{"id":41274,"date":"2019-02-02T13:05:15","date_gmt":"2019-02-02T12:05:15","guid":{"rendered":"http:\/\/www.valorelavoro.com\/?p=41274"},"modified":"2019-02-09T19:01:39","modified_gmt":"2019-02-09T18:01:39","slug":"sentieri-fra-cina-e-occidente-taichi-poematica-del-principio-di-massimo-mori","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/2019\/02\/sentieri-fra-cina-e-occidente-taichi-poematica-del-principio-di-massimo-mori\/","title":{"rendered":"Sentieri fra Cina e Occidente: &#8220;TaiChi, poematica del principio&#8221; di Massimo Mori"},"content":{"rendered":"<p><strong>di AMINA CRISMA<\/strong><\/p>\n<p><strong>(in collaborazione con www.inchiestaonline.it )<\/strong><\/p>\n<p id=\"breadcrumbs\">You are here: <a href=\"http:\/\/www.inchiestaonline.it\">Home<\/a> \u00bb <a href=\"http:\/\/www.inchiestaonline.it\/category\/culture-e-religioni\/\">Culture e Religioni<\/a> \u00bb <strong>Amina Crisma: Sentieri tra Cina e Occidente. \u201cTai chi, poematica del principio\u201d di Massimo Mori<\/strong><\/p>\n<div class=\"singlepost\">\n<div id=\"post-main-51147\" class=\"post clearfix\">\n<div class=\"entry\">\n<h1 class=\"post-title\"><a title=\"Permanent Link to Amina Crisma: Sentieri tra Cina e Occidente. \u201cTai chi, poematica del principio\u201d di Massimo Mori\" href=\"http:\/\/www.inchiestaonline.it\/culture-e-religioni\/amina-crisma-sentieri-tra-cina-e-occidente-tai-chi-poematica-del-principio-di-massimo-mori\/\" rel=\"bookmark\">Amina Crisma: Sentieri tra Cina e Occidente. \u201cTai chi, poematica del principio\u201d di Massimo Mori<\/a><\/h1>\n<div class=\"meta\"><a title=\"Articoli scritti da: Amina Crisma\" href=\"http:\/\/www.inchiestaonline.it\/author\/amina-crisma\/\" rel=\"author\">Amina Crisma<\/a> | 2 Febbraio 2019 | <a title=\"Comments for Amina Crisma: Sentieri tra Cina e Occidente. \u201cTai chi, poematica del principio\u201d di Massimo Mori\" href=\"http:\/\/www.inchiestaonline.it\/culture-e-religioni\/amina-crisma-sentieri-tra-cina-e-occidente-tai-chi-poematica-del-principio-di-massimo-mori\/#respond\" rel=\"bookmark\">Comments (0)<\/a><\/div>\n<div class=\"shareaholic-canvas\"><\/div>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-51148\" src=\"http:\/\/www.inchiestaonline.it\/wp-content\/uploads\/2019\/02\/Mori.jpg\" alt=\"\" width=\"500\" height=\"471\" \/><\/p>\n<p><em>Questo libro singolare in cui l\u2019autore \u2013 medico, maestro di taijiquan, poeta e artista \u2013 compendia esperienze, letture e riflessioni di una vita induce a una rinnovata attenzione a motivazioni, modalit\u00e0, declinazioni e prospettive di un incontro interculturale con le risorse della Cina antica, indicando un percorso distante dai facili consumi di esotismo oggi diffusi, e imperniato invece su \u201cuna semplicit\u00e0 difficile a farsi\u201d.<\/em><\/p>\n<p>Da tempo Inchiesta dedica attenzione ad alcuni aspetti delle molteplici attivit\u00e0 di Massimo Mori \u2013 medico, maestro caposcuola di Tai Chi Chuan (taijiquan), l\u2019antica arte marziale cinese da lui praticata da quarant\u2019anni e per la prima volta incontrata nella Hong Kong degli anni Sessanta, poeta, artista visivo, direttore per oltre un ventennio degli Incontri letterari al Caff\u00e8 Giubbe Rosse di Firenze, e promotore di iniziative culturali quali i convegni intitolati \u201cTra Terra e Cielo, l\u2019arte del Taijiquan\u201d e \u201cPianeta Tai Chi\u201d i cui atti sono apparsi sulla nostra rivista in due cospicui dossier da lui curati (n. 181\/2013 e n. 196\/2017). Il secondo conteneva fra l\u2019altro un articolato intervento di Franco Cracolici, medico agopuntore, fondatore e presidente dell\u2019associazione culturale \u201cLa Compagnia del Tao\u201d, direttore della Scuola di Agopuntura tradizionale cinese della citt\u00e0 di Firenze e docente di Medicina tradizionale cinese in varie universit\u00e0 e scuole.