{"id":42106,"date":"2024-04-08T21:49:32","date_gmt":"2024-04-08T19:49:32","guid":{"rendered":"https:\/\/www.valorelavoro.com\/?p=42106"},"modified":"2024-04-08T21:49:32","modified_gmt":"2024-04-08T19:49:32","slug":"roberto-dallolio-il-seme-del-fuoco-roberto-roversi-poesia-come-resistenza","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/2024\/04\/roberto-dallolio-il-seme-del-fuoco-roberto-roversi-poesia-come-resistenza\/","title":{"rendered":"Roberto Dall&#8217;Olio: &#8220;Il seme del fuoco&#8221;. Roberto Roversi, poesia come resistenza"},"content":{"rendered":"<p>di ROBERTO DALL&#8217;OLIO<\/p>\n<p>(in collaborazione con www.inchiestaonline.it)<\/p>\n<p id=\"breadcrumbs\">You are here: <a href=\"https:\/\/www.inchiestaonline.it\">Home<\/a> \u00bb <a href=\"https:\/\/www.inchiestaonline.it\/category\/arte-poesia\/\">Arte e Poesia<\/a> \u00bb <strong>Roberto Dall\u2019Olio: \u201cIl seme del fuoco\u201d. Roberto Roversi, poesia come resistenza<\/strong><\/p>\n<div class=\"singlepost\">\n<div id=\"post-main-64320\" class=\"post clearfix\">\n<div class=\"entry\">\n<h1 class=\"post-title\"><a title=\"Permanent Link to Roberto Dall\u2019Olio: \u201cIl seme del fuoco\u201d. Roberto Roversi, poesia come resistenza\" href=\"https:\/\/www.inchiestaonline.it\/arte-poesia\/roberto-dallolio-il-seme-del-fuoco-roberto-roversi-poesia-come-resistenza\/\" rel=\"bookmark\">Roberto Dall\u2019Olio: \u201cIl seme del fuoco\u201d. Roberto Roversi, poesia come resistenza<\/a><\/h1>\n<div class=\"meta\"><a title=\"Articoli scritti da Roberto Dall'Olio\" href=\"https:\/\/www.inchiestaonline.it\/author\/roberto-dallolio\/\" rel=\"author\">Roberto Dall&#8217;Olio<\/a> | 8 Aprile 2024 | <a title=\"Comments for Roberto Dall\u2019Olio: \u201cIl seme del fuoco\u201d. Roberto Roversi, poesia come resistenza\" href=\"https:\/\/www.inchiestaonline.it\/arte-poesia\/roberto-dallolio-il-seme-del-fuoco-roberto-roversi-poesia-come-resistenza\/#respond\" rel=\"bookmark\">Comments (0)<\/a><\/div>\n<div id=\"shr_canvas1\" class=\"shareaholic-canvas shareaholic-resolved-canvas shareaholic-ui\"><\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<\/div>\n<div id=\"shr_canvas1\" class=\"shareaholic-canvas shareaholic-resolved-canvas shareaholic-ui\"><\/div>\n<p><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-medium wp-image-64323\" src=\"https:\/\/www.inchiestaonline.it\/wp-content\/uploads\/2024\/04\/angiolo-foto-x-dallolio-4.24-229x300.jpg\" alt=\"\" width=\"229\" height=\"300\" \/><\/p>\n<p>*<\/p>\n<p><strong>Roberto Dall\u2019Olio<\/strong><\/p>\n<p><strong>IL \u201cSEME DEL FUOCO\u201d: ROBERTO ROVERSI, POESIA COME RESISTENZA<\/strong><\/p>\n<p>\u201cDOPO CAMPOFORMIO\u201d<\/p>\n<p>&lt;&lt;Scomparvero nelle piramidi di fuoco.<\/p>\n<p>Quel tempo sporc\u00f2 di melma le mani<\/p>\n<p>dei sopravvissuti, dai gelidi cancelli<\/p>\n<p>precipitarono ancora ancora<\/p>\n<p>le mandrie nei macelli \u2013<\/p>\n<p>belare straziava la lama dei coltelli<\/p>\n<p>in mano ai giovani carnefici.<\/p>\n<p>Non \u00e8 questo che voglio: ricordare.<\/p>\n<p>No ritornare a quei lontani<\/p>\n<p>anni, a quei tempi lontani.<\/p>\n<p>I cani erano pi\u00f9 felici degli uomini.<\/p>\n<p>I miei versi sono fogli gettati<\/p>\n<p>sopra la terra dei morti.<\/p>\n<p>E\u2019 oggi che dobbiamo contrastare&gt;&gt;.<a href=\"https:\/\/www.inchiestaonline.it\/arte-poesia\/roberto-dallolio-il-seme-del-fuoco-roberto-roversi-poesia-come-resistenza\/#_ftn1\" name=\"_ftnref1\">[1]<\/a><\/p>\n<p>Questo passo celebre \u00e8 tratto dall\u2019opera di Roberto Roversi <em>DOPO<\/em> <em>CAMPOFORMIO.<\/em> Si possono cogliere i momenti centrali della poetica dell\u2019intellettuale bolognese. La poesia come mezzo di contrasto nei confronti della realt\u00e0 alienata, ma anche di lettura della realt\u00e0 stratificata di quegli anni, dei tempi cui risalgono le poesie di Dopo Campoformio. La necessit\u00e0, ma al tempo stesso la libert\u00e0 di ricordare. Il contrasto tra memoria e azione, tra ricordare e contrastare, tra ieri e oggi. Il dolore che non passa n\u00e9 pu\u00f2 passare della memoria dei lager :<\/p>\n<p>&lt;&lt;mai fu cos\u00ec prossima la fine.<\/p>\n<p>Non ha pi\u00f9 senso toccare le pietre,<\/p>\n<p>l\u2019attesa, il turbine, la tempesta<\/p>\n<p>spezzano non foglie morte ma le cime<\/p>\n<p>degli alberi, la terra;<\/p>\n<p>\u00e8 troppo tardi.&gt;&gt;.<a href=\"https:\/\/www.inchiestaonline.it\/arte-poesia\/roberto-dallolio-il-seme-del-fuoco-roberto-roversi-poesia-come-resistenza\/#_ftn2\" name=\"_ftnref2\">[2]<\/a><\/p>\n<p>La poesia come resistenza, come dovere inappuntabile di resistere ad una realt\u00e0 che , ancora una volta, delude ed \u00e8 pronta a deludere qualora si abbassi la guardia. Ma la poesia sta vivendo per Roversi una nuova ed estrema situazione di difficolt\u00e0, silenziata o resa inoffensiva dall\u2019industria culturale di massa, in tempi veramente cupi, duri, schematici che non ci hanno emancipato da quegli altri tempi in cui \u201ci cani erano pi\u00f9 felici degli uomini\u201d. E ancora la volont\u00e0 di non gettare la memoria dei morti, le risonanze della guerra terribile che si era combattuta sul suolo d\u2019Italia, nel Vecchio continente. Nel mondo. Furono quelli dei Cinquanta gli anni in cui il poeta raggiunse la sua piena maturit\u00e0 un suo stile inconfondibile e personale dentro ad una concezione alta, in senso etico, e precisa della poesia elaborata a partire, come si diceva dianzi, dalla met\u00e0 degli anni Cinquanta nell\u2019ambito di un discorso \u201cstrutturale\u201d e strategico emerso anche all\u2019interno della rivista \u201cOfficina\u201d. Essa condusse: &lt;&lt; una battaglia su due fronti: da un lato sottopone a revisione la tradizione ermetico \u2013 novecentesca e la connessa concezione dell\u2019uomo e dell\u2019artista, dall\u2019altro sottoline\u00f2 i limiti di \u201cun facile impegno, incanalato in rigidi schematismi e incapace di costituire un\u2019alternativa accettabile\u201d(M. Marchi). Da qui il rifiuto del neorealismo e delle posizioni ideologiche che lo avevano sostenuto&gt;&gt;.