{"id":40327,"date":"2016-11-06T12:02:24","date_gmt":"2016-11-06T11:02:24","guid":{"rendered":"http:\/\/www.valorelavoro.com\/?p=40327"},"modified":"2020-11-14T18:22:21","modified_gmt":"2020-11-14T17:22:21","slug":"lafrica-la-cina-e-il-mondo-che-cambia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/2016\/11\/lafrica-la-cina-e-il-mondo-che-cambia\/","title":{"rendered":"L&#8217;Africa, la Cina e il mondo che cambia"},"content":{"rendered":"<p id=\"breadcrumbs\"><strong>di ANTONELLA CECCAGNO e SOFIA GRAZIANI<\/strong><\/p>\n<div class=\"singlepost\">\n<div id=\"post-main-41621\" class=\"post clearfix\">\n<div class=\"entry\">\n<div id=\"shr_canvas2\" class=\"shareaholic-canvas shareaholic-ui shareaholic-resolved-canvas ng-scope\">(in collaborazione con www.inchiestaonline.it)<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"wp-image-40332 aligncenter\" src=\"https:\/\/www.valorelavoro.com\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/Ceccagno-720x1024.jpg\" alt=\"ceccagno\" width=\"300\" height=\"427\" srcset=\"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/Ceccagno-720x1024.jpg 720w, https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/Ceccagno-211x300.jpg 211w, https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/wp-content\/uploads\/2016\/11\/Ceccagno.jpg 1000w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In collaborazione con la rivista <em>Inchiesta<\/em> (www.inchiestaonline.it) diffondiamo dal numero speciale della rivista \u201c<strong>Mondo Cinese\u201d<\/strong> n.158, \u00a0aprile 2016, \u00a0<em><strong>Africa<\/strong> <strong>e Cina insieme cambieranno il mondo? <\/strong><\/em>l\u2019editoriale scritto da <strong>Antonella Ceccagno e Sofia Graziani<\/strong>, docenti dell&#8217;Universit\u00e0 di Bologna.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a01.\u00a0 AFRICA E CINA: VECCHIE E NUOVE CONCETTUALIZZAZIONI<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Negli ultimi quindici anni la Cina ha accresciuto notevolmente la propria presenza in Africa in termini di investimenti, aiuti, e attivismo diplomatico e culturale. Oggi \u00e8 il principale partner commerciale e investitore in Africa, e uno dei principali donatori internazionali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questa presenza si \u00e8 concretizzata con la cosiddetta \u2018going out strategy\u2019 (<em>zouchuqu<\/em>) che a partire dai primi anni 2000 ha spinto numeri crescenti di imprese cinesi, e soprattutto quelle impegnate nell\u2019estrazione di risorse naturali, a investire all\u2019estero.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gia\u2019 nel 2003, internazionalizzazione e diversificazione nell\u2019approvvigionamento di petrolio erano diventate priorit\u00e0 nazionali per il governo cinese e questo ha portato a una crescente importanza dell\u2019Africa come fornitrice di petrolio alla Cina<a href=\"http:\/\/www.inchiestaonline.it\/osservatorio-internazionale\/antonella-ceccagno-e-sofia-graziani-lafrica-la-cina-e-il-mondo-che-cambia\/#_edn1\">[1]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Contemporaneamente, nuovi progetti di cooperazione tra la Cina e l\u2019Africa venivano siglati. Dal 2000, la Cina e la maggior parte dei paesi africani si riuniscono infatti periodicamente nel Forum on China\u2013Africa Cooperation (FOCAC) che costituisce la cartina di tornasole sull\u2019evoluzione dei rapporti di cooperazione tra la Cina e i paesi africani, ma anche la principale vetrina diplomatica dove vengono messe in mostra le ideologie che accompagnano questa cooperazione (si veda Strauss in questo volume).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La crescente presenza cinese in Africa \u00e8 stata interpretata in modi diversi nel corso degli ultimi quindici anni. In un primo tempo sono prevalse le interpretazioni che sottolineavano l\u2019eccezionalit\u00e0 di tale presenza. Da parte cinese, strateghi e leader politici hanno proposto il cosiddetto \u2018modello cinese\u2019 come eccezionale in quanto particolarmente adeguato ai contesti africani, sia in termini di legami storici che di visione dello sviluppo economico<a href=\"http:\/\/www.inchiestaonline.it\/osservatorio-internazionale\/antonella-ceccagno-e-sofia-graziani-lafrica-la-cina-e-il-mondo-che-cambia\/#_edn2\">[2]<\/a>. Questa retorica \u00e8 stata fatta propria anche da un certo numero di leader africani \u2013 si vedano ad esempio le dichiarazioni entusiaste del ministro zambese per il commercio internazionale sul modello imprenditoriale cinese nel video della BBC <em>Storyville, when China met Africa<\/em>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Da parte occidentale, l\u2019eccezionalit\u00e0 \u00e8 stata teorizzata mettendo in luce soprattutto gli interessi economico-energetici legati a strategie di sviluppo elaborate a livello centrale cinese<a href=\"http:\/\/www.inchiestaonline.it\/osservatorio-internazionale\/antonella-ceccagno-e-sofia-graziani-lafrica-la-cina-e-il-mondo-che-cambia\/#_edn3\">[3]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La relativa simultaneit\u00e0 tra il momento in cui la Cina diventava importatrice netta di petrolio e altre materie prime e il debutto internazionale delle multinazionali cinesi \u2013 in un modo o nell\u2019altro legate al governo cinese \u2013 ha spinto molti a parlare di una offensiva cinese in Africa. Alcuni studiosi si sono chiesti se i modi della presenza cinese in Africa potessero essere definiti neo-coloniali<a href=\"http:\/\/www.inchiestaonline.it\/osservatorio-internazionale\/antonella-ceccagno-e-sofia-graziani-lafrica-la-cina-e-il-mondo-che-cambia\/#_edn4\">[4]<\/a>, e l\u2019interpretazione neo-colonialista \u00e8 poi prevalsa tra i media occidentali. Questa lettura \u00e8 basata sull\u2019assunto che la presenza cinese in Africa sia frutto di una razionalit\u00e0 economica cinese unitaria, pianificata a livello centrale e priva di sbavature<a href=\"http:\/\/www.inchiestaonline.it\/osservatorio-internazionale\/antonella-ceccagno-e-sofia-graziani-lafrica-la-cina-e-il-mondo-che-cambia\/#_edn5\">[5]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>I limiti delle interpretazioni prevalenti<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Quello che queste interpretazioni hanno in comune, \u00e8 un approccio da \u2018Cina in Africa\u2019, cio\u00e8 un approccio che sostanzialmente considera l\u2019Africa come mero terreno di gioco dove la strategia cinese pu\u00f2 dispiegarsi. Il protagonista indiscusso, quello che detta le condizioni, \u00e8 la Cina. Gli africani non vengono riconosciuti come attori con ruoli di primo piano tanto quanto i cinesi<a href=\"http:\/\/www.inchiestaonline.it\/osservatorio-internazionale\/antonella-ceccagno-e-sofia-graziani-lafrica-la-cina-e-il-mondo-che-cambia\/#_edn6\">[6]<\/a>. L\u2019Africa \u00e8 solo \u2018ci\u00f2 di cui si parla, e ci\u00f2 in nome di cui si parla\u2019<a href=\"http:\/\/www.inchiestaonline.it\/osservatorio-internazionale\/antonella-ceccagno-e-sofia-graziani-lafrica-la-cina-e-il-mondo-che-cambia\/#_edn7\">[7]<\/a>. Il punto di vista africano \u00e8 ampiamente assente.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tuttavia, focalizzando esclusivamente l\u2019attenzione sulla Cina si ricade nei stanchi <em>cliches<\/em> dell\u2019Africa come continente passivo<a href=\"http:\/\/www.inchiestaonline.it\/osservatorio-internazionale\/antonella-ceccagno-e-sofia-graziani-lafrica-la-cina-e-il-mondo-che-cambia\/#_edn8\">[8]<\/a>. Questo approccio, che non riconosce l\u2019<em>agency<\/em> africana, secondo alcuni studiosi, \u00e8 la conseguenza del disprezzo per le voci africane e cinesi sulle relazioni tra Africa e Cina, che nei fatti permette alla prospettiva occidentale di dominare il discorso<a href=\"http:\/\/www.inchiestaonline.it\/osservatorio-internazionale\/antonella-ceccagno-e-sofia-graziani-lafrica-la-cina-e-il-mondo-che-cambia\/#_edn9\">[9]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Inoltre, \u2018Africa\u2019, \u2018Cina\u2019 e \u2018Asia\u2019 tendono ad essere declinate al singolare, e trattate come se fossero realt\u00e0 omogenee<a href=\"http:\/\/www.inchiestaonline.it\/osservatorio-internazionale\/antonella-ceccagno-e-sofia-graziani-lafrica-la-cina-e-il-mondo-che-cambia\/#_edn10\">[10]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Il nuovo focus <em>sull\u2019agency<\/em> africana<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Pi\u00f9 recentemente, tuttavia, i limiti di questi approcci sono diventati visibili. Cresce il numero di studi che si focalizzano su alcuni paesi africani specifici e mettono in luce il ruolo di governi e altri attori politico-economico-sociali. \u00a0Gli studi inclusi in un recente volume \u2013 significativamente intitolato <em>Africa and China<\/em>, <em>how Africans and their Governments are Shaping Relations with China <\/em>&#8211; ad esempio, offrono analisi dettagliate delle economie politiche di Nigeria e Angola, due paesi dove la presenza economica cinese \u00e8 forte. Gli studiosi che hanno contributito al volume cercano di capire come gli africani e i loro leader politici diano forma, tanto quanto i cinesi, alle interazioni nei paesi studiati.