{"id":41973,"date":"2023-07-28T15:35:30","date_gmt":"2023-07-28T13:35:30","guid":{"rendered":"https:\/\/www.valorelavoro.com\/?p=41973"},"modified":"2023-07-28T15:35:30","modified_gmt":"2023-07-28T13:35:30","slug":"lo-spirito-del-tempo","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/2023\/07\/lo-spirito-del-tempo\/","title":{"rendered":"Lo spirito del tempo"},"content":{"rendered":"<p><a href=\"https:\/\/www.valorelavoro.com\/wp-content\/uploads\/2023\/07\/th.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"alignleft size-thumbnail wp-image-41974\" src=\"https:\/\/www.valorelavoro.com\/wp-content\/uploads\/2023\/07\/th-150x136.jpg\" alt=\"th\" width=\"150\" height=\"136\" \/><\/a><\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Presso il corso di Antropologia Politica (Prof. Luca Jourdan) del Dipartimento di Storia, Culture, Civilt\u00e0, dell&#8217;Universit\u00e0 di Bologna Valerio Romitelli ha tenuto un seminario sul libro David Graeber, David Wengrow, <em>L&#8217;alba di tutto. Una nuova storia dell&#8217;umanit\u00e0<\/em> (trad. it. Roberta Zuppet) , Rizzoli, Milano, 2022. Ne uscir\u00e0 un libro della cui introduzione pubblichiamo qui un paragrafo.<\/p>\n<p><em>\u00a0<\/em><\/p>\n<p>Valerio Romitelli<\/p>\n<p><strong><em>Lo spirito del tempo<\/em><\/strong><\/p>\n<p>Per inquadrare in rapporto allo \u201cspirito del tempo\u201d la questione di come leggere un libro come <em>L&#8217;alba di tutto<\/em> di Graeber e Wengrow<a href=\"#_ftn1\" name=\"_ftnref1\">[1]<\/a> ricorro a tre parametri. Uno \u00e8 \u201cideologia\u201d, termine oramai desueto, si sa, ma solo perch\u00e9 l\u2019ideologia ancora in parte dominante, quella democratico neoliberale, non si vuole tale, rifuggendo ogni idea politica e immaginandosi che la democrazia sia l\u2019unico regime di rappresentazione e gestione sempre perfettibile, ma senza alternative, della realt\u00e0 sociale cos\u00ec com\u2019\u00e8. Mentre ideologia designa qui semplicemente un insieme di idee cui ogni politica, che lo ammetta o meno, si rifa. Un secondo \u00e8 \u201ccultura\u201d. Un terzo, \u201copinione comune\u201d. Tutti e tre termini di difficile definizione, ma di uso quanto mai corrente che secondo la topica del marxismo pi\u00f9 classico sono collocabili nella \u201csovrastruttura\u201d supposta retroagire a suo modo sulla \u201cbase socio-economica\u201d capitalista.<\/p>\n<p>La domanda allora \u00e8: come si combinano oggi ideologie, opinione comune e cultura?<\/p>\n<p>Il punto da cui partire \u00e8 una constatazione assai semplice; che la nostra epoca \u00e8 profondamente caratterizzata da una duplice disillusione quanto alle ideologie.<\/p>\n<p>La prima disillusione \u00e8 quella maturata a partire dalla fine degli anni Settanta, accresciutasi negli anni Ottanta e divenuta successivamente irreversibile, al punto da rimettere in discussione ogni fiducia in quell\u2019ideologia comunista che, sia pur contrastata dall\u2019ideologia avversa, quella anticomunista,\u00a0 aveva dominato il secondo dopoguerra ossia l\u2019epoca detta dei \u201ctrent\u2019anni gloriosi\u201d, grosso modo tra il 1945 e il 1975. La seconda grande disillusione collettiva, tutt\u2019oggi non ancora giunta al suo acme, ma gi\u00e0 evidentemente serpeggiante ha cominciato a configurarsi\u00a0 a partire dall&#8217;inizio del terzo millennio, intensificandosi in particolare attorno al 2008, l\u2019anno della pi\u00f9 grande crisi mai conosciuta dal capitalismo. A vedere la propria immagine sempre pi\u00f9 compromessa in questo caso \u00e8 l\u2019ideologia che aveva assunto il dominio mondiale dopo quella comunista: sarebbe a dire quell\u2019ideologia a pretesa antideologica che ha fatto della democratizzazione e della mercantilizzazione del mondo i suoi cavalli di battaglia, scortata da una cultura neoliberale che ha saputo egemonizzare l\u2019opinione comune a livello planetario, nonostante ovvie molteplici resistenze locali anche agguerrite, a volte supportate da oscuri revival religiosi o etnici.