{"id":41151,"date":"2018-07-09T11:10:39","date_gmt":"2018-07-09T09:10:39","guid":{"rendered":"http:\/\/www.valorelavoro.com\/?p=41151"},"modified":"2018-07-09T11:10:39","modified_gmt":"2018-07-09T09:10:39","slug":"un-modello-cinese-per-la-gestione-dei-flussi-migratori","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/2018\/07\/un-modello-cinese-per-la-gestione-dei-flussi-migratori\/","title":{"rendered":"Un modello cinese per la gestione dei flussi migratori?"},"content":{"rendered":"<p>(a cura di Amina Crisma, in collaborazione con <a href=\"http:\/\/www.inchiestaonline.it\">www.inchiestaonline.it<\/a>\u00a0)<\/p>\n<div id=\"wrap\" class=\"clearfix\">\n<div id=\"page\" class=\"clearfix\">\n<div id=\"contentleft\" class=\"maincontent\">\n<div id=\"content\">\n<div class=\"singlepost\">\n<div id=\"post-main-48463\" class=\"post clearfix\">\n<div class=\"entry\">\n<h1 class=\"post-title\"><a title=\"Permanent Link to La panacea cinese? Una risposta al Sottosegretario Geraci. Perch\u00e8 \u00e8 pericoloso prendere la Cina come modello di gestione dei flussi migratori\" href=\"http:\/\/www.inchiestaonline.it\/politica\/la-panacea-cinese-una-risposta-al-sottosegretario-geraci-perche-e-pericoloso-prendere-la-cina-come-modello-di-gestione-dei-flussi-migratori\/\" rel=\"bookmark\">La panacea cinese? Una risposta al Sottosegretario Geraci. Perch\u00e8 \u00e8 pericoloso prendere la Cina come modello di gestione dei flussi migratori<\/a><\/h1>\n<div class=\"meta\"><a title=\"Articoli scritti da: Ivan Franceschini\" href=\"http:\/\/www.inchiestaonline.it\/author\/ivan-franceschini\/\" rel=\"author\">Ivan Franceschini<\/a> | 8 luglio 2018 | <a title=\"Comments for La panacea cinese? Una risposta al Sottosegretario Geraci. Perch\u00e8 \u00e8 pericoloso prendere la Cina come modello di gestione dei flussi migratori\" href=\"http:\/\/www.inchiestaonline.it\/politica\/la-panacea-cinese-una-risposta-al-sottosegretario-geraci-perche-e-pericoloso-prendere-la-cina-come-modello-di-gestione-dei-flussi-migratori\/#respond\" rel=\"bookmark\">Comments (0)<\/a><\/div>\n<div id=\"shr_canvas2\" class=\"shareaholic-canvas shareaholic-ui shareaholic-resolved-canvas ng-scope\"><\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<div id=\"shr_canvas2\" class=\"shareaholic-canvas shareaholic-ui shareaholic-resolved-canvas ng-scope\"><\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-48464\" src=\"http:\/\/www.inchiestaonline.it\/wp-content\/uploads\/2018\/07\/cina.jpg\" alt=\"\" width=\"1100\" height=\"832\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>Da sempre Inchiesta \u00e8 impegnata a promuovere una seria riflessione e un ampio dibattito sui molteplici aspetti della realt\u00e0 cinese, nella convinzione che il rapporto con la Cina rappresenti un interesse strategico di vitale importanza per il nostro Paese. La nostra rivista vi ha dedicato e vi dedica un\u2019attenzione assidua, pubblicando contributi autorevoli di varia provenienza, segnalandone luci e ombre, successi e contraddizioni, nello sforzo costante di sottrarsi agli atteggiamenti preconcetti, evitando sia le pregiudiziali demonizzazioni sia le altrettanto acritiche apologie (fra gli esempi pi\u00f9 cospicui di questa nostra attivit\u00e0, ricordiamo la ricca discussione intorno al volume Ritorno a Confucio. La Cina di oggi fra tradizione e mercato da noi promossa sulla versione online, e le argomentate analisi dei rapporti Cina\/USA apparse sui numeri pi\u00f9 recenti). Rientra a pieno titolo in questo nostro impegno la pubblicazione del testo che qui vi presentiamo, \u201cPanacea cinese?