{"id":951,"date":"2013-03-18T11:04:28","date_gmt":"2013-03-18T11:04:28","guid":{"rendered":"http:\/\/www.datalexis.it\/wp\/informa_riformalavoro\/?p=951"},"modified":"2013-03-18T11:04:28","modified_gmt":"2013-03-18T11:04:28","slug":"corte-costituzionale-indennita-di-accompagnamento-a-straniero","status":"publish","type":"post","link":"https:\/\/valorelavoro-cert.cloud\/index.php\/2013\/03\/corte-costituzionale-indennita-di-accompagnamento-a-straniero\/","title":{"rendered":"Corte Costituzionale: Indennit\u00e0 di accompagnamento a straniero"},"content":{"rendered":"<p>&nbsp;<\/p>\n<h2 id=\"titoloArticolo\"><a href=\"http:\/\/www.datalexis.it\/wp\/informa_riformalavoro\/wp-content\/uploads\/2013\/03\/stranieri.jpg\"><img loading=\"lazy\" decoding=\"async\" class=\"aligncenter size-full wp-image-952\" src=\"http:\/\/www.datalexis.it\/wp\/informa_riformalavoro\/wp-content\/uploads\/2013\/03\/stranieri.jpg\" alt=\"\" width=\"130\" height=\"88\" \/><\/a><\/h2>\n<h2>Sentenza 11 marzo 2013, n. 40<\/h2>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<div>\n<p>Con ordinanza del 31 maggio 2011, il Tribunale di Urbino ha sollevato, in riferimento agli articoli 3, 32 e 117, primo comma, della Costituzione, questione di legittimit\u00e0 costituzionale dell\u2019articolo 80, comma 19, della legge 23 dicembre 2000, n. 388 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato &#8211; legge finanziaria 2001), \u00abnella parte in cui subordina la concessione della indennit\u00e0 di accompagnamento al possesso della carta di soggiorno, e dunque anche al requisito della durata del soggiorno medesimo nel territorio dello Stato\u00bb.<\/p>\n<p>Premette il giudice a quo di essere stato investito da un ricorso proposto dai genitori esercenti la potest\u00e0 su un minore, a seguito del rigetto da parte dell\u2019Istituto nazionale per la previdenza sociale (INPS) della domanda di riconoscimento della indennit\u00e0 di accompagnamento per il figlio, in quanto cittadini extracomunitari non in possesso della carta di soggiorno (ora denominata permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo): il nucleo familiare era in possesso del permesso di soggiorno sin dal 2007 quanto ai genitori e dal 12 giugno 2009 quanto al figlio minore.<\/p>\n<p>Posto che la normativa censurata subordina l\u2019erogazione dell\u2019assegno sociale e delle altre provvidenze economiche che costituiscono diritti soggettivi in favore dei cittadini extracomunitari alla condizione che gli stessi siano in possesso della carta di soggiorno, ne deriverebbe che &#8211; pur non essendo contestata la sussistenza del requisito sanitario in capo al minore &#8211; il diniego della indennit\u00e0 consegue al fatto che non \u00e8 ancora decorso il termine di cinque anni che consentirebbe al minore di ottenere il documento richiesto. E tutto ci\u00f2 nonostante che il suo soggiorno in Italia non possa ritenersi meramente episodico e che egli abbia ottenuto il permesso per motivi di ricongiungimento familiare.<\/p>\n<p>Il rimettente passa poi a scandagliare la giurisprudenza costituzionale relativa alla disciplina denunciata, rammentando anzitutto i principi affermati nella sentenza n. 306 del 2008 (che riconobbe la illegittimit\u00e0 costituzionale della norma qui in contestazione sotto il circoscritto profilo della previsione del requisito reddituale, senza tuttavia sindacare gli ulteriori requisiti richiesti) e quelli di cui alle successive sentenze n. 11 del 2009 e n. 187 del 2010 (relative, rispettivamente, alla pensione di inabilit\u00e0 e all\u2019assegno mensile di invalidit\u00e0); osserva poi che i principi enunciati nella seconda delle pronunce appena richiamate dovrebbero trovare applicazione anche nella fattispecie qui in esame, considerato che l\u2019indennit\u00e0 di accompagnamento rappresenta (ancor pi\u00f9 dell\u2019assegno mensile di invalidit\u00e0) \u00abuno strumento di necessario ausilio per assicurare le minime ed essenziali esigenze di vita della persona che si trova in condizioni fisiche di assoluta gravit\u00e0\u00bb.