{"id":40290,"date":"2016-10-12T19:11:17","date_gmt":"2016-10-12T17:11:17","guid":{"rendered":"http:\/\/www.valorelavoro.com\/?p=40290"},"modified":"2016-10-19T09:13:51","modified_gmt":"2016-10-19T07:13:51","slug":"ma-dove-sta-la-cina-filosoficamente-parlando-pensiero-cinese-e-occidentale-a-confronto-in-essere-o-vivere-di-f-jullien","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/2016\/10\/ma-dove-sta-la-cina-filosoficamente-parlando-pensiero-cinese-e-occidentale-a-confronto-in-essere-o-vivere-di-f-jullien\/","title":{"rendered":"Ma dove sta la Cina, filosoficamente parlando? Pensiero cinese e occidentale a confronto in &#8220;Essere o vivere&#8221; di F. Jullien"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">di <strong>Amina CRISMA<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(in collaborazione con www.inchiestaonline.it)<\/p>\n<div id=\"contentleft\" class=\"maincontent\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-full wp-image-40299 aligncenter\" src=\"https:\/\/www.valorelavoro.com\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/essoviv.jpg\" alt=\"essoviv\" width=\"478\" height=\"270\" srcset=\"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/essoviv.jpg 478w, https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/wp-content\/uploads\/2016\/10\/essoviv-300x169.jpg 300w\" sizes=\"auto, (max-width: 478px) 100vw, 478px\" \/><\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Il\u00a0 pi\u00f9 recente libro del celebre sinologo e filosofo francese propone in venti contrasti un lessico euro-cinese che rappresenta il compendio del suo ormai trentennale lavoro di \u201cusage philosophique de la Chine\u201d, e ci offre una rinnovata occasione per riflettere sulla controversa questione, oggi pi\u00f9 che mai dibattuta e aperta, del nostro rapporto con il pensiero cinese.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per tutti coloro che sono interessati al problema sempre aperto, e oggi pi\u00f9 che mai vivacemente discusso, dei rapporti della cultura occidentale con il suo Grande Altro che \u00e8 la Cina, offre senz\u2019altro una buona occasione di riflessioni e dibattiti rinnovati il libro di Fran\u00e7ois Jullien che esce ora da Feltrinelli, nella limpida traduzione di Emanuela Magno e con la supervisione di Marcello Ghilardi, <em>Essere o vivere. Il pensiero occidentale e il pensiero cinese in venti contrasti <\/em>(<em>De l\u2019\u00eatre au vivre. Lexique euro-chinois de la pens\u00e9e<\/em>, Gallimard, Paris 2015). Questo volume \u00e8 il pi\u00f9 recente che appare in Italia del prolifico cantiere inaugurato nel 1989 con <em>Proc\u00e8s ou cr\u00e9ation<\/em> (<em>Processo o creazione,<\/em>Pratiche 1991)<em>, <\/em>e che annovera, solo per ricordare alcuni dei titoli pi\u00f9 celebri e importanti accessibili al lettore italiano, opere quali <em>Elogio dell\u2019insapore<\/em> (Cortina 1999), <em>Trattato dell\u2019efficacia <\/em>(Einaudi 1998), <em>Figure dell\u2019immanenza<\/em> (Laterza 2005), <em>La Grande immagine non ha forma<\/em> (Angelo Colla 2004), <em>Il saggio \u00e8 senza idee<\/em> (Einaudi 2002), <em>Strategie del senso in Cina e in Grecia<\/em> (Meltemi 2004), <em>Logos e Tao<\/em> (Laterza 2008), <em>Il nudo impossibile<\/em> (Sossella 2004), <em>Quella strana idea del bello<\/em> (Il Mulino 2012).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019intento del libro, come l\u2019autore dichiara nell\u2019introduzione, \u00e8 di offrire una sorta di bilancio di un\u2019 ormai quasi trentennale attivit\u00e0, ossia di \u201cpassare in rassegna il proprio cantiere filosofico, per verificare lo stato dei propri concetti e vedere \u00a0a cosa possano servire\u201d. Ancora una volta, come gi\u00e0 ripetutamente \u00e8 avvenuto in passato, ad esempio in <em>Penser d\u2019un dehors<\/em> (Seuil 2000) o in <em>Entrer dans une pens\u00e9e <\/em>(Gallimard 2012, <em>Entrare in un pensiero<\/em>, Mimesis 2016), Jullien avverte l\u2019esigenza di riproporre il suo specifico <em>discours de la m\u00e9thode<\/em>, ossia di riformulare negli aspetti essenziali la prospettiva peculiare che caratterizza originalmente da cima a fondo tutto il suo lavoro, e che si riflette coerentemente