<\/p>\n<p>Si segnalava cos\u00ec ai lettori l\u2019originalit\u00e0 di un versatile percorso capace di interpretare, di coniugare, di riformulare creativamente discipline diverse, saldando in un\u2019unica esperienza la pratica e l\u2019insegnamento del taijiquan e del qi gong a interessi scientifici, terapeutici, filosofici, letterari, a una riflessione in chiave sapienziale suffragata da un vasto ventaglio di frequentazioni di testi antichi e moderni, cinesi e occidentali: un percorso di crinale, insomma, il cui intento programmatico si pu\u00f2 emblematizzare nel nome \u2013 Nuovo Orizzonte Olistico \u2013 della scuola fondata da Mori a met\u00e0 anni Novanta.<\/p>\n<p>Tale originale esperienza, alimentata da una multiforme erudizione che attinge ai pi\u00f9 vari riferimenti \u2013 da Eraclito a Han Feizi, da Bernardo di Chiaravalle a Mallarm\u00e9, da Jung a Gao Xingjian, da Michelstaedter a Li Zehou, da Kraus a Jank\u00e9l\u00e9vitch, da Lucrezio a Lu Xun, solo per citarne alcuni \u2013 viene ora compendiata in un denso volume, Tai chi (taiji), poematica del principio (Edenica, ottobre 2018) in cui si pu\u00f2 scorgere innanzitutto una sorta di autobiografia intellettuale dell\u2019autore, la descrizione di un personale cammino che dalla prima pagina enuncia, richiamandosi al Jack Kerouac di On the Road, la necessit\u00e0 del camminare: \u201cDove andiamo? Non lo so, ma dobbiamo andare\u201d, e delinea inoltre, evocando da un lato Nietzsche, e dall\u2019altro Simone Weil, le modalit\u00e0 del proprio procedere, ossia di un \u201csentiero laico aperto a ogni versante\u201d, che tuttavia \u201cattraversa un\u2019osservata spiritualit\u00e0, riferibile a radici e indicazioni etiche comuni non estranee al pensiero del Tao\u201d:<\/p>\n<p>\u201cLe tracce non indicheranno una direzione, poich\u00e9 i versanti sono molteplici, ma porteranno al \u2018principio\u2019 rivelando la modalit\u00e0 del camminare, del procedere, senza adesione pedissequa alle aree specialistiche e ai campi culturali attraversati.\u201d1<\/p>\n<p>Si disegna cos\u00ec fin dall\u2019incipit l\u2019originale costruzione di questo libro, che si svolge interamente intorno a un centro che viene raramente tematizzato altrove, mentre invece abbondano le trattazioni riferite a un termine notissimo e ampiamente divulgato che vi \u00e8 connesso, Tao\/Dao: il principio Tai chi (taiji) enunciato nel titolo, ossia \u201cil principio normativo o realt\u00e0<\/p>\n<p>ultima, che \u00e8 insieme base e vertice dell\u2019esistenza delle diecimila cose\u201d, presente e operante nella realt\u00e0 e al contempo cardine e cuore segreto di tutto un complesso di pratiche psicofisiche di coltivazione interiore, rappresentato nella letteratura della Cina antica come trave di colmo, e al tempo stesso come estremit\u00e0, come polo (rinvio in proposito alle limpide pagine che vi dedica Anne Cheng nella Storia del pensiero cinese).2 E tuttavia, il volume si rifiuta di configurare un impianto codificato, un\u2019analisi compilatoria ordinata, un\u2019esposizione lineare, per procedere invece \u201cin modo frastico, disseminato e alluso\u201d, facendo largo ricorso \u201cal linguaggio figurato, alle considerazioni trasversali, multidisciplinari, comparatistiche\u201d, e a una fittissima trama di rinvii, di evocazioni, di citazioni, tratte da uno sterminato repertorio letterario, orientale e occidentale.