{"id":41321,"date":"2019-03-18T18:57:25","date_gmt":"2019-03-18T17:57:25","guid":{"rendered":"http:\/\/www.valorelavoro.com\/?p=41321"},"modified":"2019-03-30T23:15:58","modified_gmt":"2019-03-30T22:15:58","slug":"timori-e-speranze-sulla-via-della-seta","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/2019\/03\/timori-e-speranze-sulla-via-della-seta\/","title":{"rendered":"Timori e speranze sulla Via della Seta"},"content":{"rendered":"<p>di <strong>MAURIZIO SCARPARI<\/strong><\/p>\n<p>(a cura di Amina Crisma, in collaborazione con www.inchiestaonline.it )<\/p>\n<p id=\"breadcrumbs\">You are here: <a href=\"http:\/\/www.inchiestaonline.it\">Home<\/a> \u00bb <a href=\"http:\/\/www.inchiestaonline.it\/category\/cina-politica-lavori-diritti\/\">Osservatorio Cina<\/a> \u00bb <strong>Maurizio Scarpari: Timeo danaos et dona ferentes. Timori e speranze sulla Via della seta<\/strong><\/p>\n<div class=\"singlepost\">\n<div id=\"post-main-51801\" class=\"post clearfix\">\n<div class=\"entry\">\n<h1 class=\"post-title\"><a title=\"Permanent Link to Maurizio Scarpari: Timeo danaos et dona ferentes. Timori e speranze sulla Via della seta\" href=\"http:\/\/www.inchiestaonline.it\/osservatorio-internazionale\/maurizio-scarpari-timeo-danaus-et-dona-ferentes-timori-e-speranze-sulla-via-della-seta\/\" rel=\"bookmark\">Maurizio Scarpari: Timeo danaos et dona ferentes. Timori e speranze sulla Via della seta<\/a><\/h1>\n<div class=\"meta\"><a title=\"Articoli scritti da: Maurizio Scarpari\" href=\"http:\/\/www.inchiestaonline.it\/author\/maurizio-scarpari\/\" rel=\"author\">Maurizio Scarpari<\/a> | 16 Marzo 2019 | <a title=\"Comments for Maurizio Scarpari: Timeo danaos et dona ferentes. Timori e speranze sulla Via della seta\" href=\"http:\/\/www.inchiestaonline.it\/osservatorio-internazionale\/maurizio-scarpari-timeo-danaus-et-dona-ferentes-timori-e-speranze-sulla-via-della-seta\/#respond\" rel=\"bookmark\">Comments (0)<\/a><\/div>\n<div class=\"shareaholic-canvas\"><\/div>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-51802\" src=\"http:\/\/www.inchiestaonline.it\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/cina.jpg\" alt=\"\" width=\"259\" height=\"195\" \/><\/p>\n<p>C\u2019era da aspettarselo, alla fine i nodi giungono al pettine. La mancanza di un progetto di sviluppo autonomo e di ampio respiro, che abbia un orizzonte temporale di medio-lungo periodo e che tenga conto della complessit\u00e0 della realt\u00e0 politica ed economica globale, ha messo in luce ancora una volta l\u2019inadeguatezza di un governo bicefalo, in modo particolare della sua componente penta-stellata.<\/p>\n<p>Ha provveduto a colmare la lacuna Michele Geraci, sottosegretario del Ministero per lo Sviluppo Economico (Mise), titolare del dossier Cina, che sta lavorando per realizzare quanto promesso alla vigilia della sua nomina: in un articolo pubblicato sul blog di Beppe Grillo l\u201911 giugno 2018 (diverr\u00e0 sottosegretario due giorni dopo) dal titolo \u201cLa Cina e il governo del cambiamento\u201d Geraci sostenne infatti che \u201cla Cina sarebbe stata la variabile di impatto maggiore sulla nostra economia e societ\u00e0 durante il quinquennio 2018-2023 dell\u2019attuale legislatura\u201d, spiegando come il coinvolgimento attivo della Cina nella nostra politica economica avrebbe risolto \u2013 magicamente aggiungiamo noi \u2013, tutti i punti del programma di governo Lega-5S. Il suo intervento fu al centro di aspre critiche, sostanzialmente dovute alla disinvoltura con cui Geraci proponeva il modello illiberale cinese come fonte di ispirazione per i politici italiani. <em>Inchiesta<\/em> \u00e8 intervenuta sulla questione in due occasioni, l\u20198 luglio 2018 (\u201cLa panacea cinese? Una risposta al Sottosegretario Geraci. Perch\u00e9 \u00e8 pericoloso prendere la Cina come modello dei flussi migratori\u201d, http:\/\/www.inchiestaonline.it\/politica\/la-panacea-cinese-una-risposta-al-sottosegretario-geraci-perche-e-pericoloso-prendere-la-cina-come-modello-di-gestione-dei-flussi-migratori) e il 18 settembre 2018 (\u201cParliamo con la Cina, s\u00ec. Ma forse non siamo pronti\u201d, http:\/\/www.inchiestaonline.it\/politica\/maurizio-scarpari-parliamo-con-la-cina-si-ma-forse-non-siamo-pronti).