{"id":40118,"date":"2016-07-08T19:49:29","date_gmt":"2016-07-08T17:49:29","guid":{"rendered":"http:\/\/www.valorelavoro.com\/?p=40118"},"modified":"2016-07-10T12:33:10","modified_gmt":"2016-07-10T10:33:10","slug":"lantifotografia-libera-dalle-regole-di-william-klein","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/2016\/07\/lantifotografia-libera-dalle-regole-di-william-klein\/","title":{"rendered":"L\u2019\u00abantifotografia\u00bb, libera dalle regole, di William Klein"},"content":{"rendered":"<p><em>di Maria C. Fogliaro<\/em><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.valorelavoro.com\/wp-content\/uploads\/2016\/07\/IMG-20160628-WA0001.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-40119\" src=\"https:\/\/www.valorelavoro.com\/wp-content\/uploads\/2016\/07\/IMG-20160628-WA0001-300x170.jpg\" alt=\"IMG-20160628-WA0001\" width=\"300\" height=\"170\" srcset=\"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/wp-content\/uploads\/2016\/07\/IMG-20160628-WA0001-300x170.jpg 300w, https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/wp-content\/uploads\/2016\/07\/IMG-20160628-WA0001-1024x579.jpg 1024w, https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/wp-content\/uploads\/2016\/07\/IMG-20160628-WA0001.jpg 1344w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Innovatore, dissacrante, ironico, anticonformista, visionario. Sono, questi, i principali aggettivi nei quali ci si imbatte quando si parla di William Klein. Dalla pittura (la disciplina che lo ha formato), alla fotografia (con la quale si \u00e8 imposto a livello internazionale), al cinema, ogni forma espressiva che ha praticato \u00e8 stata da lui decostruita, sconvolta, rivoluzionata. A questa potente personalit\u00e0 artistica Milano dedica la retrospettiva <em>William Klein. Il mondo a modo suo<\/em>, curata da Alessandra Mauro, e visitabile al Palazzo della Ragione fino all\u201911 settembre 2016.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nato a New York nel 1928, da una famiglia ebrea di origini ungheresi, Klein appena diciottenne abbandona gli studi di sociologia per seguire in Europa l\u2019esercito americano in qualit\u00e0 di operatore radio. A Parigi \u2212 dove decider\u00e0 di stabilirsi definitivamente dopo la fine della Seconda guerra mondiale e dove ancora oggi vive \u2212 segue i corsi di pittura di Andr\u00e9 Lhote (pittore e scultore cubista) e incontra Fernand L\u00e9ger: ma ancor pi\u00f9 che la sua pittura lo affascinano le sue idee, e la vivacit\u00e0 intellettuale che si respira nel suo atelier. Completa cos\u00ec la propria formazione artistica, assimilando le arti plastiche, influenzato dal Bauhaus, Mondrian, Max Bill e dalla grafica del tempo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019esposizione di Milano \u2212 citt\u00e0 che vide nel 1952 l\u2019esordio artistico di Klein con una mostra voluta da Giorgio Strehler al Piccolo Teatro, e dove collabor\u00f2 con la galleria \u00abIl Milione\u00bb e con l\u2019architetto Angelo Mangiarotti, che gli commission\u00f2 alcuni <em>murales<\/em> in bianco e nero su pannelli girevoli \u2212 ripercorre le fasi pi\u00f9 importanti dell\u2019opera dell\u2019artista newyorkese, a partire dai primi lavori astratti e concettuali, caratterizzati dallo stile geometrico e dai netti contrasti tra diverse aree di colore tipici della <em>Hard edge<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma \u2212 come testimonia la mostra in corso \u2212 \u00e8 il suo ritorno a New York nel 1954 a segnare l\u2019inizio di quella che \u00e8 unanimemente considerata la rivoluzione fotografica di Klein. Contro gli stili e le regole ufficialmente riconosciuti \u2212 il \u00abmomento decisivo\u00bb, il linguaggio universale, la composizione perfetta trionfanti con l\u2019opera di Henri Cartier-Bresson \u2212, William Klein inizia a percorrere la sua citt\u00e0 con una Leica in mano, alla ricerca \u00abdello scatto pi\u00f9 puro, il \u201cgrado zero\u201d della fotografia\u00bb. Con lo sguardo di un etnografo e con uno stile personalissimo, caratterizzato dall\u2019uso del grandangolo (che gli serve per inquadrare il pi\u00f9 possibile), egli d\u00e0 vita a un racconto visivo originale e, per il tempo, controcorrente: scatti grezzi, sgranati, fuori quadro, mossi, ma audaci, vitali, energici, catturano il caotico flusso vitale della Grande Mela e immortalano l\u2019\u00abumorismo nero, assurdit\u00e0 e panico\u00bb dei suoi vecchi concittadini. La sua New York fu per\u00f2 trovata \u00abtroppo brutta, troppo squallida e troppo unilaterale\u00bb in America, dove tutti gli editori respinsero, spesso con disgusto, il suo lavoro. Fu di nuovo la Francia ad accoglierlo: qui i suoi scatti dal ritmo trascinante e le sue composizioni, influenzate dalla grafica editoriale dei <em>tabloid<\/em>, videro la luce in <em>New York Life is Good &amp; Good for You in New York \u2212 Trance Witness Revels<\/em> (\u00e9ditions du Seuil, 1956; in Italia furono pubblicate nello stesso anno da Gian Giacomo Feltrinelli), l\u2019opera che segna un punto di rottura nella storia della fotografia e che gli varr\u00e0 il \u00abpremio Nadar\u00bb nel 1957.