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dal punto di vista concettuale queste analisi attingono prevalentemente alle teorizzazioni di lunga data sulle caratteristiche degli stati neo-patrimoniali. I paesi africani, infatti, sono da tempo analizzati come la quintessenza dei regimi neo-patrimoniali, cio\u00e8 sistemi di dominazione personalizzati \u2013 e intrinsecamente instabili- dove chi governa usa le risorse statali\u00a0 per ottenerne benefici personali e per mantenere rapporti clientelari (si veda anche Ian Taylor in questo volume)<a href=\"http:\/\/www.inchiestaonline.it\/osservatorio-internazionale\/antonella-ceccagno-e-sofia-graziani-lafrica-la-cina-e-il-mondo-che-cambia\/#_edn11\">[11]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">All\u2019interno di questa cornice interpretativa, Lampert e Mohan definiscono il tipo di relazione che intercorre tra le \u00e9lites africane in Ghana e Nigeria e gli imprenditori cinesi come un rapporto tra <em>patronus <\/em>e <em>clientes<\/em>, dove i cinesi stanno nella rischiosa posizione di <em>clientes<\/em> (si veda Ceccagno in questo volume) <a href=\"http:\/\/www.inchiestaonline.it\/osservatorio-internazionale\/antonella-ceccagno-e-sofia-graziani-lafrica-la-cina-e-il-mondo-che-cambia\/#_edn12\">[12]<\/a>. Ian Taylor situa le relazioni tra cinesi e nigeriani nel contesto delle relazioni di potere in Nigeria e analizza la corruzione in questo paese in termini di prebende ottenute attraverso accordi all\u2019interno dell\u2019\u00e9lite politica<a href=\"http:\/\/www.inchiestaonline.it\/osservatorio-internazionale\/antonella-ceccagno-e-sofia-graziani-lafrica-la-cina-e-il-mondo-che-cambia\/#_edn13\">[13]<\/a>. Il nuovo approccio permette quindi di mostrare come le \u00e9lites politico-economiche indirizzano, limitano, sviano, potenziano, o addirittura possono anche far fallire gli obiettivi degli investitori esteri \u2013 e non solo cinesi- attivi in Nigeria.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Modello Angola o costruzione dello stato angolano?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il cosiddetto \u2018modello Angola\u2019 \u00e8 forse la modalit\u00e0 di interazione tra stati africani e Cina pi\u00f9 conosciuto. Si tratta del modello \u2018risorse naturali in cambio di infrastrutture\u2019 dove linee di credito per lo sviluppo infrastrutturale vengono garantite attraverso le risorse naturali (si veda Fiori in questo volume).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">A prima vista, questo pu\u00f2 apparire il modello che maggiormente evidenzia la relativa mancanza di <em>agency<\/em> africana: come ci ha mostrato la stampa internazionale, i cinesi hanno recentemente costruito in Angola intere citt\u00e0 chiavi-in-mano, modellate sulle grandi e anonime citt\u00e0 cinesi<a href=\"http:\/\/www.inchiestaonline.it\/osservatorio-internazionale\/antonella-ceccagno-e-sofia-graziani-lafrica-la-cina-e-il-mondo-che-cambia\/#_edn14\">[14]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Risultano quindi particolarmente interessanti le analisi di Lucy Corkin che mette in luce le varie e molte forme in cui il governo angolano, negli ultimi anni, ha saputo giocare a proprio vantaggio \u2018la carta cinese\u2019. In una condizione di debolezza strutturale all\u2019interno, il governo angolano ha saputo usare finanziamenti agevolati e commercio di materie prime con la Cina per rafforzare la propria posizione in rapporto alle opposizioni interne sia dal punto di vista della sovranit\u00e0 legale \u2013 in quanto il commercio internazionale di per se\u2019 implica un riconoscimento da parte del mondo esterno \u2013che della sovranit\u00e0 commerciale, come recipiente di rendite economiche che derivano dalle transazioni internazionali<a href=\"http:\/\/www.inchiestaonline.it\/osservatorio-internazionale\/antonella-ceccagno-e-sofia-graziani-lafrica-la-cina-e-il-mondo-che-cambia\/#_edn15\">[15]<\/a> .<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Corkin mostra come il rapporto con la Cina abbia poi fatto da volano al moltiplicarsi degli accordi con USA e alcuni paesi europei, e abbia anche ammorbidito l\u2019atteggiamento del Fondo Monetario Internazionale e della Banca Mondiale nei confronti dell\u2019Angola. A questo punto l\u2019Angola \u00e8 stata in grado di limitare la propria dipendenza dalla Cina.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Insomma, secondo Corkin, \u2018esempi dal settore petrolifero angolano suggeriscono che il governo angolano \u00e8 riuscito negli ultimi anni a manipolare le relazioni commerciali in maniera tale che i maggiori benefici economici vanno al governo stesso, invece che alla Cina o altri attori stranieri\u2019<a href=\"http:\/\/www.inchiestaonline.it\/osservatorio-internazionale\/antonella-ceccagno-e-sofia-graziani-lafrica-la-cina-e-il-mondo-che-cambia\/#_edn16\">[16]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Stati frammentari di teorizzazione<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dunque, negli ultimi anni alcuni studiosi hanno saputo collocare le interazioni tra Africa a Cina nei contesti nazionali socio-economici specifici, focalizzandosi su dinamiche concrete e localizzate. Cresce il numero di studiosi che si sforza di evidenziare il rapporto dinamico tra condizioni strutturali e <em>agency<\/em>, mettendo anche in evidenza come l\u2019<em>agency<\/em> politica e sociale sia basata su interessi corporativi e di classe<a href=\"http:\/\/www.inchiestaonline.it\/osservatorio-internazionale\/antonella-ceccagno-e-sofia-graziani-lafrica-la-cina-e-il-mondo-che-cambia\/#_edn17\">[17]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nel complesso tuttavia lo sforzo di guardare attraverso lenti diverse la presenza dei cinesi \u2013 tra gli altri attori \u2013 in Africa appare ancora nella sua fase iniziale. Quello che resta incompiuto, \u00e8 lo sforzo di collegare il locale con il globale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli studi critici su globalizzazione e spazialit\u00e0 dei processi globali mettono \u00a0chiaramente in guardia dal guardare alle dinamiche che hanno luogo in localit\u00e0 specifiche con la lente del \u2018nazionalismo metodologico\u2019, presupponendo cio\u00e8 che esistano processi capitalisti confinati all\u2019interno di uno specifico stato-nazione<a href=\"http:\/\/www.inchiestaonline.it\/osservatorio-internazionale\/antonella-ceccagno-e-sofia-graziani-lafrica-la-cina-e-il-mondo-che-cambia\/#_edn18\">[18]<\/a>. Da tempo infatti \u00e8 stato messo in chiaro che il capitale contemporaneo, caratterizzato da regimi di accumulazione flessibile, negozia l\u2019espansione delle proprie frontiere in modi che includono ma allo stesso trascendono lo stato-nazione<a href=\"http:\/\/www.inchiestaonline.it\/osservatorio-internazionale\/antonella-ceccagno-e-sofia-graziani-lafrica-la-cina-e-il-mondo-che-cambia\/#_edn19\">[19]<\/a>. Di conseguenza, quelle che potrebbero a prima vista sembrare condizioni locali sono invece costantemente rimodellate in funzione del loro posizionamento all\u2019interno di network di potere sia nazionali che globali <a href=\"http:\/\/www.inchiestaonline.it\/osservatorio-internazionale\/antonella-ceccagno-e-sofia-graziani-lafrica-la-cina-e-il-mondo-che-cambia\/#_edn20\">[20]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">C\u2019\u00e8 quindi bisogno di ricerca che si focalizzi sui diversi modi in cui diversi attori \u2013 africani e non, \u00e9lites e strati popolari-, sono colpiti, implicati o sono addirittura il motore di dinamiche che sono in parte originate nei contesti nazionali e in parte, invece, li trascendono.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Inoltre, seppure sia evidente che le \u00e9lites politico-economiche giocano ruoli chiave nella maggioranza dei paesi africani, \u00e8 tempo che gli studiosi mettano in evidenza anche l\u2019<em>agency <\/em>di altri attori sociali.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">2. AIUTI, RETORICA E SOFT POWER NELLA LETTERATURA SUI RAPPORTI SINO-AFRICANI<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Uno dei temi emergenti nella letteratura sulla presenza della Cina in Africa (collegato al tema della percezione <em>dell\u2019agency<\/em> africana) riguarda il dispiegarsi del <em>soft power<\/em> cinese mediante gli aiuti e, soprattutto, la retorica politica.