<\/p>\n<p>Ne deriverebbe che, anche con riferimento alla provvidenza in esame, la disposizione denunciata finisce per risultare in contrasto con l\u2019art. 14 della Convenzione europea dei diritti dell\u2019uomo (CEDU), come interpretato dalla Corte di Strasburgo e, quindi, con l\u2019art. 117, primo comma, Cost.; nonch\u00e9 con l\u2019art. 3 Cost. (per l\u2019evidente ed ingiustificata disparit\u00e0 di trattamento in ordine a diritti fondamentali della persona tra cittadini italiani e stranieri) e con l\u2019art. 32 Cost. (per la mancata tutela del diritto alla salute a parit\u00e0 di condizioni per i cittadini stranieri legalmente soggiornanti nel territorio dello Stato).<\/p>\n<p>Conclusivamente, il giudice a quo rileva come nella specie non possa procedersi alla disapplicazione della norma censurata, ancorch\u00e9 in contrasto con la disciplina della CEDU, e ci\u00f2 malgrado l\u2019entrata in vigore del Trattato di Lisbona &#8211; che ha riconosciuto i principi della Convenzione come &#8220;interni&#8221; al diritto dell\u2019Unione &#8211; avuto riguardo ai principi affermati da questa Corte sin dal 2007.<\/p>\n<p>2.- Nel giudizio si \u00e8 costituito l\u2019INPS, chiedendo che la questione sia dichiarata infondata.<\/p>\n<p>Dopo aver analiticamente descritto il regime che presiede al riconoscimento dell\u2019assegno di accompagnamento e messo a fuoco la portata restrittiva che ha caratterizzato l\u2019introduzione della disposizione denunciata, l\u2019Istituto osserva come, alla luce dei principi affermati al riguardo da questa Corte (in particolare nelle sentenze n. 306 del 2008 e n. 187 del 2010), dovrebbe ritenersi legittima la subordinazione delle prestazioni assistenziali al requisito della consistenza e stabilit\u00e0 del soggiorno del soggetto interessato nel territorio italiano; cos\u00ec come dovrebbe ritenersi frutto di una scelta legislativa, discrezionale ma legittima, quella di differenziare le prestazioni in favore degli stranieri, sottolineandosi come nella vicenda in esame venga in discorso non un diritto di natura previdenziale, ma una provvidenza di natura assistenziale. Si evoca al riguardo, per raffronto, la disciplina dell\u2019assegno sociale di cui all\u2019art. 3, comma 6, della legge 8 agosto 1995, n. 335 (Riforma del sistema pensionistico obbligatorio e complementare) corrisposto &#8211; a norma dell\u2019art. 20, comma 10, del decreto-legge 25 giugno 2008, n. 112 (Disposizioni urgenti per lo sviluppo economico, la semplificazione, la competitivit\u00e0, la stabilizzazione della finanza pubblica e la perequazione tributaria) &#8211; agli aventi diritto a condizione che abbiano soggiornato legalmente, in via continuativa, per almeno dieci anni nel territorio nazionale. D\u2019altra parte, poich\u00e9 per avere la cittadinanza occorre la residenza effettiva in Italia per almeno dieci anni, la normativa censurata apparirebbe di maggior favore, stabilendo un requisito di permanenza inferiore.