{"id":42069,"date":"2024-01-12T12:06:42","date_gmt":"2024-01-12T11:06:42","guid":{"rendered":"https:\/\/www.valorelavoro.com\/?p=42069"},"modified":"2024-01-12T12:06:42","modified_gmt":"2024-01-12T11:06:42","slug":"la-cina-al-centro-intervista-a-maurizio-scarpari-di-antonio-francesco-di-lauro","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/2024\/01\/la-cina-al-centro-intervista-a-maurizio-scarpari-di-antonio-francesco-di-lauro\/","title":{"rendered":"&#8220;La Cina al centro&#8221;: intervista a Maurizio Scarpari di Antonio Francesco Di Lauro"},"content":{"rendered":"<p>(in collaborazione con www.inchiestaonline.it)<\/p>\n<p id=\"breadcrumbs\">You are here: <a href=\"https:\/\/www.inchiestaonline.it\">Home<\/a> \u00bb <a href=\"https:\/\/www.inchiestaonline.it\/category\/cina-politica-lavori-diritti\/\">Osservatorio Cina<\/a> \u00bb <strong>Antonio Francesco Di Lauro: \u201cLa Cina al centro\u201d, intervista a Maurizio Scarpari<\/strong><\/p>\n<div class=\"singlepost\">\n<div id=\"post-main-64069\" class=\"post clearfix\">\n<div class=\"entry\">\n<h1 class=\"post-title\"><a title=\"Permanent Link to Antonio Francesco Di Lauro: \u201cLa Cina al centro\u201d, intervista a Maurizio Scarpari\" href=\"https:\/\/www.inchiestaonline.it\/cina-politica-lavori-diritti\/antonio-francesco-di-lauro-la-cina-al-centro-intervista-a-maurizio-scarpari\/\" rel=\"bookmark\">Antonio Francesco Di Lauro: \u201cLa Cina al centro\u201d, intervista a Maurizio Scarpari<\/a><\/h1>\n<div class=\"meta\"><a title=\"Articoli scritti da Antonio Francesco Di Lauro\" href=\"https:\/\/www.inchiestaonline.it\/author\/antonio-francesco-di-lauro\/\" rel=\"author\">Antonio Francesco Di Lauro<\/a> | 11 Gennaio 2024 | <a title=\"Comments for Antonio Francesco Di Lauro: \u201cLa Cina al centro\u201d, intervista a Maurizio Scarpari\" href=\"https:\/\/www.inchiestaonline.it\/cina-politica-lavori-diritti\/antonio-francesco-di-lauro-la-cina-al-centro-intervista-a-maurizio-scarpari\/#respond\" rel=\"bookmark\">Comments (0)<\/a><\/div>\n<div id=\"shr_canvas1\" class=\"shareaholic-canvas shareaholic-resolved-canvas shareaholic-ui\"><\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<div id=\"shr_canvas1\" class=\"shareaholic-canvas shareaholic-resolved-canvas shareaholic-ui\"><\/div>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-64073\" src=\"https:\/\/www.inchiestaonline.it\/wp-content\/uploads\/2024\/01\/cina-al-centro-copertina-1.24-190x300.jpg\" alt=\"\" width=\"190\" height=\"300\" \/><\/p>\n<p>*<\/p>\n<p>Al centro del tavolo siede il segretario generale, noto ai molti come il Presidente-di-tutti. \u00c8 affiancato da Hu Jintao, suo predecessore, e dal premier in carica Li Keqiang. Attorno a loro si dispongono le pi\u00f9 alte gerarchie in seno al Partito.<\/p>\n<p>Ospitati dalla Grande Sala del popolo, rivolti verso il palco su cui poggia il prestigioso tavolo, ci sono per l\u2019esattezza 2296 delegati del Partito a fare le veci degli oltre 97 milioni di iscritti.<\/p>\n<p>Il XX Congresso del Partito Comunista cinese testimonia quanto di fatto dal governo nel quinquennio appena volto al termine e sebbene interessi le sorti di quasi un miliardo e mezzo di cittadini, si svolge quasi interamente a porte chiuse. La fase delle nomine \u00e8 la sola nella quale \u00e8 consentito ai giornalisti assistere e rappresenta il momento clou del Congresso, in cui viene rivelato il nome del nuovo segretario primus inter pares, con i 25 membri del suo Ufficio politico.<\/p>\n<p>Xi Jinping \u00e8 reduce di due mandati e la legge, prima del suo emendamento costituzionale escogitato ad hoc, gli impedirebbe di ricoprire nuovamente la carica di segretario generale.<\/p>\n<p>Com\u2019\u00e8 di facile intuizione, a quel punto nulla pot\u00e8 pi\u00f9 interporsi fra lui e il suo obiettivo.<\/p>\n<p>Era l\u2019ottobre del 2022 e il Presidente-di-tutti cominciava ufficialmente il suo terzo mandato.<\/p>\n<p>L\u2019esito di quel Congresso simboleggiava il coronamento di una linea politica divenuta sempre pi\u00f9 autoritaria e accentratrice durata per dieci anni e, naturalmente, del suo insostituibile leader.