{"id":41657,"date":"2021-02-25T20:00:51","date_gmt":"2021-02-25T19:00:51","guid":{"rendered":"https:\/\/www.valorelavoro.com\/?p=41657"},"modified":"2021-02-27T10:05:16","modified_gmt":"2021-02-27T09:05:16","slug":"project-china-caleidoscopio-di-sguardi-sulla-cina-2","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/2021\/02\/project-china-caleidoscopio-di-sguardi-sulla-cina-2\/","title":{"rendered":"Project China, caleidoscopio di sguardi sulla Cina"},"content":{"rendered":"<p>di Amina Crisma<\/p>\n<p>(in collaborazione con www.inchiestaonline.it )<\/p>\n<p id=\"breadcrumbs\"><a title=\"Permanent Link to Amina Crisma: Project China. Un caleidoscopio di sguardi sulla Cina\" href=\"http:\/\/www.inchiestaonline.it\/movimenti\/amina-crisma-project-china-uncaleidoscopio-di-sguardi-sulla-cina\/\" rel=\"bookmark\">Amina Crisma: Project China. Un caleidoscopio di sguardi sulla Cina<\/a><\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-60728\" src=\"http:\/\/www.inchiestaonline.it\/wp-content\/uploads\/2021\/02\/China.jpg\" alt=\"\" width=\"793\" height=\"529\" \/><\/p>\n<p>*<\/p>\n<p><em><strong>Un documentario di Elisabetta Giacchi e Thomas Saglia<\/strong><\/em> <em><strong>che si interroga problematicamente sulla irriducibile complessit\u00e0 del mondo cinese.<\/strong> <\/em><\/p>\n<p>E\u2019 un viaggio alla scoperta di un problematico confronto con il mondo cinese, fitto di interrogativi e di riflessioni, a costituire l\u2019argomento di Project China, di Elisabetta Giacchi e Thomas Saglia, denso documentario che compendia in poco pi\u00f9 di un\u2019ora due anni di ricerche e di incontri con molteplici interlocutori di varia estrazione, et\u00e0, condizione \u2013 cinesi che vivono in Italia, italiani residenti in Cina, sinologi, artisti, imprenditori, professionisti, studenti, giornalisti.<\/p>\n<p><a title=\"Sito di Elisabetta Giachetti\" href=\"https:\/\/giacchielisabetta.wixsite.com\/projectchina%20\">https:\/\/giacchielisabetta.wixsite.com\/projectchina <\/a><\/p>\n<p><a title=\"FACEBOOK\" href=\"https:\/\/www.facebook.com\/theprojectchina\">https:\/\/www.facebook.com\/theprojectchina<\/a><\/p>\n<p>Ne emerge una caleidoscopica pluralit\u00e0 di voci e di prospettive diverse, incomprimibili in una reductio ad unum, che a sua volta propone ulteriori domande e sollecita a esplorazioni ulteriori, e invita a misurarsi con tale articolata complessit\u00e0 cercando di individuare riferimenti critici e chiavi di lettura utili a interpretarla. Se ne \u00e8 parlato il 19 febbraio, in un incontro online visibile su youtube (<a title=\"YouTube\" href=\"https:\/\/youtu.be\/ydbT1z9Ppl4\">https:\/\/youtu.be\/ydbT1z9Ppl4<\/a> ) al quale ho partecipato insieme agli autori come discussant, promosso e coordinato da Guglielmo Cevolin (Universit\u00e0 di Udine\/Historia) nell\u2019ambito del XXV Corso di Geopolitica di Historia, con gli interventi di Alessandra Basso, membro della Commissione Intelligenza Artificiale al Parlamento Europeo, di Fabrizio Cigolot, Assessore alla Cultura del Comune di Udine, del senatore Lodovico Sonego (Associazione Norberto Bobbio di Pordenone), e di Nicola Gasbarro, presidente del Comitato scientifico di Vicino\/lontano.<\/p>\n<p>Project China \u00e8 un lavoro importante, non solo per l\u2019indubbia centralit\u00e0 del tema che ne \u00e8 oggetto, oggi pi\u00f9 che mai cruciale, ma anche e soprattutto per la modalit\u00e0 in cui lo propone, con l\u2019acuta consapevolezza che occorrono seriet\u00e0 e profondit\u00e0 di sguardo per affrontarlo; che occorre, insomma, adottare il passo lento del viaggiatore, e non quello frettoloso del turista, distanziandosi dall\u2019illusoria rapidit\u00e0 e facilit\u00e0 degli stereotipi, dei luoghi comuni, delle risposte preconfezionate di cui quotidianamente ci inonda una quantit\u00e0 di garruli autopromossi \u201cesperti\u201d (ai quali andrebbe ricordato che non \u00e8 certo uno slogan desueto il motto famoso \u201cchi non fa inchiesta non ha diritto di parola\u201d). Qui si delinea una visione non semplificata, in cui hanno spazio punti di vista plurimi e differenti, in cui si disegna nitidamente la molteplicit\u00e0 di aspetti di una realt\u00e0 multiforme, irriducibile alla mera dimensione delle statistiche economiche, e che richiede per decifrarla un\u2019articolata prospettiva storica e antropologica, oltre che una costante e vigile attenzione a tutto ci\u00f2 che resta escluso o sottaciuto dal trionfalismo della Grande Narrazione ufficiale (valga per tutti l\u2019esempio delle istanze del movimento di Hong Kong). Si evidenziano in particolare alcuni nodi contraddittori e paradossali di quella che definirei un\u2019ambivalenza strutturale nella configurazione e nella percezione della realt\u00e0 cinese, sia sul versante dello spazio sia su quello del tempo, e che sintetizzerei nelle polarit\u00e0 dei termini seguenti: \u2022 prossimit\u00e0\/distanza \u2022 trasformazione\/continuit\u00e0 \u2022 costruzione\/distruzione<\/p>\n<p>A una sempre maggiore prossimit\u00e0 della Cina negli scenari della globalizzazione di cui le stesse vicende della pandemia hanno offerto un\u2019eloquente attestazione, al suo integrale \u201cpassaggio a Occidente\u201d sotto il profilo del sistema economico mondiale di cui essa \u00e8 divenuta non solo parte integrante bens\u00ec centro propulsivo essenziale, si affianca la persistente distanza del suo orizzonte culturale, che continua ad esser percepito da noi (e ostentato nella sua presunta Differenza Assoluta rispetto all\u2019Occidente dalla narrazione identitaria promossa dall\u2019attuale leadership cinese) come irriducibilmente Altro e remoto. Alla percezione della veneranda antichit\u00e0 della civilt\u00e0 cinese e della persistenza in essa di rilevanti aspetti di lunga durata (si pensi, ad esempio, al sistema di scrittura) si associa quella di una velocit\u00e0 di trasformazione frenetica, vertiginosa e spiazzante, al cui confronto il nostro mondo sembra torpido, senile, inerte. Tale incessante mutamento che riconfigura radicalmente gli spazi del materiale e dell\u2019immaginario \u00e8 animato da una energia selvaggia che, certo, infaticabilmente costruisce nuova abbondanza e nuova ricchezza, ma al tempo stesso distrugge e devasta irreparabilmente ambienti e luoghi, provoca nuove contraddizioni fra futuristica ipermodernit\u00e0 e persistente arretratezza, fra ricerca del benessere e nuove forme di povert\u00e0 e di disagio (le condizioni in cui si svolgono le imponenti migrazioni interne ne sono fra l\u2019altro eloquente attestazione). Si genera cos\u00ec uno sconvolgente spaesamento che a sua volta motiva la ricerca di possibili antidoti, di nuovi collanti per la psicologia collettiva in grado di fungere da succedanei a vecchie ideologie ormai desuete: e in tale chiave, come spiega Maurizio Scarpari in uno degli interventi pi\u00f9 significativi del documentario, si pu\u00f2 fra l\u2019altro comprendere il \u201critorno a Confucio\u201d enfaticamente proclamato dall\u2019attuale leadership cinese, e sorprendentemente distante dall\u2019iconoclastia verso la tradizione caratteristico dell\u2019epoca maoista.<\/p>\n<p>Il lavoro di Elisabetta e Thomas si sottrae tanto alle mitizzazioni quanto alle demonizzazioni pregiudiziali, e risulta particolarmente pregnante nell\u2019evocare il complicato intreccio di luci e ombre, tensioni e contrasti di questa immane trasformazione, rappresentata tramite la metafora di un treno inarrestabile, che scatena poderose energie, ma che al tempo stesso produce nuove forme di costrizione: e la domanda niente affatto retorica che in proposito si pone, \u00e8 se ci sia alternativa possibile all\u2019esser totalmente e ineluttabilmente coinvolti nella sua corsa travolgente.<\/p>\n<p>E\u2019 questo un interrogativo che sta sullo sfondo anche della rappresentazione dei cinesi della diaspora \u2013 visti attraverso gli occhi dei pi\u00f9 giovani che spesso se ne fanno (non senza fatica) intermediatori linguistici e culturali \u2013 e a quanto pare connotati non meno dei cinesi della madrepatria da una strenua dedizione al lavoro e alla famiglia che si suole classificare come \u201ctipicamente confuciana\u201d, ma che i pi\u00f9 vecchi tra noi riconosceranno invece per certi versi affine ad atteggiamenti d\u2019un tempo assai poco esotici e alquanto familiari, ossia allo spirito di sacrificio in nome del futuro di figli e nipoti che ha caratterizzato generazioni passate di nostri connazionali, inclusa quella che ha ricostruito l\u2019Italia nel dopoguerra, per cui l\u2019emancipazione dalla povert\u00e0 era un\u2019 ardua battaglia quotidiana. Comunque si esaminino tali dinamiche, si tratta comunque di vissuti intricati, la cui valutazione in termini di costi e benefici (non solo economici) per i soggetti che vi sono a vario titolo implicati richiederebbe ulteriori, approfondite indagini. In ogni caso, esse non appaiono riconducibili tout court, nella loro problematica densit\u00e0 esistenziale, alla magniloquente celebrazione della funzionalit\u00e0 e dell\u2019efficienza di una disciplina autoritaria che oggi viene presentata dalla leadership della RPC (e da non pochi suoi apologeti occidentali) come indiscutibile ed eterna quintessenza della sinit\u00e0.<\/p>\n<p>Nella non-conclusione che Project China configura, v\u2019\u00e8 l\u2019invito a oltrepassare tale genere di rappresentazione astratta e reificata per restituire visibilit\u00e0 alla concretezza irriducibile delle esperienze umane a cui essa ambisce a sovrapporsi, e a continuare con nuovi viatici l\u2019esplorazione intrapresa.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di Amina Crisma (in collaborazione con www.inchiestaonline.it ) Amina Crisma: Project China. 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