{"id":41924,"date":"2023-06-13T17:09:13","date_gmt":"2023-06-13T15:09:13","guid":{"rendered":"https:\/\/www.valorelavoro.com\/?p=41924"},"modified":"2023-06-13T17:12:23","modified_gmt":"2023-06-13T15:12:23","slug":"vittorio-capecchi-il-messaggio-di-don-milani","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/2023\/06\/vittorio-capecchi-il-messaggio-di-don-milani\/","title":{"rendered":"Vittorio Capecchi: Il messaggio di don Milani"},"content":{"rendered":"<p>di VITTORIO CAPECCHI<\/p>\n<p>(in collaborazione con www.inchiestaonline.it )<\/p>\n<p id=\"breadcrumbs\">You are here: <a href=\"https:\/\/www.inchiestaonline.it\">Home<\/a> \u00bb <a href=\"https:\/\/www.inchiestaonline.it\/category\/scuola-e-universita\/\">Scuola e Universit\u00e0<\/a> \u00bb <strong>Vittorio Capecchi: Il messaggio di don Milani<\/strong><\/p>\n<div class=\"singlepost\">\n<div id=\"post-main-63701\" class=\"post clearfix\">\n<div class=\"entry\">\n<h1 class=\"post-title\"><a title=\"Permanent Link to Vittorio Capecchi: Il messaggio di don Milani\" href=\"https:\/\/www.inchiestaonline.it\/scuola-e-universita\/vittorio-capecchi-il-messaggio-di-don-milani-2\/\" rel=\"bookmark\">Vittorio Capecchi: Il messaggio di don Milani<\/a><\/h1>\n<div class=\"meta\"><a title=\"Articoli scritti da Vittorio Capecchi\" href=\"https:\/\/www.inchiestaonline.it\/author\/vittorio-capecchi\/\" rel=\"author\">Vittorio Capecchi<\/a> | 9 Giugno 2023 | <a title=\"Comments for Vittorio Capecchi: Il messaggio di don Milani\" href=\"https:\/\/www.inchiestaonline.it\/scuola-e-universita\/vittorio-capecchi-il-messaggio-di-don-milani-2\/#respond\" rel=\"bookmark\">Comments (0)<\/a><\/div>\n<div id=\"shr_canvas1\" class=\"shareaholic-canvas shareaholic-resolved-canvas shareaholic-ui\"><\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<div id=\"shr_canvas1\" class=\"shareaholic-canvas shareaholic-resolved-canvas shareaholic-ui\"><\/div>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-63706\" src=\"https:\/\/www.inchiestaonline.it\/wp-content\/uploads\/2023\/06\/don-milani.jpg\" alt=\"\" width=\"249\" height=\"125\" \/>*<\/p>\n<p><strong>Don Lorenzo Milani \u00e8 nato a Firenze il 27 maggio 1923 e vi \u00e8 morto il 26 giugno 1967. Sono passati cent\u2019anni dalla sua nascita e cinquantasei dalla sua morte e il suo messaggio \u00e8 ancora attuale; \u00a0in grado di porre interrogativi e suscitare discussioni nella chiesa \u00a0e nella societ\u00e0. In quella lontana estate del 1967 scrissi un saggio lungo e appassionato che pubblicai sulla rivista \u201cIl Mulino\u201d del mese di agosto 1967. Leggere un proprio scritto di oltre cinquanta anni fa \u00e8 sempre uno strano incontro. Il Capecchi di oggi \u00e8 certamente diverso da quel Capecchi che ha comunque influenzato il Capecchi successivo. Ho ripubblicato il testo integralmente e le citazioni \u00a0di Don Milani sono riprodotte in corsivo.<\/strong><\/p>\n<p><strong>Vittorio Capecchi : Il Messaggio di Don Milani<\/strong><\/p>\n<p><strong>\u201cIl Mulino\u201d n.178, agosto 1967, pp. 658-682<\/strong><\/p>\n<p>A 44 anni, alla fine del giugno scorso, \u00e8 morto di leucemia Don Lorenzo Milani. Era nato il 1923 a Firenze ma aveva passato tutta la sua infanzia e adolescenza a Milano. La sua famiglia era di radicate tradizioni intellet\u00adtuali. Il nonno un notissimo archeologo (a Firenze c\u2019\u00e8 anche un monumento in suo nome), la madre una raffinata signora israelita, il padre un profes\u00adsore universitario. Una famiglia quindi in cui la cultura pi\u00f9 sofisticata era di casa, ma in cui non vi era alcun accenno di problematica religiosa. Fece il liceo a Milano e si iscrisse ad architettura andando anche un anno in Francia per studiare con Le Corbusier. Tutto lasciava prevedere, dato il tipo di famiglia e la brillante riuscita negli studi, una rapida quanto fortunata carriera da intellettuale universitario. Invece, improvvisamente, con la violenza di una conversione totale, Lorenzo Milani decide di diven\u00adtare Don Lorenzo. Fu una rottura totale e definitiva con il mondo passato. Egli decise di vivere da povero a favore dei poveri (\u00ab chi non decide di prender partito dopo quindici giorni \u00e8 dalla parte dei ricchi \u00bb) e, dopo aver rinunciato al fascino di una vita cosmopolita, alle raffinatezze delle discussioni salottiere, ai piaceri della ricerca scientifica, abbandon\u00f2, nel mo\u00admento della sua entrata in seminario, anche l\u2019ultimo aspetto vistoso che pu\u00f2 avere un figlio di intellettuali : il tipo di linguaggio. Don Milani prese cos\u00ec, come suo, il linguaggio dei poveri montanini chiusi nella loro solitu\u00addine, dei contadini smaniosi di venire in citt\u00e0, degli operai sfruttati e oppressi dai vari padroni. Con questo linguaggio duro, scomodo, impastato di realt\u00e0, si avvicin\u00f2 ai poveri per far di loro prima di tutto degli uomini vivi e responsabili e poi dei cristiani veri.<\/p>\n<p>Fu cos\u00ec che durante la sua vita solo tutti i poveri che lo conobbero lo compresero e lo amarono in pieno mentre, tra i non poveri, molti (troppi) lo travisarono quando non lo avversarono.<\/p>\n<p>Nel 1947 fu ordinato sacerdote e nominato vicario cooperatore nella parrocchia di S<em>. <\/em>Donato (\u00ab la mia \u00e8 una parrocchia di montagna. Quando ci arrivai c\u2019era solo una scuola elementare. Cinque classi in un\u2019aula sola. I ragazzi uscivano dalla quinta semianalfabeti e andavano a lavorare. Ti\u00admidi e disprezzati. Decisi allora che avrei speso la mia vita di parroco per la loro elevazione civile e non solo religiosa \u00bb) ed inizi\u00f2 subito una scuola per questi poveri montanini e campagnoli.<\/p>\n<p>Le esperienze di questa scuola, unitamente ad una descrizione della sua parrocchia (una descrizione curata fin nei minimi particolari piena di un amore totale per i poveri ma nello stesso tempo impietosa perch\u00e9 \u00ab chi non sa amare il povero nei suoi errori non lo ama \u00bb) sono descritte nel suo libro <em>Esperienze pastorali <\/em>uscito nel 1958. Questo libro permetteva di identificare immediatamente i due tipi di sacerdoti (e laici) cattolici per i quali Don Milani non poteva che essere uno \u00ab scandalo \u00bb.<\/p>\n<p>C\u2019\u00e8 infatti un tipo di sacerdote cattolico che per non avere scelto con decisione i poveri ha scelto i ricchi e si \u00e8 contentato di un ruolo ritualistico burocratico all\u2019interno della Chiesa; \u00ab amministrare \u00bb i sacramenti, inaugu\u00adrare fabbriche con relativo banchetto insieme all\u2019industriale di turno (\u00ab caro padre assaggi questo vinello\u2026 \u00bb), sentire la missione apostolica come l\u2019orga\u00adnizzazione di una serie di uffici che producono riviste in serie, uomini in serie, propaganda nei momenti elettorali ecc\u2026. sacerdoti lontani, lontanis\u00adsimi dai poveri e dalle dure parole del Vangelo.<\/p>\n<p>Ma c\u2019\u00e8 anche un altro tipo di sacerdote (e anche di laico naturalmente) a cui Don Milani non ha certo risparmiato le sue critiche. Si tratta del sacerdote che giudica di destra il prete amministrativo di cui sopra e si proclama pertanto di sinistra, il pi\u00f9 a sinistra possibile. Legge <em>l\u2019Espresso, <\/em>fa conferenze sulla Chiesa dei poveri e sull\u2019importanza del laicato, conosce tutti i libri di avanguardia e li sa citare (sono libri progressisti pieni di citazioni che rinviano ad altri libri ancor pi\u00f9 pieni di citazioni e cos\u00ec via), sembrerebbe insomma quanto di meglio si possa avere ma anche lui nelle sue azioni, \u00e8 lontano, lontanissimo dai poveri e dalle dure parole del Vangelo.<\/p>\n<p>Si spiegano cos\u00ec le incomprensioni che Don Milani ricevette nella dio\u00adcesi fiorentina. Probabilmente per Mons. Florit (attuale arcivescovo di Fi\u00adrenze) che fece ritirare il libro <em>Esperienze pastorali <\/em>nonostante fosse uscito con l\u2019imprimatur, Don Milani era un tipo originale che faceva un dopo\u00adscuola, un giovane di buona famiglia che usava un linguaggio volgare e poi, quei cattolici progressisti, quelli del tipo \u00ab a sinistra \u00bb, non lo dipin\u00adgevano come un amico del marxismo\u2026 uno forse vicino all\u2019eresia?<\/p>\n<p>Vicino all\u2019eresia\u2026 Don Milani era conficcato nella Chiesa di Cristo. Ma uno che segue alla lettera il Vangelo e le leggi della Chiesa fa paura, fa sentire a disagio, fa avvertire l\u2019anticipazione di un giudizio dato con amore ma giusto, impietosamente giusto.<\/p>\n<p>E allora, se uno \u00e8 un prete amministrativo, meglio pensare questo Don Milani come un tipo strano, da allontanare e delimitare; oppure, se uno \u00e8 un prete o un laico di quelli sempre pi\u00f9 a sinistra, meglio pensarlo come uno che \u00e8 \u00ab fine \u00bb andare a trovare come \u00ab un caso \u00bb per poi citarlo in qualche raffinata conferenza.<\/p>\n<p>E cos\u00ec Don Milani, quello che avrebbe potuto essere un osannato pro\u00adfessore universitario, fu nominato nel 1955 parroco di Barbiana a Vicchio di Mugello, una delle pi\u00f9 sperdute frazioni della diocesi. Ma anche da Barbiana Don Milani (che faceva scuola ai suoi poveri tutto il giorno) era \u00ab sconcertante \u00bb perch\u00e9 in quell\u2019ambiente sperduto egli formava uomini (1) e si continuava a parlare di lui. Per\u00f2, almeno non dava alle stampe nulla che potesse uscire dalla diocesi. Per il dispiacere dei quieti vennero invece anche delle testimonianze pubbliche.<\/p>\n<p>Nell\u2019ottobre del 1964 egli scrisse e rese pubblica una lettera (riportata da <em>Questitalia, <\/em>numero 77-78) indirizzata all\u2019Arcivescovo Mons. Florit. Era una lettera che voleva instaurare un dialogo concreto. Vi erano infatti frasi come \u00ab Non \u00e8 con i telegrammi di auguri, il regalo di una croce pettorale e le genuflessioni che si mostra l\u2019amore al Vescovo, ma piuttosto con la sincerit\u00e0 rispettosa, il rifiuto del pettegolezzo di sacrestia. Perci\u00f2, prendendo spunto dal caso Bonanni abbiamo pensato di proporre a tutti i sacerdoti fiorentini l\u2019inizio concreto di un dialogo : Chiediamo all\u2019Arcivescovo che risparmi ai nostri popoli lo scandalo di un assolutismo abbandonato ormai dal Papa e perfino dai comunisti \u00bb.<\/p>\n<p>Ma l\u2019Arcivescovo, erede-vittima di una tradizione di preti amministrativi, rispose <em>(Questitalia, <\/em>numero 79) nel modo pi\u00f9 burocratico e risentito pos\u00adsibile invitando i due sacerdoti a scegliersi un\u2019altra diocesi : \u00ab Per i due sacerdoti che in questi giorni, tanto avventatamente e nella forma pi\u00f9 inop\u00adportuna hanno dato a me, loro Vescovo, pubblico motivo di sofferenza e alla comunit\u00e0 diocesana ragione di frattura e dissenso, chiedo al Signore che non venga meno la loro fede. Tengo a rilevare che essi potranno otte\u00adnere da me, in ogni momento, la lettera di escardinazione e procurarsi cos\u00ec quella libert\u00e0 e serenit\u00e0 che \u00e8 da loro richiesta, scegliendosi una Diocesi che sia in grado di corrispondere alle loro esigenze \u00bb.<\/p>\n<p>Cos\u00ec per Don Milani, sacerdote conficcato nella Chiesa, oltre alle soffe\u00adrenze corporali (\u00ab sette anni di dolori fisici spesso atroci \u00bb) si aggiungeva il dolore di essere considerato non un <em>normale <\/em>ligio esecutore delle parole di Cristo e della sua Chiesa, ma un <em>marginale, <\/em>uno che \u00e8 bene si cerchi una Diocesi speciale, fatta su misura.<\/p>\n<p>D\u2019altra parte accadevano nel mondo cose troppo gravi per tacere.<\/p>\n<p>Nel febbraio del 1965 i cappellani militari in congedo per la Toscana pubblicarono un ordine del giorno in cui dicevano che \u00e8 \u00ab un insulto alla patria la cos\u00ec detta obbiezione di coscienza che, estranea al comandamento cristiano dell\u2019amore, \u00e8 espressione di vilt\u00e0 \u00bb. Era una cosa troppo grave e Don Milani scrisse allora una lettera che fu pubblicata integralmente solo da <em>Rinascita <\/em>ed in cui c\u2019era tutta la paura che i suoi poveri potessero essere affascinati da false idee di patria, da obbedienze ad ogni costo, da una supina accettazione di ordini che potevano essere infami e contro di loro.