<\/p>\n<p>Non sarebbero poi violate le normative comunitarie, non applicandosi le stesse ai cittadini dei paesi terzi e neppure sarebbe evocabile la violazione delle norme della CEDU, non potendosi questa ricondurre n\u00e9 all\u2019art. 10 Cost. n\u00e9 all\u2019art. 11 Cost.; quanto all\u2019art. 117, primo comma, Cost., l\u2019eventuale contrasto della norma interna con quella della Convenzione andrebbe verificato sul piano della relativa compatibilit\u00e0 costituzionale.<\/p>\n<p>La norma censurata, d\u2019altra parte, introdurrebbe limiti connessi alle esigenze di finanza pubblica: il che assegnerebbe alla relativa disciplina una dimensione costituzionalmente rilevante. La stessa Convenzione sui diritti delle persone con disabilit\u00e0 non richiederebbe, del resto, misure al di l\u00e0 delle capacit\u00e0 economiche dei Paesi aderenti.<\/p>\n<p>3.- Con ordinanza del 27 settembre 2011, il Tribunale di Cuneo ha sollevato questione di legittimit\u00e0 costituzionale dell\u2019art. 80, comma 19, della legge 23 dicembre 2000, n. 388, per contrasto con l\u2019art. 117 Cost. (\u00abnella parte in cui subordina al requisito della titolarit\u00e0 della carta di soggiorno la concessione agli stranieri legalmente soggiornanti nel territorio dello Stato della pensione di inabilit\u00e0 civile di cui all\u2019art. 12 della legge 30 marzo 1971, n. 118 e dell\u2019indennit\u00e0 di accompagnamento di cui all\u2019art. 1 l. 11 febbraio 1980 n. 18\u00bb) e per contrasto con gli artt. 2, 3, 29, 32 e 38 della Costituzione (\u00abnella parte in cui subordina al requisito della titolarit\u00e0 della carta di soggiorno la concessione agli stranieri legalmente soggiornanti nel territorio dello Stato dell\u2019indennit\u00e0 di accompagnamento di cui all\u2019art.1 l. 11 febbraio 1980 n. 18\u00bb).<\/p>\n<p>Premette il Tribunale rimettente di essere chiamato a decidere su un ricorso proposto da un cittadino straniero, il quale &#8211; ancorch\u00e9 riconosciuto dalla Commissione medica invalido \u00abcon totale e permanente inabilit\u00e0 lavorativa (100%) e con impossibilit\u00e0 a deambulare senza l\u2019aiuto permanente di un accompagnatore\u00bb e malgrado il riconoscimento dei presupposti medico-legali per il riconoscimento sia della pensione di inabilit\u00e0 civile sia della indennit\u00e0 di accompagnamento &#8211; si \u00e8 visto respingere dall\u2019INPS le domande relative ad entrambe le provvidenze per mancanza della carta di soggiorno (ora permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo), essendo titolare solo del permesso di soggiorno, \u00abconcesso per la prima volta in data 16 novembre 2007 per motivi familiari, e successivamente rinnovato\u00bb.<\/p>\n<p>In punto di non manifesta infondatezza, il giudice a quo evidenzia come l\u2019intendimento perseguito attraverso la disposizione censurata sia stato chiaramente quello di ridurre la platea dei destinatari delle provvidenze assistenziali, soffermandosi poi diffusamente sulla giurisprudenza di questa Corte gi\u00e0 pronunciatasi sulla medesima disposizione.<\/p>\n<p>Con riferimento alla pensione di inabilit\u00e0, i principi affermati nella sentenza n. 187 del 2010 varrebbero a maggior ragione, essendosi la Corte pronunciata sull\u2019istituto dell\u2019assegno di invalidit\u00e0, che presuppone condizioni meno gravi: la previsione ostativa che si censura rappresenterebbe, dunque, un elemento discriminatorio, in contrasto con la CEDU e quindi con l\u2019art. 117, primo comma, Cost.