{"id":41184,"date":"2018-10-06T01:16:26","date_gmt":"2018-10-05T23:16:26","guid":{"rendered":"http:\/\/www.valorelavoro.com\/?p=41184"},"modified":"2018-10-06T01:16:45","modified_gmt":"2018-10-05T23:16:45","slug":"i-saggi-di-interesse-sono-la-variabile-cruciale-nelleconomia-italiana-attenzione","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/2018\/10\/i-saggi-di-interesse-sono-la-variabile-cruciale-nelleconomia-italiana-attenzione\/","title":{"rendered":"I saggi di interesse sono la variabile cruciale nell\u2019economia italiana. Attenzione!"},"content":{"rendered":"<figure id=\"attachment_40606\" aria-describedby=\"caption-attachment-40606\" style=\"width: 150px\" class=\"wp-caption alignleft\"><a href=\"https:\/\/www.valorelavoro.com\/wp-content\/uploads\/2017\/01\/230-tburningothouses-of-parliament-2.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"size-thumbnail wp-image-40606\" src=\"https:\/\/www.valorelavoro.com\/wp-content\/uploads\/2017\/01\/230-tburningothouses-of-parliament-2-150x150.jpg\" alt=\"The Burning of the Houses of Parliament 2 - William Turner\" width=\"150\" height=\"150\" srcset=\"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/wp-content\/uploads\/2017\/01\/230-tburningothouses-of-parliament-2-150x150.jpg 150w, https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/wp-content\/uploads\/2017\/01\/230-tburningothouses-of-parliament-2-50x50.jpg 50w\" sizes=\"auto, (max-width: 150px) 100vw, 150px\" \/><\/a><figcaption id=\"caption-attachment-40606\" class=\"wp-caption-text\">The Burning of the Houses of Parliament 2 &#8211; William Turner<\/figcaption><\/figure>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Intervento di Salvatore Biasco<\/p>\n<p>Sabato 29 settembre 2018 (1) a Lanciano<span class=\"Apple-converted-space\">\u00a0<\/span><\/p>\n<p>Convegno \u201c Mani Visibili\u201d:<\/p>\n<p>Le giornate di economia Marcello De Cecco 2018. Seconda giornata<\/p>\n<p>I saggi di interesse sono la variabile cruciale nell\u2019economia italiana. Attenzione!<\/p>\n<p>Innanzitutto ringrazio gli organizzatori per questo invito e rivolgo un saluto commosso a Giulia.<\/p>\n<p>Penso che il titolo di questo incontro non poteva essere pi\u00f9 felice: Le Mani Visibili. Le vicende economiche per De Cecco non sono rapporti tra aggregati dell\u2019economia, ma vicende dell\u2019agire umano, degli interessi organizzati, dei rapporti di forza, delle volont\u00e0 politiche ed anche dei retaggi e dei condizionamenti storici, e vanno studiate in quest&#8217;ottica.<\/p>\n<p>Nulla per lui \u00e8 ovviamente predeterminato, perch\u00e9 poi si scontrano visioni e strategie differenti e perch\u00e9 non sempre si \u00e8 in grado di dominare il mercato. Ma anche questo \u00e8 parte dell\u2019&#8217;analisi.<\/p>\n<p>Accanto a queste categorie, una rientrava spesso nelle conversazioni private \u00e8 quella dei \u201cciucci\u201d, perch\u00e9 c\u2019\u00e8 anche un agire umano che esercita influenza perversa nella storia, per pura ignoranza o cecit\u00e0. Una categoria, che usava spesso anche in riferimento alla vita quotidiana e a persone di comune conoscenza.<\/p>\n<p>Ecco: questa categoria mi \u00e8 ritornata in mente a proposito della salita di tassi di interesse che si \u00e8 determinata negli ultimi quattro mesi e mezzo, dal momento della firma del contratto di governo. Pensavo di venire qui a raccontare le conseguenze di una fiammata inutile dei saggi di interesse (che anche Draghi aveva stigmatizzato affermando che \u201cle parole possono far danni\u201d). In realt\u00e0 oggi, dopo il varo ieri della finanziaria, dobbiamo parlare di fatti, non di parole.<\/p>\n<p>Oggi forse quella che mi sembrava una fiammata dovuta a dichiarazioni incaute, diventa linea politica e mi costringe a integrare l\u2019intervento che avevo preparato fino a due giorni fa.