{"id":40434,"date":"2016-12-19T00:54:11","date_gmt":"2016-12-18T23:54:11","guid":{"rendered":"http:\/\/www.valorelavoro.com\/?p=40434"},"modified":"2016-12-19T16:03:54","modified_gmt":"2016-12-19T15:03:54","slug":"in-ricordo-di-paolo-prodi-un-amico-e-un-interlocutore-di-cui-sentiremo-la-mancanza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/2016\/12\/in-ricordo-di-paolo-prodi-un-amico-e-un-interlocutore-di-cui-sentiremo-la-mancanza\/","title":{"rendered":"In ricordo di Paolo Prodi: un amico e un interlocutore di cui sentiremo la mancanza"},"content":{"rendered":"<p style=\"text-align: justify;\">di\u00a0<strong>AMINA CRISMA<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(in collaborazione con www.inchiestaonline.it )<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-40439\" src=\"https:\/\/www.valorelavoro.com\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/pprodism.jpg\" alt=\"pprodism\" width=\"201\" height=\"235\" \/><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Paolo Prodi \u00e8 morto all\u2019et\u00e0 di ottantaquattro anni il 17 dicembre a Bologna. Luned\u00ec 19 dicembre alle 10,30 all\u2019Archiginnasio si terr\u00e0 la sua commemorazione, e alle 11,30 avr\u00e0 luogo il suo funerale\u00a0 nella chiesa di San Benedetto in Via Indipendenza.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ero andata a trovarlo con Vittorio il giugno scorso. Lo avevamo incontrato a casa sua in Via Galliera, insieme a sua moglie Adelaide, e mi avevano colpito \u00a0la sua costante attenzione agli altri, la sua generosa disponibilit\u00e0 al dialogo, la sua cortesia, e, soprattutto, la sua inesausta energia intellettuale dentro un corpo che stava diventando fragile.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ci eravamo ripromessi di incontrarci di nuovo prima delle vacanze di Natale, anche con l\u2019intenzione di fargli un\u2019intervista per <em>Inchiesta<\/em> sui temi dei suoi libri pi\u00f9 recenti, come<em> Profezia vs utopia<\/em> (Il Mulino 2013),<em> Homo europaeus<\/em> (Il Mulino 2015)<em>,<\/em> <em>Occidente senza utopie<\/em> (Il Mulino 2016, con Massimo Cacciari). Soprattutto, ci interessava la questione fondamentale che li attraversa tutti, e che riassumerei cos\u00ec: quale futuro ci attende se va perduta, come oggi accade, la capacit\u00e0 di immaginare e progettare un mondo diverso da quello esistente che ha incessantemente animato per pi\u00f9 secoli la storia dell\u2019Occidente?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In quell\u2019occasione gli avevo consegnato il mio <em>Neiye, il Tao dell\u2019armonia interiore<\/em>, ed era proseguita fra l\u2019altro la conversazione sul suo libro <em>Il tramonto della rivoluzione<\/em> (Il Mulino 2015) a cui avevo dedicato un articolo su <em>Inchiesta<\/em> (a. 45\/n. 189\/2015,\u201cFine della rivoluzione e tramonto dell\u2019Occidente: a chi andr\u00e0 il Mandato Celeste?\u201d), \u00a0che pi\u00f9 sotto viene riprodotto. Qualche giorno dopo mi aveva scritto una lettera gentile che qui trascrivo:<\/p>\n<blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Cara Amina, <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>grazie per la visita e per la copia del Neiye.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Mi domando perch\u00e9 non ci siamo frequentati prima. Ricupereremo.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Il Neiye \u00e8 bellissimo anche nell\u2019edizione e nel commento. <\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Io sto come al solito sperando nella fisioterapia.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Un abbraccio a Vittorio: se vede mulino-on-line mi dice se vale la pena di continuare questi interventi.