{"id":41745,"date":"2021-09-02T18:14:48","date_gmt":"2021-09-02T16:14:48","guid":{"rendered":"https:\/\/www.valorelavoro.com\/?p=41745"},"modified":"2021-09-02T18:14:48","modified_gmt":"2021-09-02T16:14:48","slug":"il-potere-in-cina-dossier-della-rivista-gli-asini","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/2021\/09\/il-potere-in-cina-dossier-della-rivista-gli-asini\/","title":{"rendered":"Il potere in Cina, dossier della rivista Gli Asini"},"content":{"rendered":"<p>(in collaborazione con www.inchiestaonline.it )<\/p>\n<p id=\"breadcrumbs\">You are here: <a href=\"https:\/\/www.inchiestaonline.it\">Home<\/a> \u00bb <a href=\"https:\/\/www.inchiestaonline.it\/category\/culture-e-religioni\/\">Culture e Religioni<\/a> \u00bb <strong>Il potere in Cina. Un dossier della rivista \u201cGli Asini\u201d<\/strong><\/p>\n<div class=\"singlepost\">\n<div id=\"post-main-61594\" class=\"post clearfix\">\n<div class=\"entry\">\n<h1 class=\"post-title\"><a title=\"Permanent Link to Il potere in Cina. Un dossier della rivista \u201cGli Asini\u201d\" href=\"https:\/\/www.inchiestaonline.it\/osservatorio-internazionale\/il-potere-in-cina-un-dossier-della-rivista-gli-asini\/\" rel=\"bookmark\">Il potere in Cina. Un dossier della rivista \u201cGli Asini\u201d<\/a><\/h1>\n<div class=\"meta\"><a title=\"Articoli scritti da Redazione\" href=\"https:\/\/www.inchiestaonline.it\/author\/redazione\/\" rel=\"author\">Redazione<\/a> | 1 Settembre 2021 | <a title=\"Comments for Il potere in Cina. Un dossier della rivista \u201cGli Asini\u201d\" href=\"https:\/\/www.inchiestaonline.it\/osservatorio-internazionale\/il-potere-in-cina-un-dossier-della-rivista-gli-asini\/#respond\" rel=\"bookmark\">Comments (0)<\/a><\/div>\n<div id=\"shr_canvas1\" class=\"shareaholic-canvas shareaholic-resolved-canvas shareaholic-ui\"><\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<div id=\"shr_canvas1\" class=\"shareaholic-canvas shareaholic-resolved-canvas shareaholic-ui\"><\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-61595\" src=\"https:\/\/www.inchiestaonline.it\/wp-content\/uploads\/2021\/09\/Cina-300x300.png\" alt=\"\" width=\"300\" height=\"300\" \/><\/p>\n<p>*<\/p>\n<p>Il Potere in Cina, dossier della rivista Gli Asini<\/p>\n<p>di GioGo<\/p>\n<p>Nel numero 90-91 della rivista Gli Asini \u00e8 stato pubblicato il dossier Il Potere in Cina, curato da GioGo e Ivan Franceschini. Per Inchiesta presentiamo di seguito i contenuti dei diversi articoli, molti dei quali possono essere letti sul sito della rivista, alcuni sono stati ripubblicati su Sinosfere.<\/p>\n<p>Questo dossier tratta molti temi centrali dell\u2019attuale situazione sociale, politica, economica e internazionale cinese, ma ne tralascia diversi altri. Pensiamo cos\u00ec di essere riusciti ad evitare un superficiale e modaiolo enciclopedismo, che spesso s\u2019accompagna a un vetusto e interessato orientalismo. In Regime e Barbarie, GioGo introduce una riflessione sulla natura dello sviluppo della Cina riformata e in ascesa, scarnifica quel che resta del socialismo rilevando come a livello politico, economico e antropologico, siamo di fronte a una della \u201cvariet\u00e0 del capitalismo globale\u201d. L\u2019ideologia essenzialista, recepita strumentalmente da una sparuta minoranza di amici da tastiera del PCC, orfani del grande soggetto che trasforma la storia e sempre pronti a incensare ogni regime immaginato come antimperialista, costruisce una Cina dove primeggia la collettivit\u00e0 sull\u2019individuo, lo stato sul mercato, dimenticando che qualsivoglia primato deriva, da qui il titolo del dossier, sempre da complesse relazioni di potere. Scrive GioGo: \u201cIl socialismo del regime cinese contemporaneo [\u2026] si configura come un processo di aumento del tenore di vita nazionale tramite l\u2019imborghesimento economico, politico, culturale, antropologico (individuale invece che collettivo) di un miliardo e mezzo di persone. A tale processo sono totalmente estranei concetti quale classe, lotta e odio di classe (sostituiti da armonia sociale shehui hexie e grande rinascita nazionale cinese zhonghua minzu weida fuxing), critica della propriet\u00e0 privata, rifiuto della delega politica, ripudio della guerra, e in particolare la lotta contro la diseguaglianza, quest\u2019ultima invece considerata uno sprone all\u2019azione personale, per \u201cdiseguagliarsi\u201d dalla massa e accedere a uno status elitario. Ne deriva che, se lo sviluppo avviene, anche potentemente, com\u2019\u00e8 qui il caso, in regime di sperequazione sociale, sar\u00e0 diseguale anche l\u2019arricchimento, donde per esempio il divario fra il reddito degli oltre 600 miliardari cinesi in dollari (quasi raddoppiati rispetto al 2020, secondi solo agli Stati Uniti e ai suoi 724 miliardari) e quello medio pro capite (intorno ai 12.000 dollari annui).