{"id":40402,"date":"2016-12-07T18:09:33","date_gmt":"2016-12-07T17:09:33","guid":{"rendered":"http:\/\/www.valorelavoro.com\/?p=40402"},"modified":"2016-12-12T16:17:29","modified_gmt":"2016-12-12T15:17:29","slug":"un-paese-che-deve-tornare-a-credere-nel-futuro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/2016\/12\/un-paese-che-deve-tornare-a-credere-nel-futuro\/","title":{"rendered":"Un Paese che deve tornare a credere nel futuro"},"content":{"rendered":"<p><em>di Maria C. Fogliaro<\/em><\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.valorelavoro.com\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/IMG_4868.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignnone size-medium wp-image-40405\" src=\"https:\/\/www.valorelavoro.com\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/IMG_4868-300x225.jpg\" alt=\"img_4868\" width=\"300\" height=\"225\" srcset=\"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/IMG_4868-300x225.jpg 300w, https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/IMG_4868-1024x768.jpg 1024w, https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/IMG_4868-600x450.jpg 600w\" sizes=\"auto, (max-width: 300px) 100vw, 300px\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nonostante le narrazioni rassicuranti i cittadini italiani, per l\u2019intersecarsi di una serie complessa di ragioni, non hanno pi\u00f9 fiducia nel futuro: \u00e8, questo, in estrema sintesi il quadro che emerge dal cinquantesimo <em>Rapporto sulla situazione sociale del Paese 2016<\/em>, presentato a Roma il 2 dicembre da Giuseppe De Rita e da Massimo Valerii (rispettivamente presidente e direttore generale del Censis &#8211; Centro Studi Investimenti Sociali), e introdotto da Delio Napoleone (presidente del CNEL).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Se si guardasse soltanto all\u2019andamento dei principali indicatori economici che, rispetto al 2015, non hanno registrato grossi cambiamenti, \u00abla tentazione \u2212 ha detto Valerii \u2212 sarebbe quella di ripetere l\u2019interpretazione che avevamo dato lo scorso anno, cio\u00e8 di un\u2019Italia nel limbo dello \u201czero virgola\u2026\u201d\u00bb. E invece \u00abquest\u2019anno sono avvenuti degli accadimenti che ci porterebbero a dire, quasi con un certo smarrimento: non era mai successo prima\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Che cosa \u00e8 accaduto di rilevante nella societ\u00e0 italiana nel 2016? Innanzitutto, sul piano demografico non era mai successo prima che nascessero cos\u00ec pochi bambini e che il numero complessivo della popolazione italiana diminuisse. Dal punto di vista economico, non era mai successo che a tassi d\u2019interesse allo zero o sotto zero corrispondesse un ammontare degli investimenti cos\u00ec basso, ai minimi dal dopoguerra. Si assiste alla riesplosione dell\u2019economia sommersa, diversa da quella degli anni Sessanta poich\u00e8 mira soltanto alla produzione di reddito. Il Paese accumula liquidit\u00e0 e non investe: dal 2007 gli italiani hanno raccolto un patrimonio (che tengono fermo e liquido) pari a 114,3 miliardi di euro, quanto il Pil di un Paese intero come l&#8217;Ungheria. C\u2019\u00e8 stata la Brexit che ha avviato \u00abuna retromarcia clamorosa\u00bb nel processo di integrazione europea. A tutto questo si \u00e8 aggiunta la bolla dell&#8217;occupazione a bassa produttivit\u00e0, ovvero una crescita dell&#8217;occupazione \u2212 caratterizzata dall\u2019aumento dell\u2019area delle professioni non qualificate e dei \u00ablavoretti\u00bb \u2212 che non ha stimolato l&#8217;economia. In particolare, la trasformazione del lavoro sta causando la continua erosione dell\u2019identit\u00e0 e del potere del ceto medio, con il contenimento delle professioni intellettuali, lo svuotamento delle figure intermedie esecutive nell\u2019ambito impiegatizio, la diminuzione del numero di artigiani, agricoltori e operai: tutto a vantaggio dei lavori non qualificati. Ma il dato pi\u00f9 impressionante \u00e8 stato il vero e proprio \u00abko economico dei giovani\u00bb, per la prima volta nella storia sociale del nostro Paese pi\u00f9 poveri dei padri e dei nonni. Questa situazione nel suo complesso \u00e8 causa di insicurezza e di aspettative sul futuro negative o piatte: secondo le indagini condotte, il 61,4 per cento degli italiani \u00e8 convinto che il proprio reddito non aumenter\u00e0 nei prossimi anni; il 57 per cento ritiene che i figli o i nipoti non vivranno meglio di loro (percentuale che aumenta al 60 per cento nel caso dei benestanti); il 63,7 per cento si aspetta una riduzione del proprio tenore di vita nei prossimi anni.