<a href=\"https:\/\/www.inchiestaonline.it\/arte-poesia\/roberto-dallolio-il-seme-del-fuoco-roberto-roversi-poesia-come-resistenza\/#_ftn3\" name=\"_ftnref3\">[3]<\/a><\/p>\n<p>Officina godeva di una convergenza, tra gli altri, di tre poeti di antica e liceale frequentazione: Leonetti, Pasolini e Roversi, i quali furono anche compagni di classe, appunto, al Liceo Classico Galvani di Bologna. Certamente poi la vita e le sorti personali dei tre autori li portarono in luoghi diversi, ma tra loro vi fu sempre una certa vicinanza e una sostanziale affinit\u00e0 elettiva. Si pu\u00f2 sicuramente sostenere che \u201cDopo Campoformio\u201d fu la risposta di Roversi, quasi il completamento, a \u201cLe Ceneri di Gramsci\u201d di Pasolini. Entrambe le opere venivano a confrontarsi con il clima piuttosto chiuso e conformista degli anni Cinquanta sia in Italia sia nel mondo dominati dalle rigide contrapposizioni imposte dalla Guerra Fredda, dalla tragedia di Ungheria,\u00a0 le violenze neofasciste in Italia, il Maccartismo negli Usa, la sporca guerra di Algeria, e, a Bologna, portando il discorso sul locale, il confronto tra Dozza e Dossetti per il ruolo di sindaco, per citare alcuni eventi centrali di quegli anni dei quali Roversi ebbe a scrivere :<\/p>\n<p>&lt;&lt;Mai anni peggiori<\/p>\n<p>di questi che noi viviamo,<\/p>\n<p>n\u00e9 stagione pi\u00f9 vile<\/p>\n<p>copr\u00ec di rossore la fronte asciutta italiana;<\/p>\n<p>cadavere fulminato<\/p>\n<p>giace essa riversa sull\u2019erba di una trazzera.<\/p>\n<p>Cos\u00ec la sera del nostro vivere umano<\/p>\n<p>quando la morte sprofonda nel fuoco della gola<\/p>\n<p>e resta poca gente sola,<\/p>\n<p>a vegliare con gli occhi asciutti e a ricordare\u2026<a href=\"https:\/\/www.inchiestaonline.it\/arte-poesia\/roberto-dallolio-il-seme-del-fuoco-roberto-roversi-poesia-come-resistenza\/#_ftn4\" name=\"_ftnref4\">[4]<\/a>&gt;&gt;<\/p>\n<p>Trovano qui spazio l\u2019indignazione, la rabbia, la tenerezza virile del grande poeta emiliano che non esita a paragonare il Paese ad un cadavere fulminato mentre la morte sprofonda nel fuoco della gola. La metafora eraclitea del fuoco ritorna in pi\u00f9 sensi ed \u00e8 convulsamente, quanto lucidamente, dentro l\u2019opera del grande maestro bolognese. Il fuoco che invera e distrugge, alcuni libera altri domina, il fuoco di una crisi culturale che non si vuole dire. Il fuoco che produce un seme, la poesia che arde sulla pagina del poeta, nella vita del poeta, un fuoco che non consuma, o meglio, consuma producendo. Il fuoco che urla dentro il vetro antiproiettile di una crisi storica, morale e civile che attanaglia il Paese nostro negli anni Cinquanta e inizio dei Sessanta.<\/p>\n<p>&lt;&lt;Non si tratta di una crisi circoscritta al piano della prassi politica o della ideologia\u2026ma di una crisi di pi\u00f9 vasta proporzione culturale (\u00e8 il cosiddetto \u201cmarxismo critico\u201d) che investe anche la critica letteraria e la concezione dell\u2019arte. Ossia: attraverso un intenso dibattito\u00a0 \u2013 pur se limitato agli addetti ai lavori \u2013 condotto soprattutto su riviste \u2026si coglie\u2026la volont\u00e0 di tentare metodologie nuove&gt;&gt;<a href=\"https:\/\/www.inchiestaonline.it\/arte-poesia\/roberto-dallolio-il-seme-del-fuoco-roberto-roversi-poesia-come-resistenza\/#_ftn5\" name=\"_ftnref5\">[5]<\/a>.<\/p>\n<p>Erano questi gli anni in cui si frantum\u00f2 il sodalizio tra Sartre a Camus. Il primo filosovietico per scelta, il secondo fautore di un pensiero meridiano per vocazione. Un periodo contrassegnato dalla difficile ricostruzione, certamente caldeggiata a tutti i livelli, ma difficile; un periodo indurito da una globale resa dei conti tra le due grandi potenze e le loro antitesi potentemente dispiegate sul globo. USA e URSS e il mondo diviso. Furono gli anni in cui si spense la grande voce di Brecht, essenziale e imprescindibile riferimento per il gruppo di Officina. Come non risentire nei versi sopra riportati l\u2019eco del passo di Brecht:<\/p>\n<p>\u201cDavvero, vivo in tempi bui!<br \/>\nLa parola innocente \u00e8 stolta. Una fronte distesa<br \/>\nvuol dire insensibilit\u00e0. Chi ride,<br \/>\nla notizia atroce<br \/>\nnon l\u2019ha saputa ancora.<br \/>\nVoi che sarete emersi dai gorghi<br \/>\ndove fummo travolti<br \/>\npensate<br \/>\nquando parlate delle nostre debolezze<br \/>\nanche ai tempi bui<br \/>\ncui voi siete scampati.<br \/>\nMa voi, quando sar\u00e0 venuta l\u2019ora<br \/>\nche all\u2019uomo un aiuto sia l\u2019uomo,<br \/>\npensate a noi<br \/>\ncon indulgenza.\u201d<a href=\"https:\/\/www.inchiestaonline.it\/arte-poesia\/roberto-dallolio-il-seme-del-fuoco-roberto-roversi-poesia-come-resistenza\/#_ftn6\" name=\"_ftnref6\">[6]<\/a><\/p>\n<p>La lunga citazione dal drammaturgo di Augsburg mette in risalto l\u2019affinit\u00e0 con i temi roversiani e pasoliniani. In particolare l\u2019ossessione per il buio del presente e la luce, forse, del futuro. Appunto \u201ccoloro che verranno\u201d. Il bisogno di ricordare. Ma ricordare chi o cosa e come? Ricordare i morti, fare s\u00ec che la luce dell\u2019esperienza maturata e sofferta li illumini. Non che la loro storia illumini noi, ma che la nostra esperienza, la nostra elaborazione del vivere illumini loro e tutto ci\u00f2 che con essi rivive in noi. Si tratta di un passaggio decisivo e fondamentale per ogni civilt\u00e0. E\u2019 il delicatissimo momento della trasmissione culturale che ai nostri autori appare a un bivio, minacciata dai tetri quanto accecanti meccanismi dell\u2019industria culturale di massa. Minacciata dall\u2019oblio che, per Pasolini soprattutto, noi sentiamo nel profondo delle viscere, un buio caldeggiato e profuso dal \u201cpaterno stato traditore\u201d, un buio che dal fascismo getta le sue ombre sinistre sulla fragile democrazia del Dopoguerra, o, per Roversi, del Dopo Campoformio, il buio di anni roventi buttati nel fuoco della gola, un fuoco senza frutto parafrasando ancora una volta Canetti. E\u2019 quel buio accecante delle ruspe che costruiscono la Roma Nuova delle borgate pasoliniane, della meglio giovent\u00f9, quella steppa dell\u2019essere dove il lupo si mostra come l\u2019agnello sacrificale del progresso, dove la questione ecologica gi\u00e0 bussa alle orecchie dei pi\u00f9 attenti. Quella dimensione del sottoproletariato dei \u201cragazzi di vita\u201d per i quali non c\u2019\u00e8 spazio nella Storia, nemmeno in un ordine nuovo come quello gramsciano. La figura di Gramsci \u00e8 centrale sia per Roversi che , lapalissianamente, per Pasolini.