\u201d apparso su Chinoiresie.info del 4 luglio: un appello a guardare alla Cina con consapevolezza critica e con responsabilit\u00e0, tenendo conto adeguato della sua complessit\u00e0, senza ricorrere a scorciatoie e a ingannevoli slogan, senza strumentalit\u00e0, senza mitizzazioni. L\u2019appello \u00e8 firmato da 23 sinologi attivi in 5 universit\u00e0 italiane e 18 universit\u00e0 straniere, tutti italiani affermati e noti nel mondo accademico internazionale per i loro studi sulla Cina contemporanea. Primo firmatario \u00e8 <strong>Ivan Franceschini<\/strong>, Marie Curie Fellow presso l\u2019Universit\u00e0 Ca\u2019 Foscari di Venezia e presso l\u2019Australian National University di Canberra, dove \u00e8 condirettore della rivista Chinoiresie pubblicata dall\u2019Australian Center on China in the Word, autore di importanti ricerche sul campo su temi relativi al lavoro e alla societ\u00e0 civile in Cina e in Cambogia, fra cui ricordiamo<strong> Cronache dalle fornaci cinesi<\/strong> (Cafoscarina, 2009), <strong>Germogli di societ\u00e0 civile in Cina<\/strong>, con <strong>Renzo Cavalieri<\/strong>, (Brioschi, 2010), <strong>Cina.net<\/strong> (O Barra O 2012),<strong> Lavoro e diritti in Cina<\/strong> (Il Mulino 2016) e gli svariati contributi pubblicati sulla nostra rivista <\/em><em>(la redazione di Inchiesta).<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Qualche settimana fa, il nuovo Sottosegretario allo Sviluppo Economico Michele Geraci ha pubblicato sul blog di Beppe Grillo \u2018La Cina e il governo del cambiamento\u2019, un articolo in cui espone la sua visione di una \u2018pi\u00f9 attenta politica estera ed economica rivolta alla Cina\u2019 per \u2018[aumentare] le probabilit\u00e0 di successo del contratto di governo\u2019. Con questa risposta, ci proponiamo di portare all\u2019attenzione del pubblico come l\u2019articolo contenga una serie di affermazioni azzardate, che a nostro avviso testimoniano una deriva pericolosissima che sta avendo luogo oggi in molte societ\u00e0 occidentali, inclusa quella italiana. Due punti in particolare ci sono sembrati allarmanti.<\/p>\n<p><strong>La Cina come modello di gestione dei flussi migratori<\/strong><br \/>\nInnanzitutto, Geraci sostiene che l\u2019Italia dovrebbe imparare dalla Cina in materia di gestione dei flussi migratori. Negli ultimi quarant\u2019anni, la Cina ha saputo gestire notevoli flussi migratori interni, tanto che ad oggi sono oltre 286 milioni i contadini che hanno abbandonato le campagne per trovare lavoro nelle aree urbane. Sorvolando sulle enormi tensioni sociali e i problemi morali legati allo sfruttamento del lavoro migrante nel Paese, Geraci parla di \u2018accoglienza\u2019 e \u2018rispetto del patto sociale\u2019, \u2018dignit\u00e0 e posti di lavoro\u2019, con la Cina che avrebbe \u2018[limitato] il bighellonaggio e la delinquenza\u2019 perch\u00e8 \u2018chi arrivava in citt\u00e0 sa quali sono le regole e rispetta il patto sociale del luogo ospitante\u2019.<\/p>\n<p>Questa affermazione \u00e8 problematica da almeno tre punti di vista. In primo luogo, Geraci non menziona come nel caso cinese si sia trattato di migrazione interna, quindi assolutamente non comparabile con i flussi migratori della nostra area mediterranea, e per di pi\u00f9 pilotata sin dall\u2019inizio dal governo centrale di Pechino.<\/p>\n<p>In secondo luogo, anche ammettendo che esista un nesso tra migrazioni e criminalit\u00e0 (un collegamento presente anche nel discorso ufficiale in Cina), se i livelli di criminalit\u00e0 in Cina sono percepiti come pi\u00f9 bassi rispetto a quelli degli Stati Uniti o di certi paesi europei, questo non \u00e8 certo perch\u00e9 i migranti cinesi conoscono le regole e vogliono rispettare il patto sociale. Questo avviene per una serie di motivi molto pi\u00f9 complessi. Uno di questi \u00e8 il fatto che molti reati non vengono riportati e le statistiche spesso sono edulcorate da funzionari locali a cui conviene mostrare il successo della propria