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Un abbraccio<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Paolo <\/em><\/p>\n<\/blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">Nei suoi ultimi libri \u00a0Paolo Prodi ci\u00a0 ha consegnato una densa e coraggiosa riflessione critica su questo nostro presente che \u00a0credo interessi tutti coloro che non si arrendono al dispotismo impersonale dell\u2019esistente, e che non smettono di interrogarsi sulle possibilit\u00e0 di un autentico progetto morale e politico di trasformazione. In questa chiave, ad esempio, egli propone di \u201cripartire da Max Weber\u201d sottraendolo al weberismo di maniera e riprendendone i pregnanti interrogativi posti nella <em>Premessa <\/em>del 1920 alla raccolta di saggi\u00a0 sulla <em>Sociologia della religione; <\/em>in tale quadro,\u00a0 formula una significativa considerazione circa la funzione da assegnare alla storia, distanziandosi nettamente da ben note retoriche fin troppo diffuse :<\/p>\n<blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Il\u00a0 nostro mestiere non pu\u00f2 che consistere, pi\u00f9 che nello studio del passato, nella de-mistificazione o de-legittimazione del potere in tutte le sue forme. (\u2026) Il primo grande inganno che dobbiamo de-mistificare \u00e8 il discorso sulle radici della civilt\u00e0 europea. Negli ultimi anni l\u2019affannosa ricerca delle \u201cradici\u201d \u00e8 stata la manifestazione pi\u00f9 evidente di una patologia di servizio al potere: quasi potessimo trarre motivo di sicurezza dall\u2019aver individuato come siamo nati o come eravamo (\u2026). Piaccia o no, la storia come esercizio critico sulle testimonianze del passato non pu\u00f2 darci questa sicurezza. Caso mai ci mostra che gli uomini e le societ\u00e0, al contrario degli alberi, si muovono e si modificano, non hanno radici fisse: ci pu\u00f2 aiutare (\u2026) a individuare il percorso (\u2026) che ci permette di pensare che la natura e la societ\u00e0 non solo possono essere indagate, ma possono essere anche modificate e progettate al servizio<\/em> <em>dell\u2019uomo<\/em>. (<em>Homo europaeus,<\/em> pp. 11-12)<\/p>\n<\/blockquote>\n<p style=\"text-align: justify;\">Mi piace ricordare Paolo Prodi con questo suo invito, limpido e forte, a tornare ad avere il coraggio di pensare in termini di progetto e di cambiamento: un tema che significativamente ricompare, fra l\u2019altro, nelle parole conclusive dell\u2019ampia intervista rilasciata ad Antonio Gnoli su <em>Repubblica<\/em> del 9 febbraio 2015, in cui dopo aver ripercorso l\u2019esperienza di una vita intera, egli si chiede \u201cse la coscienza individuale ritrover\u00e0 la forza di progettare una nuova societ\u00e0, con la sua parte di utopia\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma ben di pi\u00f9 e meglio di queste mie povere righe, sono i vari suoi interventi ripresi su <a href=\"http:\/\/www.inchiestaonline.it\/\">www.inchiestaonline.it<\/a> , nella rubrica che gli \u00e8 dedicata, a dar conto adeguato dell\u2019articolata ricchezza della sua riflessione e dello stile peculiare della sua argomentazione.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ne \u00e8 una vivida testimonianza la bellissima conversazione su <em>Homo europaeus <\/em>del 13 ottobre 2015 \u00a0che si trova sul sito di Radio Radicale, dove era presente Marco Pannella che alla fine gli diceva con affetto: \u201cPaolo, non mollare! Se no te mozzico! Sei essenziale!\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Amina CRISMA<br \/>\n<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><a href=\"http:\/\/www.inchiestaonline.it\/editoriali\/amina-crisma-in-ricordo-di-paolo-prodi-un-amico-e-un-interlocutore-di-cui-sentiremo-la-mancanza\/attachment\/tramonto\/\" rel=\"attachment wp-att-42753\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-42753\" title=\"TRamonto\" src=\"http:\/\/www.inchiestaonline.it\/wp-content\/uploads\/2016\/12\/TRamonto.jpg\" alt=\"\" width=\"177\" height=\"284\" \/><\/a><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Amina Crisma: Fine della rivoluzione e tramonto dell\u2019Occidente. A chi andr\u00e0 il Mandato Celeste?