{"id":40744,"date":"2017-02-25T21:29:00","date_gmt":"2017-02-25T20:29:00","guid":{"rendered":"http:\/\/www.valorelavoro.com\/?p=40744"},"modified":"2017-02-27T20:50:35","modified_gmt":"2017-02-27T19:50:35","slug":"mai-piu-unaltra-camelot","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/2017\/02\/mai-piu-unaltra-camelot\/","title":{"rendered":"Mai pi\u00f9 un&#8217;altra Camelot"},"content":{"rendered":"<p>di Maria C. Fogliaro<img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter  wp-image-40745\" src=\"https:\/\/www.valorelavoro.com\/wp-content\/uploads\/2017\/02\/Jackie-I-691x1024.jpg\" alt=\"Jackie I\" width=\"485\" height=\"719\" srcset=\"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/wp-content\/uploads\/2017\/02\/Jackie-I-691x1024.jpg 691w, https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/wp-content\/uploads\/2017\/02\/Jackie-I-203x300.jpg 203w, https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/wp-content\/uploads\/2017\/02\/Jackie-I-1024x1517.jpg 1024w, https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/wp-content\/uploads\/2017\/02\/Jackie-I.jpg 1350w\" sizes=\"auto, (max-width: 485px) 100vw, 485px\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">\u00abThere\u2019ll be great Presidents again\u2026 but there\u2019ll never be another Camelot again\u00bb (\u00abCi saranno ancora altri grandi Presidenti\u2026 ma mai pi\u00f9 ci sar\u00e0 un\u2019altra Camelot\u00bb). Era il 6 dicembre 1963, e con un\u2019intervista su \u00abLIFE\u00bb, firmata dal premio Pulitzer Theodore H. White, Jacqueline Lee Bouvier Kennedy, detta \u2018Jackie\u2019, consegnava al mito la figura umana e l\u2019intera presidenza di John Fitzgerald Kennedy. \u00abDon&#8217;t let it be forgot, \u2212 ripeteva Jackie, citando uno dei pezzi preferiti da suo marito, tratto dal finale del musical <em>Camelot<\/em> \u2212 that once there was a spot, for one brief shining moment, that was known as Camelot\u00bb (\u00abNon dimenticate che un tempo ci fu un luogo che, per un breve splendente momento, fu chiamato Camelot\u00bb).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Proprio l\u2019incontro fra Jackie Kennedy e il <em>reporter<\/em>, e quell\u2019intervista \u2212 redatta con maestria da White come un lungo monologo indiretto da consegnare ai posteri \u2212, sono il punto di partenza e il centro intorno al quale ruota <em>Jackie<\/em> (USA, 2016, 100\u2019), liberamente ispirato ai fatti che intercorsero fra l\u2019assassinio del trentacinquesimo Presidente degli Stati Uniti, avvenuto il 22 novembre del 1963 a Dallas, e i suoi imponenti funerali di Stato a Washington il 25 novembre. Nel film del regista cileno Pablo Larra\u00edn, sceneggiato da Noah Oppenheim, la casa di Hyannis Port (Massachusetts), residenza estiva dei Kennedy, diventa il palcoscenico dal quale Jackie (Natalie Portman) ha deciso di difendere l\u2019immagine pubblica di suo marito Jack (Caspar Phillipson), e di raccontare, tramite Theodore White (Billy Crudup), la sua verit\u00e0.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Accompagnata dalla sofisticata eleganza della colonna sonora di Mica Levi, che con uno straniante glissando d\u2019archi apre il film, Jackie ricostruisce le vicende di quegli ultimi giorni e trasforma la realt\u00e0 in leggenda: immediatamente dopo l\u2019attentato, la vediamo a bordo dell\u2019auto correre in ospedale con il capo del marito morto in grembo; presiedere al giuramento di Lyndon Johnson con il <em>tailleur<\/em> rosa ancora insanguinato, che indosser\u00e0 fino al suo arrivo a Washington \u00abper far vedere