{"id":39986,"date":"2016-06-03T17:14:14","date_gmt":"2016-06-03T15:14:14","guid":{"rendered":"http:\/\/www.valorelavoro.com\/?p=39986"},"modified":"2016-06-20T14:17:40","modified_gmt":"2016-06-20T12:17:40","slug":"1946-lanno-delle-donne","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/2016\/06\/1946-lanno-delle-donne\/","title":{"rendered":"1946. L\u2019anno delle donne"},"content":{"rendered":"<p><em>di Maria C. Fogliaro<\/em><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.valorelavoro.com\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/il-voto-donna-10-638.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-39988\" src=\"https:\/\/www.valorelavoro.com\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/il-voto-donna-10-638-300x225.jpg\" alt=\"il-voto-donna-10-638\" width=\"300\" height=\"225\" srcset=\"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/il-voto-donna-10-638-300x225.jpg 300w, https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/il-voto-donna-10-638-600x450.jpg 600w, https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/wp-content\/uploads\/2016\/06\/il-voto-donna-10-638.jpg 638w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il 1946 segn\u00f2 un passaggio decisivo, e per molti aspetti rivoluzionario, nella storia politica e sociale del nostro Paese. Per la prima volta, infatti, in occasione delle elezioni amministrative di marzo e del <em>referendum<\/em> istituzionale del 2 giugno \u2013 che diede vita alla Repubblica e all\u2019Assemblea Costituente \u2013, le donne poterono esercitare il diritto di voto attivo e passivo, che era stato loro formalmente riconosciuto fra il 1945 e il 1946. La partecipazione femminile, in occasione delle due diverse tornate elettorali, fu entusiastica: le cronache di quei giorni raccontano di lunghe file di donne, spesso con i figli in braccio, in coda ai seggi fin dalle prime ore dell\u2019alba.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il pieno riconoscimento alle italiane dei diritti politici non fu \u2013 come spesso si \u00e8 affermato \u2013 una concessione dovuta al loro contributo fondamentale nella guerra di liberazione. Fu invece il frutto di una conquista, certamente accelerata dal protagonismo femminile nella Resistenza, ma che non pu\u00f2 essere disgiunta dalle lotte del movimento suffragista italiano, fin dal XIX secolo impegnato contro radicate obiezioni all\u2019emancipazione che confinavano le donne al governo della casa e consideravano \u00abfollia\u00bb la questione dei diritti femminili. Un percorso lungo e irto di ostacoli, dunque, che in Italia vide i movimenti femministi \u2013 con forti radici sia nel progressismo risorgimentale, sia nel movimento operaio \u2013 impegnati oltre che sulla questione del diritto di voto, anche sui fronti della parit\u00e0 salariale e del diritto alla ricerca della paternit\u00e0 per le ragazze madri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La spinta verso la cittadinanza femminile ebbe la sua prima e pi\u00f9 importante manifestazione pubblica con la presentazione in Parlamento, nel 1877, della prima petizione a favore del voto femminile da parte di Anna Maria Mozzoni (milanese, di formazione mazziniana, approdata in seguito a posizioni socialiste), che fu anche la redattrice nel 1906, per il \u00abComitato pro suffragio femminile\u00bb, di un\u2019altra fondamentale petizione al Parlamento, che ricevette l\u2019appoggio di Giolitti, presidente del Consiglio dei Ministri, e che port\u00f2 alla costituzione di una Commissione ministeriale nell\u2019ottobre del 1907.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma fu solo con la fine del fascismo e della Seconda guerra mondiale che la questione della partecipazione femminile alla vita pubblica \u2013 al centro delle battaglie di associazioni femministe sia d\u2019ispirazione comunista e socialista, come l\u2019UDI (l\u2019Unione donne italiane, nata a Roma nel settembre del 1944), sia cattoliche, come il CIF (Centro Italiano Femminile), che faceva capo all\u2019Azione Cattolica \u2013 trov\u00f2 piena e concreta attuazione dapprima con il decreto legislativo luogotenenziale n. 23 del 31 gennaio 1945 che conferiva il diritto di voto alle italiane, e poi col decreto n. 74 del 10 marzo 1946 che sanciva il loro diritto all\u2019elettorato passivo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per celebrare i settant\u2019anni del voto alle donne il 23 maggio la CGIL Emilia\u2212Romagna ha organizzato un incontro \u2013 presieduto da Vincenzo Colla (segretario generale CGIL Emilia\u2212Romagna) \u2013 dal titolo <em>La conquista del voto per le donne<\/em>, al quale hanno partecipato Carla Cantone (segretario generale della FERPA, la Federazione europea dei pensionati e delle persone anziane), Valeria Fedeli (vicepresidente del Senato), Antonella Raspadori (segreteria CGIL Emilia\u2212Romagna), Anna Salfi (presidente Fondazione Argentina Bonetti Altobelli), Luciana Serri (consigliere regionale Assemblea legislativa Regione Emilia-Romagna) e Serena Sorrentino (segreteria CGIL nazionale).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Partendo da un\u2019attenta ricostruzione del cammino della cittadinanza delle donne in Italia \u2013 che si \u00e8 soffermata anche sui percorsi biografici di alcune delle protagoniste appartenenti al movimento suffragista, e al mondo politico e sindacale italiano \u2013 nel corso della tavola rotonda si \u00e8 voluto dare rilievo innanzitutto all\u2019idea che l\u2019allargamento della rappresentanza alle donne sia stato una faticosa conquista di tutte le donne italiane, al di l\u00e0 degli schieramenti ideologici e partitici. Si \u00e8 poi voluto evidenziare il ruolo risolutivo dei due principali leader politici dell\u2019epoca \u2013 De Gasperi e Togliatti \u2013, i quali, anche per consolidare il consenso nei confronti della nascente democrazia, superarono lo scetticismo (e in alcuni casi l\u2019ostilit\u00e0) dei rispettivi partiti e appoggiarono completamente le rivendicazioni sui diritti femminili. Infine, si \u00e8 precisato come l\u2019affermazione del suffragio femminile abbia avuto il suo principale fattore propulsivo nell\u2019accesso delle donne al lavoro, fonte di autonomia e d\u2019indipendenza, nonostante che i pregiudizi e le condizioni lavorative del tempo penalizzassero le donne in termini di salario e di accesso alle professioni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La questione della partecipazione femminile alla vita pubblica ha impegnato, fra la fine dell\u2019Ottocento e la prima met\u00e0 del Novecento, gruppi motivati e sempre pi\u00f9 numerosi di donne, ma anche di uomini, le cui battaglie per il suffragio universale hanno finito per incrociare i nodi pi\u00f9 spinosi dell\u2019intera condizione femminile in Italia (oltre al diritto di voto, il diritto all\u2019istruzione, il diritto di famiglia, il divorzio). L\u2019affermazione della figura della \u00abdonna cittadina\u00bb, che sceglie in totale libert\u00e0 i propri rappresentanti e che pu\u00f2 decidere di rappresentare \u2013 essa stessa \u2013 il popolo nel Parlamento sovrano, ha avuto un valore simbolico, politico, culturale e sociale cruciale. Ancora oggi, per\u00f2, nonostante le importanti conquiste, quel percorso di emancipazione non \u00e8 stato compiutamente realizzato e quella di un \u00abbalzo all\u2019indietro\u00bb \u00e8 una prospettiva sempre presente, e da contrastare con fermezza.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Maria C. 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