{"id":40224,"date":"2016-09-27T20:49:25","date_gmt":"2016-09-27T18:49:25","guid":{"rendered":"http:\/\/www.valorelavoro.com\/?p=40224"},"modified":"2016-09-30T09:21:27","modified_gmt":"2016-09-30T07:21:27","slug":"il-re-e-il-presidente","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/2016\/09\/il-re-e-il-presidente\/","title":{"rendered":"Il Re e il Presidente"},"content":{"rendered":"<p><em>di Maria C. Fogliaro<\/em><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.valorelavoro.com\/wp-content\/uploads\/2016\/09\/Elvis-Nixon.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-40225\" src=\"https:\/\/www.valorelavoro.com\/wp-content\/uploads\/2016\/09\/Elvis-Nixon-210x300.jpg\" alt=\"elvis-nixon\" width=\"210\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/wp-content\/uploads\/2016\/09\/Elvis-Nixon-210x300.jpg 210w, https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/wp-content\/uploads\/2016\/09\/Elvis-Nixon-717x1024.jpg 717w, https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/wp-content\/uploads\/2016\/09\/Elvis-Nixon-600x857.jpg 600w, https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/wp-content\/uploads\/2016\/09\/Elvis-Nixon.jpg 840w\" sizes=\"auto, (max-width: 210px) 100vw, 210px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abThe King is here\u00bb: cos\u00ec un incredulo Egil \u2018Bud\u2019 Krogh, consigliere del Presidente Nixon, si sent\u00ec annunciare da un entusiasta Dwight Chapin, dello <em>staff<\/em> presidenziale, l\u2019improvviso e inimmaginabile arrivo di Elvis Presley alla Casa Bianca. Era il 21 dicembre 1970, e quel giorno \u00abil Re del Rock &#8216;n Roll\u00bb, senza preavviso, si present\u00f2 \u2212 con i capelli lunghi, i basettoni, e l\u2019abbigliamento eccentrico e sfavillante di sempre \u2212 a Washington per vedere Richard Nixon. Una fotografia \u2212 la pi\u00f9 richiesta dell\u2019Archivio di Stato americano \u2212, che li ritrae mentre si stringono la mano, \u00e8 l\u2019unica testimonianza ufficiale di quell\u2019incontro divenuto ormai leggendario. Nessuno sa che cosa si dissero da soli, nello Studio Ovale, \u00abThe King\u00bb e l\u2019allora uomo pi\u00f9 potente del mondo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In <em>Elvis &amp; Nixon<\/em> (USA, 2016, 86\u2019) Liza Johnson \u2212 partendo dai ricordi di Egil \u2018Bud\u2019 Krogh, e da <em>Me and a Guy Named Elvis<\/em> scritto da Jerry Schilling, amico intimo di Elvis \u2212 costruisce un racconto verosimile, e proprio per questo a tratti surreale, di quell\u2019avvenimento rimasto fortemente impresso nell\u2019immaginario popolare americano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Di fronte a un\u2019America minacciata dalle contestazioni all\u2019ordine sociale e politico, dal disordine morale e dal \u00abpericolo rosso\u00bb, Elvis (un eccezionale Michael Shannon) \u2212 figlio devoto e grato alla Nazione che lo ha innalzato come un dio sull\u2019Olimpo della musica, e oltre \u2212 decide che \u00e8 arrivato il momento di essere utile al proprio Paese. Il modo migliore \u2212 egli pensa \u2212 \u00e8 quello di prestare servizio come \u00abagente federale aggiunto\u00bb sotto copertura, per combattere la diffusione della droga che aveva inondato gli Stati Uniti e che stava portando le giovani generazioni all\u2019autodistruzione. E vuole ottenere l\u2019incarico da Nixon (un grande Kevin Spacey) in persona. Cos\u00ec il <em>Tigre<\/em> \u2212 uno dei soprannomi che Elvis amava usare \u2212 scrive una lettera al Presidente, e con un aereo di linea vola a Los Angeles dal fedele Jerry Schilling (Alex Pettyfer), detto anche il <em>Puma<\/em>, in cerca di aiuto. I due amici partono immediatamente per Washington, e insieme si recano alla Casa Bianca, dove Elvis, presentandosi come John Burrows, consegna a due esterrefatti militari che presidiano l\u2019ingresso la lettera da recapitare direttamente a Nixon.