<\/p>\n<p>L\u2019importanza del pensatore sardo \u00e8 naturalmente immensa, come venne definito:\u00a0 \u201cun monumento umano e letterario\u201d. Anche fondamentale all\u2019interno del mondo marxiano per la sua capacit\u00e0, derivante dal suo genio e dalla intuizione di voler tracciare una via umanistica della prassi, di alleggerire ed elasticizzare il rapporto tra struttura e sovrastruttura, tra ordine economico e dimensione culturale, comprendendo come vi sia una sofferta osmosi tra le due dimensioni, non certo una riproposizione mascherata del classico dualismo cartesiano a rovescio. Gramsci cerc\u00f2 con lucido furore e limpida partigianeria di ripulire l\u2019ontologia marxiana da ogni automatismo meccanicistico derivante soprattutto dalla tradizione positivista che\u00a0 si era mescolata al socialismo degli anni epici tra Otto e Novecento. &lt;&lt;\u2026la struttura e le superstrutture formano un \u201cblocco storico\u201d&gt;&gt;<a href=\"https:\/\/www.inchiestaonline.it\/arte-poesia\/roberto-dallolio-il-seme-del-fuoco-roberto-roversi-poesia-come-resistenza\/#_ftn7\" name=\"_ftnref7\">[7]<\/a>. Scriveva Gramsci nei Quaderni. Renato Zangheri ricordo faceva notare che Gramsci respingeva ogni rapporto deterministico tra struttura e soprastruttura, tra di esse non vi \u00e8 un nesso semplice di causa ed effetto. C\u2019\u00e8 al contrario, una reciprocit\u00e0 necessaria, \u201creciprocit\u00e0 che \u00e8 appunto il processo dialettico reale\u201d.<a href=\"https:\/\/www.inchiestaonline.it\/arte-poesia\/roberto-dallolio-il-seme-del-fuoco-roberto-roversi-poesia-come-resistenza\/#_ftn8\" name=\"_ftnref8\">[8]<\/a> In una simile impostazione quale ruolo assume l\u2019arte? Quale il ruolo dell\u2019artista, dell\u2019intellettuale? Gramsci non intende l\u2019arte, la poesia, quale pura arte di rispecchiamento, cosa che invece far\u00e0 Lukacs nella sua Estetica concependo l\u2019arte in senso ortodosso in chiave marxista come fotografia del mondo vero, non di quello apparente e illusorio dei romanzi borghesi. Gramsci vuole andare oltre. Negli anni durissimi del carcere matura l\u2019idea, centrale nel suo pensiero, che l\u2019arte porti con s\u00ec una matrice liberatoria e rivoluzionaria, che possa trascinare con s\u00e9 popoli e genti, che possa cambiare un\u2019anima se e quando non sia espressione di un\u2019anima sola, di quella classica dell\u2019intellettuale italiano, quanto orientata verso le masse. Occorre per Gramsci registrare che il mondo moderno \u00e8 una noce spaccata dalla crisi che \u00e8 nella sua stessa matrice. Ecco come Gramsci la legge:<\/p>\n<p>&lt;&lt;L\u2019aspetto della crisi moderna che viene lamentato come \u201condata di materialismo\u201d \u00e8 collegato con ci\u00f2 che si chiama \u201ccrisi d\u2019autorit\u00e0\u201d. Se la classe dominante ha perduto il consenso, cio\u00e8 non \u00e8 pi\u00f9 \u201cdirigente\u201d, ma unicamente \u201cdominante\u201d \u2026ci\u00f2 appunto significa che le grandi masse si sono staccate dalle ideologie tradizionali, non credono pi\u00f9 a ci\u00f2 in cui prima credevano, etc\u2026&gt;&gt;.<a href=\"https:\/\/www.inchiestaonline.it\/arte-poesia\/roberto-dallolio-il-seme-del-fuoco-roberto-roversi-poesia-come-resistenza\/#_ftn9\" name=\"_ftnref9\">[9]<\/a><\/p>\n<p>In questo disincanto delle masse l\u2019arte, l\u2019artista, l\u2019intellettuale hanno avuto un ruolo funzionale. Ovvero? Quella di contribuire alla formazione di una coscienza sociale delle masse. La coscienza si forma dalla memoria di ci\u00f2 che \u00e8 stato per arrivare alla coscienza appunto di ci\u00f2 che \u00e8 e potrebbe in futuro diventare. Questa \u00e8 la luce volta vero il passato, ma per un altro presente, E per farlo occorre nell\u2019era contemporanea essere, l\u2019intellettuale, costruttore di una via \u201cnazionale\u201d della Letteratura, non una funzione del potere universale \u2013 cattolico, ma di quello particolare e protestante, di formare o contribuire a farlo una coscienza nazionale. In questo l\u2019Italia ha mancato. Il ruolo dei suoi intellettuali, seppure in alcuni non rari casi, giganti dello spirito umano, \u00e8 stato quello di rafforzare con le loro opere encomiastiche, i poteri locali e frammentati, \u00e8 stato quello di avere una funzione universale e non nazionale, cattolica e non protestante, trascurando il loro tempo. Essi hanno preferito dipingere la Donna piuttosto che le donne, l\u2019Uomo piuttosto che gli uomini, la Vita piuttosto che le vite, la Morte piuttosto che le morti e cos\u00ec via. L\u2019intellettuale per Gramsci, o meglio l\u2019intellettuale nuovo, \u201corganico\u201d, non pu\u00f2 essere ci\u00f2. Anzi ha il preciso compito di essere il contrario. Non \u00e8 un oltreuomo o un superuomo ennesima versione dell\u2019individuo eccezionale che da Platone in poi ha ossessionato la cultura dell\u2019occidente. E\u2019 forse, alla Lenin, l\u2019avanguardia della rivoluzione culturale, colui o colei o coloro che sapranno mettere in risalto le contraddizioni dell\u2019esistere e della prassi in costante divenire, movimento e trasformazione, sapendo che tra cultura alta e cultura popolare esiste ancora un solco e un muro. Guai ai muri guai ai solchi. Sapendo che il proletariato e le masse sono impedite o quasi all\u2019accesso al mondo culturale \u201calto\u201d e lo subiscono. Ne devono diventare protagonisti\/e per una vera concezione umanistica della prassi.<\/p>\n<p>&lt;&lt;Mi pare che il Rinascimento sia la fase culminate moderna della \u201cfunzione internazionale degli intellettuali italiani\u201d, e che perci\u00f2 esso non abbia avuto rispondenza nella coscienza nazionale che \u00e8 stata dominata e continua ad essere dominata dalla Controriforma\u2026E\u2019 in fondo lo stesso fenomeno generale del trasformismo\u2026scarsa aderenza delle classi al popolo\u2026i giovani si avvicinano al popolo ; nelle crisi di svolta questi giovani ritornano alla loro classe ( cos\u00ec \u00e8 avvenuto per i sindacalisti \u2013 nazionalisti e per i fascisti)&gt;&gt;.<a href=\"https:\/\/www.inchiestaonline.it\/arte-poesia\/roberto-dallolio-il-seme-del-fuoco-roberto-roversi-poesia-come-resistenza\/#_ftn10\" name=\"_ftnref10\">[10]<\/a><\/p>\n<p>Cos\u00ec Pasolini:<\/p>\n<p>\u201cL\u2019intelligenza non avr\u00e0 mai peso, mai<br \/>\nnel giudizio di questa pubblica opinione.<br \/>\nNeppure sul sangue dei lager, tu otterrai<\/p>\n<p>da uno dei milioni d\u2019anime della nostra nazione,<br \/>\nun giudizio netto, interamente indignato:<br \/>\nirreale \u00e8 ogni idea, irreale ogni passione, (\u2026)<\/p>\n<p>Io muoio, ed anche questo mi nuoce.\u201d <a href=\"https:\/\/www.inchiestaonline.it\/arte-poesia\/roberto-dallolio-il-seme-del-fuoco-roberto-roversi-poesia-come-resistenza\/#_ftn11\" name=\"_ftnref11\">[11]<\/a><br \/>\n[\u2026]<br \/>\nStraordinaria quanto attivante e ruggente, fragile e feconda debolezza, nudit\u00e0 cristica di Pasolini nel delineare un \u201ccarattere\u201d degli Italiani, nello spreco, cos\u00ec profetico, della loro intelligenza. Nell\u2019incapacit\u00e0 puerile e strutturale insieme di non addivenire mai ad un giudizio netto, nemmeno scrive il poeta, \u201csul sangue dei lager\u201d. Nemmeno l\u00ec. Mai. Sempre e solo l\u2019individuale saggezza che a nulla porta se non alla furbizia del qui ed ora, all\u2019individualismo pi\u00f9 sciocco e banale, all\u2019indifferenza che ferisce tacendo.