{"id":41887,"date":"2022-12-18T10:41:49","date_gmt":"2022-12-18T09:41:49","guid":{"rendered":"https:\/\/www.valorelavoro.com\/?p=41887"},"modified":"2022-12-18T10:41:49","modified_gmt":"2022-12-18T09:41:49","slug":"umberto-romagnoli-dialogando-con-luigi-mariucci","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/2022\/12\/umberto-romagnoli-dialogando-con-luigi-mariucci\/","title":{"rendered":"Umberto Romagnoli: Dialogando con Luigi Mariucci"},"content":{"rendered":"<p>(in collaborazione con www.inchiestaonline.it)<\/p>\n<div id=\"contentleft\" class=\"maincontent\">\n<div id=\"content\">\n<p id=\"breadcrumbs\">You are here: <a href=\"https:\/\/www.inchiestaonline.it\">Home<\/a> \u00bb <a href=\"https:\/\/www.inchiestaonline.it\/category\/lavoro-e-sindacato\/\">Lavoro e Sindacato<\/a> \u00bb <strong>Umberto Romagnoli: Dialogando con Luigi Mariucci<\/strong><\/p>\n<div class=\"singlepost\">\n<div id=\"post-main-63273\" class=\"post clearfix\">\n<div class=\"entry\">\n<h1 class=\"post-title\"><a title=\"Permanent Link to Umberto Romagnoli: Dialogando con Luigi Mariucci\" href=\"https:\/\/www.inchiestaonline.it\/lavoro-e-sindacato\/umberto-romagnoli-dialogando-con-luigi-mariucci\/\" rel=\"bookmark\">Umberto Romagnoli: Dialogando con Luigi Mariucci<\/a><\/h1>\n<div class=\"meta\"><a title=\"Articoli scritti da Umberto Romagnoli\" href=\"https:\/\/www.inchiestaonline.it\/author\/umberto-romagnoli\/\" rel=\"author\">Umberto Romagnoli<\/a> | 17 Dicembre 2022 | <a title=\"Comments for Umberto Romagnoli: Dialogando con Luigi Mariucci\" href=\"https:\/\/www.inchiestaonline.it\/lavoro-e-sindacato\/umberto-romagnoli-dialogando-con-luigi-mariucci\/#respond\" rel=\"bookmark\">Comments (0)<\/a><\/div>\n<div id=\"shr_canvas1\" class=\"shareaholic-canvas shareaholic-resolved-canvas shareaholic-ui\"><\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<div id=\"shr_canvas1\" class=\"shareaholic-canvas shareaholic-resolved-canvas shareaholic-ui\"><\/div>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-63275\" src=\"https:\/\/www.inchiestaonline.it\/wp-content\/uploads\/2022\/12\/romagnoli-17.12.jpg\" alt=\"\" width=\"198\" height=\"200\" \/><\/p>\n<p>*<\/p>\n<p><em>In omaggio all\u2019amico Umberto Romagnoli, giuslavorista e padre dello Statuto dei Lavoratori,<\/em><em> di cui si celebrano oggi le esequie, ripubblichiamo integralmente il suo ultimo contributo alla nostra rivista con la quale egli ha intensamente collaborato sin dagli anni Settanta, apparso sull\u2019ultimo numero di Inchiesta cartacea (anno XL n. 210, ottobre\/dicembre 2020 pp. 21-23) e dedicato alla memoria di Luigi Mariucci, scomparso due anni fa, anch\u2019egli professore di Diritto del Lavoro all\u2019Universit\u00e0 di Bologna e anch\u2019egli fra i protagonisti della Scuola di giuristi bolognesi che ha contribuito alla costruzione dello Statuto dei Lavoratori (ne abbiamo parlato in questi giorni nell\u2019articolo di Vittorio Capecchi \u201cE\u2019 morto l\u2019amico Umberto Romagnoli\u201d, 14 dicembre 2022,\u00a0 www.inchiestaonline.it).<\/em><\/p>\n<p>\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026..<\/p>\n<p><strong>Umberto Romagnoli<\/strong><\/p>\n<p><em><strong>Dialogando con Luigi Mariucci<\/strong><\/em><\/p>\n<p><em>Tra le numerose possibili, quella ricavabile dal presente scritto \u00e8 l\u2019immagine di Gigi che vorrei pervenisse alle giovani generazioni.<\/em><\/p>\n<p>Se pensi che arrivare a superare la soglia degli ottantacinque anni sia un privilegio, io ne conosco il prezzo. Seguiterai a pagarlo, per chiss\u00e0 quanto tempo, interrogandoti senza saper dare risposte sull\u2019orizzonte di senso di un presente vissuto nello smarrimento provocato dalla solitudine. Una solitudine che pu\u00f2 soltanto crescere, perch\u00e9 troppi sono i compagni di viaggio cui non \u00e8 consentito di condividere il tuo privilegio. Un poco alla volta, le persone pi\u00f9 amate all\u2019improvviso ti lasciano e a te non resta che piangerne la scomparsa.