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 scegliere questo tema? Perch\u00e9 ritengo che, seguendo le conseguenze di ci\u00f2 che ha comportato l\u2019aumento fin qui dei tassi di interesse, troviamo una prefigurazione in sedicesimo di quello che potrebbe succedere se domani i tassi dovessero scalare a livelli ben pi\u00f9 alti e noi uscissimo dall\u2019euro.<\/p>\n<p>I tassi di interesse sono la variabile pi\u00f9 delicata che percorre l\u2019economia italiana. Finora, la salita \u00e8 stata su scala \u201cpiccola\u201d perch\u00e9, alla fin fine, sono aumentati di un punto, un punto e mezzo, da aprile [al momento della revisione, 3 ottobre 2018, ormai sono aumentati di due punti, col Btp decennale al 3,4%].<\/p>\n<p>Ma quello che \u00e8 successo anche a quella scala ci indica ci\u00f2 che potrebbe succedere con ben altra portata, soprattutto se uscissimo dall\u2019euro.<\/p>\n<p>Ricordo che Marcello \u00e8 firmatario di un documento-manifesto dal titolo \u201cUscire dall&#8217;Euro: una tentazione pericolosa\u201d(2); ci sono molte interviste fatte su questo tema a seguito della sua firma.<\/p>\n<p>Sebbene l\u2019argomento su cui voglio concentrarmi riguardi i tassi di interesse in quella eventualit\u00e0, mi ha incuriosito seguire cosa \u00e8 successo in questi quattro mesi e mezzo dall\u2019accordo di governo.<\/p>\n<p>Innanzitutto c\u2019\u00e8 stato un riposizionamento, un ricalcolo, del rischio- Italia dopo varie incaute dichiarazioni. Abbiamo avuto \u2013 e questo \u00e8 cronaca<\/p>\n<p>\u2013 aste dei titoli di Stato che dall&#8217;inizio d&#8217;anno, quando un titolo decennale rendeva l\u20191,40%, sono saltati a fine luglio al 3,15%, e per poi recedere verso a 2,3% dove presumibilmente si sarebbero attestati con un\u2019altra finanziaria [al 3.10.18 erano ormai al 3,4%].<\/p>\n<p>La scadenza a due anni da negativa (-0,18%) a inizio anno \u00e8 saltata a positiva (+1,41%) a fine luglio poi \u00e8 riscesa sotto l\u20191% [ma oggi 3.10.18 all\u20191,7%].<\/p>\n<p>A questi livelli, \u00e8 come se il mercato ci quotasse non al rating formale assegnatoci finora dalle Agenzie di rating (BBB), ma due linee sotto. Se le Agenzie dovessero effettivamente confermare ci\u00f2 che pensa il mercato (sono in attesa di riesaminare), i titoli di Stato italiano non sarebbero pi\u00f9 eligible per gli acquisti della Banca Centrale Europea (che non pu\u00f2 comprare titoli sotto il rating attuale), n\u00e9 \u2013 per statuto \u2013 potrebbero pi\u00f9 essere nel portafoglio di importanti Fondi di investimento internazionale, che dovrebbero smobilizzare.<\/p>\n<p>Ma gi\u00e0 prima che questo accada gli investitori esteri hanno ridotto in questi mesi cruciali, fino a agosto, le loro posizioni sull\u2019Italia di circa 60 mld di euro (da 722 a 644).<\/p>\n<p>E\u2019 all\u2019ordine del giorno della pubblicistica il modo in cui questi nuovi tassi si spargono nell&#8217;economia e ovviamente la prima ripercussione \u00e8 sul bilancio pubblico. Questo sar\u00e0 gravato di 1 miliardo di euro nel 2018, ma sono pi\u00f9 di 6 miliardi di euro nel 2019. Noi dobbiamo rifinanziare circa 400 miliardi l\u2019anno di debiti in scadenza.<\/p>\n<p>Tutto l&#8217;innalzamento dei tassi di interesse si ripercuote sui titoli secondari, quelli gi\u00e0 emessi, sia privati che pubblici, che invece di valere 100, si abbassano di valore in modo tale da riflettere il rendimento pi\u00f9 elevato. Chi li ha in portafoglio perde. Chi deve indebitarsi a poco a poco trover\u00e0 pi\u00f9 costoso farlo.<\/p>\n<p>Non voglio sostare come si sparge nell\u2019economia l\u2019innalzamento dei tassi su famiglie e imprese, perch\u00e9 intuitivo (le persone hanno fondi pensione e di investimento che risentono della caduta dei titoli obbligazionari in portafoglio o posseggono direttamente titoli di debito pubblico; le imprese devono rifinanziarsi con obbligazioni, prestiti leasing). Segnalo solo il contraccolpo sul valore delle azioni. Anche se le perdite non sono realizzate, l\u2019influenza sui comportamenti di spesa \u00e8 alta, secondo quanto ci dice la ricerca economica. Fino all&#8217;altro ieri il mercato aveva perso il 9% in questi quattro mesi e mezzo &#8211; bruciando circa 80 miliardi di capitalizzazione. Ieri ha perso il 3,7% [fino al 3.10.18 ha aggiunto un altro 1,5% di perdite: totale 15%].