in ogni suo scritto: per lui non si tratta di \u201cpresentare il pensiero cinese in modo diretto e frontale\u201d, bens\u00ec di \u201corganizzare passo dopo passo il confronto, in modo laterale, attraverso sfasamenti (\u2026) che si intrecciano maglia dopo maglia, de- e ri-categorizzando un concetto dopo l\u2019altro, per formare progressivamente un lessico\u201d, e ancora chiarisce: \u201cPiuttosto che di concetti ben definiti, si tratta di <em>scarti<\/em> concettuali (\u2026)\u201d. Non si tratta dunque di \u201ccomparare\u201d, quanto piuttosto di \u201corganizzare un faccia a faccia tra lingue e pensieri che permetta un loro reciproco <em>squadrarsi<\/em>, da cui risulti una <em>riflessione<\/em> (\u2026). Lo specifico dello scarto non \u00e8 di ordinare, in funzione del S\u00e9 e dell\u2019Altro (\u2026) ma di dis-ordinare (\u2026)\u201d al fine di rimettere <em>in tensione<\/em> il pensiero a partire dalla distanza che avr\u00e0 aperto\u201d. Lo scopo \u00e8, insomma, \u201criconfigurare il campo del pensabile, pensare da capo, sfruttando le risorse a disposizione dei due versanti, ma svincolandosi tanto dall\u2019uno quanto dall\u2019altro\u201d (pp. 7-9).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Altrove Jullien aveva definito questo suo caratteristico approccio facendo riferimento alla nozione di \u201ceterotopia\u201d di Michel Foucault; a me sembra che un\u2019efficace formula riassuntiva ne avesse offerto a suo tempo \u00a0Paul Ricoeur, che in un suo memorabile intervento di vari anni fa, l\u2019aveva definita come l\u2019impresa di \u201cpenser chinois en fran\u00e7ais\u201d (\u201cNote sur <em>Du Temps\u201d, <\/em>in <em>D\u00e9payser la pens\u00e9e, <\/em>a cura di T. Marchaisse, Le Seuil 2003, pp. 211-223). Qui esso si dispiega per cos\u00ec dire geometricamente in un impianto sistematico, ossia in un ventaglio di venti opposizioni fra nozioni cinesi e occidentali \u2013 Propensione vs. Causalit\u00e0, Disponibilit\u00e0 vs. Libert\u00e0, Obliquit\u00e0 vs. Frontalit\u00e0, Allusivo vs. Allegorico, Connivenza vs. Conoscenza, e cos\u00ec via \u2013 a cui si aggiunge inoltre l\u2019antitesi Situazione\/Soggetto, nell\u2019ambito del pi\u00f9 generale contrasto Vivere\/Essere esplicitato dal titolo, e in riferimento al quale si afferma: \u201cvivere \u00e8 <em>strategico<\/em>, nel senso che in esso si libera una capacit\u00e0 operativa da pensare a seconda della situazione affrontata\u201d (p. 207). Un enunciato che si presta a compendiare la pi\u00f9 globale propensione di questo discorso, la cui ambizione \u00e8, in sostanza, usare le risorse scoperte in tale percorso per \u201cdisfare l\u2019opposizione tra il vivere e il pensare\u201d, ossia per dissolverne il dualismo (p. 224).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa <em>d\u00e9marche<\/em> non mancher\u00e0 anche stavolta di affascinare il vasto e vario pubblico di raffinati estimatori e di comuni lettori che da sempre segue con partecipe attenzione il lavoro di Jullien; non mancher\u00e0 d\u2019altronde di attrarre i rilievi critici di coloro che, come Jean L\u00e9vi (<em>R\u00e9flexions chinoises<\/em>, Albin Michel 2011), dubitano che la sua \u201cgrande narrazione\u201d, incentrata su una struttura dicotomica, giovi a decostruire le grandi dicotomie oppositive, prima fra tutti quella fra Cina e Occidente. Altre e diverse narrazioni, certo, sono possibili: penso, fra i vari esempi che si potrebbero addurre, a quelle di Geoffrey Lloyd in <em>Ancient Worlds, Modern Reflections<\/em> (Oxford University Press 2004; <em>Grecia e Cina<\/em>, Feltrinelli 2008) o di Roger Ames e David Hall in <em>Thinking Through Confucius<\/em> (SUNY 1987), per non citare la speciale strategia ermeneutica di PierCesare Bori, appartata dalle luci della ribalta e ispirata alle modalit\u00e0 esegetiche di antiche tradizioni d\u2019Oriente e d\u2019Occidente e allo stile di pensiero di Simone Weil (<em>Per un consenso etico fra culture<\/em>, Marietti 1991).