<\/p>\n<p>In questo inizio d\u2019inverno, il destino mi ha urlato in faccia che una rata del debito era giunta a scadenza.<\/p>\n<p>Il 10 dicembre, se ne \u00e8 andato Luigi Mariucci. \u201cUno de nosotros\u201d, ha prontamente scritto Antonio Baylos nonostante lo sconforto o, forse, proprio per aiutarsi a renderlo pi\u00f9 tollerabile; \u201cuno de los mejores. Extraordinariamente creativo. Siempre activo. Siempre inquieto\u201d.<\/p>\n<p>Se con Gigi ho trascorso quasi tutta la mia vita professionale, lui ha trascorso interamente la sua con me. In pratica, dal giorno della laurea che discusse con Federico Mancini; ma \u00e8 lo stesso Gigi a ricordare con accenti di simpatia che oggi mi commuovono di avermi conosciuto nel 1967 quando, in occasione del suo esame di diritto del lavoro, gli rivolsi \u201cuna stupenda domanda su un testo di Giugni\u201d.<\/p>\n<p>Dunque, la nostra \u00e8 stata un\u2019abituale frequentazione nel corso della quale ho potuto \u00a0\u00a0osservare come l\u2019itinerario esistenziale di un entusiasta militante della sinistra extra-parlamentare abbia compiuto la svolta determinante che lo ha messo nella condizione di assumere incarichi politico-istituzionali di governo della sua Regione e come la qualit\u00e0 di giurista del lavoro possa tramutarsi in una ragione in pi\u00f9 per adempierli con l\u2019assoluta dedizione che si presta alla causa od al fine in cui ci si identifica. Del resto, come Gigi dir\u00e0 sul finire degli anni \u201990, tanto alla politica quanto all\u2019apprendimento del diritto del lavoro era stato attratto \u201cda una forma di vocazione in senso weberiano\u201d.<\/p>\n<p>In effetti, l\u2019incontro con <em>Politik als Beruf<\/em> di Max Weber deve essere stato fulminante per il giovane Luigi Mariucci. Per certo, gli don\u00f2 la bussola sulla scorta della quale avrebbe orientato con rara coerenza le scelte di fondo che hanno caratterizzato la sua vita. Se questo incontro non avesse avuto luogo, sarebbe stato un intellettuale diverso. Non avrebbe scoperto l\u2019etica della convinzione dei principi n\u00e9 avrebbe creduto nell\u2019etica della responsabilit\u00e0; non si sarebbe sentito chiamato ad approfondire con scrupolosit\u00e0 poco meno che religiosa la conoscenza del diritto cui il lavoro ha dato il nome; non avrebbe mai cessato d\u2019impegnarsi nella difesa dell\u2019identit\u00e0 di una disciplina perennemente in bilico tra diritto dei beni e diritto della persona con l\u2019angosciante nostalgia per \u201cuna stagione dei lumi che si \u00e8 consumata rapidamente\u201d soprattutto per la generazione cui apparteneva, senza peraltro piegarlo a subire il buio di una sconfitta e arrendersi.<\/p>\n<p><em>Ira ac studium<\/em> sono, in ultima analisi, le componenti della stella polare che ha guidato la sua \u201cesperienza di vivere il diritto del lavoro per quello che \u00e8: un modello per progettare il rapporto tra gli uomini e il mondo della produzione ed insieme un progetto di vita di ciascuno di noi\u201d. Mai come in questo caso le parole sono pietre. Il loro protervo candore svela che Gigi aveva interiorizzato la <em>mission<\/em> che attribuiva al diritto che dal lavoro ha preso il nome a tal segno di <em>viverlo<\/em> con una intensit\u00e0 emotiva ad un passo dalla devozione, assolutamente priva di riscontri al giorno d\u2019oggi. Insomma, per quanto laica fosse la passione che lo animava, non esit\u00f2 a divinizzarne l\u2019oggetto, a farne una chiave di lettura totalizzante e l\u2019indicatore pi\u00f9 affidabile del progresso sociale e civile. \u201cUna specie di lampada di Aladino\u201d, preferir\u00e0 definirlo in un denso scritto pubblicato nel fascicolo d\u2019apertura del 2000 della sua rivista: \u201cuno strumento critico con cui guardare agli assetti sociali, alle forme della prestazione di lavoro ed anche al potere politico\u201d.