<\/p>\n<p>Capita cos\u00ec che il governo dell\u2019incompetenza abbia oggi un progetto di sviluppo da proporre al paese. Un progetto che non \u00e8 ancora definito nel dettaglio \u2013 non lo era nemmeno quello sul reddito di cittadinanza, nonostante fosse il cavallo di battaglia del Movimento \u2013, ma che impone di siglare comunque un accordo in fretta e furia, cos\u00ec da far cassa mediatica alla vigilia delle elezioni amministrative ed europee. Il 22 prossimo sar\u00e0 dunque firmato un accordo quadro con Xi Jinping, che verr\u00e0 in Italia per l\u2019occasione, a conferma dell\u2019importanza che i cinesi attribuiscono alla possibilit\u00e0 di coinvolgere formalmente nel progetto Belt and Road Initiative (Bri), meglio noto come Nuova Via della seta, un paese del G7 e fondatore dell\u2019Unione Europea, visto che gli altri paesi partner si sono finora astenuti dal sottoscriverlo. A costo di doversi accollare anche parte del debito sovrano italia-no, come peraltro previsto dalla proposta avanzata da Geraci, ipotesi che accresce la preoccupazio-ne di Stati Uniti e Unione Europea.<\/p>\n<p>La Bri \u00e8 un programma infrastrutturale grandioso, che si estende lungo il continente euroasiatico fino a giungere alle coste atlantiche, i paesi dell\u2019Asia orientale e meridionale e del Sudest asiatico, l\u2019Africa. E oltre. Attualmente sono coinvolti una settantina di paesi, ma il loro numero \u00e8 destinato ad aumentare. Sono previsti investimenti massicci con due obiettivi primari: posizionare la Cina al centro di una fitta rete di collegamenti stradali, ferroviari, marittimi, aerei, ma anche di oleodotti, gasdotti, reti di telecomunicazioni, ecc., e smaltire la propria sovrapproduzione industriale, creatasi in seguito alla contrazione delle esportazioni, riducendo la quale l\u2019economia cinese sarebbe destinata a un ridimensionamento cos\u00ec drastico da causare gravi ripercussioni a livello interno ma anche mondiale. Si tratta di un progetto egemonico senza precedenti nella storia dell\u2019umanit\u00e0, per realizzare il quale la Cina ha programmato di destinare oltre mille miliardi di dollari per la sola fase iniziale, soldi che in alternativa avrebbe potuto investire nel paese per migliorare la qualit\u00e0 della vita di milioni di cinesi, molti dei quali vivono ancora in condizioni di semipovert\u00e0. I cinesi, si sa, non regalano niente a nessuno, se investono all\u2019estero vogliono ricavarne un adeguato tornaconto. La loro capacit\u00e0 di penetrazione \u00e8 impressionante. Sono bravi negoziatori e grandi lavoratori, tendono a muoversi all\u2019interno di comunit\u00e0 sostanzialmente autosufficienti, avendo una concezione diversa dalla nostra dei diritti dei lavoratori, del rispetto delle regole e della libera concorrenza. Insomma, non vanno presi alla leggera.<\/p>\n<p>Il Mise si muove invece con una disinvoltura preoccupante, convinto \u2013 e volendo convincere \u2013 che l\u2019accordo quadro che l\u2019Italia si accinge a firmare implica una collaborazione puramente commerciale, senza implicazioni politiche (il fatto che il progetto sia esplicitamente indicato come strategico nella Costituzione del Partito comunista cinese \u00e8, evidentemente, un dettaglio), grazie al quale \u201cper la prima volta cominciamo a mandare i nostri prodotti in Cina\u201d per dirla con il ministro Di Maio, che per sostenere l\u2019accordo si \u00e8 recato gi\u00e0 due volte in Cina, lasciando come ricordo la sua celebre gaffe del \u201cPresidente Ping\u201d. Per la prima volta? Cominciamo? E i 20,41 miliardi di dollari di nostre esportazioni in quel paese nel solo 2018? Sembra di sentire i soliti slogan roboanti improntati su \u201cper la prima volta nella storia\u2026\u201d, \u201cstiamo scrivendo la storia\u201d, \u201cabbiamo abolito la povert\u00e0\u201d, \u201cabbiamo spazzato via la corruzione\u201d, ecc. Ogni volta si riparte dall\u2019anno zero. Si tratta di pura propaganda, portata avanti quotidianamente in un\u2019estenuante competizione elettorale 24 ore su 24, 7 giorni su 7, che