{"id":41703,"date":"2021-06-05T19:09:10","date_gmt":"2021-06-05T17:09:10","guid":{"rendered":"https:\/\/www.valorelavoro.com\/?p=41703"},"modified":"2021-06-05T19:09:10","modified_gmt":"2021-06-05T17:09:10","slug":"iran-vicino-oriente-e-grandi-potenze","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/2021\/06\/iran-vicino-oriente-e-grandi-potenze\/","title":{"rendered":"Iran, Vicino Oriente e grandi potenze"},"content":{"rendered":"<p>di ALBERTO BRADANINI<\/p>\n<p>(in collaborazione con www.inchiestaonline.it )<\/p>\n<p id=\"breadcrumbs\">You are here: <a href=\"http:\/\/www.inchiestaonline.it\">Home<\/a> \u00bb <a href=\"http:\/\/www.inchiestaonline.it\/category\/culture-e-religioni\/\">Culture e Religioni<\/a> \u00bb <strong>Alberto Bradanini: Iran e Vicino Oriente. Rompicapo regionale e grandi potenze<\/strong><\/p>\n<div class=\"singlepost\">\n<div id=\"post-main-61240\" class=\"post clearfix\">\n<div class=\"entry\">\n<h1 class=\"post-title\"><a title=\"Permanent Link to Alberto Bradanini: Iran e Vicino Oriente. Rompicapo regionale e grandi potenze\" href=\"http:\/\/www.inchiestaonline.it\/osservatorio-internazionale\/alberto-bradanini-iran-e-vicino-oriente-rompicapo-regionale-e-grandi-potenze\/\" rel=\"bookmark\">Alberto Bradanini: Iran e Vicino Oriente. Rompicapo regionale e grandi potenze<\/a><\/h1>\n<div class=\"meta\"><a title=\"Articoli scritti da Alberto Bradanini\" href=\"http:\/\/www.inchiestaonline.it\/author\/alberto-bradanini\/\" rel=\"author\">Alberto Bradanini<\/a> | 1 Giugno 2021 | <a title=\"Comments for Alberto Bradanini: Iran e Vicino Oriente. Rompicapo regionale e grandi potenze\" href=\"http:\/\/www.inchiestaonline.it\/osservatorio-internazionale\/alberto-bradanini-iran-e-vicino-oriente-rompicapo-regionale-e-grandi-potenze\/#respond\" rel=\"bookmark\">Comments (0)<\/a><\/div>\n<div id=\"shr_canvas1\" class=\"shareaholic-canvas shareaholic-resolved-canvas shareaholic-ui\"><\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<div id=\"shr_canvas1\" class=\"shareaholic-canvas shareaholic-resolved-canvas shareaholic-ui\"><\/div>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter wp-image-61242\" src=\"http:\/\/www.inchiestaonline.it\/wp-content\/uploads\/2021\/06\/iran.jpg\" alt=\"\" width=\"441\" height=\"335\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>*<\/p>\n<p>Una sana adesione al principio di complessit\u00e0 consiglia la massima cautela quando si tenta di dare un senso agli eventi che si dipanano nel cosiddetto Grande Medio Oriente, definizione con la quale definiamo solitamente la regione che dall\u2019Iran, attraversando i territori mediorientali propriamente detti, abbraccia anche i paesi del Nord-Africa che si affacciano sul Mare Nostrum.<\/p>\n<p>Come altrove, anche qui i fattori identitari sono costituiti dalla lingua, l\u2019etnia, il colore della pelle, la religione \u2013 questa a sua volta suddivisa in confessioni (o famiglie religiose) talora ostili l\u2019una all\u2019altra \u2013 che interagiscono in modo diverso a seconda dei tempi e dei luoghi. La religione, messaggera di orizzonti messianici, occupa un posto centrale nelle identit\u00e0 di quelle popolazioni, vittima e insieme protagonista di settarismi, arretratezze socioculturali e posture antimoderne, cui si aggiunge un\u2019endemica instabilit\u00e0 politica che impedisce l\u2019affermarsi di priorit\u00e0 centrate sullo sviluppo umano, il controllo pubblico delle risorse e la giustizia sociale. A quanto sopra si sommano poi le pesanti interferenze esterne dell\u2019Occidente americano-centrico, di stampo neocoloniale e imperialista, che soffiano sul fuoco delle diversit\u00e0 storiche, etniche e religiose, con la complicit\u00e0 delle oligarchie locali, civili o ecclesiastiche fa poca differenza, per imporre come sempre la propria agenda di potere ed estrazione di risorse.