! In un articolo pubblicato su \u201dIl Sole 24 ore\u201d del 29 novembre 2014 <a href=\"http:\/\/argomenti.ilsole24ore.com\/jeffrey-d-sachs.html\">Jeffrey D. Sachs<\/a> annunciava che l\u2019economia cinese aveva \u201csuperato gli Stati Uniti come la pi\u00f9 grande economia del mondo, secondo i dati del Fondo Monetario Internazionale. E mentre lo stato geopolitico della Cina <em>era<\/em> in rapida crescita, insieme al suo potere economico, gli Usa continua<em>vano<\/em> a sprecare la propria leadership globale, a causa dell\u2019incontrollata cupidigia delle \u00e9lite politiche ed economiche e della trappola \u2018self-made\u2019 di guerra perpetua nel Medio Oriente.\u201d Oggi intanto gli osservatori dei mercati finanziari temono possa ripetersi nel 2016 la crisi del 2015, coinvolgendo anche le economie emergenti, caratterizzate da una debolezza intrinseca. Singolare questo improvviso crollo dell\u2019economia cinese, che arriva immediatamente dopo che Xi Jinping \u201cha aperto una stagione di grande espansione politica economica e culturale, tesa a generare un\u2019immagine rassicurante della Cina e un\u2019alternativa convincente all\u2019egemonia statunitense\u201d, come ci racconta nelle sue <em>Conclusioni<\/em> proprio Maurizio Scarpari. \u2013 Evidentemente la Cina oggi quale \u00e8, insieme alle trasformazioni a cui \u00e8 andata incontro nel secolo scorso, non pu\u00f2 essere ritenuta un fenomeno transitorio, frutto di provvisori momenti favorevoli, destinati a estinguersi rapidamente quasi fossero fuochi fatui evanescenti. Del pari \u00e8 impossibile fare previsioni che non siano azzardate. L\u2019esempio del Giappone \u00e8 illuminante. Considerato il pi\u00f9 spettacolare miracolo economico dopo la fine della 2\u00b0 guerra mondiale, si era profetizzato che il 2000 desse inizio al \u201csecolo giapponese\u201d. Ma i fatti hanno smentito le previsioni. Forse perch\u00e9 il determinismo non funziona in economia come in generale nelle scienze umane, ma forse anche perch\u00e9 le previsioni economiche procedono da una visione impersonale che non tiene conto di interessi anche occulti che possono incidere pesantemente sulle scelte e sulle operazioni finanziarie.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">C.G. \u2013\u00a0Mi \u00e8 difficile affrontare tematiche strettamente economiche e lascerei volentieri la staffetta a chi ne ha competenza. Mi limito a riportare le parole di un sociologo cinese piuttosto influente, anche nell\u2019accademia statunitense, Yang Fengang, per ricondurre il discorso in un campo che mi \u00e8 meno estraneo. Secondo Yang, curatore di un libro dall\u2019eloquente titolo <em>State, Market and Religion in Chinese Societies<\/em>, la rapida industrializzazione, l\u2019urbanizzazione e quella che lui definisce una \u201ccomplessiva democratizzazione\u201d della Cina sarebbero aree di crescita che contengono una dimensione religiosa, se non altro perch\u00e9 esiste tra i cinesi il bisogno di trovare sollievo \u201cspirituale\u201d, soprattutto attraverso pratiche devozionali, e occasione di aggregazione sociale, magari nella forma dell\u2019impegno laico, all\u2019interno di una societ\u00e0 soggetta da anni a rapidi e drammatici cambiamenti in termine di produzione, visibili, oltre che sul piano sociale, anche nell\u2019alterazione del paesaggio urbano e naturale. L\u2019intenzione di Yang, deducibile dai suoi progetti di ricerca, \u00e8 quella di segnalare innanzitutto agli americani una diversificazione sul piano religioso in Cina pi\u00f9 intensa di quanto si sia portati a pensare. Vero \u00e8 che il tentativo \u2013fallimentare o meno che sia\u2013 di far entrare monasteri e templi cinesi nello stock market e la loro visibile commercializzazione non appaiono dati particolarmente compatibili con la possibilit\u00e0 che siano proprio questi spazi religiosi a fornire il sollievo spirituale di cui parla Yang, e non solo lui.