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nell\u2019ultimo decennio la Cina ha fatto considerevoli passi in avanti nell\u2019utilizzare una variet\u00e0 di strumenti politici, culturali ed economici per promuovere un\u2019immagine positiva a livello internazionale e attirare l\u2019attenzione dei paesi in via di sviluppo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Per quanto la diplomazia pubblica, specialmente quella culturale, sia lo strumento principale della strategia di costruzione del <em>soft power<\/em> cinese nel mondo, in Africa l\u2019assistenza allo sviluppo riveste un ruolo cruciale. Secondo Hongyi Lai, gli aiuti all\u2019estero, pur essendo una componente del potere economico e l\u2019elemento del potere duro, se usati in modo appropriato possono rafforzare l\u2019immagine, l\u2019influenza e l\u2019attrazione internazionale di una nazione e, quindi, il suo <em>soft power<\/em><a href=\"http:\/\/www.inchiestaonline.it\/osservatorio-internazionale\/antonella-ceccagno-e-sofia-graziani-lafrica-la-cina-e-il-mondo-che-cambia\/#_edn21\">[21]<\/a>. Joshua Kurlantzick afferma che la Cina percepisce il <em>soft power<\/em> come \u201cqualsiasi cosa al di l\u00e0 dell\u2019ambito militare e della sicurezza, includente non solo la cultura popolare e la diplomazia pubblica ma anche le leve economiche e diplomatiche pi\u00f9 coercitive come aiuti allo sviluppo, investimenti e la partecipazione alle organizzazioni multilaterali\u201d<a href=\"http:\/\/www.inchiestaonline.it\/osservatorio-internazionale\/antonella-ceccagno-e-sofia-graziani-lafrica-la-cina-e-il-mondo-che-cambia\/#_edn22\">[22]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Inoltre, come sottolineato da pi\u00f9 parti, la politica cinese rimane prevalentemente ad hoc e reattiva, volta a migliorare l\u2019immagine della Cina all\u2019estero piuttosto che a esportare valori e modelli di sviluppo<a href=\"http:\/\/www.inchiestaonline.it\/osservatorio-internazionale\/antonella-ceccagno-e-sofia-graziani-lafrica-la-cina-e-il-mondo-che-cambia\/#_edn23\">[23]<\/a>. Infatti, \u00e8 proprio in risposta al diffondersi in Occidente (soprattutto negli USA) della percezione dell\u2019ascesa cinese come minaccia sul piano politico e economico all\u2019ordine internazionale e delle accuse di \u201cneocolonialismo\u201d mosse in relazione alla crescente presenza economica cinese in Africa che il concetto di <em>soft power<\/em> \u00e8 diventato popolare in Cina e l\u2019\u00e9lite intellettuale e i leader cinesi si sono resi conto della sua importanza per coltivare un\u2019immagine pi\u00f9 positiva della Cina all\u2019estero<a href=\"http:\/\/www.inchiestaonline.it\/osservatorio-internazionale\/antonella-ceccagno-e-sofia-graziani-lafrica-la-cina-e-il-mondo-che-cambia\/#_edn24\">[24]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019Africa \u00e8 particolarmente importante da questo punto di vista perch\u00e9 \u00e8 vista dai cinesi come <em>testing ground<\/em> per perfezionare l\u2019arte del <em>soft power<\/em> e coltivarlo presso la comunit\u00e0 internazionale<a href=\"http:\/\/www.inchiestaonline.it\/osservatorio-internazionale\/antonella-ceccagno-e-sofia-graziani-lafrica-la-cina-e-il-mondo-che-cambia\/#_edn25\">[25]<\/a>. Numerosi studiosi concordano sul fatto che gli aiuti (soprattutto quelli nei settori pi\u00f9 marcatamente sociali) costituiscono lo strumento principale della strategia di promozione del <em>soft power<\/em> cinese in Africa<a href=\"http:\/\/www.inchiestaonline.it\/osservatorio-internazionale\/antonella-ceccagno-e-sofia-graziani-lafrica-la-cina-e-il-mondo-che-cambia\/#_edn26\">[26]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Gli aiuti allo sviluppo elargiti da Pechino agli stati africani sono aumentati dalla fine degli anni Novanta, in modo particolare dal 2006 quando nell\u2019ambito del Summit del FOCAC, tenutosi a Pechino, il governo cinese si \u00e8 impegnato a raddoppiare in tre anni l\u2019assistenza all\u2019Africa. Parallelamente, l\u2019assistenza cinese si \u00e8 andata diversificando: agli investimenti nei settori pi\u00f9 tradizionali (progetti nelle infrastrutture), sono stati affiancati programmi di cooperazione tecnica, aiuti umanitari, fornitura di servizi medici\/sanitari, e formazione delle risorse umane, un settore quest\u2019ultimo che ha ricevuto particolare attenzione nell\u2019ambito del FOCAC IV nel novembre 2009<a href=\"http:\/\/www.inchiestaonline.it\/osservatorio-internazionale\/antonella-ceccagno-e-sofia-graziani-lafrica-la-cina-e-il-mondo-che-cambia\/#_edn27\">[27]<\/a>. Nell\u2019ottica cinese, tali investimenti hanno il duplice obiettivo di favorire l\u2019espansione delle aziende di stato cinesi e, allo stesso tempo, aumentare l\u2019attrattiva della Cina in Africa, mediante la promozione di contatti e iniziative \u201c<em>people-to-people<\/em>\u201d (<em>minjian<\/em>) che possano, in ultima analisi, facilitare il raggiungimento degli interessi strategici cinesi. Come mostra un recente studio, gli aiuti nell\u2019istruzione sono, infatti, concepiti come parte integrante della diplomazia pubblica cinese<a href=\"http:\/\/www.inchiestaonline.it\/osservatorio-internazionale\/antonella-ceccagno-e-sofia-graziani-lafrica-la-cina-e-il-mondo-che-cambia\/#_edn28\">[28]<\/a>. Secondo Deborah Brautigam, \u201cla Cina ha usato gli aiuti sia come forma di scambio che somiglia all\u2019antica pratica imperiale del tributo, sia come espressione moderna del <em>soft power<\/em>, ovvero come uno strumento di diplomazia e come un mezzo per\u00a0 raggiungere obiettivi politici, strategici ed economici\u201d<a href=\"http:\/\/www.inchiestaonline.it\/osservatorio-internazionale\/antonella-ceccagno-e-sofia-graziani-lafrica-la-cina-e-il-mondo-che-cambia\/#_edn29\">[29]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Dunque, la Cina investe negli aiuti all\u2019Africa nella speranza di stabilire e consolidare relazioni positive (commerciali e politiche) con i paesi africani e, allo stesso tempo, accrescere la credibilit\u00e0 di Pechino presso la comunit\u00e0 internazionale. \u00c8 interessante notare qui come, pur avendo generato reazioni negative tra i donatori tradizionali e i gruppi della societ\u00e0 civile per l\u2019aderenza a principi quali la non-interferenza e la non condizionalit\u00e0, l\u2019espansione cinese nel campo dell\u2019assistenza allo sviluppo in Africa stia offrendo \u2013 come mostrano Urbina-Ferretjans e Surender in questo volume \u2013 un approccio alternativo generalmente ben accolto dai leader africani e stia iniziando ad avere un certo impatto sulle idee e sulle attivit\u00e0 occidentali a vari livelli. La pressione esercitata dalla Cina ha infatti portato i donatori tradizionali a giustificare il loro approccio o a rivederlo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nella promozione del <em>soft power<\/em> cinese attraverso gli aiuti, particolare rilevanza assume la retorica politica. Si tratta di un aspetto che sta ricevendo sempre maggiore attenzione nella letteratura specialistica sui rapporti tra Cina e Africa per il ruolo che gioca sia sul piano bilaterale che nell\u2019arena internazionale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come sottolinea Hongyi Lai, il discorso politico ufficiale \u00e8 uno degli strumenti chiave utilizzato dal governo cinese per coltivare il proprio <em>soft power<\/em> nel mondo<a href=\"http:\/\/www.inchiestaonline.it\/osservatorio-internazionale\/antonella-ceccagno-e-sofia-graziani-lafrica-la-cina-e-il-mondo-che-cambia\/#_edn30\">[30]<\/a>. In questo ambito, di vitale importanza sono i concetti di \u201cmondo armonioso\u201d (<em>hexie shijie<\/em>) e di \u201cascesa\/sviluppo pacifico\u201d (<em>heping jueqi\/fazhan<\/em>) formulati dalla dirigenza cinese, ma <em>anche<\/em> l\u2019idea stessa di cooperazione sud-sud tra paesi in via di sviluppo<a href=\"http:\/\/www.inchiestaonline.it\/osservatorio-internazionale\/antonella-ceccagno-e-sofia-graziani-lafrica-la-cina-e-il-mondo-che-cambia\/#_edn31\">[31]<\/a>. Gli aiuti sono presentati dalla Cina come una manifestazione dello spirito di benevolenza e solidariet\u00e0. Come scrivono Alden e Alves, \u201cthe evocation of solidarity politics is carefully employed to suggest a shared sense of identity as fellow third world states\u201d<a href=\"http:\/\/www.inchiestaonline.it\/osservatorio-internazionale\/antonella-ceccagno-e-sofia-graziani-lafrica-la-cina-e-il-mondo-che-cambia\/#_edn32\">[32]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">D\u2019altra parte, l\u2019impegno cinese nell\u2019assistenza all\u2019Africa \u00e8 incorniciato sul piano retorico all\u2019interno di due pi\u00f9 ampi discorsi interconnessi tra loro: l\u2019uno che trasmette un insieme di principi etici su cui si fonda la cooperazione sud-sud tra pari, quali la solidariet\u00e0, il mutuo beneficio, l\u2019amicizia, l\u2019aiuto non condizionale risalenti al periodo maoista; l\u2019altro che enfatizza il concetto di <em>s<\/em><em>oft power<\/em>, concetto che allude alla competizione internazionale tra