<\/p>\n<p>Quanto alla indennit\u00e0 di accompagnamento, il rimettente ne sottolinea la funzione tesa al soddisfacimento di bisogni primari, evidenziando come anche rispetto a tale istituto &#8211; che presuppone una inabilit\u00e0 totale e non \u00e8 subordinato neppure a determinate condizioni di reddito &#8211; vengono a porsi quelle esigenze di tutela di beni primari riconosciute da questa Corte nella gi\u00e0 rammentata sentenza n. 187 del 2010, la cui ratio parrebbe dunque estensibile.<\/p>\n<p>Accanto alla violazione dell\u2019art. 117 Cost. sussisterebbe un contrasto della disposizione censurata anche con gli artt. 2, 3 e 29 Cost., stante la funzione di ausilio al nucleo familiare che, secondo la giurisprudenza di legittimit\u00e0, svolge l\u2019istituto in questione: sarebbero, infatti, irragionevolmente discriminate le famiglie di invalidi stranieri non titolari di carta di soggiorno sia rispetto alle famiglie italiane sia rispetto a quelle di invalidi invece titolari di permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo, malgrado le identiche necessit\u00e0 di assistenza.<\/p>\n<p>Tenuto conto, poi, dei principi affermati da questa Corte in tema di limiti alla discrezionalit\u00e0 del legislatore nella disciplina dell\u2019accesso, da parte degli stranieri, alle provvidenze assistenziali, si ravviserebbe un contrasto anche con gli artt. 32 e 38 Cost., avuto riguardo alla gravit\u00e0 delle menomazioni presupposte per l\u2019indennit\u00e0 di accompagnamento.<\/p>\n<p>Vulnerato risulterebbe, infine, pure l\u2019art. 2 Cost., \u00abessendo quello alla salute diritto fondamentale della persona\u00bb.<\/p>\n<p>In punto di rilevanza il giudice a quo segnala che nella specie sussisterebbero tutte le condizioni per il riconoscimento di entrambe le provvidenze ove la previsione ostativa oggetto di censura fosse dichiarata costituzionalmente illegittima.<\/p>\n<p>4.- Nel giudizio si \u00e8 costituito l\u2019INPS chiedendo che la questione sia dichiarata infondata sulla base delle medesime deduzioni svolte in riferimento alla questione sollevata dal Tribunale di Urbino.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Considerato in diritto<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>1.- Il Tribunale di Urbino solleva, in riferimento agli articoli 3, 32 e 117, primo comma, della Costituzione, questione di legittimit\u00e0 costituzionale dell\u2019articolo 80, comma 19, della legge 23 dicembre 2000, n. 388 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato &#8211; legge finanziaria 2001), nella parte in cui subordina la concessione della indennit\u00e0 di accompagnamento al possesso della carta di soggiorno e, dunque, anche al requisito della durata del soggiorno medesimo nel territorio dello Stato. A parere del giudice a quo, i principi enunciati da questa Corte nelle sentenze n. 187 del 2010 e n. 11 del 2009, riguardanti la stessa norma, ora nuovamente denunciata, ancorch\u00e9 riferita agli istituti dell\u2019assegno mensile di assistenza e della pensione di inabilit\u00e0, dovrebbero trovare applicazione anche per la indennit\u00e0 di accompagnamento, avuto riguardo alla specifica natura e alla funzione di tale provvidenza; la quale, presupponendo condizioni di salute di tale gravit\u00e0 da impedire al soggetto assistito di compiere gli atti quotidiani della vita, rappresenterebbe, ancor pi\u00f9 degli istituti gi\u00e0 scrutinati dalla Corte, uno strumento indispensabile per assicurare le minime esigenze di vita. La norma impugnata, pertanto, laddove subordina la concessione di tale provvidenza al possesso del permesso di soggiorno di lungo periodo, contrasterebbe con l\u2019art. 3 Cost., discriminando irragionevolmente gli stranieri in ordine al godimento di diritti fondamentali della persona, nonch\u00e9 con l\u2019art. 32 Cost., in quanto verrebbe negata la tutela del diritto alla salute a parit\u00e0 di condizione ai cittadini stranieri legalmente soggiornanti nel territorio dello Stato. Si deduce, infine, il contrasto della disposizione denunciata con l\u2019art. 117, primo comma, Cost., assumendo a parametro interposto l\u2019art. 14 della Convenzione europea dei diritti dell\u2019uomo (CEDU), per come interpretato dalla Corte di Strasburgo.