<\/p>\n<p>\u201cNon sapr\u00f2 mai se sono un giurista prestato alla politica o un politico prestato al diritto\u201d.<\/p>\n<p>Questo, si sa, era il \u201cdilemma\u201d che Gino Giugni con divertita malizia si aspettava che venisse sciolto dagli altri. Per Gigi, invece, si trattava di una falsa alternativa. Casomai, la considerava una proficua alternanza. E\u2019 lui stesso a dircelo. \u201cAi miei occhi\u201d, confesser\u00e0, \u201cil diritto del lavoro ha costituito un succedaneo della mia inclinazione alla politica intesa nel senso proprio, come passione per la citt\u00e0, come disponibilit\u00e0 ad assumere l\u2019impegno pubblico in nome di precisi progetti. Da questo punto di vista, posso dire che il diritto del lavoro ha funzionato per me, nell\u2019epoca della mia astinenza dalla politica diretta, come pu\u00f2 funzionare il metadone per un tossicodipendente\u201d.<\/p>\n<p>La sincera ruvidezza dell\u2019ammissione non deve trarre in inganno.<\/p>\n<p>Essa non implica la rinuncia a soddisfare l\u2019esigenza di riflettere sul metodo che permetta di \u201centrare\u201d nella logica evolutiva del diritto del lavoro e \u201cstarci dentro\u201d rispettandone modalit\u00e0 e ritmi di sviluppo. Significa, semplicemente, riaffermare la necessit\u00e0 di assegnare la massima rilevanza alla \u201cconnessione tra interpretazione giuridica, lotta sociale e cambiamento politico\u201d. Diversamente, e Gigi ne era intimamente persuaso, questo <em>corpus<\/em> normativo si sbriciolerebbe in una quantit\u00e0 di disposizioni disordinate come un gregge privo di pastore. Per questo, Antoine Lyon-Caen pu\u00f2 a ragione sostenere che Gigi \u201c\u00e9chappait \u00e0 toute d\u00e9finition: il \u00e9tait pluriel\u201d. Infatti, la sua ricca produzione culturale \u00e8 percorsa da una tensione che lo conduceva a \u201clavorare in maniera del tutto libera, fuori da schemi e classificazioni prestabiliti, perch\u00e9 l\u2019unica cosa che conta \u00e8 il risultato finale, ossia l\u2019esistenza di un senso del discorso\u201d.\u00a0 Come dire: \u201ci buoni discorsi sul metodo sono i lavori metodologicamente ben fatti\u201d. Il che riesce a pochi. Infatti, \u201cdopo che \u00e8 stato chiuso il grande confronto tra innovatori e conservatori a cavallo degli anni \u201960-70 del secolo scorso\u201d, le cose si sono messe in modo che il diritto del lavoro non potesse pi\u00f9 restare la provincia minore dell\u2019impero del diritto privato codificato. Si era ribellato ad un\u2019organizzazione accademica che, innalzando steccati dove invece bisognerebbe scavare canali di collegamento, attribuisce arbitrariamente primati a monoculture auto-referenziali. Per\u00f2, allontanandosi dal suo territorio originario \u2013 un\u2019<em>insula in flumine nata<\/em>, ho raccontato per decenni ai miei studenti \u2013 ha finito per situarsi in un \u201caltrove\u201d sconosciuto o, <em>rectius<\/em>, con un\u2019identit\u00e0 che nessuno pu\u00f2 predefinire e anzi non si cesser\u00e0 mai di scrutare e indagare. Dopotutto, come ammonisce Karl Polanyi, \u201cil lavoro \u00e8 soltanto un altro nome per designare un\u2019attivit\u00e0 umana che si accompagna alla vita stessa, che non \u00e8 prodotta per essere venduta\u201d, e l\u2019organizzazione del lavoro \u201csoltanto un\u2019altra parola per designare le forme di vita della gente comune\u201d.