<\/p>\n<p>Questa scelta stilistica ne fa, indubbiamente, un libro impervio, della cui difficolt\u00e0 l\u2019autore \u00e8 consapevole, e che egli anzi rivendica esplicitamente, come necessaria distanza dal \u201clessico divulgativo di messaggi falsamente semplici, espliciti o subliminali, che inquina consumatori inconsapevoli\u201d. Non si tratta certo per lui di un vezzo estrinseco, bens\u00ec di una necessit\u00e0 intrinseca: come egli dichiara, \u201cdifficolt\u00e0 e complessit\u00e0 saranno da affrontare per giungere ad una semplicit\u00e0 consapevole\u201d. Questa espressione, noto en passant, mi sembra significativamente affine alla celebre formula di Bertolt Brecht sulla \u201csemplicit\u00e0 difficile a farsi\u201d: un bel motto, mi pare, adatto a descrivere non una mera istanza letteraria, ma uno stile di vita, che incarna non solo un\u2019estetica, ma un\u2019etica alquanto controcorrente rispetto al vacuo semplicismo ostentato da tanta fragorosa retorica oggi predominante.<\/p>\n<p>Tale peculiarit\u00e0 del volume \u00e8 stata efficacemente colta, ad esempio, da Marco Palladini, che nella sua brillante recensione uscita sulla rivista in rete Malacoda (anno IV n.7\/2018) lo definisce \u201cun libro-summa da studiare e da meditare pi\u00f9 che da leggere\u2026 un libro \u2018liquido\u2019, per dirla alla Bauman, o un libro reticolare, come rete di reti di vari saperi, ovvero un libro sapienziale dove tutto fluisce: il sapere del Tai Chi si connette con il sapere della poesia che si interfaccia con il sapere della filosofia che si intreccia con il sapere della scienza\u2026in una straordinaria e felice ibridazione\u201d. Tale molteplicit\u00e0 \u00e8 ricondotta \u201centro un\u2019unica sfera di sapienza declinata come \u2018poematica del principio\u2019, ovvero conoscenza pratica, poiein meditativo del processo lungo la direttrice del Tao\/Dao, la Via per la autorealizzazione del s\u00e9 (e di s\u00e9).\u201d<\/p>\n<p>Dal canto mio, lascio senz\u2019altro al lettore il compito di districarsi fra le innumerevoli suggestive diramazioni di cui abbonda questo sentiero multiverso, e di decrittarne le molteplici e complesse risonanze, delle quali \u00e8 impossibile dare un\u2019immagine anche solo approssimativa nel ridotto spazio di queste brevi pagine. Si tratta di un testo che, analogamente ai classici cinesi frequentati dall\u2019autore, non si lascia catturare e descrivere da una lettura sequenziale, ma che credo convenga affrontare in un percorso, per cos\u00ec dire, a spirale, a zigzag, girovagando anche a ritroso, e cercando cos\u00ec di coglierne determinati motivi salienti e ricorrenti.<\/p>\n<p>Mi limito dunque a segnalarne qualche aspetto, fra molti, che mi appare di speciale interesse, sottolineando una volta di pi\u00f9 che la sua originalit\u00e0 non include solamente i temi proposti, ma ne coinvolge la stessa costruzione. La sovrabbondanza di riferimenti e di richiami presenti nelle sue pagine \u00e8 tutt\u2019altro che estrinsecamente esornativa, bens\u00ec rinvia a una necessit\u00e0 intrinseca, direi strutturale: il tipo di riflessione che qui si esprime si ispira, mi sembra, a quelle che io chiamo \u201cmodalit\u00e0 commentariali del pensiero\u201d, ossia a quello stile filosofico che procede in un incessante dialogo esegetico con altri testi, e che annovera fra i suoi pi\u00f9 celebri e classici esempi il commento al Laozi di Wang Bi (III secolo d.C.). Tale modo di procedere, a mio avviso, molto pi\u00f9 di quello di trattati costruiti su definizioni astratte e sulle tecnicalit\u00e0 di certa filosofia occidentale moderna \u00e8 in grado di corrispondere allo spirito e alla lettera di antiche tradizioni<\/p>\n<p>sapienziali \u2013 cinesi, e non solo, \u2013 come da tempo vado sostenendo in vari miei libri, scritti e interventi. 3 Fra gli esempi contemporanei di tale stile peculiare, non molto frequentato e direi anzi decisamente inattuale in un\u2019epoca come questa, i cui linguaggi dominanti mostrano tutt\u2019altro genere di propensioni, ricorderei innanzitutto quello di Pier Cesare Bori. La sua ricerca di consenso etico fra culture e la sua convinzione che \u201cla scrittura cresce con chi legge\u201d (ben note ai lettori di Inchiesta, che vi ha dedicato un\u2019ampia sezione sulla versione online, e che di recente ha ricordato fra l\u2019altro le sue pregnanti riflessioni interculturali sui diritti umani) vengono pi\u00f9 volte evocate nelle pagine di Mori, sia direttamente sia attraverso riferimenti a caratteristici temi di Simone Weil, come il paradossale \u201cogni religione \u00e8 l\u2019unica vera\u201d, che Bori ha contribuito in misura rilevante a porre all\u2019attenzione. 4<\/p>\n<p>Sullo sfondo di Tai Chi si coglie dunque la presenza di un orizzonte di \u201cuniversalismo pluralistico\u201d o \u201cuniversalismo contestuale\u201d che si richiama esplicitamente, fra molte altre, a tali elaborazioni, nelle quali si afferma sia la fondamentale unit\u00e0 della dimensione sapienziale che accomuna culture diverse, sia l\u2019insopprimibile e irriducibile pluralit\u00e0 dei loro linguaggi. Detto questo, tuttavia il modello per certi versi pi\u00f9 affine alla sensibilit\u00e0 che ispira le pagine di Mori, sia sul versante tematico sia su quello stilistico ed espressivo, mi sembra soprattutto quello di Fran\u00e7ois Cheng, poeta, romanziere, saggista, calligrafo, grande maestro di interculturalit\u00e0, accademico di Francia, nato nel 1929 in Sichuan e residente in Francia dal 1949.5 Penso, in particolare, a certe intense pagine del suo romanzo autobiografico <em>Le dit de Tianyi<\/em> (1998); <em>Le parole di Tianyi<\/em>, 2000) in cui si incrociano le letture del Laozi, di Dante e di Rimbaud, e pi\u00f9 in generale all\u2019atteggiamento di fondo verso la vita e il mondo che vi \u00e8 sottesa, e che si pu\u00f2 riassumere nella formula \u201c\u00e8 perch\u00e9 c\u2019\u00e8 l\u2019acqua che noi abbiamo sete\u201d.6 Non mi sembra in questo senso casuale che L\u2019\u00c9criture po\u00e9tique chinoise (1977), una delle sue opere pi\u00f9 famose, compaia in Tai Chi come riferimento particolarmente pregnante; e tuttavia, la propensione apollinea alla misura e all\u2019armonia che caratterizza la prosa di Fran\u00e7ois Cheng, e che \u00e8 pure l\u2019istanza cruciale, etica ed estetica, del percorso di Tai Chi, appare qui costantemente affiancata dall\u2019esuberanza di un linguaggio evocativo che per certi versi riporta alla mente le suggestioni del Finnegans Wake di James Joyce. In questo volume, insomma, la sperimentazione espressiva \u00e8 un aspetto tutt\u2019altro che secondario, che si realizza nell\u2019ibridazione e nella contaminazione di linguaggi diversi, dislocandosi in varie forme e modalit\u00e0 non soltanto sulla direttrice Oriente\/Occidente, ma anche su quella Antico\/Moderno, per cui l\u2019uno e l\u2019altro non sono spazi separati e contrapposti, ma sono fatti costantemente e dialetticamente interagire.