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">P.S. \u2013 Ammesso che si possa parlare di un mondo diviso in due, tra Occidente e Oriente, senza per questo voler riproporre la fin troppo criticata dicotomia \u201contologica\u201d di Edward Said, ma piuttosto per semplificare e perch\u00e9 nell\u2019immaginario collettivo la Cina appare come un \u201caltro mondo\u201d e \u201caltro mondo\u201d sono considerati i Cinesi nei nostri territori (cosa significa infatti per molti di noi le denominazione Chinatown?), molto di ci\u00f2 che concerne il processo economico attuale, a cominciare dagli investimenti in Cina, mi sfugge, non lo capisco. Fatico a capire il senso di investire denari in Cina, quando tutti si lamentano della qualit\u00e0 dei prodotti cinesi. Non riesco a capire cosa sia ci\u00f2 che non funziona in questo rapporto con la Cina: \u00e8 l\u2019Occidente, assatanato di profitto, cinico e imperialista, persuaso che la ricchezza, comunque acquisita, sia il segno della predestinazione divina, oppure \u00e8 la Cina, che vuole imporsi, ma attraverso le regole del capitalismo occidentale, da molto tempo non pi\u00f9 \u201cetico\u201d?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In questi giorni la <em>New York Review of Books<\/em> anticipa uno scritto di Orville Schell (<em>Crackdown in China: Worse and Worse<\/em>), che annuncia e proclama un nuovo pericolo dalla Cina, sostenendo che la leadership cinese, fatta esclusione per \u201cwhen Mao still reigned and the Cultural Revolution still raged\u201d non \u00e8 mai stata \u201cso possessed by Maoist nostalgia and Leninist-style leadership\u201d. Ancora, sostiene Orvill Schell, \u201cXi [Jinping] urged people who work in the media to \u2018enhance their awareness to align their ideology, political thinking, and deeds to those of the\u00a0CCp\u00a0Central Committee.\u2019\u201d E cos\u00ec, egli afferma, i media cinesi non ci hanno fatto sapere che \u201cHundreds of crosses have been ripped from the steeples of Christian churches, entire churches have been demolished, pastors arrested, and their defense lawyers detained and forced to make public confessions.\u201d<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E\u2019 un\u2019immagine della Cina, questa, che mi sorprende e che forse \u00e8 il frutto di manipolazioni dell\u2019informazione: del resto chi \u00e8 Orville Schell? \u00c8 l\u2019Arthur Ross Director of the Center on U.S.-China Relationsat Asia Society in New York, per cui i commenti non servono. Mi pare invece pi\u00f9 verisimile che la Cina, come scrive Scarpari, si sia resa conto del vuoto ideologico prodotto dall\u2019avvio di politiche di mercato eccessivamente liberiste e dal frenetico sviluppo economico, che da un lato ha dato vita a un certo benessere ma dall\u2019altro ha creato squilibri e gravi diseguaglianze. Di conseguenza si \u00e8 resa indispensabile la scelta di elaborare un nuovo sistema di valori in grado di dare risposte ai problemi concreti come alle spinte etiche, morali e spirituali\u00a0 provenienti da una considerevole parte della popolazione. E questo ha comportato del pari la necessit\u00e0 di recuperare un\u2019etica di governo, eliminando evidentemente la corruzione, e dunque \u201cmosche, tigri e volpi\u201d, come si legge nell\u2019appendice del libro di Scarpari e che invece per Orville Schell \u00e8 l\u2019 \u201cenormously