{"id":41875,"date":"2022-11-29T16:16:30","date_gmt":"2022-11-29T15:16:30","guid":{"rendered":"https:\/\/www.valorelavoro.com\/?p=41875"},"modified":"2022-11-29T16:16:30","modified_gmt":"2022-11-29T15:16:30","slug":"massimo-canellaricchipoveri-storia-della-diseguaglianza-di-pierluigi-ciocca","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/2022\/11\/massimo-canellaricchipoveri-storia-della-diseguaglianza-di-pierluigi-ciocca\/","title":{"rendered":"Massimo Canella:&#8221;Ricchi\/poveri, storia della diseguaglianza&#8221; di Pierluigi Ciocca"},"content":{"rendered":"<p>(in collaborazione con www.inchiestaonline.it )<\/p>\n<p id=\"breadcrumbs\">You are here: <a href=\"https:\/\/www.inchiestaonline.it\">Home<\/a> \u00bb <a href=\"https:\/\/www.inchiestaonline.it\/category\/dibattiti\/\">Dibattiti<\/a> \u00bb <strong>Massimo Canella: Invito alla lettura 11. Pierluigi Ciocca,\u201dRicchi \/poveri. Storia della diseguaglianza\u201d<\/strong><\/p>\n<div class=\"singlepost\">\n<div id=\"post-main-63197\" class=\"post clearfix\">\n<div class=\"entry\">\n<h1 class=\"post-title\"><a title=\"Permanent Link to Massimo Canella: Invito alla lettura 11. Pierluigi Ciocca,\u201dRicchi \/poveri. Storia della diseguaglianza\u201d\" href=\"https:\/\/www.inchiestaonline.it\/dibattiti\/massimo-canella-invito-alla-lettura-11-pierluigi-cioccaricchi-e-poveri-teoria-della-diseguaglianza\/\" rel=\"bookmark\">Massimo Canella: Invito alla lettura 11. Pierluigi Ciocca,\u201dRicchi \/poveri. Storia della diseguaglianza\u201d<\/a><\/h1>\n<div class=\"meta\"><a title=\"Articoli scritti da Massimo Canella\" href=\"https:\/\/www.inchiestaonline.it\/author\/massimo-canella\/\" rel=\"author\">Massimo Canella<\/a> | 20 Novembre 2022 | <a title=\"Comments for Massimo Canella: Invito alla lettura 11. Pierluigi Ciocca,\u201dRicchi \/poveri. Storia della diseguaglianza\u201d\" href=\"https:\/\/www.inchiestaonline.it\/dibattiti\/massimo-canella-invito-alla-lettura-11-pierluigi-cioccaricchi-e-poveri-teoria-della-diseguaglianza\/#respond\" rel=\"bookmark\">Comments (0)<\/a><\/div>\n<div id=\"shr_canvas1\" class=\"shareaholic-canvas shareaholic-resolved-canvas shareaholic-ui\"><\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<div id=\"shr_canvas1\" class=\"shareaholic-canvas shareaholic-resolved-canvas shareaholic-ui\"><\/div>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-63201\" src=\"https:\/\/www.inchiestaonline.it\/wp-content\/uploads\/2022\/11\/ciocca-ricchi-poveri-copertina-194x300.jpg\" alt=\"\" width=\"194\" height=\"300\" \/><\/p>\n<p>*<\/p>\n<p><strong>Massimo Canella: Invito alla lettura 11. Pierluigi Ciocca: \u201cRicchi\/poveri. Storia della diseguaglianza\u201d. Giulio Einaudi editore, Torino, 2021.<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u00a0<\/strong>\u201cNegli ultimi due secoli l\u2019economia di mercato capitalistica ha unito al formidabile sviluppo della produzione iniquit\u00e0, instabilit\u00e0 e inquinamento. Questi tre connotati negativi \u2013 queste tre i \u2013 minacciano gli equilibri di fondo del sistema, le stesse basi democratiche\u201d (Pierluigi Ciocca, \u201cRicchi e poveri. Teoria della diseguaglianza\u201d, Torino 2021, p. 5). \u201cKeynes pensava che in una economia di mercato capitalistica \u2018una giustificazione sociale e psicologica possa darsi per diseguaglianze nei redditi e nei patrimoni anche significative, ma non per disparit\u00e0 ampie quali quelle odierne\u2019. In realt\u00e0, l\u2019obiettivo primo della redistribuzione degli averi \u00e8 il concreto superamento della povert\u00e0 estrema. Subito