\u201d Le politiche di messa in gabbia del mercato (come si diceva nella Cina appena riformata) non cambiano affatto questo quadro, semmai sottolineano l\u2019ulteriore accentramento del potere nella mani dell\u2019\u00e9lite dominante, cio\u00e8 il PCC. L\u2019identit\u00e0 del partito si colloca, continua GioGo, \u201c decisamente altrove rispetto all\u2019idea e alla pratica di emancipazione e liberazione dell\u2019umanit\u00e0, nell\u2019esercizio di una mediazione fra classi sfruttatrici e sfruttate fondata su una pax romana e garante di una crescita economica costante, cui demandare l\u2019assorbimento degli scompensi sociali. Un socialismo che poggia su un combinato partitico, politico e militare in grado di reggere il paese con mano ferma, anche al prezzo di continue epurazioni interne degli elementi non allineati (anche altolocati, che siano dirigenti di partito o grandi capitalisti) e su un\u2019egemonia culturale in grado di coinvolgere la popolazione grazie alla condivisione (sia pure diseguale) degli utili fra i cittadini. In particolare, questo quadro ospita volentieri e promuove l\u2019informatizzazione della societ\u00e0, potente veicolo di estrazione e disciplinamento sociale, consumismo e controllo capillare delle attivit\u00e0, opinioni e comportamenti personali, a potenziamento del tradizionale braccio armato costituito da esercito e polizia\u201d.<\/p>\n<p><strong>Ivan Franceschini<\/strong> in \u201cDopo il naufragio: alcune note sull\u2019attivismo dei lavoratori in Cina oggi\u201d offre un quadro della situazione problematica dei conflitti sul lavoro e la loro organizzazione nel contesto della nuove forme di sfruttamento che il modello economico cinese \u201cupgraded\u201d sta producendo. Sulla base di quindici anni di studi e ricerche sul campo, lo studioso rileva come il ruolo simbolico degli operai della Foxconn sia passato ai fattorini gestiti dalle piattaforme digitali e i colletti bianchi delle aziende dell\u2019alta tecnologia. Il passaggio \u00e8 cruciale, si tratta di una trasformazione infatti della composizione tecnica del lavoro che richiede una nuova capacit\u00e0 di analisi e organizzazione per comprendere quali possano essere le basi per una composizione politica del lavoro. Dopo aver illustrato l\u2019esaurimento dell\u2019esperienza delle ONG del lavoro e il \u201ccanto del cigno\u201d dell\u2019esperienza fuori tempo della lotta leninista alla Jasic del 2018 (sul versante delle ONG rimandiamo al numero 1 del 2021 dell\u2019insostituibile Made in China Journal; sulla Jasic, rimandiamo a Leninisti in una fabbrica cinese ), Franceschini rileva come al momento le forme di resistenza siano assimilabili solo all\u2019\u201dattivismo dei deboli\u201d: \u201cin un contesto in cui i sindacati rimangono asserviti al Partito-Stato e ogni forma di organizzazione operaia indipendente viene percepita come una minaccia al potere costituito, si tratta di forme di resistenza \u2018dei deboli\u2019, prontamente represse non appena accennano ad evolvere in forme pi\u00f9 strutturate. Ad esempio, negli ultimi anni Chen Guojiang, un giovane fattorino e attivista, aveva creato un embrione di organizzazione (l\u2019\u2018Alleanza dei fattorini\u2019) attiva attraverso vari canali online e offline nel fornire assistenza a colleghi \u2013 dalle consulenze legali a un posto dove dormire \u2013 e nel denunciare attraverso i social media le malefatte delle aziende nel settore. Nel marzo del 2021 \u00e8 stato arrestato e poi incriminato formalmente per aver \u2018iniziato litigi e creato problemi\u2019, un crimine generico punibile fino a cinque anni di carcere. Nel caso di Pinduoduo, un dipendente che aveva criticato su internet le condizioni di lavoro nell\u2019azienda \u00e8 stato prontamente licenziato, per poi rivalersi pubblicando un video di denuncia che ha rapidamente ricevuto decine di milioni di visualizzazioni. Il recente arresto di Chen Guojiang dimostra come il Partito-Stato rimanga estremamente diffidente nei confronti di ogni tentativo di coalizzare i lavoratori cinesi intorno a un\u2019agenda comune. \u00c8 anche l\u2019ennesima riprova delle immense difficolt\u00e0 che ogni tentativo di superare la frammentazione della classe operaia cinese si trova ad affrontare. Ieri come oggi, gli scioperi in Cina non sono mai mancati, ma si \u00e8 quasi sempre trattato di mobilitazioni limitate alla singola azienda e finalizzate ad avanzare soprattutto rivendicazioni economiche fondate su diritti gi\u00e0 concessi per legge. L\u2019emergere delle economie di piattaforma ha ulteriormente esacerbato questa frammentariet\u00e0. Se gi\u00e0 un decennio fa aziende come la Foxconn facevano di tutto per prevenire l\u2019emergere di forme di solidariet\u00e0 tra i propri dipendenti, ad esempio allocando lavoratori provenienti da uno stesso luogo in dormitori diversi, alla fine della giornata i lavoratori si trovavano comunque a condividere uno spazio comune, il che facilitava gli scambi di esperienze. I lavoratori nelle economie di piattaforma non condividono neppure un luogo di lavoro fisico, costretti come sono a interagire individualmente attraverso l\u2019impersonalit\u00e0 delle piattaforme. Se questa atomizzazione della classe operaia sta avendo luogo a livello globale, a complicare ulteriormente la situazione per i lavoratori cinesi sono la pervasivit\u00e0 del controllo politico sui media nuovi e tradizionali e la completa assenza di organizzazioni sindacali indipendenti.\u201d La conclusione finale, temporanea, dell\u2019articolo non \u00e8 ottimistica: \u201cdi fronte al crescente potere repressivo del Partito-Stato, unito alla capacit\u00e0 infinita del capitale di innovare le frontiere dello sfruttamento e alla crescente atomizzazione della classe operaia a causa dei mutamenti strutturali dell\u2019economia, \u00e8 lo spazio per la sperimentazione politica nel campo del lavoro e oltre che \u00e8 venuto progressivamente meno. In un contesto simile, l\u2019attivismo operaio non pu\u00f2 che seguire i canali pratici e discorsivi imposti dal Partito-Stato, assumere le forme tipiche della resistenza dei deboli oppure concludersi in tragedia. Forse un giorno si scoprir\u00e0 che le esperienze del decennio passato non sono state vane, che sono state il fertilizzante per una nuova generazione di attivisti, ma al momento le prospettive per il movimento dei lavoratori in Cina (come peraltro altrove) appaiono grame.