{"id":41737,"date":"2021-08-30T15:53:29","date_gmt":"2021-08-30T13:53:29","guid":{"rendered":"https:\/\/www.valorelavoro.com\/?p=41737"},"modified":"2021-08-30T16:05:54","modified_gmt":"2021-08-30T14:05:54","slug":"pnrr-ambiente-e-lavoro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/2021\/08\/pnrr-ambiente-e-lavoro\/","title":{"rendered":"Pnrr ambiente e lavoro"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/www.valorelavoro.com\/wp-content\/uploads\/2021\/08\/5F26066B-5CA0-4678-B8CD-5C1DBDFBE259.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-thumbnail wp-image-41742\" src=\"https:\/\/www.valorelavoro.com\/wp-content\/uploads\/2021\/08\/5F26066B-5CA0-4678-B8CD-5C1DBDFBE259-150x150.jpg\" alt=\"5F26066B-5CA0-4678-B8CD-5C1DBDFBE259\" width=\"150\" height=\"150\" srcset=\"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/wp-content\/uploads\/2021\/08\/5F26066B-5CA0-4678-B8CD-5C1DBDFBE259-150x150.jpg 150w, https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/wp-content\/uploads\/2021\/08\/5F26066B-5CA0-4678-B8CD-5C1DBDFBE259-50x50.jpg 50w\" sizes=\"auto, (max-width: 150px) 100vw, 150px\" \/><\/a><a href=\"https:\/\/www.valorelavoro.com\/wp-content\/uploads\/2021\/08\/cover__id5644_w250_t1612784937.jpg\"><br \/>\n<\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Appuntamento alla Festa nazionale dell&#8217;Unit\u00e0 a Bologna.<\/p>\n<p>Sala Franco Marini ore 20.00<\/p>\n<p><strong> PUBBLICO \u00c8 MEGLIO, LA VIA MAESTRA PER RICOSTRUIRE L\u2019ITALIA<\/strong><\/p>\n<p>Con gli autori Altero Frigerio e Roberta Lisi discutono Marina Cantilena, Gianna Fracassi, Belinda Gottardi modera Agnese Rapicetta.<\/p>\n<p>La denuncia non \u00e8 nuova ma l\u2019allarme \u00e8 forte: del Pnrr, dei progetti e delle riforme ad esso collegate, i cittadini cosa ne sanno? Quanto ne hanno capito? E cosa si aspettano davvero? In Parlamento l\u2019hanno letto in pochi e l\u2019hanno discusso per titoli in tre giorni tra Camera e Senato. Nei cosiddetti corpi intermedi \u00e8 roba da specialisti e sui media se ne parla solo per le liti tra le forze politiche. Eppure, non stiamo solo parlando di ingenti risorse che la Ue ci ha messo a disposizione per i prossimi sei anni con ricadute sui prossimi cinquanta. Abbiamo di fronte un processo che incider\u00e0 nel profondo sugli assetti produttivi, sociali, istituzionali del Paese. Ma di conoscenza dei contenuti, consapevolezza della portata del Piano, partecipazione e controllo democratico siamo all\u2019anno zero. E sbaglia di grosso chi in modo ragionieristico riduce il Pnrr alla somma degli euro in arrivo, in numero di infrastrutture da realizzare, in cantieri da aprire o si ferma ai bei titoli della digitalizzazione o della transizione ecologica. Proprio su quest\u2019ultimo specifico aspetto, a partire dalle conversazioni contenute nel libro edito da Donzelli \u201cPubblico \u00e8 meglio. La via maestra per ricostruire l\u2019Italia\u201d, si \u00e8 sviluppato un interessante confronto tra Gianna Fracassi (vicesegretaria generale della Cgil), Marco Gisotti (giornalista ambientalista impegnato nella comunicazione del Mite) e Angiolo Tavanti (presidente Associazione Valore Lavoro) chiamati dai curatori del libro (Altero Frigerio e Roberta Lisi) ad esprimere le loro opinione su alcune tematiche che assumono valore generale in questo orizzonte: perch\u00e9 l&#8217;ambiente \u00e8 importante, il clima \u00e8 pi\u00f9 caldo, l&#8217;energia e l&#8217;industria di questo pianeta devono essere ripensate e il lavoro pu\u00f2 e deve cambiare in questa fase di passaggio?<\/p>\n<p>Il clima sta cambiando in modo impressionante sotto i nostri occhi. Ne vediamo gli effetti ogni giorno. Basti l\u2019esempio della pioggia in Groenlandia, caduta dove cadeva la neve, un episodio impressionante. Se non verr\u00e0 fermata la deriva provocata dall\u2019aumento della Co2 e da altre cause concorrenti come l\u2019aumento del metano in atmosfera, la situazione &#8211; gi\u00e0 grave &#8211; peggiorer\u00e0 sempre pi\u00f9 velocemente. Senza esagerare e dipingere un futuro apocalittico, il rischio \u00e8 che la vita degli esseri viventi, a partire dagli umani, cambi in modo irreversibile e il pianeta diventi sempre pi\u00f9 inospitale. Anche a detta degli intervenuti, latita il coraggio di prendere le iniziative necessarie in tempi rapidi per bloccare il cambiamento del clima, a partire dalla temperatura. E anche il nostro Pnrr va nella giusta direzione pi\u00f9 a parole (ancora incerte e un po\u2019 confuse) che nei fatti (che aspettiamo per valutare con cognizione di causa).