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Insomma, il ritratto \u00e8 quello di \u00abun\u2019Italia <em>rentier<\/em>, senza proiezione sul futuro\u00bb, che si limita a sfruttare il capitale di risorse di cui dispone. Certamente c\u2019\u00e8 anche un contraltare a questo quadro preoccupante. Nonostante la riduzione del commercio mondiale e la contrazione notevole della domanda dalle economie emergenti, si \u00e8 registrato il successo dell\u2019<em>export<\/em> trainato dalle nostre filiere produttive pi\u00f9 globalizzate \u2212 meccanica di precisione, alta moda e <em>design<\/em>, enogastronomia \u2212. Ottimi risultati sono stati raggiunti anche nel settore turistico \u2212 sempre pi\u00f9 polarizzato fra l\u2019offerta di lusso e quella <em>low cost<\/em> \u2212, che tra il 2008 e il 2015 ha registrato un aumento del 31 per cento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Infine, \u00e8 emersa un\u2019Italia sempre pi\u00f9 coinvolta nei flussi digitali, in aumento perch\u00e9 \u00abconsentono di incrementare il proprio potere individuale di disintermediazione\u00bb fondamentale nell\u2019\u00abera biomediatica\u00bb, e nei flussi migratori, che continuano a crescere e che \u2212 in mancanza di una strategia europea per una gestione condivisa \u2212 possono generare problemi in \u00abun Paese che ha fatto dell\u2019integrazione minuta, molecolare, quotidiana, il suo punto di forza\u00bb.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019Italia \u2212 ha detto De Rita, che si appresta a lasciare il Censis dopo averlo fondato nel 1964 \u2212 \u00e8 caratterizzata da \u00abuna continuit\u00e0 che ha dentro una vitalit\u00e0 incredibile\u00bb, e ha \u00abun corpo sociale che regge\u00bb e \u00abche rumina\u00bb nonostante le difficolt\u00e0. Un Paese che \u00abtende a cicatrizzare le ferite\u00bb e che, tuttavia, si trova davanti a tre lacerazioni che, almeno nel breve periodo, difficilmente potranno essere ricomposte: la Brexit, che \u00abriduce l\u2019idea di una appartenenza europea, e occidentale\u00bb; il terremoto, che sta insinuando la convinzione che l\u2019Appennino \u2212 fondamentale nella costruzione dell\u2019identit\u00e0 italiana \u2212 possa essere lasciato a se stesso; e soprattutto lo scollamento fra <em>\u00e9lites<\/em> e popolo, al quale la politica risponde con \u00abuna semplificazione della dialettica socio-politica e dei processi istituzionali, con un ritorno alla verticalizzazione del comando e alla centralizzazione delle decisioni\u00bb. Per De Rita, al contrario, a questa deriva \u00e8 necessario opporre un rinvigorimento delle istituzioni, che hanno fatto l\u2019Italia e che hanno consentito il raccordo fra il popolo e il potere politico. Il rischio, altrimenti, \u00e8 la contrapposizione perenne fra corpo sociale ed <em>\u00e9lites<\/em> con l\u2019accusa reciproca di populismo. \u00abRifare lo Stato\u00bb \u00e8 un\u2019ipotesi che, per quanto inattuale, De Rita proporrebbe volentieri.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il rapporto del Censis evidenzia l\u2019esistenza nel nostro Paese di questioni di fondo che \u2212 anche alla luce dei risultati del referendum del 4 dicembre \u2212 devono essere affrontate senza ulteriori rinvii. Su tutte la questione di un\u2019economia che tiene ma non sulla base di una visione organica e di uno sviluppo condiviso, e che interessa solo alcuni settori specifici e alcune regioni del nostro Paese, mentre i legami sociali \u2212 nonostante la tenuta della famiglia \u2212 e le istituzioni intermedie si stanno sfarinando. Questioni che vengono da lontano, con le quali la politica \u00e8 obbligata a misurarsi al di l\u00e0 del conflitto pur aspro che ha diviso il Paese.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Maria C. 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