<\/p>\n<p>Ma \u00e8 il profilo strutturale, vale a dire l\u2019iniqua distribuzione della ricchezza e la scarsa consapevolezza della natura sociale del conflitto tra dominati e dominanti (un analfabetismo qualitativamente non diverso da quello diffuso in Europa), che sembra sfuggire alla narrazione pubblica, un profilo insieme fonte e prodotto di ritardo culturale, povert\u00e0 e instabilit\u00e0 sistemica, con poche differenze tra paese e paese, foriero di conflitti etnici\/religiosi, lacerazioni migratorie e terrorismo. Quest\u2019ultimo, le cui radici sono squisitamente politiche, e con le armi della politica andrebbe affrontato, \u00e8 anch\u2019esso filiazione diretta di ingiustizie sociali e interferenze esterne: combatterlo con la repressione, come pure occorre fare, non sar\u00e0 mai sufficiente.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>La scena politica<\/strong><\/p>\n<p>Se gettiamo un rapido sguardo sul Grande Medio Oriente, ecco cosa appare ai nostri occhi:<\/p>\n<p>\u00b7 un\u2019ingombrante presenza Usa attraverso basi militari in molti paesi della regione, una presenza fondata su ragioni economiche (il petrolio), politiche (un composito amalgama di vantaggi reciproci e ideologia tra Usa e Israele), imperialistiche (gli interessi delle corporations e dell\u2019industria militare, la tutela del petrodollaro quale strumento di dominio finanziario planetario), geostrategiche (l\u2019ostilit\u00e0 verso Russia, Cina e altri paesi resistenti alla sottomissione, tra i quali l\u2019Iran). Queste dinamiche interagiscono tra loro sotto l\u2019ombrello della teoria Usa del caos (dividere amici e nemici, alimentare tensioni e conflitti, neutralizzare i contender states e via dicendo, allo scopo di perpetuare il dominio sul mondo); l\u2019ipertrofia espansionista dell\u2019impero americano (portatore di radici messianiche neotestamentarie, la nazione indispensabile secondo l\u2019espressione coniata da W. Clinton) costituisce un permanente fattore di instabilit\u00e0 (anche) in MO;<\/p>\n<p>\u00b7 la questione palestinese resta centrale nella regione. Essa \u00e8 permanente motivo di profondo risentimento verso l\u2019Occidente (soprattutto gli Stati Uniti, potenza protettrice di Israele, insieme alle nazioni potenze coloniali, Francia e Regno Unito) da parte dei paesi e popolazioni islamiche della regione, arabi, turchi, curdi e iraniani. Israele, tuttavia, innesto storico imposto nel XX secolo dalle grandi potenze, \u00e8 oggi una realt\u00e0 politica imprescindibile. Circondato da nazioni ostili, rappresenta per gli Usa una questione di politica interna e non estera, in ragione della grande influenza delle lobby e interessi pro-israeliani nella societ\u00e0 americana, politica, economia, media e cos\u00ec via. In conflitto sistemico con il mondo arabo, Israele guarda alla questione palestinese in termini di rapporti di forza e con il passivo consenso americano, avendo da tempo abbandonato l\u2019opzione dei due stati, la solo che potrebbe aprire uno spiraglio risolutivo. Inadempiente verso innumerevoli risoluzioni del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite, Israele \u00e8 il solo paese della regione in possesso di armi nucleari e non aderente al Trattato di Non Proliferazione (TNP)(1). Non ha nemmeno ratificato la Convenzione Internazionale sulle Armi Chimiche e quella sulle Armi Biologiche;<\/p>\n<p>\u00b7 le ricorrenti esplosioni di rabbia contro Israele da parte del popolo palestinese oppresso da espropriazioni, soprusi e discriminazioni di ogni genere (non solo dunque gli abitanti di Gaza, un territorio che \u00e8 divenuto col tempo una vera e propria prigione a cielo aperto) non sono destinate ad arrestarsi in futuro, a meno che gli Stati Uniti non impongano un radicale cambiamento di prospettiva politica al loro alleato, aprendo la strada alla prospettiva dei due stati: non vi sono tuttavia segnali di sorta che ci\u00f2 stia avvenendo;<\/p>\n<p>\u00b7 