<\/p>\n<p>La vittoria di Xi Jinping non dest\u00f2 grande scalpore. Tuttavia a sbalordire ci pens\u00f2 uno dei due uomini seduti proprio accanto a lui, Hu Jintao, protagonista di un fatto senza precedenti. Mancava poco alla proclamazione dei membri del nuovo Ufficio Politico, quando la stampa riprese in maniera tempestiva due uomini portare via di peso dalla sala l\u2019ex numero uno cinese, visibilmente scosso e agitato per via di qualcosa di ignoto.<\/p>\n<p>Era in atto un broglio elettorale, volto ad imporre la nomina dei soli dirigenti designati da Xi Jinping per l\u2019esecutivo, a scapito delle altre correnti politiche interne. Broglio a cui l\u2019ex segretario generale tent\u00f2 vanamente di ribellarsi.<\/p>\n<p>Le immagini e i video che ripresero il suo divincolarsi da chi voleva tacitarlo, davanti all\u2019impassibilit\u00e0 del segretario generale e all\u2019indifferenza del suo Partito, fecero il giro del mondo, come a denunciare una condizione radicalizzata al punto da non poter restare pi\u00f9 celata.<\/p>\n<p>L\u2019episodio, di cui si \u00e8 scritto e parlato molto, va contestualizzato in una trama densa di eventi, noti e meno noti, che connotano la realt\u00e0 cinese. Nel volume La Cina al centro. Ideologia imperiale e disordine mondiale, edito da Il Mulino, la rigorosa analisi di ambizioni egemoniche mai sopite e dei tratti totalitari del regime, partecipi di continui rimandi fra il presente e il passato pi\u00f9 antico, restituisce una lucida e schietta rappresentazione della situazione in tutta la sua complessit\u00e0.<\/p>\n<p>Il suo autore, Maurizio Scarpari, ha insegnato Lingua cinese classica all\u2019Universit\u00e0 Ca\u2019 Foscari dal 1977 al 2011. Noto sinologo italiano, si dedica a tempo pieno allo studio della lingua, della storia e del pensiero filosofico della Cina antica\u00a0e alla loro incidenza sul pensiero politico attuale.<\/p>\n<p><em>Ripartiamo da qui. L\u2019uscita di scena forzata di Hu Jintao dal XX Congresso del Partito \u00e8 un\u2019immagine visivamente potente, oltre che significativa, tanto da definirla nel tuo libro \u201cun\u2019epurazione in stile maoista\u201d. \u00c8 un paragone tutt\u2019altro che casuale. Xi Zhongxun, padre di Xi Jinping, fu vittima di una delle destituzioni cui fai riferimento. In che momento si colloca questo evento e come avrebbe impattato sulla vita e sulla carriera politica dell\u2019attuale leader?<\/em><\/p>\n<p>Xi Jinping era figlio di un noto comandante militare comunista e pertanto visse la sua infanzia e parte della sua adolescenza in un contesto ricco di privilegi, insieme ad altri giovani, anch\u2019essi figli di importanti combattenti rivoluzionari. In seguito allo scoppio della Rivoluzione Culturale voluta da Mao, la sua situazione personale sub\u00ec un brusco mutamento. I suoi genitori caddero in disgrazia e furono condannati all\u2019ergastolo, mentre lui e altre migliaia di giovani \u201cprincipini\u201d furono confinati in sperduti villaggi di campagna per ricevere un\u2019educazione improntata ai valori della rivoluzione. Fu un momento particolarmente difficile della sua vita poich\u00e9 non aveva alcuna dimestichezza con il mondo rurale, dove le persone della sua estrazione erano spesso viste con una certa diffidenza. Tuttavia trasse importanti benefici da quella situazione, facendosi benvolere dai contadini sino a farsi nominare responsabile della cellula di partito locale.<\/p>\n<p>A queste vicende e alla loro riscrittura in chiave eroica Xi deve la sua reputazione di \u201cimperatore contadino\u201d. I luoghi della sua rieducazione giovanile sono divenuti oggi meta di pellegrinaggio per molti cinesi.<\/p>\n<p>Nonostante non avesse un titolo di studio adeguato, riusc\u00ec comunque a iscriversi all\u2019universit\u00e0, che complet\u00f2 nel 1979, e a conseguire un dottorato di ricerca a 22 anni di distanza dalla laurea, quando ormai aveva 48 anni e la sua carriera politica era gi\u00e0 in pieno corso. Fattori che suscitarono dubbi e insinuazioni malevole tra i suoi detrattori.