<\/p>\n<p>In questo caso la reazione fu violenta. <em>La Nazione <\/em>(il giornale che, come diceva Don Milani \u00ab considera la vita di un bianco pi\u00f9 di quella di cento neri \u00bb) scrisse parole squallide. <em>Lo Specchio <\/em>us\u00f2 toni ancora pi\u00f9 offensivi : \u00ab Contro questa preteria rossa, tanto pi\u00f9 pericolosa perch\u00e9 si guarda bene dal saltare il fosso dichiarandosi apertamente comunista \u00e8 nostro diritto e dovere porre in guardia il pubblico\u2026 a mente pi\u00f9 serena ci rendiamo conto che chiamare mascalzone un uomo tanto poco assistito dalla ragione e dall\u2019equilibrio \u00e8 assurdo \u00bb ed anche Mons. Florit intervenne con una lettera al clero del 14-4-1965 in cui si affermava che \u00ab dal punto di vista teologico morale\u2026 ad ogni modo vale il principio che il singolo cittadino non pu\u00f2 essere giudice competente giacch\u00e9 \u00e8 praticamente impos\u00adsibile all\u2019individuo valutare i molteplici aspetti relativi alla moralit\u00e0 e alla ingiustizia degli ordini che riceve. Deve, pertanto, essere riconosciuta la presunzione di diritto in favore dell\u2019autorit\u00e0 dello Stato, anche se questo Stato non riconosce nella sua legislazione l\u2019obbiezione di coscienza\u2026 La\u00adsciando al Signore il giudizio sulle intenzioni \u00e8 fin troppo facile rilevare come le affermazioni incontrollate e gli estremismi verbali di certe lettere aperte, dei comunicati non meditati, delle interviste inconsulte, siano imme\u00addiatamente strumentalizzate dagli organi di stampa di destra e di sinistra \u00bb.<\/p>\n<p>Le forze conservatrici (liberali, fasciste e religiose) erano ancora una volta compatte contro Don Milani ed un gruppo di ex combattenti lo denunci\u00f2 al procuratore della Repubblica di Firenze per cui si ebbe il processo. Don Milani scrisse allora una sua lettera ai giudici che \u00e8 un docu\u00admento bellissimo ed in cui si diceva che occorre \u00ab dire ai giovani che essi sono tutti sovrani per cui l\u2019obbedienza non \u00e8 ormai una virt\u00f9, ma la pi\u00f9 subdola delle tentazioni, che non credano di potersene far scudo n\u00e9 davanti agli uomini n\u00e9 davanti a Dio, che bisogna che si sentano ognuno l\u2019unico responsabile di tutto \u00bb.<\/p>\n<p>Il processo termin\u00f2 con una assoluzione (febbraio 1966) ma ormai Don Milani stava per terminare i suoi \u00ab sette anni di dolori fisici spesso atroci \u00bb. D\u2019altra parte i ragazzi poveri della sua scuola di Barbiana erano gi\u00e0 uomini, pronti ad entrare nella vita e con il loro libro <em>Lettera ad una professoressa, <\/em>uscito poco prima della sua morte, essi stavano dimostrando di poter e saper continuare il messaggio di Don Milani.<\/p>\n<p>In una societ\u00e0 che, come ha scritto Don Milani, ha \u00ab fornicato col libe\u00adralismo di De Gasperi e coi congressi eucaristici di Franco \u00bb le sue parole si ricollegano a quelle di quei pochi cattolici e di quei pochi non cattolici che hanno testimoniato a favore dei poveri. Pensando ai non cattolici ho in mente, mentre scrivo queste righe, Antonio Gramsci. Gramsci \u00e8 vicino a Don Milani per la coerenza della sua vita a favore degli oppressi, nono\u00adstante le sofferenze fisiche e morali, per la volont\u00e0 di documentare scientificamente ed analiticamente le proprie affermazioni anche quando potreb\u00adbero darsi per scontate, per la critica agli intellettuali che si allontanano dai poveri lasciandoli in balia della cultura e dei valori borghesi, per l\u2019ur\u00adgenza avvertita di una scuola unitaria veramente per tutti. Certo ci sono anche delle differenze di fondo (l\u2019autentico marxismo di Gramsci e l\u2019auten\u00adtico cattolicesimo di Don Milani lasciano tracce profonde) e c\u2019\u00e8 anche una diversa strategia operativa ed un differente linguaggio. Gramsci, il figlio della povera borghesia sarda, ha amato i poveri pensando di aiutarli attra\u00adverso un partito di intellettuali aperti; Don Milani, il figlio degli intel\u00adlettuali lombardi, ha amato i poveri pensando di aiutarli soprattutto attra\u00adverso un loro movimento dal basso facilitato da una comune cultura. Inol\u00adtre lo stile di Gramsci quando scrive \u00e8 ancora quello della classe superiore, il linguaggio di Don Milani \u00e8 quello dei poveri.<\/p>\n<p>Per questo ultimo fatto, essendo assurdo e forse offensivo il tradurre le sue parole in un diverso stile, penso che se si deve ricordare Don Milani con delle parole scritte l\u2019unico modo sia quello di riportare senza intellet\u00adtualismi le sue frasi (2).<\/p>\n<p><strong>Ricchi e poveri di fronte al lavoro<\/strong><\/p>\n<p>Il tipo di societ\u00e0 che ha davanti Don Milani quando scrive il suo libro <em>Esperienze pastorali \u00e8 <\/em>quello della parrocchia di S. Donato, un piccolo pae\u00adsino in collina, nella provincia di Firenze in cui \u00ab s\u2019adatta per qualche anno il montanaro che fugge verso la citt\u00e0 \u00bb. Delle famiglie che lo com\u00adpongono (in tutte meno di 300) la maggior parte \u00e8 formata da poveri operai che vanno a lavorare a Firenze o a Prato e da contadini ugualmente poveri (ad esempio su tutte le famiglie di S. Donato solo il 28 % ha l\u2019acqua potabile in casa ed il 69 % non possiede la casa) pi\u00f9 un\u2019esigua percentuale di fattori e grandi proprietari che formano la classe dei ricchi. Ma pi\u00f9 che gli squilibri economici sono drammatici quelli culturali in quanto \u00ab la quasi totalit\u00e0 degli anziani e 1\u201988,6 % dei giovani \u00e8 alla merc\u00e8 di chi abbia fatto anche una sola classe oltre le elementari \u00bb. Il povero quindi \u00e8 sotto\u00adposto alle angherie ed agli umori di ogni padrone di terre o di fabbrica, di ogni funzionario di ente o sindacato, di ogni politicante di partito ecc\u2026. ed i suoi problemi divengono facilmente drammi. Sono pertanto da leggere attentamente gli episodi successivi che riportiamo con le parole di Don Milani ricordando che in fondo S. Donato \u00e8 un paesino che ha un reddito e tenore di vita molto pi\u00f9 elevato di tante zone della Sicilia, Calabria, Basilicata, Puglie per cui in Italia si trovano situazioni ben pi\u00f9 patologiche. Ed \u00e8 tanto vero questo che i tre episodi ci possono apparire quasi \u00ab natu\u00adrali \u00bb. Infatti di cosa si parla? Di un affittuario che imbroglia un poco un contadino, di un padrone di terre che non vuole grane con l\u2019INPS, di un padrone di stabilimento tessile che sfrutta i ragazzini, non tollera lo sciopero, intrallazza con la giustizia e licenzia senza motivo\u2026 Sono tutte figure che ci sono familiari ed \u00e8 terribile constatare che c\u2019\u00e8 bisogno di una serie di case che crollano, di inondazioni e frane per danni di miliardi, di interi paesi senza l\u2019acqua, di grosse cifre di morti sempre per incuria e per ingiustizia sociale perch\u00e9, per almeno qualche giorno, sui giornali come nelle discussioni tra amici, si usi un tono un po\u2019 sostenuto.<\/p>\n<p>Eppure i poveri e gli sfruttati del tipo di quelli descritti da Don Milani esistono sempre e sono a pochi passi da noi e dobbiamo il perpetuarsi di queste situazioni alla incapacit\u00e0 di indignazione e di critica attiva a tutti i livelli ed alla carenza di una cultura di base della classe dei poveri che non sa ancora battersi finendo, per adesso, con l\u2019essere sempre ingiustamente dominata da una classe superiore.<\/p>\n<p><em>L\u2019ingegnere S\u2026 \u00ab padrone \u00bb di un podere senza strada n\u00e9 luce che rischia di rimanere solo, ha finalmente trovato un montanino che fa per lui. Per rompere le sue ultime riluttanze gli promette formalmente di portare la luce entro un mese e gli mostra un foglio che documenta l\u2019affermazione. Adolfo ha fatto la V elementare ed \u00e8 perci\u00f2 sicuro di non farsi mettere in mezzo come il contadino che l\u2019ha preceduto. Esaminato attenta\u00admente il foglio. \u00c8 un modulo a stampa intestato alla Selt Valdarno e porta in fondo la firma del \u00ab padrone \u00bb. Siamo dunque a cavallo e Adolfo firma tranquillamente il con\u00adtratto. Ma della luce non si sente pi\u00f9 parlare. Il foglio era solo uno di quei moduli per domanda di preventivo che senza spese e senza impegno la Selt Valdarno mette a dispo\u00adsizione di chiunque li richieda. Il signorino ottenuto lo scopo aveva semplicemente buttato via il foglio.<\/em><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p><em>La trebbiatrice \u00e8 sull\u2019aia di Adriano. Adriano ha 13 anni, s\u2019\u00e8 levato prima dell\u2019alba e ha<\/em> <em>lavorato come un uomo fino a buio. A un tratto inciampa e cade sul cignone. Salva la vita per miracolo, ma non il braccio destro che gli resta orribilmente maciul\u00adlato. Quando arrivano i carabinieri il fattore ha gi\u00e0 fatto in tempo a parlare con i familiari e con tutti <strong>i <\/strong>presenti: \u00ab il ragazzo non ha l\u2019et\u00e0, se dite che era a lavorare lo rovinate \u00bb. Oltre che cattivo il fattore \u00e8 anche poco informato: l\u2019et\u00e0 di Adriano \u00e8 pi\u00f9 che sufficiente per il riconoscimento di infortuni intorno alla macchina. L\u2019INAIL sarebbe dunque costretta a dargli una pensione per tutta la vita, a rifondergli l\u2019infortunio dan\u00addogli cos\u00ec modo di fruire dell\u2019assunzione di lavoro obbligatoria (D.L. 3-10-1947, n. 1222). Ma quando l\u2019ispettore dell\u2019INAIL arriva dalla mamma dell\u2019Adriano per la sua inchiesta la trova docile a firmare ogni cosa: \u00ab Scriviamo che era a baloccarsi vicino al trattore? Si, si. La faccia lei. Lei ci ha l\u2019istruzione. Io non so fare neanche l\u2019o col culo del bic\u00adchiere. Sicch\u00e9 meglio che lei\u2026 \u00bb. E ora Adriano \u00e8 sistemato per tutta la vita. \u00e8 da quando aveva 6 anni che lavora. Ha gi\u00e0 un viso e un mondo fin troppo a uomo. Il giorno dell\u2019infortunio aveva gi\u00e0 lavorato 15 ore. Ora si trova senza un braccio, senza lavoro, senza pensione, senza istruzione e in pi\u00f9 con la beffa dell\u2019INAIL che gli sven\u00adtola sotto il naso la dichiarazione firmata dalla sua mamma: \u00ab Era a giocare \u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>Mauro entr\u00f2 a lavorare a 12 anni\u2026 L\u2019anno dopo il babbo rest\u00f2 disoccupato e il peso della famiglia pass\u00f2 sopra le spalle del ragazzo. Ma Mauro non fece smorfie da signo\u00adrino: chiese due turni (al telaio) di 12 ore e li ottenne. A 13 anni dodici ore. Una settimana di notte ed una di giorno. E a cottimo. Il cottimo \u00e8 un lento, diabolico sui\u00adcidio. Specialmente per un ragazzo. Con la smania di riportare alla mamma una busta sempre pi\u00f9 bella, ci si consuma e non si pensa alla salute. Senza contare la tentazione di cambiare la spola senza fermare. A rischio di lasciarci il dito. Eppoi non era neanche un cottimo decente\u2026 A furia di far 12 ore s\u2019era ridotto da far spavento. Poi gli si ammal\u00f2 il babbo. Fu in quei giorni che sentii dire che (a Prato) il Baff\u00ec assume. Ci andai di corsa. Raccomandare sul lavoro \u00e8 un delitto, lo so, ma in quel caso non potetti resistere alla tentazione. Per lo meno credimi che non dissi che \u00e8 buono o cosa pensi. Dissi solo che aveva il babbo malato, che lavorava da terzi senza libretto che cos\u00ec non poteva andare avanti, che col libretto tirerebbe gli assegni e le medicine e ogni altra cosa\u2026 M\u2019interruppe: \u00ab \u011a inutile Padre che s\u2019affatichi a raccontarmi. La mia ammini\u00adstrazione non pub interessarsi a nessun motivo umanitario. Lei mi capir\u00e0 certo. Qui c\u2019\u00e8 una legge sola: il bene dell\u2019Azienda. Che poi infine \u00e8 il bene di tutti. Il ragazzo \u00e8 in prova. Ma gli dica che non ammetto scioperi. Al primo sciopero vola \u00bb. \u00c8 come se m\u2019avesse colpito allo stomaco: \u00ab Ma almeno \u2014balbetto\u2014 mi dica se \u00e8 sicuro di assumerlo. Se