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Mentre Elvis e Jerry in attesa della risposta si rifugiano in albergo, dove presto sono raggiunti da Sonny West (Johnny Knoxville), della cosiddetta <em>Memphis Mafia<\/em> \u2212 il soprannome dato al gruppo di amici e impiegati tuttofare che seguivano la <em>star<\/em> in ogni suo passo \u2212, alla Casa Bianca Egil \u2018Bud\u2019 Krogh (Colin Hanks) e Dwight Chapin (Evan Peters) cercano di convincere un riluttante Nixon ad accettare di incontrare, anche per motivi di immagine, \u00abIl Re\u00bb. Ma, alla fine, solo una telefonata della figlia del Presidente, fan di Elvis, sbloccher\u00e0 positivamente la situazione, e \u00abil Re\u00bb si presenter\u00e0 alla Casa Bianca con una Colt della Seconda guerra mondiale in regalo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Appoggiandosi a una colonna sonora di grande effetto curata da Ed Shearmur \u2212 con il pezzo di apertura <em>Ride, Baby Ride<\/em> di Ricky Rialto, remixato sulle note di <em>A Little Less Conversation<\/em> di Elvis, e con l\u2019inserimento di alcuni fra i pi\u00f9 famosi brani musicali di tutti i tempi (come quelli di Otis Redding o dei Creedence Clearwater Revival) \u2212, ma che non contiene nessuno dei successi di Presley, la regista americana e gli sceneggiatori \u2212 Joey e Hanala Sagal, e Cary Elwes \u2212 inventano una commedia dal ritmo vivace, incentrata sui dialoghi brillanti fra le due icone d\u2019America, che, a dispetto dei rispettivi, diversissimi, stili di vita, scoprono, nel corso del loro breve incontro, di avere in realt\u00e0 molto in comune: l\u2019amore per i tradizionali valori <em>stars and stripes<\/em>, e soprattutto l\u2019avversione per le sperimentazioni allucinate, gli eccessi, il permissivismo e il radicalismo della controcultura <em>hippie<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il film \u2212 costruito intorno a lunghi piani medi, primi piani e messa a fuoco di dettagli \u2212 si regge interamente sulla recitazione fenomenale di Spacey e di Shannon, capaci entrambi di dar vita a due personaggi lontani da quelli che la storia ci ha consegnato, per nulla seducenti (nel caso di Elvis) o del tutto deprecabili (nel caso di Nixon), ma che, al contrario, risultano comici e malinconici al contempo, contraddistinti entrambi da una solitudine esistenziale che sembra ineliminabile, pieni di insicurezze e di paranoie, che li rendono tanto umani e bisognosi d\u2019affetto. E mentre con i loro discorsi e con la loro fisicit\u00e0 strappano sorrisi, portano \u2212 in maniera bonaria \u2212 lo spettatore a riflettere su un\u2019America che guarda con grande indulgenza a se stessa e al proprio passato, in un\u2019atmosfera che la luce \u201csporca\u201d, gli arredi e i costumi ci consegnano avvolta nel ricordo e nella nostalgia del \u00abcome eravamo\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Su tutto c\u2019\u00e8 l\u2019idea forte, propria della cultura americana, dell\u2019individuo che da solo e dal niente scala le vette della fama e del successo, pagando spesso un prezzo privato altissimo. E che per questo \u2212 nonostante la ricchezza o il potere ottenuti \u2212 ha bisogno di compensazioni: quelle che Elvis cerca nel distintivo tanto desiderato, e che Nixon sembra trovare nello scoprire di non essere poi una cos\u00ec brutta persona. Come la fotografia dalla quale siamo partiti, il film immortala due dei simboli della storia americana contemporanea all\u2019apice del loro personale successo, colti proprio nel momento in cui stanno per tramontare: Nixon, infatti, cadr\u00e0 nel 1974 per i contraccolpi del <em>Watergate<\/em>, ed Elvis \u2212 a causa di un rapido declino fisico e psicologico \u2212 morir\u00e0 nell\u2019agosto del 1977 a soli quarantadue anni. Ma in quel lontano 21 dicembre 1970 sono ancora il Re e il Presidente.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Maria C. 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