{"id":41698,"date":"2021-05-15T22:15:10","date_gmt":"2021-05-15T20:15:10","guid":{"rendered":"https:\/\/www.valorelavoro.com\/?p=41698"},"modified":"2021-05-15T22:15:10","modified_gmt":"2021-05-15T20:15:10","slug":"linvestimento-silk-faw-a-reggio-emilia","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/2021\/05\/linvestimento-silk-faw-a-reggio-emilia\/","title":{"rendered":"L&#8217;investimento Silk-Faw a Reggio Emilia"},"content":{"rendered":"<p>di ALBERTO BRADANINI<\/p>\n<p>(in collaborazione con www.inchiestaonline.it )<\/p>\n<p id=\"breadcrumbs\">You are here: <a href=\"http:\/\/www.inchiestaonline.it\">Home<\/a> \u00bb <a href=\"http:\/\/www.inchiestaonline.it\/category\/ambiente\/\">Ambiente<\/a> \u00bb <strong>Alberto Bradanini: L\u2019investimento di Silk-Faw a Reggio Emilia e le relazioni Italia-Cina<\/strong><\/p>\n<div class=\"singlepost\">\n<div id=\"post-main-61135\" class=\"post clearfix\">\n<div class=\"entry\">\n<h1 class=\"post-title\"><a title=\"Permanent Link to Alberto Bradanini: L\u2019investimento di Silk-Faw a Reggio Emilia e le relazioni Italia-Cina\" href=\"http:\/\/www.inchiestaonline.it\/ambiente\/alberto-bradanini-linvestimento-di-silk-faw-a-reggio-emilia-e-le-relazioni-italia-cina\/\" rel=\"bookmark\">Alberto Bradanini: L\u2019investimento di Silk-Faw a Reggio Emilia e le relazioni Italia-Cina<\/a><\/h1>\n<div class=\"meta\"><a title=\"Articoli scritti da Alberto Bradanini\" href=\"http:\/\/www.inchiestaonline.it\/author\/alberto-bradanini\/\" rel=\"author\">Alberto Bradanini<\/a> | 15 Maggio 2021 | <a title=\"Comments for Alberto Bradanini: L\u2019investimento di Silk-Faw a Reggio Emilia e le relazioni Italia-Cina\" href=\"http:\/\/www.inchiestaonline.it\/ambiente\/alberto-bradanini-linvestimento-di-silk-faw-a-reggio-emilia-e-le-relazioni-italia-cina\/#respond\" rel=\"bookmark\">Comments (0)<\/a><\/div>\n<div id=\"shr_canvas1\" class=\"shareaholic-canvas shareaholic-resolved-canvas shareaholic-ui\"><\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<div id=\"shr_canvas1\" class=\"shareaholic-canvas shareaholic-resolved-canvas shareaholic-ui\"><\/div>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-61136\" src=\"http:\/\/www.inchiestaonline.it\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/giornale-451x338-custom.jpg\" alt=\"\" width=\"451\" height=\"338\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-61137\" src=\"http:\/\/www.inchiestaonline.it\/wp-content\/uploads\/2021\/05\/Reggio-2.jpg\" alt=\"\" width=\"483\" height=\"272\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>*<\/p>\n<p><strong>L\u2019investimento di Silk-Faw a Reggio Emilia e le relazioni Italia-Cina<\/strong><\/p>\n<p><em>Alberto Bradanini \u00e8 un ex-diplomatico. Si \u00e8 occupato per molti anni di Cina, trascorrendovi dieci anni, tra Pechino e Hong Kong. Tra gli incarichi ricoperti, \u00e8 stato Console Generale ad Hong Kong, Ambasciatore d\u2019Italia a Pechino (2013-2015) e a Teheran (2008-2012). Attualmente \u00e8 Presidente del Centro Studi sulla Cina Contemporanea.<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>L\u2019investimento del Gruppo industriale cinese Faw (First Automotive Works) a Reggio Emilia, che a quanto \u00e8 dato sapere ammonterebbe a un miliardo di euro e darebbe lavoro a mille persone, deve valutarsi all\u2019interno della pi\u00f9 ampia dinamica dei rapporti Cina-Italia e Cina-Europa. Va intanto riconosciuto che si tratta di un\u2019operazione encomiabile che consentir\u00e0 tra l\u2019altro di riequilibrare almeno in parte le asimmetrie delle relazioni economiche bilaterali, oggi a vantaggio della Cina.