<\/p>\n<p>Pasolini e Roversi si trovano dunque a misurarsi con la lezione di Gramsci in una situazione internazionale, come si diceva, segnata dai tristi fatti di Ungheria, dalla denuncia dei crimini di Stalin, dal maccartismo e dalla situazione del ritorno in auge del fascismo in Italia come denuncer\u00e0 lo stesso Pasolini ne le ceneri di Gramsci. . Ma si devono misurare anche con le reticenze del PCI, le posizioni togliattiane e del partito comunista italiano. Con il superamento, soprattutto in Pasolini, del bipolarimo Est- Ovest, con la sua apertura verso il mondo altro, l\u2019Africa in primis; e in Roversi con il suo interesse per la filosofia analitica, la dimensione del superamento dell\u2019informale. In ogni caso resta centrale la questione del passato. Di coloro che diedero la vita per un altro mondo possibile. Dei morti, appunto. Per salvare la memoria e il suo grande dolore occorre una luce particolare. Solo cos\u00ec si potranno salvare i morti e non morire due volte. La luce risponde alla domanda del come ricordare e risponde alla feroce quanto inerme domanda di Pasolini ne \u201cLe Ceneri di Gramsci\u201d:<\/p>\n<p>\u201clo scandalo del contraddirmi, dell\u2019essere<\/p>\n<p>con te e contro di te, con te nel cuore,<\/p>\n<p>in luce, contro te nelle buie viscere;<\/p>\n<p>\u2026Ma io, con il cuore cosciente<\/p>\n<p>di chi soltanto nella storia ha vita,<\/p>\n<p>potr\u00f2 mai pi\u00f9 con pura passione operare<\/p>\n<p>se so che la nostra storia \u00e8 finita?<a href=\"https:\/\/www.inchiestaonline.it\/arte-poesia\/roberto-dallolio-il-seme-del-fuoco-roberto-roversi-poesia-come-resistenza\/#_ftn12\" name=\"_ftnref12\">\u201c[12]<\/a><\/p>\n<p>Centrale \u00e8 qui, manco a dirlo, il rapporto con il pensiero e la figura di Gramsci. Pasolini si sente attraversato dallo scandalo della contraddizione. Afferma di essere con Gramsci nel cuore, ovvero dal punto di vista del sentimento, ma anche dell\u2019esprit pascaliano de finesse. Cuore come pensiero, come affetto e legame, anche come ideologia nel senso pieno e vero del termine. Ma al tempo stesso nelle viscere, dentro la passione, Pasolini si scopre contro di lui. Poich\u00e9 nel pensiero politico del grande rivoluzionario sardo non c\u2019\u00e8 posto per il sottoproletariato urbano italico o di qualsiasi altra citt\u00e0 d\u2019Europa, ma nemmeno per quel mondo extraeuropeo che la sporca guerra di Algeria stava mostrando con estrema spietatezza e verit\u00e0. Per i \u201cdannati della terra\u201d citando Fanon non c\u2019\u00e8 posto nell\u2019ideologia anche di Gramsci. Pasolini si sente vicino a loro, ha anticipato il grande tema, il grande problema della globalizzazione. Il problema della globalizzazione e della televisione, dei meccanismi della comunicazione di massa. I problemi connessi con la democrazia e tali ambiti. Tutto appare a Pasolini superato eppure resta quell\u2019eterna vita che scopre nel finire dei giorni in quella Roma magistralmente descritta nei versi de Le ceneri di Gramsci. Pasolini sente di essere attraversato da un\u2019altra contraddizione, quella tra storia e vita. Una contraddizione quasi dal sapore nietzscheano, tra vitalismo disperato e senso della tradizione, valore e valori estremi del passato. Pasolini stesso si dichiara figlio inchiodato alla tradizione. Solo in essa riposa e risiede il suo amore. Da questo punto di vista il laico Roversi \u00e8 meno disperato, meno straziato del cattolico Pasolini. Roversi ha fatto la Resistenza, Pasolini ha subito la Resistenza. Mor\u00ec infatti in un agguato fratricida durante la guerra di Liberazione Guido Pasolini il fratello maggiore di Pier Paolo. Roversi \u00e8 ferocemente indignato, usa l\u2019indignazione come chiave interpretativa di tutto l\u2019essere andando oltre al chiaro disamore pavesiano. Anche Roversi \u00e8 impegnato a modificare il ruolo dell\u2019intellettuale, dell\u2019artista, del poeta. E\u2019 impegnato a pensare tale attivit\u00e0 in una dimensione nuova, pi\u00f9 intrecciata e \u201ccompromessa\u201d alla e con la prassi. Ritengo che vi siano certe connessioni tra l\u2019opera di Roversi in questi anni e quella della generazione degli arrabbiati in Gran Bretagna sempre negli anni Cinquanta. In particolare con \u201cRicorda con rabbia\u201d, l\u2019opera simbolo della generazione degli arrabbiati, di Osborne. Ma anche relazioni con Harold Pinter e il suo pacifismo attivo e arrabbiato.<\/p>\n<p><strong>&lt;&lt;<\/strong><strong>GUERRA<\/strong><\/p>\n<p>guerra, guerra, guerra<\/p>\n<p>il mostro giallo<\/p>\n<p>la divoratrice di anime<\/p>\n<p>e corpi.\u201d<\/p>\n<p><em>(Traduzione di Christian Raimo).<a href=\"https:\/\/www.inchiestaonline.it\/arte-poesia\/roberto-dallolio-il-seme-del-fuoco-roberto-roversi-poesia-come-resistenza\/#_ftn13\" name=\"_ftnref13\"><strong>[13]<\/strong><\/a><\/em><\/p>\n<p>La rabbia \u00e8 una condizione fondamentale della poesia di Roversi. Lo \u00e8 anche per un altro cofondatore di Officina e in quegli anni compagno di strada di Roversi, Francesco Leonetti, il quale poi sceglier\u00e0 l\u2019incrocio con la neoavanguardia del Gruppo \u201963. Segue qui un passo da una lirica (1959) del poeta cosentino.<\/p>\n<p>&lt;&lt;e si geme, si tace\u2026<\/p>\n<p>Immerso lasciami<\/p>\n<p>in questo nulla,<\/p>\n<p>tu non chiamarmi, non strapparmi il sonno;<\/p>\n<p>il sonno che completa il giorno, offrendo<\/p>\n<p>alla sconfitta<\/p>\n<p>che soffriamo, silenzio.&gt;&gt;<a href=\"https:\/\/www.inchiestaonline.it\/arte-poesia\/roberto-dallolio-il-seme-del-fuoco-roberto-roversi-poesia-come-resistenza\/#_ftn14\" name=\"_ftnref14\">[14]<\/a><\/p>\n<p>Qui la rabbia \u00e8 dentro una dialettica positiva tra l\u2019io e il pianeta, simile a quella di Roversi e della generazione degli arrabbiati inglesi. Ma quella rabbia roversiana ha un suo specifico timbro. Essa \u00e8, anche, dovuta a un tradimento. Per l\u2019ex giacobino protagonista de Dopo Campoformio, \u00e8 la rabbia dell\u2019Italia svenduta, della rivoluzione tradita, del Risorgimento incompiuto, della Resistenza annacquata sporcata con la continuit\u00e0 palese tra repubblica e regime fascista almeno nelle persone con un ruolo importante nello stato e nella funzione pubblica appunto. La mancanza di una resa dei conti con il passato tormenta l\u2019uomo e il poeta Roversi. Si pensi alla tragedia del Vajont, simbolo dell\u2019incuria e della cieca dedizione al progresso.