<\/p>\n<p>Il tutto ridetto in modo pi\u00f9 concentrato: dopo l\u2019estenuarsi del fascino politico e intellettuale del \u201cvento dell\u2019est\u201d comunista nel corso degli anni Ottanta, anche il \u201cvento dell\u2019ovest\u201d, democratico, neoliberale, globalista e boriosamente capitalista\u00a0 ha dunque esaurito la sua forza espansiva dopo vent\u2019anni e pi\u00f9 di dominio quasi completamente incontrastato.<\/p>\n<p>Una chiara conferma di questa duplice disillusione collettiva, prima nei confronti del comunismo, poi nei confronti della democrazia neoliberale \u00e8 venuta negli ultimi due decenni dall\u2019emergere prepotente di un\u2019ulteriore ideologia, tanto sorda e aggressiva a livello di opinione, quanto idealmente e culturalmente debole. Sua molla decisiva \u00e8 una sorta di improbabile ritorno alle tradizioni nazionaliste, identitarie e patriarcali che si sono rianimate solo grazie al\u00a0 venire meno delle speranze in un avvenire globale o comunista o altrimenti democratico. Per questa ideologia rediviva il nome pi\u00f9 appropriato \u00e8 quello di \u201csovranismo\u201d, un termine oggi rivendicato come tale o tramite sinonimi tanto in occidente quanto in oriente, tanto tra i paesi gi\u00e0 pi\u00f9 ricchi, quanto tra i paesi in via di arricchimento o ancora poveri, il tutto all\u2019interno di una caotica dinamica conflittuale che sta portando l\u2019umanit\u00e0 intera dritta verso l\u2019esito pi\u00f9 estremo della terza guerra mondiale.<\/p>\n<p>Tornando al nostro dibattito sul libro di Graber e Wengrow e cercando di collocarlo nello spirito del nostro tempo dobbiamo notare alcuni caratteri peculiari del dominio dell\u2019ideologia sovranista. Anzitutto il fatto che la sua debolezza culturale, dovuta a riferimenti nazionalisti, etnici, patriarcali, decisamente oscurantisti e reazionari, non \u00e8 capace di far valere una propria cultura alternativa. Cos\u00ec, come una sorta di parassita, a seconda del paese dove attecchisce, si nutre di quel che resta della cultura preesistente: in Cina di quel che resta della cultura comunista, in Russia della cultura tardo sovietica e d\u2019impronta zarista, negli Stati uniti e tra i suoi alleati della cultura democratica\u00a0 neoliberale. Assistiamo dunque ai casi sempre pi\u00f9 frequenti di regimi equivoci, quali quelli detti di post-democratici o democrature o altrimenti raffigurati \u2013 l&#8217;esempio forse pi\u00f9 clamoroso e bizzarro \u00e8 sempre quello cinese: un socialismo di Stato, al tempo stesso, a partito unico comunista, di mercato, globalista e neoliberale.<\/p>\n<p>In questa grande confusione, l\u2019opinione a favore del sovranismo e delle pregresse culture, comunista e democratica, delle quali si nutre \u00e8 comunque sempre pi\u00f9 spesso minoritaria a fronte di un\u2019opinione sempre pi\u00f9 maggioritaria, ma per lo pi\u00f9 silente, renitente, rinunciataria, disperata, non di rado rabbiosa e episodicamente rivoltosa. In relazione a quest\u2019ultimo fenomeno, sicuramente uno dei pi\u00f9 storicamente importanti\u00a0 degli ultimi tempi, se ne \u00e8 creato un altro che riguarda esattamente il nostro dibattito su Graeber e Wengrow. Dall\u2019inizio del terzo millennio col successo ovunque riconosciuto di un libro come quello di Toni Negri <em>Impero<\/em> si \u00e8 cominciato a vedere che testi di chiara impronta anticapitalista\u00a0 non erano pi\u00f9 destinati a un pubblico di nicchia, cos\u00ec come nell\u2019arte contemporanea oramai pare d\u2019obbligo che se in questione c\u2019\u00e8 un argomento sociale se ne deve trattare in termini di denuncia, protesta, sostegno a lotte contro le ingiustizie presenti.<\/p>\n<p>Da allora artisti, ricercatori, pensatori comunisti, anarchici o comunque dichiaratamente sovversivi hanno ricevuto ascolti inediti. Cos\u00ec se nel mondo del lavoro e della concorrenza economica, se persino nella stragrande maggioranza delle amministrazioni pubbliche a livello globale le dottrine neoliberali continuano ancora a dettar legge, se tra i governi del mondo intero serpeggia il morbo sovranista che fa trascurare tutto tranne armi e strategie belliche, si \u00e8 formata un\u2019opinione di vasta portata anche essa a livello mondiale che quanto meno pensa che il capitalismo ha fatto il suo tempo e che ci vuole un\u2019alternativa.