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Non si tratta dunque di cercare, secondo una propensione per cos\u00ec dire monoteistica, o per dir meglio monopolistica, un\u2019Unica Grande Narrazione che si pretenda esclusiva. Le narrazioni sono inevitabilmente plurali, poich\u00e9, come ci rammentava Hannah Arendt, non l\u2019Uomo, ma gli uomini abitano il pianeta, e quindi la pluralit\u00e0 \u00e8 l\u2019irrecusabile destino della nostra <em>human condition<\/em>. In ogni caso, di narrazioni difficilmente possiamo fare a meno, fin dai tempi in cui Erodoto descriveva l\u2019Egitto ai greci avvalendosi continuamente di contrapposizioni. La questione \u00e8, semmai, di non trasformarle da mezzi in fini, ossia in acritici schemi <em>pr\u00eat-\u00e0-porter<\/em> o in dati assoluti e astratti, secondo una tendenza diffusa riconducibile all\u2019essenzialismo culturale oggi predominante nella comunicazione di massa: si tratta di un pervasivo fenomeno di reificazione del linguaggio per difenderci dal quale le fonti della Cina antica ci offrono fresche e vitali risorse critiche. Come ci rammenta uno dei testi pi\u00f9 audacemente e beffardamente decostruzionisti che si siano mai visti nella storia umana, \u00a0il <em>Zhuangzi, <\/em>in un passo particolarmente caro ad Anne Cheng (<em>La Chine pense-t-elle?<\/em> Fayard 2009) dovremmo sempre ricordarci che la finalit\u00e0 della nassa \u00e8 catturare il pesce, non venerare con bigotteria la nassa, e una volta afferrato il pesce, la si pu\u00f2 anche buttare.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per tentare un\u2019adeguata valutazione della narrazione che ci viene qui offerta, dobbiamo dunque riferirci alle finalit\u00e0 specifiche del progetto che dichiara e a cui corrisponde. Essa non \u00e8 tanto interessata alla \u201cconoscenza della Cina\u201d o a una sua articolata rappresentazione, quanto piuttosto a decostruire e a ricostruire, per il tramite del dispositivo Cina, dell\u2019<em>outil \u201cChine\u201d<\/em> che configura, uno speciale discorso filosofico. Come Jullien ben chiarisce, \u201cun rimprovero che talora mi hanno fatto alcuni sinologi dipende dal fatto che non collochiamo il nostro desiderio nello stesso luogo: il mio desiderio non \u00e8 un desiderio \u201cdi Cina\u201d, ma un desiderio che <em>passando per la Cina<\/em> vi cerca un appoggio per de-solidarizzarmi dalla mia lingua e ricominciare pi\u00f9 nitidamente \u2013 pi\u00f9 radicalmente? \u2013 a filosofare\u201d (p. 288).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per curioso paradosso, questa provocazione tutta filosofica di Jullien a \u201cpensare con la Cina\u201d sembra esser stata soprattutto raccolta dai sinologi che, smentendo la loro nomea di settorialit\u00e0 erudita, hanno seriamente raccolto la sua sfida e ne hanno fatto e ne fanno argomento di approfondite, vivaci e fertili discussioni (ne ho offerto un sintetico quadro ne \u201cL\u2019indifferenza alla felicit\u00e0 nel pensiero della Cina antica: dialogo con Fran\u00e7ois Jullien\u201d, <em>Cosmopolis<\/em> I,2\/2006, <a href=\"http:\/\/www.cosmopolisoline.it\/\">www.cosmopolisoline.it<\/a>, e si vedano in proposito, ad esempio, le ultime annate del <em>Journal of Chinese Philosophy<\/em>). Nonostante la fama planetaria acquisita da Jullien, e attestata da prestigiosi riconoscimenti quali il convegno internazionale a lui dedicato dall\u2019Universit\u00e0 di Pechino nel 2007 e il premio Hannah Arendt attribuitogli nel 2010, la sua proposta pare invece meno recepita, salvo eccezioni, nell\u2019ambito dei filosofi che sorprendentemente, soprattutto da noi, spesso appaiono alquanto restii a porsi le dense questioni additate dal suo lavoro: ma dove sta la Cina, filosoficamente parlando? Potr\u00e0 davvero un discorso filosofico che non voglia essere meramente autoreferenziale, che voglia criticamente e autocriticamente riformularsi <em>da fuori<\/em>, per riprendere il significativo titolo del recente libro di Roberto Esposito (Einaudi, 2016), eludere tale fondamentale terreno di confronto con <em>l\u2019altrove<\/em>?