l\u2019intervento russo ha consentito di sconfiggere lo Stato Islamico (Isis). La Russia \u00e8 stata un positivo fattore per il recupero di un minimo di stabilit\u00e0 in Siria. La (recente) postura europea di ostilit\u00e0 verso la Russia, non solo in Medio Oriente, \u00e8 figlia del masochistico asservimento europeo al dominio imperiale degli Stati Uniti. L\u2019incubo americano \u00e8 costituito dalla prospettiva di ipotetica integrazione tra Russia ed Europa che spingerebbe il continente americano verso la marginalit\u00e0. L\u2019iniziativa cinese Belt and Road, che ha l\u2019obiettivo di avvicinare le estremit\u00e0 del continente euroasiatico infrastrutturando l\u2019Asia Centrale, rende quell\u2019incubo ancor pi\u00f9 minaccioso;<\/p>\n<p>\u00b7 tutti sulla carta hanno combattuto l\u2019Isis (figlio della guerra illegittima Usa-UK contro Saddam), ma Turchia, Arabia Saudita\/monarchie del Golfo e Stati Uniti hanno mirato soprattutto a destrutturare la Siria, a indebolire Hezbollah e a contenere l\u2019espansione iraniana. Soldati e armi dell\u2019Isis provengono dai resti dell\u2019esercito iracheno di Saddam e dalla cosiddetta opposizione siriana moderata, armata e finanziata dagli Stati Uniti. La disfatta del Califfato prende avvio con l\u2019arrivo delle truppe russe, legittimamente chiamate dal presidente siriano Bashar al-Assad, che altrettanto legittimamente ha chiesto aiuto a Iran ed Hezbollah;<\/p>\n<p>\u00b7 anche la Turchia, sempre sulla carta, combatte l\u2019Isis, ma il suo obiettivo \u00e8 la disfatta dei curdi siriani, percepiti come minaccia esiziale dal panturchismo neo-ottomano in ritardo con la storia, incapace com\u2019\u00e8 di riconoscere piena cittadinanza politica a una parte consistente della propria popolazione (l\u2019etnia curda rappresenta circa il 25 per cento del totale);<\/p>\n<p>\u00b7 la Siria \u00e8 stata invasa (alcune sue regioni sono tuttora occupate) da turchi e americani, in plateale violazione del diritto internazionale. Il presidente siriano Bashar al-Assad (il giudizio etico sulla persona non ha qui alcuna rilevanza) \u00e8 pienamente legittimato a recuperare il controllo del territorio nazionale contro Isis, turchi e americani (e anche britannici e francesi, diversamente camuffati), ciascuno dei quali persegue una sua agenda;<\/p>\n<p>\u00b7 l\u2019Unione Europea (Ue) \u2013 costola afona della bulimia imperialistica Usa e governata da una tecnocrazia iperliberista non elettiva al servizio delle oligarchie tedesche (e relativi satelliti) \u2013 non \u00e8 un soggetto politico, e dunque svolge un ruolo irrilevante (non \u00e8 nemmeno in grado di aprire un canale commerciale per prodotti medico-umanitari con l\u2019Iran, paese colpito da sanzioni americane illegali);<\/p>\n<p>\u00b7 una lunga lista di endemiche violazioni di diritti umani e\/o del diritto internazionale da parte americana (tra quelle recenti, Guant\u00e1namo, Abu Ghraib, extraordinary renditions, riconoscimento della sovranit\u00e0 israeliana sulle alture del Golan e di Gerusalemme quale capitale di Israele, guerre illegittime\u2026) e la pratica del doppio standard (Iran\/Palestina\/Arabia Saudita\/monarchie del golfo e via dicendo) hanno da tempo tolto agli Usa ogni credibilit\u00e0;<\/p>\n<p>\u00b7 diversi popoli sono privi di patria: palestinesi e curdi, innanzitutto, ma anche baluci (divisi tra Iran e Pakistan), lori e qashqai (entrambi in Iran) e altri ancora: la sopravvivenza delle rispettive culture e civilt\u00e0 \u00e8 a rischio. L\u2019assenza di una patria per questi popoli costituisce una casua endemica di instabilit\u00e0 politica e sociale;<\/p>\n<p>\u00b7 il fattore R-Religione (sunniti, sciiti, zaiditi, ismaeliti, alawiti, aleviti, drusi cristiani, ebrei e altri) \u00e8 ovunque centrale (Libano, Siria, Iran, Arabia Saudita, Bahrein, Egitto e \u2026 Israele).