ambitious initiative to purge the Chinese Communist Party of \u2026 corrupt officials and businessmen both high and low\u201d. Quali siano le reali intenzioni di Orville Schell nel parlare dell\u2019attuale svolta cinese, Xi Jinping mostra di avere un obiettivo etico molto alto: promuovere gli elementi essenziali della cultura, del sapere scientifico, delle concezioni filosofiche, etiche ed estetiche di cui la civilt\u00e0 cinese si \u00e8 resa artefice e che ne sono il patrimonio attuale. Cos\u00ec facendo Xi Jinping si propone di far recuperare alla Cina la sua identit\u00e0 culturale, insieme ai propri ideali e valori. Il fine \u00e8 quello di costruire una nuova moralit\u00e0, e sia pure socialista (ma che male ci sarebbe?), capace di mettere assieme i principi del socialismo con lo spirito umanistico del confucianesimo, una moralit\u00e0 che parli il linguaggio dell\u2019uomo e non soltanto dell\u2019economia, della solidariet\u00e0 e non dell\u2019individualismo, per sconfiggere corruzione e strapotere castale, per dare spazio (si spera) a talento e merito.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo ritorno all\u2019umanesimo implica, attraverso la parola stessa umanesimo, un appello a un sistema fondato sul passato e sulla tradizione, che come ci spiega Scarpari, coincidono con il confucianesimo, in un intreccio che mescola insieme tradizione, storia e classicit\u00e0, intese come complesso dinamico di etica ed estetica, formatosi nel corso del tempo, canonizzato, ma in realt\u00e0 mai fossilizzato. E\u2019 un intreccio dinamico che pu\u00f2 ricordare le fughe nella musica barocca, o le fughe architettoniche sempre di quell\u2019epoca fascinosa e irripetibile, che ha le sue radici nel Rinascimento italiano, il quale era a sua volta decollato in seguito al ripensamento umanistico della classicit\u00e0 greca e latina. Non a caso Scarpari ci mette di fronte a una falsa dicotomia, aprendo un paragrafo con la domanda \u201cRinnovamento o Rinascimento?\u201d in cui descrive l\u2019era del nuovo sogno cinese. I due termini non sono in realt\u00e0 in contraddizione, ch\u00e9 ogni rinascita implica un rinnovamento, e dunque anche la rinascita del confucianesimo comporta un rinnovamento. Del resto ripensare le proprie radici \u00e8 fondamentale per predisporre il proprio futuro, perch\u00e9 il classico si fonda sul passato, concerne il presente e offre un\u2019idea del futuro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo processo di rinnovamento e di ripensamento delle proprie radici, dove il sistema cultura entra in gioco anche ai fini dell\u2019esercizio del potere (e questo \u00e8 innegabile), oggi appare a un occidentale ancor pi\u00f9 fascinoso se pensiamo che l\u2019occidente, dominato dall\u2019utilitarismo e dalla logica del profitto (anche Max Weber, tutto sommato, si indignerebbe), sta perdendo di vista la sua storia, se un capo di governo come David Cameron, per esempio, al David Letterman Show del 26 settembre 2012 non ha saputo dire in che consisteva la Magna Charta, se i suoi giovani sono persi dietro ai tablets, ai telefonini, agli smartphones e confondono Rinascimento con Risorgimento, se i politici fanno ricoprire dipinti come la Verit\u00e0 di G.B. Tiepolo o, in tempi pi\u00f9 recenti, i nudi delle statue esposte ai Musei Capitolini in occasione della visita di Hassan Rohani, oppure rinunciano al vino e a qualche salume in tavola, per non offendere l\u2019ospite. Certo, l\u2019Italia \u00e8 un paese cattolico e bench\u00e9 il cattolico abbia la possibilit\u00e0 di consumare qualunque cibo, guidato esclusivamente dal senso della misura, tuttavia, come scrive San