<\/p>\n<p>2.- Anche il Tribunale di Cuneo ha sollevato questione di legittimit\u00e0 costituzionale dell\u2019art. 80, comma 19, della legge n. 388 del 2000, denunciandone il contrasto con l\u2019art. 117 Cost. \u00abnella parte in cui subordina al requisito della titolarit\u00e0 della carta di soggiorno la concessione agli stranieri legalmente soggiornanti nel territorio dello Stato della pensione di inabilit\u00e0 civile di cui all\u2019art. 12 della legge 30 marzo 1971, n. 118 e dell\u2019indennit\u00e0 di accompagnamento di cui all\u2019art. 1 l. 11 febbraio 1980 n. 18\u00bb e con gli artt. 2, 3, 29, 32 e 38 Cost., \u00abnella parte in cui subordina al requisito della titolarit\u00e0 della carta di soggiorno la concessione agli stranieri legalmente soggiornanti nel territorio dello Stato dell\u2019indennit\u00e0 di accompagnamento di cui all\u2019art. 1 l. 11 febbraio 1980 n. 18\u00bb.<\/p>\n<p>Con riferimento alla pensione di inabilit\u00e0, il giudice rimettente ha osservato come i dicta enunciati da questa Corte nella sentenza n. 187 del 2010 &#8211; con la quale venne dichiarata l\u2019illegittimit\u00e0 costituzionale dell\u2019art. 80, comma 19, della legge n. 388 del 2000 nella parte in cui subordinava al requisito della titolarit\u00e0 della carta di soggiorno la concessione agli stranieri legalmente soggiornanti nel territorio dello Stato dell\u2019assegno mensile di invalidit\u00e0 di cui all\u2019art. 13 della legge 20 marzo 1971, n. 118 (Conversione in legge del decreto-legge 30 gennaio 1971, n. 5 e nuove norme in favore dei mutilati ed invalidi civili) &#8211; valgano a maggior ragione per ci\u00f2 che riguarda la pensione di inabilit\u00e0, dal momento che tale provvidenza si caratterizza per la totale inabilit\u00e0 lavorativa del beneficiario, a fronte delle condizioni di salute meno gravi che invece costituiscono il presupposto dell\u2019assegno di invalidit\u00e0. La previsione ostativa oggetto di censura introdurrebbe, dunque, un fattore discriminatorio, in contrasto con la CEDU e quindi con l\u2019art. 117, primo comma, Cost.<\/p>\n<p>A proposito, poi, della indennit\u00e0 di accompagnamento, che presuppone una inabilit\u00e0 totale e non \u00e8 assoggettata neppure a condizioni di reddito, varrebbero rilievi non dissimili da quelli gi\u00e0 posti in risalto nella pi\u00f9 volte richiamata pronuncia di questa Corte. Accanto, dunque, alla violazione dell\u2019art. 117 Cost., il giudice rimettente evoca il contrasto anche con gli artt. 2, 3 e 29 Cost., attesa la funzione di ausilio per il nucleo familiare dell\u2019invalido che l\u2019assegno di accompagnamento \u00e8 chiamato a svolgere e la correlativa ingiustificata discriminazione che verrebbero a subire le famiglie di invalidi stranieri non muniti di carta di soggiorno; nonch\u00e9, infine, con gli artt. 32 e 38 Cost., in considerazione della gravit\u00e0 delle condizioni di salute che stanno a presupposto del previsto beneficio, con riverberi anche sul versante dei principi sanciti dall\u2019art. 2 Cost., \u00abessendo quello alla salute diritto fondamentale della persona\u00bb.