<\/p>\n<p>Secondo un comunicato del Gruppo sarebbe stata costituita una JV con un\u2019azienda statunitense, la Silk-ev, per produrre vetture di alta gamma ibride e plug-in attraverso un piano industriale e risorse finanziarie provenienti da un consorzio bancario formato da Bank of China, Bank of Communications, ICBC e CCB.<\/p>\n<p>La Faw \u00e8 uno dei pi\u00f9 noti produttori automobilistici cinesi. Fondata 1953, conta oggi oltre 130.000 dipendenti e dispone di un patrimonio di 60 miliardi di euro. Gli impianti produttivi sono distribuiti su tutta la Cina, dal Guangxi ad Hainan, Sichuan, Yunnan, Jilin, Shandong, Liaoning, Heilongjiang e a Tianjin. Il Gruppo \u00e8 proprietario dei marchi Bestune, Hongqi e Jiefang. Nel 2019, ha venduto 3,464 milioni di vetture. I ricavi delle vendite del Gruppo nel 2019 sono stati pari a 620 miliardi di RMB, con utili e ricavi in crescita continua. Il partner statunitense \u00e8 la Silk-ev, una societ\u00e0 di ingegneria e design per auto, fondata e presieduta dall\u2019americano Jonathan Krane (che risulterebbe anche proprietario della KraneShares, che gestisce patrimoni e fondi d\u2019investimento).<\/p>\n<p>\u00c8 auspicabile che, una volta chiariti gli aspetti procedurali e industriali essenziali, autorit\u00e0 ed enti coinvolti assicurino la massima speditezza ed efficacia nel rilascio delle necessarie autorizzazioni. All\u2019annuncio di tale investimento non si sono fatte attendere, come di consueto, le voci dissenzienti, largamente basate su pregiudizi anticinesi asserviti alla narrativa americana volta a demonizzare la nazione che sfida il dominio Usa nel mondo. Si tratta, per quanto ci riguarda, di posizioni autolesioniste che rischierebbero, se trovassero ascolto, di danneggiare gli interessi dell\u2019Italia e dei suoi lavoratori. Altri paesi europei, che ospitano investimenti cinesi ben pi\u00f9 consistenti di quelli in Italia, farebbero carte false per prendere il nostro posto. Sarebbe espressione di infantilismo credere che la cosiddetta vigilanza dell\u2019Unione Europea, un\u2019orchestra che suona sempre musiche del Nord, si occupasse degli interessi italiani, essendo evidente che la presunta solidariet\u00e0 europea \u00e8 solo un fantasma che nasconde l\u2019intento delle oligarchie tedesche (e in parte francesi) di dominare l\u2019economia e la politica del Vecchio Continente, depredando la ricchezza dei paesi assoggettati e passivi come l\u2019Italia.<\/p>\n<p>Il capitalismo, che non \u00e8 stato inventato dalla Cina Popolare, ci ha abituato a ben altre scorribande all\u2019insegna del profitto. Oggi poi, in un\u2019epoca di neoliberismo privo di regole, i pericoli maggiori per la nostra economia e il lavoro della nostra gente non vengono dai legami con la Cina (sebbene anch\u2019essi andrebbero riequilibrati), qualitativamente e quantitativamente periferici, quanto piuttosto dalle funeste politiche di austerit\u00e0 della cosiddetta Unione Europea e dagli astuti partner nerd-europei (basti pensare alle pervasive incursioni finanziarie francesi o alle acquisizioni tedesche a tappeto di preziose realt\u00e0 industriali del Triveneto).<\/p>\n<p>Quanto sopra premesso, sar\u00e0 conveniente verificare che la JV alla quale l\u2019investimento fa capo abbia concrete caratteristiche per generare lavoro, remunerazione per gli attori in causa e benefici di sistema per il territorio di riferimento. Le informazioni disponibili non chiariscono quale sar\u00e0 l\u2019origine dei capitali, che andr\u00e0 dunque verificata. Se questi dovessero provenire da paradisi off-shore, la loro origine dovrebbe risultare legittima e tracciabile. Quanto ai rischi potenziali per le aziende del distretto emiliano \u2013 tra cui Ferrari e Maserati Lamborghini, Dallara, Pagani, Haas, Ducati, Magneti Marelli, e Toro Rosso \u2013 non \u00e8 certo impedendo l\u2019insediamento di tale JV che se ne difende la solidit\u00e0, ma attraverso il costante aggiornamento e tutela delle rispettive capacit\u00e0 industriali. E sotto questo profilo le aziende in questione sanno certamente il fatto loro.