<\/p>\n<p>Attraverso un lungo percorso fatto di luci e ombre, Xi Jinping seppe costruire la propria immagine di politico erudito e preparato, mai altezzoso, che seppe stare sempre vicino al popolo.<\/p>\n<p><em>Almeno in teoria, il leader de facto della Repubblica Popolare non ha mai perso di vista il legame con il suo popolo, intercettandone l\u2019importanza strategica fin dagli albori della sua carriera. Da dove proviene questa forte immagine di centralit\u00e0 del popolo cinese?<\/em><\/p>\n<p>La tendenza volta a considerare il popolo l\u2019elemento chiave del buon governo affonda le sue radici in Cina fin da prima dell\u2019era imperiale. \u00c8 un principio che viene generalmente attribuito al confucianesimo anche se, a dire il vero, si rif\u00e0 a una tradizione ancor pi\u00f9 antica, secondo la quale l\u2019arte del buon governo viene praticata dal sovrano illuminato che ha come obiettivo primario provvedere al benessere materiale e spirituale del suo popolo. In particolare, la dottrina del popolo come fondamento della buona politica ebbe un forte impulso durante il periodo della dinastia Han, succeduta alla dinastia Qin alla fine del III secolo a.C. circa.<\/p>\n<p>Fu allora che il confucianesimo assurse a ideologia dominante, coniugando in s\u00e9 le due maggiori correnti interpretative dell\u2019insegnamento di Confucio \u2013 il pensiero idealista, che predica l\u2019innalzamento morale e spirituale della persona e del popolo teorizzato da Mencio, e quello pragmatico e autoritario teorizzato da Xunzi \u2013 con le dottrine dei teorici dello stato centralizzato e autocratico promosse dai cosiddetti \u201clegisti\u201d (Shang Yang e Hanfeizi principalmente) e le teorie di strategia militare (Sunzi in particolare).<\/p>\n<p><em>Con Xi Jinping l\u2019etica confuciana ritorna in auge con il suo idealismo e forse ancor di pi\u00f9 con il suo lato autoritario. Tenendo conto dell\u2019ambivalenza di significato evidenziata, oggi si pu\u00f2 parlare di confucianesimo funzionale a una politica di tipo autocratico?<\/em><\/p>\n<p>S\u00ec, anche se la pratica, al contrario della teoria, non ha forse mai conosciuto una netta separazione delle due correnti di pensiero. Per intenderci, sono stati ritrovati e analizzati i codici appartenenti all\u2019epoca Qin, ricordata dalla tradizione confuciana come un periodo di tirannia fondato sulla rigida applicazione dei principi \u201clegisti\u201d e di un articolato sistema di punizioni e ricompense. Confrontandoli con i codici di epoca Han, si \u00e8 visto che le differenze non erano poi cos\u00ec marcate.<\/p>\n<p>Le pratiche autoritarie sono state demonizzate dai confuciani e dai sovrani cinesi in favore di un presunto approccio idealista che, semplicemente, ha consentito loro di continuare, nella pratica di governo, a comportarsi velatamente da despoti. Fenomeno noto come \u201capertamente confuciano, segretamente legista\u201d (<em>yang ru yin fa<\/em>) o \u201cmascherare il legismo con il miglior confucianesimo\u201d (<em>rubiao yu fali<\/em>).<\/p>\n<p>Si cre\u00f2 cos\u00ec un modello di governo e una concezione dell\u2019ordine internazionale nuovi, sintesi tra idealismo e autoritarismo, che diedero forma stabile allo stato autocratico di stampo legista ammorbidendone gli aspetti pi\u00f9 aspri con il ricorso ai valori e ai principi del confucianesimo idealista classico. Un modello che venne ripreso pi\u00f9 volte nel corso della storia imperiale cinese; credo sia ci\u00f2 a cui stiamo assistendo anche oggi nella Cina di Xi Jinping.<\/p>\n<p><em>Riportare la Cina al centro degli equilibri mondiali \u00e8 il principale obiettivo politico da ben prima dell\u2019 insediamento di Xi Jinping, sebbene Pechino sia stata abile nel mascherare le sue reali intenzioni sino ai tempi pi\u00f9 recenti. Oggigiorno la possibilit\u00e0 che ci\u00f2 si realizzi non appare pi\u00f9 cos\u00ec remota. Di fatto ci si chiede: di fronte alla scaltrezza cinese come hanno reagito i nostri governi?