Paolo nell\u2019<em>Epistola ai Romani<\/em>, \u00ab\u00e8 bene non mangiare carne, n\u00e9 bere vino, n\u00e9 compiere altra cosa per la quale il tuo fratello possa scandalizzarsi\u00bb. Ma dubito che in quelle occasioni i nostri politici e governanti avessero in mente le parole del cristianissimo San Paolo, e non piuttosto si preoccupassero invece del banale interesse di non perdere qualche commessa, rinunciando a salvaguardare la dignit\u00e0 del il nostro patrimonio culturale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">C.G. \u2013 Il libro pi\u00f9 famoso di Said, che risale agli anni \u201970, \u00e8 tuttora \u201ccontroverso\u201d, ma non credo vada iper-semplificato. N\u00e9 va trascurato che \u00e8 un libro che nasce, almeno in parte, come reazione intellettuale al conflitto del Kippur del 1973, ma anche dalla biografia e dal tipo di formazione dell\u2019autore. Certo, il discorso di fondo del libro di Said ha un collegamento saldo con la questione coloniale, ma ne andrebbe evidenziato anche l\u2019aspetto che riguarda la rappresentazione\u00a0 letteraria e artistica dell\u2019 \u201dOriente\u201d (India, Egitto, Siria, per es.), stereotipicamente fissata \u00a0in un repertorio ripetitivo, e artificialmente immobile, di immagini. Lascerei dunque da parte il discorso su una \u201covvia\u201d dicotomia ontologica saidiana, che a me pare molto meno scontata, e anzi articolata e problematizzata attraverso un discorso storicamente fondato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tornando alla Cina, Xi Jinping, guida morale che esaudir\u00e0 il grande sogno cinese, \u00e8 autore di un libro interessante,\u00a0<em>The Governance of China<\/em> (\u8c08\u6cbb\u56fd\u7406\u653f <em>Tan zhiguo li zheng<\/em>), che contiene le linee della sua agenda politica, mirata a una forte centralizzazione dell\u2019autorit\u00e0, e usa un linguaggio definito in un articolo di Benjamin Carlson su\u00a0<em>The Atlantic<\/em> \u201cneo-leninista\u201d.\u00a0 Mi rendo conto che la propaganda in atto in Cina \u2014 in cui sono inclusi il focus su un Confucio del nuovo millennio e su alcuni classici definiti confuciani (come il\u00a0<em>Xiaojing<\/em> \u5b5d\u7d93, il Classico della \u201cpiet\u00e0 filiale\u201d), nonch\u00e9 il ritorno di interesse nei confronti di una certa pedagogia cinese influenzata da John Dewey, il \u201cSecondo Confucio\u201d\u2013 pu\u00f2 apparire quasi un miraggio a chi, come te, guarda alla politica culturale e alla cultura politica italiana con preoccupazione e tristezza, quasi con disarmata rassegnazione. Basta non dimenticare che si tratta di propaganda governativa, forte e capillare. L\u2019idea, o meglio il progetto, \u00e8 costruire un\u2019immagine, nazionale e internazionale, di Cina confuciana, una visione strategica che ricorda le dinamiche di fine Ottocento e che, come afferma Scarpari, si pu\u00f2 estendere a tutta l\u2019Asia orientale, ma non va dimenticato che la Cina non \u00e8 un blocco monolitico n\u00e9 tantomeno monoetnico, che le opportunit\u00e0 e le vicissitudini delle diversit\u00e0 etniche, cos\u00ec come di quelle sociali, andrebbero valutate con attenzione, e che i programmi di riforma sono spesso da intendere piuttosto come programmi di gestione delle forti contraddizioni sociali. Questo per non abbandonarsi con occhi troppo ingenui all\u2019incantesimo del sogno cinese di Xi Jinping.