mira a contrastare l\u2019inarrestabile ascesa leghista (del cui sdoganamento i pentastellati dovrebbero sentirsi responsabili) nella speranza di un\u2019improbabile rimonta. In questi giorni concitati, nel corso di un\u2019intervista Di Maio ha persino azzardato un parallelo con Trump: se Trump ha fatto dello slogan <em>America First<\/em> il suo vessillo politico, allora noi faremo di <em>Italy First<\/em> il nostro. Sfugge al ministro il fatto che l\u2019Italia non \u00e8 l\u2019America, circostanza tutt\u2019altro che trascurabile, e che per sostenere la sua politica Trump ha dato vita alla pi\u00f9 massiccia offensiva, che non \u00e8 solo commerciale, contro la Cina, per bloccarne l\u2019avanzata, mentre noi stiamo imboccando una strada che va nella direzione opposta. Ma questi sono dettagli, solo parole prive di un reale contenuto.<\/p>\n<p>La posta in gioco \u00e8 alta e la partita potrebbe farsi complessa. La Bri non \u00e8 un accordo com-merciale come Di Maio &amp; Co. credono e vorrebbero far credere, sostenerlo denota incompetenza e\/o malafede. I prestiti che le banche cinesi sono pronte a elargire (la Banca Asiatica d\u2019Investimento per le Infrastrutture in primis) saranno finalizzati principalmente, se non esclusivamente, alla realizzazione di infrastrutture. Perch\u00e9 dunque presentare l\u2019accordo come qualcosa che non \u00e8, dal momento che un eventuale incremento delle nostre esportazioni non dipende dalla nostra partecipazione formale alla Bri? Per inviare i propri prodotti in Cina, infatti, non serve affiliarsi alla Bri: gli altri paesi del G7, e non solo loro, esportano in Cina molto pi\u00f9 di noi (siamo il fanalino di coda anche in questo) senza aver sottoscritto la Bri, sono solo pi\u00f9 bravi a muoversi come \u201csistema paese\u201d e a promuovere le loro aziende. Si vorrebbe far credere che attraverso la Bri si potr\u00e0 finalmente colmare il divario con gli altri paesi: un modo semplicistico per affrontare una questione complessa.<\/p>\n<p>La Bri non \u00e8 stata pensata per far aumentare le esportazioni dei paesi finanziati dalla Cina (semmai \u00e8 vero il contrario), sarebbe assurdo solo pensarlo ed \u00e8 tutto da dimostrare che, anche a fronte di un aumento delle esportazioni, le importazioni sarebbero contenute o ridotte. La realt\u00e0 \u00e8 ben diversa da come viene presentata, il rischio di venir invasi dai prodotti cinesi \u00e8 altissimo, ed \u00e8 questo che in genere \u00e8 avvenuto nei paesi che hanno sottoscritto la Bri. Proprio per salvaguardare \u201cla prosperit\u00e0, il modello sociale e i valori comuni della Ue nel lungo periodo\u201d e cercare di fronteggiare in modo coeso l\u2019avanzata cinese di recente l\u2019Unione Europea (primo partner commer-ciale della Cina) ha predisposto un documento d\u2019intenti comune, dal quale solo l\u2019Italia tra i grandi paesi europei si \u00e8 dissociata, nonostante fosse tra i promotori dell\u2019iniziativa (durante il governo Gentiloni).<\/p>\n<p>Intendiamoci: la Bri rappresenta un\u2019opportunit\u00e0 importante, anche per l\u2019Italia, impossibile non riconoscerlo, ma proprio per questo ci vuole prudenza e soprattutto bisogna avere un progetto di modernizzazione e sviluppo delle infrastrutture del paese di ampio respiro, per evitare di trovarsi travolti o, peggio ancora, intrappolati in qualcosa di pi\u00f9 grande di quanto si possa immaginare, com\u2019\u00e8 successo a diversi stati che prima di noi si sono avventurati, per necessit\u00e0 o perch\u00e9 abbagliati dai soldi, lungo la Via della seta, trasformatasi presto per loro in Via del disastro.