<\/em><\/p>\n<p>A partire dagli anni Settanta e Ottanta, in Occidente and\u00f2 affermandosi la convinzione, a dir poco semplicistica, secondo cui una stretta collaborazione commerciale con la Cina avrebbe favorito la democratizzazione del Paese, o quantomeno un attenuarsi delle asperit\u00e0 del suo regime. Questa speranza irrealistica viene descritta nel libro come \u00abil grande abbaglio\u00bb. L\u2019esperto di relazioni internazionali J.J. Mearsheimer afferma che il liberalismo deve necessariamente confrontarsi con il nazionalismo e il realismo politico, che in genere prevalgono su di esso.<\/p>\n<p>Tuttavia ci\u00f2 che spinse le grandi potenze liberali a investire ingenti somme di denaro in Cina non fu soltanto l\u2019idea di esportare la democrazia. L\u2019Occidente vide nel mercato cinese la possibilit\u00e0 di approfittare di una manodopera a bassissimo costo, incurante di una mancata tutela dei principali diritti sindacali. La Cina fu trasformata nella \u201cfabbrica del mondo\u201d e la sua economia si svilupp\u00f2 in modo vertiginoso, pi\u00f9 di quanto chiunque in Occidente avrebbe potuto immaginare, al prezzo di un grave aumento dell\u2019ingiustizia sociale e di tassi di inquinamento senza precedenti.<\/p>\n<p>Ad ogni modo quando nel 2001 la Cina entr\u00f2 nella WTO, l\u2019economia cinese esplose. Le superpotenze che ne avevano favorito l\u2019ascesa, gli Stati Uniti su tutti, capirono troppo tardi di aver perso irrevocabilmente il primato su vari settori di produzione. \u00c8 in parte su questo che Donald Trump fond\u00f2 la sua campagna elettorale nel 2016, vale a dire puntando alla pancia di quell\u2019America che aveva perso molti posti di lavoro per via della \u201csleale\u201d concorrenza cinese. E dico sleale poich\u00e9 \u00e8 risaputo che le regole della WTO non siano mai state pienamente rispettate dalla Cina. Il mutuo vantaggio potenzialmente derivante dalla globalizzazione non \u00e8 mai rientrato nei piani cinesi, ma lo si \u00e8 capito troppo tardi.<\/p>\n<p><em>Se \u201cl\u2019equo vantaggio\u201d \u00e8 ridotto al pari di una formula mal rispettata e il rapporto di partnership con la Cina \u00e8 proseguito speditamente, la beffa potrebbe risiedere nella narrazione, affidata al soft power cinese.\u00a0<\/em><\/p>\n<p>In effetti il rafforzamento del soft power \u00e8 stato in assoluto una priorit\u00e0 per Xi Jinping, che ha individuato nella millenaria tradizione culturale del Paese una solida base su cui edificare il \u201cpotere discorsivo internazionale\u201d. Ma non si \u00e8 limitato alla sola retorica, avendo investito diversi miliardi nella costruzione di apposite infrastrutture sparse in giro per il mondo, come gli Istituti Confucio, che hanno permesso al governo cinese di infiltrarsi in numerose universit\u00e0 estere.<\/p>\n<p>Tuttavia il soft power cinese non ha attecchito in Occidente come sperato e i tentativi volti a incentivare un\u2019espansione di tipo culturale non sono stati sufficienti a mascherare il reale interesse del Partito, rivolto pi\u00f9 a un\u2019espansione egemonica.<\/p>\n<p>Poi altri meccanismi di potere hanno giocato un ruolo cruciale in tale direzione, come lo sharp power, un \u201cpotere oscuro e insidioso\u201d che si basa su un potente sistema di disinformazione, e l\u2019hard power.<\/p>\n<p><em>A proposito di hard power, penso alla Nuova Via della Seta (BRI): l\u2019imponente progetto che consentirebbe la creazione di una rete commerciale, politica e sociale di dimensioni planetarie con la Cina al suo centro.\u00a0<\/em><\/p>\n<p><em>Il tema \u00e8 piuttosto caldo anche qui per via della singolare posizione da noi assunta rispetto al patto intercontinentale. L\u2019Italia \u00e8 stato il primo, nonch\u00e9 il solo, Paese del G7 ad aderirvi. Adesso \u00e8 il primo in assoluto a rinunciarvi.