{"id":40318,"date":"2016-11-04T18:40:49","date_gmt":"2016-11-04T17:40:49","guid":{"rendered":"http:\/\/www.valorelavoro.com\/?p=40318"},"modified":"2016-11-07T16:19:01","modified_gmt":"2016-11-07T15:19:01","slug":"thank-you-mr-loach","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/2016\/11\/thank-you-mr-loach\/","title":{"rendered":"Thank you, Mr. Loach"},"content":{"rendered":"<p><em>di Maria C. Fogliaro<\/em><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.valorelavoro.com\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/I-Daniel-Blake-Poster.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-40319\" src=\"https:\/\/www.valorelavoro.com\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/I-Daniel-Blake-Poster-211x300.jpg\" alt=\"i-daniel-blake-poster\" width=\"211\" height=\"300\" srcset=\"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/I-Daniel-Blake-Poster-211x300.jpg 211w, https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/I-Daniel-Blake-Poster.jpg 600w\" sizes=\"auto, (max-width: 211px) 100vw, 211px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Della caduta di uomini e donne sotto i colpi di un\u2019impresa di dominio la cui ferocia appare ogni giorno pi\u00f9 brutale; di una macchina burocratico-amministrativa deliberatamente pensata per esasperare e annichilire chi a essa fa ricorso; di una civilt\u00e0 alla rovescia che trasforma i diritti sociali da valore in costo; di un sistema economico-politico che produce disoccupazione di massa, spietata concorrenza fra lavoratori, povert\u00e0 generalizzata, regresso culturale e sociale, depressione psicologica, fame vera in una delle societ\u00e0 pi\u00f9 avanzate dell\u2019Europa occidentale del XXI secolo: di questo, ovvero dell\u2019irrazionalit\u00e0 della ragione (il neoliberismo) che da oltre trent\u2019anni governa il mondo, tratta <em>I, Daniel Blake<\/em> (Gran Bretagna, Francia, Belgio, 2016, 100\u2019), l\u2019ultimo capolavoro di Ken Loach, premiato quest\u2019anno al Festival di Cannes con la Palma d\u2019Oro, e che ha ottenuto ben sette <em>nominations<\/em> ai BIFAs 2016 (<em>British Independent Film Awards<\/em>).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Con una sequenza che si pu\u00f2 solo udire il regista e lo sceneggiatore, Paul Laverty, sdipanano fin da subito, e senza incertezze, i fatti. Mentre sullo schermo nero scorrono i titoli di testa, un uomo, il cui nome \u00e8 Daniel Blake (Dave Johns), \u00e8 impegnato in una telefonata dai toni surreali e grotteschi con una donna incaricata dal <em>Department for Work &amp; Pensions<\/em> di valutare se egli possiede i requisiti per l\u2019indennit\u00e0 di malattia che sta ricevendo. La sedicente \u00abprofessionista della sanit\u00e0\u00bb, priva in realt\u00e0 di qualsiasi preparazione medica, assegna alle risposte ottenute un punteggio, attenendosi al rigido protocollo previsto dalla legge. Poco tempo dopo, una lettera comunica a un Blake sgomento la perdita del sussidio.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A quasi sessant\u2019anni Daniel, che ha fatto il carpentiere per tutta la vita, \u00e8 stato colpito da un infarto che ha compromesso seriamente le sue condizioni di salute. Tornare al lavoro per lui \u00e8 impossibile, almeno per il momento: il suo medico su questo punto \u00e8 stato chiaro. Egli decide pertanto di impugnare quella che \u00e8, sotto tutti i punti di vista, una decisione arbitraria e irragionevole, e di presentare ricorso. Questa scelta catapulta di colpo l\u2019operaio inglese all\u2019interno dei rituali deliranti di una burocrazia kafkiana, fatta anche di interminabili, e spesso vane, attese al telefono alla ricerca di informazioni, che consentono alla regia di introdurre il mondo che Blake abita. Una realt\u00e0, alla periferia di Newcastle (nord-est dell\u2019Inghilterra), dove alberga un\u2019insicurezza sociale profonda e dove la convivenza non sempre \u00e8 facile, mentre, tuttavia, sembrano ancora possibili rapporti umani schietti e non troppo interessati.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.valorelavoro.com\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/I__DANIEL_BLAKE_-_still_5.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-40320\" src=\"https:\/\/www.valorelavoro.com\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/I__DANIEL_BLAKE_-_still_5-300x165.jpg\" alt=\"i__daniel_blake_-_still_5\" width=\"300\" height=\"165\" srcset=\"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/I__DANIEL_BLAKE_-_still_5-300x165.jpg 300w, https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/I__DANIEL_BLAKE_-_still_5.jpg 656w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dopo molte telefonate, Daniel comprende la paradossalit\u00e0 della propria situazione: pur essendo gravemente ammalato, per via della valutazione negativa non pu\u00f2 ricevere l\u2019indennit\u00e0 di malattia che gli spetterebbe, ma non pu\u00f2 nemmeno fare ricorso, fino alla conclusione ufficiale del procedimento di \u00abriconsiderazione obbligatoria\u00bb. L\u2019unica via che gli rimane, se non vuole morire di fame, \u00e8 fare domanda per il sussidio di disoccupazione, che pu\u00f2 sperare di ottenere soltanto se dimostra di cercare continuativamente lavoro per trentacinque ore la settimana. Inizia per l\u2019uomo un peregrinare smarrito fra l\u2019ufficio di collocamento, un corso inutile sulla compilazione dei <em>curricula<\/em>, e la ricerca quotidiana e faticosa di un lavoro che non potr\u00e0 mai accettare, appunto perch\u00e9 ammalato. Il tutto mentre prova, senza successo, a compilare moduli che \u00e8 obbligato a cercare su internet \u2212 lui che non ha mai acceso un <em>computer<\/em> in vita sua \u2212, quando invece sarebbe stato semplice per qualsiasi impiegato stampare le copie a lui necessarie. Ma il regolamento vieta di aiutare \u00abl\u2019utente\u00bb \u2212 come, in una scena, viene ricordato a una gentile impiegata da una solerte capoufficio \u2212.