\u201d<\/p>\n<p>Ancora sul tema del conflitto sociale, ma questa volta nell\u2019ambito culturale, Gullotta e Lin presentano l\u2019ultimo spettacolo della compagnia indipendente di teatro sociale Caotaiban (Grass Stage). Il restringimento degli spazi di espressione indipendenti \u00e8 una realt\u00e0 che nella societ\u00e0 cinese attuale sta diventando quasi \u201cnaturale\u201d, data per scontata. La compagnia Grass Stage \u00e8 una delle poche eccezioni, sia perch\u00e8 rappresenta uno spazio di analisi e discussione autonomo dallo Stato e dal mercato, sia perch\u00e8 ha il merito e la capacit\u00e0, ormai da quindici anni, di toccare gli argomenti centrali che investono le contraddizioni della societ\u00e0 cinese. Su questa compagnia e il lavoro che ha svolto negli ultimi dieci anni, a breve per l\u2019editore L\u2019Incisiva uscir\u00e0 un libro che ne raccoglie i testi e copioni. In \u201cTeatro del contagio: potere e vita dopo la pandemia\u201d, gli autori analizzano l\u2019ultimo spettacolo di Caotaiban, andato in scena a Shanghai a Giugno, e poi a Canton a inizio Agosto. L\u2019importanza di questo spettacolo consiste nella sfida portata all\u2019ideologia ufficiale sul Covid-19 in Cina, una sfida non certo basata sulla discussione dell\u2019efficacia o meno del vaccino, quanto invece sulle conseguenze che il Covid-19 e la sua gestione ha avuto e ha tuttora sul potere e sulla vita. E\u2019 noto come la narrazione ufficiale governativa sia riuscita a rendere la pandemia come una guerra di popolo vinta dal Partito, con l\u2019annientamento delle voci di dissenso. La pandemia \u00e8 stata trasformata in un\u2019occasione attraverso cui il potere ha incensato se stesso ed \u00e8 penetrato ancora pi\u00f9 in profondit\u00e0 nella vita delle persone, in modo capillare, o, se pensiamo alla pervasivit\u00e0 del controllo digitale, virale. Lasciamo alla lettura completa dell\u2019articolo la descrizione dello spettacolo Il decameron sull\u2019isola Geli. Carne vulnerabile, guscio duro, la discussione collettiva che ha dato vita allo spettacolo che affronta \u201cla dimensione storica mondiale non solo sulla pandemia, ma anche sulla segregazione, sulla divisione sociale, culturale e politica, la malattia, il rapporto normale-anormale\u201d, e passiamo a un altro ambito di conflitto che riguarda la condizione femminile in Cina.<\/p>\n<p><strong>Lin Lili<\/strong> in \u201cLa violenza sulle donne nella Cina post-pandemia\u201d, analizza l\u2019aumento della violenza sulle donne in Cina durante la pandemia, ma collega questo aumento a un cambiamento nella societ\u00e0: da una parte un potere politico che poggia sempre pi\u00f9 sul connubio nazionalismo e patriarcato (che si traduce con \u201csovranit\u00e0\u201d, con buona pace degli adulatori del PCC nostrani), dall\u2019altra una diffusa e radicata espressione di dissenso e lotta del femminismo cinese che negli ultimi anni rappresenta uno degli ambiti che fanno da traino alle pratiche di emancipazione e liberazione. Proprio l\u2019emancipazione e la liberazione, contraltare del potere in Cina, sono uno dei fili che legano questo dossier. Leggendo l\u2019articolo di Lin, non sfuggir\u00e0 come l\u2019ideologia cinese corrente funzioni come un dispositivo utile a colpire la differenza in quanto tale, non solo quella di genere. La riduzione all\u2019Uno (che ancora si traduce con \u201csovranit\u00e0\u201d) \u00e8 una macchina di riduzione sociale e culturale, ci vanno di mezzo le minoranze e le autonomie, come vedremo con gli articoli di Darren Byler e Sharon Yam. \u201cEcco come \u201cmolti nazionalisti o \u201cpatrioti\u201d stanno usando la rete per colpire le voci femministe, spostando il discorso dei diritti verso il ben pi\u00f9 paranoico e strumentale discorso delle \u201cforze straniere\u201d. Poggiando sull\u2019ideologia nazionalista e \u201cpatriottica\u201d sostenuta dal Partito-stato, si va a proporre l\u2019uguaglianza fra femminismo e ideologie anti-cinesi. In questo modo, viene a cadere ogni forma di legittimazione nei confronti delle idee e delle pratiche femministe cinesi. Come ha detto l\u2019attivista femminista Lv Pin, siamo a un momento di svolta nella \u201cguerra alle donne\u201d, il femminismo si trova ora nel pantano della stigmatizzazione. Nella concezione di Xi, l\u2019amor di patria \u00e8 sempre collegato con la famiglia (jiaguo yiti: stato e famiglia sono una sola cosa). In questi ultimi anni, quando il discorso dominante nazionalista tira in ballo la patria, si porta dietro anche la famiglia. In questo quadro, il ruolo della donna patriottica \u00e8 metter su famiglia, procreare e badare al lavoro di cura familiare. Non a caso il Quotidiano del Popolo nel 2018 ha pubblicato un articolo eloquente: \u201cprocreare \u00e8 un fatto familiare cos\u00ec come \u00e8 un fatto di Stato\u201d. Le statistiche dell\u2019ultimo censimento della popolazione rese note a maggio 2021 hanno evidenziato come nel 2020 sono nati solo 12 milioni di bambini, la cifra pi\u00f9 bassa dal 1960 e che pone la Cina fra i paesi a pi\u00f9 bassa natalit\u00e0. Nello stesso mese, il governo ha varato la politica del terzo figlio, da molti considerata come tardiva e inefficace. Bassa natalit\u00e0 e invecchiamento portano dunque le donne a sobbarcarsi ulteriori fardelli, acutizzando cos\u00ec la contraddizione fra produzione e riproduzione sociale. Il restringimento degli spazi di parola per le donne, significa dover affrontare un ulteriore disciplinamento sociale. Se anche l\u2019attivismo femminista inserito nel quadro della politica nazionale di uguaglianza di genere viene contrastato e il nazionalismo si lega sempre pi\u00f9 alla violenza patriarcale, come potranno le donne continuare a esprimersi e lottare?