dopo \u00e8 assolutamente necessario \u201cpotare\u201d le punte della ricchezza smodata. Minore urgenza e maggiore cautela politica si richiedono nel correggere i livelli delle risorse a cui attinge la borghesia medio-piccola. Quando tutti i redditi, a cominciare dai pi\u00f9 bassi, beneficiano della crescita dell\u2019economia\u00a0 e\u00a0 i redditi altissimi vengono ridimensionati le tensioni sociali si attenuano, l\u2019erba del vicino \u00e8 meno verde e l\u2019avversione nei confronti di chi ha di pi\u00f9 \u00e8 tenuta a freno\u201d (ibidem, p. 163).<\/p>\n<p>Con questa ulteriore pubblicazione, nella collana editoriale Einaudi Stile Libero, Pierluigi Ciocca, accreditato studioso a lungo vicedirettore di Bankitalia, divulga in forma chiara e sintetica, didatticamente attenta a non lasciare al lettore inesperto lacune sul senso dei termini e sulle basi di partenza dei ragionamenti,\u00a0 alcune conclusioni politicamente rilevanti dei suoi studi. Essi presuppongono sia la perfetta conoscenza dei modelli teorici che illustrano l\u2019interazione fra le variabili economiche, sia quella delle istituzioni e del funzionamento effettivo dei mercati finanziari, come ci si pu\u00f2 aspettare e comunque si auspica in una personalit\u00e0 col suo curriculum. L\u2019attenzione dello studioso \u00e8 volta prevalentemente ad avvicinarsi alla realt\u00e0 effettuale cercando di far sintesi fra queste conoscenze e quelle derivanti dallo studio senza pregiudizi ideologici\u00a0 della storia delle dottrine economiche, della storia economica, della storia tout court e anche dell\u2019antropologia, avvalendosi ampiamente dei risultati di indagini statistiche ed econometriche. Al nostro autore non manca la parres\u00eca, la capacit\u00e0 di parlare francamente e di schierarsi. Nette le preferenze fra i maestri del pensiero economico. Sir John Maynard Keynes \u00e8 citato in quattordici delle centosessantaquattro pagine del volumetto,\u00a0 ma il suo spirito sembra pervadere tutto il testo; Marx viene citato, senza adesione ma con attenzione, otto volte esplicitamente, e forse anche per allusione; restando fra i classici, Adam Smith otto volte e David Ricardo sei; tre citazioni non di dissenso anche per un marxista radicale come Paul M. Sweezy. D\u2019altro canto, dei maestri del marginalismo Walras compare in una citazione in nota, in cui qualcuno asserisce che \u201cle pi\u00f9 grandi espansioni del commercio mondiale hanno avuto la tendenza a non provenire dal tatonnement incruento di alcuni banditori alla Walras, ma dalla mitragliatrice Maxim, dal filo di una scimitarra o dalla ferocia dei cavalieri nomadi\u201d (p. 104 in nota). Di Marshall si riferisce un aneddoto sul suo interesse per i problemi della povert\u00e0;\u00a0 quanto a Milton Friedman, viene solo citato nella testimonianza di Richard Posner \u201c di essere stato\u00a0 per anni sconsigliato dallo studiare Keynes dai suoi colleghi economisti dell\u2019universit\u00e0 di Chicago, liberisti e premi Nobel come Milton Friedman\u201d (p. 37 in nota). Nette, d\u2019altro canto, le prese di distanza non solo dal socialismo reale (\u201cil capitalismo \u00e8 relativamente efficiente, certo pi\u00f9 del socialismo quale \u00e8 stato realizzato\u201d, p. 154), ma anche da certe ipotesi di \u201csocialismo \u00a0partecipativo\u201d da realizzare mediante ipertassazioni e l\u2019indebolimento dell\u2019istituto della propriet\u00e0, avanzate da Thomas Piketty, i cui studi peraltro Ciocca utilizza in modo importante: \u201c si pu\u00f2 non amare il capitalismo, ma metterlo a rischio