le nazioni<a href=\"http:\/\/www.inchiestaonline.it\/osservatorio-internazionale\/antonella-ceccagno-e-sofia-graziani-lafrica-la-cina-e-il-mondo-che-cambia\/#_edn33\">[33]<\/a>. La giustapposizione di questi due discorsi riflette chiaramente la tensione tra l\u2019identit\u00e0 autoimposta della Cina quale paese in via di sviluppo e il suo status di potenza globale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In un recente studio Lycy Corkin afferma che la retorica politica cinese rispetto ai rapporti della Cina con l\u2019Africa \u00e8 significativa per un duplice motivo: da una parte, \u00e8 un importante strumento utilizzato da Pechino per distinguere il proprio approccio dalle pratiche occidentali in Africa e, pi\u00f9 in generale, nel mondo in via sviluppo; dall\u2019altra, \u00e8 significativa in quanto rappresenta una manifestazione del crescente interesse della Cina verso l\u2019uso del <em>soft power<\/em> per coltivare lo status di \u201cgrande potenza\u201d (<em>daguo<\/em>)<a href=\"http:\/\/www.inchiestaonline.it\/osservatorio-internazionale\/antonella-ceccagno-e-sofia-graziani-lafrica-la-cina-e-il-mondo-che-cambia\/#_edn34\">[34]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Julia Strauss afferma nel suo contributo dedicato alla continuit\u00e0 storica nella retorica (vedi Strauss in questo volume) che il discorso cinese sull\u2019Africa tende a evidenziare il ruolo della Cina quale attore internazionale profondamente morale (oggi come ieri) e a delineare per l\u2019Africa un possibile percorso (o modello) di sviluppo che, quantomeno implicitamente, \u00e8 considerato come alternativo (e forse migliore) rispetto a quello offerto dall\u2019Occidente (o, all\u2019epoca, dall\u2019Unione Sovietica).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La retorica cinese tende a suggerire, seppur implicitamente, il tema del confronto con l\u2019Occidente quando, ad esempio, enfatizza il principio del mutuo vantaggio e gli aspetti peculiari dell\u2019esperienza di sviluppo cinese ma anche l\u2019idea di un passato comune segnato da analoghe sofferenze (sottosviluppo e colonialismo) e, al contempo, il fatto che la Cina non ha avuto a che fare con la storia della colonizzazione in Africa<a href=\"http:\/\/www.inchiestaonline.it\/osservatorio-internazionale\/antonella-ceccagno-e-sofia-graziani-lafrica-la-cina-e-il-mondo-che-cambia\/#_edn35\">[35]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il costante richiamo ai trascorsi storici che hanno segnato le relazioni sino-africane \u00e8 una caratteristica peculiare della diplomazia cinese in Africa, come mostrano recenti studi<a href=\"http:\/\/www.inchiestaonline.it\/osservatorio-internazionale\/antonella-ceccagno-e-sofia-graziani-lafrica-la-cina-e-il-mondo-che-cambia\/#_edn36\">[36]<\/a>. Il passato viene richiamato laddove serve a rivendicare una continuit\u00e0 di intenti e rassicurare i leader africani del fatto che la Cina, bench\u00e9 sia ormai un\u2019emergente potenza globale, mantiene l\u2019identit\u00e0 di paese in via di sviluppo e la sua presenza nel continente africano non sfocer\u00e0 nello sfruttamento o in qualche forma di colonialismo, nonostante i legami tra Cina e Africa siano di fatto sempre pi\u00f9 basati su interessi economici. Il passato, dunque, in funzione del presente: la storia come strumento per giustificare i rapporti odierni e presentare la Cina come eccezionalmente adatta per assistere l\u2019Africa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Allo stesso tempo, secondo gli studiosi Alden e Alves, la storia avr\u00e0 sempre meno importanza nel forgiare le reazioni africane. Infatti, i governi africani sono consapevoli delle oscillazioni che caratterizzano l\u2019esperienza storica dei rapporti sino-africani e cercheranno di trarre beneficio dall\u2019impegno cinese in Africa, volgendo la retorica a proprio vantaggio<a href=\"http:\/\/www.inchiestaonline.it\/osservatorio-internazionale\/antonella-ceccagno-e-sofia-graziani-lafrica-la-cina-e-il-mondo-che-cambia\/#_edn37\">[37]<\/a>. Il caso dell\u2019Angola studiato da Lucy Corkin \u00e8 esemplificativo a questo proposito<a href=\"http:\/\/www.inchiestaonline.it\/osservatorio-internazionale\/antonella-ceccagno-e-sofia-graziani-lafrica-la-cina-e-il-mondo-che-cambia\/#_edn38\">[38]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nuovi percorsi di ricerca sono del resto suggeriti anche nella letteratura pi\u00f9 recente su <em>soft power<\/em> in Africa. L\u2019attenzione \u00e8 chiaramente ancora una volta sul punto di vista africano e la percezione delle azioni cinesi nei diversi contesti nazionali<a href=\"http:\/\/www.inchiestaonline.it\/osservatorio-internazionale\/antonella-ceccagno-e-sofia-graziani-lafrica-la-cina-e-il-mondo-che-cambia\/#_edn39\">[39]<\/a>. Se consideriamo che la promozione del <em>soft power<\/em> di una nazione implica un rapporto dinamico tra un agente e un soggetto destinatario, allora \u2013 scrive Lukasz Fija<strong>\u0142<\/strong>kowski \u2013 la crescita e il successo della strategia cinese in Africa dipende in larga parte dagli stati africani. Il punto di vista africano diventa dunque centrale nella comprensione del <em>soft power<\/em> cinese in Africa, come mostra anche il contributo di Heidi \u00d8stb\u00f8 Haugen in questo numero. Al contempo, una comprensione profonda delle interazioni tra Cina e Africa non pu\u00f2 prescindere dalla presa in esame dei diversi attori cinesi (agenzie governative, imprese) coinvolti nei rapporti con i paesi africani ai diversi livelli. Secondo Fija\u0142kowski una delle sfide cui si trova di fronte Pechino nel suo tentativo di promuovere un\u2019immagine positiva in Africa e nel mondo \u00e8 proprio la presenza di una molteplicit\u00e0 di attori che mossi da interessi e obiettivi spesso divergenti e in competizione tra loro rischiano di minare la coerenza della strategia di costruzione del <em>soft power<\/em> cinese.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a03<strong>. SINOSSI DEL VOLUME<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La raccolta di articoli proposta in questo numero si apre con il contributo di Ian Taylor che affronta il tema cruciale del ruolo delle economie emergenti in Africa. I cosiddetti BRICS (Brasile, Russia, India Cina e Sudafrica) sono stati caricati di valenze salvifiche dalle \u00e9lites intellettuali africane che li vedevano come antesignani di una nuova era dove il sistema neoliberista dominante sarebbe stato rovesciato.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ian Taylor mostra come quelle speranze fossero malriposte. Oggi come ieri, le economie africane rimangono sostanzialmente imbrigliate nel ruolo di produttori di materie prime, integrati e allo stesso tempo strutturalmente dipendenti \u2013 in maniera nettamente sfavorevole -dalle economie dei paesi maggiormente sviluppati. E i BRICS partecipano tanto quanto gli altri investitori internazionali allo \u2018sfruttamento attraverso rapporti produttivi capitalistici e [al]l\u2019appropriazione dei surplus economici africani [che], caratterizza le economie politiche del continente\u2019. Il contributo di Taylor spiega che le aspettative che i nuovi capitali investiti in Africa avrebbero avuto effetti benefici sul lavoro in Africa sono state largamente disattese perch\u00e9 la crescita in (parte dell\u2019) Africa \u00e8 avvenuta sotto forma di interessi convergenti tra multinazionali straniere ed \u00e9lites politico-economiche africane nell\u2019ambito di regimi neopatrimoniali, e questo ha precluso uno sviluppo sostenibile su larga scala. Le conclusioni di Taylor sono quindi impietose: i BRICS non hanno affatto sollevato i paesi africani dalla storica condizione di sottosviluppo; anzi, con la loro presenza in Africa la dipendenza strutturale dei paesi africani rischia di farsi maggiormente profonda.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La presenza cinese in Africa \u00e8 il risultato di decenni di investimenti nel costruire relazioni bilaterali attraverso l\u2019assistenza, il commercio e lo scambio culturale. Il saggio di Guido Samarani esamina gli aspetti storici della politica cinese verso l\u2019Africa, rintracciando nel tardo periodo Qing e nell\u2019era repubblicana lo stabilimento e lo sviluppo dei primi significativi contatti grazie alla migrazione cinese. Samarani mostra inoltre come dal 1949 alla fine del periodo maoista i rapporti tra Cina popolare e Africa abbiano risentito di fattori e dinamiche originate all\u2019esterno del continente africano, quali la rottura e la rivalit\u00e0 tra i due giganti socialisti, nonch\u00e9 la contesa tra Pechino e Taibei e, pi\u00f9 in generale, le logiche della Guerra Fredda che hanno condizionato pesantemente l\u2019approccio politico\/strategico della RPC verso l\u2019Africa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il focus su tre casi-studio (Egitto, Sudafrica, Tanzania) risulta particolarmente interessante perch\u00e9 permette di mostrare le differenze nell\u2019approccio di Pechino e di evidenziare le radici storiche delle diversit\u00e0 che caratterizzano le relazioni bilaterali fra la Cina e diversi Stati africani. Nello stesso tempo, il contributo di Samarani \u00e8 importante perch\u00e9 rivela una serie di sviluppi che sembrano anticipare le dinamiche odierne quali l\u2019afflusso di lavoratori cinesi nel continente e il ricorso agli aiuti per obiettivi politici. L\u2019intreccio nell\u2019azione cinese in Africa tra assistenza economica, commercio, scambi culturali e relazioni politiche costituisce altres\u00ec un aspetto di cruciale importanza anche per la comprensione delle dinamiche contemporanee.