amministrazione in termini di mantenimento dell\u2019ordine pubblico e della stabilit\u00e0 sociale. Un altro \u00e8 la differente organizzazione spaziale delle citt\u00e0 cinesi, dove per lungo tempo la divisione delle aree amministrative non ha rispecchiato la stratificazione sociale e la divisione in classi. Un altro ancora \u00e8 il sistema brutale con cui il crimine viene represso in Cina. Accademici e attivisti hanno ampiamente documentato come la Cina utilizzi ancora la tortura nelle proprie stazioni di polizia e come dure campagne \u2018anti-crimine\u2019 abbiano ancora luogo a cadenze regolari. Durante tali campagne i testi di legge vengono spesso abbandonati, le normali procedure giudiziarie semplificate per consentire agli organi di polizia e alle corti di arrestare e condannare un \u2018giusto\u2019 numero di criminali.<\/p>\n<p>Infine, non si pu\u00f2 dimenticare come lo sviluppo cinese degli ultimi decenni si sia ampiamente basato sullo sfruttamento della forza lavoro rurale. \u00c8 risaputo come i migranti cinesi siano sottoposti ad un regime di subalternit\u00e0 che li pone in una posizione di sudditanza, come se si trattasse di veri e propri cittadini di seconda categoria. Basta pensare alla discriminazione istituzionale insita nel sistema della \u2018registrazione familiare\u2019 (hukou), che vincola l\u2019approvvigionamento dei servizi pubblici al luogo d\u2019origine dei cittadini, oppure agli sfratti che i migranti subiscono ricorrentemente nelle metropoli cinesi, come i fatti di Pechino dello scorso novembre confermano. \u00c8 inoltre importante notare come le stesse autorit\u00e0 cinesi abbiano riconosciuto l\u2019inadeguatezza delle proprie politiche di gestione delle migrazioni e da anni siano alla ricerca di alternative. Alla luce di ci\u00f2, affermare che le politiche migratorie cinesi siano un modello basato sul rispetto della dignit\u00e0 e del patto sociale \u00e8 una tesi difficile da sostenere.<\/p>\n<p><strong>La Cina come modello per la gestione della pubblica sicurezza<\/strong><br \/>\nGeraci sostiene che l\u2019Italia dovrebbe imparare dalla Cina in materia di sicurezza pubblica \u2018nei limiti imposti dalla nostra cultura e costituzione\u2019.<\/p>\n<p>Dal 2015 ad oggi decine e decine di avvocati e attivisti impegnati in cause politicamente sensibili sono stati costretti al silenzio\u2014incarcerati e spesso torturati\u2014in un attacco che spesso non ha risparmiato neppure i loro famigliari. Nel frattempo, i media sono stati imbavagliati, nel tentativo di rafforzare l\u2019ortodossia del Partito e la societ\u00e0 civile \u00e8 stata minata alla base attraverso l\u2019adozione di nuove norme estremamente restrittive, come ad esempio la nuova legislazione sulle ONG straniere. Le innovazioni cinesi in materia di \u2018pubblica sicurezza\u2019 pi\u00f9 recenti sono per\u00f2 due. Innanzitutto, vi \u00e8 l\u2019esperienza dello Xinjiang, dove la popolazione uigura sta venendo sottoposta a schedatura, con deportazioni di massa in campi di \u2018rieducazione\u2019. Poi vi sono vari esperimenti con sistemi di \u2018credito sociale\u2019, in cui i cittadini si vedono assegnati un \u2018punteggio\u2019 sulla base del proprio comportamento reale e virtuale, un numero che viene utilizzato per determinare agevolazioni o restrizioni nell\u2019accesso a vari servizi. In tutto questo, riteniamo ci sia ben poco per l\u2019Italia da imparare, non solo per chiare ragioni etiche, ma anche per il semplice motivo che la Cina stessa sta sperimentando in questi ambiti senza avere ancora una chiara idea delle possibili conseguenze.