quando non ci sono alternative\u2026\u201d (p.152). I punti di riferimento ideali sembrano restare il riformismo e lo sviluppo ulteriore di un welfare del tipo di quelli realizzati in Europa soprattutto nel trentennio successivo alla seconda guerra mondiale. Un \u201cprogresso senza avventure\u201d, avrebbe detto Fanfani, che in s\u00e9 non comporta addolcimenti nella presa d\u2019atto delle contraddizioni della realt\u00e0: si pu\u00f2 essere benissimo radicali nelle diagnosi, che dovrebbero puntare solo alla veridicit\u00e0, e realisti e disincantati negli obiettivi e nelle proposte.<\/p>\n<p>D\u2019altra parte Ciocca ha conservato la sua indipendenza spirituale restando pur sempre organico al mondo della finanza internazionale e contiguo al mondo del grande capitale, cui alcuni manager si avvicinano a volte nei redditi pur restandone in genere distanti nelle consistenze patrimoniali. Ed \u00e8 chiaro, fra le motivazioni del suo riformismo, il suo interesse alla conservazione della stabilit\u00e0: obiettivo di buon senso condiviso da ogni piccolo borghese economicamente e psicologicamente tranquillo, che presuppone la modica soddisfazione dei bisogni espressi da ogni gruppo sociale. Gli \u00e8 chiaro quanto Piketty ha sostenuto e cercato di documentare, che se l\u2019attenzione generale \u00e8 attirata dagli imprenditori innovativi, molto spesso self made, che pur poco citati contribuiscono molto a fare la storia, la grande parte dei grandi patrimoni nel mondo \u00e8 ereditata, e spesso \u00e8 passata di generazione in generazione da prima dell\u2019et\u00e0 industriale. Quando dedica, pertanto, un paragrafo ai \u201cmeriti dell\u2019opulenza\u201d, distingue i meriti imprenditoriali o professionali dei singoli, a volte notevoli, dai vantaggi potenzialmente realizzabili anche da una maggioranza che ha solo meriti patrimoniali, chiaramente su scala diversa in ragione della loro consistenza: un maggior contributo alla fiscalit\u00e0 generale a causa della progressivit\u00e0, una pi\u00f9 elevata propensione a risparmiare il proprio reddito, la possibile filantropia, il possibile mecenatismo; la possibile considerazione solidale degli interessi di dipendenti fornitori e risparmiatori (avvertendo che \u201canche questi richiami possono essere meramente strumentali ad avvalorare le grandi fortune agli occhi dell\u2019opinione pubblica\u201d, p. 26). Un fastidio significativo viene invece dimostrato per i \u201ccostosissimi oggetti come la Ferrari di Scaglietti \u2013 smodato lusso o investimento speculativo?\u201d (p. 23) Pi\u00f9 convinta l\u2019enumerazione dei modi in cui la ricchezza assicura anche potere: quello \u201cenorme\u201d su estese maestranze; il sostegno agli sport popolari, volano di varie forme di consenso; le attivit\u00e0 di lobbismo; la pervasiva influenza esercitata tramite i media, con le note conseguenze sul piano della democrazia e della concorrenza; la disponibilit\u00e0 dei mezzi per scendere direttamente, all\u2019occorrenza, nell\u2019agone politico, per difendere i propri ideali e incidentalmente anche i propri interessi. Rilevante, forse pi\u00f9 un tempo che nel mondo globalizzato, la possibilit\u00e0 di condizionare il territorio con le opportunit\u00e0 offerte dall\u2019occupazione diretta e dall\u2019indotto. Ciocca ricorda di aver chiesto a Gianni Agnelli, che passer\u00e0 alla storia se non altro per le sue battute, se avrebbe barattato la Fiat con un titolo di stato che offrisse un rendimenti sicuro e pi\u00f9 elevato. Gianni Agnelli rispose di no, \u201cil proprio ruolo nella societ\u00e0 italiana si legava non tanto al denaro, quanto all\u2019essere \u2018produttore di automobili in Torino\u2019\u201d (p. 27). Si tratta comunque di fattispecie in cui \u00e8 il \u201cdenaro\u201d che fa acquistare potere, che permette fra l\u2019altro di accrescerlo; pu\u00f2 avvenire anche\u00a0 il contrario \u2013 nel lontano passato, avveniva quasi sempre.