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>da \u201cInchiesta\u201d , n.189, \u00a0luglio-settembre 2015<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>La storia dell\u2019Occidente \u00e8 stata incessantemente animata dalla capacit\u00e0 di immaginare e di progettare un mondo diverso dal presente, ci ricorda Paolo Prodi ne\u00a0Il tramonto della rivoluzione (ed. Il Mulino 2015), ma tale capacit\u00e0 di visione e di progetto appare oggi perduta: quale futuro ci attende senza quella tensione trasformatrice?<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<strong>1.Il tramonto della rivoluzione e il declino dell\u2019Occidente.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cLibert\u00e0 \u00e8 poter immaginare un nuovo inizio\u201d: tornano in mente le parole di Hannah Arendt, leggendo\u00a0<em>Il tramonto della rivoluzione<\/em> di Paolo Prodi (Il Mulino 2015), che sar\u00e0 presentato insieme all\u2019autore da Massimo Cacciari a Bologna, allo Stabat Mater dell\u2019Archiginnasio gioved\u00ec 18 giugno alle 17,30.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il libro ci propone una limpida riflessione su un tema che troppo spesso viene eluso, e che invece ci riguarda tutti, e da vicino:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cIl mito della rivoluzione \u00e8 finito. Ma l\u2019Europa, l\u2019Occidente sono nati e cresciuti come \u201crivoluzione permanente\u201d, cio\u00e8 come capacit\u00e0 nel corso dei secoli di progettare una societ\u00e0 alternativa rispetto a quella presente: ora questa capacit\u00e0 di progettare un futuro diverso sembra essere venuta meno. (\u2026) Credo che l\u2019innegabile declino dell\u2019Europa non possa essere compreso soltanto sul piano geopolitico o geoeconomico (\u2026) ma debba essere spiegato con il venir meno della capacit\u00e0 rivoluzionaria dell\u2019Europa nelle sue coordinate antropologiche di fondo\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Come Prodi ci ricorda, la storia dell\u2019Occidente e dell\u2019Europa \u00e8 incessantemente animata, a far tempo dal Medioevo dei nostri comuni e delle nostre universit\u00e0, dalla capacit\u00e0 di immaginare e progettare un mondo diverso da quello presente. Ma tale capacit\u00e0 di visione e di progetto \u00e8 oggi perduta, e \u201cla parola rivoluzione\u201d \u2013 egli osserva \u2013 \u00e8 entrata tanto in disuso da diventare quasi soltanto oggetto d\u2019antiquariato o di vignetta satirica\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma che cosa resta, dell\u2019Occidente e dell\u2019Europa, senza quella capacit\u00e0 di progetto e di visione, senza quella tensione trasformatrice? E senza quella, cosa resta della politica?<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<strong>2.\u00a0Un\u2019Europa senz\u2019anima?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Questo libro induce a interrogarsi su cosa sia oggi l\u2019Europa.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Oggi l\u2019Europa \u00e8, fra l\u2019altro, quello scoglio di Ventimiglia dove cento profughi africani restano in questi giorni tenacemente abbarbicati, difendendo come possono, loro s\u00ec, il loro progetto e il loro sogno, mentre una Glorieuse Patrie si rifiuta di aprire loro la sua porta.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Tornano alla mente altri volti, altre storie. Come quella di Fran\u00e7ois Cheng, scrittore e maestro di interculturalit\u00e0, grande tramite fra civilt\u00e0 cinese e Occidente il cui nome europeo \u00e8 un dichiarato omaggio a Francesco d\u2019Assisi, che ha lasciato da esule il natio Sichuan nel 1949, e da allora vive in Francia. Tante sue pagine dedicate a paesaggi francesi e a paesaggi italiani ci dicono che cos\u2019\u00e8 (che cos\u2019era?) un\u2019Europa ospitale, di cui stiamo forse perdendo la nozione e la memoria.