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019articolo di Barbara Onnis fornisce un\u2019analisi della politica cinese verso l\u2019Africa a partire dall\u2019avvio delle riforme di Deng Xiaoping ad oggi, con particolare attenzione al periodo post-Guerra Fredda. Se negli anni Ottanta la scelta di porre la modernizzazione economica al centro dell\u2019agenda politica comport\u00f2 un rafforzamento dei rapporti con i paesi sviluppati e una conseguente diminuzione d\u2019importanza dell\u2019Africa per Pechino, le pressioni del mondo occidentale e il contesto di isolamento internazionale in cui si trov\u00f2 la Cina dopo i fatti di Tian\u2019anmen posero le basi per l\u2019intensificarsi dell\u2019impegno diplomatico cinese nel continente africano negli anni Novanta. Nel ricostruire le tappe principali di questo percorso di riavvicinamento dai primi anni Novanta a oggi, l\u2019articolo evidenzia come gli interessi in ballo si siano evoluti e siano andati ben oltre la sfera economico-commerciale, includendo aspetti ideologici, politici e legati alla sicurezza. Nello spesso tempo, Onnis evidenzia le novit\u00e0 pi\u00f9 recenti nella politica cinese verso l\u2019Africa, a partire dalla rivalutazione degli interessi legati alla sicurezza come prioritari al ripensamento del concetto di \u201cnon interferenza\u201d, e mostra come alcuni punti cardine della retorica e della politica cinese in Africa stiano diventando sempre meno praticabili. Questo articolo \u00e8 importante anche perch\u00e9 analizza la rinnovata importanza attribuita all\u2019Africa nella politica estera cinese post-1989 nel contesto dei cambiamenti dell\u2019ordine internazionale e mette in evidenza come tali cambiamenti abbiano offerto alla Cina nuove opportunit\u00e0 per proiettare all\u2019esterno la propria immagine di \u201cgrande potenza responsabile\u201d e rafforzare il suo peso internazionale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019articolo di Julia Strauss affronta il tema della continuit\u00e0 storica nella retorica cinese. In particolare, si interroga sul perch\u00e9 la retorica dell\u2019impegno cinese in Africa sia rimasta sostanzialmente immutata dai tempi di Mao \u2013 quando invece quasi ogni altro aspetto del maoismo \u00e8 stato ripudiato -, e in un momento storico in cui il coinvolgimento cinese in Africa cresce in maniera esponenziale e si fa sempre pi\u00f9 complesso. La risposta \u00e8 che il legame con il passato maoista e il richiamo ai vecchi principi di non-interferenza, di non condizionalit\u00e0, amicizia, e comune lotta al capitalismo oppressore non sono casuali, e sono invece da ricollegare all\u2019intenzione di continuare a propagare una visione della Cina come un attore internazionale morale, la cui azione cio\u00e8 \u00e8 giustificata da spinte etiche. Il risultato \u00e8 una rappresentazione della Cina come tradizione e modernit\u00e0, come diversa e migliore (di ogni altro attore internazionale), come nazionale e internazionale. Strauss mette in evidenza come questa retorica abbia sostanzialmente la funzione di sciogliere ansiet\u00e0 contemporanee cinesi sul posto della Cina nel mondo, in particolare nel contesto di un crescente nazionalismo dal basso. Questo articolo ci rimanda a un tema, quello del discorso e del potere della parola di forgiare le percezioni sul ruolo della Cina in Africa che \u2013 come mostra Lucy Corkin \u2013 \u00e8 cruciale per la comprensione delle dinamiche attuali<a href=\"http:\/\/www.inchiestaonline.it\/osservatorio-internazionale\/antonella-ceccagno-e-sofia-graziani-lafrica-la-cina-e-il-mondo-che-cambia\/#_edn40\">[40]<\/a>.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Antonio Fiori ci permette di osservare la Cina nella sua \u2018spasmodica ricerca di una posizione di sicurezza nei mercati energetici e minerari\u2019. Grazie ad una serrata diplomazia delle risorse, Beijing conta ormai su importanti fonti di approvvigionamento nei paesi africani pi\u00f9 ricchi di dotazioni naturali. Il commercio bilaterale con questi paesi si basa sull\u2019estrazione di petrolio, minerali e altre materie prime in cambio di beni lavorati. In dialogo con il contributo di Taylor \u2013 che mostra come i BRICS siano coinvolti tanto quanto gli altri in un ordine mondiale strutturalmente basato sullo sfruttamento delle risorse africane principalmente a vantaggio degli investitori esteri-, Fiori ci racconta delle recenti aspirazioni della Cina (rese note all\u2019interno del FOCAC del dicembre 2015 a Johannesburg) a diventare un polo veramente alternativo a Europa e USA in quanto portatore di nuove modalit\u00e0 di partnership e un nuovo e pi\u00f9 equo ordine economico e politico tra la Cina e i paesi africani. Sar\u00e0 interessante capire se il nuovo ordine offerto ai media a Johannesburg sia semplice retorica. Se invece non lo fosse, sar\u00e0 interessante vedere quali rivoluzionari tipi di interscambio prevarranno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Anche nel contributo di Fiori emerge il tema dell\u2019<em>agency<\/em> di attori diversi dalla Cina. Soffermandosi sulle difficolt\u00e0 di portare a termine un progetto per l\u2019estrazione del ferro in Gabon, infatti, Antonio Fiori mostra come accordi gi\u00e0 siglati tra imprese cinesi e \u00e9lites africane possano essere messi in discussione da altri attori, che nel caso in questione sono alcune ONG internazionali e locali, con l\u2019appoggio della Banca Mondiale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il contributo di Marisa Siddivo\u2019 mette in discussione il diffuso assunto secondo cui le multinazionali cinesi sarebbero votate al successo, soprattutto grazie ai loro legami con lo stato cinese. L\u2019articolo infatti mostra come il tasso di fallimento degli investimenti esteri delle imprese cinesi sia valutato tra i pi\u00f9 alti del mondo. Siddivo\u2019 ci conduce all\u2019interno del durissimo dibattito interno cinese \u2013 che ha tenuto banco negli ultimi due anni \u2013 sulle ragioni di questi insuccessi. In un primo tempo si \u00e8 teso ad addebitare i fallimenti ai contesti nazionali in cui le imprese cinesi operano: barriere normative, emendamenti alle leggi sugli investimenti stranieri, conflitti e proteste sociali (con esplicite chiamate in causa delle ONG). Pi\u00f9 recentemente il dibattito si \u00e8 invece spostato sulle cause endogene: sono stati chiamati in causa la scarsa preparazione dei manager cinesi e la cattiva reputazione internazionale della Cina. L\u2019articolo di Siddivo\u2019 ricopre un ruolo importante all\u2019interno di questo numero monografico anche perch\u00e8 getta ombre documentate sulla percezione dominante delle imprese cinesi come compattamente invincibili. Siddivo\u2019 ci permette dunque di vedere difficolt\u00e0 e limiti delle imprese cinesi (che operano nei vari contesti africani) nel venire a patti con condizioni strutturali e attori locali<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Imprenditoria cinese e <em>agency<\/em> degli attori locali nei paesi africani sono temi affrontati anche\u00a0 nel contributo di Antonella Ceccagno che discute criticamente la letteratura recente sulla presenza cinese in numerosi paesi africani in termini di impresa e lavoro.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019articolo analizza la variet\u00e0 di business cinesi presenti in Africa, chiarendo che le grandi imprese di stato cinesi sono solo una parte di una presenza molto pi\u00f9 articolata e mostrando come per imprese grandi e piccole l\u2019orientamento al profitto tenda ad avere la meglio su ogni altra considerazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019articolo documenta i modi in cui le imprese cinesi violano apertamente le pur modeste normative a protezione del lavoro e i diritti dei lavoratori. Queste pratiche vengono analizzate nel contesto del deterioramento generalizzato dei rapporti tra capitale e lavoro in un\u2019epoca neoliberista. Inoltre l\u2019articolo discute dei processi di localizzazione delle imprese cinesi, spiegando come \u2013 inaspettatamente \u2013 sia la feroce concorrenza inter-cinese a spingere verso un\u2019accelerazione nella localizzazione delle imprese nei paesi africani.