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Presto il destino di Blake incrocia quello di Katie, (Hayley Squires), da poco arrivata da Londra insieme ai due figli \u2212 Daisy (una bravissima Briana Shann) e il piccolo Dylan (Dylan McKiernan) \u2212, la quale per un banale ritardo all\u2019appuntamento fissatele dall\u2019ufficio del lavoro rischia di perdere il sussidio, e con esso anche la direzione della propria vita. Daniel prende immediatamente a cuore la giovane famiglia, che aiuta come pu\u00f2 \u2212 facendo, ad esempio, piccoli lavori di ristrutturazione nella casa popolare in cui i tre vivono, e prendendosi cura dei bambini mentre la madre \u00e8 fuori a cercare lavoro \u2212, diventando presto una presenza importante nella vita della giovane donna e dei suoi figli, l\u2019unico vero affetto sul quale essi possono contare. E Katie, Daisy e Dylan non mancheranno, a loro volta, di sostenere Daniel nel momento del bisogno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come in altri suoi film-simbolo \u2212 su tutti <em>Kes<\/em> (1969) e <em>Piovono pietre<\/em> (1993) \u2212, lo sguardo di Loach penetra nei fatti, illuminandoli dal di dentro. E costruisce un film intenso e potente, mai retorico o melodrammatico, nel quale i fatti, anche se duri, acquistano spesso una poetica bellezza (come quando la macchina da presa si sofferma sulla perizia con cui Blake usa le sgorbie per intagliare il legno). Un\u2019immersione nella realt\u00e0, sostenuta dalla grande recitazione di Dave Johns (che proviene dalla tradizione del <em>cabaret<\/em> britannico) e di Hayley Squires. Come vediamo, ad esempio, nella sequenza lucida e spietata della <em>food bank<\/em> (la banca del cibo), dove la macchina da presa mostra Katie (in medio piano) che, provata da giorni di digiuno forzato, apre un barattolo di pelati e li mangia, per poi crollare sfinita e in lacrime per la vergogna e ci restituisce cos\u00ec la realt\u00e0 di una societ\u00e0 ridotta in macerie, polarizzata tra pochi ricchi e molti poveri, immiserita dalla disuguaglianza, piegata dalla sofferenza e da un\u2019infelicit\u00e0 generalizzata, nella quale gli impulsi pi\u00f9 elementari si scatenano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La drastica discriminazione sociale che Loach e Laverty mostrano corre parallela alle umiliazioni che il sistema della previdenza infligge a chi da quell\u2019organizzazione dovrebbe, invece, trarre beneficio. Lo sa bene China (Kema Sikazwe), il giovane vicino di casa di Daniel, quando avverte il suo vecchio amico dicendogli: \u00abTe la faranno il pi\u00f9 umiliante possibile. Non \u00e8 un caso: \u00e8 una strategia. Sai quanti ne conosco che hanno mollato e basta?\u00bb. Lo afferma apertamente quell\u2019uomo, probabilmente un disoccupato, che quasi alla fine del film \u2212 mentre Daniel inscena la sua protesta sul muro esterno del palazzo dell\u2019ufficio di collocamento \u2212 inveisce contro quelli che il sistema lo hanno inventato, contro \u00abi <em>tories<\/em>\u00bb e \u00abgli stronzetti <em>snob<\/em> di Eton\u00bb, mentre tutti gli altri \u2212 a cominciare dagli impiegati e dai burocrati \u2212 non sono che pedine irrilevanti.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Facendosi carico dello \u00abscarto\u00bb escluso dal progetto neoliberista \u2212 attraverso l&#8217;ultimo appello di Daniel, che pretende il rispetto che si deve a ogni essere umano in quanto tale, e il riconoscimento del diritto di essere considerato sempre un cittadino (e non un cane, o un consumatore, o un parassita) \u2212, Loach d\u00e0 vita a un racconto senza idillio, che va al cuore delle nostre societ\u00e0, svelandone forma e sostanza. Viene da chiedersi se oggi in Italia sarebbe possibile \u2212 posto che qualcuno avesse voglia di farlo \u2212 dare vita a una denuncia analoga, lucida, potente, angosciante, graffiante, e soprattutto senza lieto fine \u2212 proprio come spesso \u00e8 la realt\u00e0 \u2212. Sono queste le caratteristiche che fanno di <em>I, Daniel Blake<\/em> un film terribile e bellissimo, e assolutamente necessario a fronte dell\u2019urgenza di rovesciare la narrazione imperante e creare una nuova egemonia che abbia come stella polare la giustizia sociale e il \u00abdiritto alla felicit\u00e0\u00bb per tutti. Anche per questo, quindi, ancora una volta, <em>thank you, Mr. Loach<\/em>.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Maria C. 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