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una volta ho chiesto a sua figlia, la sinologa Anne Cheng, mentre ne stavo traducendo la\u00a0<em>Storia del pensiero cinese<\/em> (Einaudi 2000), che cosa fosse per lei l\u2019Europa. \u201cPer me l\u2019Europa \u00e8 la pluralit\u00e0\u201d \u2013 mi ha risposto.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E di un\u2019Europa plurale e ospitale, importante per la loro formazione, mi hanno parlato, ad esempio, altri interlocutori, come Mohammed Haddad e Abderrazak Sayadi, dell\u2019Universit\u00e0 di Tunisi, incontrati qualche anno fa ad Amman dove si discuteva di\u00a0<em>Religions et r\u00e9formes <\/em>(LIT Verlag 2007).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">C\u2019era una volta un\u2019Europa plurale e ospitale, dove era possibile dire: \u201c\u00e0 nous la libert\u00e9\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<strong>3.\u00a0Rivoluzione: una parola diventata desueta in Cina.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">D\u2019altra parte, la parola \u201crivoluzione\u201d non \u00e8 diventata desueta solo da noi. Anche nella Repubblica Popolare Cinese \u00e8 oggi accuratamente evitata dalla retorica dominante, che appare soprattutto protesa a celebrare solennemente la conclamata Grande Continuit\u00e0 della Cina Perenne, dall\u2019impero al turbocapitalismo. L\u2019indirizzo prevalente dei discorsi correnti si declina all\u2019insegna di un\u2019asserita conciliazione fra tradizione e modernit\u00e0, fra passato e presente, con un\u2019accentuata propensione a ignorare ogni elemento di conflitto, di frattura, \u00a0di contraddizione (se ne \u00e8 discusso, ad esempio, in un dossier di\u00a0<em>Inchiesta,<\/em> n. 181, luglio\/settembre 2013). In particolare, c\u2019\u00e8 tutta una diffusa tendenza, nel linguaggio delle autorit\u00e0 di partito e di governo e delle\u00a0<em>\u00e9lites<\/em> accademiche, a presentare in termini negativi il cosiddetto \u201cradicalismo novecentesco\u201d: categoria in cui tutte le vacche sono bigie, e nella quale sono surrettiziamente inglobate realt\u00e0 diversissime fra loro, dalle Guardie Rosse della Rivoluzione Culturale agli anarchici, alle femministe, ai liberali e ai democratici del primo Novecento.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In questo clima, accade che i testi di colui che \u00e8 reputato il pi\u00f9 grande scrittore cinese del secolo scorso, autentico creatore della letteratura cinese moderna, Lu Xun, rivoluzionario, illuminista, individualista, critico ironico di ogni conformismo (incluso quello della rivoluzione proletaria, per la quale egli si rifiutava di suonare il piffero), siano espunti dai manuali scolastici, con la motivazione ufficiale che \u201csono troppo difficili\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<strong>4. Il \u201cMutamento del Mandato\u201d: rivoluzione e pensiero antico.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Eppure, la parola \u201crivoluzione\u201d in cinese si dice con un termine pregno di risonanze profonde e antiche: si dice\u00a0<em>geming<\/em>, ossia \u201cMutamento del Mandato\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il Mandato Celeste era, nella tradizione politica cinese, la legittimazione all\u2019esercizio del potere sovrano proveniente dalla suprema divinit\u00e0, il Cielo. Su questo tema, si dicono cose molto interessanti nelle fonti antiche. Uno dei pi\u00f9 grandi pensatori confuciani di tutti i tempi, Mencio, vissuto nel IV secolo a.C., ad esempio, dichiara:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cIl Cielo vede con gli occhi del popolo, ode con le orecchie del popolo. E\u2019 tramite il popolo che il Cielo manifesta il suo Mandato\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il Mandato Celeste in tale concezione non \u00e8 irrevocabile. Ci\u00f2 che legittima l\u2019esercizio del potere sovrano \u00e8 la sua adesione al senso dell\u2019umanit\u00e0 e al senso della giustizia (<em>renyi<\/em>): il sovrano che vi contravvenga pu\u00f2, anzi deve, essere rovesciato. In nome dell\u2019umanit\u00e0 e della giustizia, Mencio arriva addirittura a dichiarare lecito il regicidio, se il sovrano sia diventato un feroce tiranno.