no non pu\u00f2 lasciare i terzi. Ha la famiglia troppo gravosa per mettersi a questi rischi \u00bb. \u00ab Padre io non posso assicurarle nulla. Io non posso assicurarle nulla. Io ne licenzio 5 o 6 la settimana e ne assumo altrettanti. Il lavoro a me non manca mai. Ma da me c\u2019\u00e8 un sistema speciale. A me piace l\u2019ordine, la disciplina. Son sicuro che anche lei, Padre, la pensa come me \u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>Io penso invece all\u2019art. 40 della Costituzione: il Diritto di sciopero. Possibile che il Baffi, uno stupido piccolo privato possa beffare cos\u00ec una legge che un popolo s\u2019\u00e8 data? Che un popolo ha pagato cos\u00ec cara: sangue, fame, guerra civile, elezioni tanto sofferte da ogni parte. E poi non \u00e8 una legge qualsiasi. \u00c8 quella che il Cristo attendeva da noi da secoli perch\u00e9 \u00e8 l\u2019unica che ridia al povero un volto quasi d\u2019uomo. Non gli riconoscer\u00e0 ancora il potere sulle cose. Ma almeno sul suo lavoro: di darlo o non darlo quando gli pare. Ma no, Baffi, non ti meriti che queste cose io te le dica in faccia. Avresti troppa soddisfazione mettendomi per la strada Mauro e ridendoti di me e dei miei sogni. Ti meriti piuttosto che io dica a Mauro che t\u2019inganni quanto pu\u00f2. Che finga pei 50 giorni di prova d\u2019esser come tu lo vorresti. E poi scoccati quelli, non appena tu lo abbia assicurato gli dir\u00f2 che lo sciopero \u00e8 nulla. Gli dir\u00f2 che ti macchi d\u2019acido uno stacco di gabardine, che ti versi la rena negli oliatori che t\u2019accenda una miccia nel magazzino. Perch\u00e9 a padroni a che fanno come te, ne ho visti tanti. Ma che se ne vantino cos\u00ec, senza pudore, dinanzi a un sacerdote di Cristo io non ne avevo visti mai. Te la far\u00f2 pagare, te lo prometto in nome dei poveri che calpesti, in nome del mio sacerdozio che hai offeso, in nome della tua anima stessa che io vorrei salvare\u2026<\/em><\/p>\n<p><em>Rimuginavo velocemente tutti questi piani di guerra quando a un tratto sentii un grido da<\/em> <em>dentro: a No! Mauro no! Lui non si pu\u00f2 ribellare. A casa siamo in 5 a aspet\u00adtare la sua busta \u00bb\u2026 Son l\u00ec tutti e 5 a pregare per me. Perch\u00e9 io faccia loro questo bene. Il bene di mettere Mauro sotto i piedi del Baffi. Perch\u00e9 il Baffi possa ben calpe\u00adstare la sua dignit\u00e0 di cristiano\u2026 Cos\u00ec fu che Mauro entr\u00f2 a lavorare dal Baffi. Si usa dire che nelle fabbriche grandi le infrazioni alle leggi sociali non ci siano. Non \u00e8 vero. Dal Baffi si lavora con contratto a termine. Ognuno firma per due mesi e rinnova alla scadenza per altri due e cos\u00ec via. Non si pu\u00f2 ma al Baffi non glie ne importa. Si dice poi che nelle fabbriche grandi sono tutti assicurati. Ma non \u00e8 vero neanche questo. Dal Baffi so di moltissimi che non lo sono. E Mauro mio e Danilo li ha assicurati una setti\u00admana innanzi al licenziamento come un ultimo spregio. Dodici ore di notte e dodici di giorno sono comuni dal Bafli. Ma le ragazze per mesi interi han fatto 16 ore\u2026 Lui lo sa che ragazzi e donne fanno confondere poco. Con loro pu\u00f2 fare ogni soperchieria sicuro che staranno zitti\u2026 \u00c8 evidente che il Baffi \u00e8 un pazzo. E un pazzo non fa la regola. Ma non \u00e8 questo che voglio dire. Il tragico non \u00e8 che ci sia un pazzo. Il tragico \u00e8 che un pazzo possa impunemente fare e disfare nella vita degli umili. Che la societ\u00e0 sia orga\u00adnizzata in modo da proteggerlo\u2026 Un giorno mi \u00e8 parsa troppo e sono andato da un ma\u00adgistrato che vuol bene ai poveri e al Buon Dio. M\u2019ha detto: a Ci penso io \u00bb. Due giorni dopo, poco innanzi alla mezzanotte c\u2019\u00e8 piombato Luigino in piena scuola urlando: a L\u2019hanno beccato! Solo nel mio reparto s\u2019era in 7 di 14 e 15 anni. E poi quegli altri di 16 e 18. Ora lo fregano di certo \u00bb. Ho respirato di sollievo. Stasera il concetto di legge ha acquistato qualche punto di fronte a questi poveri figlioli. a Vedete, cari, che basta sapersi valere delle leggi? La giustizia \u00e8 una macchina a disposizione di tutti i cittadini. Basta saperla mettere in moto \u00bb. S\u2019\u00e8 scritto insieme una letterina al nostro amico magistrato per felicitarsi con lui: a \u2026l\u2019ispezione \u00e8 riuscita. Hanno trovato tutti i ragazzi a lavorare di notte. Facci sapere quanta multa s\u2019\u00e8 buscata a. Sai che m\u2019ha risposto il magistrato?: \u00ab \u2026ho davanti a me il rapporto dell\u2019Ispettorato: la segnalazione di irregolarit\u00e0 al lanificio Baffi era destituita d\u2019ogni fondamento. In un\u2019accurata ispe\u00adzione non abbiamo potuto riscontrare la pi\u00f9 piccola infrazione\u2026 \u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>Andare a fondo? Infierire contro due poveri subalterni? Forse hanno accettato una bustarella<\/em>,<em> forse hanno ricevuto dall\u2019alto l\u2019ordine di non sdegnare troppo gli industriali perch\u00e9 non chiudano. Il potere politico \u00e8 in mano a ricchi. Il potere della legge si infrange di fronte al potere economico. Le leve sono ferme in quelle mani. Ma non in quelle del Baffi solo. In un mondo intero che va rifatto \u00e8 ridicolo prendersela con lui come se fosse un neo in un bel volto. Prendersela con una delle tante conseguenze senza aver colpito al cuore le cause e le premesse.<\/em><\/p>\n<p>La storia di Mauro finisce male. Il Baffi lo licenzia senza motivo con un ultimo scambio di battute (Il Baffi gli ha detto solo : \u00ab Da domani non tornare \u00bb \u2014 \u00ab Non tornare? E a mangiare \u2018n do vo? \u00bb \u2014 \u00ab Tu ti fai\u2026 e mangi \u00bb) e come lui migliaia di altri Mauro sono alla merc\u00e9 di industriali che parlano del \u00ab bene della azienda che \u00e8 bene di tutti \u00bb e che finiscono con questo loro potere di licenziamento e riassunzione con il ridurre \u00ab un operaio feroce, forte intelligente, libero in un agnellino in gabbia \u00bb.<\/p>\n<p>Don Milani pertanto conclude il capitolo legato alla storia di Mauro chiamando in causa questo governo che \u00ab \u00e8 stato sempre a sfavore dei po\u00adveri \u00bb e che quando arriva il tempo delle elezioni utilizza ancora una volta lo stato di bassa preparazione di questa classe di sfruttati per por loro solo delle pseudo alternative (3).<\/p>\n<p><em>Elezioni politiche per il nostro comune. I partiti si alleano fra loro in due sole liste contrapposte: lista socialcomunista e lista antisocialcomunista. In ambedue le liste c\u2019\u00e8 partiti minori e maggiori. I minori offrono i loro servigi, ma con un preciso contratto di do ut des per le ripartizioni dei seggi. Quando il popolo s\u2019avvia alle urne pieno di festosa consapevolezza della propria sovranit\u00e0 la torta \u00e8 gi\u00e0 stata spartita da un mese preciso\u2026 La stessa campagna elettorale si svolge in termini estremamente sbrigativi. Per i contadini di poggio si limita a questo: un propagandista comunista viene di casa in casa con un facsimile di scheda e dice: \u00ab Qui fa la croce il M\u2026 (il proprietario della fattoria). Che vorresti votare come lui? Di qua invece fa la croce il povero \u00bb. L\u2019affer\u00admazione \u00e8 vera ma non educativa. Occorre infatti spiegare che il M\u2026 vota DC perch\u00e9 non ha altra scelta e perch\u00e9 nella lista sono compresi anche i suoi amici liberali. Un prete fa la sua controcampagna cos\u00ec: \u00ab Qui fa la croce il buon cristiano, di l\u00e0 son tutti senza Dio \u00bb. L\u2019affermazione \u00e8 vera ma non educativa. Occorre spiegare che nella lista DC fanno bella mostra di s\u00e9 anche i nomi di senza Dio famosi sia personalmente che per il partito che rappresentano (socialdemocratico, liberale!) e che un patto preeletto\u00adrale assicura loro un numero di seggi smisuratamente sproporzionato ai suffragi. Occor\u00adrerebbe fare anche un mucchio di precisazioni sulla stessa DC per spiegare al povero come sia una dolorosa coincidenza e non certo un\u2019intenzione quel ritrovarsi della croce del prete dalla stessa parte della croce del M\u2026 Ma tutto \u00e8 considerato troppo fine e alto per essere spiegato al povero. E cos\u00ec che paga \u00e8 sempre l\u2019istruzione del povero, la sua dignit\u00e0 di cittadino e la stima che pu\u00f2 avere di noi.<\/em><\/p>\n<p>Anche questa situazione ci \u00e8 fin troppo familiare (se i problemi del po\u00advero di fronte al lavoro potevano forse ancora blandamente indignare un osservatore esterno queste situazioni elettorali non smuovono in genere nep\u00adpure un pensiero) e all\u2019amarezza di Don Milani nel verificare giorno per giorno l\u2019angheria del potente si aggiunge la realistica constatazione che il povero finisce con il risentire di tutti quegli influssi del mondo borghese che dovrebbe raddrizzare. In questa direzione sono impietose (\u00ab chi non sa amare il povero nei suoi errori non lo ama \u00bb) le descrizioni del montanino chiuso nel suo mondo di bugie e di diffidenza come del giovane operaio che considera il divertimento come il simbolo della sua et\u00e0 entrambi vittime dello stesso male: la vacuit\u00e0 intellettuale e culturale. E su entrambi questi due tipi di poveri grava l\u2019industria dei consumi per cui le spese inutili, come nel caso del matrimonio, divengono patetiche e momentanee evasioni nel mondo dei ricchi.<\/p>\n<p><em>Poveri figlioli (i montanini)! Cercano i segni della loro inferiorit\u00e0 nel nodo della cravatta e nel modo di posare i piedi o di pronunciare la doppia erre e non sanno che il marchio pi\u00f9 profondo e pi\u00f9 difficilmente sanabile \u00e8 un altro. \u00c8 il loro essere sospet\u00adtosi, bugiardi, taciturni. \u00c8 che insegnano esplicitamente ai bambini a tacere, a mentire, a chiudersi. Per loro la bugia non \u00e8 un peccato accidentale, \u00e8 un modo d\u2019essere, anzi un\u2019etica. Le cose di casa, le cose personali nessuno le deve sapere. L\u2019uomo pi\u00f9 sprege\u00advole \u00e8 la spia, il timore pi\u00f9 grande \u00e8 d\u2019essere ritenuto spia. Spia a chi? a tutti, a nes\u00adsuno, al prete. Spia di che? di nulla, di tutto, anche delle cose pi\u00f9 insignificanti, quanto meno il prossimo sa meglio. \u00c8 intessuta di bugie anche la vita del piano ma tra le bugie di montagna e quelle del piano c\u2019\u00e8 questa fondamentale differenza che quelle di montagna sono dette anche senza vantaggio n\u00e9 scopo per quest\u2019unica cieca legge della segretezza. Ed \u00e8 appunto tutto questo, questa chiusura, col suo bagaglio di conseguenze (l\u2019uomo chiuso non insegna, ma neanche impara, l\u2019uomo bugiardo non \u00e8 creduto ma neanche crede alle parole altrui ecc.) che ha reso spregevoli i montanari ai cittadini e che ha fatto dell\u2019inferiorit\u00e0 non solo un loro complesso ma anche una realt\u00e0 oggettiva e per ora incurabile.