<\/p>\n<p>Nel caso della nostra partecipazione alla Bri s\u00ec che sarebbe necessaria un\u2019analisi costi-benefici: per vedere conclusa quella sul Tav Torino-Lione, che ha avuto per oggetto una linea ferroviaria di poche decine di chilometri, c\u2019\u00e8 voluta un\u2019eternit\u00e0, possibile che questo accordo con la Cina si debba chiudere in tutta fretta e senza renderne noti i termini in tempo utile per una discussione costruttiva anche in Parlamento? Si ha idea della trasformazione infrastrutturale che si render\u00e0 necessaria in previsione dell\u2019arrivo nei porti italiani di centinaia di migliaia di container, del loro stazionamento e trasporto in tutta Europa? Una nave portacontainer moderna ne stiva fino a 21.000 (da 20 piedi), l\u201986,5% dei trasporti in Italia avviene su gomma (76,4 in Europa) e un tir pu\u00f2 portare al massimo due container alla volta (o uno da 40 piedi). Altro che alta velocit\u00e0 e Tav, ci vorr\u00e0 ben altro! Augusto Cosulich, titolare della Fratelli Cosulich (sede a Genova, uffici in tutti i continenti, 1,1 miliardi di euro di fatturato), da trent\u2019anni rappresentante in Italia della Cosco, la compagnia di stato cinese di servizi di spedizioni marittima e di logistica portuale, leader mondiale nel settore e braccio operativo della Bri, ha dimostrato che il trasporto dei container via terra risulta pi\u00f9 costoso se essi vengono sbarcati nei porti italiani piuttosto che a Rotterdam, principale punto d\u2019approdo delle navi cinesi nel nord Europa. Per diventare competitivi sar\u00e0 inevitabile ristrutturare massicciamente l\u2019intera rete italiana dei trasporti. \u00c8 un\u2019opportunit\u00e0 eccellente per l\u2019Italia e per le nostre autostrade e ferrovie obsolete, ma a quale prezzo? E in base a quali scelte? Un\u2019analisi costi-benefici seria sembrerebbe in questo caso s\u00ec d\u2019obbligo, ma \u00e8 difficile immaginare che a gestire quest\u2019enorme impresa possa essere il ministro Toninelli, che peraltro sulla Bri tace, a riprova della sottovalutazione del problema di cui si sta parlando. Cosa succeder\u00e0 quando dagli \u201cimpegni non vincolanti\u201d dell\u2019accordo quadro si passer\u00e0 alle vie di fatto? Il ministro Salvini faticher\u00e0 a farsi garante con gli Stati Uniti, come sembra essersi candidato a fare; staremo a vedere quale sar\u00e0 la reazione americana. \u201cL\u2019Italia \u00e8 finita senza accorgersene nel mezzo del ring dove Stati Uniti e Cina si sfidano per il titolo mondiale dei supermassimi\u201d ammonisce il direttore di Limes, Lucio Caracciolo, secondo il quale la strategia alla base della Bri consiste nel potenziare al massimo la rete delle infrastrutture che legano la Cina al resto del mondo, penetrare nei sistemi politico-istituzionali dei paesi coinvolti e costruire basi militari lungo le rotte interessate.<\/p>\n<p>Stando alle dichiarazioni delle autorit\u00e0 cinesi la Bri \u00e8 un programma di cooperazione che dovrebbe recare benefici a tutti i partners coinvolti, ma l\u2019esperienza di numerosi paesi, per lo pi\u00f9 asiatici e africani, in questi primi cinque anni di attivit\u00e0 dimostra che non \u00e8 sempre cos\u00ec. Tant\u2019\u00e8 che diversi stati hanno gi\u00e0 ridimensionato o stanno tentando di ridimensionare gli impegni assunti, essendo caduti nella cosiddetta \u201ctrappola del debito\u201d che li costringe a ripagare i debiti cedendo risorse primarie o il controllo di strutture strategiche che non era previsto dovessero venir alienate. I porti del Pireo in Grecia (multato nei giorni scorsi dall\u2019Ufficio Europeo per la Lotta Antifrode per un\u2019imponente frode fiscale perpetrata dai cinesi, una delle tante), di Gwadar in Pakistan (da dove transita il 60% del traffico mondiale di petrolio e gas) e di Gibuti nel Corno d\u2019Africa (considerato un avamposto militare strategico per il controllo dell\u2019intera Africa orientale) rappresentano esempi a cui guardare con estrema attenzione, visto che l\u2019interesse principale dei cinesi non \u00e8 tanto per il paese Italia quanto per i suoi porti, in particolare Genova e soprattutto il porto franco di Trieste, che in virt\u00f9 del principio di extraterritorialit\u00e0 riconosciutogli nel 1947, pu\u00f2 offrire privilegi fiscali rilevanti agli operatori che vi sbarcano le loro merci, che potranno cos\u00ec evitare di fare dogana e pagare dazi e tasse. Rischia di prodursi una situazione con risvolti drammatici per il comparto manifatturiero del nord-est, e non solo, come ha denunciato recentemente il presidente degli industriali del Friuli occidentale Michelangelo Agrusti, secondo il quale la concorrenza \u201csleale\u201d che si creerebbe