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo fu l\u2019inizio. Nel 1956 \u2212 seguendo il percorso dell\u2019esposizione \u2212 Klein \u00e8 a Roma, chiamato da Fellini, al quale avrebbe dovuto fare da assistente, ma dove invece \u2212 sotto la guida di Pasolini, Flaiano, Moravia, Feltrinelli \u2212 con la curiosit\u00e0 dell\u2019osservatore partecipante, ma mai giudicante, fu presto capace di entrare, cos\u00ec come aveva fatto con New York, nel flusso esistenziale della \u00abCitt\u00e0 eterna\u00bb e di coglierne il respiro pi\u00f9 profondo \u2212 come si pu\u00f2 vedere negli scatti realizzati a Cinecitt\u00e0, o in quelli che ritraggono le suore sorridenti in Piazza San Pietro, <em>Il Colosseo Quadrato + Buitoni<\/em> (1956), o <em>La sacra famiglia in vespa<\/em> (1956) \u2212.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Con lo stesso spirito egli osserva, pi\u00f9 tardi, Mosca (sovvertendo le idee sull\u2019Unione Sovietica dominanti in Europa), Tokyo (dove \u00e8 \u00abtutto da vedere, nulla da interpretare\u00bb), e soprattutto Parigi, la citt\u00e0 che ama, che conosce, e che tuttavia continua a sorprenderlo per la vivacit\u00e0 delle sue strade e delle sue intense espressioni collettive. Una sezione della mostra \u00e8 interamente dedicata a <em>Contacts<\/em>, i provini a contatto dipinti, una serie di sequenze di grande impatto estetico, nelle quali Klein inventa nuovi tipi di effetti artistici, \u00abconiugando in modo organico, non arbitrario, pittura e fotografia\u00bb \u2212 come afferm\u00f2 egli stesso \u2212.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.valorelavoro.com\/wp-content\/uploads\/2016\/07\/IMAG0101.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-40120\" src=\"https:\/\/www.valorelavoro.com\/wp-content\/uploads\/2016\/07\/IMAG0101-300x170.jpg\" alt=\"IMAG0101\" width=\"300\" height=\"170\" srcset=\"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/wp-content\/uploads\/2016\/07\/IMAG0101-300x170.jpg 300w, https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/wp-content\/uploads\/2016\/07\/IMAG0101-1024x579.jpg 1024w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche nella moda \u2212 le cui porte gli furono aperte fin dal 1954 da Alexander Liberman, direttore responsabile di \u00abVogue\u00bb in America \u2212 Klein port\u00f2 l\u2019esperienza della <em>street photography<\/em>: le modelle passeggiano in strada e il mondo diventa teatro \u2212 come in <em>Simone + Nina<\/em> (Piazza di Spagna, Roma 1960), certamente una delle pi\u00f9 belle foto di moda mai realizzate \u2212.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Artista dalla carica innovativa profonda, sempre curioso e aperto a ogni forma di esperienza, Klein ha anche esplorato il cinema, cimentandosi con differenti generi (dalla fiaba, alla farsa, al documentario), e ha realizzato opere diverse, a volte satiriche, e sempre caratterizzate da una forte critica sociale e da una riflessione profonda sulla modernit\u00e0 contemporanea \u2212 come testimoniano, ad esempio, <em>Loin du Vietnam<\/em> (1967), il documentario diretto insieme a Jean-Luc Godard, Alain Resnais e altri; <em>Muhammad Al\u00ec, the Greatest<\/em> (1974); o <em>Le Messie<\/em> (1999), ispirato al <em>Messiah<\/em> di H\u00e4ndel \u2212.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Girando per le sale della mostra \u2212 fra centocinquanta opere originali, installazioni e video estratti dai film \u2212 si \u00e8 afferrati da un\u2019esibizione forte, lucida, a tratti cruda, che cattura il visitatore e lo immerge nel percorso esistenziale di un artista unico, fuori dai canoni; distruttore di regole e miti; impavido nello sperimentare e nel provare nuove soluzioni tecniche; amante della vita e della sua potenza dionisiaca, non sempre perfetta (secondo i canoni degli uomini comuni), ma della quale ha cercato di carpire il timbro pi\u00f9 profondo e autentico.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Maria C. 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