<\/p>\n<p>Il contesto internazionale. La prodigiosa crescita degli ultimi quarant\u2019anni ha reso la Cina una potenza mondiale, che alla dimensione demografica (1,42 miliardi di persone) aggiunge un crescente peso economico e politico in ogni angolo del pianeta.<\/p>\n<p>In estrema sintesi, la gerarchia dei paesi che per Pechino contano di pi\u00f9 sul piano geopolitico vede al primo posto gli Stati Uniti, seguiti a distanza dalla Russia (per ragioni politiche ed economiche), da altri paesi produttori di materie prime (in Medioriente, Africa a Latino-America), dal Giappone per ragioni diverse, dall\u2019India, dal Pakistan, dai vicini di terra e di mare, e a seguire da tutti gli altri, a seconda degli interessi in gioco.<\/p>\n<p>L\u2019Unione Europea (Ue), agli occhi di Pechino un\u2019entit\u00e0 dai confusi contorni politici e istituzionali, \u00e8 considerata sul piano geo-strategico una costola dell\u2019impero americano, divisa al suo interno e dominata dall\u2019oligarchia tedesca. L\u2019Ue non \u00e8 per Pechino un soggetto politico indipendente, ma solo un grande mercato e fonte di tecnologie e capitali. La Germania \u00e8 la nazione dominante, ma solo sotto il profilo economico e per l\u2019egemonia che esercita sulle istituzioni economiche europee. Gli altri (con la relativa eccezione della Francia) sono visti come paesi gregari, sebbene Pechino, sempre attenta ai propri interessi, riservi la massima cura a ciascuno di essi.<\/p>\n<p>I rapporti Italia-Cina. Sul piano politico, le relazioni bilaterali sono prive di asperit\u00e0 e vi \u00e8 persino convergenza su alcuni dossier importanti come la riforma del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, sebbene oggi per svariate regioni quest\u2019ultimo abbia perso il suo momentum politico. Sui temi caldi per la Cina, quali Taiwan, Tibet, Hong Kong, la questione uigura e i diritti umani, l\u2019Italia ha sempre tenuto la massima cautela, senza per\u00f2 ricavarne alcun beneficio. Non va d\u2019altra parte dimenticato che, a parte la diversa sensibilit\u00e0 su diritti civili e rapporti stato\/cittadini, frutto di esperienze storiche differenti, l\u2019Italia appartiene a un sistema di alleanze centrato sugli Stati Uniti, per i quali la Cina costituisce lo sfidante pi\u00f9 insidioso alla loro egemonia. Anche se Pechino evita di evocarlo negli incontri bilaterali, va tenuto a mente che, qualora le tensioni tra Cina e Stati Uniti dovessero superare una certa soglia, i rispettivi alleati sarebbero tenuti ad allinearsi senza troppi distinguo.<\/p>\n<p>Nell\u2019insieme, la Cina vede dunque nell\u2019Italia un paese di medie dimensioni, con un peso politico minimo, subalterna agli interessi strategici americani e a quelli economici delle \u00e9lite nordeuropee, priva di tecnologie avanzate e alle prese con una profonda crisi di sistema, sebbene disponga tuttora di un mercato interessante verso il quale esporta annualmente beni e servizi per 32-35 mld di euro.<\/p>\n<p>Sul piano commerciale, l\u2019ingresso cinese nell\u2019Organizzazione Mondiale del Commercio (Omc) nel dicembre 2001 ha segnato la conquista dei ricchi mercati occidentali da parte di Pechino. La ristrutturazione produttiva a livello mondiale, che alla fine del secolo scorso ha accompagnato la seconda globalizzazione, ha prodotto profitti ingenti per le corporazioni occidentali che in quegli anni erano interessate a produrre in Cina per esportare in Europa e Stati Uniti. Tale processo ha per\u00f2 arrecato danni profondi al tessuto industriale di paesi esposti come l\u2019Italia. All\u2019interno dell\u2019Ue ne hanno tratto immancabilmente vantaggio le economie nordeuropee, Germania e satelliti in primis, pi\u00f9 terziarizzate e che disponevano di tecnologie pi\u00f9 avanzate e una moneta (l\u2019euro) per loro fortemente sottovalutata.