<\/p>\n<p>Quasi ovunque contrasti e privilegi delle gerarchie religiose si sommano a quelli dei ceti laici dominanti;<\/p>\n<p>\u00b7 mentre \u00e8 da escludersi un attacco dell\u2019Iran contro Israele o gli Stati Uniti (il divario di potenza di fuoco \u00e8 incolmabile), non si pu\u00f2 invece escludere un attacco americano\/israeliano contro l\u2019Iran;<\/p>\n<p>\u00b7 nel mondo islamico \u2013 ma anche in Israele \u2013 la questione storico-religiosa della separazione tra Stato e Religione \u00e8 tuttora irrisolta.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Alcuni rilievi, tra i tanti.<\/strong><\/p>\n<p>Sulla carta, gli Stati Uniti sono nemici di Isis e al-Qaeda, ma sono soprattutto nemici di Iran, Hamas ed Hezbollah, tutti non a caso avversari di Israele. Hezbollah \u00e8 un gruppo terrorista per gli Stati Uniti, i quali tuttavia distinguono singolarmente il braccio militare da quello politico e mantengono un Ambasciatore accreditato in Libano, dove il Partito di Dio \u00e8 al governo con Sunniti, Drusi e Cristiani. Gli Stati Uniti inoltre sostengono al-Sisi e sono alleati dell\u2019Iraq, che \u00e8 invece alleato della Siria, amica dell\u2019Iran e di Hezbollah, tutti nemici degli Stati Uniti. Questi ultimi sono anche i principali sponsor politici e militari di Israele, ma finanziano l\u2019ANP(2) e sono alleati dell\u2019Arabia Saudita, la quale \u00e8 oggi un pragmatico alleato dello Stato Ebraico, con uno sguardo ostile verso l\u2019Iraq. Riad finanzia in modo pi\u00f9 o meno occulto talebani, Al-Qaeda e Isis, che sempre sulla carta sarebbero nemici degli Stati Uniti.<\/p>\n<p>Malgrado i legami commerciali, energetici e di armamenti, Ankara e Mosca si trovano su fronti opposti in Libia (la prima a fianco di Al-Sarraj, la seconda di Haftar) e in Siria (dove la strategia di Erdogan appare confusa, dovendo conciliare la sua appartenenza alla Nato con gli accordi energetici con Mosca).<\/p>\n<p>Alla luce di tale rompicapo, l\u2019etica politica e quel poco di diritto internazionale che si \u00e8 riusciti a costruire al termine del secondo conflitto mondiale \u2013 e che gli Usa, considerandolo un ostacolo alla loro bulimia espansionistica, non si fanno scrupolo di violare ogni volta che fa loro comodo \u2013 suggerirebbero alle Grandi Potenze di abbandonare il Medio Oriente. Se ci\u00f2 avvenisse, si potrebbe ipotizzare che, senza ulteriori interferenze neocoloniali, i paesi della regione potrebbero gradualmente avviarsi verso un naturale equilibrio geopolitico. A quel punto, sulla base dei principi di etica politica, la comunit\u00e0 delle nazioni potrebbe attivarsi per contribuire allo sviluppo di istituzioni ponendo al centro gli interessi della persona umana e l\u2019equit\u00e0 sociale. Certo, non tutto verrebbe risolto, ma sarebbe gi\u00e0 molto.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Gli sviluppi recenti<\/strong><\/p>\n<p>Da quando il giovane ambulante tunisino, Mohamed Bouazizi, ha innescato con il suo sacrificio la miccia della primavera araba (dicembre 2010) la scena regionale ha subito un netto peggioramento: destabilizzazione della Siria, colpo di stato in Egitto, ulteriore frantumazione dell\u2019Iraq, nascita e declino del Califfato, forte assertivit\u00e0 della Turchia, ingresso della Russia, degrado politico, istituzionale e sociale della Libia, maggior (ma non illegittima) presenza iraniana, escalation del conflitto in Yemen. Decisamente pi\u00f9 segni meno che segni pi\u00f9.<\/p>\n<p>Gli americani, dopo aver invaso illegalmente due paesi sovrani, l\u2019Afghanistan (2001) e l\u2019Iraq (2003), frantumato il diritto internazionale e provocato solo in Iraq la morte di oltre 600.000 persone (Lancet) (3), hanno violato la sovranit\u00e0 siriana (a partire dal 2011), ancora una volta in barba al diritto internazionale, bombardato senza alcuna legittimit\u00e0 la Libia (2011), insieme a francesi, britannici e altre 16 nazioni tra cui l\u2019Italia, causando migliaia di morti, devastando il territorio e aprendo la strada a migrazioni di massa che stanno tuttora destabilizzando l\u2019Italia e l\u2019Europa.