metterebbe in ginocchio decine di aziende. Ovviamente nessuno al governo ha pensato di sentire il suo parere\u2026<\/p>\n<p>Le conseguenze di varia natura che si prospettano con questo accordo non sono banali e chi sta ge-stendo l\u2019operazione dovrebbe saperlo. Inoltre ignorare la complessit\u00e0 dell\u2019attuale situazione geopolitica, del conflitto sempre pi\u00f9 preoccupante tra Stati Uniti e Cina che sta destabilizzando gli assetti economici e politici dell\u2019intero pianeta, le implicazioni di ordine politico e anche di natura ideologica sui quali non intendiamo qui addentrarci ma che emergeranno di sicuro (come i casi della Grecia o degli Istituti Confucio insegnano) dovrebbero indurre i nostri governanti a una maggiore cautela.<\/p>\n<p><strong>Il problema non sono allora i cinesi e non \u00e8 nemmeno la Bri, ognuno fa il suo mestiere e i cinesi cercano di fare il loro al meglio. I problemi li abbiamo in casa: sono la carenza progettuale, l\u2019incompetenza e l\u2019improvvisazione con cui i titolari del Mise, del Ministero per le infrastrutture e dei trasporti e del Ministero dell\u2019economia e delle finanze affrontano un tema cos\u00ec complesso e delicato<\/strong>. La superficialit\u00e0 dei nostri politici assomiglia troppo, per non preoccupare, a quella con cui hanno affrontato altri temi, rivelatisi pi\u00f9 complessi da risolvere di quanto immaginato prima di formare il governo, obbligandoli a repentini cambi di posizione, con torsioni anche di 180\u00b0: il rapporto con l\u2019Unione Europea e l\u2019euro, la disponibilit\u00e0 finanziaria per sostenere economicamente le promesse elettorali, il braccio di forza con la Commissione europea in sede di elaborazione della legge di stabilit\u00e0, la chiusura dell\u2019Ilva e la bonifica di Taranto, la chiusura del gasdotto trans-adriatico Tap in Puglia e del sistema di comunicazioni satellitari militari ad alta frequenza Muos in Sicilia, l\u2019uscita dal progetto ad alta velocit\u00e0 Torino-Lione, il reddito di cittadinanza e cos\u00ec di seguito.<\/p>\n<p>Alla luce di queste considerazioni e del dibattito che si \u00e8 creato intorno alla partecipazione dell\u2019Italia alla Bri, che ha irritato e preoccupato i nostri partner tradizionali, Stati Uniti e Unione Europea, e ha causato critiche e dubbi da parte di politici, imprenditori ed esperti, non possono che destare ulteriore allarme le dichiarazioni del ministro Tria, secondo il quale tutto questo discutere altro non sarebbe che \u201cuna tempesta in un bicchier d\u2019acqua\u201d. Il Mediterraneo forse non \u00e8 pi\u00f9 il <em>Mare nostrum<\/em>, ma non per questo \u00e8 diventato un bicchiere d\u2019acqua.<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-51807\" src=\"http:\/\/www.inchiestaonline.it\/wp-content\/uploads\/2019\/03\/pireo.jpg\" alt=\"\" width=\"700\" height=\"525\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div class=\"shareaholic-canvas\">\u00a0<strong>Maurizio SCARPARI<br \/>\n<\/strong><\/div>\n<div class=\"shareaholic-canvas\">(a cura di Amina Crisma, in collaborazione con www.inchiestaonline.it )<\/div>\n<div class=\"shareaholic-canvas\"><\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di MAURIZIO SCARPARI (a cura di Amina Crisma, in collaborazione con www.inchiestaonline.it ) You are<\/p>\n","protected":false},"author":10,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[75,1],"tags":[],"class_list":["post-41321","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-osservatorio-cina","category-primo-piano"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/41321","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/10"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=41321"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/41321\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":41322,"href":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/41321\/revisions\/41322"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=41321"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=41321"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=41321"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}