<\/p>\n<p>Questo gioco peraltro non \u00e8 affidato a una gratuit\u00e0 arbitraria e meramente suggestiva, ma si fonda su un solido impianto di letture e studi rigorosi. In tal senso, un elemento a mio avviso tutt\u2019altro che secondario del libro \u00e8 il suo tener conto di diverse acquisizioni della sinologia contemporanea (atteggiamento, questo, che \u00e8 dato piuttosto raramente riscontrare al di fuori dell\u2019ambito degli studi specialistici). Insomma, non si percepisce per nulla qui quel disprezzo per la filologia che viene non di rado ostentato da un certo comparatismo \u00e0 la page assai diffuso e proclive a un facile consumo di orientalismi, ma si rivela invece un attento interesse per i risultati pi\u00f9 recenti (e meno popolari) dei laboriosi cantieri dei filologi. Si offrono cos\u00ec letture limpide e aggiornate in base a interpretazioni attuali sia dello <em>Yijing<\/em>, il Classico dei mutamenti, sia del Laozi o Daodejing, i due celebri classici a cui sono dedicati due capitoli fondamentali del libro; ad essi inoltre si affianca sovente il riferimento al <em>Neiye,<\/em> antica fonte taoista la cui riscoperta costituisce una conquista rilevante degli studi odierni (come ben sanno i lettori di Inchiesta, che ha ospitato in proposito vari interventi).7<\/p>\n<p>Se dunque, mi pare, questo libro ribadisce l\u2019importanza di un approccio rigoroso, critico e pienamente consapevole ai testi, e alla complessit\u00e0 e difficolt\u00e0 del lavoro ermeneutico che su di essi si svolge, d\u2019altro canto ci rammenta che il rapporto con essi, per quanto ineludibile e fondamentale, non \u00e8 peraltro un fine in s\u00e9, ma un tramite: \u00e8, riprendendo una metafora cara ai testi cinesi antichi, taoisti e non solo, un alimento per nutrire la vita. Come le fonti classiche a cui Tai Chi si ispira, e come ci ha ricordato di recente fra l\u2019altro un grande sinologo contemporaneo, Michael Puett8 , questo libro ci rammenta che i testi rinviano non a un ambito meramente e astrattamente intellettuale, ma a una corposa globalit\u00e0 dell\u2019esistenza, in cui le parole valgono in quanto additano una dimensione di esperienza che \u00e8 anche al di l\u00e0 (o al di qua) delle parole, e in cui le pratiche, i saperi del corpo e della mano, la gestualit\u00e0 silenziosa, l\u2019esemplarit\u00e0 vivente hanno un ruolo essenziale.<\/p>\n<p>In questo ideale onnicomprensivo di coltivazione di s\u00e9, se certamente si riconosce l\u2019impronta dell\u2019antico modello cinese delle Cinque arti, che includevano la calligrafia come il tiro con l\u2019arco, si pu\u00f2 intravedere anche un modello di paideia integrale di ascendenza rinascimentale (un riferimento, questo, non peregrino, per un autore che \u00e8 fiorentino di adozione, e la cui fiorentinit\u00e0 non \u00e8 certo, mi pare, un accessorio secondario). Sarebbe dunque a mio avviso fuori luogo ricondurre questo libro cos\u00ec singolare entro i risaputi binari di una vieta stereotipia improntata a una contrapposizione schematica Cina\/Occidente, ossia all\u2019\u201dinerzia narcisistica dell\u2019opposizione dualistica\u201d, come efficacemente la stigmatizza Anne Cheng:9 esso invece mi sembra additare, al di l\u00e0 di molte, ben note e ineludibili differenze, tutto un fertile e plurale terreno di convergenze inedite, di spazi di conversazione e di sorprendenti interazioni da scoprire.