<\/p>\n<p>Gigi aveva imparato sui banchi dell\u2019Universit\u00e0 che in epoca risalente il lavoro non buss\u00f2 alla porta della storia giuridica soltanto per farsi incartare nel <em>cellophane<\/em> delle categorie logico-concettuali del diritto dei contratti e che l\u2019impatto delle regole del lavoro sulla vita delle persone non pu\u00f2 non eccedere il quadro delle relazioni instaurate da un contratto tra privati. Per questo, si \u00e8 battuto contro le idee dominanti che, trascurando deliberatamente la complessit\u00e0 della matrice delle regole del lavoro, lo imprigionavano all\u2019interno di un\u2019esangue concezione mercatistica che lo condanna all\u2019insignificanza politica e all\u2019ininfluenza sulle trasformazioni della societ\u00e0. Difatti, \u00e8 toccato al costituzionalismo del secondo dopo-guerra \u2013 soprattutto alle costituzioni dei \u201cvinti\u201d, quella italiana del 1948 e il <em>Grundgesetz<\/em> tedesco del 1949 \u2013 sviluppare in forma articolata e in termini vincolanti la formula ad elevato tasso etico-politico \u201cil lavoro non \u00e8 una merce\u201d. Vero \u00e8 che era stata la Dichiarazione di Filadelfia del 1944 a lanciarla nel firmamento delle idee giuridiche. Ma<strong>, <\/strong>se un\u2019ormai secolare istituzione ginevrina non ne avesse fatto l\u2019asse portante del suo agire a livello internazionale e \u2013 soprattutto \u2013 se gli Stati-nazione non l\u2019avessero sostanzialmente recepita nelle loro costituzioni per solennizzare l\u2019obbligo di garantirne l\u2019effettivit\u00e0, l\u2019et\u00e0 della demercificazione del lavoro non sarebbe nemmeno iniziata.<\/p>\n<p>In realt\u00e0, il contratto di lavoro non \u00e8 che la punta di un <em>iceberg<\/em> la cui base nascosta ha dimensioni pi\u00f9 vaste di quanto la cultura giuridica non si sia dimostrata incline a ritenere, perch\u00e9 su di esso poggia o si innerva un apparato di regole riguardanti una serie in espansione continua di interessi pre- e post-occupazionali. Non c\u2019\u00e8 soltanto il rapporto di lavoro da regolare. Ci sono le vicende che ne precedono l\u2019instaurazione e quelle che seguono alla sua estinzione; da fronteggiare, le une e le altre, col concorso di una quantit\u00e0 di mezzi. Non c\u2019\u00e8 soltanto il tempo di lavoro; c\u2019\u00e8, non meno importante, anche quello di non-lavoro, durante il quale, per esempio, ci si sposa e si allevano figli.<\/p>\n<p>La verit\u00e0 \u00e8 che il diritto del lavoro \u00e8 un <em>non-luogo<\/em> cui non \u00e8 bastato un secolo di storia per trovare la collocazione pi\u00f9 appropriata nell\u2019ambito delle scienze sociali. Per questo, quanto pi\u00f9 le sue radici affondano nella memoria storica tanto pi\u00f9 si enfatizzano i limiti della giusprivatistica ed occorre andare alla ricerca di metodologie di ricerca e alla costruzione di categorie mentali mutuate da una molteplicit\u00e0 di saperi: dalla giuspubblicistica all\u2019antropologia sociale, dalla storia delle istituzioni alla sociologia, all\u2019economia.\u00a0 Proprio perch\u00e9 \u00e8 una tecnica fra le altre e al tempo stesso diversa dalle altre, il diritto del lavoro reca inscritta nel suo <em>dna<\/em> la propensione ad intercettare l\u2019evoluzione del costituzionalismo moderno. E\u2019 interagendo con essa, infatti, che \u00e8 riuscito a premere in direzione della rifondazione dello Stato nell\u2019Occidente capitalistico, come rende palese l\u2019<em>incipit<\/em> della nostra costituzione. Pertanto, \u00e8 ascrivibile alla sensibilit\u00e0 di un attento analista della quotidianit\u00e0 come \u00e8 stato Gigi la pi\u00f9 vigorosa contestazione dell\u2019assunto per cui qualunque contratto di lavoro, anche il pi\u00f9 scandaloso o scandalosamente amministrato, merita approvazione perch\u00e9 eviterebbe lo scandalo del non-lavoro. Lo contestava perch\u00e9 sapeva che la relazione tra lavoro e