<\/p>\n<p>Dopo Bush e Obama, anche Donald Trump ha ordinato bombardamenti etici contro asseriti utilizzatori siriani di gas risultati poi inesistenti, ha proceduto al riconoscimento di Gerusalemme quale capitale di Israele e della sovranit\u00e0 israeliana sulle alture del Golan (che per il diritto internazionale sono territorio siriano), imposto un piano di pace per la Palestina \u2013 concepito in verit\u00e0 da Israele \u2013 che legittimava insediamenti illegittimi e cancellava ogni concreta prospettiva di una Palestina indipendente e infine disposto l\u2019omicidio extragiudiziale del generale iraniano Soleimani, esponendo il mondo intero al rischio di un conflitto devastante.<\/p>\n<p>Quanto all\u2019Iran, Teheran pu\u00f2 ragionevolmente contare su pochi paesi o gruppi politici: innanzitutto la Siria, ma la logica va qui rovesciata: \u00e8 Damasco ad aver bisogno di Teheran, e non l\u2019inverso, sebbene quest\u2019ultima mantenga un certo interesse a consolidare una sua presenza sul Mediterraneo e l\u2019alleanza con Hezbollah in Libano, sostanzialmente quale deterrenza in caso di attacco militare da parte americana\/israeliana.<\/p>\n<p>Viene poi l\u2019Iraq, paese arabo a maggioranza sciita (nella guerra degli anni \u201980, il nazionalismo etnico era prevalso sulla comune fede sciita), con una componente curda foriera di un insidioso contagio sia per Ankara che per Teheran. A loro volta Russia e Cina, portatrici di interessi extra-regionali, sono dall\u2019Iran percepite nella loro storica propensione all\u2019infedelt\u00e0 (la prima) e al cinismo (la seconda). Tuttavia, se un raccordo strategico con Mosca e Pechino non \u00e8 per Teheran privo di apprensioni, esso \u00e8 oggi funzionale agli interessi di tutti e tre. Sospinti dal vento della real politik, i tre paesi tendono verso una convergenza a fusione fredda ma pur sempre convergenza, alimentata da complementarit\u00e0 economiche e dalla comune urgenza di contenere l\u2019espansionismo americano.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>L\u2019omicidio di Soleimani<\/strong><\/p>\n<p>Il 3 gennaio 2020 Trump ordina l\u2019assassinio extragiudiziale del generale iraniano Qassem Soleimani. Con un atto di guerra e insieme di terrorismo di stato, venivano calpestati etica politica e principio di proporzionalit\u00e0 (per un mercenario americano colpito da milizie irachene pro-Iran \u2013 episodio sul quale la responsabilit\u00e0 di Teheran \u00e8 tutt\u2019altro che dimostrata \u2013 la rappresaglia di Washington aveva gi\u00e0 fatto 25 vittime tra i Kataib Hezbollah). La condanna per questo omicidio premeditato nulla ha a che vedere con la qualit\u00e0 etica del personaggio, che non era certo un\u2019anima pia. Gli americani, vale la pena ricordarlo, non difendono qui i loro confini o la loro sicurezza, ma esclusivamente i loro ipertrofici interessi imperiali, e dunque le motivazioni fornite risultano ancor pi\u00f9 prive di legittimit\u00e0.<\/p>\n<p>Se nei riguardi di Teheran gli Stati Uniti perseguissero l\u2019obiettivo del cambiamento di regime, l\u2019omicidio di Soleimani non avrebbe alcuna logica, poich\u00e9 il presupposto principale verso una metamorfosi di quel paese \u00e8 costituito da investimenti, commercio e scambi culturali, una strada che l\u2019accordo nucleare voluto da Obama avrebbe potuto aprire.<\/p>\n<p>Dopo l\u2019omicidio di Soleimani, Trump aveva persino affermato che gli Stati Uniti, essendo divenuti il primo produttore di petrolio e gas al mondo con lo sfruttamento dello shale gas e oil, non avrebbero hanno pi\u00f9 necessit\u00e0 di importare petrolio, e dunque la politica di Washington nella regione mediorientale sarebbe radicalmente cambiata. Tale affermazione, tuttavia, non risponde al vero. Sebbene meno dipendenti dall\u2019oro nero, gli Usa devono egualmente impedire che il petrodollaro venga sostituito da altre valute, se vogliono mantenere lo status di superpotenza monetaria: nel 2000 Saddam Hussein aveva annunciato che l\u2019Iraq avrebbe utilizzato l\u2019euro nelle transazioni petrolifere e non pi\u00f9 la moneta del nemico, segnando cos\u00ec il suo destino.