<\/p>\n<p>E\u2019 l\u2019Italia delle cose eterne come diceva il grande Schifano, l\u2019Italia che non riesce a congedarsi dal suo congedo parafrasando Adorno, non fa passare il suo passato. Che, freudianamente, ritorna e rituona. Fa male. Le scoperte contraddizioni del rapporto di sfruttamento tra il Nord e il Sud del paese, i disastri ambientali gi\u00e0 in atto, la disattenzione criminale per l\u2019ambiente e verso l\u2019ambiente, le grandi opere \u201csviluppiste\u201d, il silenzio dell\u2019arte e della letteratura, il basso volo della politica. Sono alcuni dei grandi temi gramsciani.<\/p>\n<p>Da questo punto di vista il rapporto con il pensiero gramsciano \u00e8 da parte del poeta bolognese pi\u00f9 lineare rispetto a quello del suo amico Pier Paolo Pasolini. Gramsci ha capito, secondo Roversi, alla perfezione quali sono le malattie dell\u2019 Italia: il ruolo deleterio degli intellettuali, il trasformismo, \u201cl\u2019eternit\u00e0\u201d del problema Nord\/Sud che sar\u00e0 anche un problema mondiale e in questo Roversi e Pasolini convergono, oltre alla mancanza di una resa dei conti con il passato nero del fascismo , della dittatura nazifascista. Ma \u00e8 anche una rabbia per la perdita di senso dell\u2019identit\u00e0 e dei valori della civilt\u00e0 contadina senza che la citt\u00e0 degli anni Sessanta possa offrire un\u2019alternativa seria e \u201cprogressiva\u201d, anzi Roversi rivede riaffiorare potentemente la perdurante antitesi citt\u00e0 \/ campagna basso continuo della storia d\u2019Italia e d\u2019Europa. Inoltre rabbia per lo sfruttamento deliberato e sconsiderato della natura, il prefigurarsi della questione ecologica cos\u00ec potente nei versi di pianura padana che qui si propongono:<\/p>\n<p>&lt;&lt;il Po nasce da una costola<\/p>\n<p>del Monviso incoronato dai venti.<\/p>\n<p>II bigio monte sassoso<\/p>\n<p>scarse vene possiede, ha un arido cuore,<\/p>\n<p>ma sotto un\u2019ombra sperduta<\/p>\n<p>da meandri oscuri a canali<\/p>\n<p>di misero contrabbando.<\/p>\n<p>Dal silenzio e nell\u2019oro<\/p>\n<p>con un gemito a tutti sconosciuto<\/p>\n<p>balza ogni giorno con testa di toro<\/p>\n<p>e tocca le gazzelle ciminiere,<\/p>\n<p>le baracche, le grotte,<\/p>\n<p>i valloni delle tristi periferie<\/p>\n<p>impalliditi all\u2019ombra di alte<\/p>\n<p>eriche quiete.<\/p>\n<p>salutano il gelo delle fonti,<\/p>\n<p>le nebbie, gli schianti<\/p>\n<p>dei rami calpestati, lo sgomento<\/p>\n<p>della brughiera nella galaverna.<\/p>\n<p>Fra queste schiere, opposte<\/p>\n<p>acque furenti, il grande fiume va:<\/p>\n<p>nate dai laghi, sciabordanti tese<\/p>\n<p>o sporche di melma, coi relitti<\/p>\n<p>precipiti dai colli d\u2019appennino,<\/p>\n<p>nel silenzio di terre desolate<\/p>\n<p>dove la gente italiana stenta.<\/p>\n<p>Mela spaccata, la pianura<\/p>\n<p>da monte a mare e preda del fiume<\/p>\n<p>che ronfa nella spenta<\/p>\n<p>bellezza della notte,<\/p>\n<p>\u2026le donne cariche di estati<\/p>\n<p>imprecano ai vecchi tremolanti<\/p>\n<p>nel sole, a vivere ostinati.<\/p>\n<p>Scema la terra, l\u2019acqua arriccia il pelo<\/p>\n<p>in un brivido pieno di sterpaglia<\/p>\n<p>mentre nubi s\u2019ammassano al riparo<\/p>\n<p>di cancellate e di torri;<\/p>\n<p>1 carrelli sospesi ai fili lucidi<\/p>\n<p>gocciano miele.&gt;&gt;<a href=\"https:\/\/www.inchiestaonline.it\/arte-poesia\/roberto-dallolio-il-seme-del-fuoco-roberto-roversi-poesia-come-resistenza\/#_ftn15\" name=\"_ftnref15\">[15]<\/a>.<\/p>\n<p>La rabbia si diceva per la Resistenza tradita, ma anche l\u2019amore per quella vicenda di grande riscatto etico dell\u2019Italia:<\/p>\n<p>&lt;&lt;Ricordate<\/p>\n<p>ricordateci<\/p>\n<p>noi che la libert\u00e0<\/p>\n<p>l\u2019abbiamo inseguita<\/p>\n<p>camminando sul fuoco<\/p>\n<p>noi falciati<\/p>\n<p>sotto cieli violenti di guerra<\/p>\n<p>Ricordateci<\/p>\n<p>ricordate<\/p>\n<p>braci accese sono le vostre vite<\/p>\n<p>per la luce dei vostri pensieri<\/p>\n<p>e per nuove speranze&gt;&gt;<\/p>\n<p>Ecco la luce! A cosa serve la luce. Ricordare, ovvero la luce dei pensieri, per nuove speranze. Dentro una visione aperta e libera della vita per la quale uomini e donne come Roversi hanno combattuto, ma anche il richiamo a noi posteri, a coloro che sono venuti <em>dopo<\/em> di non dimenticare perch\u00e9 come scrisse Benjamin: &lt;&lt;Il dono di riattizzare nel passato la scintilla della speranza \u00e8 presente solo in <em>quello<\/em> storico che \u00e8 compenetrato dall\u2019idea che <em>neppure<\/em> <em>i<\/em> <em>morti<\/em> saranno al sicuro da nemico, se vince. E questo nemico non ha smesso di vincere&gt;&gt;.<a href=\"https:\/\/www.inchiestaonline.it\/arte-poesia\/roberto-dallolio-il-seme-del-fuoco-roberto-roversi-poesia-come-resistenza\/#_ftn16\" name=\"_ftnref16\">[16]<\/a><\/p>\n<p>E\u2019 quel nemico che brechtianamente si trova ancora alla nostra testa. E\u2019 il nemico che inquina la speranza, che le toglie il vento sotto le suole parafrasando Hoelderlin. Quel principio speranza cos\u00ec profondamente blochiano e benjaminiano. Messianico ma senza certezza di una meta. Roversi \u00e8 con loro, si potrebbe definire, come lo stesso Piero Sraffa si autodefin\u00ec, \u201cun comunista senza partito\u201d. Consapevole che non esiste pi\u00f9 un soggetto politico che possa incarnare la speranza e il suo inverarsi, ma che tale soggetto o meglio, tale pluralit\u00e0 di soggetti, vada continuamente cercata. Immer wieder di husserliana memoria. Il nemico \u00e8 l\u2019indifferenza e il sistema degli indifferenti, la logica dell\u2019indifferenza e la pax commerciale che Roversi denuncer\u00e0 pi\u00f9 volte e magistralmente ne \u201cLa bomba di Hiroshima\u201d. La falsa pace della guerra fredda, il nucleare che paventa l\u2019autodistruttivit\u00e0 umana, la distruzione dell\u2019umanesimo pi\u00f9 avanzato, la distruzione della natura, la mercificazione della vita sotto l\u2019egida del capitalismo. Ed ecco ancora la limpida, accentuata, virile, sofferta voce di Roberto Roversi:<\/p>\n<p><strong>\u2026 <\/strong><strong>poi<\/strong> <strong>\u00e8<\/strong> <strong>arrivato<\/strong> <strong>aprile<\/strong><\/p>\n<p>&lt;&lt;uno prendeva il fucile<\/p>\n<p>saliva sulla montagna<\/p>\n<p>e la montagna era l\u00ec che aspettava<\/p>\n<p>un altro prendeva il fucile<\/p>\n<p>andava per la pianura<\/p>\n<p>anche la pianura aspettava<\/p>\n<p>e non aveva piet\u00e0<\/p>\n<p>nella citt\u00e0 era fuoco<\/p>\n<p>terribile rosso il tramonto<\/p>\n<p>il fuoco bruciava le case<\/p>\n<p>e non aveva piet\u00e0<\/p>\n<p>giovani cadevano morti<\/p>\n<p>fra l\u2019erba senza colore<\/p>\n<p>pendevano morti dai rami<\/p>\n<p>spezzati come poveri cani<\/p>\n<p>i mesi gli anni passavano<\/p>\n<p>i giorni non davano tregua<\/p>\n<p>un mitra stretto nel pugno<\/p>\n<p>pianura montagna citt\u00e0<\/p>\n<p>poi \u00e8 arrivato un aprile<\/p>\n<p>sangue di sole e di rose<\/p>\n<p>come un vulcano che esplode<\/p>\n<p>ha gridato libert\u00e0.