<\/em><\/p>\n<p><em>\u2026Nel giovane (operaio) d\u2019oggi c\u2019\u00e8 tutto uno stile che mi \u00e8 estraneo: parla di sport e di<\/em> <em>cine senza domandarsi gli ultimi perch\u00e9 di interessi cos\u00ec insignificanti. Non vuol parlare di politica n\u00e9 di sindacato per non far fatica interiore. Parla della donna e della futura moglie col solo criterio sensuale. Vuol ignorare il dolore e la morte, consi\u00addera prodezza l\u2019arrischiar per gioco la propria e l\u2019altrui vita sui motori. Parla del denaro come del bene supremo. Attende da una vincita al Totocalcio la soluzione di ogni pro\u00adblema. Considera il divertimento un diritto essenziale, una cosa sacra, il simbolo della sua et\u00e0\u2026 Ebbene tutto questo mondo che pare diverso da quello degli analfabeti di mon\u00adtagna \u00e8 invece secondo me tutt\u2019uno e soffre del medesimo male: vacuit\u00e0 intellettuale e culturale. Ci\u00f2 che rende umiliante tutta la questione delle spese inutili \u00e8 che essa nasce da mancanza di libert\u00e0. Ad ogni nuovo sposalizio bisogna fare tutto quello che \u00e8 \u00e8 stato fatto dai vicini negli sposalizi passati pi\u00f9 qualcosa di pi\u00f9\u2026 Per esempio si spen\u00addono per i lussi della camera somme maggiori di quelle che occorrerebbero per una lavatrice elettrica e per portar corrente. E cos\u00ec capita di entrare in certe casucce ca\u00addenti dove l\u2019acqua c\u2019\u00e8 in casa solo quando piove e dove si sale alla camera a quattro mani su per una scala di legno rapidissima\u2026 per poi vedere a un tratto come per un capriccio di fate una camera nuziale splendente di specchi e legni preziosi\u2026 Una lavatrice elettrica costa 120.000 lire? Per le camere da letto nel nostro popolo .nessuno ha speso meno di 150.000 lire. La moda \u00e8 sulle 250.000. Qualcuno ne ha speso 400.000. Nessuno ha voluto le camere da 100.000 che pure esistono. Nessuno ha voluto il letto dei propri genitori morti. Nessuno nel popolo possiede una lavatrice elettrica. Poveri figlioli! Verrebbe voglia di prenderli tutti a scapaccioni, oppure di disinteressarsi di loro. Come si fa a condurre una battaglia in difesa del povero se ci passa davanti un corteo di 10 macchine col povero vestito da principe e poi si sente di un ban\u00adchetto con 50 invitati (compreso il Principale e Signora, il Dottore e Signora)? Chi non sa amare il povero nei suoi errori non lo ama.<\/em><\/p>\n<p>Tutto quanto detto (constatazione dello squilibrio economico e cultu\u00adrale tra poveri e ricchi e tendenze da parte della classe dei poveri ad essere influenzata come tipo di valori e comportamenti dalla classe superiore) porta alla esigenza di un impegno individuale per sollevare il povero dal suo stato di indigenza economica e sociale e per \u00ab mettergli in cuore l\u2019orrore di tutto ci\u00f2 che \u00e8 borghese \u00bb. Inoltre l\u2019impegno delle persone che hanno ancora capacit\u00e0 di indignarsi e di amare il prossimo deve convergere verso l\u2019istruzione perch\u00e9 solo attraverso una cultura non superficiale potr\u00e0 essere risvegliata una coscienza critica che permetter\u00e0 al povero di difendersi meglio dalle angherie dei potenti e dalle malizie della industria culturale per costruire le basi di un mondo migliore, diverso da quello costruito dalle classi borghesi.<\/p>\n<p><em>Voler bene al povero, proporsi di metterlo al posto che gli spetta significa non solo crescergli i salari, ma soprattutto crescergli il senso della propr\u00eca superiorit\u00e0, mettergli in cuore l\u2019orrore di tutto ci\u00f2 che \u00e8 borghese, fargli capire che soltanto facendo tutto il contrario dei borghesi potr\u00e0 passar loro innanzi ed eliminarli dalla scena politica e sociale. Altri guardano a queste cose (le spese inutili del matrimonio) con occhio di benevole indulgenza: \u00ab Vuoi negare al povero, dopo una vita di sofferenza, anche questa giornata d\u2019oblio sognate dalle ragazze fin dall\u2019infanzia e poi ricullate nel ri\u00adcordo fino alla vecchiaia? \u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>Non non glie la voglio n\u00e9 negare n\u00e9 proibire, poverine. Cos\u00ec come sono oggi. Ma \u00e8 che cos\u00ec come sono oggi non le voglio. Cio\u00e8 senza istruzione senza idee, senza ideali, senza il senso della loro dignit\u00e0 di operaie. Con in mano i giornaletti che produce la grande industria del giornaletto e del cine. La grande industria che dice di interpre\u00adtare le esigenze della maggioranza e lo prova con la tiratura e la vendita. E invece queste esigenze borghesi le ha create lei con la malizia riuscendo ad avvelenare di quel dato stile anche la stampa che meno ci doveva cascare: quella comunista (e quella cattolica nella scia: c\u2019\u00e8 bisogno di dirlo?).<\/em><\/p>\n<p><em>Non si pu\u00f2 proibire a quelle poverine di spender male i soldi che han guada\u00adgnato. Ma si pu\u00f2 far scuola alle poverine ed ai poverini. Far scuola di idee pi\u00f9 sane. Far loro capire che il vanto di un povero non \u00e8 di scimmiottare per un giorno le parate antisociali degli oppressori per poi tornare il giorno dopo nella schiera anonima degli oppressi e brontolare sterilmente contro il mondo ingiusto.<\/em><\/p>\n<p><em>Il mondo ingiusto l\u2019hanno da raddrizzare i poveri e lo raddrizzeranno solo quando l\u2019avranno giudicato e condannato con mente aperta e sveglia come la pu\u00f2 avere solo un povero che \u00e8 stato a scuola.<\/em><\/p>\n<p><strong>Ricchi e poveri di fronte alla scuola<\/strong><\/p>\n<p>La conclusione a cui perviene Don Milani dopo la sua realistica analisi di questa societ\u00e0 classista \u00e8 che i poveri per potersi difendere e \u00ab raddriz\u00adzare il mondo \u00bb devono avere la massima padronanza della lingua ed una cultura generale di base. Ma che tipo di scuola trova il povero in Italia, in questa Italia che pur ha recentemente realizzato la scuola d\u2019obbligo fino ai 14 anni come sperava Gramsci? La risposta di Don Milani \u00e8 conte\u00adnuta sia nel suo volume <em>Esperienze pastorali <\/em>che, e soprattutto, nel libro <em>Lettera ad una professoressa <\/em>scritto dagli allievi della sua scuola di Bar\u00adbiana.<\/p>\n<p>La risposta, anche in questo caso, \u00e8 amara: \u00ab La media vecchia era clas\u00adsista soprattutto per l\u2019orario e per il calendario. La nuova non li ha mutati. Resta una scuola tagliata su misura dei ricchi. Di quelli che la cultura l\u2019hanno in casa e vanno a scuola solo per mietere diplomi \u00bb.<\/p>\n<p>Fin dalla scuola d\u2019obbligo c\u2019\u00e8 infatti una profonda differenza tra i figli dei poveri (identificati nel libro con il nome di Gianni) ed i figli dei ricchi (identificati con il nome di Pierino) perch\u00e9 la loro disuguaglianza di partenza (il diverso ambiente di studio, la possibilit\u00e0 di essere seguiti dai genitori, la possibilit\u00e0 di ripetizioni, la casa piena di libri, il tipo di lin\u00adguaggio parlato in casa ecc\u2026.) viene accentuata dalla scuola che premia i Pierini scoraggiando ed umiliando i Gianni. Gli insegnanti della scuola d\u2019obbligo forse si rendono conto di essere classisti, forse no. Per loro il problema maggiore \u00e8 di essere \u00ab giusti \u00bb per cui si d\u00e0 una serie di quattro a Gianni e lo si obbliga a ripetere e poi ad abbandonare la scuola d\u2019ob\u00adbligo prima di aver ricevuto quella cultura e padronanza della lingua che dovevano renderlo \u00ab uguale \u00bb al figlio di altri Pierini.<\/p>\n<p>La \u00abscuola per tutti\u00bb, sancita dalla Costituzione, \u00e8 quindi in realt\u00e0 una scuola che si preoccupa soprattutto di mantenere le differenze dei Gianni dai Pierini e viene riportata la frase orgogliosa di un preside di Firenze che si gloriava di avere la \u00abmedia meno unificata d\u2019Italia\u00bb. Per l\u2019insegnante \u00ab bocciare \u00e8 come sparare in un cespuglio. Forse era un ra\u00adgazzo, forse una lepre. Si vedr\u00e0 a comodo \u00bb ed \u00e8 totale il disinteresse per questo ragazzino bocciato che viene rituffato nella classe dei poveri e riso\u00adspinto verso un lavoro umile in cui non sapr\u00e0 difendersi perch\u00e9 non \u00e8 abba\u00adstanza istruito. Le statistiche nazionali parlano chiaro : la scuola d\u2019obbligo perde 462.000 studenti l\u2019anno e la sequenza di questa progressiva falcidia viene descritta traducendo le statistiche italiane in termini di una classe tipo elementare di 32 alunni: (4)<\/p>\n<p><em>Entriamo il primo ottobre in una prima elementare. I ragazzi sono 32. A vederli sembrano uguali. In realt\u00e0 ci sono gi\u00e0 dentro 5 ripetenti\u2026 A giugno la maestra boccia 6 ragazzi\u2026 Alla fine delle elementari 11 ragazzi hanno gi\u00e0 lasciato la scuola per colpa delle maestre. \u00ab La scuola \u00e8 aperta a tutti. Tutti i cittadini hanno diritto a otto anni di scuola. Tutti i cittadini sono uguali \u00bb. Ma quegli 11 no\u2026 In prima media i ra\u00adgazzi (in una classe tipo) sono 22. Per la professoressa sono tutti visi nuovi. Degli 11 persi non sa nulla. Anzi \u00e8 convinta che non manchi nessuno\u2026 La bocciatura colpi\u00adsce i pi\u00f9 vecchi. Quelli che hanno il lavoro a portata di mano\u2026 Bocciando i pi\u00f9 vecchi i professori hanno colpito anche i pi\u00f9 poveri\u2026 La pi\u00f9 accanita (insegnante) protestava che mai aveva cercato e mai avuto notizie sulle famiglie dei ragazzi: \u00ab Se un compito \u00e8 da quattro io gli do quattro \u00bb . E non capiva poveretta che era proprio di questo che era accusata. Perch\u00e9 non c\u2019\u00e8 nulla che sia ingiusto quanto fare le parti uguali fra disuguali\u2026 Gli analfabeti che aveva a prima media sono ancora analfabeti. Se li \u00e8 levati davanti agli occhi. E lo sa bene. Tant\u2019\u00e8 vero che a terza (media) boccia poco. Sette (bocciati) a prima, quattro a seconda, uno a terza\u2026<\/em><\/p>\n<p><em>\u2026In terza media ci sono solo 11 dei 32 ragazzi che la maestra ha avuto in consegna in prima elementare. A questo punto occorrerebbe una rilevazione del mestiere del babbo dei licenziati dalle medie. Ma l\u2019ISTAT non l\u2019ha fatta. Come poteva pensare che la scuola d\u2019obbligo facesse distinzioni di classe? In compenso ha studiato la profes\u00adsione dei pap\u00e0 dei diplomati alle medie superiori da cui si vede che i figli di impren\u00additori e liberi professionisti sono stati promossi 30 su 30, i figli di dirigenti e impie\u00adgati sono 7,6 su 30, i figli di lavoratori in proprio 3,7 su 30 e i figli di lavoratori dipendenti 0,8 su 30.<\/em><\/p>\n<p><em>L\u2019insegnante si difende dicendo che a scuola non ha il tempo di sco\u00adprire anche i Gianni e magari consiglia i genitori del ragazzo povero di mandare il figlio a ripetizione. Pertanto \u00ab ci sono dei professori che fanno ripetizioni a pagamento. Invece di rimuovere gli ostacoli, lavorano a rimuo\u00advere le differenze. La mattina sono pagati da noi per fare scuola uguale per tutti. La sera prendono denaro dai pi\u00f9 ricchi per fare scuola diversa ai signorini. A giugno a spese nostre, siedono in tribunale e giudicano le differenze \u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>Non \u00e8 che il babbo di Gianni non sappia che esistono le ripetizioni. \u011a che avete creato un atmosfera per cui nessuno dice nulla. Sembrate galantuomini. Se un impie\u00adgatuccio comunale, a casa sua, a caro prezzo, facesse certif\u00eccati presto e bene e allo sportello li facesse lentamente e inservibili andrebbe dentro. Pensi poi se sussurrasse al pubblico: \u00ab Qui i certificati li avr\u00e0 tardi e inservibili, Le consiglio d\u2019andare da qualcuno che li fa in casa a pagamento Andrebbe dentro. Ma non va dentro un professore di cui so che disse a una mamma: \u00ab Non ce la fa. Lo mandi a ripeti\u00adzione \u00bb. Ha detto letteralmente cos\u00ec. Potrei portarlo in tribunale. In tribunale? Da un giudice che ha la moglie che fa ripetizioni? E poi sul Codice Penale questo reato, chiss\u00e0 perch\u00e9, non \u00e8 previsto. Siete tutti d\u2019accordo. Ci volete schiacciare. Fatelo pure, ma almeno non fingete di essere onesti. Bella forza essere onesti su un codice scritto da voi e su misura vostra\u2026 Certe scuole dei preti sono pi\u00f9 leali. Sono strumento della lotta di classe e non lo nascondono a nessuno. Dai barnabiti a Firenze la retta di un semiconvittore \u00e8 di 40.000 al mese. Dagli scolopi 36.000. Mattina e sera al servi\u00adzio di un padrone solo. Non a servire due padroni come voi.<\/em><\/p>\n<p>Inesorabilmente quindi i Gianni (a parte la loro fortuna di non andare dagli scolopi e dai barnabiti) perdono terreno e si ritrovano sempre in una condizione di inferiorit\u00e0 linguistica e culturale di fronte ai Pierini che attraversano in fretta la scuola fatta apposta per loro arrivando alla univer\u00adsit\u00e0 (\u00ab fra gli studenti universitari i figli di pap\u00e0 sono 1,86,5 %. I figli di lavoratori dipendenti il 13,5 %. Fra i laureati: i figli di pap\u00e0 91,9 %, figli di lavoratori dipendenti 8,1 % \u00bb). Una volta conseguita la laurea ai Pierini sono aperte tutte le vie del potere politico ed economico ed infatti, ad esempio, i deputati alle camere sono laureati per il 77 % e questo indi\u00adpendentemente che i partiti siano di destra o di sinistra (\u00ab I figli di pap\u00e0 non arricciano il naso davanti ai partiti dei lavoratori. Purch\u00e9 si tratti di posti direttivi. Anzi \u00e8 fine essere coi poveri. Cio\u00e8 non proprio coi poveri, volevo dire a capo dei poveri \u00bb).