<\/p>\n<p>Oggi dunque, il pericolo per la pace e la stabilit\u00e0 nel mondo non viene da una dittatura fascista o comunista, ma dal principale alleato-padrone dell\u2019Occidente, che alimenta il mito di una nazione pacifica e rispettosa del diritto, dietro al quale si nasconde per\u00f2 un\u2019oligarchia mai sazia di potere e ricchezze, che impone la propria bulimia espropriatrice attraverso 686 basi militari disseminate in 74 paesi (4) (solo in Italia i siti militari statunitensi sono 113 (5) e le bombe nucleari tra 65 e 90 (6) in violazione del <em>Trattato di Non Proliferazione<\/em>, da entrambi ratificato).<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>Mappa delle basi militari Usa solo in medio Oriente<br \/>\n<\/strong><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-61241\" src=\"http:\/\/www.inchiestaonline.it\/wp-content\/uploads\/2021\/06\/basiusainiran-copia-300x275.jpg\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"275\" \/><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Tale ipertrofia di potere, lontana dai bisogni della stessa maggioranza di americani, non verr\u00e0 contenuta dalle deboli restrizioni del diritto internazionale, ma solo da un mutamento radicale negli Stati Uniti (al momento improbabile) o da un graduale riequilibrio di forze sulla scena internazionale, con l\u2019ascesa di Cina, Russia e altre nazioni resistenti, a loro volta chiamate a dare un contributo innovativo, anche attraverso un\u2019evoluzione etico-politica delle loro istituzioni, alla costruzione di un mondo pi\u00f9 libero, pi\u00f9 giusto e pi\u00f9 umano.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>\u00a0Alberto Bradanini \u00e8 un ex-diplomatico. Entrato in carriera diplomatica nel 1975, ha ricoperto diversi incarichi alla Farnesina e all\u2019estero. \u00c8 stato Console Generale d\u2019Italia ad Hong Kong (1996-1998), Ambasciatore in Iran (2008-2012) e Ambasciatore a Pechino (2013-2015). \u00c8 attualmente Presidente del Centro Studi sulla Cina Contemporanea.<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><strong>NOTE<\/strong><\/p>\n<p>1 Trattato di Non Proliferazione Nucleare<\/p>\n<p>2 Autorit\u00e0 Nazionale Palestinese<\/p>\n<p>3 http:\/\/www.italnews.info\/2010\/10\/16\/i-dati-ufficiali-dei-morti-nella-guerra-in-iraq\/<\/p>\n<p>4 https:\/\/www.tpi.it\/esteri\/basi-militari-stati-uniti-2017082350311\/<\/p>\n<p>5 http:\/\/www.kelebekler.com\/occ\/busa.htm<\/p>\n<p>6 https:\/\/www.tpi.it\/esteri\/bombe-nucleari-usa-italia-dati-documenti-20190717372685\/<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di ALBERTO BRADANINI (in collaborazione con www.inchiestaonline.it ) You are here: Home \u00bb Culture e<\/p>\n","protected":false},"author":10,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1],"tags":[],"class_list":["post-41703","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-primo-piano"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/41703","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/10"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=41703"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/41703\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":41704,"href":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/41703\/revisions\/41704"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=41703"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=41703"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=41703"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}