&gt;&gt;<a href=\"https:\/\/www.inchiestaonline.it\/arte-poesia\/roberto-dallolio-il-seme-del-fuoco-roberto-roversi-poesia-come-resistenza\/#_ftn17\" name=\"_ftnref17\">[17]<\/a><\/p>\n<p>Quello che importa, soprattutto per Roversi, credo, debba essere il fatto che la Resistenza non sia da individuare solo in quel frangente storico ben delimitato del Novecento italiano, ma sia una sorta di categoria dello spirito, che abbia la Resistenza una dimensione etica, una stoffa etica da indossare sempre nei momenti in cui si \u00e8 chiamati alla responsabilit\u00e0. In questo si riscontrano affinit\u00e0 con la grande opera di Alfonso Gatto dedicata alla Resistenza, La storia delle vittime, del 1966, con commossa dedica a Vittorini e con sottotitolo \u201cPoesie della Resistenza\u201d:<\/p>\n<p>&lt;&lt;L\u2019alba \u00e8 gi\u00e0 scesa sui capelli biondi<\/p>\n<p>dei ragazzi che avanzano in cielo&gt;&gt;<\/p>\n<p>e commemorando Eugenio Curiel:<\/p>\n<p>&lt;&lt;da morto ci indicava<\/p>\n<p>la grande strada della primavera&gt;&gt;.<\/p>\n<p>&lt;&lt;\u2026ne La storia delle vittime il principio \u201cresistenziale\u201d, si dilater\u00e0 pi\u00f9 che mai, in un comporsi degli episodi vissuti dal poeta in prima persona con altri eventi. Qualcuno enorme, come l\u2019esplosione atomica su Hiroshima, che moltiplic\u00f2 a dismisura il numero delle \u201cvittime\u201d.<a href=\"https:\/\/www.inchiestaonline.it\/arte-poesia\/roberto-dallolio-il-seme-del-fuoco-roberto-roversi-poesia-come-resistenza\/#_ftn18\" name=\"_ftnref18\">[18]<\/a>.<\/p>\n<p>Il valore unificante della Resistenza sta nella sua unicit\u00e0, nel suo potere di riscatto morale, nel suo essere una conditio sine qua non della vita nazionale e repubblicana, nel divenire un cartello che indica la via, la luce di nuove speranze tratta dal fuoco di quegli anni terribili. Per questo ho preso a prestito il titolo da una parafrasi canettiana, il germe del fuoco, allo scopo di riassumere in un\u2019immagine mobile la forma informale della poesia di Roversi, della sua opera.<\/p>\n<p>In merito alla Resistenza alla quale Roversi prese parte, possiamo dire che a vent\u2019anni, nel \u201943, partecip\u00f2 alla lotta di Liberazione in Piemonte e il marchio del fuoco rimase sempre, in senso ovviamente figurato, nella sua poesia. Egli fu un grandissimo intellettuale antifascista, per il quale l\u2019antifascismo, radicato nella nostra Costituzione, \u00e8 stato fondativo di tutta la sua opera e del suo essere un vero maestro. L\u2019antifascismo di Roversi, che si coglie nell\u2019estrema ricerca della libert\u00e0, nell\u2019adesione all\u2019ideale del socialismo, nella passione per la giustizia sociale, nella denuncia delle storture di una societ\u00e0 spietata e consumista, nella critica di una politica non pi\u00f9 all\u2019altezza del suo compito, \u00e8 stato la bussola che ha diretto la sua navigazione nel mare aperto della vita.\u00a0 Di Roversi ha scritto mirabilmente Franco Fortini, a proposito di \u201cDopo Campoformio\u201d:<\/p>\n<p>&lt;&lt;Apro qua e l\u00e0 questo libro, quasi esitando sulle ultime pagine dei poemetti, le pi\u00f9 ardue, di una deliberata architettura post-informale; ritrovo versi, passi, che non si dimenticano. Se non \u00e8 poesia questa. D\u2019altronde, Roversi ha diritto ad altre parole che queste mie&gt;&gt;. <a href=\"https:\/\/www.inchiestaonline.it\/arte-poesia\/roberto-dallolio-il-seme-del-fuoco-roberto-roversi-poesia-come-resistenza\/#_ftn19\" name=\"_ftnref19\">[19]<\/a><\/p>\n<p>Dal punto di vista della forma, della struttura, il Roversi in questa opera passa attraverso una matrice davvero post-informale, soprattutto nella parte finale, la pi\u00f9 ardua, stilisticamente, dell\u2019opera. Si tratta di un linguaggio fortemente stratificato, densissimo e bruciante, incalzante con un furore ritmico e umano che concede rare pause. Il lirismo di Roversi, che pure \u00e8 tesissimo e commovente, cos\u00ec di stampo anche espressionista e lacerato quanto lacerante, si apre a delle dolcezze piane, con rime incastonate dentro il corpo del verso, con puntuale precisione (reminiscenza di Saba?!\u2026) senza l\u2019ausilio in genere di congiunzioni, con un uso limitato della punteggiatura, raro l\u2019uso di pronomi che possano fungere da collegamento sintattico tra i versi, in quanto il loro vero tessuto \u00e8 semantico. Tra segno e senso, Roversi propende per il secondo. Il non grande, apparentemente, interesse per l\u2019aspetto formale si evince anche con la distanza esistente tra l\u2019intellettuale bolognese, il gruppo di Officina soprattutto Pasolini, e il Gruppo \u201963, la neoavanguardia, l\u2019area anceschiana del Verri, cos\u00ec potentemente coinvolta in un\u2019opera di destrutturazione del linguaggio della lirica tradizionale del primo Novecento. Obiettivi simili, ma metodi completamente diversi se non antagonisti tra Officina e il Verri. Per Roversi la questione della poesia moderna \u00e8 legata ai contenuti. Non si deve tacere ci\u00f2 di cui non si \u00e8 mai parlato. Non interessa in primis come lo si dice, ma che cosa si dice del potente rimosso del secolo in atto e di quello prima e dei tempi ancora precedenti. Siccome di ci\u00f2 \u00e8 arduo parlare, \u00e8 arduo scrivere, Roversi si accosta a quella architettura post informale di cui parler\u00e0 Fortini in merito, sapientemente costruita.<\/p>\n<p>Fortini prosegue nell\u2019analisi di Dopo Campoformio confermando la sua tesi che si tratta di un testo provocatoriamente post- informale con incursioni nel linguaggio parlato affidate alla voce narrativa del poema, quest\u2019uomo vecchio e indurito dalla vita passata dentro alla scatola chiusa dello Stato della Chiesa, finzione storica che retrodata, l\u2019attualit\u00e0 bruciante della critica roversiana al suo presente, ma, aggiunge il Fortini gi\u00e0 deluso degli anni Ottanta, gli anni in cui ebbe a pubblicare i saggi ivi citati , : &lt;&lt;\u2026Questa poesia di Roversi mi conferma che n\u00e9 per lui n\u00e9 per me c\u2019\u00e8 pi\u00f9 saggezza.&gt;&gt;.