che cosa avevano fatto\u00bb; raccontare, distrutta dal dolore, la terribile verit\u00e0 ai figli Caroline e John jr., che avrebbe compiuto tre anni proprio il giorno del funerale; lasciare la Casa Bianca devastata dal dolore e dai ricordi, di quando splendente di regale bellezza aveva aperto quella che per soli tre anni fu la sua dimora non solo a musicisti, artisti, intellettuali, e uomini di Stato, ma anche a tutto il popolo americano con la messa in onda, nel febbraio del 1962, di <em>A Tour of the White House<\/em> \u2212 che la regia rievoca sia attraverso la fedele ricostruzione in bianco e nero del programma della CBS, sia attraverso i retroscena che prendono forma dalla memoria dell\u2019ex <em>First lady<\/em> \u2212.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Soprattutto, Jackie sa che affinch\u00e9 ci\u00f2 che \u00e8 stato (e anche ci\u00f2 che non \u00e8 stato) possa vivere in eterno \u00e8 necessaria un\u2019immagine di per s\u00e9 espressiva: il funerale di Jack dovr\u00e0 per questo essere \u2212 al pari di quello di Lincoln \u2212 uno \u00abspettacolo\u00bb in grado di rinsaldare, nel dolore e nella sofferenza, il legame fra il Presidente assassinato e il popolo. Pertanto, superando caparbiamente le resistenze dell\u2019<em>entourage<\/em> della Casa Bianca, Jackie segue minuziosamente la preparazione del funerale; impone l\u2019organizzazione di un corteo solenne, con una presenza maestosa di unit\u00e0 militari (compresi il \u00abBlack Watch\u00bb \u2212 il battaglione scozzese d\u2019<em>\u00e9lite<\/em> dell\u2019esercito britannico \u2212, e un gruppo di ventiquattro cadetti irlandesi), ma che vedr\u00e0 al centro lei, che \u2013 indossando un lungo velo nero e tenendo per mano i suoi due bambini \u2212 accompagna il feretro del marito morto; e soprattutto decide la sepoltura di John Fitzgerald Kennedy nel cimitero nazionale di Arlington (Virginia), dove far\u00e0 in seguito sotterrare \u2212 accanto al padre \u2212 i loro primi due bambini morti praticamente in fasce, e dove ella stessa verr\u00e0 sepolta nel 1994.<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\"><em>Jackie<\/em> vuole offrire il ritratto di una donna consapevole, perfetta nel suo autocontrollo, colta e certa di s\u00e9, del proprio ruolo nel mondo, delle proprie responsabilit\u00e0 nei confronti dell\u2019eredit\u00e0 dei Kennedy, e capace di affrontare la solitudine e la disperazione, trasformando il dolore in forza. Superbamente perfezionista nel controllo di ogni dettaglio della propria immagine pubblica, la donna portata in scena da una perfetta Natalie Portman (con gli splendidi costumi creati per lei da Madeline Fontaine) \u00e8 capace anche di rarissimi momenti di confronto con se stessa, nei quali la maschera pubblica cade (ma mai fino in fondo) come nei colloqui con un prete cattolico (John Hurt, qui in una delle sue ultime interpretazioni), o nei momenti di sfogo con il cognato Bobby (Peter Sarsgaard).<\/p>\n<p style=\"text-align: justify;\">Ma il film di Larra\u00edn ci dice molto anche della tendenza alla autonarrazione della cinematografia storica americana, confermata da una lunga serie di film recenti su personaggi politici di rilievo (da Lincoln a Nixon, da Johnson a Martin L. King allo stesso Kennedy). Come se, in una fase in cui l\u2019egemonia traballa, gli USA sentissero il bisogno di riappropriarsi della storia nazionale, senza rancori o divisioni, per trovarvi l\u2019energia necessaria a ridestarsi.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Maria C. 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