<\/p>\n<p>Per evidenziare questo rapporto variabile fra ricchezza e potere Ciocca traccia in una settantina di pagine una sorta di storia economica dell\u2019umanit\u00e0 dalla preistoria ai giorni nostri, supportata da accessibili riferimenti di teoria. Da un primitivo stato in cui i cacciatori- raccoglitori erano tutti poveri si passa, attraverso gli stadi definiti in campo antropologico, a una societ\u00e0 pi\u00f9 complessa e alla nascita di vistose disuguaglianze. Sulla natura della trasformazione esistono due \u201carchetipi\u201d, uno di tipo funzionale e uno di tipo strutturale: nel primo lo Stato sorge a beneficio della comunit\u00e0, che per produrre, riprodursi e difendersi ha bisogno di riconoscere delle gerarchie; nel secondo sono i gruppi che conquistano il potere che se ne servono a fini personali, opprimendo e sfruttando le proprie comunit\u00e0 e servendosene per saccheggiare o annientare quelle degli altri. (A prima vista le due interpretazioni sembrano compatibili, per allora come per oggi, ma la prima vista non pu\u00f2 fare dottrina.) In ambedue le interpretazioni \u00e8 lo Stato che compie opera di redistribuzione della maggiore ricchezza a favore delle aristocrazie, dei militari, dei burocrati e del clero: \u201cse fra i cacciatori e raccoglitori la ripartizione delle risorse era livellata, attraverso la Rivoluzione neolitica lo scarto negli averi, la diade fra i pochi abbienti e i tanti meno abbienti, diventava secca e bipolare. Il limite al prelievo, alla \u201cestrazione\u201d, delle risorse da parte dei ricchi attraverso l\u2019esercizio del potere era dato solo dalla irriducibilit\u00e0 delle risorse dei poveri al di sotto dei livelli di sussistenza\u201d (p. 47-48). A Roma \u201cgli arricchimenti scaturivano dall\u2019esercizio del potere militare, politico e amministrativo. Il potere consentiva lo sfruttamento dei meno abbienti sottraendo loro ampia parte delle risorse eccedenti il minimo vitale. Le attivit\u00e0 lucrose andavano dal\u00a0 bottino di guerra all\u2019esazione di tributi, agli appalti, ai commerci, ai prestiti usurari, alla pratica della corruzione. La base solida della ricchezza \u2013 tutelata dal fondamentale diritto di propriet\u00e0 sulla terra \u2013 restavano i \u201clatifundia\u201d nella penisola e nelle province, principalmente lavorati da schiavi\u201d (p. 60). Nel Tardoantico \u201cla sperequazione distributiva si ridusse drasticamente e drammaticamente, compressa da eventi epocali. Il surplus di risorse di cui la popolazione disponeva rispetto ai minimi vitali scem\u00f2 fin quasi ad annullarsi. Si restrinsero cos\u00ec le possibilit\u00e0 e i margini di estrarlo da parte della classe dirigente\u201d (p. 61), senza che molti potessero apprezzare i vantaggi di una maggiore equit\u00e0 cos\u00ec ottenuta. La situazione naturalmente si aggrav\u00f2 nella seconda met\u00e0 del primo millennio dell\u2019era cristiana, che ha conosciuto momenti di grande disorganizzazione. In generale, data l\u2019irriducibilit\u00e0 dei bisogni di sostentamento dei produttori, la minore prosperit\u00e0 si traduce in una malinconica riduzione della sperequazione sociale.