{"id":39820,"date":"2016-04-27T16:45:16","date_gmt":"2016-04-27T14:45:16","guid":{"rendered":"http:\/\/www.valorelavoro.com\/?p=39820"},"modified":"2016-04-27T18:08:08","modified_gmt":"2016-04-27T16:08:08","slug":"la-vita-nuova-del-giudice-racine","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/2016\/04\/la-vita-nuova-del-giudice-racine\/","title":{"rendered":"La vita nuova del giudice Racine"},"content":{"rendered":"<p><em>di Maria C. Fogliaro<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: center;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter  wp-image-39821\" src=\"https:\/\/www.valorelavoro.com\/wp-content\/uploads\/2016\/04\/La-Corte-800x1142-717x1024.jpg\" alt=\"La-Corte-800x1142\" width=\"474\" height=\"677\" srcset=\"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/wp-content\/uploads\/2016\/04\/La-Corte-800x1142-717x1024.jpg 717w, https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/wp-content\/uploads\/2016\/04\/La-Corte-800x1142-210x300.jpg 210w, https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/wp-content\/uploads\/2016\/04\/La-Corte-800x1142.jpg 800w\" sizes=\"auto, (max-width: 474px) 100vw, 474px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Michel Racine (un intenso Fabrice Luchini) \u00e8 un uomo senza mezze misure. Presidente della Corte di assise di Saint-Omer (nel dipartimento del Passo di Calais), Racine \u00e8 un uomo serio, inappuntabile e instancabile nel suo lavoro, al quale \u00e8 tenacemente attaccato, incurante della fatica e della sua stessa condizione fisica. In tribunale evita scrupolosamente i rapporti umani, prediligendo una condotta riservata \u2212 l\u2019unico vezzo che si concede \u00e8 una sciarpa rossa, che indossa abitualmente sugli abiti scuri portati quasi come un\u2019uniforme \u2212. Queste sue caratteristiche lo rendono incomprensibile e sovente insopportabile a collaboratori e colleghi, agli avvocati e alle figure anonime che popolano il tribunale di Saint-Omer, dove ormai \u2212 per la sua severit\u00e0 \u2212 si \u00e8 fatto la reputazione del \u00abpresidente a due cifre\u00bb (per le pene che impone, mai inferiori a dieci anni), che \u00ab ama imbrigliare i dibattimenti\u00bb per \u2212 dicono i maldicenti \u2212 eccessivo protagonismo. Anche la sua vita privata \u00e8 oggetto del dileggio dei ciarlieri colleghi, che lo irridono per la sua seriet\u00e0 e hanno diffuso la maldicenza che viva da solo in un albergo dopo essere stato cacciato di casa dalla moglie.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma \u00e8 davvero questo, o solo questo, Michel Racine? Per chiarire la sua vicenda personale dobbiamo seguire il giudice nel suo ultimo processo. Si tratta di un caso molto difficile: Martial Beclin (Victor Pontecorvo), un uomo non ancora trentenne, \u00e8 accusato di aver ucciso la figlia di sette mesi colpendola con gli anfibi. L\u2019imputato, dopo essersi in un primo tempo autoaccusato del delitto \u2212 perlomeno secondo quanto riportato nella deposizione raccolta al commissariato di Boulogne-sur-Mer \u2212, al processo si dichiara innocente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">All\u2019apertura dell\u2019udienza, ai sei giurati che decideranno sul caso vengono affiancati tre giurati supplementari, che dovranno solamente assistere a tutti i dibattimenti fino alla pronuncia della sentenza. Ma proprio quel giorno il destino ha un dono speciale per Racine: si tratta della dottoressa Ditte Lorensen\u2212Coteret (Sidse Babett Knudsen), uno dei giurati supplementari. Da un lampo quasi impercettibile di meraviglia nello sguardo del giudice, intuiamo che il nome e il volto della donna hanno un significato, che presto si scoprir\u00e0 importante, per Racine.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00c8 l\u2019emergere di due storie e di due differenti personalit\u00e0 \u2212 quella del giudice Racine e quella dell\u2019imputato Beclin \u2212 il cuore di <em>La Corte<\/em> (<em>L\u2019Hermine<\/em>, Francia, 2015, 98\u2019), film diretto e scritto da Christian Vincent. All\u2019inizio dell\u2019udienza il presidente e i giurati sono impegnati a indagare la personalit\u00e0 del presunto infanticida: bisogna sapere chi \u00e8 Martial Beclin, da dove viene, qual \u00e8 il suo percorso. E quando l\u2019imputato si rifiuta di rispondere a tutte le domande, proclamando ostinatamente la propria innocenza, l\u2019indagine si concentra sulle testimonianze di chi ha conosciuto Beclin e la sua (dimessa e confusa) compagna Jessica (Miss Ming), la madre della bambina, che all\u2019epoca dell\u2019omicidio della piccola soffriva di depressione ed era in attesa del loro secondo figlio. Ma anche di Michel Racine, all\u2019inizio del film, sappiamo poco o niente. Tutti pensano di conoscerlo da come si comporta sul lavoro \u2212 per la sua mente lucidissima, per il rigore etico e il carattere difficile, per i colpi di scena nei processi \u2212. Alla fine, sia di Racine sia di Beclin, scorgiamo solo un\u2019apparenza; ma anche qui, come nella realt\u00e0, niente \u00e8 davvero quel che sembra.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E cos\u00ec mentre il processo si sviluppa e nelle menti dei giurati \u2212 anche per gli interventi decisivi e per la gestione rigorosa dei dibattimenti da parte del presidente della Corte \u2212 le certezze iniziali sulla colpevolezza di Martial barcollano (tanto che non si pu\u00f2 arrivare, sulla base degli elementi raccolti, a una verit\u00e0 inoppugnabile), parallelamente anche su Michel Racine comincia a emergere un\u2019altra verit\u00e0. \u00c8 l\u2019incontro fatale con Ditte a gettare nuova luce sul passato, sui sentimenti e sulle emozioni del presidente della Corte, che emerger\u00e0 come una figura infinitamente pi\u00f9 complessa di quella del giudice schivo e spigoloso delineato all\u2019inizio del film.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Christian Vincent, vincitore del premio per la miglior sceneggiatura all\u2019ultimo Festival di Venezia, costruisce una commedia delicata e intelligente, dal ritmo piacevole e necessariamente lento, che si regge tutta sull\u2019intensit\u00e0 dei primi piani e sulla recitazione perfetta di Luchini \u2212 meritatissimo vincitore della Coppa Volpi nel 2015 per la migliore interpretazione maschile \u2212, il quale riesce da solo a tenere perfettamente in equilibrio l\u2019intero intreccio narrativo e a dare vita a un personaggio unico, davvero teatrale, serio e a tratti buffo, che per amore sar\u00e0 capace di spogliarsi dei suoi modi bruschi e freddi, e rivelare un mondo interiore ricco di dolcezza e di fantasia. Ancora una volta il cinema, lanterna magica che proietta ombre, si fa carico, con rigore e impeto creativo, di rappresentare la questione delle questioni, intorno a cui ruota la nostra esistenza: la distanza fra essere e apparire, fra il volto pubblico e la profondit\u00e0 della nostra anima.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Maria C. 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