<\/p>\n<p>3.- In entrambi i giudizi si \u00e8 costituito l\u2019Istituto nazionale per la previdenza sociale (INPS), chiedendo che le questioni siano dichiarate infondate.<\/p>\n<p>A parere dell\u2019Istituto non potrebbe infatti reputarsi irragionevole o discriminatoria una norma che, come quella oggetto di censura, subordini l\u2019accesso alla assistenza pubblica a quei soggetti che \u00ababbiano dimostrato la volont\u00e0 e le condizioni per una stabile permanenza nel territorio dello Stato italiano mediante un inserimento non precario nel sistema ordinamentale con gli oneri e i benefici che ci\u00f2 comporta\u00bb.<\/p>\n<p>4. &#8211; Le ordinanze sollevano questioni del tutto analoghe riferite ad una identica disposizione: i relativi giudizi vanno pertanto riuniti per essere decisi con unica sentenza.<\/p>\n<p>5. &#8211; Le questioni sono fondate.<\/p>\n<p>I dubbi di legittimit\u00e0 costituzionale si concentrano sui vincoli introdotti dall\u2019art. 80, comma 19, della legge finanziaria del 2001 &#8211; pi\u00f9 volte scrutinato da questa Corte, come gi\u00e0 accennato e come si specificher\u00e0 tra breve &#8211; in tema di prestazioni sociali agli stranieri, essendosi ivi previsto che le provvidenze costituenti diritti soggettivi in base alla legislazione vigente in materia di servizi sociali sono concesse ai soli stranieri titolari della carta di soggiorno; istituto, questo, sostituito, a far data dal 2007, con il permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo, a norma dell\u2019art. 2, comma 3, del decreto legislativo 8 gennaio 2007, n. 3 (Attuazione della direttiva 2003\/109\/CE relativa allo status di cittadini di Paesi terzi soggiornanti di lungo periodo) ed il cui conseguimento \u00e8 a sua volta condizionato da alcuni requisiti. Per ottenere tale permesso, infatti, \u00e8 necessario che lo straniero dimostri: a) la disponibilit\u00e0 di un reddito non inferiore all\u2019importo annuo dell\u2019assegno sociale e, nel caso di richiesta relativa ai familiari, di un reddito sufficiente secondo i parametri indicati dall\u2019art. 29, comma 3, lettera b), del decreto legislativo 25 luglio 1998, n. 286 (Testo unico delle disposizioni concernenti la disciplina della immigrazione e norme sulla condizione dello straniero); b) la disponibilit\u00e0 di un alloggio idoneo che rientri nei parametri minimi previsti dalla legge regionale per gli alloggi di edilizia residenziale pubblica ovvero che sia fornito dei requisiti di idoneit\u00e0 igienico-sanitaria accertati dall\u2019Azienda unit\u00e0 sanitaria locale competente per territorio; c) il possesso, da almeno cinque anni, di un permesso di soggiorno in corso di validit\u00e0 (art. 9 del Testo unico sull&#8217;immigrazione). Si tratta, dunque, di requisiti che vanno da parametri di squisita connotazione censuaria ad altri che attengono alle generali condizioni di vita, per finire con un presupposto di tipo meramente temporale, raccordato al periodo di permanenza in Italia con regolare permesso di soggiorno.<\/p>\n<p>La norma oggetto di impugnativa si rivela, pertanto, fortemente restrittiva &#8211; e per molti aspetti intrinsecamente derogatoria &#8211; rispetto alla generale previsione dettata in materia di prestazioni sociali ed assistenziali in favore dei cittadini extracomunitari dall\u2019art. 41 del d.lgs. n. 286 del 1998, il quale, invece, prevede che \u00abGli stranieri titolari della carta di soggiorno o di permesso di soggiorno di durata non inferiore ad un anno, nonch\u00e9 i minori iscritti nella loro carta o nel loro permesso di soggiorno, sono equiparati ai cittadini italiani ai fini della fruizione delle provvidenze e delle prestazioni, anche economiche, di assistenza sociale, incluse quelle previste per coloro che sono affetti da morbo di Hansen o da tubercolosi, per i sordomuti, per i ciechi civili, per gli invalidi civili e per gli indigenti\u00bb.