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">L\u2019etica menciana non \u00e8 prona acquiescenza: \u00e8 obbedienza a una sovrana norma di giustizia, che sta pi\u00f9 in alto di qualsiasi potere costituito, cos\u00ec come la volta del Cielo sovrasta anche il pi\u00f9 eccelso degli uomini, e per la quale in memorabili passi Mencio dichiara che si deve essere pronti anche a sacrificare la propria vita. Ed \u00e8 dovere del ministro leale esercitare nei confronti del sovrano la critica e la rimostranza \u2013 un dovere a cui si attennero nel corso della millenaria storia cinese molti funzionari- letterati, esponendosi a gravissimi rischi con un coraggio morale non diverso da quello che ha ispirato la grande tradizione del nostro stoicismo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il progetto menciano non \u00e8 una celebrazione dell\u2019esistente: \u00e8 l\u2019utopico progetto di un\u2019umana armonia fondata sull\u2019amore e sulla sollecitudine reciproca, ed \u00e8 un\u2019implacabile denuncia dei sovrani del suo tempo, \u201cpastori d\u2019uomini avidi di massacro\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ho offerto una sintesi di queste tematiche, sulle quali si possono vedere fra l\u2019altro\u00a0<em>Mencio e l\u2019arte di governo<\/em> di Maurizio Scarpari (Marsilio 2013) e i miei\u00a0<em>Il Cielo, gli uomini<\/em> (Cafoscarina 2000) e\u00a0<em>Conflitto e armonia nel pensiero cinese dell\u2019et\u00e0 classica<\/em> (Unipress 2004), in\u00a0<em>Attualit\u00e0 di<\/em> <em>Mencio<\/em>, www.inchiestaonline.it<em>.<\/em><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<strong>5. \u201cL\u2019incubo degli ultimi uomini\u201d come futuro?<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Il Mandato Celeste compare significativamente anche nel libro di Paolo Prodi, in un\u2019accezione diversa da quella menciana che si \u00e8 sopra evocata, nei termini di \u201ccontinuit\u00e0 dell\u2019ordine universale naturale\u201d, ossia in una prospettiva memore di un grande tema della riflessione di Max Weber, a cui ha dedicato fra l\u2019altro un bellissimo saggio Dimitri D\u2019Andrea,\u00a0<em>L\u2019incubo degli ultimi uomini<\/em> (Carocci 2005). L\u2019incubo degli ultimi uomini vi \u00e8 definito come \u201cl\u2019incubo confuciano\u201d, ossia come l\u2019avvento di un tipo di soggettivit\u00e0 che fa dell\u2019adattamento al mondo il principio ispiratore del proprio agire: \u00e8 la forma estrema del rischio che incombe sulla tarda modernit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ne\u00a0<em>Il tramonto della rivoluzione<\/em> si leggono in proposito pagine penetranti:<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u201cAl di fuori delle grandi religioni monoteiste si rinnova e si afferma l\u2019etica confuciana dell\u2019identificazione \u00a0dell\u2019ordine morale con l\u2019ordine politico e con l\u2019ordine cosmico. (\u2026) La Cina non soltanto \u00e8 vicina, non soltanto \u00e8 una potenza che ci sovrasta sul piano geopolitico ed economico, ma sta entrando dentro di noi insieme alle nuove tecnologie. Una nuova religione economico-politica per la civilt\u00e0 del capitalismo finanziario e dei consumi? Sono fermamente convinto che ci troviamo di fronte a una svolta antropologica\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Una svolta in cui si configura un grande pericolo: \u201cl\u2019annullamento dell\u2019individuo in un ordine cosmico in cui viene negata la responsabilit\u00e0 personale, la scelta tra il bene e il male\u201d.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00a0<strong>6. Ma il Mandato Celeste non \u00e8 irrevocabile.