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Infine, il tuo scetticismo sulle analisi di Schell \u00e8 comprensibile. Andrebbe in ogni caso preso in considerazione l\u2019incremento di \u201cfedeli\u201d cristiani in Cina, nelle zone urbane, ma anche in quelle pi\u00f9 periferiche. E anche l\u2019ampia pubblicazione e circolazione della Bibbia. In Cina la Bibbia in cinese \u00e8 pubblicata dal Consiglio cristiano cinese (Zhongguo Jidujiao Xiehui \u4e2d\u56fd\u57fa\u7763\u6559\u534f\u4f1a), un\u2019organizzazione protestante riconosciuta dal governo, ed \u00e8 stampata dalla Amity Press di Nanchino, che \u00e8, a detta di\u00a0<em>Christianity Today<\/em>, la pi\u00f9 grande casa editrice mondiale per la pubblicazione della Bibbia. Con il fiorire dello\u00a0<em>e-commerce<\/em>, tuttavia, oggi le bibbie possono essere facilmente acquistate anche online su siti popolari come Taobao.com.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La presenza cinese in Italia meriterebbe un discorso a parte, cos\u00ec come quello sul concetto di Chinatown e sull\u2019applicazione, azzardata o opportuna, di quest\u2019ultimo nel nostro paese.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">P.S. \u2013 Oggi \u00e8 vero che anche la Cina (che non ha un Papa cattolico a ricordarglielo) si \u00e8 resa conto che l\u2019attuale modello capitalistico \u00e8 senz\u2019anima, vuoto, avvitato sul profitto a tutti i costi. Ma vorrei sapere perch\u00e9 questo modello \u00e8 stato adottato. In India con il Capitalismo si \u00e8 rafforzato il sistema delle caste e l\u2019India \u00e8 in oriente il pi\u00f9 potente alleato degli Stati Uniti; il Giappone ha cominciato il suo processo di occidentalizzazione nella seconda met\u00e0 dell\u2019 \u2018800, ma con quali risultati? Nel 1935, in <em>Libro d\u2019ombra<\/em>, Junichiro Tanizaki si era infatti chiesto \u201cSe di fronte all\u2019Occidente, avessimo adottato sin dall\u2019inizio un atteggiamento meno servile, oggi non solo indosseremmo altri abiti, mangeremmo altri cibi, abiteremmo altre case, ma diverse sarebbero anche la nostra politica, la nostra religione, la nostra arte, la nostra economia. Tutto sarebbe altro, e orientale\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">C.G. \u2013 Ancor prima di Tanizaki, che scrive quello cui fai riferimento negli anni della mobilitazione nazionalista e imperialistica, Natsume S\u014dseki, considerato lo scrittore Meiji per antonomasia, in una voce del suo diario datata al 1901, paragona le pratiche culturali volte all\u2019occidentalizzazione sotto l\u2019egida di una modernit\u00e0 da acquisire velocemente alle reazioni che seguono a un improvviso allarme antincendio: l\u2019allarme ti desta, ma i movimenti, affrettati, sono automatici e poco lucidi. Insomma, un\u2019occidentalizzazione (<em>seiy<\/em>\u014d<em>ka<\/em>\u897f \u6d0b\u5316) che, a dire di S\u014dseki, non era stata adeguatamente metabolizzata. Poi, certo, possiamo chiederci cosa sarebbe accaduto se questo processo non ci fosse stato, se il Giappone non avesse avuto l\u2019occupazione americana\u2026 ma forse \u00e8 pi\u00f9 utile guardare alla storia effettiva, piuttosto che soffermarsi troppo sulla nostalgia (nostra o di Tanizaki) per ci\u00f2 che non \u00e8 stato e ipotizzare itinerari alternativi che non si sono percorsi.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Parli del modello capitalistico e della sua adozione in Asia orientale e meridionale. Storicamente, il termine\u00a0\u201ccapitalismo\u201d fu reso in cinese col neologismo\u00a0<em>zibenzhuyi <\/em>\u8cc7\u672c\u4e3b\u7fa9 poco pi\u00f9 di un secolo fa, ma non \u00e8 che alla Cina la cultura del profitto fosse sconosciuta. In ogni caso, la questione del capitalismo, magari di un sinocapitalismo?, andrebbe affrontata con esperti del campo, per evitare che si finisca nel buco nero del \u201ctuttologo