<\/p>\n<p>Paiono dunque irreversibilmente finiti i tempi nei quali a godere i maggiori consensi culturali e d\u2019opinione erano apologeti del capitalismo nella sua versione pi\u00f9 aggressiva, quella neoliberale. Letture dei massimi epigoni di questa\u00a0 tendenza culturale\u00a0 come Friedmann, Hajek, Becker, Fukuyama e cos\u00ec via possono ancora interessare popolazioni di governanti o aspiranti tali, ma a far tendenza sono piuttosto autori dichiaratamente anticapitalisti come Negri, appunto o Deleuze, Foucault, \u017di\u017eek, Badiou, Harvey, Spivak e appunto Graeber &#8211; entrambi gli elenchi detti evidentemente alla rinfusa.<\/p>\n<p>Questo fenomeno non pu\u00f2 non essere salutato come segno di speranze per chi come me le ripone nelle ricerche di alternative al capitalismo. Ma\u00a0 non pu\u00f2 neanche non suscitare il sospetto che cos\u00ec lo stesso capitalismo si stia dimostrando quanto mai capace di metabolizzare e mettere a profitto le sue stesse critiche, anche le pi\u00f9 radicali. Chi pu\u00f2 essere cos\u00ec ingenuo da non capire che queste ultime possano funzionare per lo pi\u00f9 o solo come merci da vendere?<\/p>\n<p>Tutto sta ovviamente nell\u2019uso che se ne fa. E qui la discriminate \u00e8: o per continuare a denunciare e criticare l\u2019onnipotenza trasformistica del capitale compiacendosi anche nell\u2019esaltare le prima o poi immancabili resistenze e lotte contro di esso, oppure per far bilancio anche e sopratutto autocritico sullo stallo in cui sono giunte le sperimentazioni di alternative al capitalismo, cercando di trarne spunto per rilanciarle. Nel primo caso si finisce inevitabilmente per continuare a esternalizzare i problemi restandone spettatori pi\u00f9 o meno partecipi, ma sempre spettatori, nel secondo caso, invece, interiorizzando i problemi se ne rende possibile la ricerca di qualche soluzione da attori creativi.<\/p>\n<p>La lettura qui proposta di <em>L\u2019alba di tutto <\/em>lo interpella alla luce di questa alternativa che come vedremo avr\u00e0 una duplice e contraddittoria conseguenza. Da un lato, di apprezzare e valorizzare l\u2019idea di fondo di questo testo, sarebbe a dire l\u2019idea di scoprire un\u2019altra preistoria radicalmente diversa da quella storia che alla fin fine ha portato al capitalismo. Da un altro lato, di sollevare parecchi dubbi sul fatto di dovere andare cos\u00ec lontano nel tempo per trovare di che ripensare come riattivare la sperimentazione di alternative al capitalismo.<\/p>\n<p><a href=\"#_ftnref1\" name=\"_ftn1\">[1]<\/a>David Graeber, David Wengrow, <em>L&#8217;alba di tutto. Una nuova storia dell&#8217;umanit\u00e0<\/em> (trad. it. Roberta Zuppet) , Rizzoli, Milano, 2022<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; &nbsp; &nbsp; &nbsp; Presso il corso di Antropologia Politica (Prof. Luca Jourdan) del Dipartimento<\/p>\n","protected":false},"author":5,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[195,9,59,15,1],"tags":[],"class_list":["post-41973","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-cultura","category-dottrina","category-innovazione-politica","category-lavoro-ed-economia","category-primo-piano"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/41973","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/5"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=41973"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/41973\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":41975,"href":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/41973\/revisions\/41975"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=41973"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=41973"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=41973"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}