\u201d<\/p>\n<p>Due articoli fanno il punto sulle conseguenze del potere sovrano, il primo sul Xinjiang, scritto da <strong>Darren Byler<\/strong>: Lottare contro l\u2019internamento di massa degli Uiguri e contro la guerra continua. Il lavoro che sta facendo Byler \u00e8 straordinario, a fronte della retorica patriottarda e menzognera che anche in Italia trova gregari utili a spargere narrazioni tossiche, unisce ricerca accademica e impegno, come gi\u00e0 testimoniato da un altro suo articolo tradotto da Made in China Journal e pubblicato su sinosfere. Byler non si lascia irretire dalle posizioni essenzialiste dei modelli di civilt\u00e0, che siano quelli dei paesi liberi \u201coccidentali\u201d o \u201cdispotici \u201corientali\u201d, rileva infatti come il filo che lega la repressione nel Xinjiang da parte di Pechino vada ricercato nella guerra globale al terrore: \u201cla logica del sistema fa da premessa alla retorica della guerra contro il \u201cterrorismo\u201c mussulmano, prelevata dallo Stato cinese dall\u2018armamentario statunitense e alleato dopo l\u201911 settembre 2001. Molto di recente, nel 2017, le autorit\u00e0 del Xinjiang hanno ricevuto gli esperti dell\u2018antiterrorismo britannico nel quadro di uno scambio diplomatico chiamato \u201cContrasto, ispirato alle esperienze positive del Regno Unito, delle cause scatenanti dell\u2019estremismo violento, minanti la crescita e la stabilit\u00e0 della regione cinese del Xinjiang\u201d. Nel contesto cinese, il contrasto della violenza estremistica, quello che gli esperti britannici chiamano semplicemente \u201cprevenzione\u201d, s\u2018\u00e8 concretata nella detenzione di centinaia di migliaia di mussulmani ritenuti \u201cinaffidabili\u201d nei campi e nelle prigioni, e nell\u2019assegnazione degli altri adulti mussulmani a lavori lontani da casa, mentre nel contempo mezzo milione di bambini \u00e8 stata alloggiata in scuole col dormitorio. Le logiche dell\u2019antiterrorismo sono state usate per ignorare platealmente la questione dei diritti umani e civili e creare un\u2019immensa colonia penale ad alta tecnologia.\u201d Se la pressione del mondo su Pechino \u00e8 importante perch\u00e8 pu\u00f2 limitare parzialmente l\u2019allargamento di questo vasto sistema di colonia penale su base etnica, sappiamo come la questione sia strumentalizzata dai dominanti nelle relazioni di potere della geopolitica. Ma sappiamo anche che le societ\u00e0 non coincidono con i governi, con buona pace dei sovranisti. L\u2019impegno civile e politico all\u2019estero non risolver\u00e0 una questione che \u00e8 la societ\u00e0 cinese che deve affrontare. In questo senso nella seconda parte dell\u2019articolo Byler scrive delle reazioni, minoritarie ma significative, che alcuni cinesi \u201chan\u201d hanno dimostrato una volta venuti a conoscenza della condizione nel Xinjiang oltre il muro ideologico messo in piedi dagli apparati di stato.<\/p>\n<p><strong>Sharon Yam<\/strong> nel suo \u201cPatriottismo senza libert\u00e0. La protesta di Hong Kong nel 2019 e le sue conseguenze\u201d prosegue sulle conseguenze del potere sovrano, incapace di concepire altro da s\u00e8, obbligato ad annullare le forme di vita che non riesce a governare. Rivolta e movimento sono le due componenti di quell\u2019anno straordinario, da qui la forza e i limiti: \u201cOltre agli scontri con la polizia in centri commerciali, stazioni della metropolitana e sulle strade principali, gli abitanti di Hong Kong di differenti comunit\u00e0 hanno anche organizzato sit-in silenziosi, marce pacifiche e scioperi. Come Au Loong Yu nota nel suo libro Hong Kong in Revolt (Pluto Press, 2020), il movimento non solo ha inglobato manifestanti giovani in prima linea, ma ha anche ispirato un nuovo movimento sindacale, che ha lanciato con successo uno sciopero politico. Con l\u2019allargamento del movimento democratico, la protesta del 2019 non si \u00e8 limitata solo al disegno di legge sull\u2019estradizione. Anzi, si \u00e8 compattata attorno a cinque rivendicazioni centrali: \u201cRitirare l\u2019extradition bill; smettere di etichettare i manifestanti come \u2018rivoltosi\u2019; ritirare le accuse contro i manifestanti; condurre un\u2019inchiesta indipendente sul comportamento della polizia; introdurre un vero suffragio universale per il Consiglio legislativo e il Capo dell\u2019Esecutivo\u201d. Quando la brutalit\u00e0 della polizia contro i manifestanti \u00e8 aumentata, alla fine del 2019 i manifestanti hanno cominciato ad articolare una sesta rivendicazione: \u201csciogliere la polizia\u201d.