<\/p>\n<p>Ci\u00f2 che \u00e8 pi\u00f9 importante ovviamente \u00e8 il riverbero sul sistema bancario, finanziario, assicurativo. E\u2019 ci\u00f2 che va seguito: prima in s\u00e9 &#8211; perch\u00e9 interessa un sistema fragile e convalescente &#8211; e poi per capire cosa potrebbe succedere con un vero e proprio salto di scala dei tassi di interesse.<\/p>\n<p>Le banche devono rifinanziare subito sia le obbligazioni in scadenza (15.5% della loro capacit\u00e0 di prestito) sia ci\u00f2 che hanno raccolto sul mercato interbancario (15% della loro capacit\u00e0 di prestito). A partire dal contratto di governo e fino a Cernobbio (3) (quando il Ministro Tria dichiarava che l\u2019imminente finanziaria avrebbe avuto saldi contenuti di debito pubblico) due sole societ\u00e0 avevano emesso obbligazioni, poi \u2013 successivamente a quella dichiarazione che aveva fatto recedere i tassi di interesse \u2013 ve ne sono state altre quattro. Una sola banca, ma ovviamente con tassi di interesse un punto e mezzo superiori a quelli spuntati in precedenza. Oggi la raccolta obbligazionaria \u00e8 meno 19% rispetto al 2017.<\/p>\n<p>Le banche devono nel 2018 rifinanziare titoli per 25 miliardi di euro. Ne devono rifinanziare 71 miliardi per il 2019 e 67 miliardi nel 2021. Nel 2020 poi scadono i crediti concessi dalla BCE, a tasso agevolato &#8211; praticamente zero &#8211; che non saranno rinnovati e per il cui rifinanziamento le banche dovranno ricorrere al mercato. Sono 317 miliardi. Dal 2019 la Bce non far\u00e0 pi\u00f9 acquisti netti di titoli privati e pubblici. Mediamente le banche non possono trasferire immediatamente i tassi di interesse sui loro prestiti &#8211; basta pensare anche solo che i mutui sono indicizzati all&#8217;Euribor, il quale non risente affatto degli spread &#8211; quindi esse si trovano con i vecchi tassi d&#8217;interesse all\u2019attivo (adeguabili solo nel tempo) e con tassi d&#8217; interesse passivi su parte della raccolta che invece aumentano immediatamente. Il loro bilancio peggiora. Mentre avviene questo, il valore di titoli che hanno nell\u2019attivo patrimoniale diminuisce. Io mi sono andato a vedere l&#8217;altro ieri quanto quotava una serie di titoli. Senza insistervi troppo faccio notare che un BTP emesso a 100 all&#8217;inizio anno (scadenza 2025) a un tasso 1,40%, quotava 93,93. [il 3.10.18, 91,21]. Un altro BTP emerso all&#8217;inizio di marzo con cedola 0,95% (scadenza nel 2023 &#8211; quindi a cinque anni) quotava 95,76 [il 3.10.18, 93,11] Questo determina perdite in conto capitale che le banche devono scrivere subito e che diminuisce il loro grado di patrimonializzazione. Da un lato e dall\u2019altro i margini per l\u2019attivit\u00e0 creditizia si riducono e l\u2019alternativa diviene: o ricapitalizzarsi (con corsi azionari colpiti non a caso pi\u00f9 della media dal ribasso di borsa), o ridurre i prestiti.<\/p>\n<p>Perch\u00e9 mi sono interessato molto per capire le vicende di questi quattro mesi di dichiarazioni non proprio assennate? Perch\u00e9 i tassi di interesse potrebbero salire enormemente e, non dell\u20191,5-2%. Questo che ho descritto \u00e8 micro cosmo rispetto a ci\u00f2 che pu\u00f2 succedere in grande.<\/p>\n<p>Marcello pensava che aderendo all&#8217; Euro noi avremmo messo in sicurezza il nostro debito pubblico &#8211; forse non \u00e8 cos\u00ec, per\u00f2 certamente oggi l\u2019euro ci salva da destini tipo Turchia o Argentina, che subiscono crisi serie con svalutazioni del 30% e 40% e tassi di sconto portati al 24 e al 60% rispettivamente.