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019articolo presenta gli studi pi\u00f9 recenti sull\u2019imprenditoria cinese in Africa dove lo spazio di azione per gli imprenditori cinesi \u00e8 definito dalle modalit\u00e0 di scambio tipiche dei regimi neo-patrimoniali. Mostra per\u00f2 come i regimi clientelari siano visti in maniera diversa e abbiano effetti profondamente diversi sui manager delle grandi imprese cinesi e sui piccoli imprenditori cinesi che rischiano di soccombere.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">D\u2019altra parte, come argomenta Thomas Rosenthal nel suo articolo dedicato alla penetrazione cinese in Africa nel settore ICT e digitale, la cooperazione sino-africana ha portato benefici a entrambe le parti. L\u2019articolo di Rosenthal documenta, infatti, come la Cina (attraverso l\u2019iniziativa diplomatica e l\u2019internazionalizzazione delle sue imprese) abbia contribuito in modo significativo alla digitalizzazione dell\u2019Africa, permettendo ai paesi africani di colmare (seppur in maniera molto diversificata da paese a paese) il ritardo nell\u2019accesso alle pi\u00f9 avanzate tecnologie dell\u2019informazione e della comunicazione. Nello stesso tempo, mostra come il continente africano rappresenti un mercato di sbocco importante per le aziende cinesi, oltre che un \u201cterreno di studio\u201d prima di raggiungere altri mercati dove la competizione \u00e8 pi\u00f9 elevata. Questo contributo \u00e8 importante anche perch\u00e9 ci rimanda, indirettamente, al tema della diffusione del <em>soft power<\/em> cinese: se da un lato, infatti, i marchi cinesi dell\u2019elettronica di consumo quali, ad esempio, Lenovo e Huawei sono diventati sempre pi\u00f9 noti fuori dalla Cina, dall\u2019altro \u2013 come scrive Rosenthal \u2013 le tecnologie cinesi possono \u201cfungere da vettore di contenuti, opinioni e valori cinesi\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il contributo di Marian Urbina-Ferretjans and Rebecca Surender \u00e8 dedicato alla politica cinese di aiuti nel settore sociale. Le studiose si interrogano sull\u2019influenza o meno nel mondo occidentale del modello cinese di sviluppo, toccando cos\u00ec un tema molto discusso in Occidente e cruciale per la comprensione delle dinamiche globali e del dispiegarsi del <em>soft power<\/em> della Cina in campo internazionale<a href=\"http:\/\/www.inchiestaonline.it\/osservatorio-internazionale\/antonella-ceccagno-e-sofia-graziani-lafrica-la-cina-e-il-mondo-che-cambia\/#_edn41\">[41]<\/a>. In particolare si interrogano sull\u2019impatto che le idee sul welfare alla base dell\u2019assistenza allo sviluppo cinese in Africa hanno sui donatori tradizionali, e quindi sulla loro possibile diffusione fra le potenti istituzioni internazionali. Il saggio evidenzia come l\u2019approccio all\u2019assistenza della Cina, a differenza di quello occidentale, poggi su idee che stabiliscono un legame molto stretto tra sviluppo sociale e crescita economica. Secondo Urbina-Ferretjans e Surender l\u2019approccio della Cina se da un lato offre un modello alternativo ai beneficiari degli aiuti, dall\u2019altro sembra stia introducendo \u201cpressioni competitive\u201d all\u2019interno del sistema internazionale, inducendo i donatori tradizionali a giustificare il loro approccio o a rivederlo. Per quanto embrionale, questo processo \u00e8 estremamente interessante e significativo per la comprensione della politica sociale internazionale e del ruolo della Cina quale attore globale. Esso mostra, infatti, come l\u2019<em>agency<\/em> cinese in Africa abbia un impatto sulla comunit\u00e0 internazionale.<\/p>\n<div style=\"text-align: justify;\">\n<h3>I rapporti tra Africa e Cina possono essere analizzati anche dal punto di vista della presenza africana in Cina, un argomento che \u00e8 sempre pi\u00f9 al centro dell\u2019attenzione di studiosi e giornalisti e che nel contributo di Heidi \u00d8stb\u00f8 Haugen viene trattato da un punto di vista particolare: gli effetti inattesi della politica cinese di reclutamento di studenti universitari africani nell\u2019ambito delle strategie di <em>soft power<\/em> cinesi.<\/h3>\n<\/div>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nonostante gli studenti africani che studiano in Cina siano sempre pi\u00f9 numerosi e a loro venga affidato un ruolo delicato nell\u2019ambito della ricerca cinese\u00a0 di potere immateriale, la ricerca empirica sull\u2019argomento \u00e8 davvero scarsa. Il contributo di Haugen \u00e8 quindi particolarmente importante. Lo \u00e8 anche perch\u00e9 indaga sull<em>\u2019agency<\/em> cinese (governativa, e quindi <em>top-down<\/em>) che attrae studenti africani per accrescere il proprio <em>appeal<\/em> ideologico nei confronti dei paesi di provenienza degli studenti, e sulla contro-<em>agency<\/em> degli studenti africani (individuale, e dal basso) che non trovano in Cina quello che si aspettavano.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">La ricerca empirica di Haugen mostra come le strategie di <em>soft power<\/em> cinesi calate dall\u2019alto tendano ad entrare in rotta di collisione con altre dinamiche. Tra queste vi sono la marginalit\u00e0 degli studenti stranieri in Cina in un\u2019epoca in cui l\u2019educazione cinese \u00e8 focalizzata sul profitto, il basso livello di educazione offerta nelle universit\u00e0 cinesi; gli interessi dei broker migratori che vendono una Cina diversa da quella che gli studenti poi trovano. Questo approccio \u00e8 molto interessante perch\u00e9 rimanda alla discussione, particolarmente attuale, su quanto il <em>soft power<\/em> gestito direttamente dallo Stato possa essere efficace.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il numero monografico di <em>Mondo Cinese<\/em> su Africa e Cina si chiude con l\u2019articolo di Rita Fatiguso, che inserisce l\u2019Italia come possibile attore futuro nelle dinamiche tra la Cina e l\u2019Africa. L\u2019articolo infatti affronta il tema delle possibili triangolazioni nei rapporti tra Cina, Italia e Africa, nel settore dei progetti infrastrutturali, evidenziando le possibili ricadute economiche per alcuni attori economici italiani.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019articolo prospetta un ruolo italiano in Africa, e in particolare nella fascia subsahariana, in collegamento con le strategie di gruppi bancari cinesi presenti in Italia come, ad esempio, Industrial and Commercial Bank of China, che possono rappresentare un ponte finanziario tra Cina e Italia e potrebbero promuovere la presenza delle imprese italiane sottocapitalizzate nei mercati africani, fungendo da avamposto per le opportunit\u00e0 di triangolazione. L\u2019Italia potrebbe cosi essere al centro di un intenso flusso di relazioni tra Cina e Africa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Attraverso interviste ad operatori economici e analisti, l\u2019articolo mette in evidenza anche i limiti di questa prospettiva, essenzialmente limitata dalla mancanza di strategie italiane chiare e definite.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>ANTONELLA CECCAGNO e SOFIA GRAZIANI<\/strong><\/p>\n<div>\n<hr size=\"1\" \/>\n<div style=\"text-align: justify;\">\n<p><a href=\"http:\/\/www.inchiestaonline.it\/osservatorio-internazionale\/antonella-ceccagno-e-sofia-graziani-lafrica-la-cina-e-il-mondo-che-cambia\/#_ednref1\">[1]<\/a> L. Corkin, \u201cUnderstanding Angolan Agency: the Luanda \u2013 Beijing Face-Off\u201d in A. Gadzala (a cura di), <em>Africa and China: How Africans and their Governments are Shaping Relations with China<\/em>, Lanham (Maryland), Rowman &amp; Littlefield, 2015, p. 71.<\/p>\n<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">\n<p><a href=\"http:\/\/www.inchiestaonline.it\/osservatorio-internazionale\/antonella-ceccagno-e-sofia-graziani-lafrica-la-cina-e-il-mondo-che-cambia\/#_ednref2\">[2]<\/a> M. Powell e J. Mohan,\u201dTowards a Critical Geopolitics of China\u2019s engagement with African Development\u201d, <em>Geopolitics<\/em>, 15 (3), 2010, pp. 462-495.<\/p>\n<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">\n<p><a href=\"http:\/\/www.inchiestaonline.it\/osservatorio-internazionale\/antonella-ceccagno-e-sofia-graziani-lafrica-la-cina-e-il-mondo-che-cambia\/#_ednref3\">[3]<\/a> Secondo Power e Mohan il cosidetto \u2018modello cinese\u2019 viene invocato con accezioni diverse a seconda dei casi, intendendo: 1) il modello di sviluppo cosi come ha preso forma in Cina, che viene proposto come particolarmente adeguato a contesti africani dove l\u2019uscita dalla povert\u00e0 potrebbe avvenire in tempi brevi e con risultati altrettanto sorprendenti di quanto \u00e8 successo in Cina; e 2) come un modello di interazioni sulla cooperazione allo sviluppo (M. Powell e J. Mohan, \u201cTowards a Critical Geopolitics of China\u2019s engagement with African Development\u201d, cit., 463-464.