<\/p>\n<p>Nell\u2019establishment cinese alberga verso il nostro Paese un giudizio negli incontri con politici italiani solitamente dissimulato per ragioni di cortesia (il non detto nella tradizione cinese prevale sul pensiero espresso), che nasconde un giudizio meno indulgente di quanto si possa immaginare.<\/p>\n<p>Nemmeno alla dirigenza cinese (ambienti politici, accademici e del business) sfuggono quelle criticit\u00e0 che chiunque, intellettualmente onesto, non pu\u00f2 non riscontrare sul nostro Paese, vale a dire: a) deficit di governo politico, un apparato amministrativo obsoleto, una nazione culturalmente frantumata alle prese con un\u2019economia in crisi strutturale, con elevati tassi di disoccupazione e precarizzazione, flussi incontrollati d\u2019immigrazione, corruzione e criminalit\u00e0 diffuse, servizi sociali in forte affanno; b) l\u2019eurozona (moneta innaturale, gestita da entit\u00e0 extra-nazionali), una gabbia non-democratica, espressione di un deficit di sovranit\u00e0 fiscale e monetaria, tutti fattori che impediscono all\u2019Italia di reperire le risorse necessarie a sviluppare l\u2019economia e creare lavoro per i suoi cittadini; c) un vacuum di politica economica, attribuzione fondamentale di ogni organizzazione statuale, da trent\u2019anni delegata a una Commissione Europea che obbedisce alla legge del pi\u00f9 forte; d) una globalizzazione priva di regole che l\u2019economia italiana, esposta sui costi e con limitate capacit\u00e0 d\u2019innovazione, subisce senza reti protettive.<\/p>\n<p>Il tessuto industriale italiano dispone ancora di alcuni segmenti competitivi e tecnologicamente avanzati, sebbene abbia sofferto un pesante arretramento negli ultimi dieci anni (-25% la produzione industriale dal 2008 a oggi), aggravata dalla pandemia e con ulteriore distruzione di posti di lavoro.<\/p>\n<p>Se si escludono le irrilevanti Irlanda e Finlandia, nel commercio Cina-Europa solo la Germania registra un avanzo annuale con la Cina (19,3 miliardi di euro nel 2019, su un interscambio di 200 miliardi). Per tale ragione Berlino impone all\u2019insieme dell\u2019Unione Europea una China policy accomodante, sostanzialmente priva di rivendicazioni. Il disavanzo Ue complessivo supera i 164 miliardi di euro. L\u2019attenzione cinese alle nostre rivendicazioni si fa attento solo nelle rare volte in cui Roma fa sentire a Bruxelles la voce dei suoi legittimi interessi.<\/p>\n<p>Nel commercio bilaterale, 45-47 miliardi di euro, l\u2019Italia soffre il deficit pi\u00f9 elevato tra i paesi Ue, dopo l\u2019uscita del Regno Unito. Si tratta di un disavanzo che ha subito un\u2019impennata proprio a partire dal 2001 con l\u2019ingresso di Pechino nell\u2019Omc, passando dai 4 miliardi agli attuali 22\/24, traiettoria analoga a quella Ue nel suo insieme, il cui deficit \u00e8 salito da 30 miliardi di euro nel 2000 ai 164 del 2019.