<\/p>\n<p>Ho fatto dei calcoli riesumando la mia vecchia conoscenza di matematica finanziaria, sono laureato in statistica. Supponiamo un\u2019uscita dall&#8217;euro con una svalutazione intorno al 25% che comporti, facendo ipotesi ottimistiche, un riflesso sull\u2019inflazione solo del 3,5%, non di pi\u00f9, (stima ottimistica perch\u00e9 qualcuno deve assorbire i maggiori costi d&#8217; importazione; qui supponiamo che li assorbano i profitti). Stiamo parlando di aspettative plausibili e moderate e, come sappiamo, le aspettative si riflettono subito sui prezzi dei titoli. In questi anni gli investitori hanno<\/p>\n<p>chiesto pi\u00f9 o meno un 1% reale di rendimento per tenere titoli di Stato italiani, quindi chiederebbero il 4,5%. Le nuove emissioni sul decennale dovrebbero prevedere per questa sola salvaguardia il 4,5% di cedola. Le vecchie emissioni (il debito in circolazione) devono allinearsi a questi valori e se la scadenza dei vecchi titoli \u00e8 a dieci anni e la cedola pari al 2% il loro valore scenderebbe da 100 a 75, se a otto anni a 84 (scontando, per la minore scadenza, tassi di intesse via via via pi\u00f9 bassi del 4,5%), se a cinque anni a 92. Ma non \u00e8 finita qui. Ovviamente, c&#8217;\u00e8 una probabilit\u00e0 di un default del Paese (ristrutturazione del debito), che un investitore non pu\u00f2 non prevedere e scontare nei tassi. Egli si chieder\u00e0 se il Paese, rimasto solo con s\u00e9 stesso, \u00e8 in grado di sopravvivere senza scosse con il suo debito totale di 2.300 miliardi di euro. Un\u2019enormit\u00e0 rispetto al Pil (132%).<\/p>\n<p>Facciamo l\u2019ipotesi che il mercato si aspetti un 30% di decurtazione del debito nei successivi cinque anni, e se lo aspetti non con probabilit\u00e0 100%, ma con probabilit\u00e0 30%. I tassi di interesse salirebbero \u2013 grosso modo \u2013 di altri tre punti &#8211; e stiamo parlando non di panico ma di razionalit\u00e0 di calcolo su ipotesi ultra ottimistiche. Secondo i miei calcoli il decennale va a 66; se ha una vita residua di otto anni va a 74, se la vita residua \u00e8 di cinque anni va a 80. Sono perdite enormi per chi li possiede. E le nostre banche ne possiedono per circa 400 milioni, e le assicurazioni 315 milioni.<\/p>\n<p>A livello corrispondente di perdite forse reggerebbero due banche (malamente). Il grosso deve essere liquidato o nazionalizzato (cio\u00e8 rilevato dallo Stato, ma a quale prezzo? pre-crisi? o a 1 euro, anzi 1 lira?; gi\u00e0 queste sono perdite enormi per qualcuno). Le perdite si diffondono nell&#8217;economia mentre il mercato azionario crolla trascinato da crisi di fiducia e da fallimenti di imprese in crisi di liquidit\u00e0 prima ancora che di profittabilit\u00e0.<\/p>\n<p>Marcello diceva: \u201cil rischio \u00e8 che vada a finire in tragedia\u201d quindi un rischio serio. \u201cSe l\u2019Italia decide di farsi esplodere salta tutto. Portogallo o Grecia li puoi anche neutralizzare. Ma non \u00e8 possibile un default italiano. Ne rimarrebbe un cumulo di macerie, in Europa e anche in America\u201d.<\/p>\n<p>Un Paese che si trovi in questa condizione \u00e8 un Paese che ha pochi strumenti. Si afferma: ma svaluta. Vero. Ci si potrebbe affidare alla svalutazione se tutto rimanesse come \u00e8 oggi. Se potessimo ragionare a \u201cparit\u00e0 di condizioni\u201d, allora la svalutazione avrebbe effetto, ci terrebbe a galla. Ma l\u2019\u201da parit\u00e0 di condizioni\u201d non \u00e8 data, perch\u00e9 ci sarebbero le macerie mondiali di cui parla Marcello.<\/p>\n<p>Il terzo mercato obbligazionario del mondo che ristruttura (o \u00e8 supposto farlo) non \u00e8 una bazzecola. E\u2019 inevitabile un fly to quality: in cui tutti i fondi si rifuggerebbero in porti sicuri, Usa in primo luogo, dove non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9 Obama, come nel 2008, e non c&#8217;\u00e8 pi\u00f9 nemmeno Bernanke. Molti paesi mergenti sarebbero messi in ginocchio. Poi c\u2019\u00e9 tutto l&#8217;interbancario coinvolto: nessuno si fiderebbe pi\u00f9 di nessuno &#8211; come gi\u00e0 successe subito dopo il fallimento della Lehman.