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Spesso la giustificazione addotta per evitare tale confronto \u00e8 l\u2019asserita volont\u00e0 di sottrarsi alle lusinghe di un facile esotismo: un\u2019obiezione a cui Jullien pacatamente quanto nettamente replica nelle ultime pagine del volume:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cIl mio sforzo di sviluppare alcune coerenze del pensiero cinese (\u2026) \u00e8 proprio il contrario dell\u2019esotismo. Non si tratta di rigettare o di svalutare le coerenze europee che si ridisegnano grazie al \u00a0confronto con quella alternativa; si tratta piuttosto di riscoprire queste ultime a partire da quel \u2018fuori\u2019. (\u2026) Non c\u2019\u00e8 niente di pi\u00f9 ingannevole di quella falsa moneta ideologica che, all\u2019insegna dell\u2019orientalismo e di un appello al vivere, ha fatto prosperare in Occidente il mercato della felicit\u00e0 in un modo che denota soltanto un pensiero incapace, che non \u00e8 affatto un altro pensiero o un contro-pensiero, n\u00e9 tanto meno un altro possibile del pensiero. Se tengo cos\u00ec tanto alla figura dello \u201cscarto\u201d (\u2026) \u00e8 perch\u00e9 esso incessantemente rimette la ragione in cantiere\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Con queste parole, Jullien addita un compito che non \u00e8 ascrivibile soltanto al suo originale e creativo percorso, bens\u00ec una prospettiva che dovrebbe esser fatta propria dall\u2019intera nostra cultura. Non si potr\u00e0 rimettere la ragione in cantiere se, come gi\u00e0 trent\u2019anni fa asseriva Giangiorgio Pasqualotto ne <em>Il Tao della filosofia <\/em>(Pratiche 1989; Luni 2015), non ci si misurer\u00e0 dialogicamente e dialetticamente con gli orizzonti del pensiero cinese, orizzonti che, come rilevava Giacomo Marramao in <em>Passaggio a Occidente<\/em> (Bollati Boringhieri 2003), ci dischiudono l\u2019ambito di una razionalit\u00e0 altra rispetto al <em>logos<\/em>: un\u2019esigenza divenuta drammaticamente ineludibile negli scenari del nostro presente. Ma questo compito per potersi effettivamente concretare abbisogna di una radicale riformulazione dei rapporti fra filosofia e sinologia che, nonostante le fertili sollecitazioni di Jullien e la ricchezza di tanti altri contributi degli anni recenti, rimane in larga misura inadempiuta. Occorrerebbe che la sinologia ritrovasse in pieno, rispetto alla filosofia, il ruolo euristico che essa rivestiva ai tempi di Leibniz e di Voltaire: ma la rigida compartimentazione attuale delle discipline accademiche sembra, in tal senso, un ostacolo pi\u00f9 cospicuo e insormontabile di quanto non sia la distanza di pensiero e di linguaggio fra le culture. Per tentare di rimuoverlo, occorrerebbe uno spazio di conversazione intellettuale condiviso che avesse l\u2019audacia di sperimentare, come Jullien gi\u00e0 suggeriva in <em>Proc\u00e8s ou cr\u00e9ation<\/em>, all\u2019inizio della sua avventura nell\u2019eterotopia cinese, e come gi\u00e0 da tempo per altri versi propone Heiner Roetz (<em>Mensch und Natur im Alten China, <\/em>1984), il progetto critico e autocritico di un illuminismo rivisitato, finalmente non pi\u00f9 soltanto eurocentrico.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>AMINA CRISMA<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(in collaborazione con www.inchiestaonline.it)<\/p>\n<p><textarea id=\"comment\" cols=\"100%\" name=\"comment\" rows=\"10\"><\/textarea><\/p>\n<div id=\"respond\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Amina CRISMA (in collaborazione con www.inchiestaonline.it) Il\u00a0 pi\u00f9 recente libro del celebre sinologo e<\/p>\n","protected":false},"author":10,"featured_media":40299,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1],"tags":[],"class_list":["post-40290","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-primo-piano"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/40290","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/10"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=40290"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/40290\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":40300,"href":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/40290\/revisions\/40300"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media\/40299"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=40290"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=40290"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=40290"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}