<\/p>\n<p>Viene cos\u00ec a formarsi, al di l\u00e0 delle differenziazioni ideologiche, un par\u00adtito pi\u00f9 potente e pi\u00f9 forte di tutti gli altri: il <em>Partito Italiani Laureati <\/em>che fa barriera comune alle esigenze dei pi\u00f9 poveri creando e legiferando perch\u00e9 la \u00ab scuola per tutti \u00bb diventi in realt\u00e0 una scuola per soli Pierini, una scuola che \u00e8 come \u00ab un ospedale che cura i sani e respinge i malati \u00bb.<\/p>\n<p>Ora un sistema scolastico cosi classista, e che diventa uno strumento di differenziazione sempre pi\u00f9 irrimediabile, pub essere modificato solo attra\u00adverso una legislazione ed un impegno diverso da quello vigente e tre sono i suggerimenti dati dal gruppo di allievi di Don Milani : a) non bocciare; b) a quelli che sembrano cretini dargli la scuola a pieno tempo; c) a gli svogliati dargli uno scopo. Data l\u2019importanza di questo problema ripercor\u00adriamo questi tre punti:<\/p>\n<p>Il primo punto (non bocciare) significa che l\u2019insegnante, tenendo pre\u00adsente le disuguaglianze esistenti in partenza (per ambiente familiare) tra i Pierini ed i Gianni, deve fare tutto il possibile perch\u00e9 i Gianni siano pro\u00admossi prendendoli come punti di riferimento e trascurando piuttosto i Pie\u00adrini che gi\u00e0 nelle loro case ricevono tante attenzioni e ripetizioni. Sono i Gianni che vivono non aiutati dai genitori, e che trovano una casa senza libri ed in cui si parla un italiano scorretto, che devono essere aiutati ed incoraggiati ad ogni costo.<\/p>\n<p><em>Se ognuno di voi (insegnanti) sapesse che ha da portare innanzi ad ogni costo tutti i ragazzi e in tutte le materie, aguzzerebbe l\u2019ingegno per farli funzionare. Io vi pagherei a cottimo. Un tanto per ragazzo che impara tutte le materie. O meglio per ogni ragazzo che non ne impara una. Allora l\u2019occhio vi correrebbe sempre su Gianni. Cerchereste nel suo sguardo distratto l\u2019intelligenza che Dio ci ha messa certo uguale agli altri. Lottereste per il bambino che ha pi\u00f9 bisogno, trascurando il pi\u00f9 fortunato, come si fa in tutte le famiglie. Vi svegliereste la notte con il pensiero fisso su di lui a cercare un modo nuovo di far scuola, tagliato su misura sua. Andreste a cercarlo a casa se non torna Non vi dareste pace perch\u00e9 la scuola che perde Gianni non \u00e8 degna d\u2019essere chiamata scuola.<\/em><\/p>\n<p>Come secondo punto viene indicata la necessit\u00e0 del tempo pieno e si ripropone il problema dei doposcuola che essendo discrezionali (la legge parla di effettuazione \u00ab previo accertamento delle possibilit\u00e0 locali \u00bb) fini\u00adscono con il non essere effettuati. Si ha, ad esempio, cos\u00ec che \u00ab Nel primo anno della nuova media il doposcuola statale ha funzionato in quindici comuni sui 51 della provincia di Firenze. Nel secondo anno in sei comuni, raggiungendo il 7,1 % dei ragazzi. L\u2019anno scorso in cinque comuni, 2,9 <em>% <\/em>dei ragazzi. Di doposcuola comunali non ne esiste pi\u00f9 \u00bb. Occorre invece il tempo pieno soprattutto per i Gianni e le obbiezioni degli insegnanti su questo punto per motivi di necessit\u00e0 di studio a casa o di stanchezza psicofisica dovuta all\u2019insegnamento denotano ancora una volta il classismo imperante :<\/p>\n<p><em>C\u2019\u00e8 capitato in mano un giornaletto sindacale per insegnanti: \u201cNo all\u2019aggravio del\u00adl\u2019orario per cattedra! Ci sono state battaglie sindacali memorabili per fissare l\u2019obbligo orario e sarebbe assurdo tornarci indietro \u00bb. Ci ha messo in imbarazzo. A rigore non possiamo dire nulla. Tutti i lavoratori lottano per ridurre l\u2019orario e hanno ragione. Ma il vostro orario \u00e8 indecente. Un operaio lavora 2150 ore l\u2019anno. I vostri colleghi impiegati statali 1630. Voi da un massimo di 738 (maestri) a un minimo di 468 (professori di matematica e lingua stra\u00adniera). La scusa che avete da rivedere i compiti a casa e da studiare non vale. Anche i magistrati hanno da scrivere le sentenze. Voi poi i compiti potreste non darli. E se li date potreste correggerli coi ragazzi nel tempo che li fanno. In quanto a studiare, tutti hanno da studiare. E gli operai ne hanno bisogno pi\u00f9 di voi. Eppure se vanno a una scuola serale non pretendono di essere pagati. In conclusione diciamo che il vostro orario di lavoro \u00e8 un privilegio strano. Ve l\u2019ha regalato il padrone f\u00ecn da prin\u00adcipio per motivi suoi. Non \u00e8 stato una vostra conquista sindacale. Nello stesso giorna\u00adletto si legge che le vostre ore settimanali sono \u00ab \u2026sufficienti a esaurire la capacit\u00e0 di dispendio psicof\u00ecsico di una persona normale \u00bb. Un operaio a una pressa sta otto ore al giorno teso nel terrore di lasciarci le braccia. Davanti a lui non lo direste. Ci sono poi migliaia di professori che non sono stanchi di far ripetizioni a chi li paga. Finch\u00e9 non vi sarete ripuliti di loro siete dall\u2019altra parte. \u00c8 difficile vedere in voi dei lavoratori con diritti sindacali.<\/em><\/p>\n<p>Infine come ultimo punto occorre che l\u2019insegnante prenda il suo com\u00adpito come una missione (in questo senso deve essere rivalutato l\u2019insegnante non sposato e tutto dedito come un sacerdote a questo compito essenziale per la trasformazione della societ\u00e0), l\u2019insegnante che deve capire che \u00ab \u00e8 solo la lingua che fa uguali. Eguale \u00e8 chi sa esprimersi e intende l\u2019espres\u00adsione altrui. Che sia ricco o povero importa meno. Basta che parli \u00bb.<\/p>\n<p><em>La scuola a pieno tempo presume una famiglia che non intralcia. Per esempio quella di due insegnanti, marito e moglie, che avessero dentro la scuola una casa aperta a tutti e senza orario. Gandhi l\u2019ha fatto. E ha mescolato i suoi figlioli agli altri al prezzo di vederli crescere tanto diversi da lui. Ve la sentite? L\u2019altra soluzione \u00e8 il celibato. \u00c8 una parola che non \u00e8 di moda. Per i preti la Chiesa l\u2019ha capita circa mille anni dopo la morte del Signore. Gandhi l\u2019ha capita, proprio in vista della scuola a 35 anni (dopo 22 di matrimonio). Mao ha additato all\u2019ammirazione dei compagni un operaio che s\u2019\u00e8 castrato (i \u00ab cinesi \u00bb italiani si vergognano di raccontarlo). A voi vi ci vorranno altri mille anni per adottare il celibato. Ma c\u2019\u00e8 una cosa che potete far subito: cominciate intanto a dirne bene e a valorizzare i celibi che avete. Su 411.000 insegnanti delle scuole d\u2019obbligo 88.000 non son sposati. Di questi 88.000 (supponendo che gli insegnanti non siano n\u00e8 pi\u00f9 n\u00e8 meno celibi degli altri cittadini) 53.000 non si sposeranno neanche in futuro. Perch\u00e9 non dire agli altri e a se stessi che non \u00e8 una disgrazia ma una fortuna per essere disponibili alla scuola a pieno tempo?<\/em><\/p>\n<p><em>Cercasi un fine. Bisogna che sia onesto. Grande. Che non presupponga nel ragazzo null\u2019altro che d\u2019essere uomo. Cio\u00e8 che vada bene per credenti e atei. Io lo conosco. Il priore me l\u2019ha imposto fin da quanto avevo 11 anni e ne ringrazio Dio. Ho rispar\u00admiato tanto tempo. Ho saputo minuto per minuto perch\u00e9 studiavo. Il f\u00ecne giusto \u00e8 dedicarsi al prossimo. E in questo secolo come vuole amare se non con la politica o col sindacato e con la scuola? Siamo sovrani. Non \u00e8 pi\u00f9 tempo delle elemosine ma delle scelte. Contro i classisti che siete voi, contro la fame, l\u2019analfabetismo, il razzismo, le guerre coloniali. Ma questo \u00e8 il fine ultimo da ricordare ogni tanto. Quello im\u00admediato da ricordare minuto per minuto d\u2019intendere gli altri e farsi intendere. E non basta certo l\u2019italiano, che nel mondo non conta nulla. Gli uomini hanno bisogno d\u2019amarsi anche al di l\u00e0 delle frontiere. Dunque bisogna studiare molte lingue e tutte vive. La lingua poi \u00e8 formata dai vocaboli d\u2019ogni materia. Per cui bisogna sfiorare tutte le materie un po\u2019 alla meglio per arricchirsi la parola. Essere dilettanti in tutto e specialisti solo nell\u2019arte di parlare.<\/em><\/p>\n<p>Ma cosa si fa per creare questi insegnanti? Che tipo di insegnamento riceve chi ad esempio come il protagonista del libro <em>Lettera ad una profes\u00adsoressa <\/em>entra nelle magistrali volendo fare un maestro? La risposta data dai ragazzi di Barbiana \u00e8 deludente ed ancora una volta mette in causa il mec\u00adcanismo del sistema scolastico italiano. I punti trattati sono sostanzialmente due : a) al maestro non viene dato un fine preciso e finiscono con il fare le magistrali persone che non pensano minimamente di fare il maestro; b) il tipo di programmi e di materie \u00e8 lontano dalla realt\u00e0 e dal tipo di missione alla quale i maestri dovrebbero essere preparati. Per quanto riguarda il primo punto sono da meditare queste osservazioni:<\/p>\n<p><em>Nessuno dei miei compagni parlava di fare il maestro. Uno mi disse: \u00ab io voglio andare in banca. Alle tecniche c\u2019\u00e8 troppa matematica, al liceo troppo latino, cos\u00ec son venuto qui \u00bb. L\u2019ultimo dato su quelli come lui \u00e8 nel censimento 1961. Avevano il di\u00adploma magistrale 675.975 cittadini. Leviamo 60.000 maestri pensionati, 201.000 che facevano scuola in quell\u2019anno e 120.000 che desideravano farla (cio\u00e8 i candidati al con\u00adcorso). Restano circa 330.000 cittadini che potrebbero insegnare e non insegnano (43 %). Pi\u00f9 d\u2019uno dei miei compagni mi disse che voleva andare all\u2019universit\u00e0 e non sapeva in che ramo. Gli abilitati del \u201963 furono 22.266. L\u2019anno seguente ne ritroviamo iscritti all\u2019universit\u00e0 13.370. Su 100 ragazzi che abilitate maestri, 60 non sono contenti.<\/em><\/p>\n<p>Per quanto riguarda il secondo punto le osservazioni sono tutte impron\u00adtate al fatto che l\u2019insegnamento non \u00e8 realistico ed i ragazzi di Barbiana passano in rassegna il latino (\u00ab da voi la materia pi\u00f9 importante \u00e8 quella che non dovremo mai insegnare \u00bb), la matematica (\u00ab per insegnarla alle elementari basta sapere quella delle elementari \u00bb), la filosofia (\u00ab i filosofi studiati sul manuale diventan tutti odiosi, sono troppi e hanno detto troppe cose \u00bb), la pedagogia (\u00ab cos\u00ec com\u2019\u00e8 la leverei. Ma non ne son sicuro. Forse se ne faceste di pi\u00f9 si scoprirebbe che ha qualche cosa da dirci \u00bb) e poi la religione, la storia, l\u2019educazione civica ed una materia che non viene insegnata: l\u2019arte dello scrivere:<\/p>\n<p><em>C\u2019\u00e8 una materia che non avete nemmeno nel programma: arte dello scrivere. Basta vedere i giudizi che scrivete sui temi. Ne ho qui una piccola raccolta. Sono consta\u00adtazioni, non strumenti di lavoro. \u00ab Infantile. Puerile. Dimostra immaturit\u00e0. Insufficiente. Banale \u00bb. Che gli serve al ragazzo di saperlo? Mander\u00e0 a scuola il nonno, \u00e8 pi\u00f9 ma\u00adturo\u2026<\/em><\/p>\n<p><em>Finch\u00e9 si arriva alla creatura toccata dagli dei: \u00ab Spontaneo, Le idee non ti man\u00adcano. Lavoro con idee proprie che denotano una certa personalit\u00e0 \u00bb. Ormai che ci siete metteteci anche \u00ab Beata la mamma che t\u2019ha partorito \u00bb. Consegnandomi un tema con un quattro lei mi disse: \u00ab Scrittori si nasce non si diventa \u00bb. Ma intanto prende lo stipendio come insegnante di italiano\u2026 L\u2019arte dello scrivere si insegna come ogni altra arte\u2026 Noi dunque si fa cos\u00ec: per prima cosa ognuno tiene in tasca un notes. Ogni volta che gli viene un\u2019idea ne prende appunto. Ogni idea su un foglietto sepa\u00adrato e scritto da una parte sola. Un giorno si mettono insieme tutti i foglietti su un grande tavolo. Si passano a uno a uno per scartare i doppioni. Poi si uniscono i fo\u00adglietti imparentati in grandi monti e sono capitoli. Ogni capitolo si divide in monti\u00adcini e non in paragrafi. Ora si prova a dare un nome ad ogni paragrafo. Se non si riesce vuol dire che non contiene nulla o che contiene troppe cose. Qualche paragrafo spa\u00adrisce. Qualcuno diventa due. Coi nomi dei paragrafi si discute l\u2019ordine logico finch\u00e9 nasce uno schema. Con lo schema si riordinano i monticini. Si prende il primo mon\u00adticino, si stendono sul tavolo i suoi foglietti e se ne trova l\u2019ordine. Ora si butta gi\u00f9 il testo come viene viene. Si ciclostila per averlo davanti tutto uguale. Poi forbici, colla e matite colorate. Si butta tutto all\u2019aria. Si aggiungono foglietti nuovi. Si ciclostila un\u2019altra volta. Comincia la gara a chi scopre parole da levare, aggettivi di troppo, ripetizioni, bugie, parole difficili, frasi troppo lunghe, due concetti in una frase sola. Si chiama un estraneo dopo l\u2019altro. Si bada che non siano stati troppo a scuola. Gli si fa leggere ad alta voce. Si guarda se hanno inteso quello che volevano dire. Si accet\u00adtano i loro consigli purch\u00e9 siano per la chiarezza. Si rifiutano i consigli di prudenza. Dopo che s\u2019\u00e8 fatta questa fatica, seguendo regole che valgono per tutti si trova sempre l\u2019intellettuale cretino che sentenzia: \u00ab Questa lettera ha uno stile personalissimo \u00bb.