<\/p>\n<p>Si \u00e8 convenuto, come si sostiene anche nel libro, che occorra cambiare profondamente il modello di sviluppo economico attuale, altrimenti il clima arriver\u00e0 ad un punto di non ritorno. Sono necessarie politiche di occupazione che accompagnino il passaggio dal sistema economico oggi prevalente a quello futuro. \u00c8 chiaro che per realizzare gli obiettivi occorre che il pubblico, lo Stato stimolino e realizzino politiche per dare risposte in avanti ai problemi da affrontare. Le resistenze al cambiamento sono forti e possono essere vinte solo con una chiara battaglia per innovare lavoro, investimenti, ricerca, istruzione, welfare. Invece, economisti, vertici di aziende partecipate dallo Stato, ministri del governo Draghi hanno messo piombo nelle ali dell\u2019innovazione e della transizione ecologica, ad esempio sulla produzione energetica, sulla stessa mobilit\u00e0 sostenibile.<\/p>\n<p>E sul fronte lavoro non si avverte alcuna novit\u00e0 positiva. Se ad esempio prendiamo in esame il tema della logistica con l\u2019esplosione dell\u2019e-commerce e della consegna a domicilio legati ai lockdown (ma non solo), constatiamo che in questo comparto ormai essenziale del nostro sistema manifatturiero si concentrano diversi fenomeni: il consumo di suolo per nuovi capannoni, lo sfruttamento della manodopera con una organizzazione del lavoro ai limiti dello schiavismo, l\u2019inquinamento legato al trasporto su gomma. Basta allora cambiare il nome al ministero? O il mercato, la globalizzazione senza freni, anche al tramonto del liberismo, riescono sempre a farla da padroni?<\/p>\n<p>Un altro elemento connesso al rapporto Pnrr-ambiente \u00e8 il grande tema della decarbonizzazione che a sua volta incrocia a 360\u00b0 gradi quelli del lavoro e dell\u2019energia. Mentre si sottoscrive l\u2019impegno per cui nel 2035 dobbiamo avere un abbattimento di CO2 del 55% e nel 2050 non produrne pi\u00f9, c\u2019\u00e8 chi \u00e8 pronto a sostenere che occorra rinviare la scadenza del 2025 per chiudere le centrali a carbone. Non si vede all\u2019orizzonte un piano organico, per fotovoltaico, eolico in particolare offshore, per altre fonti rinnovabili, per l\u2019uso dell\u2019idroelettrico per stabilizzare la rete elettrica.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>La crisi climatica, cos\u00ec come il Covid o il fenomeno delle migrazioni, ci dicono che non basta pi\u00f9 tenere sott\u2019occhio il Pil. C\u2019\u00e8 una richiesta, dei cittadini come del mondo produttivo, di pi\u00f9 Stato per assicurare protezione, benessere, sicurezze varie. E\u2019 bene partire da qui anche per dare senso e futuro a quella nuova sensibilit\u00e0 che si sta sviluppando cercando di offrire analisi e gambe, per stare al titolo del libro, al principio che pubblico \u00e8 meglio, ovvero , rovesciando i dogmi liberisti, dare sostanza allo slogan \u201cpi\u00f9 Stato e meno mercato\u201d affinch\u00e9 esso non resti un predicare nel deserto bens\u00ec un approccio che solleciti nuova attenzione.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Da qui un\u2019ultima considerazione di scenario sviluppata su vari piani dai tre relatori Fracassi, Gisotti e Tavanti . Le risorse del Pnrr servono a cambiare e ricostruire davvero il paese o a richiamare in vita il gattopardo che in Italia ha quasi sempre prevalso? Nelle conversazioni che compongono il libro si chiede ai vari interlocutori (da Rosy Bindi ad Andrea Roventini, da Maria Cecilia Guerra a Gaetano Azzariti, da Anna Donati a Vincenzo Vita ed altri) di rispondere alla domanda: perch\u00e9 pubblico \u00e8 meglio? Ovvero: qual \u00e8 il progetto-paese che serve mettere in campo dopo la pandemia? Senza una grande e larga partecipazione democratica, questo \u00e8 il pericolo sollevato nel libro e ripreso nel dibattito, le ingenti risorse a disposizione faranno la fine dell\u2019acqua sulla sabbia e prevarranno i poteri che non vogliono cambiare. Per una volta che la Commissione europea ha avuto coraggio, sarebbe bene che l\u2019Italia mettesse in campo le sue energie migliori sul versante dell\u2019innovazione e questo nelle condizioni attuali \u00e8 un compito che tocca anzitutto al governo e a chi lo guida. Ma \u00e8 anche una grande responsabilit\u00e0 sulle spalle dei partiti, dell\u2019associazionismo organizzato, delle parti sociali, sindacato compreso.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; Appuntamento alla Festa nazionale dell&#8217;Unit\u00e0 a Bologna. 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