<\/p>\n<p><strong>NOTE<\/strong><\/p>\n<p>1 Massimo Mori, Tai chi (Taiji), poematica del principio, Edenica 2018, p. 9.<\/p>\n<p>2 Anne Cheng,<em> Storia del pensiero cinese<\/em>, trad. e cura di Amina Crisma, Einaudi 2000, pp. 278, 338, 455-57, 463-67.<\/p>\n<p>3 A questa prospettiva che attraversa tutto il mio lavoro sono specificamente dedicati miei libri, come Neiye (Garzanti 2015) e Confucianesimo e taoismo (Emi 2016), miei contributi a volumi collettanei, come \u201cSinologia e filosofia, confronto con la Cina e riflessione interculturale\u201d, in <em>La filosofia e l\u2019altrove<\/em>, (a cura di Emanuela Magno e Marcello Ghilardi, Mimesis 2016, pp. 189-205), e vari altri miei interventi apparsi su riviste (ad es. \u201cMa dove sta la Cina, filosoficamente parlando? Pensiero occidentale e pensiero cinese a confronto in Essere o vivere di Fran\u00e7ois Jullien\u201d, <em>Inchiesta<\/em>, anno 46 n. 194, ottobre\/dicembre 2016,pp. 78-80 (anche in www.inchiestaonline.it 12 ottobre 2016).<\/p>\n<p>4 \u201cPier Cesare Bori e la rivista Inchiesta\u201d, www.inchiestaonline.it ; Amina Crisma, \u201cLa questione dei diritti umani nel pensiero di Pier Cesare Bori\u201d, <em>Inchiesta<\/em> n. 202\/2018 (anche in www.inchiestaonline.it 10 dicembre 2018).<\/p>\n<p>5 Per un suo sintetico profilo rinvio a Amina Crisma, \u201cInterazioni intellettuali fra Cina e Occidente\u201d, in G. Samarani, M. Scarpari (a cura di), La Cina. Verso la modernit\u00e0, Einaudi 2009, pp. 859-881.<\/p>\n<p>6 Fran\u00e7ois Cheng, <em>Le parole di Tianyi,<\/em> Garzanti 2000.<\/p>\n<p>7 Si vedano gli interventi sul <em>Neiye<\/em> di Maurizio Scarpari, Giangiorgio Pasqualotto, Vittorio Capecchi, Nicola Gasbarro su www.inchiestaonline.it del 2016\/2017.<\/p>\n<p>8 Michael Puett, insieme a Christine Gross-Loh, <em>La Via, un nuovo modo di pensare qualsiasi cosa<\/em>, Einaudi 2017.<\/p>\n<p>9 Anne Cheng, <em>La Chine pense-t-elle?<\/em> Coll\u00e8ge de France\/Fayard 2009.<\/p>\n<div class=\"shareaholic-canvas\"><\/div>\n<div class=\"shareaholic-canvas\">\u00a0<strong>AMINA CRISMA<br \/>\n<\/strong><\/div>\n<div class=\"shareaholic-canvas\"><strong>(in collaborazione con www.inchiestaonline.it)<\/strong><\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di AMINA CRISMA (in collaborazione con www.inchiestaonline.it ) You are here: Home \u00bb Culture e<\/p>\n","protected":false},"author":10,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[105,75,1],"tags":[],"class_list":["post-41274","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-internazionale","category-osservatorio-cina","category-primo-piano"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/41274","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/10"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=41274"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/41274\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":41275,"href":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/41274\/revisions\/41275"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=41274"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=41274"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=41274"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}