<\/em><\/p>\n<p>Non mancano quindi, in questo ultimo messaggio di Don Milani sulla scuola, elementi e stimoli per una discussione, ma l\u2019importante \u00e8 oltre all\u2019impegno individuale una <em>ricerca di soluzioni operative <\/em>perch\u00e9 le pro\u00adposte e le idee presentate si avviino verso una concreta soluzione. Di libri \u00ab stimolanti \u00bb ce ne sono sempre stati ma \u00e8 solo quando si passa alla fase operativa ed organizzativa che si rende un giusto omaggio a chi li ha scritti. Altrimenti \u00e8 solo vuota \u00ab commemorazione \u00bb : una serie di parole che dopo poco sono gi\u00e0 coperte di polvere (5).<\/p>\n<p><strong>Ricchi e poveri di fronte alla guerra<\/strong><\/p>\n<p>Il problema delle divisioni di classe tra ricchi e poveri, tra sfruttati e sfruttatori, tra gente che d\u00e0 ordini e gente che li subisce si allarga e si precisa intorno al tema della guerra e della obbedienza ai capi militari. Come abbiamo ricordato i due brani scritti da Don Milani (la lettera ai cappellani militari toscani e l\u2019autodifese) nascono da un episodio occasio\u00adnale ma il suo approccio \u00e8 tra i pi\u00f9 generali ed \u00e8 perfettamente inserito in quello schema base sottostante a tutto il suo pensiero. Il punto di par\u00adtenza \u00e8 ancora una volta la constatazione che la vera distinzione \u00e8 tra diseredati e oppressi da un lato e oppressori e privilegiati dall\u2019altro. La distinzione in \u00ab Patrie \u00bb per cui in ogni caso il soldato deve ubbidire agli ordini dei generali e chi non ubbidisce \u00e8 \u00ab vile \u00bb \u00e8 una distinzione molto meno valida tanto che se si scorrono gli ultimi 100 anni di storia italiana si pu\u00f2 a mala pena trovare una guerra giusta : quella partigiana contro il fascismo.<\/p>\n<p><em>Non discuter\u00f2 qui l\u2019idea di patria in s\u00e9. Non mi piacciono queste divisioni. Se voi per\u00f2 avete diritto di dividere il mondo in italiani e stranieri allora vi dir\u00f2 che, nel vostro senso, io non ho Patria e reclamo il diritto di dividere il mondo in diseredati e oppressi da un lato, privilegiati e oppressori dall\u2019altro. Gli uni sono la mia Patria, gli altri i miei stranieri. E se voi avete il diritto, senza essere richiamati dalla Curia, di insegnare che italiani e stranieri possono lecitamente anzi eroicamente squartarsi a vicenda, allora io reclamo il diritto di dire che anche i poveri possono e debbono combattere i ricchi. E almeno nella scelta dei mezzi sono migliore di voi: le armi che voi approvate sono orribili macchine per uccidere, mutilare, distruggere, far orfani e vedove. Le uniche armi che approvo io sono nobili e incruente: lo sciopero e il voto\u2026<\/em><\/p>\n<p><em>L\u2019obiezione di coscienza in questi (ultimi) 100 anni di storia l\u2019han conosciuta troppo poco. L\u2019obbedienza per disgrazia loro e del mondo (i soldati italiani) l\u2019han cono\u00adsciuta troppo\u2026 Scorriamo la storia. Volta volta ci direte da che parte era la Patria, da che parte bisognava sparare, quando occorreva obbedire e quando occorreva obiet\u00adtare\u2026 1860,\u2026, 1867-79,\u2026 1868,\u2026 1896,\u2026 1935,\u2026, Quando si battono bianchi e neri siete con i bianchi? Non vi basta di imporci la Patria Italia? Volete imporci anche la Patria razza Bianca? Siete di quei preti che leggono la Nazione? Statevi attenti perch\u00e9 quel giornale considera la vita di un bianco pi\u00f9 di quella di 100 neri. Avete visto come ha messo in risalto l\u2019uccisione di 60 bianchi nel Congo, dimenticando di descrivere la con\u00adtemporanea immane strage di neri e di cercarne i mandanti qui in Europa? \u20261915,\u2026, 1922,\u2026 Nel 1936 cinquantamila soldati italiani si trovarono imbarcati verso una nuova aggressione: avevano avuto la cartolina di precetto per andare \u00ab volontari \u00bb a aggre\u00addire l\u2019infelice popolo spagnolo. Erano corsi in aiuto d\u2019un generale traditore della sua patria, ribelle al suo legittimo governo e al suo popolo sovrano. Coll\u2019aiuto italiano e al prezzo di un milione e mezzo di morti riusc\u00ec a ottenere quello che volevano i ricchi: blocco dei salari e non dei prezzi, abolizione dello sciopero, del sindacato, dei partiti d\u2019ogni libert\u00e0 civile e religiosa. Ancora oggi, in sfida al resto del mondo, quel generale ribelle imprigiona, tortura, uccide (anzi garrota) chiunque sia reo d\u2019aver difeso allora la Patria e di tentare di salvarla oggi. Senza l\u2019obbedienza dei \u00ab volontari italiani\u201d questo non sarebbe successo\u2026 Poi dal 1939 in l\u00e0 fu tutta una frana\u2026<\/em><\/p>\n<p>Inoltre mentre il concetto di Patria richiama l\u2019idea di una totalit\u00e0 bi\u00adsogna ricordare il fatto lapalissiano che gli eserciti marciano agli ordini di una classe dominante per cui, soprattutto nelle guerre, \u00e8 visibile la spaccatura tra gli interessi della classe dei ricchi e quelli della classe dei poveri. Le guerre sono quindi per la maggior parte guerre per la classe dominante da parte di un esercito che non ha mai rappresentato (salvo rare eccezioni) la Patria nella sua totalit\u00e0. Oppure si possono avere guerre inutili (i nostri maestri non ci dissero che nel 1866 l\u2019Austria ci aveva offerto il Veneto gratis. Cio\u00e8 che quei morti erano senza scopo \u00bb), guerre per dilatare i confini nazionali (\u00ab io ai miei ragazzi insegno che le fron\u00adtiere sono concetti superati \u00bb) o guerre coloniali\u2026 tutte guerre comunque in cui il principio della \u00ab obbedienza ad ogni costo \u00bb \u00e8 qualche cosa di assurdo.<\/p>\n<p><em>I nostri maestri si dimenticavano di farci notare una cosa lapalissiana e cio\u00e8 che gli eserciti marciano agli ordini della classe dominante. In Italia fino al 1880 aveva diritto di voto solo il 2 % della popolazione. Fino al 1909 il 7 %. Nel 1913 ebbe diritto di voto il 23 % ma solo la met\u00e0 lo seppe e lo volle usare. Dal \u201922 al \u201945 il certificato elettorale non arriv\u00f2 pi\u00f9 a nessuno, ma arrivarono a tutti le cartoline per tre guerre spaventose. Oggi di diritto il suffragio \u00e8 universale ma la Costituzione (arti\u00adcolo 3) ci avvertiva nel \u201947 con sconcertante sincerit\u00e0 che i lavoratori erano di fatto esclusi dalle leve del potere. Siccome non \u00e8 stata chiesta la revisione di quell\u2019arti\u00adcolo \u00e8 lecito pensare (e io lo penso) che esso descrive una situazione non ancora su\u00adperata. Allora \u00e8 ufficialmente riconosciuto che i contadini e gli operai, cio\u00e8 la gran massa del popolo italiano, non \u00e8 mai stata al potere. Allora l\u2019esercito ha marciato solo agli ordini di una classe ristretta. Del resto ne porta ancora il marchio: il servizio di leva \u00e8 compensato con 93.000 lire al mese per i figli dei ricchi e con 4.500 lire al mese per i figli dei poveri, essi non mangiano lo stesso rancio alla stessa mensa, i figli dei ricchi sono serviti da un attendente f\u00ecglio dei poveri. Allora l\u2019esercito non ha mai o quasi mai rappresentato la Patria nella sua totalit\u00e0 e nella sua eguaglianza.<\/em><\/p>\n<p>Non ha senso quindi parlare con tanta facilit\u00e0 di Patria e di obbedienza quando i generali si chiamano Hitler, Mussolini o Franco ed \u00e8 per questo che occorre che ognuno si senta responsabile in solido per quello che \u00e8 chiamato a fare. \u00ab L\u2019obbedienza non \u00e8 pi\u00f9 una virt\u00f9, ma la pi\u00f9 subdola delle tentazioni \u00bb.<\/p>\n<p><em>Diteci che cosa avete insegnato ai soldati. L\u2019obbedienza ad ogni costo? E se l\u2019ordine era il bombardamento dei civili, un\u2019azione di rappresaglia su un villaggio inerme, l\u2019esecuzione sommaria di partigiani, l\u2019uso delle armi atomiche, batteriologiche, chimi\u00adche, la tortura, l\u2019esecuzione di ostaggi, i processi sommari per semplici sospetti, le deci\u00admazioni (scegliere a sorte qualche soldato della Patria e fucilarlo per incutere terrore agli altri soldati della Patria), una guerra di evidente aggressione, l\u2019ordine di un ufficiale ribelle al popolo sovrano, la repressione di manifestazioni popolari?\u2026<\/em><\/p>\n<p><em>Avete detto ai vostri soldati cosa devono fare se gli capita un generale tipo Franco?\u2026<\/em><\/p>\n<p><em>Il nostro arcivescovo Card. Florit ha scritto che \u00ab \u00e8 praticamente impossibile all\u2019in\u00addividuo saggio valutare i molteplici aspetti relativi alla moralit\u00e0 degli ordini da ricevere \u00bb (lettera al Clero 14-4-1965). Certo non voleva riferirsi all\u2019ordine che hanno ricevuto le infermiere tedesche di uccidere i loro malati. E neppure a quello che rice\u00advette Badoglio e trasmise ai suoi soldati di minare anche gli ospedali (telegramma di Mussolini 28-3-1936). E neppure all\u2019uso dei gas\u2026 A dar retta ai teorici dell\u2019obbedienza e a certi tribunali tedeschi, dell\u2019assassinio di sei milioni di ebrei risponder\u00e0 solo Hitler. Ma Hitler era irresponsabile perch\u00e9 pazzo. Dunque quel delitto non \u00e8 mai avvenuto perch\u00e9 non ha autore.<\/em><\/p>\n<p><em>C\u2019\u00e8 un solo modo per uscire da questo macabro gioco di parole. Avere il coraggio di<\/em> <em>dire ai giovani che essi sono tutti sovrani, per cui l\u2019obbedienza non \u00e8 una virt\u00f9 ma la pi\u00f9 subdola delle tentazioni, che non credano di potersene fare scudo n\u00e9 davanti agli uomini n\u00e9 davanti a Dio, che bisogna che si sentano ognuno l\u2019unico re\u00adsponsabile del tutto.<\/em><\/p>\n<p>Occorre quindi una responsabilizzazione individuale e questo in qua\u00adlunque modo si chiamino i superiori (siano essi padroni di fabbriche, inse\u00adgnanti, ministri, generali o arcivescovi) e nel caso della guerra oggi, con il pericolo di una guerra atomica con conseguente distruzione totale, l\u2019invito di Don Milani acquista una rilevanza e una importanza che mai ha avuto nei passati secoli di storia.<\/p>\n<p><strong>Preti di ricchi e preti di poveri<\/strong><\/p>\n<p>A questo punto la rassegna dei brani pi\u00f9 significativi scritti da Don Milani potrebbe terminare perch\u00e9 \u00e8 gi\u00e0 chiaro il senso del suo messag\u00adgio : partendo dalle disuguaglianze sociali (che si esprimono in maniera pi\u00f9 rilevante quando ricchi e poveri si trovano di fronte al lavoro, alla scuola ed alla guerra) perviene ad un invito alla responsabilizzazione individuale e all\u2019impegno nell\u2019insegnamento e nella riforma scolastica. Vogliamo per\u00f2 riportare anche alcuni brani che ribadiscono l\u2019impegno del singolo tenendo presente che anche se Don Milani parla dei doveri del <em>prete <\/em>questo termine pu\u00f2 essere immediatamente sostituito con quello di <em>intellettuale <\/em>usato da Gramsci senza che il messaggio perda di validit\u00e0.