<a href=\"https:\/\/www.inchiestaonline.it\/arte-poesia\/roberto-dallolio-il-seme-del-fuoco-roberto-roversi-poesia-come-resistenza\/#_ftn20\" name=\"_ftnref20\">[20]<\/a><\/p>\n<p>D\u2019altra parte donde veniva \u201cla saggezza\u201d se non dalla passione dell\u2019ideologia? La passione \u00e8 rimasta ma contorta, rovente, ritorta verso se stessi, incapace di trovare adeguata scarica nella Storia. Certamente non appare cos\u00ec evidente la perdita di senso del Pasolini de Le ceneri di Gramsci, ma appare comunque forte tale perdita. Ed essa procede col venire meno delle illusioni, quasi parafrasando il \u201crevisionista Furet, con la presa di coscienza, \u201cnel cuore\u201d, che una \u201ccerta storia \u00e8 finita\u201d. Resta la personale, incrollabile fiducia nella speranza, in Roversi, lui cos\u00ec acclimatato in un certo sentire tedesco, quasi alla Bloch, quello del Principio Speranza beninteso, di affidarsi persino ai lacerti ella Storia. Ma quella perdita di senso, quella non pi\u00f9 saggezza ruota attorno alla figura di Gramsci. Il vero basso continuo di questa jam session. Il nume tutelare e invero anche l\u2019icona sorpassata, la ratio errabonda, rubando a Colli il titolo famoso dell\u2019opera sua omonima, di una ideologia, quella socialista, in fortissima evidente crisi. Ma lo stesso Gramsci si chiuse negli ultimi suoi due anni in un misterioso e volutamente segreto silenzio conferito a Sraffa come testamento culturale, umano e letterario. Non una resa, no certamente no, ma la scavata ricerca di un\u2019alternativa al predominio dell\u2019industria di tutto e in tutto, l\u2019industria totalitaria. Roversi reag\u00ec a tale senso della perdita uscendo dal mondo editoriale, dal lieto colle panoramico della poesia italiana, da quella che egli stesso definiva \u201cuna guerra per bande\u201d, ridotta tale dal venire meno di un collante stilistico quanto ideale. Dall\u2019emergere prepotente del narcisismo affermativo del s\u00e9 al posto del noi, Anzi contro il noi, neppure l\u2019io ma il s\u00e9. Cos\u00ec nascono le due grandi poesie di Dopo Campoformio, ovvero Le descrizioni in atto e L\u2019Italia sepolta sotto la neve, quest\u2019ultimo vero poema onnivoro degli ultimi trent\u2019anni di poesia di Roberto Roversi.<\/p>\n<p>L\u2019amore per l\u2019Italia e il disamore per l\u2019Italia, la passione per la storia e la delusione verso di essa, l\u2019amore per la Natura e il velenoso senso di stare per distruggerla attraversano tutta la poesia di Roversi.<\/p>\n<p>L\u2019ultima parola spetta credo al passo magistrale sulla bomba di Hiroshima:<\/p>\n<p>\u201cLa bomba di Hiroshima<\/p>\n<p>bruci\u00f2 troncando le ultime parole.<\/p>\n<p>L\u2019 ossa calcinate<\/p>\n<p>riverberano il cielo senza fiato.<\/p>\n<p>L\u2019erba per sempre ha il verde rovesciato,<\/p>\n<p>l\u2019albero ha il suo tronco congelato<\/p>\n<p>per sempre, la natura scompare<\/p>\n<p>per sempre, nell\u2019orrore dell\u2019uomo<\/p>\n<p>dentro a un fuoco di morte<\/p>\n<p>(\u2026)<\/p>\n<p>E qua \u00e8 l\u2019Italia, non si intende, tace,<\/p>\n<p>si compiace di marmi, di pace<\/p>\n<p>avventurosa, di orazioni ufficiali,<\/p>\n<p>di preghiere che esorcizzano i mali.<\/p>\n<p>Ma nel mondo le occasioni perdute<\/p>\n<p>sono i sassi buttati dentro il mare;<\/p>\n<p>(\u2026)<\/p>\n<p>Tutti i morti oramai dimenticati.<\/p>\n<p>Il ventre della speranza \u00e8 schiacciato<\/p>\n<p>nella polvere da una spada antica;<\/p>\n<p>anni interminabili senza amore,<\/p>\n<p>inchiodano col fuoco alla fatica\u201d.<a href=\"https:\/\/www.inchiestaonline.it\/arte-poesia\/roberto-dallolio-il-seme-del-fuoco-roberto-roversi-poesia-come-resistenza\/#_ftn21\" name=\"_ftnref21\">[21]<\/a><\/p>\n<p>Il poeta mette il dito sulla piaga della guerra e della ben pasciuta pace, gonfia di retorica ufficiale e ufficializzata che non porta ad alcuna consapevolezza della storia e del proprio destino storico di un cittadino quanto della nazione sua e del mondo intero, della distruzione della natura in atto. . L\u2019Italia che si accontenta e gode della sua pace apparente, attraversata da contrasti che anni dopo esploderanno in una conflittualit\u00e0 terroristica e sociale non affatto secondaria. Questa Italia, specchio del mondo, \u00e8 ivi attaccata dal poeta, non per degradarla, abbatterla, o per malinteso pessimismo, anzi, al contrario, per \u201csvegliarla\u201d, col marchio del fuoco. Riecheggia qui il fuoco, riecheggia Eraclito con la sua polemica contro la polis e i \u201cdormienti\u201d. Ci\u00f2 che \u00e8 accaduto con i lager, con i gulag, con la bomba atomica pu\u00f2 accadere di nuovo se non sapremo trovare l\u2019antidoto morale, civile e politico infine culturale verso tale sfrenatezza autodistruttiva. Ritorna cos\u00ec la fatica del poeta. Ritorna la rabbia del poeta verso un tempo che non sente suo. Un tempo in cui, \u201cinchiodato col fuoco alla fatica\u201d non vuole smettere di agire, non vuole lasciare la barca\/contesto con il suo testo. Dal quale emerge la nuda, aperta chirurgica rabbia data dal riconoscere che in definitiva, per l\u2019Italia, e anche per molta parte dell\u2019Europa, sono due i \u201cRisorgimenti\u201d traditi, quello dell\u2019Ottocento e quello della Resistenza e dei partigiani.<\/p>\n<p>\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026\u2026.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.inchiestaonline.it\/arte-poesia\/roberto-dallolio-il-seme-del-fuoco-roberto-roversi-poesia-come-resistenza\/#_ftnref1\" name=\"_ftn1\">[1]<\/a>\u00a0\u00a0 Roberto Roversi, Dopo Campoformio, dal frontespizio, Einaudi, Torino, 1965<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.inchiestaonline.it\/arte-poesia\/roberto-dallolio-il-seme-del-fuoco-roberto-roversi-poesia-come-resistenza\/#_ftnref2\" name=\"_ftn2\">[2]<\/a>\u00a0\u00a0 Ibidem\u00a0 pag. 85<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.inchiestaonline.it\/arte-poesia\/roberto-dallolio-il-seme-del-fuoco-roberto-roversi-poesia-come-resistenza\/#_ftnref3\" name=\"_ftn3\">[3]<\/a> \u00a0 Salvatore Guglielmino, Guida al Novecento, Principato Editore, Milano, 3a edizione 1978 , pag.378\/1<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.inchiestaonline.it\/arte-poesia\/roberto-dallolio-il-seme-del-fuoco-roberto-roversi-poesia-come-resistenza\/#_ftnref4\" name=\"_ftn4\">[4]<\/a>\u00a0\u00a0 R.Roversi., op. Cit. Pag. 59<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.inchiestaonline.it\/arte-poesia\/roberto-dallolio-il-seme-del-fuoco-roberto-roversi-poesia-come-resistenza\/#_ftnref5\" name=\"_ftn5\">[5]<\/a> \u00a0 S.Guglielmino, Guida al Novecento, Principato Editore, Milano, 3 edizione, 1978, pagg. 377,78\/1<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.inchiestaonline.it\/arte-poesia\/roberto-dallolio-il-seme-del-fuoco-roberto-roversi-poesia-come-resistenza\/#_ftnref6\" name=\"_ftn6\">[6]<\/a>\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0\u00a0 Bertolt Brecht, \u201cA coloro che verranno\u201d, 1939.