<\/p>\n<p>E\u2019 difficilissimo evitare lo sconvolgimento dell&#8217;intero sistema internazionale, che \u00e8 un tutt\u2019uno, retto parossisticamente da un intreccio abnorme di debiti e crediti.<\/p>\n<p>Lasciamo a parte i nostri debiti di cui nessuno sa che fine faranno.<\/p>\n<p>In primis, quelli verso l&#8217;estero, non ridenominabili (quelli privati, sono circa 600 miliardi). Cominceranno le class action. In un grande periodo di incertezza \u00e8 possibile una recessione mondiale. La svalutazione (la cui efficacia \u00e8 dubbia quando il commercio di un paese \u00e8 inserito nelle catene del valore e il prezzo delle esportazioni dipende anche da quello delle importazioni) non servirebbe a molto. Non supplirebbe alla caduta in queste condizioni di investimenti e consumi privati. L\u2019unico sicuro effetto \u00e8 la ricaduta negativa sulla distribuzione del reddito. N\u00e9 lo Stato &#8211; che deve ricapitalizzare le banche, rifondere i depositi assicurati, far fronte alla caduta delle entrate, ripianare le perdite della Banca Centrale &#8211; ha libert\u00e0 di tamponare la situazione. Temo anche che sarebbe condizionato al cubo per evitare il peggio (altro che riacquisto di una libert\u00e0 di politica economica!).<\/p>\n<p>Vedo una tragedia a fronte di quella che potrebbe essere perfino una strategia, perch\u00e9 se noi sfidiamo i mercati, come stiamo facendo ponendo un deficit a livelli inattesi, dobbiamo perfino pensare che ci sia una volont\u00e0 che questo accada (a meno di non tornare alla categoria dei \u201cciucci\u201d).<\/p>\n<p>Potremmo essere anche giustificati in questa sfida se lo facessimo per investire, ma, invece, stiamo attuando trasferimenti, detassazioni e condoni. Certo, nella manovra c&#8217;\u00e8 anche un innalzamento degli investimenti pubblici, ma irrisorio, quel tanto per poter scrivere, nella grande tradizione delle manovre di bilancio di questo Paese, cifre di crescita fantasiose e giustificative delle politiche che si stanno mettendo in pratica.<\/p>\n<p>Qualcuno pu\u00f2 illudersi che abbiamo strumenti nuovi in caso di rottura dell\u2019euro per tamponare la situazione: il cambio e la Banca Centrale nazionale. Sul primo ho detto. La Banca pu\u00f2 comprare titoli di Stato e proporsi di tenere bassi i tassi di interesse. Ha qualche possibilit\u00e0? Gli si riverserebbe sul mercato tutto il debito pregresso, perch\u00e9 i possessori se ne liberebbero prima che sia troppo tardi. La Banca si troverebbe di fatto a monetizzare l&#8217;intero debito pubblico. Non pu\u00f2 farlo, deve desistere.<\/p>\n<p>Chiudiamo il mercato dei cambi per impedire che la lira vada alla deriva? Per quanto tempo \u00e8 possibile? Intanto perdiamo un pezzo dell\u2019unico vantaggio che pensiamo di avere, la svalutazione. Poi c\u2019\u00e9 una serie di misure che si possono prendere: impedendo alle banche di vendere i propri titoli, sterilizzando la moneta creata, ecc., ma tutto questo regge qualche mese. Ci porterebbe a un\u2019economia di guerra, che giustifica anche un governo autoritario (\u00e8 possibile che i \u201csinistri\u201d favorevoli all\u2019uscita dall\u2019euro siano cos\u00ec ingenui da credere che questo apra possibilit\u00e0 alla sinistra?). E, tutto sommato una situazione in cui, non avendo pi\u00f9 il sostegno di una banca centrale europea, l\u2019Italia dovrebbe ricorrere a politiche \u201crigorose\u201d che farebbero apparire il periodo precedente un ricordo beato.<\/p>\n<p>La mia conclusione \u00e8 che bisogna essere molto realistici su questi temi, senza sottovalutare nulla dei danni che la gestione dell\u2019euro dopo il 2008 ci ha provocato. Ma non si pu\u00f2 estirpare la malattia uccidendo il paziente. Occorre seguire altre vie.