\u201d A seguire e fino a oggi, le azioni di Pechino sono entrate violentemente in tutti gli ambii della societ\u00e0 per disciplinarla, normarla, silenziarla, terrorizzarla: \u201cAlla fine del 2019 e all\u2019inizio del 2020, lo slancio della protesta si \u00e8 drammaticamente smorzato, prima per due assedi della polizia ai campus universitari e poi per la pandemia. Questo, tuttavia, non ha impedito a Pechino di implementare rapidamente la draconiana Legge sulla Sicurezza Nazionale (National Security Law, NSL), che estende il potere della polizia di Hong Kong e criminalizza le attivit\u00e0 politiche e le azioni collettive definendole come eversione, terrorismo e collusione con forze straniere. Sotto la NSL, il popolare slogan di protesta \u201cLiberate Hong Kong! Revolution of our time!\u201d \u00e8 stato reso illegale. Dalla sua implementazione, la legge \u00e8 stata usata per perseguire attivisti pro-democrazia di alto profilo e politici e per scoraggiare la libert\u00e0 di stampa e di assemblea. La NSL prevede lunghe condanne per chiunque la violi (da tre anni all\u2019ergastolo), ma \u00e8 volutamente vaga e ampia per creare timore. Alla fine del 2020 gli abitanti di Hong Kong hanno continuato a protestare in modi creativi, per aggirare la NSL, ma la repressione e la persecuzione politica si intensificano e alcuni sono diventati come instupiditi e rassegnati. Come notano i giornalisti del notiziario locale indipendente Stand News, nonostante le ulteriori violazioni e la soppressione della democrazia da parte di Pechino, la maggior parte degli abitanti di Hong Kong non provano pi\u00f9 emozioni forti. Essi piuttosto borbottano con se stessi, \u201cAmen. \u00c8 comunque tutto nelle mani di Pechino\u201d.\u201d Le conclusioni dell\u2019articolo non vogliono essere pessimiste, perch\u00e8 dove c\u2019\u00e8 potere c\u2019\u00e8 resistenza: \u201cAnche se i governi di Pechino e Hong Kong hanno efficacemente armato la sicurezza nazionale per schiacciare il dissenso e sopprimere le libert\u00e0 politiche, la rivolta del 2019 non dovrebbe essere considerata un fallimento. Il movimento ha ispirato gli abitanti di Hong Kong di differenti gruppi sociali a riflettere e a lavorare verso un futuro politico pi\u00f9 democratico. Le grandi manifestazioni e assemblee non sono pi\u00f9 consentite sotto la NSL, ma molti attivisti hanno deciso di dedicarsi maggiormente all\u2019organizzazione di comunit\u00e0 e di sindacati sui luoghi di lavoro, per ampliare lo spirito della resistenza. A livello internazionale, le tattiche di protesta usate dagli abitanti di Hong Kong nel 2019 hanno ispirato attivisti di base in paesi come la Tailandia, la Bielorussia e gli Stati Uniti. Gli abitanti di Hong Kong non sono soli nella lunga lotta contro l\u2019autoritarismo e per affermare il diritto alla autodeterminazione.\u201d Alla concezione del potere-resistenza foucaultiana dobbiamo forse aggiungere un consiglio machiavelliano, sul lungo periodo bisogner\u00e0 vedere come il Principe conserver\u00e0 questo nuovo principato acquisito (si ricorder\u00e0 che la consegna di Hong Kong alla Cina da parte dell\u2019Inghilterra nel \u201997 non ha coinvolto la popolazione, un passaggio coloniale in piena regola), disforme e con poche \u201cbarbe e correspondenzie\u201d. Si possono cambiare i libri di storia e imporre ai media la narrazione di una Hong Kong cinese, si pu\u00f2 dunque ridurre il significante \u201cCina\u201d al significato \u201cPCC\u201d, in tal modo ci sar\u00e0 autoappagamento ideologico e affettivo per i cantori della via sovrana cinese, ma il conflitto rester\u00e0 e, mutati i rapporti di forza, torner\u00e0 a rivoltare l\u2019ordine esistente.<\/p>\n<p>Proseguiamo con l\u2019articolo di <strong>C. Sorace<\/strong> \u201cGratitudine. L\u2019ideologia della sovranit\u00e0 in crisi\u201d. Ci ricordiamo probabilmente il video con gli applausi e col \u201cgrazie Cina\u201d che i romani esprimevano al passaggio di medici e aiuti sanitari cinesi nel Marzo 2020. Si tratta di gratitudine che i dominanti, in questo caso il PCC, anelano dal popolo, e che non hanno. Infatti il video era falso, come le centinaia di migliaia di notizie che ancora oggi circolano sul Covid-19, sul ruolo della Cina, degli USA, spesso anche quello dell\u2019Italia\u2026 Qui non affrontiamo la questione delle notizie false e della geopolitica delle reciproche accuse, molto accesa durante la fine dell\u2019era Trump ma che continua ancora intossicare la semiosfera. Sorace affronta la questione della gratitudine e la legge come espressione di sovranit\u00e0 in crisi: \u201cNonostante le differenze, tanto in Cina che negli Stati Uniti la gratitudine \u00e8 l\u2019ideologia della sovranit\u00e0 in crisi. Ci richiede di accomodare emotivamente il mondo disponibile, insinuando che domani potrebbe non esserci pi\u00f9. Non chiedere una vita migliore, sii riconoscente per ci\u00f2 che hai: queste richieste isteriche rivelano l\u2019insicurezza del potere sovrano.\u201d Il potere, che sia quello in declino statunitense o quello in ascesa cinese, richiede la gratitudine, con piglio imperialista o con ottuso paternalismo. Appare chiaro come la concezione del popolo e della sua sovranit\u00e0 risultino completamente svuotate: \u201cIn entrambi i Paesi, tuttavia, il consenso \u00e8 mediato attraverso la liturgia del potere piuttosto che realmente concesso. Negli Stati Uniti, studi hanno dimostrato come i comuni cittadini abbiano un impatto sulla formulazione delle politiche e i processi decisionali prossimo allo zero. In Cina, pur essendo occasionalmente reattivo di fronte all\u2019opinione pubblica e alle proteste popolari, il Partito Comunista governa attraverso un\u2019opaca segretezza. Ci\u00f2 che nessuno vuole ammettere \u00e8 che tanto i cittadini cinesi quanto quelli americani vivono sotto l\u2019aura residua della promessa della sovranit\u00e0 popolare. Per citare lo scienziato politico e antropologo Partha Chatterjee, \u2018il popolo, in altre parole, era sovrano, senza esercitare la sovranit\u00e0 popolare.