<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">In un libro memorabile di Etienne Balasz,\u00a0<em>La burocrazia celeste<\/em> (Il Saggiatore 1971), molti anni fa si prefigurava in termini analoghi un futuro spersonalizzato, in cui si sarebbero compiutamente dispiegate le possenti tendenze totalitarie e uniformanti di un mondo \u201cpulsante tutto a uno stesso ritmo\u201d, divenuto un immenso e dispotico meccanismo impersonale.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Certo, quest\u2019inquietante prospettiva \u00e8 per molti versi e in larga misura gi\u00e0 operante sotto i nostri occhi. E\u2019 gi\u00e0 largamente operante, oltre che nei fatti, in un linguaggio in cui gli esseri umani diventano \u201cflussi\u201d, mere cifre di una opaca contabilit\u00e0. E\u2019 innegabile che c\u2019\u00e8 tutta un\u2019immensa e poderosa corrente che va in questo senso.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">E tuttavia, forse dovremmo osare continuare a pensare, insieme a Mencio, che il Mandato Celeste non sia irrevocabile. Forse dovremmo ostinarci a pensare che ci sia spazio per il mutamento; che ci sia spazio, se lo vogliamo, per un progetto di mondo abitabile per noi e per i nostri fratelli umani. Delle risorse preziose in questo senso si possono attingere da tante parti: non solo in Europa e in Occidente, ma anche nel pensiero cinese, che in molte sue significative espressioni \u00e8 tutt\u2019altro che una celebrazione dell\u2019autoritarismo e una conformistica adesione al Dispotismo Orientale. Ne era ben consapevole John Dewey che, visitando la Cina alla vigilia degli anni Venti esortava i suoi giovani ascoltatori a riscoprire i \u201cgermogli di democrazia\u201d insiti nelle loro antiche tradizioni; e lo ha persuasivamente mostrato, ad esempio, Pier Cesare Bori nella sua ricerca di\u00a0<em>consenso etico fra culture<\/em> (Marietti 1991). Non casualmente, da Tolstoi a Thoreau, coloro che hanno ispirato le grandi correnti dell\u2019opposizione non violenta e della resistenza civile si sono riferiti non solamente a fonti evangeliche o del pensiero liberale, ma anche a fertili sorgenti della Cina antica quali il\u00a0<em>Laozi<\/em>. Che l\u2019antica sapienza, di ogni latitudine, abbia in questo senso qualcosa da dirci, era d\u2019altronde convinzione di Simone Weil, quando ne\u00a0<em>L\u2019enracinement <\/em>(La\u00a0<em>prima radice,<\/em> 1949) enunciava i nostri\u00a0<em>doveri verso le creature umane<\/em>: risorse antiche che possono risultare oggi pi\u00f9 che mai attuali per i nostri pensieri moderni, per la costruzione del progetto \u2013 culturale, morale, politico \u2013 di un pi\u00f9 vasto e inclusivo umanesimo, di un pi\u00f9 largo e rivisitato illuminismo.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><strong>Amina CRISMA<br \/>\n<\/strong><\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">(in collaborazione con www.inchiestaonline.it )<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di\u00a0AMINA CRISMA (in collaborazione con www.inchiestaonline.it ) Paolo Prodi \u00e8 morto all\u2019et\u00e0 di ottantaquattro anni<\/p>\n","protected":false},"author":10,"featured_media":40438,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1],"tags":[],"class_list":["post-40434","post","type-post","status-publish","format-standard","has-post-thumbnail","hentry","category-primo-piano"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/40434","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/10"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=40434"}],"version-history":[{"count":3,"href":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/40434\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":40440,"href":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/40434\/revisions\/40440"}],"wp:featuredmedia":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media\/40438"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=40434"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=40434"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=40434"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}