<\/p>\n<p>Il legislatore della legge finanziaria del 2001, proprio in tema di prestazioni che, in base alla legge, sono configurate come \u00abdiritti soggettivi\u00bb e proprio nei confronti di soggetti portatori di gravi patologie ed invalidit\u00e0, e dunque particolarmente bisognevoli di specifiche misure di assistenza, ha cos\u00ec finito per introdurre nei confronti degli stranieri, pur legalmente soggiornanti nel territorio dello Stato, una variegata gamma di presupposti limitativi, contrassegnati dai diversi requisiti cui altra normativa (per di pi\u00f9 iscritta in un panorama di adattamento alle previsioni della richiamata direttiva 2003\/109\/CE, dettate da esigenze del tutto estranee al tema qui in discorso) ha subordinato il permesso CE per soggiornanti di lungo periodo. Il che ha generato una indubbia disparit\u00e0 di trattamento fra stranieri e cittadini, particolarmente grave non solo per il diretto coinvolgimento di diritti fondamentali della persona, ma anche perch\u00e9 destinata a riverberarsi automaticamente nei confronti degli stessi nuclei familiari in cui i potenziali beneficiari delle provvidenze &#8211; non di rado anche minori &#8211; si trovano inseriti.<\/p>\n<p>La Corte ha avuto modo di occuparsi ripetutamente della medesima disposizione ora denunciata in riferimento agli istituti della pensione di inabilit\u00e0 (sentenza n. 11 del 2009 e sentenza n. 324 del 2006) e della indennit\u00e0 di accompagnamento (sentenza n. 306 del 2008), vale a dire le stesse provvidenze qui in discorso, dichiarando l\u2019illegittimit\u00e0 costituzionale anche dell\u2019art. 9 del Testo unico sull\u2019immigrazione, nella parte in cui si escludevano queste provvidenze per gli stranieri non in possesso dei prescritti requisiti di reddito. Nel frangente, la Corte rilev\u00f2 come fosse manifestamente irragionevole subordinare l\u2019attribuzione di prestazioni assistenziali (che presupponevano uno stato di invalidit\u00e0 e disabilit\u00e0) al possesso di un titolo di legittimazione alla permanenza nel territorio dello Stato che richiede, per il suo rilascio, tra l\u2019altro la titolarit\u00e0 di un determinato reddito.<\/p>\n<p>La pi\u00f9 generale previsione del possesso del permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo &#8211; individuato, come si \u00e8 detto, dalla norma impugnata quale pre-requisito per il conseguimento delle provvidenze sociali in favore degli stranieri regolarmente soggiornanti nel territorio dello Stato &#8211; \u00e8 stata invece scrutinata, sul versante della titolarit\u00e0 del permesso di soggiorno da almeno cinque anni, nelle sentenze n. 187 del 2010 (riguardante l\u2019assegno mensile di invalidit\u00e0, di cui all\u2019art. 13 della legge n. 118 del 1971) e n. 329 del 2011 (concernente la indennit\u00e0 di frequenza di cui all\u2019art. 1 della legge 11 ottobre 1990, n. 289, recante \u00abModifiche alla disciplina delle indennit\u00e0 di accompagnamento di cui alla legge 21 novembre 1988, n. 508, recante norme integrative in materia di assistenza economica agli invalidi civili, ai ciechi civili ed ai sordomuti e istituzione di un\u2019indennit\u00e0 di frequenza per i minori invalidi\u00bb). In entrambe le occasioni, nel