orientalista\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">P.S. \u2013 Altro problema che mi pongo, da persona del tutto ignorante non solo per quanto concerne la Cina, ma l\u2019intero mondo orientale, \u00e8 come possiamo capire noi occidentali universi cos\u00ec lontani, con sistemi concettuali e linguistici difficilmente riducibili ai parametri occidentali. Gi\u00e0 il concetto di religione, che \u00e8 il prodotto della cristianizzazione di un vocabolo latino, non sembra trovare in Cina qualcosa di analogo. E gli innumerevoli sforzi sin qui fatti, a cominciare da Matteo Ricci, che era un gesuita, sono state tutte forme di riduzione al modello cristianocentrico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">C.G. \u2013 A volte mi suona poco comprensibile il tuo \u201cnoi occidentali\u201d, che recepisco come una categoria stabile e ben delineata in cui faccio fatica a riconoscermi\u2026 La questione relativa al termine\u00a0<em>zongjiao <\/em>\u5b97\u6559, mediato dal giapponese\u00a0<em>sh<\/em><em>\u016b<\/em><em>ky<\/em><em>\u014d<\/em> e usato per tradurre la nozione di \u201creligion\u201d intesa come religione organizzata, \u00e8 stata affrontata in vari studi, anche di recente. Il proselitismo cristiano (cattolico e protestante, con le dovute variazioni su tema), il tentativo di cristianizzazione del buddhismo mah\u0101y\u0101na (cfr. Timothy Richard), ma anche l\u2019uso da parte di una \u00e9lite cinese del modello cristiano nella costruzione di progetti pi\u00f9 o meno utopici tra Otto e Novecento sono tutti aspetti che ruotano intorno alla presenza euro-americana e cristiana nella Cina tardo-imperiale, al rapporto complesso con l\u2019impero giapponese e allo sviluppo della Cina come stato-nazione moderno. L\u2019intraducibilit\u00e0 di cui parli ha i suoi punti di accesso, o almeno cos\u00ec preferisco credere. Penso a un testo come il\u00a0<em>Zhuangzi<\/em>, che ha avuto una immensa fortuna anche fuori dall\u2019Asia orientale, e, in tempi pi\u00f9 recenti, all\u2019opera di Lu Xun, scrittore amato da Mao che di lui arriv\u00f2 a dire: \u201cSe Confucio era il saggio della Cina feudale, Lu Xun dovrebbe essere considerato il saggio della Cina moderna\u201d. Non nego che ci siano difficolt\u00e0 linguistiche e concettuali, ma\u00a0suppongo non siano necessariamente e unicamente \u201ccross-culturali\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n<p style=\"text-align: justify;\">P.S. \u2013 Ma che vuol dire ritornare a Confucio e ritornare all\u2019umanesimo? Certo il bene del popolo \u00e8 il fine ultimo dell\u2019azione politica, come scrive Scarpari, e cos\u00ec pure il governo opera per il bene del popolo, ma ecco che il popolo, almeno a quel che leggo nel filosofo Mencio citato da Scarpari, non ha per\u00f2 potere decisionale. Chi governa del consenso del popolo ha bisogno e dal popolo \u00e8 mantenuto, ma il popolo non pu\u00f2 decidere del proprio bene. Da un certo punto di vista \u00e8 un po\u2019 la visione che emerge dal <em>Protagora<\/em> di Patone, dove il tecnico (<em>technites<\/em>, architetto) non pu\u00f2 operare scelte politiche a vantaggio del popolo. Per ottenere il consenso del popolo bisogna conquistarne il cuore, e poi si pu\u00f2 arrivare alla condivisione con il popolo, ma \u00e8 questo il ritorno all\u2019umanesimo? In una prospettiva irenica e pitagorica (per noi occidentali), gli intellettuali devono governare perch\u00e9 il popolo non \u00e8 in grado di scegliere e di distinguere. Ma la prospettiva che la Cina di oggi presenta, forse utopicamente, \u00e8 l\u2019idea di approdare a una societ\u00e0 armonica, dove nessuno \u00e8 escluso, perch\u00e9 l\u2019esclusione genera conflitti, tensioni e violenze.