<\/p>\n<p>Secondo i principi del commercio internazionale gli scambi devono tendere all\u2019equilibrio, per evitare tensioni e destabilizzazioni dei diversi sistemi economici. \u00c8 pur vero che l\u2019avanzo tedesco complessivo vale circa 250 miliardi di euro ogni anno e oscilla da molti anni tra il 7 e il 9% del Pil (secondo la Commissione esso non dovrebbe superare il 6%, ma Berlino fa orecchie da mercante). Quanto a Pechino, il suo elevato avanzo annuale nei riguardi dell\u2019Ue (che tuttavia non supera l\u20191,5% del Pil cinese) andrebbe corretto. Esso \u00e8 certamente il risultato dei bassi costi di produzione, di per s\u00e9 legittimi, ma anche di varie distorsioni, barriere d\u2019accesso, discriminazioni verso aziende non-cinesi, violazioni dei diritti della propriet\u00e0 intellettuale, dumping e altro ancora. L\u2019accesso al mercato cinese da parte dei prodotti stranieri (e dunque italiani) trova in Cina ostacoli di natura tariffaria (basati sugli accordi sottoscritti in sede Omc) e non tariffarie, questi ultimi pi\u00f9 insidiosi ancora per le piccole imprese. Poich\u00e9 tuttavia, la politica commerciale dell\u2019Italia \u00e8 stata delegata, come altri aspetti della nostra politica economica, alle istituzioni Ue (non-elettive e che rispondono alle priorit\u00e0 tedesche), nessuno si cura di negoziare con la Cina una graduale riduzione del nostro disavanzo, causa indiretta della perdita di tanti posti di lavoro.<\/p>\n<p>In tema di investimenti, quelli italiani in Cina si aggirano intorno ai 15\/16 miliardi di euro (i dati sono necessariamente imprecisi, potendo i capitali provenire da paesi terzi o territori off-shore), praticamente tutti green-field, che hanno creato centinaia di migliaia di posti di lavoro. Oggi, anche se qualche impresa italiana mantiene ancora convenienza a spostare la produzione in Cina, il flusso di investimenti italiani in Cina \u00e8 in via di esaurimento, in ragione dell\u2019incremento del costo del lavoro e dei servizi, di un\u2019imposizione fiscale non pi\u00f9 incentivante, della maggiore attenzione cinese alla protezione ambientale, del crescente appeal verso altri paesi emergenti.<\/p>\n<p>Gli investimenti cinesi in Italia, intorno ai 13-14 mld di euro, hanno invece puntato su tecnologia e sbocchi di mercato, acquisizioni di societ\u00e0 gi\u00e0 esistenti, senza creare nuovo lavoro, con qualche eccezione (Huawei a Segrate, il centro design per auto a Torino e altri minori), e sono concentrati in Lombardia, Lazio, Piemonte, Veneto e Trentino-Alto Adige, sui settori tech, manifatturiero ed energetico. Essi sono riconducibili alle seguenti tipologie: a) partecipazioni in aziende quotate (molte blu chips e banche), Atlantia\/Autostrade (5%); acquisti dul debito pubblico italiano, che alcuni stimano intorno ai 20\/30 mld di euro; si tratta in questo caso di capitali speculativi, precari per definizione; b) investimenti tecnologici: Pirelli, Cifa, Ferretti, Parmeestelisa, Krizia, Benelli, Salov, LFoundry, 35% di Reti Snam\/Terna, 40% di Ansaldo Energia e altri ancora; c) qualche investimento greenfield, Huawei a Segrate e centro design auto a Torino; d) squadre di calcio.<\/p>\n<p>Quanto a porti e altre infrastrutture logistiche, negli ultimi 20 anni, l\u2019appeal italiano \u00e8 stato del tutto inefficace. Nessun investitore cinese ha scelto un porto italiano per l\u2019ingresso di merci sulla rotta Cina-Europa. Affinch\u00e9 la Penisola possa diventare la porta europea d\u2019ingresso per i prodotti cinesi \u2013 ammesso che l\u2019autolesionismo sinofobico italiano lo consenta \u2013 sarebbe necessario un inedito salto di qualit\u00e0, che parta da una pianificazione della portualit\u00e0 italiana, alla luce della quale aprire un dialogo con gli investitori cinesi. Con i porti del Nord Europa, la Cina ha legami di lunga data, improntati alla massima efficienza e creazione di valore. L\u2019Europa settentrionale \u00e8 la regione europea che commercia di pi\u00f9 con la Cina, che amministra economie di scala e gestisce i maggiori flussi di import-export. Solo attraverso un processo di forte efficientamento, di cui non si vede traccia, l\u2019Italia potrebbe recuperare parte di questi