<\/p>\n<p>La critica ai preti (o agli intellettuali) \u00e8 infatti tra le pi\u00f9 generali. Constatate una societ\u00e0 ancora suddivisa rigidamente in classi di ricchi e di poveri, di sfruttati e di sfruttatori, di analfabeti e di superistruiti quale \u00e8 il compito dell\u2019intellettuale o del prete e quale \u00e8 invece il suo atteggia\u00admento pi\u00f9 abituale?<\/p>\n<p>Tralasciando i preti (o gli intellettuali) completamente asserviti alla classe agiata (i barnabiti o gli scolopi che creano scuole solo per i figli di ricchissimi come gli intellettuali a disposizione di certe industrie, gli arcivescovi che si compiacciono di benedire \u00ab stuoli di baionette come i fascisti di ogni tipo\u2026 \u00bb) oppure quelli asserviti alla \u00ab intellettualit\u00e0 \u00bb il problema \u00e8 quello di individuare gli atteggiamenti sbagliati di chi, non essendo legato direttamente alla classe dei ricchi, si avvicina in un certo modo ai poveri. In questa direzione gli atteggiamenti sbagliati che Don Mi\u00adlani ricorda sono soprattutto tre : a) atteggiamento di tolleranza per cui si lascia il povero nelle sue superstizioni e in certi suoi riti e manifestazioni popolari in cui viene ridicolizzata l\u2019ideologia pensando che \u00ab \u00e8 sempre stato fatto cos\u00ec \u00bb; b) atteggiamento di sfiducia per cui si parla al povero con messaggi sbagliati, incompleti o astrusi pensando sempre che \u00ab tanto il po\u00advero certe cose non le capisce \u00bb; c) atteggiamento di falso amore per cui si cerca di dare tutta una serie di passeggere evasioni senza cercare di risve\u00adgliare una coscienza critica in quanto si pensa che \u00ab \u00e8 giusto che il povero si diverta come pu\u00f2 \u00bb.<\/p>\n<p>Per quanto riguarda l\u2019atteggiamento di tolleranza, Don Milani riporta una serie di superstizioni e di cerimonie religiose che hanno perso tutto il loro vigore primitivo e non \u00e8 difficile pensare ad analoghe superstizioni e cerimonie \u00ab laiche \u00bb (come il festeggiare in un certo modo il primo maggio o certe feste dell\u2019Unit\u00e0) in cui tutta la carica ideologica viene dissolta in un ritualismo macchiettistico che \u00e8 veramente penoso e che discosta le poche persone vive che vi partecipano dai valori che si volevano indicare e ribadire. Ora invece di delimitare al massimo queste forme degenerate, certi preti o certi intellettuali tollerano se non guardano con compiacenza queste manifestazioni popolari perch\u00e9 non bisogna inimicarsi la classe dei poveri che ha fatto sempre cos\u00ec.<\/p>\n<p><em>Rientrare in santo. Questa \u00e8 la denominazione popolare della Benedictio mulieris post partum (c \u2026.ad templum sanctum tuum pro gratiarum actione laetam accedentem) ma non \u00e8 solo una denominazione. \u011a anche una convinzione radicata: la sposa che ha partorito non deve rimettere piede in chiesa perch\u00e9 \u00e8 impura finch\u00e9 non \u00e8 rientrata in santo. C\u2019\u00e8 poi una versione pi\u00f9 caricata: la Madonna la si mise un tegolo in capo (per essere sempre sotto il proprio tetto anche nel tragitto al tempio).<\/em><\/p>\n<p><em>Nella predica della Passione il Gioved\u00ec santo a un certo punto il predicatore deve invocare la croce e subito si apre la porta della sagrestia, appaiono due chierichetti e un sacerdote con la Croce e vengono sotto il pulpito. Alla f\u00ecne della predica stessa scena col crocifisso. La cosa \u00e8 di dubbio gusto se fatta una volta. Diventa una com\u00admedia quando viene fatta ogni anno, da anni, anzi da secoli. Direi di pi\u00f9: ha del peccato contro natura laddove la Parola, dono sacro di Dio per l\u2019espressione del pen\u00adsiero, \u00e8 ridotta a schema obbligato entro una rettorica cos\u00ec rigida da diventar rito.<\/em><\/p>\n<p><em>La festa delle quarantore. \u011a camerlingo (presidente della societ\u00e0 delle quarantore che organizza la festa) quest\u2019anno un ricco esercente che\u2026 nella nostra classificazione appare tra gli atei di destra\u2026 \u011a qui il luogo di domandarsi anche se sia opportuno di fare notevoli spese in simili occasioni, in questo ambiente. Si tratta in media di 100.000 lire ogni volta. Versare olio prezioso sui piedi di Ges\u00f9 non \u00e8 fatto oggettiva\u00admente buono. \u011a opera meritoria che sar\u00e0 ricordata in tutto il mondo se chi lo versa sa chi \u00e8 Ges\u00f9. \u011a offesa ai poveri, se non lo sa\u2026 Ci\u00f2 che il popolo e i ragazzi vedono sono le torture ideologiche\u2026 organizzate, favorite, tollerate solennemente dal prete proprio nel vivo del Massimo Sacramento.<\/em><\/p>\n<p>Oltre alla tolleranza che porta alla identificazione della ideologia con una serie di feste o riti di dubbio gusto, c\u2019\u00e8 poi un possibile atteggiamento di sfiducia per cui si nasconde la verit\u00e0 o si utilizza un linguaggio cifrato sia nelle discussioni che attraverso la stampa. Vengono immediati i paralleli nel campo \u00ab laico \u00bb come la semplificazione che diventa menzogna di tanti oratori politici ed il ruolo mistificante di gran parte della stampa per cui perfino in molti volantini sindacali si finisce con l\u2019usare un linguaggio stereotipato che denuncia una chiara sfiducia nella classe operaia.<\/p>\n<p><em>Chiedo a un religioso di passaggio di tenere una conferenza alla Scuola popolare. Sceglie per tema la Storia della Compagnia di Ges\u00f9. Accetto il tema ben volentieri, ma raccomando la pi\u00f9 scrupolosa onest\u00e0. Fin dalle prime battute siamo nei guai. Si parla di Lutero e lo si definisce cos\u00ec: \u00ab Un frate che aveva delle passioni che non sapeva contenere e allora si costru\u00ec una dottrina per poterle giustificare e spos\u00f2 una monaca \u00bb.<\/em><\/p>\n<p><em>Interrompo il conferenziere, chiedo perdono ai giovani e prometto che nessun sacerdote all\u2019infuori di me parler\u00e0 nella nostra scuola. Il conferenziere si ribella:<\/em><\/p>\n<p><em>\u201cQuando si parla ai rudi non si pu\u00f2 fare troppo sottili distinzioni se no non inten\u00addono\u00bb. Due pesi e due misure dunque. Esistono delle notizie storiche che son vere in campagna e false in citt\u00e0!<\/em><\/p>\n<p><em>Nell\u2019Avvenire d\u2019Italia del 10 giugno 1953 il titolo cubitale suona Maggioranza asso\u00adluta al senato e prevalenza <strong>D.C. <\/strong>alla camera. Dato che la D.C. ebbe allora al senato il 40,7 % dei voti, bisogna intendere che il soggetto (impossibile a sottindentersi) della prima riga \u00e8 il Centro e non la D.C., nominata nella seconda riga e introdotta con la significativa congiunzione \u00ab e \u00bb che la farebbe supporre soggetto dell\u2019intera frase. Il contorcimento \u2026\u00e8 cos\u00ec raffinato che non mi pare di fare un giudizio temerario quando ci vedo una cosciente malizia. Ebbene questi lavoretti, che sono volgari quando li tro\u00adviamo sui giornali degli atei, attaccano la nostra onorabilit\u00e0 quando li troviamo in un giornale che ostenta nella testata una impegnativa frase del Vangelo e che ha nell\u2019at\u00adtivo del suo bilancio economico le elemosine chieste dai sacerdoti e offerte durante il Sacrificio nella Giornata della Stampa Cattolica.<\/em><\/p>\n<p>Tolleranza, sfiducia e infine atteggiamento di falso amore per cui si sceglie la strada pi\u00f9 facile per incontrare i favori della classe dei poveri, la strada del cinema \u2013 televisore \u2013 campetto sportivo, strada che, perseguita con accanimento da preti e da dirigenti comunisti ha ridicolizzato il dibat\u00adtito tra cattolici e marxisti in una contestazione tra circoli ricreativi la\u00adsciando inalterato il potere dei poteri sia come forza contrattuale di lavoro che come preparazione culturale. Si oscilla pertanto da ricreazioni che sono cattive perch\u00e9 sterili, a ricreazioni che, oltre ad essere sterili, finiscono con il propagandare gli ideali di un mondo borghese che il povero dovrebbe contrastare.<\/p>\n<p><em>C\u2019\u00e8 poi il cinema, la radio, la televisione. Quando nomino questi tre arnesi non mi riferisco alle loro possibilit\u00e0 teoriche\u2026 e neanche mi riferisco all\u2019uso che teoricamente ne potrebbe fare l\u2019utente, cio\u00e8 una intelligente cernita nei programmi, ma all\u2019uso che ne fa e ne pu\u00f2 fare un povero a S. Donato. Il livello dei programmi \u00e8 quello che si sa. L\u2019uso che ne vien fatto \u00e8 il peggiore possibile. La scelta del film per esempio \u00e8 limitata dal fatto che c\u2019\u00e8 due sole sale (quella dei comunisti e quella dei demo\u00adcristiani) \u2026Si potrebbe credere che i due partiti che si contendono con tanto accani\u00admento gli spettatori nelle rispettive sale, facciano loro una selezione di film corrispondenti alle rispettive ideologie. La cosa potrebbe risultare da un lato positiva perch\u00e9 i f\u00eclm con tesi appartengono gi\u00e0 a un genere superiore. Ma non avviene neanche questo. Le due sale propinano con superiore indifferenza quanto di pi\u00f9 meschino offre il cinema americano. Guardano a scegliere film di sicuro successo commerciale e non si formaliz\u00adzano sul mondo da cui provengono e che propagandano. Mondo che dovrebbe essere considerato eretico e perniciosissimo dai comunisti non meno che dai cattolici (capitalista, borghese, divorzista, areligioso, amorale, ecc\u2026).<\/em><\/p>\n<p>Essere quindi a favore della classe dei poveri, essere veramente vicini ai montanini, ai contadini, agli operai, presuppone un impegno ed una serie di atteggiamenti e comportamenti (soprattutto comportamenti) molto di\u00adversi. Don Milani ci sottolinea due punti : a) amare i poveri significa innanzi tutto modificare la propria vita, sentirsi responsabili in concreto di quello che avviene, impegnarsi non solo al livello della lotta politica ma anche dal basso, al livello dei piccoli gruppi perch\u00e9 \u00ab non sono pi\u00f9 i tempi in cui la gente credeva alla parola perch\u00e9 la sentiva infocata e rotta dal pianto. Nessuno si fida pi\u00f9 di nulla che non sia vissuto prima che detto \u00bb; b) amare i poveri significa avere non solo capacit\u00e0 di indignarsi del loro scarso potere economico e politico, ma cercare di contrastare l\u2019influenza degli ideali del mondo borghese utilizzando la stampa e i mezzi di comu\u00adnicazione di massa per messaggi contestativi espressi in termini popolari e promuovendo una riforma radicale della struttura scolastica.<\/p>\n<p>Terminiamo pertanto con due duri brani sulla responsabilit\u00e0 indivi\u00adduale: uno sul farsi povero tra i poveri ed uno, ancora, sulla missione dell\u2019insegnante.<\/p>\n<p><em>\u00c8 passato di qui un frate da cerca con un furgoncino a motore. Finora andava in bicicletta. \u00ab Niente meraviglia \u2014sentenzia il dinamico fraticello\u2014 anche S. Francesco se vivesse oggi viaggerebbe cos\u00ec \u00bb. Non \u00e8 vero. San Francesco vivendo in un altro secolo avrebbe fatto quel che fece nel suo secolo, cio\u00e8 avrebbe determinato il livello di \u00ab confort francescano \u00bb studiando quali siano le massime possibilit\u00e0 di rinuncia del\u00adl\u2019uomo d\u2019un determinato secolo\u2026 L\u2019errore del nostro fraticello \u00e8 dunque quello d\u2019aver misurato l\u2019ascesa del necessario come se fosse un rapporto costante con l\u2019ascesa, il molti\u00adplicarsi del superfluo di cui godono i mondani\u2026 Tornando al nostro caso, i dati sulla motorizzazione fanno gi\u00e0 intendere che il motore a S. Donato \u00e8 ancora lontano dalla dignit\u00e0 di \u00ab necessario al prete \u00bb. Un S. Francesco parroco non avrebbe detto \u00abnecessario \u00bb un oggetto che l\u201989,2 % dei suoi popolani non possiede e di cui i suoi predecessori han fatto a meno per secoli senza eccessivo danno.