<\/p>\n<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">\n<p><a href=\"http:\/\/www.inchiestaonline.it\/osservatorio-internazionale\/antonella-ceccagno-e-sofia-graziani-lafrica-la-cina-e-il-mondo-che-cambia\/#_ednref4\">[4]<\/a> A. Tiffen, \u201cThe New Colonialism in Africa\u201d, Global Policy, 19 Agosto 2014, www.globalpolicyjournal.com\/blog\/19\/08\/2014\/new-neo-colonialism-africa\/.<\/p>\n<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">\n<p><a href=\"http:\/\/www.inchiestaonline.it\/osservatorio-internazionale\/antonella-ceccagno-e-sofia-graziani-lafrica-la-cina-e-il-mondo-che-cambia\/#_ednref5\">[5]<\/a> A. Kernen, \u201cChina Ltd. Un business africain\u201d, <em>Politique africaine,<\/em> 134, 2014, pp. 5-19.<\/p>\n<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">\n<p><a href=\"http:\/\/www.inchiestaonline.it\/osservatorio-internazionale\/antonella-ceccagno-e-sofia-graziani-lafrica-la-cina-e-il-mondo-che-cambia\/#_ednref6\">[6]<\/a> Ibid.<\/p>\n<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">\n<p><a href=\"http:\/\/www.inchiestaonline.it\/osservatorio-internazionale\/antonella-ceccagno-e-sofia-graziani-lafrica-la-cina-e-il-mondo-che-cambia\/#_ednref7\">[7]<\/a> J. Mohan, \u201cBeyond the Enclave: Towards a Critical Political Economy of China and Africa\u201d, <em>Development and Change<\/em>, 44 (6), 2013, pp. 1255-1272.<\/p>\n<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">\n<p><a href=\"http:\/\/www.inchiestaonline.it\/osservatorio-internazionale\/antonella-ceccagno-e-sofia-graziani-lafrica-la-cina-e-il-mondo-che-cambia\/#_ednref8\">[8]<\/a> A. Gadzala, \u201c Introduction\u2019 in A. Gadzala (a cura di), <em>Africa and China, <\/em>op. cit., pp. xv-xxix.<\/p>\n<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">\n<p><a href=\"http:\/\/www.inchiestaonline.it\/osservatorio-internazionale\/antonella-ceccagno-e-sofia-graziani-lafrica-la-cina-e-il-mondo-che-cambia\/#_ednref9\">[9]<\/a> L. Corkin, <em>Uncovering Africa Agency: Angola\u2019s Management of China\u2019s Credit Lines<\/em>, Ashgate, 2013.<\/p>\n<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">\n<p><a href=\"http:\/\/www.inchiestaonline.it\/osservatorio-internazionale\/antonella-ceccagno-e-sofia-graziani-lafrica-la-cina-e-il-mondo-che-cambia\/#_ednref10\">[10]<\/a> S. Chan, 2008, citato in J. Mohan, \u201cBeyond the Enclave\u201d, op. cit., p. 1257.<\/p>\n<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">\n<p><a href=\"http:\/\/www.inchiestaonline.it\/osservatorio-internazionale\/antonella-ceccagno-e-sofia-graziani-lafrica-la-cina-e-il-mondo-che-cambia\/#_ednref11\">[11]<\/a> Sul neopatrimonialismo si veda D. Back e M. Gazibo (a cura di), <em>Neopatrimonialism in Africa and Beyond<\/em>, London, Routledge, 2012.<\/p>\n<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">\n<p><a href=\"http:\/\/www.inchiestaonline.it\/osservatorio-internazionale\/antonella-ceccagno-e-sofia-graziani-lafrica-la-cina-e-il-mondo-che-cambia\/#_ednref12\">[12]<\/a> B. Lampert and G. Mohan, \u2018Making space for African Agency in China-Africa Engagements: Ghanaian and Nigerian Patrons Shaping Chinese Enterprise\u2019, in A. Gadzala (a cura di), <em>Africa and China, <\/em>op. cit., pp. 109-126.<\/p>\n<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">\n<p><a href=\"http:\/\/www.inchiestaonline.it\/osservatorio-internazionale\/antonella-ceccagno-e-sofia-graziani-lafrica-la-cina-e-il-mondo-che-cambia\/#_ednref13\">[13]<\/a> I. Taylor, \u201cThe Good, the Bad, and the Ugly: Agency-as-corruption and the Sino-Nigerian Relationship\u201d in A. Gadzala (a cura di), <em>Africa and China, <\/em>op. cit., pp. 27-44.<\/p>\n<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">\n<p><a href=\"http:\/\/www.inchiestaonline.it\/osservatorio-internazionale\/antonella-ceccagno-e-sofia-graziani-lafrica-la-cina-e-il-mondo-che-cambia\/#_ednref14\">[14]<\/a> D. Benazeraf and A. Alves, \u201cOil for Housing\u2019: Chinese-built New Towns in Angola\u201d, <em>SAIIA Policy Briefing<\/em> n. 88, 2014, pp. 1-4.<\/p>\n<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">\n<p><a href=\"http:\/\/www.inchiestaonline.it\/osservatorio-internazionale\/antonella-ceccagno-e-sofia-graziani-lafrica-la-cina-e-il-mondo-che-cambia\/#_ednref15\">[15]<\/a> L. Corkin, Understanding Angolan Agency: the Luanda \u2013 Beijing Face-Off\u201dop. cit., p. 66.<\/p>\n<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">\n<p><a href=\"http:\/\/www.inchiestaonline.it\/osservatorio-internazionale\/antonella-ceccagno-e-sofia-graziani-lafrica-la-cina-e-il-mondo-che-cambia\/#_ednref16\">[16]<\/a> Ibid., p. 73.<\/p>\n<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">\n<p><a href=\"http:\/\/www.inchiestaonline.it\/osservatorio-internazionale\/antonella-ceccagno-e-sofia-graziani-lafrica-la-cina-e-il-mondo-che-cambia\/#_ednref17\">[17]<\/a> B. Lampert and G. Mohan, \u201cMaking Space for African Agency in China-Africa Engagements: Ghanaian and Nigerian Patrons Shaping Chinese Enterprise\u201d, in A. Gadzala (a cura di), <em>Africa and China, <\/em>op. cit., pp. 109-126.<\/p>\n<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">\n<p><a href=\"http:\/\/www.inchiestaonline.it\/osservatorio-internazionale\/antonella-ceccagno-e-sofia-graziani-lafrica-la-cina-e-il-mondo-che-cambia\/#_ednref18\">[18]<\/a> A. Wimmer and N. Glick Schiller, \u201cMethodological Nationalism and Beyond: Nation-State Building, Migration and the Social Sciences\u201d, <em>Global Networks<\/em>, 2 (4), 2002, pp. 301-334.<\/p>\n<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">\n<p><a href=\"http:\/\/www.inchiestaonline.it\/osservatorio-internazionale\/antonella-ceccagno-e-sofia-graziani-lafrica-la-cina-e-il-mondo-che-cambia\/#_ednref19\">[19]<\/a> S. Mezzadra e B. Neilson, <em>Border as Method, or, The Multiplication of Labor<\/em>, Durham, Duke University Press, 2013; S. Sasken, \u201cCracked casings. Notes towards an Analytics for Studying Transnational Processes\u201d in J. L. Abu-Lughod (a cura di), <em>Sociology for the Twenty-First Century, <\/em>Chicago, the University of Chicago Press, 1999, pp. 197-207.<\/p>\n<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">\n<p><a href=\"http:\/\/www.inchiestaonline.it\/osservatorio-internazionale\/antonella-ceccagno-e-sofia-graziani-lafrica-la-cina-e-il-mondo-che-cambia\/#_ednref20\">[20]<\/a> Glick Schiller, Nina and Ayse \u00c7a\u011flar, \u201cLocality and Globality: Building a Comparative Analytical Framework in Migration and Urban Studies\u201d, in Nina Glick Schiller and Ayse \u00c7aglar (a cura di), <em> Locating Migration. Rescaling Cities and Migrants<\/em>, Ithaca, Cornell University Press, 2011, pp. 60-81.<\/p>\n<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">\n<p>[21] Hongyi Lai, \u201cIntroduction. The soft power concept and a rising China\u201d, in Hongyi Lai and Yiyi Lu (a cura di), <em>China\u2019s Soft Power and International Relations<\/em>, London, Routledge, 2012, p. 13.<\/p>\n<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">\n<p><a href=\"http:\/\/www.inchiestaonline.it\/osservatorio-internazionale\/antonella-ceccagno-e-sofia-graziani-lafrica-la-cina-e-il-mondo-che-cambia\/#_ednref22\">[22]<\/a> J. Kurlantzick, <em>Charm Offensive: How China\u2019s Soft Power is Transforming the World<\/em>, New Haven and London, Yale University Press, 2007, p. 6.<\/p>\n<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">\n<p><a href=\"http:\/\/www.inchiestaonline.it\/osservatorio-internazionale\/antonella-ceccagno-e-sofia-graziani-lafrica-la-cina-e-il-mondo-che-cambia\/#_ednref23\">[23]<\/a> Si veda ad esempio, B. S. Glaser and M. E. Murphy, \u201cSoft power with Chinese characteristics: the ongoing debate\u201d, in C. McGiffert (a cura di)<em>, Chinese Soft Power and Its Implications for the United States. Competition and Cooperation in the Developing World, <\/em>Center for Strategic &amp; International Studies, 2009, pp. 10-26.<\/p>\n<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">\n<p><a href=\"http:\/\/www.inchiestaonline.it\/osservatorio-internazionale\/antonella-ceccagno-e-sofia-graziani-lafrica-la-cina-e-il-mondo-che-cambia\/#_ednref24\">[24]<\/a> Hongyi Lai, \u201cChina\u2019s cultural diplomacy. Going for soft power\u201d, in Hongyi Lai and Yiyi Lu (a cura di), <em>China\u2019s Soft Power<\/em>, op. cit., pp. 83-84.<\/p>\n<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">\n<p><a href=\"http:\/\/www.inchiestaonline.it\/osservatorio-internazionale\/antonella-ceccagno-e-sofia-graziani-lafrica-la-cina-e-il-mondo-che-cambia\/#_ednref25\">[25]<\/a> Lucy Jane Corkin, \u201cChina\u2019s rising Soft Power: the role of rhetoric in constructing China-Africa relations\u201d, <em>Revista Brasileira de Politica Internacional<\/em>, 57, 2014 http:\/\/www.scielo.br\/scielo.php?script=sci_arttext&amp;pid=S0034-73292014000300049 Secondo il noto africanista cinese He Wenping, l\u2019Africa rappresenta probabilmente il pi\u00f9 importante terreno di prova per la promozione del soft power cinese [W. He, \u201cThe Balancing Act of China\u2019s Africa Policy<em>\u201d, China Security<\/em>, 3,3, 2007, pp. 23-40].