<\/p>\n<p>In questo contesto, Geraci sostiene che \u2018la Cina \u00e8 migliorata anche per quanto riguarda la giustizia criminale e civile\u2019. Se paragonata all\u2019era Maoista o ai primi anni Ottanta, non possiamo certo obiettare sul fatto che in Cina l\u2019amministrazione della giustizia penale e civile abbia subito cambiamenti significativi. Questo risulta evidente tanto dal numero delle leggi emesse, quanto dal livello di sofisticazione del sistema legislativo. Quanto avviene nella pratica, tuttavia, rimane piuttosto problematico. Una delle priorit\u00e0 di Xi Jinping \u00e8 la promozione dello stato di diritto, ma uno stato di diritto con caratteristiche chiaramente autoritarie in cui la legge viene utilizzata in maniera strumentale, se non addirittura manipolata, per rinforzare il potere politico. Inoltre, non si pu\u00f2 dimenticare come in Cina ad oggi non esista separazione tra i poteri del Partito e quelli dello Stato.<\/p>\n<p><strong>Simpatie autoritarie<\/strong><br \/>\nAltri punti sollevati da Geraci appaiono altamente problematici sia da un punto di vista concettuale che etico. Ad esempio, la questione degli investimenti cinesi in Africa \u00e8 presentata senza alcun accenno alle tensioni politiche e sociali emerse nel continente africano. Ugualmente, il Sottosegretario dimostra notevole fiducia negli effetti positivi che investimenti cinesi porterebbero in Italia, senza accennare alle delicate questioni politiche e geopolitiche coinvolte. Allo stesso tempo, sorvola sulle complesse tematiche relative alla privacy, che le norme cinesi sulla cyber-sicurezza sollevano.<\/p>\n<p>Le posizioni del Sottosegretario destano stupore ed allarme non solo perch\u00e9 prendono a modello un sistema autoritario, ma soprattutto per il sistema di valori che sembrano sottendere. In quanto accademici impegnati da anni nello studio della societ\u00e0 e politica cinese contemporanea, auspichiamo un confronto stretto e costante con la Cina, senza che per\u00f2 si rinunci a quello spirito critico che dovrebbe contraddistinguere ogni sforzo di comprensione reciproca. Per questa ragione, non possiamo che denunciare qualsiasi tentativo di subordinare l\u2019esercizio della capacit\u00e0 critica a considerazioni di carattere politico ed economico, in particolare quelli provenienti da personalit\u00e0 in posizioni di responsabilit\u00e0.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Ivan Franceschini (Universit\u00e0 Ca\u2019 Foscari e Australian National University)<\/p>\n<p>Elisa Nesossi (Australian National University)<\/p>\n<p>Giorgio Strafella (Universit\u00e4t St.Gallen)<\/p>\n<p>Fabio Lanza (University of Arizona)<\/p>\n<p>Paola Voci (University of Otago)<\/p>\n<p>Andrea Enrico Pia (London School of Economics)<\/p>\n<p>Luigi Tomba (University of Sydney)<\/p>\n<p>Gianluigi Negro (Universit\u00e0 della Svizzera Italiana)<\/p>\n<p>Anna Lora-Wainwright (University of Oxford)<\/p>\n<p>Gaia Perini (Tsinghua University e Scuola di Lingue di Forl\u00ec, Universit\u00e0 di Bologna)<\/p>\n<p>Elena Nichini (The Chinese University of Hong Kong)<\/p>\n<p>Carlo Inverardi-Ferri (National University of Singapore)<\/p>\n<p>Valeria Zanier (Katholieke Universiteit Leuven)<\/p>\n<p>Martina Caschera (Universit\u00e0 di Chieti-Pescara, G. d\u2019Annunzio)<\/p>\n<p>Renata Vinci (Universit\u00e0 Roma Tre)<\/p>\n<p>Laura Lettere (Universit\u00e0 di Bologna)<\/p>\n<p>Federico Brusadelli (Friedrich-Alexander-Universit\u00e4t Erlangen-N\u00fcrnberg)<\/p>\n<p>Lisa Indraccolo (Universit\u00e4t Z\u00fcrich)<\/p>\n<p>Francesca Congiu (Universit\u00e0 di Cagliari)<\/p>\n<p>Rossella Ferrari (SOAS University of London)<\/p>\n<p>Alessandra Mezzadri (SOAS University of London)<\/p>\n<p>Maurizio Marinelli (University of Sussex)<\/p>\n<p>Federica Ferlanti (Cardiff University)<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>(a cura di Amina Crisma, in collaborazione con www.inchiestaonline.it\u00a0) La panacea cinese? 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