<\/p>\n<p>Uno dei fili conduttori dell\u2019esposizione consiste nell\u2019esame delle variazioni del coefficiente di Gini, usato come\u00a0<a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Indice_di_concentrazione\">indice di concentrazione<\/a>\u00a0per misurare la diseguaglianza nella distribuzione del\u00a0<a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Reddito\">reddito<\/a>\u00a0o della\u00a0<a href=\"https:\/\/it.wikipedia.org\/wiki\/Ricchezza\">ricchezza<\/a>. Esso \u00e8 dato \u201ca met\u00e0 della differenza media in valore assoluto di reddito o patrimonio tra coppie d\u2019individui scelti a caso, rapportata al reddito medio della popolazione\u201d (p. 57 n.): valori bassi del coefficiente indicano una distribuzione abbastanza omogenea, con il valore 0 che corrisponde alla pura equidistribuzione e il valore 1 che corrisponde alla situazione teorica in cui una sola persona percepisce tutto il reddito del paese. La convergenza di tante competenze pu\u00f2 dare fiducia nella delicata valutazione che viene effettuata della significativit\u00e0 dei dati disponibili relativi al passato, cui applicare tale procedimento matematico. Dalle elaborazioni disponibili risulta che\u00a0 il coefficiente p es nel passaggio dell\u2019Inghilterra dall\u2019Impero all\u2019era post-romana sia sceso effettivamente dallo 0,6 allo 0,4. Risalito con la rivoluzione economica del basso Medio evo (0,7 a Londra e Parigi a cavallo del 1300), sub\u00ec poi gli effetti della fase delle grandi pesti, che diede paradossalmente potere di mercato ai lavoratori sopravvissuti. Nelle fastose citt\u00e0 del Rinascimento italiano si era risaliti allo 0,7 \u2013 0,8. Nei tre secoli successivi \u00a0la popolazione europea si \u00e8 triplicata e il prodotto pro capite \u00e8 stagnato, a seguito di una dinamica demografica simile a quella teorizzata da Malthus: molto stimolanti le discussioni in merito ricordate nel capitolo \u201cLavoro senza crescita\u201d. E\u2019 lecito quindi supporre che in condizioni di stagnazione i miglioramenti dello stato delle classi abbienti avvenga a discapito dei subalterni, malgrado i crescenti spazi occupati in quei secoli dal mercato; a ci\u00f2 correlati nei secoli in questione repressione e \u00a0irregimentamento della diffusissima miseria. Un intervento organico per il sostegno della povert\u00e0 assoluta si ha nell\u2019Inghilterra elisabettiana con i provvedimenti culminati poi con la Poor Law del 1601, rimasti isolati in Europa per duecento anni: con una attenzione che mi sembra avere un\u2019eco nel Re Lear di Shakespeare. Dal 1800, con il passaggio dalla \u201cproduzione mercantile pre-capitalistica\u201d (Sweezy) all\u2019economia di mercato capitalistica, si avvia il processo a macchia d\u2019olio di quel che Ciocca chiama il passaggio \u201cdal potere al profitto\u201d, tutt\u2019altro che lineare peraltro: cio\u00e8 al mondo in cui siamo abituati a vivere.<\/p>\n<p>Va premesso per amore di verit\u00e0 che il libero mercato dipende comunque molto pi\u00f9 di quanto si propaganda dal rapporto con le istituzioni pubbliche, in quanto p es, ma si potrebbe dire molto di pi\u00f9, \u201ccollide con l\u2019evidenza storica l\u2019idea che l\u2019affermazione del commercio internazionale nell\u2019ultimo millennio sia meramente dovuta alle forze del mercato [\u2026] Traffici e potere si sono troppo spesso saldati nel generare attraverso gli scambi l\u2019arricchimento delle nazioni politicamente e militarmente pi\u00f9 forti e pi\u00f9 propense a usare la forza a scapito delle altre\u201d (p. 104 n.) Ci\u00f2 premesso, va sottolineato il forte ruolo delle istituzioni pubbliche