\u00a0<\/em><\/p>\n<p>La Nuova Via della Seta simboleggia al meglio il tentativo di creazione di una \u00abgrande comunit\u00e0 dal destino condiviso\u00bb a trazione cinese. Sono oltre 150 i Paesi che hanno deciso di entrare a far parte della fitta rete di cooperazione, fra i quali ad esempio compare la quasi totalit\u00e0 degli Stati dell\u2019intero continente africano. Ci\u00f2 non sorprende particolarmente se si pensa alla BRI come a una reinterpretazione della globalizzazione, che a dispetto di quest\u2019ultima promette di favorire la crescita di Paesi in via di sviluppo, per lungo tempo relegati ai margini del processo capitalistico. Anche in questo caso, per\u00f2, la realt\u00e0 dei fatti \u00e8 ben diversa. I Paesi in via di sviluppo coinvolti nella grande manovra politica e commerciale hanno rischiato di peggiorare la propria condizione aderendovi. La ragione sta negli stringenti accordi stipulati con le aziende cinesi, che prevedono spesso clausole segrete che impongono, in caso di insolvenza nei pagamenti dei debiti contratti con le banche e le aziende cinesi, la cessione di materie prime, beni o infrastrutture o, persino, la sovranit\u00e0, per periodi da definire, di aree strategiche per il raggiungimento degli obiettivi egemonici cinesi. Sono numerosi i Paesi che sono caduti in quella che tecnicamente viene definita \u201ctrappola del debito\u201d. Alcuni, come lo Zambia e lo Sri Lanka, sono gi\u00e0 andati in default.<\/p>\n<p>Veniamo a noi. L\u2019Italia ha sottoscritto il Memorandum sulla Nuova Via della Seta nel 2019. La decisione di aderire all\u2019accordo \u00e8 arrivata da una classe politica assolutamente impreparata ad affrontare una simile circostanza, che ha di fatto concesso un endorsement politico importante al governo cinese senza ottenere in cambio alcuna contropartita. Ricordo perfettamente il clima di totale disappunto da parte dell\u2019Unione Europea e degli Stati Uniti, contrari alla stipula del Memorandum, mentre il premier Conte e il ministro Di Maio presentavano agli italiani l\u2019accordo come un successo commerciale che avrebbe giovato alle esportazioni. In realt\u00e0 i dati hanno confermato che quella firma non ha giovato alla nostra bilancia commerciale, anzi, semmai \u00e8 vero l\u2019esatto contrario. Sul piano politico ritengo sia stata un\u2019operazione dannosa, seppur contenibile. La decisione dell\u2019attuale governo di non rinnovare il Memorandum era doverosa.<\/p>\n<p><em>Come dimostra la Nuova Via della Seta, Xi Jinping \u00e8 fortemente intenzionato a ribaltare l\u2019attuale ordine mondiale. Quali credi siano le maggiori sfide che la Cina dovr\u00e0 affrontare per tentare di anteporsi sullo scacchiere internazionale?<\/em><\/p>\n<p>La Cina si trova attualmente in grandi difficolt\u00e0, soprattutto interne. La politica zero-Covid, attuata per arginare la pandemia, si \u00e8 rivelata disastrosa sotto ogni aspetto, costosissima per le casse dello Stato e dannosa per l\u2019intera filiera produttiva e distributiva. Questi e altri problemi hanno causato tensioni, malumori e instabilit\u00e0 all\u2019interno del Partito e nel Paese, tanto da far vacillare l\u2019immagine positiva di Xi Jinping, attentamente e lungamente costruita, che pareva ormai consolidata, di leader efficiente e competente in grado di guidare la Cina della \u201cnuova era\u201d nel ruolo di indomabile comandante-in-capo, come la propaganda di partito l\u2019aveva proposto nella dura battaglia contro il virus Covid-19.<\/p>\n<p>In molti sostengono che il \u201cmiracolo cinese\u201d si sia esaurito e che da questo momento in poi la Cina vivr\u00e0 una lunga e difficile fase di assestamento economico e politico.