\u2019<\/p>\n<p>Se il rifiuto di aderire alla richiesta di esser grati \u00e8 il primo passo per limitare il potere togliendogli alibi e auto-assoluzioni, rischia di risultare solo un \u201cgesto estetico\u201d capace di fare \u201cun taglio temporaneo nell\u2019ideologia\u201d, in mancanza di \u201cuna politica organizzata alle spalle\u201d.<\/p>\n<p><strong>L\u2019articolo di Simone Dossi<\/strong>, Il Mar cinese meridionale. Una partita non pi\u00f9 (solo) regionale, ci porta dentro il conflitto geopolitico fra potenza egemone e potenza emergente nel Mar cinese meridionale: \u201cA lungo circoscritte a una rilevanza meramente regionale, le controversie nel Mar cinese meridionale hanno per\u00f2 assunto nell\u2019ultimo decennio una valenza che trascende l\u2019Asia orientale. Proprio gli spazi marittimi della regione sono infatti divenuti teatro di crescente frizione fra gli interessi della potenza egemone e gli interessi della potenza in ascesa \u2013 interessi che, qui pi\u00f9 che altrove, risultano in larga misura non conciliabili e pertanto suscettibili di alimentare un pericoloso gioco \u201ca somma zero\u201d. Dossi espone in modo chiaro e puntuale gli interessi e le posizioni in ballo delle due parti (laddove l\u2019Europa ha \u201cambizioni velleitarie\u201d), per Pechino \u201cil Mar cinese meridionale presenta rilevanza strategica da molteplici punti di vista. In primo luogo, di qui transitano le vie di comunicazione marittima che connettono la Cina \u2013 e l\u2019intera Asia orientale \u2013 al Medio Oriente e all\u2019Europa, mercati cruciali per l\u2019economia cinese, che da essi dipende rispettivamente per l\u2019importazione di idrocarburi e per l\u2019esportazione di prodotti finiti. L\u2019ostruzione delle rotte che attraversano il Mar cinese meridionale arrecherebbe danni consistenti all\u2019economia cinese, con rilevanti implicazioni per la sicurezza nazionale del paese. In secondo luogo, questi stessi spazi marittimi presentano rilevanza centrale nel quadro della strategia cinese di deterrenza nucleare. Grazie alla maggiore profondit\u00e0 dei fondali, il Mar cinese meridionale costituisce infatti il principale canale di accesso all\u2019Oceano pacifico per i sottomarini nucleari lanciamissili balistici della Marina militare cinese, cui \u00e8 demandato il compito di contrattaccare in rappresaglia (second strike) in caso di attacco nucleare sferrato contro la Cina da un paese nemico. In terzo luogo, e in linea pi\u00f9 generale, il Mar cinese meridionale rappresenta uno spazio decisivo ai fini della tutela degli \u201cinteressi essenziali\u201d (hexin liyi, \u6838\u5fc3\u5229\u76ca) della Cina localizzati nella propria \u201cperiferia\u201d (zhoubian, \u5468\u8fb9), a partire dall\u2019interesse alla riunificazione di Taiwan al continente \u2013 interesse considerato non negoziabile in quanto indissolubilmente connesso alla legittimazione stessa del governo del Partito-Stato. In particolare, il Mar cinese meridionale riveste una funzione cruciale nel potenziamento delle capacit\u00e0 di interdizione su scala regionale, vale a dire quelle capacit\u00e0 che sono funzionali a impedire a potenziali avversari di accedere a spazi contigui al territorio nazionale cinese e acquisirne il controllo. Si tratta delle capacit\u00e0 che sono identificate negli Stati Uniti come capacit\u00e0 di anti-access\/area denial (A2\/AD) e che nella prospettiva di Pechino \u2013 osservava alcuni anni fa Luo Yuan, generale dell\u2019Esercito popolare di liberazione e noto commentatore nazionalista di questioni strategiche \u2013 sono viceversa qualificabili come capacit\u00e0 \u201canti-invasione\u201d (fan qinl\u00fce, \u53cd\u4fb5\u7565).\u201d Negli ultimi dieci anni \u201cdiverse delle isole sotto controllo cinese tanto nell\u2019arcipelago delle Paracel (in particolare Woody Island) quanto in quello delle Spratly (in particolare Fiery Cross, Subi e Mischief Reef) ospitano oggi infrastrutture militari che promettono di potenziare significativamente le capacit\u00e0 di interdizione cinesi nella regione. Parallelamente al potenziamento di tali capacit\u00e0, Pechino ha lavorato al consolidamento dell\u2019effettivit\u00e0 del proprio controllo sulle acque rivendicate: cos\u00ec, la Guardia costiera cinese ha ripetutamente ostacolato attivit\u00e0 condotte da altri Stati costieri (in particolare Vietnam e Malaysia) per la rilevazione e lo sfruttamento delle risorse contenute negli spazi contesi, mentre a sostegno delle rivendicazioni cinesi sono state mobilitate anche imbarcazioni civili apparentemente inquadrate nella Milizia marittima (significativo, in particolare, il caso di Whitsun Reef nella primavera del 2021) e i poteri coercitivi della stessa Guardia costiera sono stati significativamente estesi con l\u2019entrata in vigore della nuova Legge sulla Guardia costiera nel 2021.