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.inchiestaonline.it\/arte-poesia\/roberto-dallolio-il-seme-del-fuoco-roberto-roversi-poesia-come-resistenza\/#_ftnref7\" name=\"_ftn7\">[7]<\/a>\u00a0\u00a0 Antonio Gramsci, Le opere, a cura di Antonio A. Santucci, Editori Riuniti, Roma, 1997, pag. 263<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.inchiestaonline.it\/arte-poesia\/roberto-dallolio-il-seme-del-fuoco-roberto-roversi-poesia-come-resistenza\/#_ftnref8\" name=\"_ftn8\">[8]<\/a>\u00a0\u00a0 Antonio Gramsci, Le parole di, in Zangheri Renato, il blocco storico, in le parole di Antonio Gramsci in aa..vv, Editori Riuniti, Roma, pubblicazione con l\u2019Unit\u00e0 anno 1990<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.inchiestaonline.it\/arte-poesia\/roberto-dallolio-il-seme-del-fuoco-roberto-roversi-poesia-come-resistenza\/#_ftnref9\" name=\"_ftn9\">[9]<\/a> \u00a0 A..Gramsci, op. cit., pag 215<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.inchiestaonline.it\/arte-poesia\/roberto-dallolio-il-seme-del-fuoco-roberto-roversi-poesia-come-resistenza\/#_ftnref10\" name=\"_ftn10\">[10]<\/a>\u00a0 A. Gramsci, op. cit., pp. 228,229<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.inchiestaonline.it\/arte-poesia\/roberto-dallolio-il-seme-del-fuoco-roberto-roversi-poesia-come-resistenza\/#_ftnref11\" name=\"_ftn11\">[11]<\/a>\u00a0 Pier Paolo Pasolini, Da: \u201cLa Guinea\u201d, <em>Poesia<\/em> <em>in<\/em> <em>forma<\/em> <em>di<\/em> <em>rosa<\/em>, in \u201cBestemmia\u201d, volume primo, Garzanti, Milano 1993<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.inchiestaonline.it\/arte-poesia\/roberto-dallolio-il-seme-del-fuoco-roberto-roversi-poesia-come-resistenza\/#_ftnref12\" name=\"_ftn12\">[12]<\/a>\u00a0 Pier Paolo Pasolini, Le poesie, Garzanti, Milano, 1976 ,pp. 73,74,80<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.inchiestaonline.it\/arte-poesia\/roberto-dallolio-il-seme-del-fuoco-roberto-roversi-poesia-come-resistenza\/#_ftnref13\" name=\"_ftn13\">[13]<\/a>\u00a0 Harold Pinter, dal discorso sul Nobel a margine la poesia proposta<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.inchiestaonline.it\/arte-poesia\/roberto-dallolio-il-seme-del-fuoco-roberto-roversi-poesia-come-resistenza\/#_ftnref14\" name=\"_ftn14\">[14]<\/a>\u00a0 Francesco Leonetti, Sopra una perduta estate, Poesie scelte 1942 \u2013 2001, a cura di Aldo Nove, Editore No Reply s.r.l. 2008, pag. 32<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.inchiestaonline.it\/arte-poesia\/roberto-dallolio-il-seme-del-fuoco-roberto-roversi-poesia-come-resistenza\/#_ftnref15\" name=\"_ftn15\">[15]<\/a>\u00a0 Roberto Roversi, Dopo Campoformio, Einaudi Torino, 1965 pp.<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.inchiestaonline.it\/arte-poesia\/roberto-dallolio-il-seme-del-fuoco-roberto-roversi-poesia-come-resistenza\/#_ftnref16\" name=\"_ftn16\">[16]<\/a>\u00a0 Walter Benjamin, Sul concetto di storia, Einaudi, Torino, p. 27<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.inchiestaonline.it\/arte-poesia\/roberto-dallolio-il-seme-del-fuoco-roberto-roversi-poesia-come-resistenza\/#_ftnref17\" name=\"_ftn17\">[17]<\/a>\u00a0 Roberto Roversi, A un amico molto giovane,\u00a0 in \u201cdal 25 aprile in poi\u201d a cura della Sovrintendenza scolastica di Trento a.s. 1995\/6, pagg. 9-11<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.inchiestaonline.it\/arte-poesia\/roberto-dallolio-il-seme-del-fuoco-roberto-roversi-poesia-come-resistenza\/#_ftnref18\" name=\"_ftn18\">[18]<\/a>\u00a0 Alfonso Gatto, Tutte le poesie, Milano Mondadori 2005, in Silvio Ramat, introduzione all\u2019op. cit. pag. XXVI<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.inchiestaonline.it\/arte-poesia\/roberto-dallolio-il-seme-del-fuoco-roberto-roversi-poesia-come-resistenza\/#_ftnref19\" name=\"_ftn19\">[19]<\/a>\u00a0 Franco Fortini, Saggi Italiani, 1, Garzanti, Milano, 1987, pag. 152<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.inchiestaonline.it\/arte-poesia\/roberto-dallolio-il-seme-del-fuoco-roberto-roversi-poesia-come-resistenza\/#_ftnref20\" name=\"_ftn20\">[20]<\/a>\u00a0 Franco Fortini, op. cit. pag. 156<\/p>\n<p><a href=\"https:\/\/www.inchiestaonline.it\/arte-poesia\/roberto-dallolio-il-seme-del-fuoco-roberto-roversi-poesia-come-resistenza\/#_ftnref21\" name=\"_ftn21\">[21]<\/a>\u00a0 Roberto Roversi, Dopo Campoformio, Einaudi , Torino, 1965, dalla sezione omonima<\/p>\n<div id=\"shr_canvas2\" class=\"shareaholic-canvas shareaholic-resolved-canvas shareaholic-ui\"><\/div>\n<div class=\"shareaholic-share-buttons-heading shareaholic-custom\">\n<div class=\"shareaholic-share-buttons-heading-text\"><\/div>\n<\/div>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>di ROBERTO DALL&#8217;OLIO (in collaborazione con www.inchiestaonline.it) You are here: Home \u00bb Arte e Poesia<\/p>\n","protected":false},"author":10,"featured_media":0,"comment_status":"open","ping_status":"open","sticky":false,"template":"","format":"standard","meta":{"footnotes":""},"categories":[1],"tags":[],"class_list":["post-42106","post","type-post","status-publish","format-standard","hentry","category-primo-piano"],"_links":{"self":[{"href":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/42106","targetHints":{"allow":["GET"]}}],"collection":[{"href":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts"}],"about":[{"href":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/types\/post"}],"author":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/users\/10"}],"replies":[{"embeddable":true,"href":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/comments?post=42106"}],"version-history":[{"count":1,"href":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/42106\/revisions"}],"predecessor-version":[{"id":42107,"href":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/posts\/42106\/revisions\/42107"}],"wp:attachment":[{"href":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/media?parent=42106"}],"wp:term":[{"taxonomy":"category","embeddable":true,"href":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/categories?post=42106"},{"taxonomy":"post_tag","embeddable":true,"href":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/wp-json\/wp\/v2\/tags?post=42106"}],"curies":[{"name":"wp","href":"https:\/\/api.w.org\/{rel}","templated":true}]}}