anche nel procedere a una redistribuzione e perequazione dei redditi in varie fasi della storia contemporanea, a correzione delle tendenze spontanee di un mercato immaginato talvolta libero da una loro presenza che non fosse di servizio. Questo ruolo \u00e8 stato esercitato molto debolmente nel corso dell\u2019Ottocento: \u201cLa spinta alla concentrazione impressa dal meccanismo del profitto capitalistico [\u2026] ha per pi\u00f9 di un secolo prevalso sulla controspinta esercitata dalla dinamica complessiva dei salari, dall\u2019organizzarsi del movimenti dei lavoratori, dal configurarsi della progressivit\u00e0 della tassazione, dai nascenti sistemi di assistenza e previdenza sociale\u201d (p. 111). (Interessante la notizia che nell\u2019Italietta del 1864, ministero Minghetti di Destra storica, la legge sull\u2019imposta sulla ricchezza mobile contenesse elementi di progressivit\u00e0 rimasti per vari anni all\u2019avanguardia.) Una forte influenza hanno avuto invece i flussi migratori in partenza e in arrivo. Dal 1914 al 1947 il periodo di forti perturbazioni ha coinciso con una netta discesa della concentrazione di redditi e patrimoni, con perdite patrimoniali per scelte politiche, soprattutto di guerra,\u00a0 e bassi rendimenti superiori a quelle delle devastazioni fisiche (che in genere non si accanivano sui beni strumentali). Sono seguiti i trenta anni migliori per le classi lavoratrici che mai si siano vissuti, con un progresso costante e una capacit\u00e0 contrattuale delle diverse forze sociali che ha consentito una generale riduzione del coefficiente di Gini mediante l\u2019incremento del monte salari, delle provvidenze sociali, del risparmio dei ceti medi e bassi. E\u2019 poi cominciata, ma \u00e8 storia ancora attuale, \u201cla rivincita del mercato\u201d, per vari fattori di cui molto si parla e che non staremo a ripetere. Un faro forse merita \u201cuna tecnologia informatica \u2013 ICT, big data, robotica, smart working \u2013 che, pur non accrescendo la produttivit\u00e0 totale dei fattori nemmeno nei Paesi dove quella tecnologia maggiormente si diffondeva, premiava sia il lavoro specializzato, domandato in misura eccedente l\u2019offerta, sia l\u2019investimento in capitale umano che lo esprime\u201d (p. 114). Su scala mondiale l\u2019indice di Gini dei patrimoni dal 2008 al 2019 \u00e8 salito da 0,80 a 0,89, livelli di sperequazione inediti nella storia. Quello dei redditi \u00e8 naturalmente pi\u00f9 alto nei paesi meno sviluppati, con punte sopra lo 0,60 in Sudafrica, si aggira attorno allo 0,40 negli Stati Uniti e un po\u2019 sopra lo 0,30 nella civile Europa (0,33 in Italia, sotto lo 0,30 nei paesi nordici).<\/p>\n<p>Degli altri punti va almeno citato il raffronto fra le giustificazioni dell\u2019equit\u00e0 e della diseguaglianza. L\u2019equit\u00e0: politicamente, non esistendo nel tempo presente alternative reali al sistema capitalistico, le eccessive diseguaglianze ne minano la coesione sociale e le prospettive di buon funzionamento; eticamente, \u00e8 tanto abituale quanto indigeribile sapere che un norvegese per diritto di nascita. ha un reddito cento volte superiore a un nigeriano, un dirigente di azienda newyorkese gode di uno stipendio trecento volte superiore a quello di un normale impiegato e nei paesi pi\u00f9 ricchi esistono milioni di persone in condizioni di povert\u00e0 assoluta; economicamente, le diseguaglianze impediscono alle persone svantaggiate di sviluppare e esprimere le proprie capacit\u00e0, anche al servizio degli altri. Le ragioni della diseguaglianza: 1) l\u2019incentivo