<\/p>\n<p>In politica estera gli obiettivi sono chiari e sono stati esplicitati pubblicamente pi\u00f9 volte dallo stesso leader cinese: modificare gli attuali assetti internazionali in favore di un nuovo ordine globale pi\u00f9 equo e tutto da costruire, su base multipolare, non pi\u00f9 condizionato dalle democrazie liberali ma dalle maggiori autocrazie del pianeta come Cina, Russia e Iran. Dal peso politico, militare ed economico della Cina e dalla dipendenza che la gran parte dei Paesi antidemocratici ha, e sempre pi\u00f9 avr\u00e0, nei confronti della Cina appare evidente che il nuovo ordine globale non potr\u00e0 che essere a trazione cinese. Per ottenere questi obiettivi senza far scoppiare una guerra mondiale, si dovr\u00e0 prevedere una lunga e complessa fase di transizione in cui a dominare saranno l\u2019instabilit\u00e0 e il disordine, la cui conseguenza pi\u00f9 diretta sar\u00e0 l\u2019incremento di conflitti e focolai di guerra.<\/p>\n<p>Con gli Stati Uniti impegnati militarmente su pi\u00f9 fronti, la questione di Taiwan si fa sempre pi\u00f9 cruciale, alla luce delle continue dichiarazioni pubbliche, anche recenti, di Xi Jinping. L\u2019intervento militare \u00e8 un\u2019opzione possibile e la reazione americana, stando alle dichiarazioni di Joe Biden, sicura. Ma il contesto geopolitico \u00e8 destinato a mutare velocemente nel corso del 2024, visto il gran numero di elezioni previste, non ultime, in termini temporali ma anche di importanza, quelle americane, che potrebbero portare a scenari al momento inimmaginabili.<\/p>\n<p><em>In un mondo polarizzato le nostre idee paiono volubili, rischiano costantemente di non conoscere pi\u00f9 ragione e di confluire in ambigui meccanismi per cui sia facile giudicare un Paese democratico come uno antidemocratico e viceversa.\u00a0Trovo significativa un\u2019asserzione di Vittorio Emanuele Parsi che citi nel tuo libro, e che esorta a\u00a0\u00absottolineare la natura irriducibilmente diversa dei regimi democratici rispetto a quelli autoritari per evitare di cadere in quella pericolosa omologazione che porta a mettere sullo stesso piano le ragioni dell\u2019aggressore e dell\u2019aggredito, quel ragionamento intellettualmente pigro ed eticamente cinico che confonde l\u2019equilibrio di giudizio con l\u2019equilibrio delle ragioni. [\u2026]\u00bb<\/em><\/p>\n<p>Non c\u2019\u00e8 chiarezza su quali siano le priorit\u00e0. Abbiamo considerato la democrazia un bene acquisito, l\u2019abbiamo data per scontata, e abbiamo trascurato di dedicarle le attenzioni e le cure necessarie per farla funzionare al meglio, adattandola ai continui e spesso repentini cambiamenti. Per questo motivo il nostro sistema oggi vacilla e non funziona bene.<\/p>\n<p>Nella dichiarazione di Parsi non viene esplicitato, ma il fondamento su cui si basa il libro dal quale ho estrapolato la citazione \u00e8 tutto sommato semplice: seppur con le nostre contraddizioni, negli Stati democratici godiamo di un privilegio che gli altri non possiedono, e quel privilegio \u00e8 la libert\u00e0, o meglio ancora, le libert\u00e0. Godiamo della nostra libert\u00e0 personale e individuale, che forse non abbiamo protetto e curato a sufficienza, ma che esiste e ci appartiene. Ci\u00f2 pare sfuggire a molte persone, sembra non essere chiaro che in ballo ci sia proprio questo. Sono questi i valori della nostra cultura e io ritengo, d\u2019accordo con Parsi, che vengano prima di ogni altra cosa e che debbano essere difesi a ogni costo.<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>(in collaborazione con www.inchiestaonline.it) You are here: Home \u00bb Osservatorio Cina \u00bb Antonio Francesco Di<\/p>\n","protected":false},"author":10,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1],"tags":[],"class_list":["post-42069","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-primo-piano"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/42069","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/10"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=42069"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/42069\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":42070,"href":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/42069\/revisions\/42070"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=42069"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=42069"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=42069"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}