cittadinanza pu\u00f2 mettere a rischio diritti che non riguardano il lavoratore in quanto tale, bens\u00ec il cittadino che dal lavoro si aspetta un reddito sufficiente per acquistare il pacco-standard di beni e servizi il cui godimento gli permette di essere o credersi, per l\u2019appunto, un cittadino nella pienezza delle sue prerogative. Disposto forse a sacrificarne qualcuna, ma in misura decrescente via via che si consolida una concezione del lavoro come modalit\u00e0 di esercizio dello stesso diritto di cittadinanza in luoghi che non si identificano pi\u00f9 necessariamente nell\u2019impresa-istituzione caratterizzata dalla singolare a-legalit\u00e0 degli ordinamenti auto-conclusi.<\/p>\n<p>Celebre per i suoi aforismi, Karl Kraus ne ha scritto uno che piacerebbe molto a Gigi. \u201cL\u2019origine \u00e8 la meta\u201d. Sono certo che lo interpreterebbe nel senso che anche la pi\u00f9 autentica delle rivoluzioni guarda indietro e, rivolta verso un passato che \u00e8 passato meno di quanto si creda, \u00e8 destinata ad essere premiata dalla realizzazione di un sogno ancestrale. Un sogno interrotto che diventa improvvisamente possibile riprendere nel terzo millennio, facendo riassaporare il gusto del lavoro a misura d\u2019uomo. Un gusto che presupponeva la fierezza del mestiere che presidiava la dignit\u00e0 di produttore dell\u2019artigiano medievale, prima dell\u2019espulsione dalla sua casa-bottega per essere trasferito negli opifici industriali. Non a caso, ai suoi discendenti del XXI secolo sono in tanti a raccomandare con fervore poco meno che messianico di abituarsi a praticare lo <em>smart working<\/em>. Ad ascoltarli non c\u2019\u00e8 pi\u00f9 la creatura cui Francesco Tullio Altan ha assegnato il compito di simboleggiare il popolo degli uomini con le mani callose e il colletto blu che, per emanciparsi, vollero lo Statuto approvato dal Parlamento cinquant\u2019anni fa.<\/p>\n<p>No. Lo <em>smart worker<\/em> dei nostri giorni non pu\u00f2 essere Cipputi. Somiglia piuttosto allo stralunato e involontariamente ilare <em>monsieur<\/em> Hulot. A raccontarne le vicissitudini, per\u00f2, non ci sar\u00e0 pi\u00f9 un indulgente e sorridente Jacques Tati. Trover\u00e0 invece un accigliato e intransigente Ken Loach. Non trover\u00e0 invece un giurista pi\u00f9 preparato di Luigi Mariucci a capirne motivazioni e prospettive. Chiunque vorr\u00e0 prenderne il posto, per\u00f2, \u00e8 con la sua monografia sul lavoro decentrato del 1979 che dovr\u00e0 fare i conti.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div id=\"shr_canvas2\" class=\"shareaholic-canvas shareaholic-resolved-canvas shareaholic-ui\"><\/div>\n<div class=\"shareaholic-share-arrow shareaholic-share-arrow-version-1 \"><\/div>\n<div class=\"shareaholic-share-buttons-heading-text\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>(in collaborazione con www.inchiestaonline.it) You are here: Home \u00bb Lavoro e Sindacato \u00bb Umberto Romagnoli:<\/p>\n","protected":false},"author":10,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1],"tags":[],"class_list":["post-41887","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-primo-piano"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/41887","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/10"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=41887"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/41887\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":41888,"href":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/41887\/revisions\/41888"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=41887"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=41887"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=41887"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}