flussi, sfruttando la vicinanza geografica all\u2019Europea centro-meridionale e orientale, che sulla carta verrebbe servita pi\u00f9 velocemente e a prezzi pi\u00f9 convenienti dai porti italiani. Se oggi questo non avviene (nel Mediterraneo i cinesi hanno preferito il Pireo), occorrerebbe comprenderne le ragioni e cercare di invertire la rotta, tenendo anche presente che i mercati europei sono oggi tendenzialmente saturi e che l\u2019Europa \u00e8 un continente a bassa crescita, con costi produttivi elevati che attira acquisizioni e non investimenti greenfield. Non \u00e8 un caso se molte imprese (anche italiane), preferiscano investire fuori al di fuori dell\u2019Europa, e in particolare fuori dall\u2019eurozona.<\/p>\n<p>Le asimmetrie tra Italia e Cina presentano anche altri profili. Per trent\u2019anni il trasferimento a senso unico di know how e tecnologia italiana ha assicurato un tangibile contributo alla crescita cinese. A questo devono aggiungersi i finanziamenti di Cooperazione allo Sviluppo per 2,3 miliardi di euro e quelli del settore ambientale per 320 milioni, mentre sul piano politico, come menzionato, Roma non ha mai fatto mancare la sua attenzione sui temi sensibili per la leadership cinese. Eppure, la Cina mostra scarsa disponibilit\u00e0 a riconoscere il valore di questi crediti che, sommati a un disavanzo elevato e strutturale, rendono legittima la richiesta italiana di un graduale riequilibrio.<\/p>\n<p>Sull\u2019arena competitiva mondiale i sistemi contano pi\u00f9 dei singoli, individui o aziende, anche quando questi ultimi sono altamente competitivi. Il successo \u00e8 figlio dell\u2019efficienza d\u2019insieme, amministrazioni pubbliche integre, capaci e reattive, norme di legge comprensibili e puntualmente applicate, codici sanzionatori immediati e proporzionali. Non \u00e8 un caso che siano le stesse caratteristiche che la Cina prende in esame nella scelta dei partner industriali, scientifici e culturali, caratteristiche che alcuni paesi possiedono e altri no. \u00c8 su tali aspetti che il Governo italiano \u00e8 chiamato a riflettere e agire. Al riguardo, nonostante il desiderio di chiudere queste poche righe con un\u2019impronta ottimistica, saremmo temntati di essere realisti, e dunque pessimisti. Il sostanzioso investimento cinese che a fine estate dovrebbe iniziare a concretarsi a Reggio Emilia scuote invece la corazza negativistiva e ci lascia sperare che l\u2019Italia abbia ancora nel suo sacco qualche risorsa di grande valore che, se potesse contare su operazioni simili anche altrove e\/o o in altri settori, potrebbe costituire una premessa per un futuro migliore per i nostri figli e nipoti.<\/p>\n<p>ALBERTO BRADANINI<\/p>\n<p>(in collaborazione con www.inchiestaonline.it )<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di ALBERTO BRADANINI (in collaborazione con www.inchiestaonline.it ) You are here: Home \u00bb Ambiente \u00bb<\/p>\n","protected":false},"author":10,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1],"tags":[],"class_list":["post-41698","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-primo-piano"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/41698","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/10"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=41698"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/41698\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":41699,"href":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/41698\/revisions\/41699"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=41698"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=41698"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=41698"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}