<\/em><\/p>\n<p><em>Spesso gli amici mi chiedono come faccio a far scuola e come faccio ad averla piena. Insistono perch\u00e9 io scriva per loro un metodo, che io precisi i programmi, le materie, la tecnica didattica. Sbagliano la domanda, non dovrebbero preoccuparsi di come biso\u00adgna fare per fare scuola, ma solo di come bisogna essere per poter far scuola. Bisogna essere\u2026 Non si pu\u00f2 spiegare in due parole come bisogna essere \u2026Bisogna aver le idee chiare in fatto di problemi sociali e politici. Non bisogna essere interclassisti, ma schie\u00adrati. Bisogna ardere dall\u2019ansia di elevare il povero a un livello superiore. Non dico a un livello pari a quello dell\u2019attuale classe dirigente. Ma superiore: pi\u00f9 da uomo, pi\u00f9 spirituale, pi\u00f9 cristiano, pi\u00f9 tutto.<\/em><\/p>\n<p>Il messaggio di Don Milani, nella sua violenza, \u00e8 chiaro per tutti e, adesso che \u00e8 morto, l\u2019unico vero modo di commemorarlo sarebbe quello di una testimonianza concreta, individuale e di gruppo, a favore dei po\u00adveri. Altrimenti alle generazioni future che giudicheranno la nostra societ\u00e0 classista potremo solo lasciare queste parole, che sono ancora di Don Mi\u00adlani : \u00ab Non abbiamo odiato i poveri come la storia dir\u00e0 di noi. Abbiamo solo dormito. \u00c8 nel dormiveglia che abbiamo fornicato col liberalismo di De Gasperi, coi congressi eucaristici di Franco. Ci pareva che la loro pru\u00addenza ci potesse salvare. Vedete dunque che c,\u00e8 mancata la piena avver\u00adtenza e la deliberata volont\u00e0. Quando ci siamo svegliati era troppo tardi, i poveri erano gi\u00e0 partiti senza di noi \u00bb.<\/p>\n<p><strong>NOTE<\/strong><\/p>\n<p>(1) Sul carattere della scuola di Barbiana ricordiamo in particolare l\u2019articolo di Manlio Cancogni su\u00a0<em>La fiera letteraria, <\/em>24 agosto 1967 e la documentazione relativa.<\/p>\n<p>(2) Le citazioni in questo articolo sono prese dai due libri\u00a0<em>Esperienze pastorali, Li\u00adbreria Editrice Fiorentina, <\/em>Firenze 1958 e\u00a0<em>L\u2019obbedienza non \u00e8 pi\u00f9 una virt\u00f9, <\/em>Libreria Editrice Fiorentina, Firenze 1967. Inoltre sono state riportate ampie frasi dal libro: Scuola di Barbiana,\u00a0<em>Lettera a una professoressa, <\/em>Libreria Editrice Fiorentina, Firenze 1967. Molti giornali in occasione della sua morte hanno dedicato a Don Milani ampi commenti ed \u00e8 melanconico doverli citare. Sarebbe stato bellissimo infatti che i sacer\u00addoti della Diocesi di Firenze avessero scritto un articolo di questo tipo: \u00ab Caro Don Mi\u00adlani, molti di noi con a capo l\u2019Arcivescovo, ti abbiamo avversato in vita. Non pensare per\u00f2 che fosse cattiveria. Non ti avevamo capito. Eravamo cos\u00ec immersi nei nostri problemi quotidiani che le tue parole ed il tuo esempio ci sembravano marginali, estranei a quello che facevamo ogni giorno. Adesso per\u00f2 di fronte alla tua morte serena abbiamo riflettuto e abbiamo compreso il tuo messaggio. Abbiamo capito che tu sei il prete normale e noi i marginali e pertanto da domani, anzi da oggi, vogliamo rimediare di fronte ai poveri che abbiamo trascurato. Mentre scriviamo un gruppo di noi sta organizzando delle scuole vere per i poveri, altri stanno regalando i loro beni per vivere meglio la povert\u00e0 anche come esempio\u2026 tutti vogliamo ridurre al massimo i nostri impegni d\u2019ufficio per andare a parlare con la gente, per entrare nelle case dei pi\u00f9 oppressi, per essere sacerdoti di Cristo\u2026 \u00bb e poi le firme di tutti i sacerdoti in ordine alfabetico; il monsignore accanto al prete appena ordinato, il pretino intel\u00adlettuale che conosce anche Levy Strauss ed il vecchio prete incanutito nello sperduto paese montano\u2026 Ma un articolo cos\u00ec sarebbe stato un miracolo e non \u00e8 accaduto. Cos\u00ec sono stati scritti nei quotidiani cattolici articoli in cui il \u00abnon contraddire l\u2019Arci\u00advescovo\u00bb (cos\u00ec terribilmente simile a \u00abil non contraddire il capo ufficio\u00bb) scorreva parallelo a il cercare di dire il bene meno problematico del prete che aveva scritto che \u201cl\u2019obbedienza non \u00e8 pi\u00f9 una virt\u00f9 \u00bb. \u00c8 quasi cattivo citare questi articoli e vedere le diverse strategie utilizzate.\u00a0<em>L\u2019osserva\u00adtore toscano <\/em>ha risolto il problema con una bella citazione di don Milani detta in punto di morte (citazione tollerabile quasi da tutti)\u00a0<em>L\u2019avvenire d\u2019Italia <\/em>ha utilizzato citazioni di Don Mazzolari e ancora citazioni che giustificavano l\u2019ortodossia di Don Mi\u00adlani (ortodossia che non era in discussione) senza discutere di altre ortodossie. Negli altri quotidiani cattolici poi tutte frasi di repertorio e solo sulla\u00a0<em>Settimana del Clero<\/em>,\u00a0Sandro Lagomarsini ha detto delle frasi che suonano sentite e personali. Da notare poi in genere nei quotidiani l\u2019uso di parole tipo \u00ab linguaggio duro e scomodo \u00bb senza mai dire per chi.\u00a0La Nazione ha invece usato l\u2019aggettivo \u00abamaro \u00bb. Don Milani il \u00ab prete amaro \u00bb\u2026 Tra le riviste Padre Balducci su\u00a0<em>Testimonianze<\/em> ha fatto dei paragoni alati lasciando intravedere una difficolt\u00e0 di intesa di fondo.\u00a0<em>Note di Cultura<\/em> \u00e8 stata l\u2019unica rivista a parlare della difficolt\u00e0 di Don Milani con una certa Chiesa (ma non ho ancora visto i commenti de\u00a0<em>Il gallo<\/em>, <em>Il tetto<\/em>, e<em> Testimonianze<\/em> ha promesso un numero unico) e infine\u00a0<em>L\u2019Astrolabio<\/em> ha scritto tramite Pietro A. Butti delle parole che sem\u00adbrano sincere.<\/p>\n<p>(3) Sul problema del governo Luca Pavolini\u00a0<em>(Rinascita, <\/em>23 giugno 1967) scrive come Don Milani abbia una impostazione elementare, \u00ab contadina \u00bb per cui \u00ab la critica al Parlamento, non dovrebbe mai restar critica generica, ma dovrebbe distinguere sem\u00adpre tra maggioranze e minoranze, tra chi ha proposto determinate leggi e chi le ha contrastate \u00bb. \u00c8 una osservazione giusta ma Don Milani aveva rinunciato a fare il Gramsci e oltre alle parole dei poveri aveva preso anche il loro punto di vista. E per un povero oggi in Italia non credo esista una netta differenziazione tra i partiti essen\u00addoci molto pi\u00f9 probabilmente l\u2019immagine di un grosso e abbastanza uniforme\u00a0<em>Partito Laureati Italiani.<\/em><\/p>\n<p>(4) Questi dati sono stati riconfermati da pi\u00f9 parti. Innanzi tutto un\u2019indagine del CENSIS (Centro Studi di investimento sociale) di cui alcuni dati sono riportati ne\u00a0<em>L\u2019Espresso, <\/em>25 giugno 1967; poi pure recente il documento \u00ab L\u2019adempimento dell\u2019ob\u00adbligo scolastico \u00bb (Napoli, maggio 1967) promosso dalla rivista\u00a0<em>Scuola e Citt\u00e0; <\/em>infine\u00a0il convegno \u00ab Universit\u00e0, Ricerca e Mezzogiorno \u00bb riportano in parte su\u00a0<em>Politica Sco\u00adlastica <\/em>(luglio 1967). Sul problema del pieno tempo \u00e8 poi interessante il dibattito su\u00a0<em>Scuola e Didattica <\/em>iniziato negli ultimi mesi e si pu\u00f2 anche ricordare, sotto l\u2019aspetto di documenta\u00adzione, l\u2019articolo di Aldo Visalberghi\u00a0<em>(La Stampa, <\/em>2 luglio 1967) che ricorda come nella Repubblica russa i ripetenti al livello di scuola obbligatoria erano nel 1952-53 il 14,5 %. Ci\u00f2 suscit\u00f2 proteste e indignazione, indusse le autorit\u00e0 scolastiche a una azione con\u00adcertata per cui nel 1963-64 tale percentuale era ridotta al 4,3 (un decimo rispetto al\u00adl\u2019Italia!).<\/p>\n<p>(5) Sul libro della scuola di Barbiana sia le riviste specializzate nei problemi della scuola che i quotidiani e le riviste di cultura generale o di partito hanno dedicato molto spazio. La maggioranza si \u00e8 limitata (come abbiamo fatto in questo articolo) a riportare i punti pi\u00f9 vivi di questo libro. Le critiche sono state su alcune generaliz\u00adzazioni ritenute troppo indiscriminate. Ad esempio\u00a0<em>l\u2019Unit\u00e0 e Rinascita <\/em>come\u00a0<em>Testimo\u00adnianze <\/em>o ad esempio,\u00a0<em>Citt\u00e0 e Scuola <\/em>hanno trovato ingiustificato l\u2019attacco agli insegnanti sia perch\u00e9 ci sono le dovute eccezioni sia perch\u00e9, come ha scritto Adriano Gozzini su\u00a0<em>Testimonianze \u00ab <\/em>prendersela con le professoresse per come funziona la scuola mi sembra lo stesso sbaglio che fanno gli operai quando si scagliano contro i poliziotti che si oppongono alle loro proteste. In entrambi i casi si tratta di povera gente con compiti esecutivi, che difende l\u2019ordine costituito, nel caso delle professoresse le direttive e i pro\u00adgrammi ministeriali \u00bb. La risposta dei ragazzi di Barbiana (riportata sempre su\u00a0<em>Testimonianze <\/em>N. 95): \u00ab Nella sua lettera ci fa notare che le professoresse sono le vittime pi\u00f9 duramente colpite. Per forza di cose, quando si parla di vittime si parla di oppressore. E l\u2019oppres\u00adsore a quale stadio della piramide si trova? E forse il provveditore? Poverino, lui a sua volta \u00e8 vittima del ministro. E il ministro? Se la sente lei di dire che l\u2019oppressore \u00e8 il ministro? \u00bb I ragazzi di Barbiana riportano pertanto la frase di Don Milani \u00ab che ognuno si senta responsabile del tutto \u00bb. Altre critiche sono state fatte sulla proposta di fare una scuola di Servizio Sociale per preparare chi desidera mirare alto (Aldo Capitini,\u00a0<em>Azione non violenta <\/em>giugno-lu\u00adglio 1967), sul ridimensionamento delle materie scientifiche (Adriano Gozzini, <em>Testi\u00admonianze, <\/em>N. 95) e su tutta una serie di elementi che presi isolatamente possono destare perplessit\u00e0 (il celibato, il dopo scuola affidato ai sindacati, le battute sulla psicologia ecce\u2026.) Tutti per\u00f2 (a parte i soliti folli de\u00a0<em>La notte) <\/em>accettano la diagnosi di fondo e la sostanza dei suggerimenti. Volendo essere pessimisti \u00e8 evidente che non \u00e8 facile pensare alla attuazione di una scuola in cui i valori siano quelli di una societ\u00e0 pi\u00f9 profonda e meditativa di quella attuale. Una scuola che prepari dei giovani critici e responsabili molto di pi\u00f9 della stragrande maggioranza delle generazioni attuali. \u00c8 evidente per\u00f2 che (almeno dalle accoglienze tributate a questo libro) vi \u00e8 adesso un ritardo tra forze potenziali e tipo di scuola vigente: ritardo che pu\u00f2 essere colmato con l\u2019organizzazione di doposcuola efficienti, con la preparazione-conversione degli insegnanti attuali, con la preparazione-conversione degli insegnanti che insegnano come divenire insegnanti, il tutto alla luce di una revisione approfondita dei programmi per scuola d\u2019obbligo e per scuola magistrale e magistero\u2026 Non \u00e8 un programma molto semplice ma i margini per una azione possibile ci sono.<\/p>\n<div id=\"shr_canvas2\" class=\"shareaholic-canvas shareaholic-resolved-canvas shareaholic-ui\"><\/div>\n<div class=\"shareaholic-share-arrow shareaholic-share-arrow-version-1 \"><\/div>\n<div class=\"shareaholic-share-buttons-heading-text\"><\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di VITTORIO CAPECCHI (in collaborazione con www.inchiestaonline.it ) You are here: Home \u00bb Scuola e<\/p>\n","protected":false},"author":10,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1],"tags":[],"class_list":["post-41924","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-primo-piano"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/41924","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/10"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=41924"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/41924\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":41925,"href":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/41924\/revisions\/41925"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=41924"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=41924"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=41924"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}