dichiarare l\u2019illegittimit\u00e0 costituzionale della normativa denunciata, la Corte, in particolare, rilev\u00f2 che &#8211; ove si tratti, come nei casi allora delibati, di provvidenze destinate al sostentamento della persona nonch\u00e9 alla salvaguardia di condizioni di vita accettabili per il contesto familiare in cui il disabile si trova inserito &#8211; qualsiasi discrimine fra cittadini e stranieri legalmente soggiornanti nel territorio dello Stato, fondato su requisiti diversi da quelli previsti per la generalit\u00e0 dei soggetti, finisce per risultare in contrasto con il principio di non discriminazione di cui all\u2019art. 14 della CEDU, avuto riguardo alla interpretazione rigorosa che di tale norma \u00e8 stata offerta dalla giurisprudenza della Corte europea.<\/p>\n<p>Ebbene, se si considerano i principi affermati, in particolare, nella sentenza n. 329 del 2011, \u00e8 evidente che un identico ordine di rilievi possa e debba essere evocato &#8211; seppure mutatis mutandis &#8211; anche nell\u2019attuale scrutinio, avuto riguardo alla natura ed alla ratio delle provvidenze qui in considerazione.<\/p>\n<p>In ragione delle gravi condizioni di salute dei soggetti di riferimento, portatori di handicap fortemente invalidanti (in uno dei due giudizi a quibus si tratta addirittura di un minore), vengono infatti ad essere coinvolti una serie di valori di essenziale risalto &#8211; quali, in particolare, la salvaguardia della salute, le esigenze di solidariet\u00e0 rispetto a condizioni di elevato disagio sociale, i doveri di assistenza per le famiglie -, tutti di rilievo costituzionale in riferimento ai parametri evocati, tra cui spicca l\u2019art. 2 della Costituzione &#8211; al lume, anche, delle diverse convenzioni internazionali che parimenti li presidiano &#8211; e che rendono priva di giustificazione la previsione di un regime restrittivo (ratione temporis, cos\u00ec come ratione census) nei confronti di cittadini extracomunitari, legalmente soggiornanti nel territorio dello Stato da tempo apprezzabile ed in modo non episodico, come nei casi di specie.<\/p>\n<p>La normativa impugnata deve, pertanto, essere dichiarata costituzionalmente illegittima, nella parte in cui subordina al requisito della titolarit\u00e0 della carta di soggiorno &#8211; ora permesso di soggiorno CE per soggiornanti di lungo periodo &#8211; la concessione ai cittadini extracomunitari legalmente soggiornanti nel territorio dello Stato della indennit\u00e0 di accompagnamento e della pensione di inabilit\u00e0.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>P.Q.M.<\/p>\n<p>&nbsp;<\/p>\n<p>Riuniti i giudizi,<\/p>\n<p>dichiara l\u2019illegittimit\u00e0 costituzionale dell\u2019articolo 80, comma 19, della legge 23 dicembre 2000, n. 388 (Disposizioni per la formazione del bilancio annuale e pluriennale dello Stato &#8211; legge finanziaria 2001) nella parte in cui subordina al requisito della titolarit\u00e0 della carta di soggiorno la concessione agli stranieri legalmente soggiornanti nel territorio dello Stato della indennit\u00e0 di accompagnamento di cui all\u2019art. 1 della legge 11 febbraio 1980, n. 18 (Indennit\u00e0 di accompagnamento agli invalidi civili totalmente inabili) e della pensione di inabilit\u00e0 di cui all\u2019art. 12 della legge 30 marzo 1971, n. 118 (Conversione in legge del decreto-legge 30 gennaio 1971, n. 5 e nuove norme in favore di mutilati ed invalidi civili).<\/p>\n<\/div>\n<p>&nbsp;<\/p>\n","protected":false},"excerpt":{"rendered":"<p>&nbsp; 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