per i dirigenti a fare il bene dell\u2019azienda (ma non pu\u00f2 essere meritocratico l\u2019aumento in pochi anni, in America, del rapporto fra retribuzione dell\u2019amministratore delegato e salario da 20:1 a 354:1); 2) la creazione delle condizioni del risparmio in vista dell\u2019accumulazione di capitale (s\u00ec, ma Keynes come \u00e8 noto osservava che l\u2019accumulazione dal lato della domanda \u00e8 frenata se la propensione ad accumulare \u00e8 bassa, e poi lo sviluppo tecnico incide ormai pi\u00f9 dell\u2019investimento, la finanza facilita gli investimenti esteri e nelle migliorate condizioni economiche esiste un notevolissimo risparmio generato dai ceti medi e bassi); 3) la convinzione che le retribuzioni riflettano la domanda del servizio recato alla produzione, legato a sua volta alla produttivit\u00e0 marginale di chi offre il servizio. Il parere in merito di Pierluigi Ciocca su quest\u2019ultimo punto \u00e8 il seguente: \u201cSebbene tuttora prevalente fra gli economisti tanto da essere definito mainstream, se non ortodosso, il marginalismo \u201cneoclassico\u201d fondato sull\u2019individualismo metodologico e sull\u2019uomo economico razionalmente egoista \u00e8 stato sin dall\u2019origine ottocentesca molto dibattuto. [\u2026] Specialmente deboli, davvero lontani dalla realt\u00e0, sono gli assunti di concorrenza nei mercati e di razionalit\u00e0 dei soggetti economici. Quindi non sorprende che la teoria marginalistica stenti a dare ragione, da sola, delle differenze osservate nella distribuzione personale dei redditi\u201d (p.123). Segue un<\/p>\n<p>a discussione sul rapporto fra crescita e diseguaglianze, inclinando l\u2019autore a ritenere che le diseguaglianze possano frenare la crescita e una maggiore equit\u00e0 favorirla.<\/p>\n<p>Il profano pu\u00f2 decidere quale interpretazione dei fatti economici gli sembri pi\u00f9 verosimile e quale gli sia pi\u00f9 simpatica, ma non ha gli strumenti per addentrarsi nelle dispute degli scienziati. Pu\u00f2 comunque capire benissimo perch\u00e9 a quanto si dice Carlo Azeglio Ciampi, in procinto di lasciare Bankitalia, sostenesse che professionalmente Pierluigi Ciocca sarebbe stato il suo successore pi\u00f9 adeguato, ma Silvio Berlusconi non ne avrebbe mai firmato la nomina.<\/p>\n<div id=\"shr_canvas2\" class=\"shareaholic-canvas shareaholic-resolved-canvas shareaholic-ui\"><\/div>\n<div class=\"shareaholic-share-buttons-heading shareaholic-custom\">\n<div class=\"shareaholic-share-arrow shareaholic-share-arrow-version-1 \"><\/div>\n<div class=\"shareaholic-share-buttons-heading-text\"><\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>(in collaborazione con www.inchiestaonline.it ) You are here: Home \u00bb Dibattiti \u00bb Massimo Canella: Invito<\/p>\n","protected":false},"author":10,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1],"tags":[],"class_list":["post-41875","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-primo-piano"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/41875","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/10"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=41875"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/41875\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":41876,"href":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/41875\/revisions\/41876"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=41875"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=41875"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=41875"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}