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">C.G. \u2013Nel 2013 Xi Jinping, promotore di una Nuova Via della Seta, ha citato Confucio in un incontro coi funzionari del Partito, asserendo: \u201cColui che governa attraverso la virt\u00f9 \u00e8 come la Stella Polare: mantiene il suo posto, e la moltitudine di astri le rende omaggio\u201d. Un\u2019affermazione, questa, che riverbera di autorit\u00e0 centrale \u2013 la sua. La riverenza dei sottoposti \u00e8 la \u201cnaturale\u201d conseguenza di un governo virtuoso e di un presidente forte che fa rispettare le leggi e l\u2019ordine (non \u00e8 un caso che Xi citi anche gli antichi legisti Han Fei e Shang Yang), sorvegliando cittadini e <em>netizen<\/em> e incoraggiando pratiche di autocensura. <a href=\"http:\/\/cpc.people.com.cn\/n\/2014\/0529\/c164113-25080175.html\">Le citazioni dai classici di Xi Jinping<\/a> sono state raccolte nel mese di maggio del 2014 all\u2019interno del <em>People\u2019s Daily<\/em> (<em>Renmin ribao <\/em>\u4eba\u6c11\u65e5\u62a5), commentate e divise in sei tematiche generali: \u201capprendimento\u201d (<em>weixue <\/em>\u4e3a\u5b66), \u201ccoltivare la moralit\u00e0\u201d (<em>xiushen<\/em>\u4fee\u8eab), \u201cvirt\u00f9 dei funzionari\u201d (<em>guande<\/em>\u5b98\u5fb7), \u201cTutto Sotto il Cielo\u201d (<em>Tianxia<\/em>\u5929\u4e0b), \u201cfondamenti del popolo\u201d (<em>mi<\/em><em>nb<\/em><em>en<\/em> \u6c11\u672c) e\u00a0 \u201cprinc\u00ecpi di governo\u201d (<em>zhili <\/em>\u6cbb \u7406). La variet\u00e0 delle citazioni \u00e8 tale che risulta difficile parlare di riferimenti scontati: all\u2019analisi delle selezioni operate dal Presidente, quindi, la competenza sui classici, nello specifico quella di Scarpari, pu\u00f2 tornare utile, anche per meglio esplorare il nuovo \u201csenso\u201d che Xi imprime alle parole dei saggi del passato. La dimensione autoritaria in \u201czio\u201d Xi s\u2019intreccia con quella paternalisticamente benevola del \u201cgenitore del popolo\u201d (<em>min <\/em><em>zhi<\/em> <em>fumu<\/em>\u6c11\u4e4b\u7236\u6bcd), ed \u00e8 in questa combinazione che sembra svilupparsi, almeno nei discorsi politici, il rapporto tra Partito e Popolo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>CHIARA GHIDINI e PAOLO SCARPI<br \/>\n<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(a cura di Amina Crisma, in collaborazione con www.inchiestaonline.it)<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di CHIARA GHIDINI e PAOLO SCARPI (a cura di Amina Crisma, in collaborazione con www.inchiestaonline.it)<\/p>\n","protected":false},"author":10,"featured_media":39827,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[195,75,1],"tags":[106,118,169],"class_list":["post-39804","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-cultura","category-osservatorio-cina","category-primo-piano","tag-cina","tag-confucio","tag-filosofia-cinese"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/39804","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/10"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=39804"}],"version-history":[{"count":2,"href":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/39804\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":39828,"href":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/39804\/revisions\/39828"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media\/39827"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=39804"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=39804"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=39804"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}