\u201d. Quanto alla potenza egemone \u201cinteresse degli Stati Uniti \u00e8 viceversa preservare la propria capacit\u00e0 di \u201caccesso operativo\u201d (operational access) agli spazi marittimi dell\u2019Asia orientale. L\u2019egemonia globale degli Stati Uniti si fonda in ultima istanza sulla capacit\u00e0 di proiettare potenza in ciascuno dei contesti regionali in cui si articola il sistema internazionale, capacit\u00e0 fondata a sua volta su ci\u00f2 che Barry Posen identificava ormai quasi vent\u2019anni fa come \u201cdominio degli spazi comuni\u201d (command of the commons), vale a dire il controllo americano sul tessuto connettivo del sistema globale \u2013 mari, aria, spazio extra-atmosferico (e potremmo oggi aggiungere lo spazio cibernetico). In questo senso, il potenziamento delle capacit\u00e0 di interdizione cinesi negli spazi marittimi dell\u2019Asia orientale pone di per s\u00e9 una sfida diretta a cruciali interessi americani nella regione e non solo. Se infatti Pechino fosse in grado di acquisire le capacit\u00e0 necessarie a \u201ctenere fuori\u201d dalla propria periferia marittima le forze americane, Washington non sarebbe pi\u00f9 in grado di offrire ai propri alleati asiatici una credibile garanzia della loro sicurezza in caso di conflitto. I contraccolpi sull\u2019architettura delle alleanze americane nella regione sarebbero formidabili, con il potenziale riallineamento in senso filo-cinese di rilevanti attori regionali e conseguenti ricadute sulla credibilit\u00e0 degli Stati Uniti ben oltre l\u2019Asia orientale.\u201d<\/p>\n<p>Sempre sul Mar Cinese meridionale ma da una prospettiva differente, il dossier comprende il lungo e denso saggio \u201cGalleggiamento\u201d, dell\u2019antropologa <strong>Aihwa Ong<\/strong>, conosciuta in Italia per il volume Neoliberalismo come eccezione. Cittadinanza e sovranit\u00e0 in mutazione che non dovrebbe mancare mai nei corsi della nostra sinologia.<\/p>\n<p>La Ong \u00e8 interessata a indagare gli sviluppi delle sovranit\u00e0 graduate nello spazio di galleggiamento degli stati-nazione: \u201cHo sostenuto che la frammentazione deliberata del territorio nazionale in zone ha generato effetti politici di \u201csovranit\u00e0 graduata\u201d, nel momento in cui il potere sovrano viene distribuito in modo diseguale sul territorio. Avanzando oltre il territorio nazionale, questa pratica sovrana riflessiva che suddivide lo spazio statale in una serie di zone ha assunto sempre pi\u00f9 una consistenza a livello volumetrico.[\u2026] metto a confronto due diversi approcci adottati da due ambiziosi paesi asiatici, Singapore e Cina, che cercano di materializzare il galleggiamento sovrano attraverso la capacit\u00e0 di costruire infrastrutture, piuttosto che nell\u2019uso della potenza militare, suddividendo gli oceani in zone che devono intendersi come elementi di una topologia sovrana. Due tipi di sfide accompagnano la spinta all\u2019impresa marittima: la capacit\u00e0 tecnologica di controllare spazi e risorse acquatiche, e i limiti legali stabiliti dal regime marittimo internazionale. Questo saggio esplora come la manipolazione zonale delle interfacce terra-mare-aria possa ancorare il potere sovrano. Una piccola nazione delimitata dalla sua geografia insulare cresce e diventa uno stato marittimo, e una nazione continentale dispiega tecnologie di zonizzazione nello spazio extraterritoriale. La questione \u00e8 se il galleggiamento dello stato possa essere sostenuto attraverso l\u2019esercizio del puro potere materiale o se non sia anche necessario l\u2019esercizio del soft power.\u201d<\/p>\n<p>L\u2019articolo di <strong>Zhang Hong<\/strong> \u201cSta rallentando il passo la via della seta\u201d con cui concludiamo questa presentazione, \u00e8 centrale per comprendere la Cina globale. La studiosa spiega cosa si intende per BRI, o quella che noi ci ostiniamo a chiamare ancora poeticamente \u201cVia della seta\u201d, e come misurare e valutare questa iniziativa: \u201cBisognerebbe infatti considerare la BRI un motore per lo stabilimento a tutto campo di rapporti politici, istituzionali, sociali, industriali e finanziari con le nazioni del mondo; le infrastrutture sono senz\u2019altro l\u2019elemento pi\u00f9 citato, ma non necessariamente quello pi\u00f9 importante. Anche il livello dei prestiti bancari cinesi \u00e8 una misura inadatta a misurare esaurientemente i progressi della BRI, nel caso degli esiti che richiedono risorse non solo finanziarie, ma anche diplomatiche, amministrative e teniche.\u201d La studiosa analizza la BRI attraverso quattro livelli di una piramide, dove in cima troviamo quello diplomatico, poi \u201cle iniziative di natura tecnologica nel commercio, gli investimenti, le infrastrutture finanziarie, la tassazione, le dogane, i criteri di omologazione ecc., che coinvolgono le amministrazioni statali centrali coinvolte e via via le controparti nei paesi dei partenariati nel lancio di nuove iniziative nei consessi internazionali, miranti a modificare il contesto istituzionale internazionale. \u201c Il terzo livello riguarda \u201cla dimensione nazionale, dove le amministrazioni regionali e municipali conducono una diplomazia economica e culturale loro propria, legata alle condizioni locali.\u201d Infine il quarto livello che \u201csi rivolge all\u2019aspetto della BRI pi\u00f9 discusso fuori della Cina: i progetti infrastrutturali e d\u2019investimento gestiti dalle aziende e dalle istituzioni finanziarie cinesi. Mentre i tre livelli precedenti consistono soprattutto in attivit\u00e0 gestite dallo Stato, in questo quarto livello sembra siano all\u2019opera prevalentemente operatori di mercato non statali. Si tratta di attivit\u00e0 economiche che includono non solo quelle di ovvio valore strategico, come la realizzazione di progetti infrastrutturali chiave, ma anche attivit\u00e0 commerciali \u201cordinarie\u201d da parte di aziende di Stato e private, come per esempio le fabbriche di abiti. Ci si aspetta che molte delle attivit\u00e0 statali ai primi tre livelli generino e facilitino le attivit\u00e0 a questo livello, e che l\u2019aumento di rapporti economici consolidino a loro volta le relazioni sociali e politiche. Di conseguenza, la BRI non pu\u00f2 essere confinata esclusivamente alle attivit\u00e0 a quest\u2019ultimo livello: i progetti infrastrutturali e d\u2019investimento devono essere visti come una parte del complessivo sforzo cinese di stringere legami.