<\/p>\n<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">\n<p><a href=\"http:\/\/www.inchiestaonline.it\/osservatorio-internazionale\/antonella-ceccagno-e-sofia-graziani-lafrica-la-cina-e-il-mondo-che-cambia\/#_ednref26\">[26]<\/a> L. Fijalkowski, \u201cChina\u2019s \u2018soft power\u2019 in Africa<em>?<\/em>\u201d, <em>Journal of Contemporary African Studies<\/em>, 29 (2), 2011, pp. 223-232; Sheng Ding, \u201cTo Build a \u2018Harmonious World\u2019: China\u2019s Soft Power Wielding in the Global South\u201d, <em>Journal of Chinese Political <\/em>Science, 13, 2, 2008, pp. 193-214; J. Kurlantzick, \u201cChina\u2019s soft power in Africa\u201d, in Li Mingjiang (a cura di), <em>Soft Power: China\u2019s Emerging Strategy in International Politics<\/em>, Lanham, Lexington Books, 2009, pp. 165-184. Il nesso tra assistenza cinese e soft power rimane tuttavia una questione controversa. Si veda M. Varral, \u201cDebunking the myth of China\u2019s soft power: Changes in China\u2019s use of foreign assistance from 1949 till the present\u201d, in Hongyi Lai e Lu Yiyi (a cura di), <em>China\u2019s Soft Power<\/em>, op. cit., pp. 138-169.<\/p>\n<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">\n<p><a href=\"http:\/\/www.inchiestaonline.it\/osservatorio-internazionale\/antonella-ceccagno-e-sofia-graziani-lafrica-la-cina-e-il-mondo-che-cambia\/#_ednref27\">[27]<\/a> Sulla politica cinese di aiuti all\u2019Africa vedi: Y. Samy, \u201cChina\u2019s Aid Policies in Africa: Opportunities and Challenges\u201d, in <em>The Round Table: The Commonwealth Journal of International Affairs<\/em>, 99, 406, 2010, pp. 75-90 e per un\u2019analisi dell\u2019assistenza allo sviluppo cinese nella sanit\u00e0, Huang Yanzhong \u201cDomestic Politics and China\u2019s Health Aid to Africa\u201d, <em>China: An Intrenational Journal<\/em>, 12 (3), 2014, pp. 176-198.<\/p>\n<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">\n<p><a href=\"http:\/\/www.inchiestaonline.it\/osservatorio-internazionale\/antonella-ceccagno-e-sofia-graziani-lafrica-la-cina-e-il-mondo-che-cambia\/#_ednref28\">[28]<\/a> Yuan Tingting, \u201cDiploma Serves Diplomacy: China\u2019s \u2018Donor Logic\u2019 in Educational Aid\u201d, <em>China: An International Journal<\/em>, 12 (2), 2014, pp. 87-109.<\/p>\n<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">\n<p><a href=\"http:\/\/www.inchiestaonline.it\/osservatorio-internazionale\/antonella-ceccagno-e-sofia-graziani-lafrica-la-cina-e-il-mondo-che-cambia\/#_ednref29\">[29]<\/a> D. Brautigam, \u201cChina\u2019s Foreign Aid in Africa: What Do We Know?\u201d, in R. I. Rotberg (a cura di), <em>China into Africa: Trade, Aid, and Influence<\/em>, Washington, D.C., Brookings Institution Press, 2008, pp. 201-202.<\/p>\n<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">\n<p><a href=\"http:\/\/www.inchiestaonline.it\/osservatorio-internazionale\/antonella-ceccagno-e-sofia-graziani-lafrica-la-cina-e-il-mondo-che-cambia\/#_ednref30\">[30]<\/a> Hongyi Lai, \u201cIntroduction. The soft power concept and a rising China\u201d, cit., p. 2.<\/p>\n<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">\n<p><a href=\"http:\/\/www.inchiestaonline.it\/osservatorio-internazionale\/antonella-ceccagno-e-sofia-graziani-lafrica-la-cina-e-il-mondo-che-cambia\/#_ednref31\">[31]<\/a> W. He, \u201cOverturning the wall: Building China\u2019s soft power in Africa\u201d, <em>China Security, <\/em>6 (1), 2010, pp. 63-69.<\/p>\n<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">\n<p><a href=\"http:\/\/www.inchiestaonline.it\/osservatorio-internazionale\/antonella-ceccagno-e-sofia-graziani-lafrica-la-cina-e-il-mondo-che-cambia\/#_ednref32\">[32]<\/a> C. Alden and C. Alves, \u201cHistory and Identity in the Construction of China\u2019s Africa Policy\u201d, in <em>Review of African Political Economy<\/em>, 35, 115, 2008, pp. 43-58.<\/p>\n<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">\n<p><a href=\"http:\/\/www.inchiestaonline.it\/osservatorio-internazionale\/antonella-ceccagno-e-sofia-graziani-lafrica-la-cina-e-il-mondo-che-cambia\/#_ednref33\">[33]<\/a> K. King, <em>China\u2019s Aid &amp; Soft Power in Africa<\/em>.<em> The Case of Education and Training<\/em>, Oxford, James Currey Publishers, 2013.<\/p>\n<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">\n<p><a href=\"http:\/\/www.inchiestaonline.it\/osservatorio-internazionale\/antonella-ceccagno-e-sofia-graziani-lafrica-la-cina-e-il-mondo-che-cambia\/#_ednref34\">[34]<\/a> L. J. Corkin, \u201cChina\u2019s rising Soft Power\u201d, cit.<\/p>\n<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">\n<p><a href=\"http:\/\/www.inchiestaonline.it\/osservatorio-internazionale\/antonella-ceccagno-e-sofia-graziani-lafrica-la-cina-e-il-mondo-che-cambia\/#_ednref35\">[35]<\/a> Per un\u2019analisi dei tentativi della Cina di presentare il proprio approccio come diverso da quello dei donatori tradizionali, si veda C. Alden and D. Large, \u201cChina\u2019s Exceptionalism and Challenges of Delivering Difference in Africa\u201d, <em>Journal of Contemporary China, <\/em>20, 68, 2011, pp. 21-38.<\/p>\n<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">\n<p><a href=\"http:\/\/www.inchiestaonline.it\/osservatorio-internazionale\/antonella-ceccagno-e-sofia-graziani-lafrica-la-cina-e-il-mondo-che-cambia\/#_ednref36\">[36]<\/a> C. Alden and C. Alves, \u201cHistory and Identity in the Construction of China\u2019s Africa Policy\u201d, cit.,<\/p>\n<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">\n<p><a href=\"http:\/\/www.inchiestaonline.it\/osservatorio-internazionale\/antonella-ceccagno-e-sofia-graziani-lafrica-la-cina-e-il-mondo-che-cambia\/#_ednref37\">[37]<\/a> Ibidem<\/p>\n<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">\n<p><a href=\"http:\/\/www.inchiestaonline.it\/osservatorio-internazionale\/antonella-ceccagno-e-sofia-graziani-lafrica-la-cina-e-il-mondo-che-cambia\/#_ednref38\">[38]<\/a> L. J. Corkin, <em>Uncovering Africa Agency<\/em>, op. cit.<\/p>\n<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">\n<p><a href=\"http:\/\/www.inchiestaonline.it\/osservatorio-internazionale\/antonella-ceccagno-e-sofia-graziani-lafrica-la-cina-e-il-mondo-che-cambia\/#_ednref39\">[39]<\/a> Si vedano, ad esempio, L. Fija<strong>\u0142<\/strong>kowski, \u201cChina\u2019s \u2018soft power\u2019 in Africa\u201d, cit., e Sven Grimm, \u201cChina-Africa Cooperation: Promises, practice and prospects\u201d, <em>Journal of Contemporary China<\/em>, 23, 90, 2014, pp. 993-1011.<\/p>\n<\/div>\n<div style=\"text-align: justify;\">\n<p><a href=\"http:\/\/www.inchiestaonline.it\/osservatorio-internazionale\/antonella-ceccagno-e-sofia-graziani-lafrica-la-cina-e-il-mondo-che-cambia\/#_ednref40\">[40]<\/a> L. J. Corkin, <em>Uncovering Africa Agency<\/em>, op. cit.<\/p>\n<\/div>\n<div>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/www.inchiestaonline.it\/osservatorio-internazionale\/antonella-ceccagno-e-sofia-graziani-lafrica-la-cina-e-il-mondo-che-cambia\/#_ednref41\">[41]<\/a> Sul cosiddetto \u201cmodello Cina\u201d si veda la raccolta di saggi a cura di M. Miranda e A. Spalletta, <em>Il modello Cina. Quadro politico e sviluppo economico<\/em>, Roma, L\u2019Asino d\u2019oro, 2011.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(in collaborazione con www.inchiestaonline.it )<\/p>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di ANTONELLA CECCAGNO e SOFIA GRAZIANI (in collaborazione con www.inchiestaonline.it) In collaborazione con la rivista<\/p>\n","protected":false},"author":10,"featured_media":40333,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[12,105,75,1],"tags":[714,715,106],"class_list":["post-40327","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-ambiente","category-internazionale","category-osservatorio-cina","category-primo-piano","tag-africa","tag-brics","tag-cina"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/40327","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/10"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=40327"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/40327\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":40334,"href":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/40327\/revisions\/40334"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media\/40333"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=40327"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=40327"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=40327"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}