<\/p>\n<p>Dobbiamo concepire non una via salvifica, che non esiste e farebbe pagare costi immensi al Paese, ma una strategia di crescita (e di coesione sociale) che richiede progettualit\u00e0 e capacit\u00e0 di governo nel merito delle cose, non colpi di maglio.<\/p>\n<p>Se non siamo cresciuti lo dobbiamo molto anche a noi stessi. Quando occorre attendere il 2016 per poter assistere a un minimo di politica industriale, quando lasciamo il Mezzogiorno a se stesso (a fare non so quante politiche frammentate rivolte solo alle imprese locali), quando non abbiamo impostato una politica del trasferimento tecnologico, e lasciato universit\u00e0 e scuola, scuole professionali e ricerca senza un disegno organico prendiamocela in primo luogo con noi stessi. Questo non assolve l\u2019euro per come gestito, ma quali che siano le sue colpe non possiamo pi\u00f9 uscire anche se lo volessimo e fossimo in grado di affrontare dal nostro piccolo territorio problemi globali (come migrazioni, definaziarizzazione, mutamenti climatici, tensioni geopolitiche, energia, povert\u00e0, dazi avversi, paradisi fiscali, tassazione e potere delle multinazionali e \u2013 ultimo ma non ultimo \u2013 crescita e diffusione della crescita). Concentriamoci invece realisticamente su ci\u00f2 \u00e8 possibile ottenere all\u2019interno e, in un duro confronto, in Europa<\/p>\n<p>Da ultimo, torno a De Cecco \u201cDi fronte a un mercato complesso, spesso manovrato da forze oscure, l\u2019opinione pubblica preferisce optare per la soluzione pi\u00f9 semplice. \u00c8 una forma di populismo che si appella a un modello del passato nel quale si identificano tutte le certezze. C\u2019\u00e8 la volont\u00e0 di attribuire tutte le colpe a un unico responsabile, e come durante il Nazismo c\u2019erano gli ebrei cos\u00ec oggi c\u2019\u00e8 l\u2019euro\u201d..\u2026 \u201c L\u2019euro \u00e8 stato l\u2019ultimo tentativo di soluzione razionale della nostra economia. Non metto in dubbio che l\u2019industria tedesca ne abbia tratto dei benefici, ma \u00e8 un\u2019illusione pensare che tornando alla lira tutto si risolva. Lo documenta l\u2019esempio dell\u2019Argentina. Una volta espressi in lire, i debiti accumulati nell\u2019era dell\u2019euro saranno ancora pi\u00f9 pesanti. In confronto alla crisi greca, quanto sta avvenendo in Italia \u00e8 molto pi\u00f9 preoccupante, anche perch\u00e9 il nostro \u00e8 un Paese molto pi\u00f9 grande\u201d.<\/p>\n<p>(1) Questo testo contiene dati aggiornati al 3 ottobre 2018<\/p>\n<p>(2) https:\/\/www.corriere.it\/economia\/14_aprile_09\/uscire-dall-euro-tentazione-pericolosa-5c295598- bfab-11e3-a6b2-109f6a781e55.shtm<\/p>\n<p>(3) Tria \u2013 Mef \u2013 al Forum Ambrosetti 9 settembre 2018 &#8211; https:\/\/www.lettera43.it\/it\/articoli\/economia\/2018\/09\/09\/ministro-tria-forum-cernobbio\/223413\/<\/p>\n<h1><\/h1>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; Intervento di Salvatore Biasco Sabato 29 settembre 2018 (1)<\/p>\n","protected":false},"author":5,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[119,15,1],"tags":[138,65,103,45,62,982,980,981],"class_list":["post-41184","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-banche","category-lavoro-ed-economia","category-primo-piano","tag-debito-pubblico","tag-economia","tag-euro","tag-europa","tag-futuro","tag-mercati-finanziari","tag-tassi","tag-titoli-di-stato"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/41184","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/5"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=41184"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/41184\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":41185,"href":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/41184\/revisions\/41185"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=41184"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=41184"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=41184"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}