\u201d Qual \u00e8 la relazione fra questi quattro livelli? \u201ci vari livelli d\u2019attivit\u00e0 sono connessi fra loro solo blandamente, da nozioni definite solo vagamente dalla BRI. Le attivit\u00e0 diplomatiche al massimo livello tracciano il quadro di riferimento strategico della BRI, ma non impongono n\u00e9 formulano istruzioni specifiche agli altri livelli operativi. \u00c8 dunque futile cercare di dare definizioni tassative di che cosa sia il tale progetto della BRI: ciascuno di essi pu\u00f2 considerarsi al servizio del rafforzamento dei legami della BRI nel momento in cui gli operatori coinvolti escogitano quadri d\u2019azione plausibili per esplicarne il potenziale. Le aziende sono fortemente incentivate a formulare progetti credibili, e molte possono cercare di fare pressione per la loro accettazione da parte del governo cinese e di quello della nazione ospitante, al fine di ottenere il sostegno diplomatico e finanziario di Stato. Dato che molte delle nazioni a cui mira la BRI sono ad alto rischio ambientale e le aziende cinsi non hanno tendenzialmente molta esperienza di questi mercati, il sostegno statale pu\u00f2 rivelarsi determinante per la loro sopravvivenza nelle nuove intraprese.\u201d L\u2019ambiguit\u00e0 strategica della BRI ha accompagnato la sua fase di crescita quantitativa, ma \u00e8 presente anche nell\u2019attuale fase di ricerca di risultati qualitativi, ancor pi\u00f9 difficilmente misurabili: La dirigenza politica cinese ha indicato il risultato migliore in quello che \u201cforma una comunit\u00e0 di futuro (cin. lett. \u201cdestino\u201d, N.d.T.) condiviso per l\u2019umanit\u00e0\u201d (goujian renlei mingyun gongtongti), un linguaggio aulico non particolarmente adatto a fissare traguardi tangibili. Non \u00e8 chiaro come la Cina possa stabilire quanto la BRI si avvicini a un traguardo del genere quando gli operatori sono pi\u00f9 orientati a fare rapporto sui risultati conseguiti. Dal 2019, dopo aver concluso che le precedenti attivit\u00e0 della BRI avevano raggiunto un livello soddisfacente di estensione strutturale onnicomprensiva, la dirigenza politica cinese ha anche ricalibrato l\u2019obiettivo della BRI, che \u00e8 diventato quello di uno \u201csviluppo d\u2019alta qualit\u00e0\u201d (gao zhiliang fazhan).Di nuovo, il concetto di \u2018sviluppo d\u2019alta qualit\u00e0\u2019 \u00e8 tenuto nel vago, fuorch\u00e9 nell\u2019affermazione, rintracciabile del discorso del presidente Xi Jinping al Secondo Forum della BRI per la Cooperazione Internazionale, che \u2018la BRI dev\u2019essere aperta, verde e pulita, perseguire alti parametri e un approccio sostenibile focalizzato sui popoli\u201d. Come nella fase precedente, vari operatori delle amministrazioni centrali e regionali e delle aziende fanno ora a gara per interpretare l\u2019affermazione. Come ci si pu\u00f2 aspettare, gli operatori tenderanno a evidenziare i successi pi\u00f9 facili da quantificare e dimostrare, e metteranno da parte i giudizi qualitativi sulle complesse istanze soggiacenti. \u201c<\/p>\n<p>Speriamo che questo dossier possa stimolare il dibattito e la ricerca sulla Cina, a partire dalla sinologia. Il dibattito sulla sinologia su Sinosfere, a cui <em>Inchiesta<\/em> ha partecipato e su cui \u00e8 intervenuto uno dei curatori di questo dossier, I. Franceschini, sembra non aver sfondato porte e aperto nuovi orizzonti. Pensando alle istituzioni che sorreggono la sinologia, GioGo riporta qui le parole della nostra amica Angela Pascucci, che per Gli Asini pubblic\u00f2 il suo ultimo libro Potere e societ\u00e0 in Cina, in una delle tantissime e preziose conversazioni avute, tra Cina e Roma: Ci vogliono scuole che facciano crescere persone libere ed evolute, nuclei affettivi generosi e realistici, societ\u00e0 aperte e pronte alla fiducia altrettanto quanto al rischio e all\u2019insicurezza, un ribaltamento della concezione della politica che bandisca il leaderismo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>(in collaborazione con www.inchiestaonline.it ) You are here: Home \u00bb Culture e Religioni \u00bb Il<\/p>\n","protected":false},"author":10,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1],"tags":[],"class_list":["post-41745","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-primo-piano"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/41745","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/10"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=41745"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/41745\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":41746,"href":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/41745\/revisions\/41746"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=41745"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=41745"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=41745"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}